.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


15 marzo 2010

Ralph Nader tradotto da Franco Allegri

Agli amici lettori offro questo pezzo di Nader tradotto dall'amico Franco sulla crisi Statunitense e sui problemi della loro Amministrazione e della loro società.



14 Mar, 2010

Essi non conoscono la vergogna

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader e letto 34 volte.

Proponi su Proponi su 
OkNotizie Ascolta con webReader

“Essi Non Conoscono la Vergogna”

23/12/2010

Di Ralph Nader

Caro amico,
In Giappone conoscono la parola vergogna.
Citigroup fa uno sbaglio in Giappone e il CEO è costretto a fare un atto pubblico di scuse.
Negli Stati Uniti, quando Citigroup fa uno sbaglio non c’è la scusa – solo sussidi, salvataggi e bonus.
In realtà, ad un anno da quando distrusse l’economia globale, impoverì le pensioni e le liquidazioni della gente e creò milioni di disoccupati, Wall Street fa affari come sempre – a Washington come a Manhattan, come predissi a Wall Street e in altri comizi.
Un gruppo conduce la carica contro Wall Street emettendo uno squillo di tromba per controllare i banchieri.
Quel gruppo è Public Citizen, un’associazione che io fondai quasi 40 anni fa per essere un rappresentante permanente della gente a Washington, D.C.
Oggi sto scrivendo per sollecitarvi a dare un contributo prima della fine dell’anno a sostegno di Public Citizen’s Campaign per regolare Wall Street.*
Per favore date il vostro contributo di $25, $50, $100, $500 – o quanto potete dare.*
Contribuite fino alle 24:00 del 31 Dicembre e il vostro dono andrà nel fondo dato da un piccolo gruppo di donatori impegnati di Public Citizen – fino a $100.000! Per favore aiutateci a raggiungere questo obbiettivo.
All’inizio dell’anno, sosteneste generosi il Single Payer Action – un forte attacco, senza prigionieri concentrato ad ottenere il sistema del Medicare for All.
Ora vi chiedo – ai nostri sostenitori più forti – di catapultare un altro diritto di cittadinanza per sfidare il potere corporativo.
442 giorni
Questo è il tempo passato dal collasso di Lehman Brothers prima che la House of Representatives approvasse qualche legge di riforma finanziaria.
E’ ancora in attesa al Senato.
Il lungo ritardo tra l’attacco della crisi finanziaria e il movimento congressuale verso l’approvazione della riforma di Wall Street e della Consumer Protection Act del 2009 non serve bene la causa della riforma.
Primo, la buona notizia.
Grazie e non in piccola parte al lavoro di Public Citizen, la legge dovrebbe introdurre un’agenzia di controllo finanziario che tuteli i consumatori.
Wall Street disse che voleva “uccidere” – sua parola – l’agenzia.
Public Citizen disse allora: “Non se ne parla”.
Gli esperti di Public Citizen promossero l’introduzione dell’agenzia.
E loro parlarono dopo i lacché di Wall Street, come la rappresentante Melissa Bean (D-Illinois) che cercò, senza successo, di battere o di indebolire l’agenzia dopo il riconoscimento.
Se passasse al Senato, l’agenzia negherà le ipoteche predatorie, le alte spese di scoperto, i trucchi sulle ricevute bancarie scritti in piccolo e i termini ingannatori dei mutui complicati.
Ma oltre l’agenzia del consumatore che speriamo sia guidata dal magnifico professore di Harvard Elizabeth Warren, la legge sarà poco più di un fastidio per Wall Street.
Questo perché la legge non riesce assolutamente ad affrontare i problemi strutturali che condussero alla crisi finanziaria.
Mentre il dibattito sulla regolazione finanziaria va al Senato, nessuno è meglio posizionato di Public Citizen per fissare questi problemi.
Ma Public Citizen ha bisogno del vostro aiuto: Per favore donate ora.*
Ecco il programma di Public Citizen
Punto uno: demolire le banche.
Questo è semplice. Le banche sono troppo grandi per fallire. Perciò ridimensioniamole.
E rendiamo certo che le banche commerciali dove voi tenete i vostri risparmi siano separate dalle banche di investimento che speculano a Wall Street.
Punto due: limitiamo i derivati che Warren Buffet ha chiamato “armi finanziarie di distruzione di massa”.
Eliminiamo gli strumenti finanziari esotici che sono troppo pericolosi.
Chiediamo la prova di sicurezza ai fornitori di nuovi derivati. E assoggettiamo quelli permessi a controlli stringenti.
Punto tre: Fissiamo i salari dei dirigenti, e basta con la rovinosa cultura del bonus di Wall Street.
Wall Street punta a pagare decine di miliardi di dollari di bonus – nello stesso anno che ha ricevuto trilioni di dollari dal supporto pubblico?
Veramente? Si.
Allora mettiamo una tassa straordinaria sui bonus. Public Citizen la chiede e il Regno Unito la sta facendo. Washington può accodarsi.
E i bonus che sono pagati dovrebbero essere solo un premio per il successo a lungo termine con imprese o loro divisioni.
Quando fondai Public Citizen, l’idea era di creare una base di avvocati di talento che leggessero leggi e regolamenti complicati, traducessero il linguaggio tecnico nell’inglese di tutti i giorni e facessero chiarezza sugli abusi corporativi; usate i media per diffondere le idee; la petizione, la pressione, litigare e protestare, e mobilitare la gente su proposte per migliorare la salute, la sicurezza, la giustizia e la democrazia.
Tutto va fatto punta a punta con il potere corporativo. E vincere. Per quasi 4 decenni, questo è quello che Public Citizen ha fatto.
Come nessun altro a Washington.
Ora è pronta ad impegnarsi a Wall Street. E vincere.
Ma essa vi chiede di unirvi agli altri Americani convinti. Per favore donate oggi.*
Tu puoi contare su Public Citizen per tutte le persone.
Essi uniranno i contributi della campagna di Wall Street alle soluzioni della truffa trovate dai loro alleati congressuali.
Essi prepareranno un’agenda forte per ridurre il potere di Wall Street.
E organizzeranno la rabbia populista necessaria  imporre nuove leggi per Wall Street.
Ma solo con l’aiuto di gente come te che sei la fonte energetica di Public Citizen.
Puoi contribuire $25, $50, $100, $500 – o per quello che puoi dare – proprio ora, così Public Citizen potrà espandere il suo lavoro?*
Dopo che la House of Representatives finalmente ha approvato la sua legge di riforma finanziaria all’inizio del mese, l’intero pacchetto legislativo si muove verso il Senato.
Dove essa si muoverà molto velocemente verso l’insabbiamento nel corso del 2010.
Perciò non c’è tempo da perdere.
Insieme possiamo avere la forza di sconfiggere Wall Street.
Avanti verso la giustizia economica.
Ralph Nader
P.S. Per favore fate il vostro dono oggi, prima della fine dell’anno, così una Public Citizen rifinanziata potrà uscire uscire dai blocchi ruggente nel gennaio 2010.*
Ricordate, il vostro contributo sarà valorizzato per ogni dollari se lo darete prima della mezzanotte del 31 dicembre!
*I finanziamenti non sono possibili all’estero e il nostro intento era quello di dare solo un buon esempio di buona politica.
Tradotto da F. Allegri il 14/03/2010. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




