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3 agosto 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Un cocomero ben tagliato

"Segreto svelato" di I. Nappini



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il Cocomero ben tagliato

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due degli Xenoi mi congedò ed io lo salutai come talvolta si salutano ossia con un leggero inchino della testa e mettendo la mano aperta sul petto. Ciò fatto andai verso il comandante, l’impressione di quel breve incontro era stata enorme. Il comandante mi sembrò sereno e con aria confidenziale mi disse:”Ein Stück der Wassermelone?”, sulle prime non compresi. Aveva usato il tedesco per chiedermi se volevo andare con lui, voleva offrirmi una fetta di cocomero. Che cosa curiosa. C’era una tradizione da quelle parti, in quella città; d’estate alcune bancarelle offrivano cocomero gelato per pochi spiccioli ai passanti. Precisò:” Fa caldo, perché non ci concediamo una fetta di cocomero bella gelata, so io un posto straordinario.” Accettai subito stupito dell’offerta. Fece un cenno e la macchina si avvicinò all’uscita. Disse all’autista:” Sulla passerella, quella prima del ponte rosso”, mostrò su un tablet la mappa e una foto del punto, il tipo al volante fece un cenno di aver capito e in pochi minuti eravamo già in strada diretti dalla parte opposta della città.  Lui mi parlò con tono amichevole:” adesso la porto nei pressi del principale parco della città,  troverà ben poco di monumentale ma è comunque un posto gradevole. Personalmente mi sono cari certi luoghi popolari, semplici.” Arrivammo in un quarto d’ora, non c’era traffico sulla strada, la macchina parcheggiò presso una piazzetta e ci avvicinammo al banco del rivenditore di fette di cocomero collocato  nelle vicinanze di un ponte pedonale sul fiume, il luogo era semplice e privo di decorazioni e di cose notevoli. Il caldo era forte e la polpa rossa fredda, dissetante e dolce proprio quello che ci voleva, con due soldi il comandante mi aveva dato una piccola lezione di gastronomia da strada locale. Lo ringraziai per il gustoso sollievo, l’emozione era stata grande e un piccolo momento di calma era prezioso, la tensione si allentava; fu allora che m’invitò a far due passi, dietro il chiosco si apriva un piccolo viale alberato. Fu l’occasione per fare due passi e parlare del più e del meno, ad un certo punto della conversazione il comandante volle mostrarmi un punto dal quale s’osservava il fiume dall’alto di un argine, una pescaia, le rive sassose e il parco alberato sullo sfondo. Il tutto aveva un fascino da cartolina, da acquerello comprato in qualche negozio di souvenir. Chiesi qualche notizia su quel posto, cose comuni, se c’erano delle storie al riguardo, se c’erano racconti di battaglie…

Lui mi parlò così indicando una pescaia semplicissima sul fiume:” Vede questo  luogo è un luogo semplice, è la periferia del fiume; la parte storica della città è dall’altra parte. Questo è un quartiere dove vive la gente comune, gente semplice. Il potere che abbiamo conquistato assieme agli Xenoi viene dal conoscere queste pietre, queste case, questo fiume, questi alberi e questi prati. Viene dalle cose piccole, dalla banalità, dalla semplicità. Sapere è potere e noi come certi guerrieri d’altri tempi ci siamo messi a conoscere noi stessi, il proprio luogo di vita, la propria storia, la natura. Ci ha aiutato ad avere una disciplina, ad aprire la mente, a prepararci ai disagi della guerra e della vita in clandestinità e della normalità nella gestione del potere.”.

A quel punto compresi al volo che dovevo approfittare di questa inaspettata confidenza:” Quindi una sorta di consapevolezza interiore, di spirito guerriero, di forza morale d’altri tempi era per voi fonte d’ispirazione, di coraggio?”

