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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


30 ottobre 2016

Una ricetta precaria N.21

Ricetta precaria

21. Venti, venti volte bischeri più uno che mette le corna a tutti quanti

La cronaca regala meravigliose previsioni di vati eccentrici e politologi scriventi e pagati in giornali servili verso i ricchissimi. Questi pochissimi e ricchissimi sono i burattinai del potere apparente, voi basiti leggete mentre il Belpaese affonda negli scandali e nella quotidiana corruzione e nei mille pericoli delle nuove guerre. Difficile dire perché moltitudini di esseri umani s'ostinano a rimanere vivi in un mondo sinceramente infrequentabile, forse per abitudine o forse perché non hanno né anima e meno che mai coscienza o peggio ancora autocoscienza. I molti ormai nel Belpaese e in tanta parte d'Europa sono consumatori inquadrati e misurati. Prima di ogni altra cosa sono conti correnti con due voci: incasso e spese. Le generalità e le abitudini dei molti sono numeri anonimi che girano sugli schermi di pianificatori di campagne pubblicitarie, professionisti del Marketing, esperti di comunicazioni, creativi del commercio e della politica, tecnici della comunicazione. Voi siete troppo pigri e disinformati per scelte. Quindi lasciate fare, la vostra logica è: se la terra trema basta che tremi due o tre metri più in là. Questo vale anche per le catastrofi di borsa, per la criminalità, per la violenza ordinaria, per le nuove guerre, per le malattie e le follie sociali. Basta che tutto accada giusto uno o due metri più in là del punto dove siete. Ma la verità è che ormai perfino mangiate per abitudine, figuriamoci il resto. Quindi ecco cosa è stato sperimentato per voi.

L'odore dell'autunno vi ha resi pigri e svogliati. Davanti alla necessità di farvi un pasto domenicale in eremitica solitudine e con la testa piena di oscuri presagi per via di Tassazioni&terremoti e dispiaceri privati avete preso una padella monumentale, confezione dozzinale in tetrapack di fagioli, due salsicce vecchie e poi? Volevate farvi anche un'insalata. Allora ecco la trovata. Prendete un pugno d'insalata mista in una delle tipiche tragiche buste del supermercato. Cercate di prendere una busta con roba tipo rucola, lollo, spinacio verde ecc… Prendete una robusta manciata di quella cose erbacee e difformi e fatele a pezzi a mani nude lanciatela con sdegno nel padellone dove avrete rovesciato senza ritegno fagioli e l'acqua del contenitore. Aggiungere la salsiccia, in numero variabile se ne avete più di una, tagliata a metà per far colare il grasso animale nell'intruglio. Cucinare sul fornello a fuoco lento finché il liquido conservante del tetrapack dei fagioli non avrà preso un vago colore verdastro e la carne non risulterà cotta, infilate a tradimento un mezzo bicchiere di vino bianco per stordire l'impasto e aspettate che sia evaporato l'alcool. A quel punto servite e mangiate con il pane. Se il risultato è ripugnante bevete per dimenticare, se vi riesce.

E avete risolto




19 settembre 2016

Una ricetta precaria N.20



Ricetta precaria

20. Venti, venti volte bischeri

L'odore dell'estate. Quante volte torna il ricordo di vacanze felici. Magari perché per una cosa o l'altra non ci siete neppure andati e magari questo vi ha provocato qualche lieve disturbo epatico. Si sa che il buon fegato subisce alcolici e farmaci, ossia il combinato tipico di un umano in crisi o con qualche sofferenza. Magari per questioni di lavoro, soldi, crisi di nervi, abbandono della dolce metà e cose simili siete rimasti al caldo a dar capocciate al muro. Cosa comune a molti, del resto, di questi tempi di crisi di senso e di quattrini. In fondo il ritorno in vacanza è la ricerca di una pace e di una condizione di soddisfazione, la ricerca spesso di emozioni e luoghi già noti e frequentati. In questa penisola di solito il ritorno sullo stesso luogo di villeggiatura ha l'odore prepotente di un accrocco irragionevole di odori dolciastri e fruttati che cerca di sconfiggere il caratteristico odore del mare e della pineta. Mi riferisco alle varie miscele per abbronzature e protezione dalla radiazione solare. Ora per ritornare sui passi perduti nello spazio e nel tempo occorre mettere assieme odori e cibo.

