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15 aprile 2011

Il Belpaese e la scuola: Corpo docente e caste della politica


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Questi primi tempi primaverili mi forzano ad una riflessione sul mio lavoro. Quello che davvero cementa i tanti disagi della scuola nel Belpaese e della categoria dei docenti è una sorta di sottile disprezzo sociale e di costume che cala dall’alto del potere politico ed economico sulle istituzioni scolastiche. La sensazione è che i politici di professione intendano la scuola come un terreno di manovre demagogiche, di proclami carichi di ideologia e finalizzati a polemiche di breve respiro, talvolta di clientelismo spicciolo o di fastidio per la spesa che il sistema scolastico comporta. Ma quanti sono gli abitanti del Belpaese che vivono di politica alle spalle del resto degli abitanti del Belpaese e spesso e volentieri contro di essi? Secondo il Fatto Quotidiano sono 1.300.000. ( il dato lo riprendo da un pezzo del 12 aprile 2011)

Una cifra senza commento! Praticamente in ogni condominio c’è uno che a titolo diverso vive di elezioni e incarichi politici o lavora per i partiti. Sono più di tutto il corpo docente del Belpaese! Eppure il corpo docente punito negli ultimi vent’anni dalla politica di professione è finora sempre riuscito a istruire questo popolo, a evitare che si ripetessero le vicende del passato pre-industriale con masse di popolani analfabeti, rivoltosi, risentiti e poverissimi, a dare a milioni d’italiani la cultura di base e un minimo di formazione per poter affrontare il mondo del lavoro in trasformazione continua. Impegno che con una dotazione adeguata di mezzi e risorse avrebbe conseguito esiti nettamente migliori, ad una condizione però:  trovare nella gran parte dei ceti ricchi del Belpaese il senso di una volontà di potenza che dissolve l’egoistico nepotismo e familismo nell’accesso alle migliori carriere professionali per determinare libere opportunità di ascesa sociale fondate sul merito. La scuola davanti al disprezzo dei politici di professione e alle chiusure egoistiche e familistiche del sistema economico del Belpaese ha fatto il possibile con i mezzi che aveva, che ha oggi e che avrà domani se le cose restano così. Ma cosa ha mai prodotto l’altro esercito di  pubblici stipendiati? Il 1.300.000 di politici piccoli e grandi del Belpaese?

Osservo gli esiti di questa "milizia partitica" al tempo della Seconda Repubblica che dall’alto dei suoi ricchi stipendi si occupa della categoria docente: 1. L’Italia è un Belpaese con crescenti tensioni sociali dovute alla caduta del tenore di vita dei ceti medi, la politica ha lavorato dal 1991 per aumentare il divario i ricchezza fra pochi privilegiati e la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. 2. Dal 1991 ad oggi il Belpaese è andato dietro un’avventura militare dietro l’altro in barba al dettato Costituzionale che afferma una certa prudenza in materia. 3. Le genti del Belpaese esprimo spesso un malessere crescente attraverso mille manifestazioni: consumo di droga, abuso di alcolici, critiche radicali al sistema, espressioni di carattere razzista, violenza domestica… 4. La diffidenza, evidentemente reciproca, fra la maggior parte della cittadinanza e le classi sociali che vivono di politica è aumentata; ormai la politica di professione sembra aver perso il rapporto quotidiano con quelle che erano un tempo le sue grandi masse elettorali. 5. La scarsa considerazione che le diverse genti d’Italia hanno nel resto del mondo  sembra esser aumentata, anzi le forze politiche opposizione insistono molto su questa evidenza mostrando che chi vive di politica è consapevole di non aver spostato nulla in questo senso. 6. Nel mondo dell’anno del Signore 2011 si è in manifesta presenza di un riarmo generalizzato delle potenze grandissime e  grandi e medie del mondo, la nostrana  politica non sembra certo consapevole dei gravi pericoli del momento e per certo non fa nulla per aumentare nelle genti del Belpaese la consapevolezza dei rischi. 7. Le classi sociali che vivono di politica non sembrano interessate alla scuola, a forme di educazione interne alle espressioni della società civile, ai problemi esistenziali della popolazione. 8. Ciò che è il centro di queste minoranze al potere sembra il supporto permanente alle esigenze del commercio, della produzione, al mantenimento di una fabbrica del consenso per questo sistema politico fatta di metodi talvolta opachi, di sussidi e donazioni ai partiti, di leggi che finanziano fondazioni, testate editoriali e altre realtà riconducibili alla vita politica di queste minoranze. 9. A giudicare dai fatti della cronaca politica non sembra che questi ceti che vivono di pubblici stipendi siano interessati al malessere di tanta parte delle genti del Belpaese che vivono in condizioni di povertà o di disagio, il loro agire in senso sociale sembra dettato da esigenze elettorali. 10. Il rapporto fra Palazzo e Cittadino era pessimo nella Prima Repubblica e non pare oggi nella Seconda essere migliorato.  Le istituzioni della Repubblica vengono viste con diffidenza e nel caso del potere giudiziario i pareri nelle disperse e difformi genti del Belpaese sembrano polarizzati dalle violente polemiche politiche contro i giudici che sono una costante dal 1994 a oggi.

Mi fermo qui e considero che è lecito per le categorie sociali che vivono di politica criticare ciò che è scuola e considerare eventuali provvedimenti amministrativi e di legge, ma per questioni di decenza dovrebbero essi ammettere i loro gravi torti, la loro inerzia verso i mali del paese, l’eccesso di furbizia che li pervade, l’opportunismo delle loro azioni e dei loro atti. Non si può giudicare a colpi di clava intere generazioni d’insegnanti tirando giudizi nel mucchio come si è fatto da un paio di decenni fino ad oggi. Se lo scopo finale di tutto questo è creare lo spazio per il formarsi di una scuola confessionale o laica di carattere privato dove indirizzare i figli delle classi sociali elevate lo si ammetta senza giri di parole direttamente e apertamente. Se queste minoranze di genti del Belpaese intendono compiacere le tendenze delle politiche neoliberali volute da banchieri e finanzieri internazionali  tese a privatizzare anche il settore scolastico devono dirlo, scriverlo e  farlo sapere ai loro elettori. Possibilmente indicando da quali potentati finanziari arriva il consiglio di tagliare certi settori dello Stato Sociale e della Pubblica Istruzione. Così almeno la maggior parte degli italiani sanno chi ringraziare e possono evitare di risentirsi e imbufalirsi verso i politici di professione che sono i tramiti fra la volontà di minoranze internazionali di superprivilegiati apolidi e la gestione del potere politico.  Non c’è  nulla di male se le organizzazioni politiche, che sono e restano per la nostra Costituzione soggetti privati, creano le condizioni per smantellare quanto fatto in cinque decenni di Prima Repubblica per creare un modello sociale alla Statunitense. Solo che devono essere onesti e ammettere che la loro politica non vuole conservare o mantenere ma dissolvere e ridefinire. Colui che insegna si trova ad essere in una posizione scomoda perché il suo formare, dare e creare passa anche dalla conservazione e dalla trasmissione di saperi provenienti dal passato, tendenzialmente la categoria docente è una categoria di conservatori anche quando innova. Per questo oggi sul corpo docente del Belpaese appuntano tante critiche e tante affermazioni negative, fra il politico di professione e l’insegnate c’è tanta differenza. Basta saperlo e tutto diventa comprensibile.