Lui fece una smorfia e disse: “ Perché tante e tante volte le genti di questa penisola hanno fallito nel corso delle loro rivolte, delle loro congiure, delle loro ribellioni? Perché andavano in ordine sparso, senza disciplina, senza logica, avendo in testa interessi personali, speranze private di ricchezza, desideri di vendetta, odio.  Per ciò che riguarda i capi le ambizioni personali, il doppiogioco, l’ indisciplina, le affinità con la delinquenza erano la regola e questa era la zavorra di tanti movimenti e gruppi politici del passato con ambizioni rivoluzionarie o sovversive. Sono miseramente affogati, la loro memoria si è perduta, le loro ambizioni dissolte, le loro speranze sparite. Noi non potevamo fallire in modo miserabile, in modo meschino come era già accaduto nel passato. Quindi ci siamo forzati alla disciplina e allo studio delle arti marziali. Troppi movimenti politici nel passato sembravano la cattiva copia della delinquenza comune, delle bande mafiose, della feccia di strada che vandalizza qualche quartiere popolare, che fa casino per svaligiare un supermercato o solo per far a botte con la polizia. Questo Belpaese  merita qualcosa di più , molto di più dell’ennesimo bivacco di ladri, teppisti e cialtroni travestiti da politici, da tribuni, da rivoluzionari. Poi c’è una cosa ancora. Erano spesso gente priva d’arte, di poesia, di filosofia , di retto e  corretto sapere. Con gente simile anche le migliori cause scadono nelle degenerazione e nel disastro“. Il comandante aveva le idee chiare e precise. Non potevo dargli torto, in fondo il vecchio ordine era pieno di cose corrotte e disastrate;  in quelle frasi vi fossero dosi forti di verità mischiate a risentimento e rabbia. Poi era anche vero che queste popolazioni erano state governate da potenze straniere, da despoti e tiranni domestici, da politici espressione della criminalità organizzata. Mi sembrava sicuro di sé. C’era un che di fastidioso nel suo fare.

Volevo smontarlo, almeno un po’; volevo approfittare della situazione venuta in essere con questo dialogo. Quindi chiesi in cosa davvero lui e i suoi amici e compagni d’arme ritenevano di essere migliore di tanti altri che avevano provato a far cose simili, a far rivolte, sommosse, rivoluzioni. In fondo con così tanti esempi cattivi del passato c’era da pensare che anche sua eccellenza potesse essere incluso nel numero dei candidati al fallimento.

La provocazione lo scosse solo un poco. Mi sorrise. Indicò il fiume, le due rive  e  la pescaia

Poi mi disse più o meno queste cose: “ Il pericolo del fallimento è forte, ma proprio per questo ci proponiamo una disciplina di partito e marziale. Si tratta di far molto di più e meglio di quanto da queste parti si è visto in passato. Vede non è che in passato mancassero buone idee o buoni ideali. Mancavano gli esseri umani in grado di realizzarli, di portarli a  buon fine. Anche il materiale umano conta. So che è una brutta espressione ma le cose stanno così. Se non liberiamo noi stessi dalla spazzatura che abbiamo in testa, dalle ambizioni sceme, dal cretinismo portato dall’egoismo falliremo di nuovo, come è successo tante volte. Ecco la necessità di fare un salto, di andare oltre grazie ai nostri alleati Xenoi. Non possiamo oggi scappare nel ricordo del passato come tante volte hanno cercato di fare i rivoluzionari, i ribelli, gli eversori. Inutile il cercare in cose morte, nei detriti di storie politiche e sociali finite da generazioni l’ispirazione per un riscatto collettivo, per una salvezza di tutti o di qualcuno. La salvezza può venire solo da una proiezione in avanti, da una rivoluzione sì; ma non come ritorno alle origini. Non c’è un paradiso perduto nel passato recente o remoto che sia, ciò che siamo e che potremo essere si decide qui e ora. Il passato serve forse a non perdersi, a capire da dove si è partiti, ma non può essere il suo ritorno la nostra causa. Vede il fiume, oggi è lento e pigro nel suo scorrere, in inverno è forte e impetuoso. Il fiume non è mai uguale e quella pescaia oggi è emersa, visibile. In altri momenti pare sparire sotto la forza delle acque. Il fiume non si ferma mai. Cercare l’acqua del fiume di venti o trent’anni fa è pazzia, ogni presente scrive da sé la sua storia. Anche il nostro presente scriverà la sua storia e costruirà da sé le sue regole. Quindi siamo forzati per così dire all’esercizio della virtù, alla disciplina, ad essere una forza che si muove tutta assieme con uno scopo collettivo; dobbiamo fare il nostro percorso, costruire un mondo materiale e umano e non rapinare i detriti di società umane rovinate e di realtà politiche scomparse. Rapinare i vinti, gli scemi e la gente ignorante è stata per secoli l’abitudine delle minoranze al potere da queste parti, ossia abitudini criminali e criminogene”.