Il tempo giusto per questa ricetta è quando l'estate è praticamente finita ma si trova ancora qualcosa in termini di frutta che la ricorda. Dunque c'è bisogno di pesche, uva, popone, una o due susine, noci e pinoli, se avete una mela buttate pure quella. Lo scopo è fare una macedonia con qualche pretesa, per riuscire bene lavate ovviamente la frutta e poi fatela a pezzetti non troppo grossi e buttate tutto in una ciotola. Su un piattino avrete messo una quantità non grande di pinoli e noci spezzate, rovesciate tutto quanto sopra la frutta. Per il tocco finale un po' di uva passa e se c'è un bicchiere di vino rosso per amalgamare, non affogate però la cosa nel vino sennò farete la figura degli etilisti a tavola. Il risultato sarà una roba strana che vi ricorderà l'uso della macedonia e della frutta in generale nei pic-nic dei mesi di luglio-agosto. Il vero colpo di genio per il nostalgico degli anni passati e di tempi migliori è di aggiungere una fragranza al cocco mischiata astutamente ad altri elementi dal forte odore che ricordi l'odore un po' insolente delle varie tipologie di olio solare e abbronzanti e affini che sono il dato olfattivo inconfondibile delle ferie di massa sulla spiaggia libera e popolare dove vi siete mischiati a quella parte della gente del Belpaese che difficilmente trova posto nell'area VIP. Se si possiede un bruciatore d'essenze si può arrivare allo scopo con una scelta appropriata, altrimenti il consiglio è spalmarsi qualcosa sulla faccia. Questo però potrebbe guastarvi le relazioni sociali se invitate della gente, quindi il consiglio è dotarsi di un bruciatore d'essenze. Il quale può avere il buon gioco di attutire con odori forti l'esito disastroso delle diverse imprese culinarie nelle quali vi cimenterete.

E anche stavolta avrete risolto




26 agosto 2016

Una ricetta precaria N.18

Ricetta precaria

Siamo a 18, due volte nove

Il passato porta con se ricordi anche ridicoli, se non fossero cose della mia vita perfino patetici. Mi ricordo di un momento della mia vita quando ero sospeso fra essere in tesi e la specializzazione per l'insegnamento. Capitava molto spesso di andare a giro in giacca. Senza la cravatta il farfallino, ma comunque in giacca. Il caso aveva voluto che fosse nelle mie disponibilità una scelta di giacche. Frutto questo anche di una donazione di uno zio che non se ne faceva di nulla per cambio taglia, se non ricordo male. Di solito nei film succede sempre qualcosa diavventuroso o erotico. Nel mio caso c'era un effetto calamita da parte dei mendicati di ogni specie.
Evidentemente individuavano in un tipo con la giacca qualcuno che doveva aver qualche spicciolo da donare. Era un continuo tampinarmi e infastidirmi per chiedere l'elemosina. Una volta fuori dal cancello della facoltà di Lettere uno dei soliti ambulanti con la pelle color cioccolato ha insistito così tanto sul fatto che aveva fame e dovevo dargli qualcosa per mangiare che gli ho donato il mio panino. Dall'espressione che ha fatto voleva preferibilmente qualche moneta, prese comunque il pane e andò via.

Quel periodo passò e notata la cosa un po' fastidiosa in molte occasioni evitai di andar a giro in giacca, non mi salvò questo dall'assistere alla virulenta scena quotidiana della mendicità ma era, per così dire, un vestire meno appariscente. Questo episodio mi riporta alla mente un mio vecchio espediente per non buttar via il pane. Il concetto dell'arrangiarsi in cucina con il pane mi portò a creare certe combinazioni che facevo con il pane vecchio, il pomodoro, il basilico, sale, pepe e quel che capitava. Per quel che capitava intendo: cipolla, avanzi di salsiccia, aglio, erba cipollina, qualche uliva rimasta in frigo. L'idea è questa: usare il pomodoro liquido e il pane vecchio. Faccio a pezzi il pane vecchio e lo metto assieme al pomodoro in una padella. Aggiungo un cucchiaio d'olio e faccio cuocere a fuoco lento. Poi metto gli avanzi e il basilico in modo da insaporire il composto. Per dare un senso alla cosa sale e pepe quanto basta. Aspetto che il pane si riduca a una specie di massa informe. Occorre assaggiare più volte il composto per assicurarsi che non si bruci o diventi pessimo. Quando siete sicuri della cosa buttate tutto su un piatto e mangiate. Se c'è bere vino rosso. Se è venuta male la cosa vi consolerete con il vino.

E così avrete risolto.