IANA per FuturoIeri




16 marzo 2011

Il Fascista Immaginario: assolti!


tanti-giornali

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Il materiale di scena del fascista immaginario è messo su un tavolo della facoltà occupata…

-          Sergio: Ecco comunque quel che resta del passato imperiale di questa penisola, di questa Patria a mezzadria da una parte noi stessi e dall’altra le basi della NATO…

-          Lazzaro: Che cosa patetica, i resti pietosi di miti morti e decomposti, di cose che non sono più. Certo che come italiani siam stati sfortunati scivoliamo da un mito morto all’ammirazione per qualche padrone forestiero sia esso comunista cinese o russo o capitalista inglese o statunitense.  Ma di tutti gli imperi e i dominatori che nel corso dei tre millenni di storia umana di questa penisola, di tutti i regimi schiavisti, feudali, fanatici, capitalisti questo fascista è stato il  peggiore. Ha dimostrato a noi stessi e al mondo l’impossibilità della civiltà italiana, almeno come impero o come potenza.

-          Sergio: Questa poi…non c’è una civiltà italiana ora?

-          Lazzaro: Ma tu che hai visto? Cosa ne sai di quello che è lontano da qui? In Francia, in Germania, in Svizzera e ancora  più in là? L’Europa dei grandi Stati nazionali è Europa imperiale, come l’Euro come la BCE. Noi cosa siamo? Un popolo che non sa neanche conservare l’unico primato su cui può puntare ossia quello umanistico e artistico, perché semplicemente la stragrande maggioranza della sua popolazione non sa nemmeno che esiste. Forse neanche le nostre docenze universitarie illustrissime hanno idea di cosa sia un patrimonio culturale. L’opera di conservazione e valorizzazione del proprio passato si è persa, del resto i nostri amministratori cavernicoli non capiscono neppure l’importanza di aiutare l’arte contemporanea o di creare centri di ricerca liberi dal nepotismo, dalla corruttela, dall’incapacità. Chi ci comanda è estraneo alla storia e alla vita del Belpaese e alle sue tradizioni. Siamo preda di ciarlatani e imbonitori televisivi. In gioventù sono finti Comunisti per vivere d’espedienti e farneticare, in maturità sono capitalisti marci per far intrallazzi e truffe con la politica e una volta anziani diventano falsi liberali perché sono terrorizzati dall’idea di perdere la loro roba e credono che il liberalismo classico santifichi il loro diritto al possesso. Personalmente credo che i nostri liberali sia solo gente rozza, incolta e assolutamente ossessionata dalla conservazione egoistica e amorale della propria proprietà privata; credono che Adam Smith il teorico del liberalismo classico abbia giustificato il possesso della loro roba in qualsiasi modo acquistata o presa. Ben altra cosa è la civiltà francese o germanica. Si sente nell’aria la potenza di un popolo che sa chi è e che cosa vuole e che non deve nascondersi dietro i cadaveri di tempi perduti ormai ridotti polvere.

-          Sergio: Una cosa che dici è giusta, il resto è vomitevole e mi chiedo perché non ti metto le mani addosso. Sì è vero che esiste una civiltà germanica e forse hai ragione. Se c’è una speranza per l’Europa essa ha ragion d’essere solo fra i pesi del grande Nord. Inoltre è vero che noi qui nel Belpaese non abbiamo capi ma gente strana che vive d’espedienti e non mi meraviglia l’estraneità del corpo docenti di questa e delle altre facoltà italiane dalla storia e dalla vita del nostro popolo. Ma su una cosa sbagli. Sbagli tanto. Il sangue. C’è chi è morto e da entrambe le parti.

Lazzaro mette alcune riviste e libri sul tavolo nella scatola, ne guarda uno e due e poi lascia volutamente  fuori “La fine del lavoro”. I due sui  osservano, Sergio muove le mani è  leggermente nervoso e tira fuori da una cartellina una foto in bianco e nero. E’ una foto di Dresda dopo il bombardamento del febbraio del 1945.

-          Lazzaro: Che fai t’interessano i massacri e le rovine, cosa vuoi farmi vedere…

-          Sergio: Nulla che non sai già, questo Belpaese ormai vive fra le rovine che lui stesso ha costruito. Rovine di memorie finite e distorte da narrazioni politiche di fantasia, rovine religiose di popoli italiani privi di trascendenza che vivono solo per la roba e per il qui e ora, rovine di classi dirigenti politiche che cambiano contenitori elettorali riciclandosi a colpi di milioni generosamente donati da privati ricchissimi, multinazionali e società commerciali, minoranze di privilegiati che difendono con espedienti e cavilli legali privilegi feudali, abusi e nepotismo nella pubblica amministrazione e perfino nel privato. Tutta la realtà di questo Belpaese urla che siamo in mezzo alle macerie civili e morali di generazioni che non hanno saputo costruire e fondare. Anzi le rovine del remoto passato, di Dresda, Berlino, Cassino comunicano quasi un senso di sicurezza; era un punto fra un prima e un dopo. Invece qui siamo all’inizio di una caduta non si sa bene verso dove. In questo cadere vedo tutta l’impotenza di chi come me cerca di trovare nel passato i segni di una resurrezione di cose che sono state. La realtà è che questo è un sistema inquinante e distruttivo, un modello consumista e capitalista a crescita infinita in presenza di risorse planetarie  limitate anche se grandi. Siamo arrivati al punto che tutti i dirigenti politici e finanziari  fingono di credere che si possa creare il denaro all’infinito, produrre all’infinito, inquinare all’infinito, distorcere la realtà e dei fatti e la memoria come se il passato fosse una lavagna su cui riscrivere la lezione del giorno ad ogni suono della campanella.

