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2 febbraio 2012

Il regno della giustizia e il falò delle vanità

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il regno della giustizia e il falò delle vanità

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il luogo dell’incontro era un piccolo locale vicino a un parco, una specie di chiosco con i tavolini come si vedono in molte capitali d’Europa. L’uomo era lì con i suoi capelli bianchi, ben lavato, cravatta e camicia d’altri tempi, una cartellina in cuoio vecchia, forse con delle carte. Aveva davanti a sé un bicchierino di bianco, un piattino rivelava che aveva mangiato qualcosa, mi accomodai e ordinai altri due bicchieri di quella roba.  Rodolfo Brandimarte era estremamente cordiale quasi familiare, dopo il secondo bicchierino di bianco il vecchio bibliotecario mi chiese di Berlino e del Museumsinsel; conosceva il sistema museale della capitale e di sicuro aveva visitato la città. Mi apprestavo a fare delle domande su cosa era successo durante i primi giorni di apertura del Processo Nazionale contro i vinti della Guerra Xeno, quando ormai in animo di far confidenze tirò fuori dalla tasca un oggetto dall’apparenza un po’ ripugnante, un oggetto circolare schiacciato, rovinato. Era una medaglia, una vecchia medaglia bruciata e graffiata. Mi raccontò una storia accaduta allora, non lontano da questo parco; dove un tempo era stato costruito il Palazzo nuovo del tribunale. Era la triste storia del commendator Pasquali, che fu linciato dalla folla subito dopo l’entrata in città degli Xeno; ma Rodolfo mi rivelava dei particolari di cui era a conoscenza. Mi ricordo quel che disse e inoltre presi anche qualche appunto, così parlò:

 La distruzione del grande palazzo del tribunale avvenne nella Terza Guerra Mondiale durante le prime fasi dell’attacco Xeno che spianarono con le bombe a pressione il quartiere e le piste per gli aerei poco lontane da quel punto. Quell’edificio era un pessimo edificio, presuntuoso, brutto, inquietante; sembrava uscito da un videogioco degli anni Novanta dell’altro secolo o da un film di supereroi statunitensi. A ricostruire qualcosa di serio ci pensò il regime presente che ha in sorte di essere vincolato ai nuovi protettori alieni venuti da Andromeda.Sotto il regime dei raccomandati e dei servi sciocchi controllato dai popoli dell’Atlantico le questioni di giustizia erano affidate a complicati meccanismi burocratici dove dei tristi personaggi pagati con i soldi pubblici e dei privati pagati dalle parti in causa e ambigui amici degli amici creavano degli atti denominati sentenze e tali atti burocratici stabilivano chi aveva ragione e chi torto, le sanzioni, le punizioni, la detenzione in centri carcerari o di cura psichica, o l’innesto di meccanismi di rilevamento sul corpo.Si trattava aldilà delle apparenze e dei proclami roboanti della propaganda di guerra delle genti asservite ai poteri di Atlantide di un clamoroso impasto fra migliaia di procedure burocratiche, opportunismo, desiderio di potere e carriera di alcuni singoli, corruzione sfacciata, aspettativa di mance  e dazioni, minacce da parte di organizzazioni criminali e terroristiche. Poi il sistema venne distrutto dalla Guerra Grossa, le armate di Atlantide furono scacciate dal Vecchio Mondo e gli schiavi e i servi dei loro governatori, delegati e generali che avevano posto al potere vennero processati, ma spesso messi davanti ai loro delitti e giustiziati sommariamente  dalle stesse popolazioni che avevano subito i loro oltraggi, le loro violenze e le infami rapine di beni e di ricchezze naturali. Ma la storia che le voglio raccontare oggi è diversa, è quella del commendator Pasquali Luciano, non so da dove venisse; viveva in un appartamento ben arredato in un palazzo oggi scomparso, forse era un giudice, forse un avvocato, forse un amico degli amici; non so ma era conosciuto come uno di quelli che ci credeva davvero, che voleva quel sistema, che ci aveva lucrato sopra e aveva ottenuto onori e soldi. Quando la città fu assediata e i suoi amici persero il controllo delle colline e dei territori limitrofi alla periferia, il commendatore si chiuse in casa; lo videro rovistare in cantina incurante dei bombardamenti e delle sirene d’allarme, qualcuno dei vicini lo invitò più volte a scappare, ci fu chi cercò di fermarlo per dirgli che in fondo forse per lui era il caso d’andarsene dal momento che qualche strada restava aperta, non aveva senso unire alla sconfitta della sua causa anche la perdita della vita. Ma il commendatore andava dalla cantina alla casa, dalla casa alla cantina con grosse scatole e carte d’ufficio, pareva pazzo; qualche volta lo videro rovistare fa le rovine del Palazzo per cercare qualche frammento della mobilia degli uffici. Così questa cosa fu notata, e qualcuno pensò bene di far la spia, di mandare l’avviso ai primi miliziani filo-xenoi entrati  da poco in città. Forse volevano la sua morte per entrare in casa e metterla a sacco, in tanti si presero delle libertà con la roba altrui in quei giorni. Alla fine salirono le scale una dozzina fra miliziani e guerriglieri e qualche entusiasta dell’ultima ora, metà di loro non aveva né armi e neppure una divisa o un distintivo o una fascia al braccio, la porta fu sfondata con un paio di proiettili e presa a calci, andò giù fra grida e urli. Lo spettacolo che si presentò fu qualcosa di assurdo, i mobili erano accatastati alle pareti, in quello che era il salotto c’era una specie di tenda, come un grosso telo che copriva il pavimento,  fatto da più teli malamente cuciti e tenuti insieme. Il capo dei miliziani era uno che aveva fatto mesi di guerriglia, rimase stupito ma capì che era una sorta di tenda, una tenda messa nel salotto di casa. Chiamò fra il gruppo uno di cui si fidava e entrò dentro con la pistola in mano e il coltello nell’altra, il commendatore era rannicchiato come un bambino al centro della tenda, si era circondato delle cose della sua vita, della sua carriera, aveva creato un mondo di oggetti piccoli e grandi che ricordavano la sua carriera, il mondo come era stato prima. C’era perfino un vecchio computer  della Apple, fotografie, diplomi e certificazioni, una foto del figlio morto in guerra, un vestito da avvocato, il codice civile e quello penale. Ormai era un povero pazzo che viveva nei ricordi di un tempo morto. Il vecchio guerrigliero era sinceramente addolorato in quanto  la scena era patetica e miserabile nello stesso tempo, ma ormai si era spinto troppo in là e fu costretto dalla situazione a prenderlo a forza, a farlo tirar fuori per i capelli, a stordirlo a suon di bastonate. Presero la tenda, ne fecero in sacco e presero il commendatore dolorante trascinandolo per le scale, poco più avanti c’era una piazzetta, un tempo era stata un parcheggio o qualcosa del genere. La tenda fu rovesciata nel mezzo della piazza e tutta la roba cadde rovinosamente, una piccola folla guardò stupita la scena e molti cominciarono a ridere, era una risata di liberazione, il mondo di prima era morto e quella roba rovesciata per terra ne era la rappresentazione simbolica. La folla sembrava una sola maschera di cattiveria e crudeltà, volevano vederlo a pezzi, fracassato, uno che doveva pagare per tutti, poco importava se era ormai un relitto umano, un povero scemo.

Qualcuno fra la folla gridò: bruciamo tutto! Che vada a fuoco il ricordo di questi anni odiosi, criminali e criminogeni!