25 agosto 2016

Una ricetta precaria N.17

Ricetta precaria

Siamo a 17, numero primo

Il passato alle volte ritorna a tradimento, specie quando si sta in ozio, quando si hanno quei momenti della vita ove si scopre di aspettare qualcosa o di non aver nulla da fare o peggio di non voler far nulla. Così capita che con la calura estiva ritornino ricordi anche fastidiosi, ricordi lontani. Esperienze che mettono a nudo l'inesperienza di anni passati o peggio l'ingenuità. Curioso. Il proprio passato fa parte di noi stessi e è un fardello costitutivo della propria identità personale. Certo che il passato che ritorna è pieno di dettagli spiacevoli, di cose che danno fastidio a esser rammentate, di difficoltà improvvise, di disgrazie, di cose che era meglio se non capitavano. Mi ricordo di un periodo di disoccupazione subito dopo la laurea e la specializzazione. Si tratta di un ricordo di almeno dodici anni fa. Mi trovavo con poco denaro e sul momento non avevo la possibilità di trovare delle supplenze per via del punteggio basso in graduatoria. Avevo fatto una supplenza ma proprio sotto Natale era cessata e mi ritrovavo a spasso senza un lavoro. Erano le difficoltà normali nel Belpaese di chi non ha protettori o raccomandazioni serie e deve per così dire far fronte a questo genere di cose, mi trovavo in quel periodo davvero a contare i soldi. Inaspettatamente mi venne in soccorso un caro amico che doveva lasciare un lavoro presso un'associazione per entrare nel pubblico impiego. Si trattava di una cosa temporanea ma sarebbe servita per guadagnare qualche soldo sotto Natale e tirare avanti. Mi presentò al direttore del progetto e lavorai per un mese per loro. Si trattava di compilare delle schede per una celebrazione importante e di far un lavoro di segreteria. Mi ricordo che mi portavo il panino da casa. Si trattava di mettere assieme due o tre fette di pane da toast. Di solito lo farcivo con maionese, cetriolini e cipolline sottoaceto, insalata, pomodoro e anche una sottiletta di formaggio. Qualche volta aggiungevo un pizzico di sale o un wurstel tagliato a pezzi. Si trattava d una ricetta un po' d'emergenza, un tipico mettere di tutto. Eppure era una combinazione piuttosto riuscita perché mi faceva da pasto di mezzogiorno. Il panino incartato aveva quasi sempre la caratteristica di restare unto, era fatale e allora talvolta l'avvolgevo nella carta stagnola. Certo a ripensarci oggi era un segno di gioventù il trovare un lavoro di ripiego e l'arrangiarsi con un panino e una lattina. Un altro ricordo legato al tramezzino è quello di un bar dalle parti di Pietrasanta. Allora ero tutor e lavoravo per La scuola Edile Lucchese, fu il mio primo lavoro nel settore dell'insegnamento. Ero contento di aver trovato un lavoro nel settore dell'insegnamento, benchè non fosse quello il percorso verso il quale mi stavo specializzando. Mi ricordo di un tramezzino buonissimo preso in un Bar durante una pausa di quel lavoro. Mi ricordo che era bianco, talmente bianco che sembrava di mollica e basta. Con maionese, l'uovo sodo e l'insalata nella farcitura mi fece per un istante dimenticare le difficoltà di quel lavoro, gli allievi, la scuola, il direttore, gli studi e le mie inquietudini sul futuro. Fu circa quindici anni fa. Alle volte un sandwich o tramezzino può portare la testa indietro nel tempo, e allora basta un panino e ricordi cose che sembravano sparite. Ritornano volti, fatti, circostanze; il tempo si riavvolge come in un sogno e come il sogno appare confuso, fumoso, prossimo all'oblio.




