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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


6 novembre 2010

Il Fascista Immaginario




Rivelazione magica

Il Fascista Immaginario


Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.


-          Sergio: Adesso è il momento di parlare del prezzo e di quel che dobbiamo dirci.

-          Lazzaro: Questo è giusto, ma aspetta con calma. Fammi accomodare su questa cattedra.

-          Sergio: Ti piace la cattedra sei uno strano tipo, il tipico rivoluzionario italiano che il ventisette passa di banca a ritirare la pensione o lo stipendio.

-          Lazzaro: Non tutti nascono Lenin o Marx, qualcuno deve pur fare cose ordinarie, organizzare, stare sul posto, limare l’utopia per creare il concreto; e perché no: tirare a campare e possibilmente bene.

-          Sergio: Voglio il nome  e il cognome di una ragazza, bionda, occhi blu, del collettivo, circa uno e ottanta. In cambio il nome del docente che è stato mio cliente e che sta col cuore a destra-destra e voterà come deve votare.

-          Lazzaro: Un attimo, bionda, occhi blu, alta ma nel collettivo non c’è nulla del genere… magari…

Aspetta. Fammi pensare. Cribbio! Forse ho capito!

-          Sergio: Cosa c‘è che non va, non si può fare?

-          Lazzaro: Non è una cosa semplice, non è di questo collettivo. Credo sia una di lettere, forse so chi è perché è gente allegra quella; di ceto medio-alto fa feste e filosofeggia. Certo questa storia è davvero curiosa, stento a crederci.

Lazzaro si accomoda in cattedra Sergio si avvicina al banco in piedi, distende le mani sul legno vecchio come per stirarsi ma in realtà è contratto, sta quasi sfidando Lazzaro.

-          Sergio: Non si può fare?

-          Lazzaro: La politica è la scienza dei numeri e del possibile e qualche volta anche dell’utopia e della rivoluzione. Fissiamo una regola un nome convenzionale per la ragazza e un nome convenzionale per il docente.

-          Sergio: Il nome che scelgo di copertura è il “Cliente”

-          Lazzaro: Il nome che scelgo è “belle Hélène” abbreviato “Hèlenè”. E’ il titolo di una commedia francese che ho conosciuto e visto quando ho fatto l’Erasmus in Francia. Ora arriviamo al dunque come si fa.

-          Sergio: Potrei scrivere il nome del cliente a stampatello su un foglio piegato, ma io come  faccio a sapere se tu mi racconti il vero?

-          Lazzaro: Lo stesso vale per me!

-          Sergio: Dobbiamo conoscerci un po’ meglio. Parliamo di cartoni animati!

-          Lazzaro: Prego! Sei matto?

-          Sergio: Dimmi cosa guardi o ricordi dei cartoni animati visti in televisione durante l’infanzia e capirò che tipo sei.

-          Lazzaro: Capitan Harlock! Rigorosamente solo la  serie classica: quella contro Raflesia e non la SSX. Gli darei fuoco alla SSX

-          Sergio: Harlock? Serie Classica? Che cosa stranissima, tanti camerati vanno pazzi per la SSX. Ora che ci penso la classica non l’ho mai vista

-          Lazzaro: La tua serie! Prego!

-          Sergio: Lupin III, la prima serie quella diretta da Hayao Miyazaki; il resto dei cartoni di Lupin  lascia il tempo che trova. Roba di scarto.

-          Lazzaro: La tua serie è quella di un ladro gentiluomo?

-          Sergio: Lupin è un criminale che nove volte su dieci combatte contro poteri ancora più sanguinari, ladri e corrotti di lui; e poi è audace, forte, intelligente con seguaci fedeli e letali e non teme. Mi piace chi rischia tutto e forza le regole stabilite da gente peggiore di lui. In tutti gli esseri umani c’è un limite di sopportazione, quando la legge diventa arbitrio e vessazione dei pochi sui giusti scatta qualcosa e l’uomo si fa audace.