-          Lazzaro: Che dici…Ti accusi. Guarda che noi due non siamo responsabili di nulla. Certo le scelte e le idee personali… Tu fascista delle favole, io il solito rosso che deve lavorare di bassa cucina per far prevalere il diritto sull’abuso.

Ma questa realtà non è la nostra  è qualcosa che ci è piovuta addosso. Chi non ha terre, case, rendite, protettori potenti, pacchetti di voti, cariche politiche, posti di rango e di privilegio nella pubblica amministrazione è assolto da tutto questo. Sbarchi il lunario come fascista immaginario, hai debiti, non hai potuto studiare perché non avevi protettori, soldi, aiuti. Sei assolto e io con te. Chi è responsabile sta in alto, chi si è arricchito sta in alto, chi è vissuto di frodi è altrove, noi siamo assolti davanti agli uomini, alla legge morale e a Dio ammesso che esista e non sia una leggenda per poveri grulli. Assolti, liberi dal male. Intendi! Io e te siamo forse dirigenti di multinazionali, o grandi finanzieri che spostano capitali, giudici di corti internazionali che ad orologeria condanno i dittatori e i despoti che hanno scelto le multinazionali sbagliate per vendere le risorse e la forza lavoro dei loro sudditi-schiavi, generalissimi che schierano superbombardieri e spianano interi popoli, presidentissimi eletti con i soldi delle banche e dei ricchissimi, assolutamente no! Siamo assolti e solo dei malvagi che sono malvagi, degli iniqui che sono iniqui, dei corrotti che sono corrotti, degli empi che sono empi aldilà di ogni possibile spiegazione e giustificazione possono dire il contrario. Io credo che il tuo modo di fare sia sbagliato. Certo. Assolutamente. Ma c’è un nemico che è  oltre ed è non meno ideologico delle dittature del passato ed è questa concentrazione globale di potere economico e finanziario nelle mani di pochissimi che sta devastando il mondo per mire di egemonia globale, di potere, di controllo delle risorse energetiche e della forza lavoro. E così in confidenza, far noi, tu lo sai vero che adesso c’è una guerra in Iraq per il petrolio?





13 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: fede e guerra



De Reditu Suo – 2° libro: Dove sei Italia, antica terra gentile?



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Che hai?

-          Lazzaro: Quella gente in cortile mi pare canti qualcosa di diverso sottovoce, una canzone sulla guerra. Pacifismo. Credevo di essere rimasto solo. Fa piacere vedere che non è così. Ti chiedo una cortesia se possibile. Se hai la roba del tuo spettacolino mi piacerebbe dargli un’occhiata. Sono curioso, magari c’è qualcosa che può farmi venire qualche idea.

-          Sergio fa un cenno con la mano, indica che ci metterà cinque minuti. Lazzaro si avvicina alla finestra. La gente dabbasso con il fotografo anarchico canta “Dove vola l’avvoltoio”. Dopo la canzone qualcuno offre da bere e qualcosa da mangiare. Si sentono dei passi. Sergio entra nella stanza con una borsa da idraulico molto grande e uno zaino di rozza tela, come quello dei soldati di sessant’anni fa.

-          Sergio: Ecco qua. Che fortuna. Il Camioncino mio era proprio qui sotto. Dal momento che sei così curioso ti faccio vedere il meglio della ditta. Ma il tavolo va sgombrato.

-          Lazzaro: Subito. Ho una scatola di cartone. Metto tutto dentro.

-          Sergio: Perfetto. Ora scarico le cose. Chissà che cosa potrebbe pensare un poliziotto se vedesse una cosa del genere in una facoltà rossa occupata.

-          Sergio comincia a svuotare zaino e sacco, emergono fotografie incorniciate, un paio di elmetti, due o tre divise, una camicia nera, perfino un busto in bronzo del Duce, e un accendino cinese con la bandiera nazista. Qualche copia dei manifesti della Repubblica Sociale firmati da Boccasile, la bandiera della Repubblica Sociale

-          Lazzaro: Manca nulla?

-          Sergio tira fuori un pc portatile, una mangianastri, cassette audio.

-          Sergio: Ora ci siamo. Il  vecchio e il nuovo. Ho speso una cifra per questo portatile. Ora è bene che mi dia delle gioie. Pensa posso vedere i filmini del Duce e sentire l’audio. Ma spesso mi affido al vecchio mangianastri. Efficace, solido, certo.

-          Lazzaro: Mi ricordi un tipo di scienze politiche che era un moderato  diffidente della tecnologia moderna. Che tipo. Mi hanno detto che è diventato presidente di Quartiere. Pensa come va la vita. Sul serio perché non ti butti sull’elettronica.

-          Sergio: Ma con il mangianastri c’è il fascino dei rumori di fondo. Vuoi mettere. Poi il portatile fa troppo USA. Lo uso con moderazione.

-          Lazzaro: Dai spiega come funziona. Come lavori. Come crei l’immagine. Come convinci il tuo pubblico.

-          Sergio: Per prima cosa l’ambiente. Se permetti vado a collocare i ferri del mestiere. La Bandiera della fede bene in vista. Poi ci sono le foto del Duce e dei dignitari fedeli. Qualche volta metto quella di Hitler. A molti piace ma non a tutti. Va usata con moderazione. Prodotto forte come la cocaina. Eccita troppo il cervello e fa male al cuore. Occorre sfruttare bene lo spazio. La bandiera va posta dove cade  l'occho  del pubblico, le foto e i cimeli a destra e sinistra per chiudere lo spazio dove vado a lavorare di recita. Se posso mi cambio una o due volte basta ci sia un paravento o qualcosa di simile. Se devo riprendere fiato o devo fare una pausa o prendere oggetti o simili metto una registrazione o una musichetta del ventennio ed è fatta. Tutto deve aver tempi stretti.

-          Lazzaro: E il busto del Duce, come va e dove va…

-          Sergio: Su un tavolo, da lavoro possibilmente per dare il senso delle origini virili del Duce, ma un mancanza va bene una scrivania o un tavolaccio con le caprette come se fosse una cosa militare. Basta poco basta un panno ruvido o un paio di mimetiche stracciate. Quello spazio deve rappresentare il potere e l’uomo.

-          Lazzaro: Altro che recita! Mancano i ceri e siamo alla seduta spiritica.

-          Sergio: Ci sono anche i ceri, due o tre a seconda dei casi, possibilmente candele nere o viola. Ma se non ci sono rimedio in qualche modo. Una volta le ho dipinte di verde militare un pessimo odore ma l’effetto c’era. Penombra, busto e candele. Che effetto!

-          Lazzaro: Sei matto e ancor di più chi ti paga.