4 marzo 2010

Bananìa e la guerra degli alieni di Andromeda

 


 

De Reditu Suo - Secondo Libro

                        Bananìa e la guerra degli alieni di Andromeda

 Il Belpaese di Bananìa al tempo della sua Repubblica Cleptocratica conviveva con le basi aeree, spaziali e navali delle genti di Atlantide. Gli Atlantidei vivevano su più continenti non erano un vero e proprio popolo ma un migliaia di comunità diverse fra loro che erano unite da solidi patti e da leggi comuni, avevano anche una lingua franca con la quale comunicavano si trattava di uno strano dialetto in origine parlato da certi goti che vivevano nelle paludi  e in tetre foreste. I goti che vivevano nel Vecchio Mondo avevano aiutato gli Atlantidei ormai preda  una violenta crisi sociale e istituzionale a creare un essere artificiale l’Imperatrice di Atlantide per risolvere con metodi efficaci e funzionali i loro problemi sociali, economici e militari. Ora l’essere superumano si trovò presto in intesa perfetta con gli alieni della galassia di Andromeda, i quali potevano benissimo risolvere la questione del pianeta azzurro e delle vicende umane con una delle loro spettacolari invasioni planetarie con conseguente colonizzazione e ridefinizione delle forme di fauna e flora. Contro le loro abitudini preferirono aiutare l’imperatrice di Atlandide a creare un popolo suo nuovo e a fornire i mezzi e il supporto per creare tipologie di forme di vita umane alterative a quelle presenti in quel momento sul pianeta azzurro. Gli alieni avevano colto l’opportunità d’indirizzare le forme di vita sul pianeta azzurro nella direzione da loro auspicata, una guerra piccola o per procura avrebbe cambiato poco ma la possibilità di far usare le armi di distruzione di massa ai contendenti cambiava le prospettive. C’era la concreta possibilità di rendere compatibili on la loro civiltà gli atlantidei mutandoli e trasformandoli nel fisico e nella mente e d’intervenire nella flora immettendo nell’indifferenza generale e in condizioni relativamente favorevoli, delle specie nuove. Fu così che essi iniziarono a passare dei dati preziosi all’imperatrice di Atlantide. Del resto la fortuna era dalla loro parte perché da quasi due secoli la forma dominante di potere era la società per azioni con personalità giuridica, di fatto una realtà che non aveva un corpo proprio e non apparteneva al mondo animale ma era un prodotto artificiale; quindi l’intesa fra gli alieni e le forme di vita artificiali era una cosa possibile. La multinazionale usa gli umani per prosperare in un dato sistema di produzione, sviluppo e consumo, basta sostituire agli umani degli alieni e il risultato non cambia. Per la multinazionale era una cosa buona e giusta sostituire gli umani con gli alieni  se non tutti almeno in parte: per prima cosa l’alieno meglio organizzato e armato poteva con facilità aver ragione degli umani in una controversia fra consumatori e società o  fra società e collaboratori, in secondo luogo l’alieno aveva una società divisa in caste e per funzioni e se mettevano delle bio-macchine a produrre e dei ceti privilegiati a consumare a nessuno veniva in mente di mutare i ruoli sociali creando sindacati e mafie di vario tipo. Un buon affare quindi per entrambi e ben presto l’intesa fra le parti fu perfetta. Anzi la guerra con le armi di distruzione di massa era benvenuta, finalmente una soluzione ottima, o  così sembrava. Gli umani diminuiscono, gli alieni arrivano e colonizzano quindi  i profitti volano e gli azionisti di maggioranza si godono i guadagni stratosferici assieme ai nuovi padroni. In tutto questo ragionamento mancava però un potere poco malleabile che era quello dell’imperatrice di Atlantide che aveva sì il progetto di fare degli Atlantidei un popolo simile a quello delle genti di Andromeda ma per suoi fini e per creare il suo potere assoluto. Ma di questo scriverò un’altra volta… 