-          Lazzaro: La serie classica, a differenza della SSX che piace ai tuoi camerati per via dell’OAV “L’Arcadia della mia Giovinezza”, vede il pirata spaziale lottare contro gli alieni bellissimi, terribili e sanguinari che minacciano la Terra dall’esterno e combattere contro i poteri pseudo-democratici interni corrotti, dissoluti, imbelli, cialtroni, irresponsabili, criminali. L’eroe che combatte il nemico interno e quello esterno. L’eroe finto nel suo mondo a colori fa quello che il sottoscritto  in piccolissimo, senza seguaci pronti a tutto, senza corrazzata spaziale, senza armi dovrebbe far qui. Lottare contro un sistema che attende solo di essere rottamato e contro poteri che spingono verso la globalizzazione e la privatizzazione della vita e della guerra.

Lazzaro fa una pausa, i due si scrutano si osservano, cercano di capirsi dalla posizione del corpo e delle mani. Passa un minuto circa. Lazzaro si distende, Sergio anche.

-          Lazzaro: Ecco il dunque. Un ribelle di destra e un visionario di sinistra. Una coppia bene assortita nulla da eccepire. Chi ama il ladro gentiluomo perché ribelle e chi il pirata spaziale che lotta contro tutto e contro tutti in nome dei suoi ideali anarchistico-nicciani. Ma ho l’impressione che il pensiero nicciano non sia roba per te.

-          Sergio: Ho letto qualcosa per ispirarmi. Non ho mai fatto filosofia. So che era uno dei filosofi di riferimento del DUCE. Comunque è vero, non volo alto; del resto il mio lavoro extra ha delle caratteristiche per le quali non serve sapere i dettagli e i particolari piuttosto è utile creare l’atmosfera giusta e la suggestione del momento. La mia è immagine in movimento che rimanda a straordinarie illusioni come nelle sfilate di moda che si vedono in  televisione o negli schermi grandi delle pizzerie alla moda e nei bar per figli di papà e signorine ben vestite con servizi sessuali in vendita.

-          Lazzaro: Illusioni e cose concrete, i due estremi che creano il mondo umano  e la vita quotidiana. Allora dal momento che stiamo cominciando a conoscerci dimmi. Se io metto la soluzione in questo libro, tu che fai?

          Lazzaro fruga nel portafoglio, prende un qualcosa simile a un cartoncino colorato e lo mette in mezzo a “La Fine del Lavoro”.

-          Sergio: Se è la soluzione che mi serve e placa il mio cuore e la mia curiosità allora ti sussurrerò quel nome. Ma devo essere assolutamente certo del fatto che tu non mi rifili un pacco.

-          Lazzaro: E sia! Se ci mettiamo d’accordo e saremo convinti delle buone intenzioni reciproche  scambieremo un libro per un sussurro.

-          Sergio: Per me va bene, l’affare può andar avanti; adesso troviamo l’accordo.




30 settembre 2010

Il Belpaese, il potere, la scuola

Via dal paese dei ciarlatani

                                                 Via dal paese dei ciarlatani
Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE, IL POTERE, E LA  SCUOLA 

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Se allargo la mia visione del problema cercando di capirlo nel contesto osservo che si collega magnificamente all’incapacità delle minoranze al potere di pensare il futuro di tutti; banchieri, alti burocrati, industriali, personaggi dello spettacolo, politici, boss della criminalità organizzata, faccendieri,  comandanti militari e dei servizi segreti tutte queste categorie umane fanno parte delle minoranze al potere ed esse non ragionano più in là di uno o due anni nei sistemi ad economia capitalista. Dove il capitalismo si sposa con un regime totalitario o dispotico è possibile che le minoranze al potere arrivino a calcolare e a pensare nei termini di cinque o addirittura dieci anni, ma questo non è dovuto a una maggior efficacia del sistema politico ma al fatto che un simile sistema politico deve tener in minor conto le pretese della popolazione in merito alle libertà individuali e al benessere e può governare senza dar libero sfogo ai diversi interessi in contrasto nella società. Una assunzione di politiche determinate e lungimiranti sulla scuola prevede il pensare la società non fra uno o due anni, o fra qualche settimana come è in Italia, ma allargare la visione a un decennio almeno e mettere in conto che non esistono solo i diritti dei finanzieri internazionali, delle banche centrali, dei grandi mediatori e faccendieri, dei politici di professione; al contrario proprio in un regime di libertà  è importante associare alle libertà individuali previste un percorso di formazione e istruzione di carattere pubblico volto a trasformare i singoli in cittadini responsabili verso se stessi e gli altri e non in plebi elettorali disposte a fare e disfare a seconda della mancia o del piccolo privilegio che riescono a scroccare da un sistema politico prontissimo a corrompersi e a decomporsi. Per questo la scuola sana e formativa dispiace alle minoranze al potere in Italia, può essere davvero utile a quei milioni di umani che vorrebbero uscire dal labirinto delle allucinazioni e delle false credenze creato ad arte dai maghi della comunicazione pubblicitaria e dagli stregoni delle ideologie per trovare la propria visione del mondo umano.