Lo stesso capo dei guerriglieri era sorpreso, aveva dodici elementi di cui forse solo sei o sette armati ma davanti a lui si era radunata una folla di cento persone, alcune erano armate, con lo sfascio delle polizie locali e delle forze armate migliaia di armi vecchie e nuove erano state prese dai privati per la propria difesa personale, era  a disagio. Forse fu per paura che presentò alla gente riunita il commendatore dolorante e sporco. Tenne un breve discorso nel quale disse che era finita, che ciò che era stato prima aveva cessato d’esistere; quelli che avevano retto il regime erano andati in rotta, fuggiti come sorci davanti ai potenti Xenoi e alle loro armi e non sarebbero tornati e avevano lasciato i loro servi sciocchi e i loro schiavi in preda alla furia di coloro che avevano derubato, oppresso e vessato con mille crimini. Ora era necessario vedere i simboli e le cose del passato, quel passato era morto, occorre capire per dimenticare. Qualcuno gridò che si doveva dar fuoco a ogni cosa, alcuni fra la folla erano diventati come pazzi, esaltati, c’era chi furente aveva la bava alla bocca, alla fina qualcuno si avvicinò e diede fuoco. Il commendatore cercò di avvicinarsi, sembrava un diavolo, con le ultime forze cercò di avvicinarsi agli oggetti di famiglia, alle foto. Fu la folla e non  i miliziani a prenderlo per le gambe a trascinarlo via  e a pestarlo con durezza, gli ruppero le mani, c’è chi dice a morsi per rubare la fede nuziale. Alla fine uno dei guerriglieri lo rovesciò a calci e lo mise supino. Allora videro una vecchia fascia, un oggetto che in passato avevano sindaci e assessori, ma questa era piena di patacche e medaglie, roba di tutti i tipi anche di società sportive e di circoli ricreativi. Era il suo ultimo tesoro e lo aveva stretto intorno alla pancia. Fu ammazzato a calci, bastonate e manganellate mentre stringeva con le sue mani rotte il suo  tesoro, l’ultimo frammento del mondo nel quale era vissuto ed aveva prosperato. Se lo era legato alla pancia e fermato nella carne con degli spilli. Uno della folla prese la fascia e staccò le medagliette e una per volta le lanciò alla folla, souvenir del linciaggio gratuitamente distribuiti a tutti i partecipanti. Molti le presero e le gettarono nel fuoco, un segno di abiura del passato. Poi uno alla volta andarono via da quel posto, e dopo arrivarono i salariati pagati dalla giunta che ripulivano le macerie e portavano via i morti, caricarono il corpo rotto simile a un maiale scannato, presero la robaccia bruciata, si tennero per sè qualcosa che pensavano di valore sfuggito alla folla. Uno di loro era un mio conoscente e mi regalò questa cosa, un delle medaglie del commendatore finita nel fuoco, credo sia di una qualche associazione sportiva probabilmente sciolta da decenni.

Rodolfo Brandimarte finì la storia e tirò giù tutto il vino, con calma riprese il filo del discorso e mi disse che la vicenda poteva sembrar strana a uno studioso figlio della Germania, ma era necessario capire la storia di queste terre sempre dominate dai forestieri, da piccoli tiranni, generali  e despoti domestici e demagoghi corrotti e corruttori alzati al potere da eserciti stranieri e da poteri finanziari che non sanno neppure offendere nella comune lingua. Il dominio forestiero e il servo locale asservito agli stranieri avevano reso le popolazioni piene di odio e di rancore, un rancore che non sapeva esprimersi politicamente o militarmente finchè gli Xenoi e la loro guerra non hanno risolto la questione armando una parte della popolazione e sollevando sotto le loro insegne milioni di malcontenti e dissidenti. Questo fatto storico è a mio avviso in continuità con la storia del Belpaese, quante volte una calata di eserciti o di barbari in armi aveva distrutto imperi o regni secolari con il seguito di vendette, saccheggi, stragi, violenze private, sostituzione di podestà e di governatori,locali e perfino di leggi e consuetudini. I popoli della penisola erano di fatto il frutto di sedimentazioni di popoli stranieri, d’invasori, di leggi e costumi esito di guerre e invasioni e ad ogni calamità seguivano le abiure collettive di fedi di fazione, politiche e religiose.Quanti episodi di pestaggio e omicidio collettivo si sono avuti in queste terre a causa del passaggio di eserciti forestieri o del cambio di regimi corrotti e dispotici dall’inizio della storia è incalcolabile. Chiesi se era possibile fare due passi e lui si offrì di raccontarmi la storia del quartiere in quei giorni di transizione dal vecchio al nuovo mostrandomi i luoghi e cosa era rimasto del passato, curiosamente volle pagare lui il conto. La giornata era bella, l’aria pulita e fresca.





5 dicembre 2011

Dedica finale della recita a soggetto


Bibliografia di nove libri e  tre DVD per capire “La recita  a soggetto”.

Dedico “La recita a soggetto” a tutti i lavoratori del Maggio Fiorentino Formazione di ieri, oggi, domani.


Bibliografia di nove libri e  tre DVD per capire “La recita  a soggetto”.


DVD

Joel Bakan, Jennifer Abbott, Mark Achbar, The Corporation, Ed.it. Fandango,  2003


The take – La presa, di Avi Lewis e Naomi Klein Ed.it. Fandango,  2005


Capitalism - A Love Story, di Michael  Moore, ed.it  Dolmen Home Video, 2009


Libri

Ernesto balducci, Pierluigi Onorato, Cittadini del Mondo, Seconda Edizione,  Principato, Milano, 1987

Stefano Boninsegni, New Economy, Settimo Sigillo, Castello, 2003

Stefano Boninsegni  (a cura di), Dove va la Destra? Dove va la sinistra?, Settimo Sigillo, Roma, 2004

Noam Chomski, Democrazia e istruzione, EDUP, Roma, 2004

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Gli Struzzi, Torino, 2003

Hayao Nakamura, Il paese del Sol Calante, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Piero Ottone, Saremo colonia?, o forse lo siamo già, Longanesi, Bergamo, 1997

Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato, Baldini&Castoldi, Milano, 2000

Veltri Elio, Il topino intrappolato, legalità, questione morale e centrosinistra, Editori Riuniti, 2005, Roma




17 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: La recita è finita , applaudite lo spettacolo




La recita a soggetto: La Recita è finita, applaudite lo spettacolo

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco una nuova pazzia in questa casa. Ora mio fratello si offre di pagare il debito del nipote, così…

I tre si alzano, Marco si mette vicino alla finestra con i soldi in mano, Francesco s’accosta all’ingegnere che è a due metri da Marco.

Ingegnere: Metta via quei soldi. Farò in qualche modo e poi non ho la ricevuta del ristorante come faccio…

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Così senza una garanzia, uno scritto, una telefonata o che so…

Marco: Mi fido. Da molto tempo sui soldi non mi fido più di nessuno, ma oggi voglio far diversamente. Prenda per cortesia questi soldi.

Ingegnere: Ma non ho uno scontrino, o una ricevuta da darle, lei dovrebbe fidarsi sulla parola.

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Questi discorsi non si sentivano più in questa casa dai mitici anni ottanta

Ingegnere: Anche voi alle prese con la nostalgia del vecchio passato di venticinque anni fa?

Francesco: Lo può ben dire e forte, perfino i cartoni animati giapponesi allora erano migliori di questi qui, oggi questi anime del Sol Levante son roba che serve solo a vendere bambolotti e carte collezionabili. Tutte cose strane ed esagerate e  senza arte, gusto, estetica e spesso senza una storia degna di questo nome. Mi capita di ascoltare la musica di allora, anche quella leggera e la trovo straordinaria. Non è un caso che spesso la radio mette in onda la musica di vent’anni fa.

Marco: Sì è vero, se guardo al passato tutto sembra diverso, che tempi. Venticinque anni fa ero una potenza della natura, ma era un mondo diverso, oggi tutto si è decomposto.

Ingegnere: Forse perché osservate il passato attraverso la memoria, i ricordi le suggestioni, il tempo del ricordo è diverso dal tempo meccanico degli orologi o dei calendari. Nel tempo del ricordo passato, presente e futuro si confondono, si modificano a vicenda; ciò che è altro e lontano sembra qui e ora e viceversa cose presenti e concrete nel ricordo sono pallide ombre che fanno da cornice a cose che non esistono più. Invece se si resta al tempo meccanico, scientifico i fatti sono distinti, gli attimi scorrono assieme ai giorni, ai mesi, agli anni. Capisco, anche per me gli anni ottanta erano meglio di questo presente, l’informatica diventava di massa, il comunismo finiva, sembrava scoppiata la pace, c’era crescita e ricchezza e molti soldi a giro. Ma i problemi gravissimi di oggi vengono anche da quel passato, dalle occasioni di pace e di sviluppo perdute, dal perseverare di logiche imperiali, dallo scadimento della cultura, dall’indifferenza dei ricchissimi per qualsiasi patto sociale, nazionale o di fede tradizionale, dalla spaventosa corruzione del potere politico. Eppure certo se si guarda a quel passato recente si vedono cose di cui oggi si sente la mancanza, piccole cose del quotidiano sembrano magiche, le suggestioni e le parole di una canzone, di un film, di un momento felice raccontano un mondo umano diverso.

Marco: DECOMPOSIZIONE. Ecco cosa è avvenuto

Francesco: Piano cavolo! Vuoi svegliare la signora?

Marco rimette i soldi in tasca e fa un gesto che indica che pagherà lui il debito del nipote.

Ingegnere: In effetti ha ragione. La corruzione era spaventosa e il disastro di oggi parte da lì. Avete presente la Ma madre di tutte le tangenti l’Enimont che è costata la vita a Gardini. Ecco lì per quella super corruzione fu comprato tutto il parlamento italiano e tutti i partiti, furono tutti pagati sulla base del peso e dell’importanza. Pare fossero 140 i miliardi di quella gigantesca corruzione, o forse vendita un tanto al chilo di tutto il parlamento. Poi arrivò mani pulite, la dissoluzione o trasformazione dei vecchi partiti di massa e dopo questa Seconda Repubblica.