 IANA  per FuturoIeri

 




15 febbraio 2010

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini


De Reditu Suo - Secondo Libro

                              La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini

Il poeta e regista forse non se rendeva conto, o forse sì, ma la sua era una vera e propria fortuna: i suoi persecutori che lo trascinavano in tribunale  erano veri e c’era davvero gente capace  di provare odio e disgusto. La sua lotta civile e culturale s’integrava nei termini di qualcosa che era ancora vivo anche se profondamente malato di corruzione, ignavia e cinismo. Oggi tutto è merce, perfino la critica dura e impietosa si trasforma in prodotto, tutto è divorato dal sistema di produzione, spettacolo e consumo anche l’urlo del predicatore nel deserto e il monito dell’intellettuale impegnato assumono senso se entrano nelle logiche e nei percorsi dei sistemi di comunicazione di massa. L’odio è un sentimento forte e oggi è ormai merce rara in una civiltà a metà strada fra il centro commerciale e la catastrofe ecologica planetaria.   Al disprezzo e al contrasto si preferisce il silenzio per malvagità, per incapacità di comprendere e per la folle e assoluta volontà di portare a buon fine interessi privati manipolando le leggi, gli appalti e  i piani regolatori. Non dico niente di nuovo su tutto questo, il lettore pensi a tangentopoli. La cultura alta e profonda è estranea alle logiche del potere di oggi che è solo l’estensione della volontà di finanzieri, manager, banchieri, sceicchi, e trafficanti di ogni specie. A queste caste al potere interessa solo  un minimo di Stato che tuteli in qualche modo la proprietà privata e la libertà di commercio. Non credo che esista un centro di potere malvagio, quel che è avvenuto è stato un percorso segnato dal collegarsi e svilupparsi di più volontà, di più progetti di dominio e controllo e  dalla volontà di potenza di realtà imperiali globali. Quindi più attori pubblici e privati di dimensioni imperiali con interessi assolutamente egoistici e cinici hanno condotto le vicende planetarie negli ultimi decenni e ormai tocca vedere una terza rivoluzione industriale che sta smentendo tutte le ragionevoli aspettative di progresso e benessere. Alle rovine della vecchia Italia e dei suoi antichi poteri si sommano le rovine di tangentopoli e un giorno potrebbero sommarsi quelle del Berlusconismo. Una massa informe di cose morte e miti perduti e svergognati non può creare odio, rabbia, lotta e  martirio ma solo diserzione, fuga e furberie da strapazzo. Forse l’Italia di Pasolini era quella della fine di modi di vivere e di essere di natura arcaica e a loro modo tradizionali. Questa di oggi è l’Italia dove i nuovi miti e i nuovi spettacoli rivelano la loro natura assolutamente strumentale e volta a calmare un popolo di tapini, di impoveriti e di popolazioni piene di problemi non risolti. Il mondo umano dell’Italia di oggi è qualcosa di talmente deforme e inesprimibile che anche l’odio di parte cessa di essere un fatto assoluto per diventare o un problema privato o una stramba continuazione dello spettacolo permanente nel quale è immersa la politica e il sedicente “mondo dell’informazione”.

