.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


4 gennaio 2009

IN MEMORIA DI UN MAESTRO DI JUDO (4)

 Il maestro di Judo Ivo Fischi è morto il 2 gennaio 2009.
Presento in questo blog le parti del dialogo fra me e lui, fra maestro e allievo.

Sezione 4

D-. Cosa aggiunge o cosa ha aggiunto nel passato, secondo te, il Judo nella cultura sportiva degli italiani?

R-. La cultura?

D-. Sì, alla cultura sportiva

R-. Non c’è cultura sportiva, mi dispiace sono italiano, ma non c’è cultura sportiva.

D-. Neanche…

R-. Uno che ha avuto una cultura sportiva ha fatto successo con una canzone; Conte con Bartali: descriveva pari pari quello che era lo sport popolare. E’ piaciuta perfino ai francesi: ti rendi conto!

Da quanto era bella. Ma aveva una cultura. La cultura si nota dalle piccole cose. Pensa alla canzone “Genova per Noi”. La differenza fra Asti e un posto di mare provala! Te lo dice in faccia. Pensa adesso alla canzone “Azzurro” che è un ritorno della memoria alla solitudine e al ripensare all’oratorio. La cultura ci si fa con l’osservare le cose e ripensarle. Nello sport è uguale. Io la cultura me la faccio fra voi. Fra me e te c’è un ottimo rapporto. Guarda Ho avuto il caso di un mio studente di arti marziali. Pensa vent’anni con me, fin da bambino, non lo volevano neanche in casa. Perché un giorno gli ho detto:”no, la ginnastica non la devi fare così, la devono fare tutti”. E’ andato via. Ha rotto un’amicizia che durava vent’anni. La chiami cultura quella. Non ha sensibilità. Se io dovessi rompere un’amicizia con te prima chiederei spiegazioni.

D-. Vorrei conoscere qualcosa di più sul tuo rapporto con la musica, dal momento che sembra avere un ruolo tutto suo nel tuo essere maestro di arti marziali.

R-. La musica alle volte supera e implica le parole. A volte tu puoi descrivere una situazione con la musica. La musica è l’arte del suono, e i suoni danno alle volte la sensazione di una tragedia o di un fatto felice, che le parole non raggiungono nella sua complessità.

D-. La musica per te si proietta oltre il linguaggio.

R-. Sì! Ti faccio un esempio perché si può parlare di queste cose per esempi: Beethoven è stato l’autore dell’”Eroica” e della “Pastorale”, però la “Pastorale” ha in sé quello che sentiva lui, c’era il carattere della persona.

D-. Che può essere descritto con la musica adatta

R-. Se tu senti Sibelius, e la parola ti dice che era un compositore del Nord-Europa. La mattina lui alle cinque, all’alba, andava su una roccia, si sedeva con la pelliccia e poi scriveva. Lui ha scritto un’opera molto bella un Valzer triste dove la morte entra e fa una danza macabra attorno a un morente. La descrizione triste di quest’opera non è stata trovata perché era nel carattere del compositore. Se tu senti Mozart, senti il genio viziato. A sedici anni aveva la moglie e lo sfruttavano. Il patimento e la sofferenza nella sua musica si trovano solo alla fine della sua vita nel famoso requiem, quello reso famoso dal film. Lui poi era un massone.

D-. Molti erano tali nel Settecento, era anche un modo per respingere le rigidità di una società strutturata per ordini sociali.

R-. Ti faccio un altro esempio per farti capire cosa voglio dire. Io mi ricordo quando Dubcek fu lasciato libero dopo i fatti di Praga, era vecchio e l’avevano rovinato, era morente. Pensa quando si affaccia alla finestra si sente la musica di Smetana, la famosa Moldava, il brano “La mia Patria”. Quando si affacciò alla finestra si vide nel volto il dispiacere del passato per quello che aveva provato e l’orgoglio rappresentato da questa musica. Ecco perché ho detto che la musica supera le parole e anche l’orgoglio stesso.

D-. Questo rapporto con la musica può essere utile per elevare il carattere delle persone.

R-. Certo.

D-. Allora si ritorna la discorso iniziale di una cattiva cultura che c’è in Italia nello Sport che porta avanti interessi materiali.

R-. Esatto, è uguale

D-. Mentre al contrario c’è nello sport un problema di formazione complessiva dell’essere umano.

R-. Quando tu senti la musica americana, il Reggae-time è nato nell’Ottocento quando i musicisti negri facevano il piano-bar e non avevano una melodia sofisticata, ma un suono cadenzato, bellissimo, che esprimeva la loro vita; era la loro vita nei campi di cotone. Quando suonavano al piano-bar davano vita a quegli americani che erano appiattiti.

D-. Capisco.