-           Sergio: Non hai fede politica.

-         Lazzaro: La mia fede politica è razionale, oggettiva, scientifica. Questa è la differenza.

-          Sergio: Mister razionale. Meraviglioso. Mi ricordi certi sindaci di questa penisola che scrivono sui cartelli del proprio Comune: Città Denuclearizzata. Poi a due o tre chilometri di distanza c’è una base NATO o Statunitense, che poi è la stessa cosa,  dove di sicuro c’è di tutto. Fra l’altro ci sono probabilmente  le munizioni a uranio impoverito. E non dirmi che cadi dalle nuvole perché quelli come te sono fissi a protestare contro le basi fra lo sdegno dei partiti di sinistra che vorrebbero mutismo e silenzio per poter tornare al governo senza problemi. Comunque si è visto nel 1999 da dove sono partiti i bombardamenti con le peggio armi, proprio da questa penisola e sotto un governo di Centro-Sinistra. Non c’è ragione nella politica ma interesse e  dominio su uomini e cose. Lo sai meglio di me. Hai studiato, giusto? E poi lo sai in confidenza quante sono nel mondo le basi di coloro che hanno vinto il fascismo a partire dall’Inghilterra e dall’Africa?  

-          Lazzaro: Confesso che non lo so. Ma il tuo tono è irritante e spiacevole. Offensivo.

-          Sergio: Sono almeno 760, almeno un centinaio di queste sono in Italia e di fatto costituiscono una rete di controllo spionistico e militare delle forze della libertà e del libero mercato che va dal centro degli Stati Uniti fino alle propaggini dell’Estremo Oriente. E’ giusto in fondo. Comunisti, arabi, cinesi,terroristi, sindacalisti rossi, femministe, pazzi in libertà, depravati chissà cosa potrebbero fare. Occorre proteggere la libertà di tutti e per farlo ci vuole il pugno di ferro, anzi quello di uranio 238. Sfonda le corazze degli ex carri armati del patto di Varsavia e schiaccia talebani, rivoluzionari, pagliacci che giocano alla sovversione, e ora le milizie irachene.   Con questa nuova guerra che segnerà il dominio dell’Impero delle libertà in Iraq senza dubbio questo numero aumenterà, e  dal momento che il loro teatro di combattimento è l’Oriente e il Mediterraneo è impossibile che rinuncino i popoli liberi al controllo di rotte aeree e di basi militari in questa penisola. Se tu sai molto di politica, filosofia e storia io so qualcosa di armi e forze armate e ti dico che gli eserciti NATO senza basi logistiche stabili, senza depositi di munizioni, pezzi di ricambio e carburanti non possono vincere le guerre. Per vincere non basta uccidere, occorre travolgere la feccia con tonnellate di bombe, stroncare con la potenza distruttiva dei bombardamenti ogni volontà di resistere, ogni desiderio di conservare alla luce del sole le proprie ragioni e la propria civiltà, annientare il passato e imporre il proprio presente. Proprio come hanno fatto all’Italia fascista, disintegrata e spazzata via secondo giustizia e liberalità. Perché fare la civiltà è cosa degna dei forti e non dei deboli.  La guerra e la distruzione dei nemici è l’unica ragione della civiltà e da questi stranieri a Stelle e Strisce c’è solo da imparare. Noi genti del Belpaese siamo in torto, non sappiamo, non abbiamo saputo e non sapremo  ancora per qualche secolo: credere, combattere e morire per la nostra civiltà. Devo dire che se qualcuno oggi  mi chiede dove essa sia non saprei dir nulla.  Gli stranieri, davvero, hanno capito il disegno di Dio. Per questo il loro impero economico-finanziario e la loro civiltà  copre la Terra.




14 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario


Le Tavole delle colpe di Madduwatta. Libro Secondo

Libro secondo

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro si prende una pausa, Sergio  osserva attento i suoi movimenti, le mani, il libro con il biglietto, il movimento degli occhi.

-          Lazzaro: Forza. Parli di forza. Ma quale? Guarda questo Belpaese per ciò che è davvero. Una pletora di anziani terrorizzati dall’idea di perdere la pensione, di finti docenti, di falsi profeti della politica, di apprendisti stregoni che vivono di pubbliche relazioni e di politica professionale. Tutti quanti campano al di sopra della realtà e dei propri mezzi grazie alle loro frodi, ai loro inganni, alle loro mistificazioni. No il potere è nelle mani della grande finanza, delle pochissime famiglie di miliardari in euro, dei generali stranieri che sono in relazione con i complessi militar-industriali dei loro imperi di riferimento, dei grandi burocrati, dei livelli alti della politica e della diplomazia. Questi sono i forti. Ceti sociali o se si vuole caste formate da minoranze piccolissime che sono al potere o ne controllano delle frazioni. Un messia politico che trascina il popolo dalla sua o è espressione di questi poteri oppure è morto o carcerato prima ancora d’iniziare. No non c’è nessun Messia o Redentore sul piano politico ed economico. C’è solo lo squallore di un mondo senescente pieno di paure e terrorizzato dall’idea di perdere quel poco che ha strappato con la frode, il lavoro, la disonestà alla malvagità del mondo e all’iniquo sistema sociale della Repubblica. La forza dell’Italia. Ma quale? Quella dei migranti poveri che lavorano per pochi euro l’ora, dei nuovi poveri, di quelli che s’arrangiano, delle famiglie con madre e padre con lavori saltuari e precari e le famiglie d’origine dissolte. Ma di che si parla? Oggi un turbine di anziani terrorizzati brama solo ed esclusivamente di divorare le residuali risorse pensionistiche e sociali con ingordigia ed egoismo ignoti a tutta la storia precedente di queste nostre sfortunate genti d’Italia. Mai è capitato che l’egoismo sociale degli anziani si sviluppasse al punto di determinare politiche così miopi, distruttive, disgregatrici della solidarietà fra generazioni. E’ evidente anche a un cretino che se intere generazioni svolgono lavori malpagati e saltuari non potranno dare i contributi pensionistici ad una massa di anziani bisognosi di cure sanitarie costose, di supporto sociale, di sussidi e ovviamente di pensioni. Quanto può dare un precario della Scuola, un assunto dal Comune per tre mesi, un  migrante che lavora in nero e senza permesso di soggiorno, un disoccupato  o uno sbandato.  Il disinteresse per noi, per coloro che vogliono insegnare, educare, costruire un Belpaese meno osceno, irreligioso, empio corrotto, degenerato ha una dimensione suicida. Forse c’è una pulsione di morte in Italia, una spinta interna che sta puntando alla dissoluzione dello Stato e alla rovina estrema del nostro popolo.