Sui processi di P. Pasolini umilmente rimando al sito http://www.pasolini.net/processi_cronologia.htm

IANA  per FuturoIeri




1 febbraio 2010

La guerra ieri, oggi, domani



De Reditu Suo - Secondo Libro

 La guerra ieri oggi e domani

Lo so che ragionare di guerra e conflitti non piace alla maggior parte degli italiani ma è un fatto che dal 1991 il Belpaese si è trovato coinvolto nelle nuove guerre, si è passati da una spedizione militare all’altra seguendo al bandiera del fu Impero britannico e le insegne degli Stati Uniti D’America. Nei fatti la famosa e strapazzata egida dell’ONU arriva di solito a cose fatte dopo che sono passate le milizie, i bombardamenti, i massacri e le truppe delle varie coalizioni atlantiche. Nel trapassato remoto quando l’unica fonte di legittimazione del fatto militare era lo Stato era quasi facile dare una parvenza di nobiltà e giusta causa a un conflitto. Perfino le avventure coloniali dello stramorto Regno d’Italia erano, almeno fino ai fatti della repressione mussoliniana in Libia, coperte da un velo di patriottismo e di necessità e perfino di utile politico. Di questi tempi è difficile pensare la Patria quando l’unico metro di giudizio è il Dio-quattrino  e quando i ricchissimi con la loro corte dei miracoli ostentano una vita beata e felice, talvolta ai confini della morale e delle leggi.

Del resto a conferma dello spirito dei tempi ricordo ai gentili lettori che Wikipedia l’enciclopedia multimediale riporta la seguente dichiarazione di una top Model icona degli anni novanta:“In tempi più recenti Linda Evangelista ha dichiarato "We don't wake up for less than $10,000 a day" (in italiano: "Noi non ci alziamo neppure dal letto, per meno di 10000 dollari al giorno").

Prendo questa frase attribuita la top model come indicativa di un certo universo mentale consumistico ed edonistico che dalla fine degli anni novanta è arrivato fino a questo 2010, solo che mi pare incompatibile con la crisi e le spese militari correnti nel fu Impero Inglese, negli USA, e nei paesi Europei sotto l’egida della NATO. Quale temerario oserebbe mettere in forse la sua vita o gettarsi nel pericolo che è presente nella guerra quando i valori dominanti sono di questa natura? Per far la guerra per bene occorre accettare l’idea di dover morire, di essere nel punto estremo della propria vita e di rischiare tutto. L’essere umano in guerra è davanti alla prospettiva di trasformarsi da un momento all’altro in un corpo in decomposizione talvolta smembrato o sfigurato. La morte livella ogni cosa e il corpo del ricco e quello del povero finiscono con il decomporsi nella fossa comune come nel sepolcro di marmo. Il ricco perde il suo paradiso in terra, il povero lascia la sua valle di lacrime, sangue e duro fango. Vivere per il Dio-denaro non aiuta a sacrificarsi per una causa che va oltre se stessi. Proprio in questi giorni l’amico Franco Allegri ha tradotto una lettera aperta al Presidente Obama di M. Moore il famoso scrittore e regista statunitense che ha per argomento le sofferenze delle famiglie statunitensi alle prese con la guerra afgana e la crisi economica. La lettera è pubblicata tradotta in italiano sul sito di Futuro Ieri nella rubrica Mondo Piccino e si tratta di uno scritto per certi versi commovente che getta una luce assolutamente positiva sul suo coraggioso autore e il seme del dubbio sulla presente amministrazione a stelle e strisce.

  