4 agosto 2016

Una ricetta precaria N.16

Ricetta precaria

Siamo a 16, quattro volte quattro

Può succede in estate, quando siete in vacanza solo formalmente ma in realtà in casa a subire il caldo di pensare al passato. Ad anni di gioventù e di più forti passioni. Oggi le idee e le speranze di dieci o quindici anni fa sembrano stranezze, spesso illusioni o allucinazioni televisive. Il tempo passa inesorabile e la vita si fa difficile, quando uno si mette a cercar di capire quest'attività del pensare sembra come il perdersi in un labirinto. Mi ricordo di anni passati quando i problemi personali e politici convivevano con l'allegria dell'andare a giro di notte, per caso, dopo una partita, per un qualsiasi motivo d'occasione. In fondo i fatti sono semplici quando si è giovani è più facile confondersi e illudersi. Il tempo che è passato è irripetibile e quindi su questo essere una e una sola volta s'attaccano tutte le speculazioni e i pensieri sulle scelte fatte e sui destini del mondo. Quello che è stato e quello che non è stato convivono nel ricordo e nella riflessione. Eppure sento che nel passato c'era una grande forza d'inerzia, un peso enorme che impediva la trasformazione e il cammino ed è la quel misto di rassegnazione e abitudine al male che contraddistingue tanta parte delle genti del Belpaese. In quelle notti fra periferie e luoghi di villeggiatura avrei dovuto capire la forza silenziosa e negativa che era sparsa nell'aria. Ci si abitua al male e alla degenerazione. Le genti del Belpaese si adagiano, spiaggiano. Questo è dovuto al fatto che non c'è un piano condiviso, un ordine morale o religioso che trovi concordi non solo gli italiani-italiani ma anche gli italiani-italiani e le nuove comunità. La notte raccontava di questo e della dissoluzione dei legami antichi, patriottici, tradizionali. Forse le insegne in arabo o in cinese, forse i discorsi fatti con gli amici, forse le targhe delle macchine, o la babele di lingue e dialetti o forse i quartieri della periferia con il loro silenzio dopo una certa ora dovevano indicarmi il segreto più evidente del XXI secolo. Un mondo di consumatori è un mondo che ha come suo punto di raccolta e di condivisione il consumo stesso e quello che tiene assieme il sistema è il denaro; quello che sempre più spesso chiamo l'ultimo DIO. Eppure questo è solo uno dei tanti mondi umani possibili, è probabile che fra un decennio o due tutto questo sistema sia esaurito e consumato e magari sostituito. Propria questa consapevolezza di essere in uno dei mondi possibili mi spinge a pensare e a cercar di capire l'assoluto mistero delle cose evidenti; perché può capitare in questo aldiquà di dover render conto a se stessi di cosa si è stati, come e perchè. Una ricetta fra le tante, maturata nelle notti lontane merita di esser presentata ai venticinque lettori. Si tratta del solito panino da tavola calda tipo camioncino spersa in periferia fra fabbriche e officine chiuse e viadotto autostradale. Una delle mie farciture preferite era la seguente: dato un banale hamburger si proceda con la classica spalmata di ketchup e maionese, salsa piccante se c'è e se vi va. A questo va aggiunto una fetta di pomodoro fresco con una spruzzatina di sale sopra. Questo ardito panino non sempre è possibile perché non è detto che l'ambulante abbia sottomano il pomodoro fresco da insalata. Nel caso provate.

Mangiare questa cosa calda con bevanda gassata o lattina di bi




4 agosto 2016

Una ricetta precaria N.16

Ricetta precaria

Siamo a 16, quattro volte quattro

Può succede in estate, quando siete in vacanza solo formalmente ma in realtà in casa a subire il caldo di pensare al passato. Ad anni di gioventù e di più forti passioni. Oggi le idee e le speranze di dieci o quindici anni fa sembrano stranezze, spesso illusioni o allucinazioni televisive. Il tempo passa inesorabile e la vita si fa difficile, quando uno si mette a cercar di capire quest'attività del pensare sembra come il perdersi in un labirinto. Mi ricordo di anni passati quando i problemi personali e politici convivevano con l'allegria dell'andare a giro di notte, per caso, dopo una partita, per un qualsiasi motivo d'occasione. In fondo i fatti sono semplici quando si è giovani è più facile confondersi e illudersi. Il tempo che è passato è irripetibile e quindi su questo essere una e una sola volta s'attaccano tutte le speculazioni e i pensieri sulle scelte fatte e sui destini del mondo. Quello che è stato e quello che non è stato convivono nel ricordo e nella riflessione. Eppure sento che nel passato c'era una grande forza d'inerzia, un peso enorme che impediva la trasformazione e il cammino ed è la quel misto di rassegnazione e abitudine al male che contraddistingue tanta parte delle genti del Belpaese. In quelle notti fra periferie e luoghi di villeggiatura avrei dovuto capire la forza silenziosa e negativa che era sparsa nell'aria. Ci si abitua al male e alla degenerazione. Le genti del Belpaese si adagiano, spiaggiano. Questo è dovuto al fatto che non c'è un piano condiviso, un ordine morale o religioso che trovi concordi non solo gli italiani-italiani ma anche gli italiani-italiani e le nuove comunità. La notte raccontava di questo e della dissoluzione dei legami antichi, patriottici, tradizionali. Forse le insegne in arabo o in cinese, forse i discorsi fatti con gli amici, forse le targhe delle macchine, o la babele di lingue e dialetti o forse i quartieri della periferia con il loro silenzio dopo una certa ora dovevano indicarmi il segreto più evidente del XXI secolo. Un mondo di consumatori è un mondo che ha come suo punto di raccolta e di condivisione il consumo stesso e quello che tiene assieme il sistema è il denaro; quello che sempre più spesso chiamo l'ultimo DIO. Eppure questo è solo uno dei tanti mondi umani possibili, è probabile che fra un decennio o due tutto questo sistema sia esaurito e consumato e magari sostituito. Propria questa consapevolezza di essere in uno dei mondi possibili mi spinge a pensare e a cercar di capire l'assoluto mistero delle cose evidenti; perché può capitare in questo aldiquà di dover render conto a se stessi di cosa si è stati, come e perchè. Una ricetta fra le tante, maturata nelle notti lontane merita di esser presentata ai venticinque lettori. Si tratta del solito panino da tavola calda tipo camioncino spersa in periferia fra fabbriche e officine chiuse e viadotto autostradale. Una delle mie farciture preferite era la seguente: dato un banale hamburger si proceda con la classica spalmata di ketchup e maionese, salsa piccante se c'è e se vi va. A questo va aggiunto una fetta di pomodoro fresco con una spruzzatina di sale sopra. Questo ardito panino non sempre è possibile perché non è detto che l'ambulante abbia sottomano il pomodoro fresco da insalata. Nel caso provate.