Marco: Peggio della precedente. Un regime sedicente democratico che deve far a mezzo con tutti: confessioni religiose, mafie, politica, servizi segreti, interessi stranieri, banche, Nato sindacati e chi più ne ha più ne metta.

Francesco: Ti sei scordato le comunità straniere e gli extracomunitari. Comunque non sta scritto da nessuna parte che i partiti politici sono lo Stato. Per il nostro ordinamento costituzionale ancora vigente i partiti sono soggetti privati e non istituzioni. Quando hanno dato l’assalto alle istituzioni deviandole e spogliandole hanno fatto la loro prima privatizzazione, le altre sono conseguenze. Da buoni soci si son divisi le parti del sacco delle casse pubbliche e delle cariche lucrose e come una compagnia d’attori che recita a soggetto si son divisi le parti. Chi ha fatto l’opposizione, chi quello che era contro ma anche no, il moderato, il fascista, il liberale, l’amico degli americani, il rivoluzionario, chi il buon amministratore, chi il cattivo, chi il cattolico, chi l’illuminato dalla fede. Una fiera delle pulci ammaestrate insomma. Ma recitata con talento, finta convinzione, malafede, astuzia e certezza di farla franca. Si son scritti da sé le leggi apposta per non finir in galera. Si regalano stipendi, auto blu, gettoni di presenza, e come se non bastasse si fanno rimborsare con profitto le spese elettorali nonostante la contrarietà di quasi tutto l’elettorato italiano. Va da sé che nel 1993 con il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il popolo italiano ha espresso un volontà precisa, di cui i signori della casta se ne sono fregati. Hanno cambiato nome alle cose, invece di finanziamento lo hanno chiamato rimborso. Gabbato il popolo coglione e sovrano son tornati a far i comodi loro, protetti dalle loro leggi, dalla loro polizia, dai loro giornali, dai loro finti intellettuali e sindacalisti.

Marco: Questi son discorsi fascisti, o forse anarchici. Dimentichi altre cose ad esempio le fondazioni, i giornali di partito che leggono solo loro finanziati con le nostre tasse attraverso i rimborsi, gli incarichi di prestigio agli amici degli amici, la pratica corrente del clientelismo, del nepotismo, del premiare la feccia, del prostrarsi davanti ad ogni generale, banchiere o fiduciario di qualche potenza imperiale. Questa politica che dobbiamo subire qui e ora è la negazione assoluta e perfetta dio ciò che potrebbe essere e sarà in un lontano futuro questo Belpaese.

Francesco: Tutto giusto, ma va detto anche che queste cose non si fanno da soli. Per il proprio interesse o comodo una parte delle genti del Belpaese va dietro ai politici corrotti, dissoluti, svaporati, mafiosi, camorristi o semplicemente sciagurati e delinquenti.

Ingegnere: Io tanto tempo va ho aiutato quelli del referendum del 1993, allora ero giovane e sconvolto dalle ruberie della politica. Erano tempi diversi Di Pietro era il PM più famoso d’Italia, i politici finivano in galera, i loro complici anche  e in tanti credevano di poter cambiare qualcosa. Prima hanno ignorato il risultato delle urne e poi con la legge del 1997 intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, hanno reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Pensavano di trovare la caverna di Ali Babà invece questi disgraziati con la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti si son trovati alla canna del gas. Nessuno voleva spendere per loro al buio, a dimostrazione del disprezzo profondissimo nel quale son cadute le caste che si barattano il potere  politico che abbiamo ereditato dalla guerra fredda. Allora hanno usato altri mezzi e altre leggi, ed io che credo nelle regole, nei numeri, nel senso intimo delle cose mi son dissociato dalla politica; come molti altri mi son dato agli affari, alla carriera e non lo nego ho cercato una via d’uscita all’estero. Fuori da qui, da questa prigione dello spirito e dell’anima le cose sono diverse. Una Nazione non può infrangere sistematicamente le regole che si dà. Questo è caos, è energia distruttiva, è disintegrazione di ogni regole di convivenza civile e di ogni legge, e anche del diritto a tenersi al propria proprietà privata che a questo punto può essere violata da chiunque. Questo chiunque può essere un giudice, un delinquente, un camorrista, un mafioso, un politico, perfino il vicino di casa o un parente; senza leggi certe tutto finisce con il riposare sull’arbitrio, sulla distorsione delle leggi, sulla violenza privata, e talvolta sull’impresa criminale.

 Francesco: Amaro ma vero. Le persone oneste oggi sono tradite dalla politica ed emarginate dalla società che conta. Ormai la politica è pubblicità commerciale, trae dal modo con cui si vendono televisori e  formaggini le forme della propaganda e della persuasione, non è un caso che oggi nel 2010 siamo al quindicesimo anno di berlusconismo, un fenomeno politico e sociale impensabile senza il mercato pubblicitario e la televisione commerciale. L’immagine è la sostanza, il logo, il marchio è più importante del contenuto, dei programmi, dei futuri amministratori, della vita delle persone.

Marco: La politica è come una banda di lanzichenecchi che fa il suo sporco mestiere dove l’imperatore o il re che paga comanda. Proprio come quelli che misero a sacco Roma nel Rinascimento e sul loro percorso massacravano e rapinavano tutti i civili che trovavano. Se al tempo di Machiavelli i denari di Carlo Quinto l’imperatore erano prestati da famiglie di banchieri tedeschi e genovesi oggi sono le banche centrali a decidere cosa deve fare la politica. Di fatto è la BCE sono loro a decidere quanto gli Stati Europei possono spendere, come e perché. Emettono la nostra moneta del resto. Cosa rimane alla politica se non strane meditazioni sui diritti del cane e del gatto, sulla bioetica, sui tagli allo stato sociale, e sui diritti universali proprio quelli che esistono solo sulla carta. La guerra poi, ci tornano le bare con i nostri dai confini del mondo e neanche c’è la decenza di emettere un bollettino ufficiale da far trasmettere ai telegiornali. Almeno il Duce aveva la decenza di far scrivere e trasmettere bollettini falsi quando si ritrovò in guerra. Noi neanche ai bollettini di guerra falsi abbiamo diritto, siamo peggio dei sudditi dei nostri antichi sovrani, siamo schiavi di forze senza nome né volto. Sapessi almeno perché si fanno le guerre o si tagliano i fondi pubblici; quale disegno vero spinge i governi a portar avanti certe iniziative, a distruggere interi pezzi di società umana.

Ingegnere: In effetti siamo agli stracci che volano. La politica si tinge di commedia e di farsa tragica, i diritti universali sono negati da come si fanno queste nuove guerre con campi di prigionia dove la tortura è usata e comprovata e confessata dalle stesse forze armate USA in quel di Guantanamo e Bagram. Certe foto e notizie che son trapelate mi hanno sconvolto e non sono il solo. Questi diritti universali, i frutti di questo progresso messi in mano ad apprendisti stregoni della politica, ai banchieri, ai finanzieri apolidi si trasformano in carta straccia, in un pugno d’insetti morti, in deliri malati. Ma ora che ci penso perché siete qui, quale motivazione vi ha spinto?

Marco: Il nipote ha comunicato ai parenti uno strano annuncio.

Francesco: Ha scritto SMS che si sposa, a breve. Da non crederci.

Marco: Che matto, sono sicuro che ci ha contattato per rabbia, risentimento e per farci avere la lista di nozze. Così siam costretti per la tradizione a rendergli qualcosa, sa c’era un dare e un avere un po’ burrascoso nella famiglia. In fondo è la quadratura del cerchio, il nostro mondo muore e si dissolve nella guerra, nella decomposizione, morale e nella vergogna pubblica. Siamo stati incapaci di vedere la realtà per quel che è, ci siamo affidati a illusioni frutto della propaganda imperiale, politica, della pubblicità commerciale; siamo stati predati dai falsi alleati, dagli stranieri, da politiche diaboliche organizzate da esperti, burocratici, colossi finanziari, dai Boss dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha vincolato l’Italia e l’Europa a un neoliberismo acritico e meccanico e ha un commercio globale che ci ha mezzi rovinati. Così ecco il vero perché siamo qui. Aspettiamo di sentire da quella jena d’un nipote che a modo suo, con calma, con lucida serenità, con la forza della sua incoscienza ci annunzia la prossima fine del nostro mondo e l’inizio di uno nuovo che forse verrà o anche no. Comunque quel ceto medio un tempo borghese di cui eravamo parte è morto. Manca solo il becchino che seppellisce le nostre illusioni, le nostre pazzie, i nostri errori, la nostra arroganza. Magari è il possibile nascituro, o forse è direttamente lui il Vincenzo detto “ Vince” che farà nella nostra famiglia l’opera pietosa di seppellire un mondo fallito e morto.