IANA per Futuroieri






26 gennaio 2010

Questo grande spettacolo scellerato

De Reditu Suo - Secondo Libro

Questo grande spettacolo scellerato

Certo che è difficile pensare a questi anni cercando indietro nel tempo per capire se era stato previsto tutto questo dominio nella vita di  ogni giorno della pubblicità e del mondo dello spettacolo. I segnali erano tanti ma ciò che sorprende  è la forza con cui questi fenomeni son venuti in essere: di fatto l’immagine del mondo e il vissuto quotidiano del singolo son condizionati dalla pressione enorme di questo modo di comunicare. Milioni d’immagini, di suoni, di scene animate e affini spingono a comprare qualcosa o a star sul  mercato vendendo capacità professionali e non solo, si tratta di un condizionamento incessante e continuo.  Dentro il condizionamento c’è tuttavia una novità e si tratta dell’assorbimento delle categorie che vivono di politica dentro le logiche della presente civiltà dello spettacolo.  Il potere politico deve rappresentare se stesso con mezzi e logiche non dissimili dai divi e dalle dive del piccolo e del grande schermo, deve esserci; ossia deve  esser presente la mattina, il pomeriggio e la sera nelle fasce orarie utili quando  il potenziale elettore ha il video acceso.  Talvolta esagerano e occupano anche le fasce orarie notturne , così  il potenziale elettore si trova circondato a meno che non accenda la scatola magica solo a notte fonda.   Forse Don Milani  e Pierpaolo Pasolini con certe loro prese di posizione allora da molti ritenute eccentriche, per non dir di peggio, avevano intuito la natura intima della televisione e della pubblicità commerciale e la sua capacità di essere rappresentazione di tutto  e di essere forza in grado di sedurre e condizionare. Purtroppo quei due personaggi paralleli e opposti sono un ricordo del remoto passato, ben poco è rimasto dell’antica spinta  all’impegno civile o religioso a favore della popolazione italiana.  Tuttavia oggi, a mio modesto avviso, c’è una novità: tutto ciò che fa spettacolo diventa anche atto politico in quanto diffonde con studiata scienza stili di vita, modelli di consumo, comportamenti, e talvolta modi di pensare e di agire. La politica arriva dopo e constatata la mutazione in atto nelle parole e nelle logiche dominanti si adegua di conseguenza; il momento politico è successivo al fatto spettacolare e commerciale. Mi permetto di aggiungere che la dimensione  dei grandi valori di origine laica e religiosa,  inclusi anche quelli più inquietanti, viene comunemente inserita entro i termini di logiche commerciali. Prova ne sia che perfino certe produzioni del regista statunitense M. Moore   sono state dei successi commerciali e come tali hanno prodotto ciò di cui il sistema attuale di produzione e consumo ha bisogno: profitto.  Tutto si può riportare all’essenza che permette al capitalismo senza regole che è venuto in essere di esistere.  Il Dio-Denaro è il sangue di questo modello di produzione e consumo dove  l’umano  crea la forza vitale del sistema. Ciò che permette all’umano di far bene il lavoro senza troppe domande è da una parte necessario e  dall’altra comodo per chi è nei livelli superiori della società. Lo spettacolare in politica è quindi parte di un tutto che non riesce a darsi limiti e tabù.

IANA per Futuroieri




24 novembre 2009

La Resurrezione

De Reditu Suo

La Resurrezione

L’Italia anche solo di venticinque anni fa è stramorta negli esiti, nelle speranze, nelle ragioni, nei costumi e nelle visioni del mondo e della società. Questo fatto, da anni non più tragico ma banale constatazione e comune ovvietà, merita una considerazione in positivo: dalla decomposizione del mondo umano precedente non può che formarsi un nuovo mondo umano con le sue regole e le sue ragioni. Questo non è necessariamente una cosa buona  e positiva per coloro che subiscono il cambiamento sulla loro pelle, oso scrivere che è quasi un fenomeno naturale come le alluvioni, i terremoti, le estinzioni di massa dovute ai cambiamenti climatici e le grandi catastrofi che talvolta avvengono in natura. Scrivo queste cose mentre nel Belpaese si consuma l’ennesima mini-crisi parlamentare dovuta al solito conflitto fra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la magistratura. Questa cosa disgraziata di fatto produce leggi contestatissime e peraltro, a quel che mi consta, infelici. Ormai cerco d’ignorare il fatto che il Berlusconi il quale da anni è stato di fatto trasformato nel problema del Belpaese, è anche un trucco per nascondere dietro costui tutti i problemi e i torti che si porta dietro questa Repubblica. Quando la vicenda umana e terrena, del resto a quanto pare ne è consapevole dal momento che da anni si parla dell’opera che deve dargli la sua sepoltura monumentale, del Cavaliere avrà termine solo allora si potrà constatare cosa è davvero rimasto in Italia di ciò che era presente nella vita pubblica prima della sua “discesa” in politica.  Gli anni passano inesorabili per me come per tutti gli umani che vivono su questa nera terra. I protagonisti politici e culturali di questa Seconda Repubblica stanno invecchiando, i capelli diventano grigi, gli occhi spenti, la dialettica e la retorica di un tempo ha perso la sua forza. L’intera sedicente classe dirigente italiana tradisce i segni della vecchiaia e dell’appartenenza a un tempo morto, alle stagioni che sono parte di anni lontani e persi. Non è poi così grave: stagioni ben più tragiche, sanguinarie e nobili hanno preceduto questa qui della Seconda Repubblica. Un mondo umano sta lentamente finendo, si sta spegnendo nelle squallore della cronaca scandalistica e giudiziaria, nelle polemiche sterili e nei rancori; chi verrà dopo questi anni dovrà raccogliere i pezzi del vaso di coccio che, come al solito, è, è stato e sarà costretto o forzato a star assieme ai vasi di ferro nel suo lento scivolare attraverso il tempo che scorre su questo pianeta azzurro. Questo secondo tempo della Repubblica Italiana ha, ha avuto e avrà un sapore amaro e un vago e nauseabondo odore di marcio.    Forse, questa è la mia certezza, la fine di questo tempo può essere vicina e avverrà indipendentemente da fattori che oggi sembrano deboli o potenti a seconda dei casi o delle circostanze; semplicemente stanno finendo le condizioni che rendevano stabile questa Seconda Repubblica. Vanno ad esaurirsi gli esseri umani che hanno costruito questo sistema politico e sociale, la stessa popolazione italiana è diversa da quella di vent’anni fa è cambiata in profondità e ha al suo interno ormai una percentuale di comunità straniere che hanno assunto un peso economico e sociale rilevante e che presto si prenderanno un ruolo politico adeguato. Mi spiace che debba finire così senza eroismi, senza gesti nobili. Tutto si dissolve come una candela che lentamente si consuma: un fatto banale, semplice.