-          Sergio: Credi nelle stelle? Non è una presa in giro… Vedi io credo che sia vero che questo è un tempo di passaggio fra ere, fra modi d’essere umani qui nel pianeta azzurro.

-          Lazzaro: Cosa cerchi di dire? Sei uno di quelli che va dietro  la New Age e la teoria che stiamo entrando nell’Età dell’Acquario. Sei fuori di testa fino a questo punto?

-          Sergio: No. Credo in ciò che è reale e il reale muta, degenera, rinasce, si scompone  e ricompone per azione dell’uomo e della natura. Se sia una nuova Era che apre le porte a una nuova forma d’esistere della razza umana non lo so, e non lo posso sapere. Ma è evidente che i forti possono sopravvivere al male e  non c’è solo la forza del soldato o del poliziotto che si basa sulle armi. C’è l’intelligenza di chi conosce i fatti e sa cosa sia reale e cosa sia illusione, c’è la forza di chi ha fede e prega, la forza di chi vuol costruire e non distruggere. Forse alcuni nemici sono comuni. Ma tu dai un forte valore sociale e di ceto a quel che è una natura morale e antropologica. Ci sono umani che sono malvagi e nascono malvagi e vanno in alcuni momenti del corso storico messi in condizione di non nuocere con tutti i mezzi. Ordinariamente la loro funzione è di distruggere i deboli annientando e razziando le risorse economiche e disgregando la solidarietà fra simili per aumentare il caos, la paura, il disordine, la follia. Quando la misura è colma arriva poi la purificazione necessaria, legittima, santa. Quel che rimane una volta purificato è più forte, più saldo, più elevato. Il salto spirituale e antropologico di chi studia magia e astronomia è una realtà naturale, un fatto quotidiano, privato che ha una sua dimensione collettiva e perfino ecologica. Cambia la natura distruggendo le mutazioni naturali o indotte incapaci di relazionarsi al meccanismo complesso della vita sul pianeta azzurro; così è per gli esseri umani. Il meccanismo sociale e civile del capitalismo di questo terzo millennio è fatto per stroncare ogni forma di vita singola o associata che si riveli incapace di relazionarsi ad esso. E’ una macchina artificiale  che completa e rafforza il meccanismo di selezione naturale. Forse è più della natura è un nuovo Dio creato però dagli esseri umani per gli esseri umani. Per me è il segno che è possibile mutare con la forza la natura dell’umanità e dare ad essa una forma, un segno, una vita ordinata secondo una volontà dominate impersonale in grado di muovere forze collettive.

-          Lazzaro: Incredibile! Astrologia, New Age e Darwinismo sociale tutto mischiato assieme. Forse abbiamo dei nemici comuni, ma la confusione è tanta in questa stanza. Di tutti i fascisti che ho ascoltato finora tu sei il più strano, il più originale.




11 dicembre 2010

Il Belpaese e la scuola: l'assalto del presente a tutto il resto della scuola




                                 Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: L’assalto del presente a tutto il resto della scuola

I miei venticinque lettori credo che siano ormai disturbati dal modo quasi ossessivo con il quale prendo in considerazione questa continua invadenza del fatto pubblicitario e commerciale in ambiti impropri. Oggi emerge nel generale disinteresse della stragrande maggioranza della popolazione italiana una lenta e strisciante forma di privatizzazione e invadenza del fatto commerciale nella realtà della scuola. Non si tratta più di merendine, astucci, cartelle e quaderni con eventuale logo commerciale o personaggi dei fumetti o dei cartoni animati ma di segni inequivocabili che a fronte del disimpegno dello Stato nel finanziamento della scuola pubblica indicano l’entrata di privati nel finanziamento della scuola. Oltre ai casi dei genitori che contribuiscono alle spese scolastiche in diversi  modi, alcuni fatti nelle scuole elementari hanno avuto una risonanza sui media nazionali, c’è da osservare il pericolo di forme manifeste o coperte di penetrazione del fatto pubblicitario nella scuola. L’idea di fondo del pensiero neo-liberale tipico dei poteri tecnocratici e finanziari che determinano la politica Europea e Statunitense è che solo la minoranza dei ricchi ha diritto pagando scuole e università private ad un livello d’istruzione alto e votato all’ascesa sociale. Dietro l’indebolimento del finanziamento pubblico c’è questo profondo desiderio di una piccola minoranza di ricchi di svuotare di contenuto le forme con cui si manifesta la democrazia rappresentativa per fondare un proprio potere ampio e discrezionale che si regge sul controllo delle risorse finanziarie, culturali, organizzative delle società del sedicente “Occidente”. Di fatto è l’annientamento di ogni logica meritocratica e la disgregazione dei diritti di quella tipologia di  cittadinanza che fa parte dei regimi che praticano la democrazia rappresentativa. Se l’ideologia neo-liberale contaminerà ancora  per un decennio la politica europea l’ascesa sociale risulterà essere nei fatti un privilegio di pochi che si trasmettono posizioni di potere e grandi ricchezze di padre in figlio. Avendo di fatto gli strumenti per condizionare la grande politica e l’economia c’è da scommettere che questa nuova classe sociale di alto rango cercherà di blindare la sua posizione di privilegio con leggi, provvedimenti, cattiva informazione, controllo della politica e di parte della pubblica opinione attraverso i media e la persuasione pubblicitaria.  Di fatto le sedicenti democrazie rappresentative devono convivere con minoranze di ricchissimi che forzano tutti i giorni le regole fondamentali della pace sociale e quel poco di tranquillità che può dare un regime politico rispettoso di tutte le sue parti sociali, ma l’opera funesta di questi pochissimi si è spinta troppo avanti condizionando la politica comunitaria  e la legislazione dei singoli stati, Italia inclusa anche aldilà delle responsabilità specifiche di chi oggi esercita nel Belpaese il potere esecutivo. Del resto i nostrani retori della politica come professione e come strumento per racimolare uno stipendio e anche i ceti sociali colpiti da questa trasformazione pilotata dall’alto risultano solitamente poco capaci di comprendere il fenomeno di una scissione di fatto delle minoranza dei miliardari e dei loro super-esperti dalla realtà degli altri ceti sociali. Così la democrazia rappresentativa si divide in chi ne è parte  e deve rotolare con essa anche se il percorso finisce in un burrone  e chi apolide del denaro e delle super-specializzazioni ben remunerate può trovare la sua patria ovunque sia presente per lui un buon contratto o parte delle proprie proprietà. Risulta evidente quindi che la privatizzazione strisciante della scuola del Belpaese non possa esser staccata da questa metamorfosi morale dei ceti socialmente superprivilegiati che ha preso forma intorno agli anni ottanta del secolo appena trascorso. Può questa politica professionale e professionistica italiana riportare le lancette dell’orologio indietro di decenni se non di mezzo secolo? Credo proprio di no! Chi ha a cuore dignità e vita della scuola pubblica qui nella terra del fu Impero Romano deve pensare nel silenzio, indagare con curiosità la realtà del mondo umano  e creare quelle forme del sapere che attiveranno in tempi migliori il Risorgimento di regole autenticamente democratiche di vita sociale e civile atte a rigenerare qualcosa dei grandi ideali del passato. Tuttavia essendo stati i grandi principi democratici e di eguaglianza di fatto abiurati da una minoranza di potentissimi e dimenticati dai molti non potranno mai più essere restaurati nella loro forma originaria, neanche attraverso rivoluzioni o miracoli della politica. Solo una spinta verso il futuro, solo la visione che si slancia oltre il meschino calcolo politico del qui e ora potrà ricondurre le decadenti democrazie del vecchio mondo a forme di vita sociale e civile rispettose della dignità, della vita e dei diritti della cittadinanza tutta, fra i diritti quello alla pubblica istruzione fondamento di una decente libertà di pensiero e di parola.