Ingegnere: La soluzione per tutto quanto finora si è detto. Noi morti, altri arrivano e sono vivi. Nel bilancio di ciò che si perde e di ciò che s’acquista c’è un bilancio, forse un pareggio dei conti, o forse no il passivo che lascerà ai posteri quest’Italia della Repubblica sarà così pesante e duro da scatenare l’abiura dei posteri e l’oscurità  per tutte le nostre opere cattive o buone che fossero. Felicitazioni allora. Spero che questo metta pace in questa casa, sul serio il giardino lascia a desiderare e un tocco femminile aiuterebbe senza dubbio i rapporti fra il vostro nipote e il vicinato. Poi è naturale che sia così.

Marco: A furia di credere a quei ciarlatani nostrani che fanno politica  ci siamo corrotti  ecco le ragioni profonde della nostra infelicità e decadenza.  Abbiamo creduto alla loro recita, ai travestimenti e ai trucchi di scena della politica. Alla fine anche noi ci siam messi a recitare pure noi del ceto medio la nostra parte, la nostra tragica finzione. A declamare le virtù di mondi umani morti, di simboli finiti da decenni, a fingere onestà, fiducia nel sistema, decenza, rispetto per le leggi e il pudore. L’Italia si è trasformata negli ultimi decenni in grande palcoscenico pieno di figuranti e ciarlatani da strada che si fingevano eroi, gran signori, professori, dottori, imprenditori. Fra i peggiori sul palcoscenico i politici che fingevano di essere davvero politici ed invece era una massa di gente che cercava uno stipendio, una truffa, una raccomandazione. Siamo come popolo vittime del nostro stesso inganno, una frode di massa dove tutti sono colpevoli e  quindi nessuno è responsabile.  Una grande, immensa, assurda recita a soggetto di un popolo intero che guidato dalle sue sedicenti classi dirigenti ha finto di vivere altrove, di essere altro, di possedere quel che non ha e forse non ha mai avuto.

 Aspettate! Sento un rumore, forse è lui! Del resto è quasi l’alba, alla fine dovrà rientrare. Francesco, dottor Campi guardate se è la sua macchina.

Ingegnere: Non vedo bene, ma mi par di sì

Francesco: Ci siamo, è lui.

Marco: Bene, mettiamo a posto la bottiglia, c’è poco da dire adesso e tanto da ascoltare.

La porta si aprì e la famiglia fu di nuovo riunita per un breve momento fra la fine della notte e l’alba del nuovo giorno.

FINE




4 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: dialogo sulla miseria umana e sulla guerra


 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

 

Francesco: Certo che i cassi della vita sono strani, ero venuto qui per far la posta al nipote e mi trovo a  ragionare con un esperto e con mio fratello sui massimi sistemi. Maledizione come passa il tempo e quanto è balorda la vita. Mi pare ieri e son passati almeno quindici anni da quando andavo a giro da queste parti e mi fermavo al banco ambulante del rivenditore di piadine e panini sotto il cavalcavia, cavolo. Andavo a ballare allora. Modestamente avevo un certo seguito. Che notti con i miei amici balordi, ballare, bere, i locali; con poco credevo di essere un grande e ora eccomi qui. Contemplo la miseria di una vita spesa almeno per metà. Ma una cosa voglio chiedere al nostro ospite: chi è felice oggi?

Ingegnere: Credo proprio nessuno. E’ una questione di sistema, ragionavano su questo sia Schopenhauer che Leopardi nel primo Ottocento, pensate ai desideri umani infiniti come la fantasia e la volontà di trovare piaceri e la realtà materiale finita. Lo scarto fra un finito e un infinito è sempre qualcosa di infinito. Così i desideri, a meno che non siano limitati e circoscritti, risulteranno sempre inappagati, ci sarà sempre qualcosa nell’essere umano che chiede di più. Questo qualcosa che spinge al possesso e al dominio oltre i vincoli reali e oggettivi di questo piano materiale è il carburante della macchina della società dei consumi. Che ora è in gravissimo affanno. Questo affanno credo sia semplice da spiegare questo modello di sviluppo ha incontrato ha trovato i suoi limiti di risorse. Siamo più di sei miliardi su questo pianeta, quanti di preciso non si può sapere perché in molti paesi l’anagrafe non esiste. Sei miliardi di viventi da nutrire, da rifornire di benzina, di plastica, di acqua di cereali, di beni edibili, di medicine, di vestiti, di prodotti industriali, di articoli di moda. Ecco questo è il limite di sviluppo vero. Quello che fa senso è che tutto va avanti, come se lo sviluppo fosse infinito come i desideri. Sviluppo infinito, desideri infiniti su un pianeta con risorse grandi ma limitate e con una popolazione umana crescente. La via per l’infelicità di massa e per una serie di catastrofi a catena. Ero in Asia non molto tempo fa e ho potuto esser testimone dell’enorme sforzo cinese di dotare quel paese di grandi infrastrutture, impressionante. Le cifre poi sono diverse dalle nostre, dove noi pensiamo in termini di milioni lì i loro dirigenti pensano nei termini di centinaia di milioni, di soldi, di passeggeri, di tonnellate di materiale, di edifici da costruire. Prima non credevo alla possibilità di una guerra grossa, ora sì. Questo pianeta non può reggere tre o quattro società dei consumi in più, e già quelle che ci sono devono trovare risorse fuori dai loro territori o la loro macchina si ferma e si rompe; temo che alla fine le minoranze al potere dei diversi poteri imperiali arriveranno alla guerra. Pensate un attimo, gli abitanti della repubblica Popolare Cinese sono circa un miliardo e trecento milioni, una crescita annua  del PIL del dieci per cento, l’esercito più numeroso del mondo e forse cento  miliardi di dollari spese militari, se anche solo la metà degli abitanti di questo gigante asiatico decidono di accedere ai consumi degli europei che sono più bassi di quelli statunitensi c’è da pensare a una corsa globale ad accaparrarsi le materie prime. Per questo certi no-global parlano di guerre future per l’acqua e i suoli coltivabili. Esagerano un po’, ma non troppo. Anzi sono sicuro che in qualche segreta stanza qualcuno ha già pensato le nuove guerre e ha già fatto i suoi calcoli.

Marco: Mi scusi ma se i cinesi spendono cento miliardi di dollari in spese militari gli Stati Uniti ne spendono almeno cinque o sei volte quella cifra, un conflitto vedrebbe comunque la Cina e i suoi alleati in netto svantaggio tecnologico e logistico. Non vedo il pericolo.

Ingegnere: Si fa per parlare, qui nessuno è uno stratega o un generale; eppure non so. Comincio a credere che le cose abbiano preso una brutta piega. Questa guerra afgana va avanti da dieci anni, quella irachena da sette, domani potrebbe arrivarne un'altra in  qualche paese produttore di petrolio, che so l’Iran. Non mi pare che la NATO e in particolare statunitensi e inglesi siano riusciti a risolvere la situazione, quello che hanno conquistato è insidiato giorno e  notte da terroristi, insorti e guerriglieri. I quali evidentemente godono del consenso o dell’assenso tacito delle popolazioni locali, non vedo come una resistenza armata possa resistere per un decennio o per sette anni e più se non c’è almeno il silenzio complice di chi vive da quelle parti. Comunque non ci sono solo i locali che colpiscono il sistema militare della NATO, un nemico insidioso è il debito pubblico americano, mi ricordo che nel 2008 rimasi colpito dalla crisi e dalla scoperta, che non doveva esser tale, che il debito era di oltre 10.000 miliardi di dollari. Non potevo crederci. Ma vi rendete conto è un uno seguito da tredici zeri, quattordici cifre e continua a correre.

Marco: Quattordici cifre, cavolo, una roba da calcolo astronomico. Comunque questi Statunitensi hanno le basi militari sulle rotte e del petrolio e l’oro nero che manda avanti il sistema viene pagato in dollari, quel pazzo di Saddam insisteva per farsi pagare in Euro ed è finito invaso e impiccato. Finchè la materia prima che manda avanti questo pazzo mondo sarà pagata in dollari gli USA potranno stampare tutta la carta che vogliono e chiamarla dollari. E l’oro nero sarà per forza pagato in dollari svalutati perché sceicchi, emiri e califfi e  dittatori da operetta hanno sul collo il fiato delle truppe speciali che possono partendo dalle basi detronizzarli in un giorno o due. Come capitò a quel Noriega a Panama, o con qualche mese e qualche fatica in più a quel disgraziato di Saddam Hussein. Io comunque sono di destra, o almeno credo perchè qui in Italia non capisco più nulla con questi politici; quindi sono nazionalista e di conseguenza non amo gli stranieri ma  ho una certezza, siamo dentro l’impero Statunitense, per via del diritto più antico di mondo: quello di conquista.