C’era molto di vero nelle sue parole e c’era anche il desiderio di giustificare se stesso, le proprie azioni, i ricordi. Sorrisi e dissi due o tre parole di circostanza mentre ammiravo il paesaggio.




5 luglio 2012

I primi appunti sul processo - note e scritti su un testo tutto da scrivere-

Assedio di I. Nappini




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

I primi appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Ripetevo gli stessi gesti, in modo nervoso e un po’ seccato. La camera presa in affitto mi sembrava maledettamente piccola e la mia raccolta di vocabolari e di testi mi sembrava inadeguata.    Andavo dalla scrivania dove avevo collocato il computer  per scrivere i miei appunti e le mie note al materiale cartaceo. Non ne uscivo fuori, rimanevo incastrato in cattive immagini, mi perdevo in pensieri oziosi, in visioni deludenti, in letture parziali; in breve perdevo tempo. La mia curiosità e il mio interesse si disperdeva in mille cose diverse. Poi arrivai alla prima domanda seria. Perché loro?

Perché proprio degli esseri squallidi, dei guitti dell’informazione e dello spettacolo, dei personaggi vissuti di pubbliche relazioni, di pubblicità commerciale e propaganda travestita da notizie vere, di delazioni vergognose, degli squallidi pubblicisti al soldo di chi paga dovevano essere al centro di un processo esemplare. Perché proprio loro. Sulle prime pensai a un processo ridicolo, ai capri espiatori, a una sorta di sacrificio animale. Poi mi resi conto che la cosa  era più complicata. Volevano quelli lì e proprio quelli. Dovevano esser messi davanti ai loro delitti, alla loro miseria morale, al loro  vendersi per soldi o per qualche favore; dovevano essere l’esempio negativo. Il senso del processo era la messa in stato d’accusa di tutto il passato “occidentale” di queste popolazioni, ciò che era stato prima doveva prendere l’aroma della vergogna  e della truffa, dietro questo regime nuovo più o meno rivoluzionario non doveva restare nessun punto di ritorno, nessun tempo delle origini. Ma perché allora proprio delle cialtrone televisive, dei giornalisti venduti, dei pubblicisti usi alla menzogna. Poi compresi. Quelle categorie umane erano state per decenni l’immagine della cultura popolare della lega più bassa e vile, ma erano stati un pezzo del quotidiano e  del vissuto, i servi squallidi delle minoranze al potere e degli alieni nemici degli Xenoi e intrattenitori della popolazione di questo paese. Non le rovine degli antichi, i ruderi delle fortezze medioevali, le ville del Rinascimento o le meraviglie architettoniche dell’età Industriale,  ma al contrario i miserabili della televisione e della stampa e della rete erano il passato da stroncare, il passato pericoloso. Pericoloso perché molti non si ricordavano di coloro che avevano costruito la ferrovia, il mercato coperto, il castello, la villa reale, il rudere dei cavalieri crociati o la villa romana, le mura cittadine. No i molti si ricordavano del tale che si era presentato nel salotto televisivo con la cravatta color aragosta, della presentatrice bellicista con la minigonna e la magliettina, del demagogo sudato e  cialtronesco nel discorso con la canotta militare presa al mercatino etnico, della cicciona volgare della televisione che insultava a destra e a manca, del politico che si presentava alla tribuna politica con i colori della squadra della città o della nazionale di calcio. Il cretino televisivo e la scema di turno  da film amatoriale erano i campioni della civiltà da poco scomparsa e quelle dovevano essere le bestie da uccidere, il lupo al quale doveva esser fracassata la testa per far felici pecore e pastori. Era così evidente che mi son chiesto perché non avevo capito subito la cosa, ma questo poi mandava la mia persona a sbattere contro un diverso problema.  Una volta stroncato questo modello scellerato con cosa sarebbe stato poi sostituito? Cosa volevano fare di questi popoli? Come volevano integrare gli alieni Xenoi dentro la popolazione locale? Quel processo conteneva molte risposte. Una delle cose che gli eserciti fanno durante un conflitto è conquistare appoggi presso le popolazioni invase con la propaganda di guerra o manipolare con soldi, corruzione, ricatti, favori associazioni umanitarie, gruppi culturali, minoranze religiose per far passare come cosa buona e giusta la loro impresa militare e i loro propositi di conquista. In particolare nella guerra a bassa intensità è vitale per un esercito occupante costruire attorno alla sua presenza una rete di consenso. Qui era però diverso. Questa non era esigenza di guerra, e neanche un tentativo di stroncare qualche gruppo di dissidenti o di ribelli locali distruggendo la rete di complicità e la loro credibilità. Questa era volontà di mettere una sepoltura su un tempo finito e di criminalizzare l’immagine del passato. Ciò che era stato il precedente regime in blocco era quella cosa lì: l’ultimo esito e tragico esempio umano di decomposizione civile e morale. Questi i nomi: Michele Tito Stano, Giorgio Meschini, Gano Serrat, Pina Riccobaldo da Ferrara, Maurizia Pigalle, Maria Battista de Melis e infine Puddu Maligni. Quattro uomini e tre donne messe davanti al fallimento del loro regime e della loro esistenza. La sentenza di morte era già scritta, il problema era come ci sarebbero arrivati. So come ce li voleva portare il comandante Giosia: in ginocchio, anzi strisciando fino al patibolo.

