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23 febbraio 2010

Sky Crawlers e la rappresentazione della guerra


De Reditu Suo - Secondo Libro

                       Sky Crawlers e la rappresentazione della guerra 

 Sky Crawlers (Sukai Kurora) è un lungometraggio d’animazione giapponese, lento, lungo 121 minuti, esteticamente impressionante e racconta una curiosissima storia di guerra. L’opera  stata presentata alla 65° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il regista è Mamoru Oshii e il soggetto è di Hiroshi Mori. La Trama è quella di un conflitto globale gestito da multinazionali dell’industria bellica che impiegano dei cloni di ragazzini i “Kildren” per combattere con degli aerei  che sembrano ispirati a certi prototipi della Seconda Guerra Mondiale. La vita di questi disgraziati è la conseguenza di un esperimento dovuto agli appalti dell’industria bellica, essi vengono programmati con le memorie di altri combattenti deceduti e mandati sui veicoli a combattere un conflitto che è anche uno spettacolo televisivo. I combattenti in questione fanno parte di una multinazionale della guerra che lavora per un ipotetico Super-Stato Europeo. Quello che impressiona del lungometraggio è  come esso riprenda alcune evidenze oggi drammatiche di nuovi conflitti e li volga nel contesto di una visione estetica complessiva suggestiva. Oggi che il Belpaese è arrivato al nono anno di conflitto afgano con spese crescenti, votate spesso in modo bipartisan come risulta ai redattori di molti siti italiani sull’argomento, le nuove guerre pongono delle domande e costringono a delle riflessioni. In particolare c’è da chiedersi quale sia per il Belpaese, solito vaso di coccio fra vasi di ferro, il prezzo da pagare a queste nuove guerre in termini di denari che non prendono la via della spesa sociale. Le cifre che gli Stati nazionali spendono per l’impresa afgana sono cospicue e nello specifico italiano il sito PeaceReporter presenta dei dati piuttosto inquietanti   sull’aumento dei costi e le modalità Bipartisan del rifinanziamento delle missioni all’estero. Quello che colpisce di questa realtà concreta è il ruolo di spettatori paganti che hanno i cittadini comuni nella vicenda del conflitto afgano, esattamente il ruolo dei civili telespettatori che in Sky Crawlers guardano al televisore del pub la telecronaca dell’incursione aerea sui centri industriali del nemico.  Queste guerre nuove oltre a preparare una svolta nelle armi e negli equipaggiamenti, da anni si parla del soldato tecnologico, vedono la cittadinanza dei paesi “democratici” in una condizione sostanziale di spettatori di un dramma che si svolge altrove e  che essi pagano con i denari delle loro tasse che vanno a foraggiare le industrie militari e di servizi legati al fatto bellico e anche quella finanza internazionale che fa il suolucro sui conflitti.  Di fatto la guerra diventa un processo “democraticamente” incontrollabile essendo una faccenda pubblica per i costi finanziarie umani  e nello stesso tempo estremamente privata per quel che riguarda la gestione di alcune risorse militari, dei rifornimenti e della ricostruzione dei territori devastati dal conflitto. Su Youtube sono presenti numerosi video sul conflitto afgano, di fatto la guerra è forse l’evento  più inquietante e spettacolare della rete.