Ingegnere: Io ho avuto relazioni di lavoro anche con gli USA e quello che ho constato o che mi è stato riferito è un po’ pesante. La crisi in questo secondo anno è ancora dura, in alcune località sono sorte delle tendopoli, non ci credevo ma poi ho visto su internet le foto. Tende di gente che ha perso tutto come nel 1929. Casa, famiglia, lavoro, assicurazione sanitaria, tutto sparito dalla mattina alla sera. Per anni inglesi e americani ci facevano lezioni sull’economia e sui figli che dovevano andar via di casa, adesso che sono in sofferenza anche i loro restano a casa dai genitori o si trasferiscono dai loro vecchi perché il pignoramento della banca li ha messi per terra, letteralmente. Sull’economia poi adesso che hanno salvato le banche con i soldi pubblici, sempre che sia finita così, è bene sentirli tacere per almeno un decennio. Io che ci ho creduto mi rendo conto di esser stato uno scemo che ha ripetuto le cretinate sul libero mercato che giornali, stampa specializzata e televisione offrivano. Non avevo fatto caso al fatto che le banche sono collegate per mille vie ai colossi dell’informazione. Che ingenuità. In quest’Italia ci sono più o meno sei o sette grandi gruppi che controllano quasi tutta la pubblicità e i mezzi d’informazione; di sicuro fra i dirigenti di questi grandi gruppi non c’è un solo critico del sistema, è naturale che si senta parlar bene della nave anche quando è per metà affondata.  Ero ingenuo, dal 2008 ho cambiato registro e  controllo almeno tre volte una notizia.

Francesco: Voi siete un gentiluomo d’altri tempi. Io che non sono mai stato un signore e ho cercato di far fortuna senza credere alla bontà di questo capitalismo non ho rancori o rimorsi, in fondo è forse colpevole un cannibale se vive in una tribù di cannibali e tutti i suoi cari sono antropofagi? In fondo l’uomo mangia l’uomo e  questa è la verità che non va mai detta per vivere in pace.




20 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Jole si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Jole preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Credo sia male ragionare come facciamo noi, così lasciandoci andare. Senza una pezza d’appoggio, senza uno scritto, un foglio.

Francesco: Che vuoi un certificato che attesta che siamo in grado di parlare e di ragionare, un giornale, una rivista? Ma che discorsi fai?

Marco: Abbiamo parlato stanotte, dei soldi, della vita, del sesso, dell’amore, forse perfino di politica. Ma chi siamo per poter emettere facili giudizi e certe affermazioni?

Francesco: Siamo due fratelli che hanno visto tanta malvagità nel mondo e son riusciti a strappare con la nuda carne e i denti qualcosa alla generale e fecciosa cattiveria, mi pare evidente. Ma torniamo al nostro nipotino. Voglio dirti qualcosa perché non sono andato via nel grande Est, e ho saputo qualcosa. Tanto per dirne una il nostro conosce molta gente importante. Sai perché… Il grande affare, la grande impresa edile, il tribunale nuovo.

Marco: Cosa? Sei pazzo non capisco?

Francesco: Non crederai che certi distinti gentiluomini s’incontrino per strada, presso salotti di poeti e pittori, fra la gente che va a teatro. I suoi contatti il nostro li ha trovati in tribunale per via delle cause e delle querele contro le tre o quattro banche che ha cambiato, per le denunzie per truffa che ha rivolto contro la società elettrica, quella del Gas, contro le municipalizzate, contro il sistema di raccolta della spazzatura, contro Quartiere, Comune, Provincia. I suoi interlocutori erano a fare il penale e fra una sceneggiata e l’altra davanti al molto onorevole giudice di turno e agli avvocati delle parti lese il nostro ci parlava e ci ragionava. Non è affondato perché i suoi contatti fra chi vive di politica al momento giusto hanno fatto la telefonata, o perché il direttore di banca si ricordato del tipo strano incontrato prima dell’udienza e ha avuto un moto di simpatia, di complicità, di sopportazione. A furia di far la posta in tribunale, di sicuro apposta, il nostro ha contattato il banchiere bancarottiere, il direttore indagato per truffa aggravata, il politico locale inquisito, il burocrate,l’amico degli amici, l’avvocato del diavolo che cura le cause di qualche sindaco o di qualche assessore. Così va.

Marco: Insomma i gentiluomini, i signori, i commendatori di oggi si trovano presso il tribunale tra un rinvio e l’udienza. Ma dove siamo arrivati! Questo Belpaese è ormai il fantasma di se stesso. Perfino i borghesi, i signori della nostra passata gioventù sono spettri, macabre ombre verdastre che vagano senza meta in un mondo umano non più loro. Tutto quel che era credibilità, onore, decenza nel remoto passato si è dissolto, questo non è capitalismo, questa è una fuga dal nulla verso il nulla. Almeno nel disfacimento generale sono morte anche le pietose finzioni, la carità pelosa di chi dispensava lezioni di democrazia e adesione alle favole sulla Patria,la Libertà, la Democrazia. I ricchi e solo loro sono liberi, democratici, patriottici. Tutti gli altri sono plebe elettorale e deve correre questa feccia a prostrarsi davanti al forte come è giusto che sia. Il potere su uomini e cose è libertà, è legge, è dominio sul mondo. Il resto sono favole e la legge non rende uguali ma conferma la giustizia dei forti. I forti non possono combattere fra loro, il buonsenso e la paura li frena. Oggi solo il ricco è forte e può esercitare il dominio. Essi talvolta devono ricorrere a un rito in tribunale per sancire diritto e ragione, l’alternativa sarebbe il conflitto e la perpetua guerra civile e nessuno potrebbe esercitare il dominio proprio personale  e godere della proprietà privata. Oggi lo squallore ha travolto la nostra gente. Una massa di ciarlatani, esseri indegni, svaporate, prostitute, pazze, malati di mente è ascesa al potere e pretende di entrare nel tribunale, di godere della legge, di essere pari con i signori del passato, di essere nel numero dei forti perché il caso o la delinquenza hanno regalato loro qualche pacco di biglietti colorati della Banca Centrale Europea che noi ci sforziamo di credere esser denaro serio. Magari convertibile in oro o argento! Che banda di pazzi che siamo! Quando il disordine monta fino a questo punto ogni sciagura e ogni guerra diventa possibile.

 Francesco: La tua propensione al fascismo e al dispotismo è clamorosa. Comunque queste le parti in commedia, e dietro questa pletora di mascalzoni e criminali impuniti si muove un mondo quotidiano di piccola gente squallida che s’arrangia, vive, mangia, beve. Ecco che il nostro ha avuto a che fare con tanta gente comune. Gente che io non toccherei nemmeno con un bastone. Professori di provincia, imbianchini, facchini, cameriere,rivenditori,stranieri di passaggio, studenti squattrinati, fornitori,venditori napoletani di cianfrusaglie, carabinieri, vigili urbani, addetti della società del gas e  dell’acqua e chi più ne ha ne metta. Ecco qui,  nero su bianco sul registro del dare e dell’avere il nipotino ha segnato tutto. Queste stanze del villino sono ormai un microcosmo del Belpaese, lo specchio su cui si muove una grande recita su un canovaccio impazzito e scritto in mille dialetti; se esiste una qualche prova che la vita è una commedia che deve per forza finire in tragedia essa è anche qui dove tutti passano e nessuno si ferma. So che frequenta gente spiantata, qualche spirito bello, qualche donna in difficoltà, qualche mascalzone di provincia, qualche miserabile che vive a giornata, qualche politico della sinistra radicale o come cavolo si chiama oggi quella roba lì. Mi chiedo se sta meglio di noi che abbiamo così tante certezze. Comunque il Belpaese non muoverà un dito per se stesso e per gli altri. Ho letto slealmente cosa ha scritto sul registro con grande attenzione e ho capito quanto sia piccolo il mondo umano di questo villino di provincia trasformato in ostello o qualcosa di simile. No! Questo Belpaese non ha le forze civili e morali per salvarsi dal caos e dal disordine. Non ha potenza militare, diplomatica, intellettuale; ma è nel quotidiano, nella vita civile ordinaria  e banale che emerge la nostra debolezza e la nostra dissoluzione morale e impreparazione. Forse ha ragione il nipotino. Quest’esistenza è lo scherzo balordo e mortifero di un Dio idiota che ha scritto una commedia dove tutte le parti convergono verso una grande tragedia finale. Allora si recita la commedia finchè si può tanto la tragedia avrà la durata di un lampo, di un solo e rapido istante distruttivo che chiude un tempo dell’umanità  indegno e funesto.