Mangiare questa cosa calda con bevanda gassata o lattina di bi




8 novembre 2009

Il ritorno in questo futuro

De Reditu Suo

Il ritorno in questo futuro

Per aprire questa serie di meditazioni in velocità e scritti sto usando come titolo  conduttore il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) che è stato un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Quel che intendo fare è un lento ritorno verso quanto ho scritto e meditato in questi cinque anni perché da tempo ho capito che a fronte di tante analisi e riflessioni non c’è uno strumento vero d’intervento, o per esser sintetici: al pensiero non segue l’azione. Del resto non voglio commettere l’indecenza di pensare a un  banale ritorno al passato che è impossibile dopo la calata dei barbari, la storia antica è lì a ricordarcelo. Non è probabilmente neanche possibile pensare che in seguito alla parola o allo scritto possa sollevarsi una qualche potenza degna di nota dal momento che le forze che spingono verso logiche di scontro, di caos e di morte e di dominio del forte sul debole sono semplicemente potentissime e assolutamente dominanti su questo pianeta azzurro. Quel che può prendere forma, ad oggi, è un compromesso fra le caste dominanti e la necessità di non distruggere il giocattolo del potere e del dominio globale a causa delle inimicizie e delle lotte fra i veri poteri che contano, ossia quelli finanziari. Ma non sarà certo lo scritto o la manifestazione del cittadino democratico, da solo o in gruppo, a far scattare questo passaggio, quanto al contrario la necessità di metter mano almeno agli effetti più destabilizzanti della lotta per il potere economico, politico e militare fra le grandi potenze del pianeta. Un colossale inciucio sul filo della catastrofe globale fra poche migliaia di miliardari e leader politici mondiali di punta è l’ovvia uscita da un fallimento di modello di sviluppo che è il fallimento della razza umana. Del resto pensare una crescita infinita in presenza di risorse limitate e di poche regole nella gestione delle risorse finanziarie, umane, tecnologiche comporta necessariamente lo scontro fra le aspettative di crescita e la realtà, fra i limiti del pianeta azzurro e la follia umana.  

Ora il Belpaese è stretto fra le rovine ideologiche e propagandistiche di un passato troppo cronologicamente vicino, ma già stramorto nei valori e negli esiti, e di un mondo umano del tutto nuovo che prende forma in modo caotico, aggressivo e tecnologico. Forse c’è una missione civile e morale per le genti d’Italia in questi anni ed è ritrovare se stesse e darsi una civiltà che possa esser messa a confronto con quelle dominati e magari indicare un modo diverso di vivere e di creare il consorzio umano sul pianeta azzurro.

IANA per FuturoIeri




29 settembre 2009

Eroi di un mondo morto per un Belpaese silente

La valigia dei sogni e delle illusioni

Eroi di un mondo morto per un Belpaese silente

E’ quasi un ritorno all’infanzia, una fuga nel trapassato remoto, uno sprofondare in un tempo ormai fredda cenere di cose morte l’osservare di nuovo su Youtube o leggere in pubblicazioni, o in libri di saggistica specifica qualcosa dei vecchi eroi dei cartoni animati giapponesi del piccolo schermo dei tardi anni settanta e primi anni ottanta. Non è un caso che una generazione intera si riconosca in un passione per cose così lontane per grafica, storie, concetti, disegni dai cartoni animati e dai fumetti giapponesi prodotti e distribuiti attualmente. Eppure quelle storie sono parte di un mondo finito da decenni, non è sbagliato vedere dei riferimenti a una certa cultura antiautoritaria degli anni settanta nei cartoni animati di Goldrake, Lady Oscar, Capitan Harlock. Ho citato, non a caso, tre serie animate di successo che presentano due eroi maschi e una femmina spesso in conflitto con l’ordine costituito, e in lotta per la libertà, e in particolare quella altrui. Per dare qualche elemento concreto alle mie affermazioni adesso farò riferimento a una serie non certo fra le mie favorite. E’ disponibile dal 2008 una versione italiana per la D/Books del fumetto che ha dato origine alla serie di Lady Oscar. Nel quarto volume di questa serie è presente un’intervista all’autrice Rioko Ikeda la quale fra l’altro racconta:”…credo che questo percorso interiore di Oscar sia un riflesso della mia esperienza giovanile. Sono cresciuta al tempo della contestazione studentesca, partecipandovi in quanto era impossibile studiare nelle università occupate. Perciò, mentre non ho potuto godere di molta libertà nel raffigurare un personaggio storico come Maria Antonietta, Oscar è diventata un po’ la rappresentazione di me stessa e delle mie esperienze…A proposito, una curiosità: Oscar ha 87 di seno, 63 di vita e 90 di fianchi. Erano le mie misure al tempo!”. Queste affermazioni della Manganaka illustrano benissimo come il fumetto, e non solo quello giapponese,  sia un riflesso di un certo periodo storico. Si tratta in fin dei conti di un fatto d’arte, quando è arte e non un tirar via per far cassa, che è in grado di rispecchiare le tensioni e le speranze di un periodo storico sia pure in una sua  logica commerciale, visiva e narrativa specifica.