Cominciai a vedere la cosa nel suo complesso; questo non era un caso minore, uno studio da tesi o da ricercatori di seconda fila, dietro questi fatti c’era il senso di un passaggio di stato. Era la mia occasione, poteva essere il mio biglietto per la carriera accademica se fossi riuscito a trovare il senso politico e propagandistico di questo processo. Inoltre la sfortuna aveva fatto sì che molti degni compari e complici di questi sette fossero dispersi, stati linciati, massacrati dalla folla, uccisi sul posto. Avevo trovato la ragione del mio lavoro, del mio studio e una forse carriera.




27 giugno 2012

Appunti profetici e sparsi su uno scritto da fare




opera di I. Nappini




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Una notte difficile

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose notevoli che voglio presentare ai miei lettori una mi resta difficile da esprimere. Si trattò della notte prima dell’incontro con il numero due del regno Xenoi. Ero pieno di paura e di tensione, si trattava di una breve udienza, forse venti minuti; ma a parte alcuni leader politici e ministri degli esteri delle grandi potenze imperiali quasi nessuno aveva avuto occasione di rivolgere la parola a un capo politico e  militare Xenoi di rango così alto. Non riuscivo a dormire, mi giravo nel letto, dovevo essere lucido ma la tensione mi forzava a bere una o due bottiglie di birra locale, curiosamente era di ottima qualità. Cominciò a farmi male la pancia, sudavo, poi mi addormentai e sognai di essere una persona diversa, in un paese diverso, con un lavoro che non era il mio. Ero uno che viaggiava, parlava, incontrava gente, la cosa era piacevole, divertente. Poi mi svegliai. Era mattina tardi e un sole caldo e generoso inondava con i suoi raggi il letto, le lenzuola e la mia persona. La testa era pesante ma subito compresi cosa dovevo fare; prepararmi convenientemente per l’appuntamento. In frigo avevo lasciato la colazione una cosa semplice e leggera: caffè, latte, una mela, qualche fetta di pane, burro, la locale crema di cioccolato peraltro ottima. Volevo star leggero, senza digestioni complicate avrei avuto più lucidità. La primavera era ormai tarda e era necessario lavarsi bene per non sudare, profumarsi, prendere gli abiti migliori e indossarli. Il tutto andava fatto con semplicità e  senza ostentazione. Mi ritrovai vestito di bianco e color crema, a ripensarci c’era qualcosa di funereo in questo mio abbigliamento. Aspettai per una o due ore fino a quando due auto mi vennero a prendere, una era per la scorta e la seconda era per me, entrai. C’era il vecchio comandante nell’auto. Mi parlò brevemente dando alcune raccomandazioni generiche, il luogo dell’appuntamento era nella zona signorile della città, sul colle dove era posto il Belvedere; in un giardino ben curato, aperto al pubblico per alcuni giorni dell’anno, sua altissima eccellenza mi avrebbe ricevuto per pochi minuti. Ella era interessata alle rose che là erano coltivate e alle piante ornamentali, in un certo senso ella esprimeva così un sentimento gentile, quasi umano. O forse no, si trattava magari di una curiosità scientifica legata alle proprietà farmacologiche e alimentari delle piante ornamentali e da giardino locali. La strada salì per poche centinaia di metri fra ville immerse nel verde e alberi bellissimi, fiori, erba freschissima e odori molti forti, fra i quali quello di magnolia. Sul marciapiede  qua e là c’erano a gruppi di due o di tre dei soldati dei corpi speciali, gente a passeggio, qualche operaio, qualche giardiniere. Le vetture si fermarono sul piazzale del belvedere della città, subito una scorta comandata dallo stesso comandante mi condusse nel luogo dell’incontro. A quel punto la situazione