Marco: IL tempo che ci rimane come lo dobbiamo passare secondo te? Dovremmo esser i compagni di merende e ricreazione di papponi laidi, preti indegni, politici scellerati, donne pazze, ragazze svaporate, criminali comuni, plebaglia nostrana e forestiera, migranti senza Dio e senza un Soldo? Il Dio dei padri qui è morto. Altrove non so, ma qui è morto. No il nostro sbaglia. Quando una male così grande uccide il mondo umano occorre chiudersi come dentro una fortezza, diventare un pezzo d’acciaio, trasformarsi in forza di ferro dentro di sé e in sé. Ma soprattutto per sé. L’altro deve essere come Dio un morto che cammina, come la nostra antica borghesia lo spettro di tempi perduti, come i miti politici del passato ossia cose insensate inutili e pazze. L’altro non sono io e io sono tutto il mondo e il mondo muore non me ne frega nulla. Se io muoio tutto il mondo mio muore con me e questa realtà si dissolve in un solo istante, alla quale segue solo un silenzio e un buio assoluto e perfetto. Io esisto tutti gli altri no. Questa è la mia morale.

Francesco: E io cosa sono di grazia? Un fantasma?

Marco: Il frutto del caso, un dettaglio che è andato a schiantarsi contro la mia esistenza, un ente fisico con il quale ho relazione del resto adesso  contatto questo divano o queste mura. Esiste solo il singolo e il suo assoluto egoismo, nulla è aldilà di se stesso e il denaro è l’unico Dio.





10 marzo 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

tanti-giornali


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Non so cosa pensare, i tuoi discorsi mi confondono. Mi disturbano, Con una frase condanni, con quella successiva ammetti che non si può cambiare, e alla fine ti assolvi come ad allargare le braccia in un gesto di sconforto e rassegnazione. Ci siamo venduti… E allora! E’ il sistema. Sono io il sistema, sei tu il sistema, siamo tutti il sistema o forse nessuno è il sistema. O forse il sistema del capitalismo trionfante è in noi perché è la forma stessa di questa esistenza globalizzata e  industrializzata. Se è tutti e nessuno allora, proprio per questo, ciò che ci capita è giustificato, puro, assoluto. Le numerose malattie dovute alla cattiva alimentazione piena di conservanti e di alimenti di dubbia qualità, le malattie polmonari dovute alle polveri del  traffico e delle industrie e alle sigarette, le turbe mentali e le paranoie scatenate da relazioni familiari logorate e da impieghi alienanti dove si pratica una concorrenza interna per scavalcare le posizioni interne all’azienda sono razionali e giustificate. Sono relazioni, atti meccanici, fisici come la caduta al suolo  di un sasso caduto da una torre.                 

Francesco: Se sono atti fisici, meccanici, puri…come mai siamo qui a parlarne da ore? Centinaia di parole e ancora non si ragiona neanche su quanto tempo restare qui ad aspettare il nostro caro nipotino casinista. Per anni mi hai evitato tranne qualche telefonata a Natale, irritante. Come tutto il tuo atteggiamento verso te stesso e quel che resta della famiglia. Ma ora, che strano. I due fratelli qui a ragionare. Come non avevano mai fatto. E un caso? No. Io dico di no.

Marco va verso il distributore, si fruga, estrae un borsello e mette le monete. Prende un caffè lungo, gira con lentezza la palettina di plastica, sorseggia lentamente e non smette di osservare il fratello ricambiato in modo penetrante e inquisitorio.

Marco: Chi ha detto che nella vita si deve viver felici, dico felici non in senso quotidiano o relativo ma in senso assoluto, perfetto. Da pace nel regno celeste, sempre che esista e non sia una fogna per anime malate. I profeti? Il profeta? Il Figlio di Dio?. Un sistema come il nostro deve produrre quella dose di odio, morte e infelicità che serve a dare stimoli, ad aggredire il mercato, a moltiplicare la merce. La merce è la nostra droga di umani della civiltà industriale e la droga stessa è merce. Per essere nel sistema deve avere la tua utilità, devi produrre, devi vendere, devi comprare altrimenti sei fuori e quindi non sei nel sistema, sei altro, sei diverso, sei pericoloso. Ma tu vuoi essere pericoloso? Non lo sei mai stato, neanche quando potevi, neppure quando dovevi. Il potere più elevato oggi è il sangue del sistema. E’ molto di più del pezzo di carta emesso dalle banche centrali formate da banche private in mano di pochissimi ricchissimi, è più di un simbolo, di un segno, di qualche numero con delle parole, più di una serie di numeri in un sistema informatico fra banche estere e finanziarie nei paradisi fiscali; è il senso di ogni vita. Il denaro è il punto più alto del potere, è un Dio fondato sulla quantità che muove e manipola gli esseri umani, li incanti, li deforma, li plasma, ne modella aspirazioni e sogni anche quelli pornografici.  E’ UNO e tutti, perché tutti da esso scaturiscono e fuori da lui si dissolvono i sogni, la vita, gli affetti, le speranze.

Marco: Basta! Il tuo concetto è pura idolatria. Questo è un qualcosa di empio, un demone possessore di menti e di vite.

Francesco: Sì, è così. Guarda questa casa. Era il simbolo incarnato della centralità di una famiglia, del suo esistere, del suo essere, del suo darsi. Oggi cosa è mai? Un posto dove stranieri vengono, occupano una stanza arredata per loro, dormono e ripartono. La motivazione: i costi. Costa una casa, e se c’è sopra l’ipoteca diventa un peso che uccide, che distrugge gli affetti, che annienta le famiglie. Ieri simbolo del passato di una piccola borghesia nazional-popolare di benpensanti timorati di Dio, oggi simbolo morto. Oggi è affare, merce, investimento. Dare e  avere e quindi tasse, denari  che alla fine dallo Stato e dai privati ritorneranno alle banche che li hanno emessi. Il bello è che il denaro non è più garantito dall’oro e quindi tutto si muove da un Dio-denaro che è potere sugli umani che sono convinti dal sistema  stesso ad attribuirgli potenza, vita e destino. Il sistema è il denaro e il denaro è il sistema. Il cerchio del destino si chiude su se stesso.

Marco: No, non così…Questo da parte tua è viltà. Il sistema è quel che è, ma non puoi esser più radicale e arrabbiato di me. Quel che dici offende i ricordi e mi umilia nello spirito.

Francesco: Sì, è giusto così. Lo dico senza cattiveria. Una casa ridotta a merce non è più una casa, è altro. E’ uno spazio spogliato del suo senso e degli affetti che conservava, e forse anche delle memorie, dei ricordi d’infanzia.  Ma questo è il tempo dei ricordi perduti, delle speranze tradite, della semplificazione della complessità umana, di un mondo umano  votato a inseguire i suoi sogni malati e la sua volontà dio potenza fondata sul denaro. Siamo colpevoli e vittime, ma non innocenti.




19 novembre 2010

Il Fascista Immaginario: la notte

periferia malvagia

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

    * Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

 Sergio: Ho una strana impressione: quel libro sul lavoro ti piace fin troppo. Dimmi cosa c’è di così importante.

    * -          Lazzaro: la descrizione di questo processo di globalizzazione, espansione del modello di produzione e consumo statunitense ad altre realtà del mondo umano e a mio avviso la disgregazione del modello stesso che potrebbe collassare sotto il suo stesso peso e sotto le sue contraddizioni e le sue iniquità. In questo sistema il lavoro diventa una merce e la dignità umana una variabile del mercato; nulla si salva dal sistema di produzione e consumo che deve ogni volta distruggere le ragioni e i modi d’esistere ed di essere uomini che vivono fra gli uomini per creare un mondo nuovo altrettanto fragile e provvisorio. Questo mondo di vita, di classi sociali, di rapporti umani, di  ragioni del vivere quotidiano è a sua volta destinato ad essere distrutto per far spazio a nuovi modelli di vita e consumo. Questo avviene non per necessità come nell’Antichità o nel Medioevo ma per ragioni di potenza fra coloro che hanno i capitali da investire e che devono di volta in volta con una mano creare e con l’altra distruggere. Non è la Patria, i destini imperiali, l’onore delle nazioni, la ragion di Stato a muovere la trasformazione del mondo umano e la degradazione della natura a strumento e risorsa ma l’interesse delle multinazionali e dei grandi potentati finanziari. L’essere umano è una variabile di un calcolo economico deciso altrove, per ragioni in parte segrete, sulla base di agende riservate, secondo la necessità e la volontà di una minoranza di ricchissimi, tecnocrati, supermanager.