Quelle passioni civili che si riflettevano nelle opere degli artisti giapponesi nella banale e quotidiana realtà del Belpaese si sono spente da anni, alle istanze di libertà e di scoperta dell’altro si sono sostituite quelle che reclamano sicurezza a oltranza e spazi gerarchici certi. Del resto le produzioni giapponesi di moda e maggiormente sostenute dal commercio di oggetti, giocattoli e videogiochi sembrano aver perso spessore intellettuale a vantaggio delle suggestioni degli effetti speciali, delle logiche da gioco di ruolo o da videogioco, magari proprio quelli dove prima di finire il livello c’è da spaccare di botte il mostro di turno. Il Belpaese è però silente da anni, morti Pazienza, Magnus e Bonvi non sembrano manifestarsi grandi maestri del fumetto italiano in grado di rimettere assieme le passioni civili con l’arte; del resto quando mandano in onda le vecchie serie giapponesi mi sembra di rivedere qualcosa della mia infanzia: un mondo umano finito da anni, morto. Un telespettatore italiano attento potrebbe addirittura leggere quelle puntate come una sorta di documentario sull’animazione giapponese, e di conseguenza leggere non tanto il proprio passato quanto quello altrui. Non Basterà cambiare i dirigenti politici per uscire da queste tenebre, occorre un poco d’utopia, di libertà di pensiero, di amor proprio che scivoli magari anche a piccole gocce nella testa della maggior parte della popolazione della penisola.

IANA per FuturoIeri




24 settembre 2009

Una lettera dagli USA sulla Sanità


L'amico Franco Allegri ha tradotto e fatto girare questa lettera di Ralph Naeder il paladino dei consumatori americani.
La propongo ai miei venticinque lettori affinchè possano farsi una vaga idea di come il dibattito negli Stati Uniti sia ampio e non possa essere ricondotto alle telecronache televisive nostrane, che peraltro del Naeder di solito non dicono nulla.

IANA per FuturoIeri




 
[14 agosto 2009]

Distribuitela, grazie.

Affarismi sanitari in USA*

Di Ralph Nader

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Proprio come il combattente contro il potere aziendale abusivo (B. Obama lo è in modo crescente e chiaro fin dall'avvio della presidenza), egli voleva che la riforma dell'assicurazione sanitaria ricevesse il SI delle gigantesche industrie farmaceutiche e dell'assicurazione sanitaria.

All'inizio dell'anno partì invitando i grandi capi di queste imprese per conversazioni intime alla Casa Bianca.

La rivista Business Week, la quale di recente ha proclamato che "Gli Assicuratori Sanitari Hanno Già Vinto" ha riferito che il CEO di unitedHealth, Stephen J. Hemsley, avrebbe incontrato il Presidente mezza dozzina di volte.

Questi sono i venditori.

Essi e la loro campagna di fondi fangosi non possono essere ignorati dal potere che combatte con la legislazione penetrando nel Congresso.

Un risultato pubblico degli incontri fu che l'industria sanitaria promise $80 miliardi di risparmi in 10 anni e i magnati dell'assicurazione promisero $150 miliardi nello stesso periodo.

Mr. Obama proclamò queste dichiarazioni senza indicare come questi risparmi sarebbero garantiti, come le imprese sanitarie potrebbero aggirare le leggi antitrust e che cosa fu dato in cambio dalla Casa Bianca all'industria della salute.

Ora abbiamo appreso che una promessa di Obama era di continuare a proibire a Zio Sam di contrattare il volume di sconti sulle medicine che voi i contribuenti state pagando secondo il programma di benefici sanitari emanato nel 2003.