IANA  per FuturoIeri




5 febbraio 2010

La politica sottomessa allo spettacolare

De Reditu Suo - Secondo Libro

 La politica sottomessa allo spettacolare

Non piacer alle genti D’Italia sentirsi dire cose spiacevoli, ma talvolta è necessario farlo per non crollare dentro l’abisso delle menzogne, delle mezze-verità e delle pietose finzioni. Oggi ciò che è politico assume forza solo se si combina con la dimensione dello spettacolare, anche l’artista che intende esercitare una critica sociale e politica deve dar prova di suscitare emozioni e suggestioni. La politica prende la via dell’irrazionale, del sentimento,  della lettura parziale e faziosa estranea al ragionamento e al calcolo. Quando il politico di professione esce dal circuito limitato dei contatti con i poteri che contano siano essi istituzionali, forestieri, clericali, finanziari o politici in senso stretto deve presentarsi al vasto pubblico e nel caso dei suoi elettori motivarli e galvanizzarli Quindi il politico deve ricorrere alle forma della politica che è spettacolo e dello spettacolo che s’intreccia con la politica. Avviene quindi una pericolosa scissione fra ciò che è calcolo e interesse politico e l’immagine che di sé costruisce il soggetto politico sia esso un partito o un singolo che ha intrapreso quella carriera. Questa divisione delle parti in commedia può creare disagio e sconcerto nel pubblico quando l’evidenza dei fatti espone il politico alle critiche e allo smascheramento. Mentre si consuma questa doppiezza fra l’immagine pubblica e la vera e solida attività politica che oggi è ridotta ad amministrazione e mediazione fra poteri finanziari e di casta e plebi elettorali emerge una novità curiosa: comici e giornalisti fanno spettacolo e si occupano di politica spostando centinaia di migliaia di voti. Mi riferisco a personaggi come Marco Travaglio e Beppe Grillo, ma anche a Luttazzi e ai due Guzzanti e nel settore della musica giovanile il rapper Caparezza. Recentemente ho visto i video dell’artista pugliese su Youtube e personalmente credo, anche se non posso dimostrarlo, che ha spostato più voti lui a sinistra di tutta la vicenda umana e professionale di Walter Veltroni. Infatti all’interno della sua opera è presente una fortissima critica sociale e al sistema di produzione e consumo che colpisce la sensibilità anche del telespettatore più insensibile. L’emergere di potenzialità politiche nel mondo dello spettacolo non è una cosa nuova, infatti fin dagli anni ottanta ha fatto da ambasciatore del reganismo duro e puro in Italia il film Rambo 2 e poi Rambo 3;  pellicole fanaticamente anticomuniste ed esaltatrici dell’eroe a stelle e strisce per definizione e della civiltà statunitense in tutte le sue asprezze belliciste. Quindi non è una cosa nuova che l’arte del cinema si presti ad operazioni di propaganda politica ora sottili ora aperte, a maggior ragione il fumetto, la satira, il teatro civile o la manifestazione di piazza sono strumenti politici. Solo che stavolta qualcosa è cambiato, la politica diventata professionale si è piegata su se stessa e deve inseguire lo spettacolare sul suo terreno; deve fare, oltre al suo ordinario lavoro di ricerca di consenso e di seguito popolare, un lavoro nell’ambito di ciò che è spettacolo, invenzione televisiva, evento pubblico.

  Lo spettacolo permanente dei nostri tempi sta ingoiando la politica e la sta trasformando, in qualcosa che può essere drammaticamente provvisorio e temporaneo, lo spettacolo ha bisogno di continue emozioni e di mutare i personaggi e i programmi e la politica se si contamina può trasformarsi in qualcosa d’irragionevole, di vago  e di grottesco.

IANA per Futuroieri




20 ottobre 2009

La reggenza d'Italia e il finale alla Capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La reggenza d’Italia e il finale alla Capitan Harlock

 

Capita di ripensare alla 42° puntata della serie classica di Capitan Harlock e alla battuta che chiude tutta la vicenda bellica e umana intorno alla quale ruota il conflitto spaziale del cartone animato. Si tratta d una serie della fine degli anni settanta quindi con gli alieni invasori e l’eroe con la sua corrazzata spaziale che li sconfigge; tuttavia la complessità psicologica dei personaggi e la complessità della storia ne fa una serie di quarantadue puntate che è riuscita a far il salto oltre l’ombra e a trasformare qualcosa di commerciale in una creazione artistica. In quello che è l’ultimo atto della seria la regina Raflesia al comando degli invasori alieni attende nella sua “stanza dei bottoni” l’ennesimo rapporto, il suo esercito è stato sconfitto, le sue forze d’invasione sono in fuga, ma ha ancora delle speranze legate a delle forze combattenti presenti sul pianeta azzurro. Ad un certo punto mentre è seduta sul suo trono un messaggero porta la notizia che il loro centro di comando e controllo è stato distrutto. Sua maestà chiede che cosa significa e le viene risposto:” Maestà, tutto è perduto”. In questa quarantaduesima puntata tutto si dissolve in un momento e comincia una storia diversa dove si contano i vincitori e i vinti, si fa l’elenco di ciò che resta e di quel che è andato distrutto e perduto per sempre.

Io so che arriverà questo momento per la Reggenza che di fatto sta governando l’Italia, questa condizione politica e sociale è instabile e prima o poi cesserà. Probabilmente questo fatto sarà strettamente legato alle fortune dell’Impero Statunitense e delle sue alleanze, alla disfatta economica in corso, alla crisi delle fonti energetiche e delle materie prime.

Oggi le sedicenti classi dirigenti d’Italia vivono in uno strano limbo, in una stasi dove possono ignorare le rapidissime trasformazioni del mondo esterno, possono dilettarsi con gli scandali a sfondo sessuale o con i giudici perseguitati dalle telecamere. Si tratta del solito teatrino, di storielle da spettacolo di burattini, di parole al vento che devono bastare ai militanti e ai tesserati, più o meno fantasma, mentre tutto intorno al Belpaese cambia, e le stesse genti difformi della Penisola non sono più le stesse da almeno due decenni.

Il finale, non so quando e non so come, sarà spettacolare perché tutto verrà giù in solo momento. Sarà dato da un punto sottile nello spazio e nel tempo nel quale ciò che era prima cesserà d’essere e ciò che sarà prenderà forma. Il momento esatto dove il cambiamento sarà irreversibile e ritengo che avrà lo spazio temporale della durata della quarantaduesima puntata. Circa mezz’ora.

Un bel finale rapido e tagliente per la storia di una reggenza  italiana indecorosa, sgangherata, malfatta e nel complesso triste.

 

 IANA per FuturoIeri



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