IANA per FuturoIeri




31 ottobre 2009

Ancora una volta su Capitan Harlock

 La valigia dei sogni e delle illusioni

Ancora una volta su Capitan Harlock

Gli anni passano, il 1979 è molto lontano e scrivere della serie classica di capitan Harlock è anche fare una fuga nell’infanzia e nel trapassato remoto.

Eppure il 28 ottobre 2009 a breve scadenza dal trentesimo ho letto quest'intervista su Tiscali, in prima pagina, l’oggetto era una scrittrice italiana che aveva pubblicato un saggio su Capitan Harlock. Devo dar ragione a quanti mi hanno fatto osservare che certi miei scritti sull’argomento avevano capito l'importanza della cosa. Mi chiedo però cosa resta di quel passato che è morto e viene evocato qui e ora come se l’eroe disegnato dal maestro Leiji Matsumoto fosse un campione immaginario, una possibilità d'eroismo e di vita mentre era ed è finzione.
Credo che quella serie ormai nota come classica, i 42 episodi contro Raflesia sono quelli che contano, sia riuscita a fare, incredibile a dirsi, il salto oltre la sua stessa ombra. Il prodotto commerciale della civiltà industriale come pinocchio si è trasformato, la merce si è fatta arte, il legno è diventato carne e sangue.
Temo che vedrò pochi di questi miracoli, forse ho assistito, e questo è un grande privilegio, a  qualcosa di raro e prezioso.

In questi anni difficili, e a tratti disperati, è certissima l’esigenza di miti eroici un po’ più sobri e psicologicamente complessi di quelli ordinariamente confezionati dall’industria dell’intrattenimento. Gli eroi di oggi sono fin troppo figli dei videogames e troppo spesso sono dei macellai con la spada più potente o dal pugno devastante, o con la magia che fa l’esplosione più grande. Molto spesso  sono eccessivi nei dialoghi o con ambientazioni grottesche o esasperate, oppure si tratta di personaggi adolescenziali, fin troppo adolescenziali, al punto da sembrare infantili nella loro ingenuità. Questa mia affermazione è volutamente provocatoria e invito i miei pochi lettori a farsi la loro opinione personale.  Ritengo che quando il prodotto commerciale dell’industria dell’intrattenimento non si pone altri scopi che un facile successo di mercato cade fatalmente nel banale e nel ripetitivo. La finzione che simula qualcosa che ha a che fare con la vita e l’arte deve porsi il problema di superare i limiti dell’ovvio e stupire l’intelligenza e non solo suscitare facili emozioni.

Chi scrive è persuaso che i fumetti e i cartoni animati siano una forma d’arte, del resto non si capisce perché negare a un professionista che crea centinaia di tavole ciò che si attribuisce volentieri a uno scenografo o a un pittore. L’arte ha la sua autonomia, purtroppo oggi la civiltà industriale non accetta che vi siano realtà culturali o spirituali altre e diverse da essa.

Questo il titolo di Tiscali: Capitan Harlock, storia di un eroe molto anticonformista, A trent'anni dall'arrivo in Italia del cartone animato, Elena Romanello presenta il libro: Capitan Harlock. Avventure ai confini dell'Universo.

IANA per FuturoIeri




4 ottobre 2009

Le genti d'Italia fra Impero, Immobilità e rassegnazione

La valigia dei sogni e delle illusioni

Le genti d’Italia fra Impero, immobilità e rassegnazione

 

Il Belpaese assiste a un fatto curioso. Questo concretissimo mondo umano è entrato in crisi e non  è una crisi leggera; sembra una specie di nemesi, di vendetta primitiva o antica contro quella cosa strana e malvagia che i nostri per anni ci hanno venduto come “Civiltà Occidentale”. Per certo il concetto d’Occidente indica un concetto geografico relativo: a occidente di qualcosa. L’unica realtà politica degna di chiamarsi Occidente è stato nel mondo antico quella metà dell’Impero romano che corrisponde ad alcuni territori dell’Europa e del Nord - Africa.  Si trattò dell’Impero Romano d’Occidente. Una cosa finita da oltre quindici  secoli.