R-. C’è una storia dietro tutto questo. La musica andrebbe insegnata nelle scuole non solo facendola solfeggiare ma facendola ascoltare e apprezzare, anche usando le opere di Walt Disney. Pensa a “Fantasia” quando viene rappresentata la toccata e fuga di Bach in re minore. Dal momento che quello studio musicale non voleva rappresentare niente ma il cambiare il ritmo per fare la melodia. Allora il cartoon fa vedere le note che saltano sugli spartiti. Non è necessario altro. Una notte su Montecalvo, sappiamo tutti di cosa parlo…

D-. Certo, è il monte legato alla leggenda del sabba delle streghe. Leggenda che è stata trasportata in musica da un famoso musicista russo e sullo schermo da Walt Disney.

R-. A un certo momento si vede i cadaveri che passano chi da un cappio, chi dalla ghigliottina, chi dalla mannaia, tutti condannati a morte che ritornano tutti quanti a ballare sulle mani di una montagna bellissima che si apre. E’ Lucifero. Quando c’è il sacro e il profano ecco in scena il contrasto col profano con un suono di campana. Lucifero guarda arrabbiato, richiama e richiude dentro il suo corpo le anime dei dannati e lontano si sente la gente povera e ignorante che canta l’Ave Maria di Schubert. Questo quando tu lo spieghi ai ragazzi, quando lo si fa scrivere in Italiano, li migliori, sono migliori; hanno la possibilità di aprirsi.

D-. Parli di questo come di un’elevazione culturale attraverso la musica.

R-. Mia madre diceva: la musica va ascoltata per capire chi la scrive. Per esempio Gerschwin io a 14-15 anni lo ascoltavo molto spesso ilo “concerto in fa” è bellissimo come “Un’Americano a Parigi”. Io ho capito dopo perchè il maestro italiano Toscanini l’ha diretto. Perché ha delle composizioni e delle strutture per le quali è classico.

D-. Quindi un linguaggio che sa attraversare lo spazio e il tempo.

R-. Se a un ragazzo fai sentire la “Saga della Primavera” di Stravinsky e poi gli dici che nasce il mondo così e parte dal dinosauro fino ad oggi. E’ un’esplosione di un cosmo che nasce fino ai fiori, l’amore, la gente, la civiltà e poi un’altra esplosione l’annienta. Ma con la musica lo senti. La musica è l’arte del suono, ma è anche l’arte di vivere. Quando tu parli di una persona gradita è musica, quando tu parli d’amore con una ragazza o con gli amici d’amicizia è musica. Se tu non senti questa musica sei insensibile. Questo lo diceva anche la Fallaci. La Fallaci mi diceva: guarda Ivo io dormivo nelle trincee i Viet-nam e gli americani con la chitarra alle volte suonavano brani country che derivavano dalla sinfonia “Il nuovo Mondo” di…

D-. Dvorack

R-. Si lui, la suonavano perché era bella ed esprimeva il loro animo. Faccio un salto logico: è così anche per i cori di montagna, dove senti la gente che canta col cuore. Del resto si può fare un capolavoro anche con una tarantella come ha fatto Rossini, pensa usando la mandola uno strumento medioevale, antichissimo. La musica è l’arte di vivere, come la poesia; il saper dire il saper parlare.

D-. Saper vivere in che senso?

R-. Di poter gustare.

D-. Si, cosa?

R-. L’ambiente e la situazione

D-. Affinamento quindi…

R-. Pensa all’Aida a come vengono rappresentate le situazioni, nel trionfo c’è prima c’è una musica e poi una diversa solenne.

D-. Quella del trionfo, del principe che torna.

R-. E’ il trionfo. C’è anche la parte nostalgica col padre di Aida con “rivedrai le foreste imbalsamate”.

D-. Quella è la parte che mi piace di meno mi chiedo cosa sia passato nella testa del librettista al soldo di Verdi.

R-. Di questo dovremo riparlare un giorno

D-. Forse occorre ritrovare la propria cultura se si è persa

R-. Bisogna cambiarci se no non viviamo, se noi non ci facciamo una cultura, vincerà il più forte. Vincerà l’N’drangheta, la camorra, il capo-settore in una contrada, quello più forte dentro il bar, hai capito. Io ero a fare una coda per una raccomandata. Arriva uno dal fondo e dice: me la fai per favore ho furia. C’erano venuti pensionati a prendere la pensione e io: Guardi quel biglietto lo mette da parte e lo fa quando siamo arrivati tutti in fondo.

Quello:”Come sarebbe a dire?”

Lo presi per il collo e lo buttai fuori.

Dissi: “questi sistemi neanche col tuo babbo devi farli. Perché son convinto che al tuo babbo tu gli devi rispetto. Non lo fare più sai, sennò t’ammazzo di botte”.

Fece una faccia.

Bisognava arrivare a questo.

Ma che sei propenso a fare questo per tutta la vita?

No.

Bisogna mettercelo in testa Iacopo.

D-. Alle volte è difficile essere coerenti con se stessi

R-. Ma tu sei costretto. I napoletani dicono: Storto a Valle, Dritto a bene. Capisci si sta al caso, poi col caso si fanno delle cose che vengono fasulle. He! Io ti volevo far un suggerimento. Vorrei un altro dialogo fra me e te. Tu ascolti e scrivi degli appunti e poi si rifanno.

D-. Si, D’accordo



sfoglia     dicembre        febbraio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email