IANA per FuturoIeri




19 giugno 2009

Fra noi in confidenza:ma la scuola italiana...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi in confidenza: ma la scuola italiana…

 

Chi scrive insegna, insegnante di liceo e per la precisione è entrato dentro il sistema con la SSIS. La SSIS è quella scuola di specializzazione post-laurea che abilita all’insegnamento. Ora è in via di scioglimento ma ha fin dall’inizio avuto addosso una cattiva fama. Era impegnativa per tempo –circa due anni- e costosa  -circa 5.000 euro più il mancato lavoro di quei due anni- fu un percorso di studio e tirocinio dove uno doveva seguire le lezioni, fare il tirocinio, scrivere le tesine e sostenere gli esami prescritti. Insomma si trattava di preparare degli universitari a far i docenti, nel Belpaese l’abitudine e la prassi era di far fare il salto dall’università alla cattedra liceale o media senza alcuna preparazione. La questione del formare il corpo docente  prima della SSIS era una questione di “sanatorie” e “concorsoni abilitanti” e “affini”. E’ quasi certo che la SSIS cesserà d’essere, forse ha assolto al suo ruolo di formare qualche migliaio di precari nella scuola superiore e media e di generare impieghi temporanei per l’università di riferimento.

O forse no.

Forse è solo una riforma mancata. Tuttavia dal momento che i discorsi sulla scuola italiana si sprecano da professore sento la necessità di dire qualcosa di diverso.

Uno dei problemi è il fattore tempo, in realtà nei licei fra eventi, occupazioni, assemblee, interruzioni didattiche, viaggi d’istruzione e vacanze vola via più di un mese, qualche volta quasi due. I programmi, le interrogazioni e tutto il resto devono però andare avanti e quindi è quasi sempre una corsa per finire quel che si è pensato di fare o di far fare.

Un secondo problema di cui si parla poco è il numero notevole di anni di precariato che fanno i professori prima di ricevere una cattedra, o meglio:”un contratto a tempo indeterminato”. Questo passare di cattedra in cattedra, di scuola in scuola spesso per supplenze brevi o brevissime ha il pregio di mettere il docente davanti alle difficoltà del mestiere ma il difetto di far scendere la sua autostima e di rendere incerta la sua condizione economica dal  momento che i contratti per le supplenze hanno durata variabile e sono talvolta legati alle condizioni di salute del collega che viene sostituito.

Proprio al condizione economica per unanime ammissione in Italia è fra le peggiori in Europa, personalmente – ma non sono il solo- ritengo che i livelli salariali relativamente bassi provochino quel senso di sconforto che quasi si respira quando si ragiona  di corpo docente. In particolare in una “società” italiana dove l’unico metro per valutare l’essere umano è il reddito, i contanti, il conto corrente, le carte di credito l’insegnante di scuola media superiore o semplicemente media non ne esce bene, specie se è ai primi anni del servizio magari da  precario. Affido queste mie riflessioni ai miei venticinque lettori aggiungendo la considerazione che la scuola italiana nelle sue diverse articolazioni oggi più che mai sembra essere l’unica realtà in grado di entrare in rapporto con tutte le differenze del Belpaese, l’unica forza che può “pensare” il futuro di tutti.

 

IANA per FuturoIeri



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