cambiò, ad aprire i cancelli del giardino c’erano due Xenoi in alta uniforme. Mentre entravo uscivano degli umani con delle borse e dei comunicatori, forse miliardari in cerca di protezione, forse ambasciatori, o forse capi politici di qualche nazione umana. La scorta rimase a breve distanza, il comandante mi prese per un braccio con gentilezza, sapendo il misto d’imbarazzo e di paura che covava dentro di me, era un gesto carino; in un certo senso voleva aiutarmi e stava facendo di più del dovuto. O forse sapeva che quella del primo incontro con uno dei capi Xenoi era una cosa traumatica, una sorta d’iniziazione al futuro. Il comandate mi portò presso un pino in un angolo del giardino e disse: Eccellenza, ecco l’uomo di cui vi ho detto”. Allora mi accorsi di essere vicino a una creatura di quasi due metri, sembrava una divinità egizia, una sorta di Dea Iside tutta bianca, con una pelle lucida che pareva riflettere la luce solare, o forse l’assorbiva, non so. All’inizio non riuscivo a vedere il volto, era una sorta di creatura accecante, comunque doveva essersi ambientata piuttosto bene, non sembrava usare apparecchi sofisticati di supporto vitale. La sua tuta era molto semplice, elementare e sembrava spalmata sul corpo più che rivestirlo era di colore Rosso scarlatto, qualche fregio semplicissimo color oro, pantaloni bianchi, stivaletti neri, guanti neri. In effetti faceva paura e suscitava un senso d’inferiorità. Quella creatura lì era il numero due degli Xenoi la sua scorta visibile era di quattro unità, due evidentemente addette alla sua sicurezza con le armi del caso e due con della strumentazione, evidentemente erano delle segretarie o esperti di comunicazione o qualcosa del genere. Probabilmente c’erano altri Xenoi a dovuta distanza, tuttavia quella piccola folla mi rendeva inquieto, se fossi stato nudo e legato davanti a un campione di boxe mi sarei sentito molto più forte e sicuro. Quella creatura emise delle parole, non le compresi sul momento, il comandante mi disse: presentati e dopo ti lascerò solo per circa venti minuti. Poi verrò a riprenderti, mi metterò là vicino al roseto grande. Indicò un punto nel giardino. Così iniziò il colloquio con una presentazione impacciata che suonava più o meno così:” professor Ulmann, da Berlino; sono estremamente onorato di poter parlare con sua eccellenza illustrissima e la ringrazio dell’udienza in forma privata”. La creatura usava un traduttore sofisticato, riproduceva una voce che forse era la sua, c’era qualcosa di singolare, non era qualcosa di artificiale, l’essere aveva una padronanza di sé spirituale e mostrava una cultura e un talento geniale profondissimo, maturato in secoli e secoli di vita. Rispetto al grosso dell’umanità era un Dio, o qualcosa che assomigliava ad uno degli esseri immortali dei miti e delle leggende. Così mi rispose: ”Ho stabilito che questo luogo confortevole e bello per voi umani potesse metterla a suo agio. So che la primavera e i fiori e gli odori delle piante più belle hanno un positivo effetto sul vostro carattere. Questo è uno dei luoghi più confortevoli della città per fare della contemplazione della natura e dei suoi odori e dei suoi colori.” Mi aveva preso per il verso giusto, e disarmato intellettualmente, risposi subito:” Ringrazio sua eccellenza per la cortesia di parlarmi in uno dei luoghi più belli della città, segno della stima e del rispetto che voi Xenoi avete per gli umani. Del resto è noto che quanto avete conquistato sul pianeta Azzurro o sottomesso alla vostra volontà è stato da voi curato con attenzione e come dite spesso “migliorato”, anzi “redento”. Non capita spesso di trovare invasori così belli, forti, potenti e amanti del bello e  della natura. Mi permetta quindi…