    * -          Sergio: Parli come uno di quelli che ragiona sulla teoria del complotto, uno di quelli che  temono cabale e massonerie deviate. Comunque è vero i poteri finanziari stanno stritolando i poteri politici qui come altrove; anzi essi stessi sono la politica e la volontà degli esecutivi. Io vedo gli effetti nella vita quotidiana, nella pubblicità, nei discorsi della gente. Non basta essere giusti, morali, avere fede; questo male grandissimo che viene dall’avidità dei pochi, degli stranieri, degli apolidi colpisce e corrompe anche la persona perbene, anche il galantuomo e perfino la donna onesta. Il denaro droga la vita degli umani, il suo bisogno cresce, diventa ossessione, ragione di vita, un Dio. Vedo l’avidità nella mente di coloro con i quali lavoro, il risentimento dipinto nelle espressioni e nelle parole dei molti che non sono ricchi e felici, e ovviamente famosi o per esser brevi VIP.

    * -          Lazzaro: Il sistema del capitalismo che è il fondamento della Rivoluzione Industriale e della civiltà industriale esige dosi massicce di egoismo, di distruzione creativa, di corruzione, di mancanza di scrupoli e in una certa misura tollera anche le truffe e la criminalità. Si tratta di una forma inedita di creare potenza perché essa non si rivolge al passato e alla tradizione ma i suoi scopi sono sempre volti al futuro, l’innovazione scientifica e tecnologica è una questione strategica, il cambiamento anche violento e abietto è necessario.  Il denaro che gira per il mondo umano è come una creatura viva, come un fuoco che per esistere deve consumare in continuazione altrimenti si spegne.

    * -          Sergio: Hai ragione c’è qualcosa di diabolico nella civiltà industriale, ma devi anche ammettere che i sedicenti regimi comunisti o di socialismo reale che di si voglia altro non sono e non sono stati altro che un capitalismo di Stato. Al posto dell’egoismo di alcune minoranze di ricchissimi si è manifestata nei regimi comunisti e similari la volontà di potenza dello Stato e del partito unico al potere che è diventato l’economia e la potenza sfruttatrice della manodopera, esso è stato non meno crudele e aggressivo, sterminatore e persecutore dei capitalisti che erano dietro la costruzione della grande ferrovia negli Stati Uniti e la distruzione delle nazioni indiane. Le forze di sinistra non criticano lo sfruttamento comunista, la distruzione di beni e risorse da parte di poteri imperiali e ideologici, lo sfruttamento di milioni di disgraziati nei paradisi delle Repubbliche Popolari presenti, passate e future. Non basta dimenticare e mascherarsi quando tanta parte dell’umanità è retta da un regime monopartitico che persegue un capitalismo di Stato e una volontà di dominio in alleanza con talune forze anti-occidentali che abusano del capitalismo e della tolleranza che  viene accordata a certi suoi elementi devianti. Stavolta però non è come prima, i confini fra rosso, blu  e nero si confondono, il comunista giallo fa il capitalista blu, l’operaio rosso politicamente si macchia di nero e l’intellettuale che lavora per i colossi industriali del capitalismo si colora con quel che trova e gira sul momento.

    * -          Lazzaro: Il sistema del capitalismo è entrato nella sua terza fase. Ti leggerò l’introduzione del libro che ho in mano:”L’era dell’informazione è iniziata. Negli anni che ci attendono, tecnologie software sempre più sofisticate porteranno la nostra civiltà sempre più vicina al mito di un mondo senza lavoratori. Nei comparti agricolo, manifatturiero e dei servizi, le macchine si sostituiscono al lavoro umano e rendono prevedibile l’avvento di un’economia di produzione quasi completamente automatizzata entro la metà del XXI secolo. La massiccia sostituzione degli uomini con le macchine costringerà ogni nazione a ripensare il ruolo della persona nel processo sociale. La  ridefinizione delle opportunità e delle responsabilità di milioni di persone in una società nella quale non esiste l’occupazione formale di massa sarà, molto probabilmente, la questione sociale più pesante nel secolo a venire Mentre la gente continua a sentir parlare della prosperità economica prossima ventura, i lavoratori in tutto il mondo osservano con perplessità quella che pare essere una ripresa che non crea occupazione. Non passa giorno senza che una multinazionale dichiari al pubblico di essere diventata più competitiva  a livello globale e che i suoi profitti sono in aumento costante annunciando, allo stesso tempo, licenziamenti in massa.” La stesura di questo testo è del 1995 e questa è una ristampa italiana del 2001. Fai i conti 2003 meno 1995 fa otto anni. È da tempo che i meccanismi sono noti. La povertà e la disoccupazione non sono elementi estranei al sistema ma parte di esso e così è anche per l’immigrazione. Tutto si tiene.  Più immigrazione, più distruzione creativa della realtà sociale esistente, più discredito che cade sul sistema politico e maggiori sono le possibilità di creare il nuovo e di costruire fonti di rendita e di profitto dalla distruzione. Pensa solo per un attimo al potere enorme che assumerebbero banche e finanza nella realtà sociale del Belpaese se il sistema universitario fosse quasi integralmente privatizzato. La selezione delle classi dirigenti e degli appartenenti ai ceti professionali o più o meno intellettuali potrebbe essere programmata aldilà dei desideri politici e sociali della maggioranza della popolazione. Pensa a una cosa oggi improponibile: un bel summit fra fondazioni bancarie, dirigenti, esperti del settore, qualche rettore di facoltà e qualche ministro per far da tappezzeria e il gioco è fatto. Riscritte per decenni le regole della selezione, della ricerca e dello studio universitario aldilà della Costituzione, dei diritti dell’uomo, delle libertà di pensiero, d’opinione e di parola. ”

    * -          Sergio: Hai ragione ma c’è un grosso buco in quel che affermi. Questi baroni universitari rossi, neri, blu, gialli, verdi sono meglio del privato? Io credo di no! La banca è quel che è, ossia il male. Ma la gestione a vantaggio di protetti, amici degli amici, amanti, nipoti, figli, mogli che portano avanti da decenni è meglio? A un criterio legato all’egoismo e al male che nasce dal privato e dalla sua cerchia di privilegiati si sostituisce un male certo più grande ma proprio per questo razionale, scientifico, potente e non meschino, lurido, inferiore, deforme, infelice, e spesso osceno. Se devo scegliere fra un male inferiore di tanti piccoli delinquenti pericolosi e meschini e un potere malvagio ma unico e forte sceglierò sempre il potere unico. Il re cattivo ma  legittimo è sempre superiore ai feudatari meschini, vili, apostati e felloni. Guarda cristianamente questa trave e queste pagliuzze. Comprenderai che in te c’è il solito pregiudizio di pensare il privato come male e come  bene  il  pubblico, magari gestito dai partiti amici. Il pubblico deve esser liberato dalla feccia e il privato obbedire alle leggi, giuste in quanto leggi, e non travisarle, inquinarle, corromperle, distruggerle per suoi fini egoistici.

   La notte sta calando dal cortile, anch’esso occupato, si leva un canto.


    * -          Lazzaro: Silenzio, è rimasto qualcuno in cortile sento un canto, qualcuno suona una chitarra. Accidenti non dovrebbero esser qui. Ah! Quel tale, poca cosa è  con tre o quattro immigrati e si è sistemato in un angolo. Tra poco andranno via, questa è l’ultima notte. Ma che cosa è quest’aria? Sembra una canzone molto vecchia, non la conosco.




