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8 dicembre 2009

Ma come è diventato triste il Belpaese




De Reditu Suo

Ma come è diventato triste il Belpaese

Per una questione mia privata mi son trovato ad assistere alla prova del “Campanello” di Doninzetti che si è tenuta al teatro Comunale di Firenze, si tratta di un’opera  che viene dal 1836. Mi son sorpreso a considerare, azzardando un paragone fra la cronaca i oggi e quest’opera buffa nel quale un farmacista sulla cinquantina maritato con una bella ragazza viene preso in giro da un suo parente rivale in amore, che ai nostri tempi il Belpaese si è fatto triste. Il tema della rivalità vecchio-giovane in materia d’amore oggi potrebbe esse raccontato con esattezza solo attraverso le forme dello squallido e del deforme. Questo presente ha ostentato in quest’inverno 2009 una tal messe di oscenità e cose pazze che esse son diventate dei sentieri obbligati per interpretare questo  presente. La forza delle immagini e delle situazioni che escono dalla televisione e dalla cronaca politica e giudiziaria modificano la percezione della realtà e quasi si sostituiscono ad essa. La mia non è nostalgia per gli Stati pre-unitari ma la lucida consapevolezza che qualcosa si è rotto da anni. La capacità d’immaginare un Belpaese popolato da una messe di umanità cialtrona ma allegra e vitale è quasi venuto meno.  Ciò che è deforme, osceno, grottesco, squallido si trasformato nel brutto che ha ricoperto l’intero Stivale. Il Belpaese si è fatto triste e infelice, le sue deformità ora sembrano ai più non gli esiti di nostre  culture contadine e cittadine ma i frutti sciagurati di una forestiera civiltà industriale mal recepita e per massima parte subita dalla maggior parte della popolazione. Oggi in tempi di maturità della terza rivoluzione industriale questa infelicità diffusa ha le forme del brutto e del deforme, dell’osceno e del vile. Manca quella capacità di ascrivere il proprio tempo a qualcosa di noto e di antico, di mettere assieme il presente con il passato e il passato con un possibile futuro che proietta in avanti le speranze delle nuove generazioni che loro malgrado esistono qui e ora e secondo giustizia esigono di aver la loro possibilità di creare e di fare nel Belpaese e nel caso di trasformarlo. Quelle espressioni beffarde e carnevalesche di vitalità cialtrona del remoto passato son state sostituite da realtà aziendali organizzate ed strutturate che si occupano di far divertire e intrattenere i molti: che si tratti di una discoteca, di un concerto, o di uno stadio di calcio espressione di una squadra di calcio di serie A la situazione non cambia: tutto è ascritto a una logica perfetta che si chiama profitto. Le logiche economiche sono le uniche logiche lecite e comprensibili, tutto ciò che è realtà umana deve avere la sua espressione certa e accettabile in termini di costi e guadagni. Questa ossessione finanziaria è fortissima nel Belpaese e qui e ora non trova più da decenni nessun tipo di contrasto che possa limitare la sua influenza. Mi piace pensare di poter ascrivere la recente manifestazione di color viola a un senso più alto di quello della triste contingenza politica presente; forse quel NO a Berlusconi sottintende un acerbo significato di rifiuto e abiura di certe logiche clientelari e consumistiche finora dominanti nel Belpaese. Le speranze di uscire da questo limbo dove il Belpaese non è più vivo ma non è ancora risorto per ora appoggiano su forze deboli e disperse, la speranza è che alla fine si trasformino in qualcosa di certo, a suo modo unitario e con ambizioni forti.

IANA per FuturoIeri




27 settembre 2008

RECORD MIRACOLOSO

Non è neanche trascorsa per intero la settimana delle dimissioni dell'assessore alla cultura contestatore dello stadio nuovo dei Della Valle che un vertice metropolitano esprime l'OK .
Il solito quotidiano moderato Repubblica del 27 settembre 2008 nella cronaca di Firenze rende conto della decisione presa dagli amministratori e dai politici del fu centro-sinistra.
Il quotidiano moderato scrive fra l'altro su questa adunanza:"...questo l'esito del vertice metropolitano, il primo mai fatto in tanti anni, tenuto ieri a Palazzo Vecchio.". Questa Fiorentina ha il potere magico di scomodare la politica locale, addirittura di convocare vertici altrimenti rari o impensabili.
Non resta che auspicare altrettante simili riunioni per:" attuare severi controlli contro  coloro che affittano a nero gli appartamenti, per parlare dei problemi di anziani e giovani coppie alle prese con mutui  e affitti insostenibili, per la tutela dell'ordine pubblico, per un sano dibattito sull'acqua come bene pubblico, per ragionare di povertà, emigrazione, trasporti pubblici". Dimenticavo l'inquinamento e i lavori della tranvia!
Che sbadato!
Questo gioco del calcio si rivela fin troppo importante nel Belpaese, diventa subito un problema politico, anzi lo svago della politica che s'aggrappa alle emozioni della folla per strappare un facile consenso.  C'è qualcosa di funesto, di cupo presagio in una vita democratica che passa per gli stadi. Quel tipo di spettacolo, è bene non chiamarlo più sport,  è un affare enorme, produce di tutto: magliette, eventi, personaggi, marchi, pubblicità e anche stadi.  Con gli stadi arrivano i lavori pubblici, le strade, gli appalti, e magari nuove attività edilizie. Non è bene che la politica fiorentina, ma Firenze è in questo caso simile al resto della Nazione, si vincoli a una cosa del genere, perchè il calcio non unisce proprio nessuno. Anzi proprio perchè è diventato un grande affare sportivo che oscura tutti gli altri sport è oggetto di molti risentimenti e di diffidenza da parte di coloro che praticano gli sport minori, oltre alle pessime figure che ci regala puntualmente alle olimpiadi. Non sarebbe male per questa ex Atene d'Italia svincolarsi dalle tendenze nazionali e ripensare il rapporto con il gioco del pallone che è bello se rimane sport, ma quando si trasforma nella macchina del consenso e degli affari diventa una cosa molto diversa.