IANA per FuturoIeri





7 dicembre 2010

Il Fascista Immaginario: dialogo sulla morte



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario: Dialogo sulla morte

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Non conosco questa canzone e questi accordi, forse è qualcosa che viene da un tempo lontano, molto; ma ciò di cui parla è la solita storia del potere che manda a farsi ammazzare dei giovani in cerca d’avventura e  di gloria e spesso di un salario

-          La notte entra dalla finestra e la musica e le parole sono quasi un sussurro. Si ode il ritornello della “Canzone d’Algeria” di Fausto Amodei degli anni sessanta. Le parole parlano della guerra della quarta Repubblica Francese contro le popolazioni algerine colonizzate e la degenerazione psicologica e morale dei soldati francesi costretti a combattere una guerra contro i principi del 1789.  I due si avvicinano alla finestra cercano di vedere chi canta.

-          Lazzaro: Non riesco a ricordare nulla di simile.  Non è De Andrè, non è Guccini. Proprio non so che cosa sia. Quello che canta sembra il fotografo, quel tipo strano che bazzica la facoltà di filosofia mi par di riconoscerla sua persona. Ecco è lui: “ ha i capelli bianchi”. Ho sempre pensato di volta in volta che fosse un anarchico, un tipo strano, un provocatore  o un tipo originale o forse è in verità tutte queste  cose. Non capisco è qui con quella gente e sta cantando con una chitarra scassata.

-          Sergio: Non conosco questa canzone, sembra uscita da un tempo remoto, lontanissimo.

-          Lazzaro: Sì è proprio il fotografo, sta suonando per quei tre o quattro extracomunitari per quei due tre compagni che sono qui a fare la lotta dura, ma… Finchè stanno nel cortile e non entrano nel fabbricato non c’è problema. Certo che è proprio funereo ricordarle guerre del remoto passato  oggi che il sedicente Occidente va a fare una nuova guerra nella terra dell’Antica Babilonia. La guerra presso  gli esseri umani sembra essere una costante, l’unica certezza in un mondo umano che muta e si altera. Questa canzone mi pare parli della decolonizzazione, di una parte della storia che precede la guerra del Viet-Nam. Direi che è pacifista parla di un soldato francese mandato dalla Repubblica  a morire in una terra non sua per qualcosa che non sa e che non capisce, di cui non sa nulla, decisa da altri che lo usano.

-          Sergio: Si fa presto qui in Italia a ragionare di cose che non si conoscono affatto, qui tutti hanno opinioni e nessuno studio vero e nessuna esperienza vera e nessuna voglia di capire, di rendersi conto. Nel Belpaese si parla di guerra come se fosse una partita di calcio o il commento del lunedì nella pagina dello sport sulla squadra del cuore  e solo quando ha vinto. Che ne sa la nostra gente o quei beduini là sotto di cosa è successo a quanti in queste nuove guerre hanno perso un amico, un figlio, un padre, uno zio. Nulla! Solo qui abbiamo un pacifismo imbelle e dissoluto pronto a cavalcare tutte le cause perse per pavoneggiarsi allo specchio,  come se la viltà mascherata da saggezza fosse una cosa buona e giusta di cui vantarsi.

-          Lazzaro: Che ne sai te delle guerre nuove e dei pacifisti, sei come quelli che disprezzi non sai e commenti, non sai e critichi. Poi chissà, magari qualcuno di quelli di sotto dall’Algeria e sa bene che cosa la guerra e il terrorismo.

-          Sergio: Non è così, non per me, io so. So qualcosa più degli altri. Vedi, non è facile…ma avevo un amico, un grande amico uno di quelli con cui dividi di tutto e di più; una specie di fratello maggiore. Uno di quelli con cui dividi un pezzo di vita. Un giorno firma per restare nell’esercito, va a farsi le guerre nei Balcani a seguito degli eserciti della Nato. Stipendio, indennità, un paio di mostrine e poi la promozione. Poi si ammala, una cosa rapida e inspiegabile per uno che era forte e robusto. Mi ricordo che aveva un nome scientifico incomprensibile, io queste cose non le conosco pare si chiamasse ”linfonoda” o qualcosa di simile. Comunque sono convinto che  era una cosa sicuramente presa laggiù che lentamente ha iniziato a distruggerlo, a spezzarlo a fargli pagare ogni errore della vita con espiazione lenta e dolorosa. Viene congedato, il corpo e la mente vanno a pezzi e mi tocca salutare il cadavere con la madre sua in lacrime, chiese di farsi seppellire con il berretto messo di fianco nella bara; soldato fino in fondo. No mio caro sovversivo della domenica mattina; so bene come funziona e nessuno può dire che non conosco i fatti. Solo una cosa non accetto:”che si muoia per gli altri che sono estranei alla nostra cultura e alla storia e alla vita delle genti nostre”. Non può avere senso il subire gli oltraggi della morte e del dolore per una causa non propria, non ha senso chiedere la vita di ragazzi e uomini buoni e giusti per interessi e scopi di genti lontane, per il tornaconto di minoranze di apolidi, di finanzieri, di banchieri, di speculatori. Noi come popolo dobbiamo morire in guerra solo per noi stessi.