L’essere parlò prima che potessi finire:  “ Professore devo chiederle io una cosa prima d’iniziare, a cosa o a chi va la sua fedeltà, ovvero l’essenza più intima e profonda del suo comportamento in questa vita.”

Non sapevo che dire ma risposi” A me stesso… voglio far carriera. Per quelli come me è importante.”

Lei:” Al mio sovrano, che è il mio Dio Vivente e il mio popolo, e la mia anima, e l’anima di tutti gli Xenoi che si fanno uno in esso. Noi siamo unità, molti e uno nello stesso tempo. La volontà del sovrano è coincidente con quella delle sue genti e dei suoi schiavi e delle forme di vita inferiore che voi definite animali o beni di consumo, abbiamo le nostre forme di rappresentanza, perfino di scelta dei capi  e dei processi elettorali.  La nostra autocoscienza e natura spirituale  e sacra si fa uno con il Dio Vivente  che assomiglia a uno dei Cesari dell’antichità, a una sorta di re-sacerdote delle epoche umane più oscure. Il nostro sovrano è il garante di una forma d’identità collettiva che è anima e autocoscienza viva . Questa guerra contro i nostri nemici locali ci ha rivelato degli alleati imprevisti e utilissimi, senza i quali l’impresa non sarebbe riuscita così bene.  Queste genti di queste terre hanno conosciuto per secoli e per generazioni diarchie tragiche, rovine di regni, distruzione di Stati, scomparse di grandi imperi perché i poteri si spaccavano in due, tre, quattro parti, la religione di Stato cercava di strappare privilegi allo Stato, lo stato cercava di sequestrare i beni dei religiosi, i ricchi opprimevano i poveri e i poveri si rivoltavano contro di loro o li tradivano in mille modi, troppi rubavano o erano meschini e dissoluti  e intanto  popoli stranieri invadevano, rapinavano, violentavano, rubavano. Noi come Xenoi  possiamo con la nostra civiltà porre dei limiti a tutto questo, loro possono aiutarci a mettere solide basi qui e a stabilirci in via permanente. Ecco la fondazione di questo matrimonio di civiltà che là nelle vostre terre temete, noi meno alieni e loro un po’ meno umani. La speranza nello scorrere dei millenni è fondare una sola civiltà e un tipo di umano del tutto nuovo, una sorta di popolo nuovo in grado di vivere qui e di esser il meglio di entrambe le specie umanoidi. ”