20 febbraio 2010

Gli ultimi giorni dell'umanità

De Reditu Suo - Secondo Libro

                                       Gli ultimi giorni dell’umanità

“Die lezten Tage der Menscenheit” con questo titolo il drammaturgo Karl Kraus narrò in un testo teatrale monumentale la distruzione dell’Impero Austro-Ungarico durante la Prima Guerra Mondiale. Un testo teatrale scritto per “il teatro di Marte” e questo giudizio è  dello stesso autore viste le evidenti difficoltà a rappresentare il suo enorme dramma che mette  in scena la fine di un antico mondo umano.  Per gli estimatori del regista teatrale italiano Luca Ronconi ricordo di passaggio che costui ha fatto una riduzione del lavoro di K. Kraus a Torino molti anni fa. Effettivamente la Grande Guerra ha segnato la disgregazione della vecchia umanità liquidando i vecchi imperi e togliendo dal consorzio umano le fantasie legate alle forme di civiltà pre-industriali e portando tanta parte dell’umanità dentro i meccanismi della civiltà industriale e di massa. Con la Grande Guerra il fatto bellico diventa totale e l’essere umano diventa una variabile matematica e numerica di un meccanismo di produzione, consumo, innovazione e morte. Chi visse allora aveva perlopiù le idee molto confuse perché il processo che stava per distruggere e ricostruire il mondo umano non si lasciava scrutare alla luce del sole, solo uno studio accurato e una riflessione libera e attenta poteva dare il senso della conclusione della vecchia umanità e del sorgere di una nuova forma di civiltà che da sé costruiva il suo mondo umano. I grandi esperimenti totalitari del ventesimo secolo sono comprensibili solo alla luce della Grande Guerra, se la vecchia civiltà Europea non si fosse autodistrutta nel Primo Conflitto Mondiale Fascismo, Nazismo e Comunismo non avrebbero mai avuto lo spazio non solo per prendere il potere ma neanche per esistere e di conseguenza non avrebbero  potuto  portar avanti i loro programmi di distruzione e ricostruzione della civiltà e dell’umanità caduta sotto il loro controllo. Del resto ignorare oggi il dato banale che le forme con cui s’esprime una civiltà possono morire e decomporsi proprio come la materia vivente è proprio di quanti nel Belpaese vogliono vedere solo il loro interesse privato, il loro quotidiano, essere sempre e comunque giustificati nelle loro piccole certezze. Oggi il potere mondiale è scosso dall’emergere di nuovi imperi militari, politici e finanziari in Asia questo fatto banale e certissimo comporterà una trasformazione del mondo umano e alla fine anche il Belpaese verrà colto da questi fatti. Rimane incerto se tale mutazione darà origine a conflitti armati di vasta portata e intensità latori di tragedie simili a quelle delle due Guerre Mondiali o se tutto procederà per via finanziaria, diplomatica e per mezzo delle nuove tragiche guerre asimmetriche e per procura. Personalmente vedo un Belpaese nel suo complesso estraneo alle questioni gravi sospese come una spada di Damocle sulla testa di tutto il consorzio umano. Oggi più di ieri sarebbe stata di generale utilità la presenza nel mondo di una Civiltà Italiana compiuta e comprensibile anche per i forestieri.  

 

IANA  per FuturoIeri




7 dicembre 2009

Lontani dagli Dei e dagli Eroi


De Reditu Suo

Lontani dagli Dei e dagli Eroi

La mattina presto quando sono sul bus andare al lavoro mi chiedo alle volte, ovviamente da solo e in silenzio, quali possono esser gli strumenti per intervenire sulla realtà che mi circonda. Purtroppo mi rendo conto che sono pochi, deboli, spesso inefficaci. Queste  democrazie europee del nuovo millennio vedono partiti politici deboli in preda a leader e  dirigenti rissosi e bisognosi del sostegno economico altrui, mentre i grandi gruppi finanziari si son fatti attribuire poteri di condizionamento e indirizzo prima di competenza del solo potere politico. Questo avviene dentro le logiche di processi economici e industriali che in Europa e nel Nord-America impoveriscono la piccola borghesia, i ceti operai e contadini già messi in ginocchio da leggi e cavilli che depotenziano il loro ruolo sociale e la loro capacità di pesare nelle scelte politiche ed economiche, la televisione e la carta stampata sono perlopiù dipendenti dalle imposizioni di chi raccoglie la raccolta pubblicitaria o finanzia il mezzo di comunicazione di massa.  Il singolo ha ben pochi strumenti per intervenire in una realtà come questa che sia da solo o come associato  a un gruppo più ampio, il sistema è solido e si tiene sul consenso di milioni di consumatori che anche se frodati e gabbati preferiscono il certo all’incerto, il poco e subito a qualcosa in più da strappare con sacrifico e rischio. La logica del prendere qualcosa qui e ora premia il politico e il finanziere che puntano solo al presente e che hanno messo in conto di lasciare ai posteri una terribile eredità. Personalmente auspico che il sistema riveli la sua natura fallimentare e criminogena prima che arrivi a un collasso di dimensioni pericolose e potenzialmente eversivo dell’ordine costituito. Un piccolo disastro da correggere subito potrebbe, forse, evitare di dover metter mano ad una catastrofe incontrollabile e ingestibile domani quando i processi degenerativi nella società umana e nello sfruttamento delle risorse planetarie avranno creato le condizioni per aprire ogni sorta di conflitto, anche armato, fra le nuove potenze globali emergenti e le vecchie in decadenza. Forse questa è una stupida illusione, o forse è una soluzione peggiore del male; il disastro finale sarà forse la conclusione lineare, logica, oggettiva, giusta. Ecco che in questa visione millenaristica e purificatrice dei mali del mondo umano leggo la distanza da me e da altri come me dagli Dei e dagli Eroi, ossia da quel sovrappiù di potenza e dominio sulla realtà materiale che permette al singolo di cambiare le cose o di trasformare il reale a sua immagine e somiglianza. Nel mondo antico, e in quello delle leggende e della finzione teatrale, era questo qualcosa in più che fondava le città, creava i popoli e i regni, imponeva a un mondo umano disperso delle regole e delle prospettive, dava un senso alle forme di vita associata. Ciò che era oltre l’umano o subito sopra di esso era l’esempio e talvolta il senso del proprio piccolo mondo. Adesso c’è la nudità di poteri economici e finanziari che devono mascherarsi dietro milioni d’immagini pubblicitarie, di suoni, di canzoncine; i sacerdoti del Dio-denaro non riescono a trovare la loro legittimità, il loro potere sugli umani puzza di truffa e di dispotismo. La miglior soluzione che hanno trovato è di comprarsi i sistemi politici, di corromperli di condizionarli finanziando le campagne elettorali o i mezzi di comunicazione di massa.   I limiti dell’umano sono i limiti di una condizione fisica e mentale limitata nel tempo e nelle possibilità. Di fronte ai colossi finanziari e corporativi che sovrastano il singolo e manipolano ciò che è reale e ciò che è virtuale diventa molto difficile operare e vivere per l’uomo libero in uno spazio materiale e psicologico proprio. La prima libertà diventa quella di poter pensare che due più due fa quattro, basta poco per iniziare a sottrarsi al mondo delle illusioni maligne e delle allucinazioni pubblicitarie.

 

IANA per FuturoIeri




28 aprile 2009

Immobilismo politico e un paese in fuga

 Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

La grande follia: immobilismo politico e un Belpaese in fuga

Da tempo la politica italiana, il suo giornalismo, i suoi riti retorici e istituzionali si sono allontanati dalla vita quotidiana, dalla realtà del divenire di ogni giorno, dalle vicende del Mario Rossi di turno. La politica consuma i suoi riti e i suoi giochi di potere, sono troppo stanco e dolente per sforzarmi di capire che cosa c’è dietro il Berlusconi che apre al venticinque aprile. Temo che dietro questa  novità  ci sia qualcosa che riguarda il suo futuro politico. Quindi tutti gli italiani. Ma adesso non riesco a capire, forse è troppo banale, forse è troppo difficile. Intanto osservo che la grande politica e il grande giornalismo si rassicurano fra sé. Il potere politico  è in fuga, atterrito e affascinato dalle novità della crisi, sconvolto da un mondo umano diventato nel volgere di pochi anni multipolare e con le potenze emergenti che cercano di strappare al gigante americano pezzi del suo potere finanziario e politico. In un mondo umano in fuga dal suo passato e le genti d’Italia sono trascinate in questa rincorsa forsennata verso assetti politici post-Seconda Guerra Mondiale. Ma qui e ora nella grande politica della Nazione Italiana tutto sembra fermo, L’Italia della Seconda Repubblica è la copia logora della precedente, le classi dirigenti si adattano al cambiamento cercando di preservare le forme arcaiche con cui s’esprimeva il loro potere. L’Italia è immobile non perché si commemora questo e quello, ma perché c’è poca mobilità sociale, perché il figlio del notaio farà il notaio e il figlio del medico il medico, perché le licenze dei taxi sono investimenti e non un modo per regolare un servizio necessario, perché una causa per l’importo di 190 euro può trascinarsi in tribunale per cinque anni. Inoltre nessuno ha ancora pensato un vero modello d’accoglienza e integrazione per le nuove generazioni d’Italiani che nascono e che sono figli di gente di recente immigrazione; nelle scuole siamo alla seconda generazione. I figli degli immigrati nati qui ragionevolmente s’aspettano qualcosa dal Belpaese. Ma la grande politica dove è finita? Si deve forse aspettare uno scoppio di rabbia come in Francia, si deve lasciare a una società italiana frammentata e diversissima la soluzione caso per caso di questioni di questo tipo?

 Il Belpaese deve abbandonare la retorica, il diluvio di parole insensate e scomposte, qui un mondo umano è in sofferenza. Ma forse io sbaglio, mi son di nuovo confuso. Le genti diversissime del Belpaese hanno da tempo abbandonato tutto questo parlarsi addosso, recitano con disinvoltura la grande farsa in maschera che  piace al potere ma da tempo hanno capito i limiti e il senso di fine che circonda questa messa in scena collettiva. Forse il mio problema è personale. Non so recitare nel teatro della vita. Questioni di punti di vista, per me la vita è importante e trasformare l’aspetto della finzione e dell’illusione nella sua unica e assoluta dimensione è fare un grave torto a se stessi. Prima di tutto.

IANA per FuturoIeri



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