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20 novembre 2009

La realtà comincia a cedere, un mondo nuovo si forma

De Reditu Suo

La realtà comincia a cedere, un mondo nuovo si forma

Nel Belpaese solo adesso s’inizia a vedere qualche piccola crepe nel muro di menzogne e pietose finzioni che per decenni ha fatto la fortuna delle nostrane sedicenti classi dirigenti, con la crisi emerge lentamente la realtà concreta di un mondo umano di lavoratori precari e di uomini e donne dei ceti sociali “medio – bassi” umiliati e schiacciati da questi anni di cattiveria e follia egoistica. Gli stipendi di chi lavora per i privati o per la pubblica amministrazione sono stati messi sotto in questi ultimi dieci anni dal costo della vita crescente e aggravati dalla povertà portata dalla crisi. Quello che era il,vecchio ceto medio è stato umiliato, offeso, punito e calunniato; lui più dei proletari e degli immigrati era l’oggetto del cieco e ottuso odio di classi dei miliardari e dei loro esperti al soldo.  Credo che questa cosa indecente sia in relazione con l’incredibile sottovalutazione della sofferenza psicologica e lavorativa di questi ceti sociali, i quali se continuano ad essere vessati in questo modo potrebbero cominciare a sviluppare rispetto all’ordine costituito delle tensioni antagonistiche. Proprio quella massa informe di ragionieri, di piccoli professionisti, di piccoli esercenti, poliziotti, militari di carriera, professori, maestri e dottori aveva fatto da barriera nel Novecento alla massa montante dei ceti operai e contadini attratti dal comunismo e dal socialismo; oggi le minoranze di miliardari miracolati da questa opera di contenimento dell’eversione di sinistra si godono i frutti dell’erosione del potere politico ed economico di questi ceti medio - bassi. Poche volte nella storia umana la fedeltà e la speranza di centinaia di milioni di esseri umani è stata così profondamente  umiliata e mal ripagata. Eppure c’è da temere perché non si può vessare intere classi sociali per decenni e sperare che per qualche strano miracolo non accada nulla, neanche la più roboante campagna pubblicitaria può nascondere la crisi e l’arrogante violenza esercitata dalle minoranze costituite da pochi ricchi contro tutto il resto dell’umanità. Ecco che in questa grande delusione, in questo sconforto, in questa crisi morale nella quale i figli temono di perdere il tenore di vita dei padri durante la loro esistenza  e di avere una peggiore carriera lavorativa si forma la possibilità del cambiamento. La realtà pretesa come solida e assoluta inizia a cedere a mostrare buchi e crepe, la vicenda umana è ricondotta in questi anni ad una brutalità semplicissima che parla di un mondo umano segnato dalla violenza organizzata e dal culto del Dio-denaro. Si formano le prime flebili critiche al sistema, nascono forme nuove di dissenso, perfino di proposta come il Social Forum, e l’inquietudine dei trentenni e dei quarantenni emerge perfino nel senescente e malato Belpaese. Ma tutto questo se sarà continuità con il passato, nobile o ignobile che sia, non riuscirà a capire e a decifrare la novità dei tempi. Nonostante le apparenze questo si sta formando un mondo umano del tutto nuovo. Ciò che appare come simile è dovuto solo agli esseri umani e alla loro capacità di auto-ingannarsi intorno alla natura delle cose. Stavolta il salto nel buio è già storia passata, di nascosto, in silenzio come fanno i sonnambuli tutto il piccolo mondo antico del Belpaese ha traversato una barriera invisibile fra ciò che è stato prima e questo presente. Occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere l’irreversibilità dei processi in atto.

IANA per FuturoIeri




17 gennaio 2009

La Morte di Dio. Patria e Famiglia (2)

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

1. Sulla Grande Crisi e sulla Palestina

E’ avvenuto un miracolo e la cosa mi era sfuggita. Siamo messi così bene che nel Belpaese ci si può permettere di passare ore a discutere del problema della Palestina e dello Stato d’Israele. Personalmente non so più dove sia il Belpaese che ho conosciuto nell’infanzia, nel giro di venticinque anni è talmente cambiato da essere irriconoscibile. Da qualche settimana l’attenzione politica e il dibattito si è spostato dalle vicende interne e della crisi alle luttuose vicende della Palestina e di Gaza. Credo di conoscere ancora qualcosa dell’italiano da stereotipo, del Mario Rossi di turno. So quindi per certo che ai nostri, fatte salve le solite anime sensibili, di quei tapini che si scannano o vengono truicidati dai bombardamenti non gliene può fregar di meno. Se il Mario Rossi è sempre il solito Mario Rossi so che cosa è importante per lui quando davanti alla televisione, intorno alle 20, guarda le tristi processioni di squartati e di carbonizzati: “la pasta scotta o salata due volte è per lui di gran lunga più inquietante e dolorosa di tutte le stragi del mondo e della Terrasanta”. Questo i nostri politicanti e giornalisti lo sanno bene. Perché insistono? Cosa li muove davvero? Credo che questo improvviso sentimento di passione per cause che ai più non possono fregar di meno sia dovuto alla passione nazionale per le chiacchere e per l’aria fritta e per il sottile piacere di dividere il pubblico e di far una facile ricreazione dai problemi nostri raccontando i mali altrui. Suscitar fazioni su cose di questo tipo è divertente per i nostri, non si tratta mica di cose serie come gli appalti pubblici i piani regolatori delle grandi città con terreni agricoli che diventano edificabili, o l’aereoporto di Malpensa dove in mezzo ci sono milioni di euro in forse. Un danno su queste cose è irrimediabile, crea vere inimicizie, ma una strage in Palestina! Ma quando mai! Chi rinuncererebbe fra i nostri politici di professione ad entrare in una coalizione politica rilevante per i cadaveri di una lontana terra. Proviamo a pensare a una programmazione televisiva, l’unica di cui si può ragionare con Mario Rossi, che inizia con:”L’Inghilterra ha perso trecentomila posti di lavoro nei primi tre mesi di questa crisi e migliaia di persone si trovano senza casa e senza stipendio. Mario Rossi domani può toccare a noi, può toccare a te.” Credo che con un discorso del genere Mario Rossi smetterebbe di pensare alla pasta scotta o salata due volte. Proprio come i nostri politicanti che per la maggior parte non vanno oltre il loro specialissimo particolare il signor Mario Rossi non va oltre il proprio lato del marciapiede, e solo quando va bene. Figurarsi se gli frega qualcosa dei drammi immani che avvengono lontano al di là del mare, presso genti diverse per storia, fede e cultura. La nostra politica rispecchia fedelmente il nostro lato peggiore, a suo modo ci rappresenta. Sarebbe stato semplice per me limitarmi a far un elenco dei morti da una parte e dall’altra per osservare come immancabilmente il più forte e il più ricco è nel Belpaese il più amato da classi dirigenti e giornalisti, e certamente anche dalla maggioranza della popolazione. Ragionare di facili moralismi non era per me semplice ma comodo, un po’ troppo. Preferisco parlare del mio Belpaese e del fatto che esso non riesce a guardare oltre l’orizzonte della propria parte di marciapiade, e solo quando va bene.

IANA per FuturoIeri



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