Ciò che oggi viene dai nostri imbonitori e ciarlatani denominato Occidente è una cosa strana e pazza, inesistente assolutamente nella realtà, e perfino a geografia variabile. A seconda dei casi è Europa con Giappone e Stati  Uniti, altre volte è solo Stati Uniti più ex Impero Inglese, o gli Stati Uniti punto e basta; infine talvolta questo concetto comprende anche Australia in quanto governata perlopiù dai discendenti dei coloni inglesi. Sarebbe più onesto parlare di Impero-Americano o degli USA più i loro alleati, per così dire, storici; non una civiltà quindi ma una serie di forze militari e di persuasione propagandistica legate alla volontà politica statunitense.

Ma l’Italia fugge dal reale, evita il contatto con qualsiasi tipo di riflessione che riguardi i suoi interessi legittimi; le genti del Belpaese si accontentano della televisiva retorica patriottica post-risorgimentale e post-resistenziale, fanno finta di crederci e tirano a campare.

Siamo molto lontani, nel bene e nel male, dalle asprezze nazionaliste di Statunitensi e  Inglesi, e in generale dal feroce egoismo propagandato dalla miscela del protestantesimo più sciovinismo, più dottrine sociali neo-liberali. Proprio la profonda estraneità dell’Italia e delle geni del Belpaese a simili culture deve far riflettere sul fatto che esse sono lontane da noi come dall’Europa. L’occidente si cui si favoleggia nelle televisioni del Belpaese è un miscuglio scomposto di pubblicità da centro commerciale  e propaganda di guerra: i miracoli del cinema americano e del fare acquisti nel centro di Londra convivono con le presunte vittorie degli eserciti di sua Maestà la Regina e degli invincibili marines statunitensi in Oriente e in Asia.  

Le genti del Belpaese devono creare la loro civiltà e non fare il tifo da stadio per quella altrui per ignavia, spirito servile, cialtroneria. Forse una disfatta dell’unico Occidente che esiste quello delle forze armate Anglo-Americane potrebbe svegliare le disperse genti nostre e far capire la necessità di costruire una propria civiltà.

IANA per FuturoIeri




12 settembre 2009

La censura italiana vista da Capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La censura italiana vista da Capitan Harlock

Nel lontano 9 aprile 1979 alle 19.15 Capitan Harlock faceva la sua comparsa nel piccolo schermo della penisola, sembra passato più di un secolo da allora e non poco meno di trent’anni. L’Italia della fine degli anni settanta è oggi polvere di cose decomposte, tutto ciò che è stato prima ha cessato da tempo di vivere nella sua natura intima e nei suoi scopi, proprio l’enorme distanza mi aiuta in questa riflessione perché l’oggetto della mia attenzione è qualcosa che sa d’antico, di circoscrivibile, in ultima analisi si tratta di una cosa su cui riflettere che è passata di cui si può ragionare con calma perché non più parte di questo tempo. Uno degli aspetti che risaltano agli occhi di chi appassionato della serie se la riguarda nei nuovi DVD o su Youtube è la censura italiana. Wikipedia l’enciclopedia libera a questo proposito scrive:” Di fatto, Harlock è un contestatore: non ruba un gioiello per poi andare in vacanza a Las Vegas, come potrebbe fare Lupin. La sua critica al sistema è orgogliosamente portata dall'esterno, nella convinzione che non si possa venire a patti con una società governata da principi ingiusti. Quindi, anche se è stato deciso di mandarla comunque in onda, la serie è stata trattata in maniera estremamente dura dalla censura. Se il doppiaggio è stato di eccellente livello, quasi tutti gli episodi sono stati 'tagliati' prima della messa in onda. La produzione esecutiva RAI ebbe da ridire anche sulla sigla, ritenendo che ricordasse la X MAS. Nei DVD attualmente in circolazione vi sono molte scene che sono prive di dialoghi in italiano, per via che a quei tempi esse non vennero mai doppiate. Nondimeno, molte scene violente e alcune di nudo rimasero anche nell'edizione italiana.”

Nella finzione della serie di fantascienza, fin dall’inizio si sente la voce di un narratore proprio come nelle fiabe, il governo del pianeta Terra e della razza umana è in meno ad una democrazia autoritaria, imbelle e dissoluta, incapace di difendersi, rincretinita dalla videodipendenza e corrotta. Alcuni dialoghi riportano il senso di questa decomposizione morale e alcune scene rimandano a un concetto quasi senza tempo che delinea il senso della fine di una civiltà e della sua gente. Nella quarta puntata c’è il celebre episodio censurato della distruzione della bandiera. Uno dei personaggi della serie, il giovane Daiba, perseguitato dagli alieni e dai terrestri prima di salire sulla corrazzata spaziale del pirata Harlock distrugge la bandiera del governo terrestre al grido di –Tu non sei più la mia bandiera- con un sol colpo di pistola. La scena dava nella puntata il senso di un cambio di prospettiva e di una scelta di vita: assistere l’eroe e combattere al suo fianco contro i nemici esterni e quelli interni. Il tutto era parte di un contesto assolutamente drammatico che a ben pensarci, osservato “col senno di poi”, anticipa una certa fantascienza che oggi sconfina nel gotico e nell’orrore.