-          Lazzaro: Ora ragioni e dici cose giuste e vere, queste son le parole buone e non quel maschilismo militaristico cialtrone e cazzaro che rintrona da destra e per mille vie si ferma  a sinistra causando danni infiniti.  Tremenda è stata la disgrazia e la sciagura che si è scagliata su quelli dai buoni sentimenti e dal cuore a sinistra in quelle abiette guerre balcaniche. La guerra del Kossovo del 1999 ha rovinato quelli che volevano restare a sinistra e restar puliti dalle guerre a Stelle e Strisce e dagli interessi diabolici e sacrileghi che son dietro le nuove guerre dove comandanti politici improvvisati mettono mine potenti sul futuro di tutta l’umanità chiamando Dio quale garante dei loro conflitti e giudice implacabile dei loro nemici del momento. Quella guerra scellerata ha aperto il vaso di Pandora e ha dato via a una serie di guerre ora arrivate nella terra dell’antica Babilonia. La solita storia  di sempre che si ripete dal tempo dei faraoni egiziani: i ricchi e i re del mondo si fanno la guerra mandando i disgraziati e i poveri a morire in massa nelle loro campagne militari, nei loro assedi, nelle loro razzie di guerra, nelle battaglie campali e nei massacri. La guerra è decisa dai pochi ma sono i molti a soffrire e  a morire, e così è per le ricchezze che si conquistano con le guerre o le frodi della politica che l’accompagnano. Solo un pugno d’individui trae dalle guerre il grande profitto e diventa ricca e felice e onorata dalla stragrande maggioranza dell’umanità invidiosa del loro benessere e del loro fasto. I pochi che controllano la finanza, le strutture dirigenziali delle multinazionali, quote azionarie importanti, i rapporti fra politica e affari di fatto orientano il potere legittimo che è democratico  o repubblicano altro ancora. Così un potere reale e concreto indirizza e determina le scelte dei poteri legittimi, dei rappresentanti del popolo, di chi per legittimità, sacralità e diritto dovrebbe essere il garante delle libertà di tutti. Esiste un potere dentro il potere, e prima o poi verrà stanato, la verità dell’ingerenza dei grandi poteri finanziari e bancari emergerà.

-          Sergio: E secondo te il popolo, ammesso che esiste nei termini tuoi, si dovrebbe sollevare, alzare, cambiare natura per la propria libertà, quale poi? La libertà che interessa ai molti, di cui parli, è la carta di credito gonfia al momento di far acquisti ai grandi magazzini. Ma io so che lui non è morto per questo. Aveva qualcosa dentro. Un tempo si chiamava onore.

Lazzaro: Mi dispiace, davvero. Ma …Credimi per me sbagli e non riesci a vedere che dietro la cortina delle illusioni c’è una piramide di poteri che si nascondono, sotto di loro la politica e l’intrattenimento televisivo che contagia anche le trasmissioni dedicate alla politica, e quando serve la grande informazione parla di cose ridicole o strane così il popolo che vota alle elezioni si distrae e non pensa.

Sergio: Tu sbagli! Non vedi che la guerra è la prosecuzione della vita civile con altri mezzi. Nella guerra esistono le false notizie, le alterazioni della verità, la propaganda di guerra, il plagio delle coscienze, la censura, la banalizzazione dei fatti, la criminalizzazione del nemico. Io posso vedere tutto questo e pensare che sia normale e ordinario e trovare un senso a questo stato di cose. Tu no.

Lazzaro: Forse è così ma io sento di dovermi concedere una speranza e di far la mia piccola crociata personale contro un sistema accademico che giudico ingiusto, una politica da farabutti e gaglioffi,  e un sistema di produzione e consumo scellerato e forse senza futuro.

Sergio: Il futuro è nella forza.





6 novembre 2010

Il Fascista Immaginario




Rivelazione magica

Il Fascista Immaginario


Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Adesso è il momento di parlare del prezzo e di quel che dobbiamo dirci.

-          Lazzaro: Questo è giusto, ma aspetta con calma. Fammi accomodare su questa cattedra.

-          Sergio: Ti piace la cattedra sei uno strano tipo, il tipico rivoluzionario italiano che il ventisette passa di banca a ritirare la pensione o lo stipendio.

-          Lazzaro: Non tutti nascono Lenin o Marx, qualcuno deve pur fare cose ordinarie, organizzare, stare sul posto, limare l’utopia per creare il concreto; e perché no: tirare a campare e possibilmente bene.

-          Sergio: Voglio il nome  e il cognome di una ragazza, bionda, occhi blu, del collettivo, circa uno e ottanta. In cambio il nome del docente che è stato mio cliente e che sta col cuore a destra-destra e voterà come deve votare.

-          Lazzaro: Un attimo, bionda, occhi blu, alta ma nel collettivo non c’è nulla del genere… magari…

Aspetta. Fammi pensare. Cribbio! Forse ho capito!

-          Sergio: Cosa c‘è che non va, non si può fare?

-          Lazzaro: Non è una cosa semplice, non è di questo collettivo. Credo sia una di lettere, forse so chi è perché è gente allegra quella; di ceto medio-alto fa feste e filosofeggia. Certo questa storia è davvero curiosa, stento a crederci.

Lazzaro si accomoda in cattedra Sergio si avvicina al banco in piedi, distende le mani sul legno vecchio come per stirarsi ma in realtà è contratto, sta quasi sfidando Lazzaro.

-          Sergio: Non si può fare?

-          Lazzaro: La politica è la scienza dei numeri e del possibile e qualche volta anche dell’utopia e della rivoluzione. Fissiamo una regola un nome convenzionale per la ragazza e un nome convenzionale per il docente. 

-          Sergio: Il nome che scelgo di copertura è il “Cliente”

-          Lazzaro: Il nome che scelgo è “belle Hélène” abbreviato “Hèlenè”. E’ il titolo di una commedia francese che ho conosciuto e visto quando ho fatto l’Erasmus in Francia. Ora arriviamo al dunque come si fa.

-          Sergio: Potrei scrivere il nome del cliente a stampatello su un foglio piegato, ma io come  faccio a sapere se tu mi racconti il vero?

-          Lazzaro: Lo stesso vale per me!

-          Sergio: Dobbiamo conoscerci un po’ meglio. Parliamo di cartoni animati!

-          Lazzaro: Prego! Sei matto?

-          Sergio: Dimmi cosa guardi o ricordi dei cartoni animati visti in televisione durante l’infanzia e capirò che tipo sei.