Non sappiamo se le imprese dell'assicurazione sanitaria hanno ottenuto di continuare con il Medicare Advantage con il suo 14% di sussidi fiscali aggiunti per indurre gli anziani ad abbandonare il Medicare pubblico.

Non sappiamo nemmeno se l'opzione pubblica di Medicare che Obama ha sposato formalmente, ma poi ha ondeggiato, sia stata messa sul tavolo della concessione.

L'intero processo segreto è squallido e si è dimostrato come una crudele indifferenza per i milioni di americani che, sia nel disperato bisogno di servizi mediche che no, votarono per "change we can believe in".

Per un totale contrasto, il Presidente non invitò mai alla Casa Bianca i principali difensori dei consumatori - pazienti della nazione che sono per il Medicare totale e la libera scelta di medico e ospedale - ovvero il sistema del "single payer".

La porta della Casa bianca è aperta per i baroni aziendalisti che hanno fallito decennio dopo decennio nel dare quello che i pazienti vogliono, e chiusa per gente come il Dr. Q. Young - un fondatore del Medici per un National Health Program e vecchio amico di Chicago di Obama, il Dottor S. Wolfe, che dirige il Public Citizen's Health Research Group, i Dottori M. Angell, S. Woolhandler, e D. Himmelstein, noti a livello nazionale e difensori colti del single payer o Rose Ann DeMoro, direttore esecutivo della California Nurses Association che cresce velocemente.

Mr. Obama cercò anche di escludere ogni difensore del sistema del single payer - in passato favorito da Obama e ancora preferito da una maggioranza di gente, dalle infermiere e dai dottori americani - dai suoi incontri/tavole rotonde fissati per ricevere i punti di vista dei diversi elettori.

"Make me do it" fu il messaggio di Franklin Delano Roosevelt ai riformatori quando fronteggiò il legislativo, egli desiderava ma non aveva i voti per questo al Congresso.

Mr. Obama non sta usando quel tema per il potere della gente.

Se avesse fatto così, avrebbe incoraggiato udienze pubbliche quotidiane al Senato e alla Camera sulla collusione e la frode burocratica, squallida, avara e che va oltre la legge che molti nel mondo aziendalista hanno inflitto con la loro industria sanitaria mortale, costosa e ben finanziata.

Delle udienze pubbliche simili avrebbero permesso la sua controffensiva.

Sveglierebbe il pubblico per concentrare le energie sul tema primario - l'aziendalizzazione della salute.

Questa commercializzazione ha lasciato decine di milioni di persone senza tutela sanitaria, causato 20.000 morti l'anno e costa agli americani il doppio o più pro capite rispetto all'avere dei sistemi di totale Medicare come le nazioni occidentali che hanno delle sanità migliori degli USA.

Un'ulteriore indicazione dei commerci aziendali di Obama è che lui non si identifica mai con una legge specifica che abbia i numeri alla House e al Senato e che potrebbe unire la gente.

Le persone che non si stupiscono sono confuse, frustrate e arrabbiate. Il Presidente Obama non è favore di una proposta ambigua.

Di fatto incoraggiò a ribellarsi sia i Democratici Blue Dog del prendi i soldi e vai che gli ignoranti Repubblicani a lanciare le loro bugie e travisamenti su Rush Limbaugh e media spazzatura simili.

Obama sta per fare il suo errore più grande che gli si possa imputare poiché favorendo l'accordo bipartisan i suoi assistenti lavorano con il Senatore Blue Dog Max Baucus e le sue controparti Repubblicane alla Senate Finance Committee.

Tale proposta non ha un'opzione pubblica, niente protezioni per il consumatore o controlli sulla mutilazione e sui conti elevatissimi della cosiddetta industria della sanità.

Le leggi meno condizionate dalle imprese, relazionate nella commissione della House dall'On. H. Waxman (D-CA) e dai suoi alleati, già hanno poca attenzione da una Casa Bianca che con chiarezza guarda al prossimo "compromesso" Baucus - Grassley come il progetto "più pratico".

C'è una notizia attendibile che il AFL-CIO appoggerà tutto quello che Obama approva, con le eccezioni della California Nurses Association e dell'unione degli Sheet Metal Workers'.

L'ultima, attraverso il suo presidente, Michael J. Sullivan, annunciò lo scorso luglio che avrebbe sospeso tutti i contributi per l'elezione futura di qualsiasi candidato al Congresso o alla Presidenza.

Già oltre sessanta membri progressisti della House, capeggiati dalla Congressista Lynn Woolsey (D-CA) hanno dichiarato di opporsi a questi compromessi inaccettabili che girano sia alla House che al Senato.

Di fatto la paralisi è dietro l'angolo?