Ovviamente Harlock da buon eroe romantico e nicciano-wagneriano riuscirà dopo una guerra aspra e pericolosa a salvare il pianeta azzurro e almeno in parte la sua popolazione umana scellerata. Da buon eroe diventa l’altro, l’estraneo con il quale una civiltà umana corrotta e dissoluta è forzata al confronto. Forse il senso di quella dose sostanziale di italica censura di stampo politico che ha colpito questa serie è legato al fatto che il contenuto della storia era abbastanza forte da far sì che i nostrani censori, dalla coda di paglia, si riconoscessero nei terrestri rincretiniti, o peggio nei funzionari iniqui del corroto Primo Ministro. In altre parole il racconto fantastico-fantascientifico aveva una carica suggestiva ed emotiva tale da preoccupare i custodi reali e concreti della tranquillità degli italiani in quel remoto 1979. Alle volte un’opera d’arte non la si riconosce nel successo ma nello scandalo e nella persecuzione che cade sul suo messaggio. Quando tutto è troppo tranquillo nei fumetti come nei cartoni animati c’è da preoccuparsi, forse c’è troppa tranquillità, molto marketing, scarso messaggio e zero arte.

IANA per FuturoIeri




30 settembre 2008

NUDE PAROLE

Lunedì 29 settembre 2008 l’inserto satirico dell’Unità pubblicava una vignetta che rappresentava un disoccupato/precario che minacciava con la pistola in pugno il ministro Brunetta. In realtà in quella vignetta il ministro non era neanche rappresentato,l a pistola era puntata contro il lettore che vedeva la figura e leggeva le sue parole minacciose. La scenetta poteva di per sé rappresentare uno che per colpa della disoccupazione aveva perso la testa e minacciava i fantasmi apparsi nella sua mente malata. Comunque la cosa ha suscitato un certo scandalo, questo è comprensibile. Quello che impressionava erano le nude parole della figura le quali prefiguravano l’omicidio del ministro. Nella vignetta il movente scatenante del gesto era la condizione di disoccupazione e la reazione abnorme di uno che era rimasto sconvolto dalle dichiarazioni del ministro a proposito dei fannulloni. La satira ha un linguaggio deformante e provocatorio, per chi scrive la reazione al disegno e al testo è il sintomo di un grave malessere che attraversa la società italiana, la follia rappresentata da quella vignetta appena abbozzata ha colto nel segno, ha congelato in pochi tratti di matita l’esasperazione di fondo di due generazioni: i trentenni che sono ancora precari e i tanti ventenni che non sanno dove andare o a quale santo accendere ceri. E’ un fatto che la maggior parte degli italiani non ha protettori o santi in paradiso e quindi difficilmente può far affidamento a reti di solidarietà o complicità per risolvere adeguatamente i propri problemi di carriera o di liquidità. Difficilmente i molti che vivono nel disagio se ne andranno in giro con una pistola calibro 9 a minacciare ministri e funzionari. Cosa può spingere il lettore a sentire un pugno nello stomaco o un forte disagio davanti a una vignetta del genere? Io credo sia la paura di qualcosa di più del gesto criminale, ritengo sia la percezione di un triplice palese e tragico fallimento: quello delle grandi ideologie, quello dello stato sociale all’europea, quello del capitalismo finanziario in salsa neo-liberale. I grandi miti, perché questo erano, che come ancestrali divinità avevano promesso ai loro cultisti la redenzione, il benessere materiale e la rigenerazione per tutti quanti sono caduti, sono morti e decomposti. Nel vuoto terribile di valori e legittimazione del potere che hanno lasciato avanza un rancore cieco e sordo, un deserto etico che può essere la condizione di nuove tragedie collettive, non solo italiane ma mondiali. Il successo anche elettorale di partiti post-fascisti e neo-xenofobi in Europa e non solo è da ascrivere non tanto alla bontà della matrice originaria ma al contrario al fallimento integrale di un modello di democrazia liberale che prometteva il paradiso della ricchezza sulla nera terra e che in questi giorni scopriamo non essere in grado di garantire neanche i manager della borsa di New York. Ossia i grandi sacerdoti del Dio-Mercato. Quando il Paradiso del Dio-denaro brucia e crolla fra le fiamme è quello il tempo in cui gli umani devono ritrovare se stessi, i loro valori e le loro ragioni di vivere, perché il tempo degli Dei è finito e quel che resta sono solo uomini e donne.

Alle volte per capire il grande male di vivere sono necessarie le nude parole private di ogni compromesso e gentilezza.

IANA per FuturoIeri



sfoglia     febbraio        aprile
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email