Un bel colpo, accidenti! Tutto era chiaro e senza giri di parole. Il problema è che essi con questa fusione creavano una potenza imperiale nuova, certo volevano pagare il biglietto per così dire ai popoli umani, ma le loro intenzioni erano di restare e di fare qui il loro regno. Mi apparve in tutta la gravità il problema del Belpaese e delle sue genti. Lo sdoppiamento dei poteri, la doppia, tripla, quadrupla morale per sopravvivere e arrangiarsi in mezzo  potenze dispotiche e straniere o a mafie domestiche. Certo che questa era una soluzione rapida e decisiva. Un solo potere al posto di poliarchie di ladri,  di partiti politici al soldo delle banche e  dei miliardari popolati di farabutti e mascalzoni, di oligarchie criminali, di diarchie istituzionali inutili, dissolute e farneticanti. Un progetto ambizioso. La cosa grave è che si tratta di un patto compreso dalle genti del Belpaese, loro non riuscivano ad uscire dai loro limiti storici, morali, civili e questi Xenoi non potevano non stare qui, altrimenti i loro nemici alieni ne avrebbero tratto vantaggio.  Un patto, uno scambio, una fusione. Avevo capito. Altro che invasione! Questa era politica e che politica!

Rimasi due minuti in silenzio e dissi:” Eccellenza…Voi avete una grande visione politica, ma comprenderete che nell’Europa del Nord i vostri progetti suscitano sorpresa, timore e stupore. Inoltre come metterete assieme gli umani con esseri come voi la cui natura è per noi di difficile comprensione. Ad esempio perché tanta pressione politica e poliziesca contro le fedi diverse da quella di Stato, perché una forte presenza numerica, come mai una fusione di forze di origine umana e di forze armate vostre in uniche organizzazioni o unità militari  miste… ”

Rispose: “ Avete trovato da voi la risposta, ma la confermerò. Per restare qui. Restarci per secoli, per millenni, di più se possibile. Restarci non in piccoli gruppi, o in strutture scientifiche o di ricerca  ma con comunità numerose e operose. Per questo è per noi indispensabile finita la fase militare e di distruzione trovare accordi politici e di convivenza con esseri già abituati all’ambiente, capire come si vive qui ogni giorno. Inoltre ai fini generali dell’evoluzione del sistema biologico e di autocoscienza nostro è importantissimo creare delle città e dei centri di produzione di beni e di consumo. Dobbiamo misurarci con il difficile Pianeta Azzurro. So che avete compreso”




18 giugno 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sulla punta della piramide sociale

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sparsi sulla punta della piramide sociale