IANA per FuturoIeri




24 settembre 2008

IL CALCIO E LA POLITICA: PERCHE' ACCONTENTARSI DI UNA SOLA DISGRAZIA?

Il solito quotidiano moderato La Repubblica, edizione fiorentina del 23 settembre 2008, pubblica due intere pagine dedicate alle dimissioni lampo dell'assessore alla cultura Gozzini per le sue affermazioni alla guascona sulla notevole vicenda del nuovo stadio da farsi nella città di Firenze. Il politico dimissionato aveva "esternato" forti critiche nei confronti dell'imprenditore Della Valle che ha espresso la volontà di costruire a Castello, una zona di Firenze un nuovo stadio, un parco del calcio, museo, alberghi, e pure una città commerciale. Tutto questo lo rilevo dalla lettura del quotidiano moderato già citato. Una roba da Monopoli quando il giocatore più ricco piazza sul tavolo una sfilza di alberghi e di case. Da fiorentino finito a Sesto un pò mi preoccupo perchè fra Castello e la zona di Sesto e Campi c'è di tutto: un Ipercoop nuovo di zecca, l'areoporto che quasi fa a cazzotti con l'area del futuribile  inceneritore, una sfilza di centri commerciali fra cui Esselunga e Carrefour e a Campi  c'è pure i Gigli e il multisala, e nello specifico sestese è bene ricordare il polo universitario scientifico nella piana di Sesto, un discreto numero di capannoni e la grande fabbrica della Richard-Ginori e la vicenda di una città intera Sesto Fiorentino che negli ultimi vent'anni ha avuto una rilevante espansione edilizia. C'è in zona una tale concentrazione di cemento, strade e ferro, che c'è da chiedersi come possa stare tutta questa roba in uno spazio così ristretto. Forse non a Ginevra, dove la supermacchina da sei miliardi si è rotta,  ma nella piana si voleva trovare il buco nero a forza di concetrar materia pesante. Cosa c'è di strano che un assessore alla cultura e uomo di seri studi se ne esca con una vivace espressione di disgusto per una cosa del genere. La politica esiste anche per le provocazioni, per le prese di posizione eterodosse, e infine per le mediazioni. Ha sbagliato tono, può essere! Ma questo fatto è così grave da portarlo a rassegnare le dimissioni?
Il calcio, un tempo sport con qualche nobiltà è oggi per il Belpaese una disgrazia, anche per Firenze, e si badi non parlo della Fiorentina o di una qualche squadra del cuore ma proprio del gioco del calcio. Esso è  da anni una questione politica e affaristica, e se ben ricordo prima di una clamorosa e inaspettata vittoria ai mondiali esso era stato pesantemente messo sotto osservazione dalla magistratura per tutta una serie di malversazioni, quindi non è più a livello professionistico uno sport ma qualcosa  di molto diverso. I veri sportivi sono quei temerari che spengono la televisione e la domenica pomeriggio fanno una passeggiata, montano in sella alla bicicletta o fanno volontariato, qualcuno si siede su una panchina e pensa, anche quella è una condizione nobile, a suo modo sportiva. Il tifo calcistico non è sport è orgoglio campanilistico quando non degenera in qualcosa di peggio come le tragiche cronache degli ultimi anni hanno ampiamente documentato. Il calcio italiano è al giorno d'oggi una cosa dal quale ogni contemporaneo prosecutore dell'opera di mecenate dovrebbe fuggire sdegnato.
Mi rivolgo ai lettori di Firenze, pensateci un pò su e fra voi chiedetevi: ma lo volete davvero uno stadio nuovo con centro commerciale annesso? E quali disagi in materia di lavori edilizi e stradali siete disposti a sopportare per realizzare la grande opera? Io so cosa posso chiedere a uno sport che pratico e che vivo, ma voi avete la vostra idea in materia?

IANA per FuturoIeri



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