Ci sarà una riforma dell'assicurazione sanitaria di qualche grado trasformata in legge quest'anno?

Questo dipende dalle alleanze che accettino che i denominatori aziendali più bassi siano bloccati dalle posizioni di principio risolute dei progressisti che vogliono qualcosa che metta i pazienti sopra i venditori speculativi falliti.

L'ipotesi qui è che Obama firmerà qualsiasi cosa che uscisse da un Congresso codardo che non può dare nel 2009 alla gente americana il sistema sanitario che esso proibì di stabilire al Presidente Harry Truman nel 1950.

Il "make him do it" quest'anno o il prossimo dipende dalla gente della nostra nazione.

Almeno un milione di telefonate ai Congressisti fatte da cittadini certi devono partire per rinsavire quei legislatori che credono di cavarsela con un'altra vendita della nostra fede pubblica.

Il centralino del congresso è 202-224-3121.

Il Medicare totale, la legge del single payer (sostenuta da quasi 90 legislatori) è la H.R. 676.

Il gruppo a favore dei cittadini per il vostro impegno sostenuto è singlepayeraction.org.

Il resto dipende da voi, la maggioranza, che vuole mettere al primo posto la gente.

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Dite agli amici di visitare Nader.Org e di iscriversi a E-Alerts.

*La mail originale era senza titolo.

Tradotto da F. Allegri il 20/09/2009




13 luglio 2009

L'Italia che mette la testa sotto la sabbia quando si tratta di guerra

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

L’Italia che mette la testa sotto la sabbia quando si tratta di guerra

L’esercito italiano è schierato in Afganistan, come devo chiamare la cosa: missione di pace, vacanza in colonia, passeggiata militare, soccorso ai bisognosi? Non è forse il caso di usare la parola giusta e dire chiaro e tondo che siamo in guerra contro forze ostili militarmente preparate alla guerriglia? Agli inizi di luglio il presidente statunitense Obama finalmente dismessi i panni del buon padre e del politico amico di tutti ha vestito quelli del comandante in capo e ha dato il via libera per un’offensiva dei marines. Come vogliamo chiamare quella cosa? Turismo eccentrico?

Alle genti del Belpaese piace troppo mettere la testa sotto la sabbia, fingere e far finta che la realtà del mondo sia come loro l’immaginano. Da tempo ai miei venticinque lettori avevo segnalato la rivista atlantista e bellicista Raids, pur non condividendo il tono entusiasta e propagandistico ho più volte fatto riferimento alle immagini e agli articoli colà contenuti. Quella è guerra e va chiamata col suo nome, fuggire dalla realtà non è una medicina ma un viatico per la follia e per attirare su di sé nuove disgrazie. Del resto da tempo il Belpaese si è addormentato, vive il suo incubo con l’incoscienza e l’inattività di un tale che è imbottito di sedativi e calmanti. Ormai tutti i problemi sono questioni private, o nella migliore delle ipotesi questioni amministrative di corretto uso della cassa pubblica; la politica è ormai il privilegio di chi vive di essa e la sedicente società civile è tagliata fuori, e forse nemmeno ci prova, dalla possibilità di comunicare e di cambiare  qualcosa nella presente situazione. Tutto quello che è spettacolo, divertimento, festa, idiozia, tifo calcistico occupa le menti dei molti; la politica non può essere scissa facilmente dalle forme nelle quali si confeziona per il vasto pubblico la notizia o lo spettacolo, o il facile scandalo da dar in pasto alla pubblica riprovazione. Non c’è una vera capacità di pensare o di assumersi delle responsabilità collettive, non c’è quasi una dimensione di comune identità se non in vuote parole, in esercizi di retorica, nei gesti quotidiani, nel ricordo di tempi lontani.  Le genti del Belpaese pensano a sé stesse e alle loro limitate risorse, ai problemi quotidiani, alla crisi e al proprio male di vivere, e ai loro piccoli piaceri quotidiani.  Cosa potrebbe aggiungere la parola guerra se venisse usata tutti i giorni: fastidio, serietà, comprensione, odio per il diverso? Non lo so, ma una cosa grossa come questa non può essere lasciata alla dimensione di quello spettacolo integrato che è il miscuglio di calcio, tifo, vicende giudiziarie, sentimentali ed erotiche di VIP veri o presunti tali, immagini dal mondo, balle in libertà ed esercizi di retorica. Prima o poi andrà a finire come nella serie classica di Capitan Harlock: l’umanità rincretinita, corrotta, dissoluta e mal governata si ritrova con un’invasione aliena vecchio stile, da cinema degli anni settanta. A quel punto entra in azione l’eroe con i suoi mezzi e il suo seguito…Ma il Belpaese non è un cartone animato.

IANA per Futuro Ieri



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