Devo ammettere di aver solo immagini distorte e approssimative di coloro che esercitano il potere reale e concreto oggi in questo inizio di XXI secolo. I super miliardari, gli oligarchi, i superburocrati  che indirizzano la grande politica e le grandi speculazioni finanziarie e pianificano le nuove guerre. Non hanno un nome e un volto, posso solo far lo sforzo d’immaginare le facce, le sagome, i segni tipici della posizione sociale e della ricchezza di queste piccolissime minoranze al potere; vedo gli effetti di quel che fanno, gli esiti dei loro piani ma non riesco a mettere a fuoco una visione d’insieme, le loro forme, i loro volti. I livelli inferiori del loro potere sono visibilissimi e riconoscibili e mi riferisco ai livelli votati all’intrattenimento delle masse, allo spettacolo televisivo e politico, ai capi politici finanziati massicciamente da campagne di raccolta di fondi elettorali o da fondazioni o da miliardari, ai generali al comando di eserciti di coalizione e ai portavoce delle forze armate.  Ma chi tira le fila pare invisibile o almeno sfumato, quando qualcuno di questi potentissimi prende forma c’è sempre da sospettare che dietro vi sia un potere altro, un livello ulteriore, segreto. Questo sistema democratico alla maniera Anglo-Americana assomiglia a un a serie di scatole cinesi, di società che sono contenute da altre società, il sistema reale di potere nel sedicente “Occidente” rivela dei meccanismi misteriosi, oscuri dove si muovono improvvisamente campagne politiche, colossali speculazioni, guerre insidiose  e pericolose e l’opinione pubblica è forzata a credere questo o quello pressata dal martello di una informazione che è principalmente spettacolo e intrattenimento e dell’incudine del silenzio colpevole e interessato di chi potrebbe almeno spiegare qualcosa di questi processi ma si nasconde o si rinchiude in un cattivo silenzio. Così fatti terribili e funesti avvengono e a milioni di cittadini d’Europa vengono offerte solo fantasie, storie di comodo, inganni, narrazioni della propaganda di guerra, il grande potere che è dietro il potere si nasconde e nasconde le sue reali intenzioni. Quel potere nel potere è il livello ultimo e più alto della piramide sociale. I suoi effetti sono però reali, concreti, clamorosi e per alcuni popoli, travolti da guerre economiche o finanziarie o militari o terroristiche, terribili. Le vittime sanno bene quanto sia forte il potere distruttivo delle nuove oligarchie al potere. Ma quel che manca è i volti, i nomi, i luoghi reali di vita, le università e i centri di formazione, di vita quotidiana, di lavoro dove queste minoranze piccolissime al potere vivono,  acquisiscono sapere e competenze specifiche. Non è noto il loro quotidiano, o se è noto è noto solo a esperti e a singoli con competenze specifiche. Per i molti i VIP sono i calciatori di serie A, e le loro mogli o fidanzate, personaggi televisivi, presentatori e presentatrici, qualche onorevole, qualche attrice o cantante dalle forme graziose, qualche donna dell’alta società. Ma il resto? Dove sono i pianificatori delle grandi strategie bancarie globali? Dove sono gli strateghi a tavolino delle guerre? I capi dei servizi segreti? I boss del commercio internazionale di armi leggere? Dove sono i super-generali e i grandi ammiragli delle potenze imperiali globali? Non ci sono. Non ci sono articoli, cronache fotografiche, esclusive o speciali sulle riviste destinate alle masse popolari su coloro che sono davvero il grande potere nel mondo umano. Non ci sono speciali televisivi a meno che non si tratti di qualche testa coronata d'Europa e solo in occasione di celebrazioni, grandi feste, matrimoni. Ci sono i politici che arrivano a mettere la firma sulle grandi decisioni  dopo che la macchina del potere dietro il potere si è mossa e ha offerto loro delle possibili opzioni, delle vie d’uscita dai problemi, delle strategie economiche e militari. Al tempo dei Cesari era più facile farsi una vaga idea di chi fosse il potere, le statue del Cesare al potere in quel momento  arrivavano fino nelle provincie remote dell’Impero. Il Cesare era il vertice sia del potere politico sia di quello militare. Ma oggi manca il volto del potere, del vero potere. Così chi si oppone a questi poteri dietro il potere formale  finisce con l’indicare dei fantasmi, dei poteri invisibili, degli spettri; manca la capacità di dare al pubblico ordinario  il mostro di fine livello dei videogiochi. Ma ancor di più pare quasi impossibile fra capire il meccanismo di ragionamento con il quale si muove questo potere. Come si muove? Pare, e sottolineo pare, muoversi secondo uno spirito capitalista collegato a forme esasperate di darwinismo sociale, finanziario e militare. Ma ad oggi non saprei cogliere tutte le sue sfumature. Forse non ho neanche tutti gli strumenti culturali per capire i tanti colori e aspetti di questo potere oligarchico. Infatti quel che par di capire è che questi poteri si muovono secondo logiche di carattere tecnico ossia  secondo procedure bancarie, finanziarie, militari, spionistiche. E’ il regno di logiche precise ma lontane dalla vita quotidiana; ma i loro effetti possono devastare la vita di milioni di umani e dare la via  e il segno agli esecutivi e ai parlamenti dei principali paesi del mondo. La punta della piramide sociale è ignota, è come se una grande luce al vertice impedisse la visione, accecasse la vista e ciò che è visibile lo è per deduzione, per fantasia. Questo è un limite perché alle volte un volto, un luogo, un centro di formazione può dare il senso di queste minoranze al potere, ma se essi sono nascosti c’è un motivo: hanno interesse a restare dietro la facciata del potere con cui si relazionano e attraverso il quale operano. Questo è un grave problema, comprendere il proprio tempo diventa molto difficile, descriverlo qualcosa di complicato. Occorre intuire le proprie risposte per  scarsità di verità e di autentico sapere.



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