-          Lazzaro: Capitan Harlock! Rigorosamente solo la  serie classica: quella contro Raflesia e non la SSX. Gli darei fuoco alla SSX

-          Sergio: Harlock? Serie Classica? Che cosa stranissima, tanti camerati vanno pazzi per la SSX. Ora che ci penso la classica non l’ho mai vista

-          Lazzaro: La tua serie! Prego!

-          Sergio: Lupin III, la prima serie quella diretta da Hayao Miyazaki; il resto dei cartoni di Lupin  lascia il tempo che trova. Roba di scarto.

-          Lazzaro: La tua serie è quella di un ladro gentiluomo?

-          Sergio: Lupin è un criminale che nove volte su dieci combatte contro poteri ancora più sanguinari, ladri e corrotti di lui; e poi è audace, forte, intelligente con seguaci fedeli e letali e non teme. Mi piace chi rischia tutto e forza le regole stabilite da gente peggiore di lui. In tutti gli esseri umani c’è un limite di sopportazione, quando la legge diventa arbitrio e vessazione dei pochi sui giusti scatta qualcosa e l’uomo si fa audace.

-          Lazzaro: La serie classica, a differenza della SSX che piace ai tuoi camerati per via dell’OAV “L’Arcadia della mia Giovinezza”, vede il pirata spaziale lottare contro gli alieni bellissimi, terribili e sanguinari che minacciano la Terra dall’esterno e combattere contro i poteri pseudo-democratici interni corrotti, dissoluti, imbelli, cialtroni, irresponsabili, criminali. L’eroe che combatte il nemico interno e quello esterno. L’eroe finto nel suo mondo a colori fa quello che il sottoscritto  in piccolissimo, senza seguaci pronti a tutto, senza corrazzata spaziale, senza armi dovrebbe far qui. Lottare contro un sistema che attende solo di essere rottamato e contro poteri che spingono verso la globalizzazione e la privatizzazione della vita e della guerra.

Lazzaro fa una pausa, i due si scrutano si osservano, cercano di capirsi dalla posizione del corpo e delle mani. Passa un minuto circa. Lazzaro si distende, Sergio anche.

-          Lazzaro: Ecco il dunque. Un ribelle di destra e un visionario di sinistra. Una coppia bene assortita nulla da eccepire. Chi ama il ladro gentiluomo perché ribelle e chi il pirata spaziale che lotta contro tutto e contro tutti in nome dei suoi ideali anarchistico-nicciani. Ma ho l’impressione che il pensiero nicciano non sia roba per te.

-          Sergio: Ho letto qualcosa per ispirarmi. Non ho mai fatto filosofia. So che era uno dei filosofi di riferimento del DUCE. Comunque è vero, non volo alto; del resto il mio lavoro extra ha delle caratteristiche per le quali non serve sapere i dettagli e i particolari piuttosto è utile creare l’atmosfera giusta e la suggestione del momento. La mia è immagine in movimento che rimanda a straordinarie illusioni come nelle sfilate di moda che si vedono in  televisione o negli schermi grandi delle pizzerie alla moda e nei bar per figli di papà e signorine ben vestite con servizi sessuali in vendita.

-          Lazzaro: Illusioni e cose concrete, i due estremi che creano il mondo umano  e la vita quotidiana. Allora dal momento che stiamo cominciando a conoscerci dimmi. Se io metto la soluzione in questo libro, tu che fai?

-          Lazzaro fruga nel portafoglio, prende un qualcosa simile a un cartoncino colorato e lo mette in mezzo a “La Fine del Lavoro”.

-          Sergio: Se è la soluzione che mi serve e placa il mio cuore e la mia curiosità allora ti sussurrerò quel nome. Ma devo essere assolutamente certo del fatto che tu non mi rifili un pacco.

-          Lazzaro: E sia! Se ci mettiamo d’accordo e saremo convinti delle buone intenzioni reciproche  scambieremo un libro per un sussurro.

-          Sergio: Per me va bene, l’affare può andar avanti; adesso troviamo l’accordo.




29 ottobre 2010

Il Fascista Immaginario

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003

-    Sergio: Debiti, banche, speculatori, politicanti al soldo, ignoranza. Queste le piaghe di questa nostra gente. In realtà siamo un popolo difforme e disperso e i partiti politici della Prima e della Seconda Repubblica per calcolo e interesse elettorale hanno sfruttato cinicamente la tendenza delle genti nostre a dividersi e  a spezzarsi in tifoserie rincretinite  per poter far passare qualunque cosa nei due rami del parlamento. Per questo gli onorevoli hanno tutti quei privilegi e la pensione dopo una sola legislatura e un ricco stipendio. Se questo popolo italiano avesse avuto qualcosa che lo teneva davvero unito questa politica disgraziata non avrebbe fatto questi danni.

-    Lazzaro: Di  nuovo ti sbagli. Qualcosa che unisce gli italiani esiste davvero: i centri commerciali all’americana. Il consumo di beni e servizi e segnatamente di quelli di lusso è la forma unica di sostanziale uniformità e unità delle genti del Belpaese. L’Italia non si è mai compiuta e solo le merci e i servizi venduti dalla COOP, dall’Esselunga, dalla Metro, dalla Standa, dall’Ikea, hanno messo assieme sotto l’insegna del “io ho e quindi compro e quindi possiedo” un popolo privo di qualsiasi altro punto di riferimento.  Questo è il nuovo potere, la nuova fede assoluta e perfetta a cui le nostre genti tributano una fede mercenaria e dubbia. Il denaro che circola crea le ragioni di vita e le ragioni di vita sono la merce che entra nella vita dei molti e si trasforma nelle varie forme di spazzatura dopo che ha finito il suo ciclo. Per questo la vita dei non ricchi, dei non privilegiati, dei non miracolati, dei non protetti dalla politica o da qualche parente ricco è meschina agli occhi dei molti. La vita di tanta gente assomiglia alla merce che comunemente si  produce: costa, viene comprata e usata,  ha un suo ciclo d’utilizzo  e poi finisce con il trasformarsi in spazzatura.

-    Sergio: Sei cattivo ma dici cose vere  e giuste e fin qui son d’accordo con te; ma attenzione esiste sempre una dignità umana che non coincide con la realtà materiale. Chiamala anima, chiamalo spirito, chiamala fede. Fai te. Io so che è così.

-    Lazzaro: Qui in segreto, in confidenza fra noi due  parliamo di coloro che hanno il vero potere, della loro natura, dei loro scopi, di che cosa sono per quelli come noi.

-    Sergio: Sei molto cattivo e forse so dove vuoi arrivare.

-    Lazzaro: Chi è felice oggi? Chi si sente in pace con se stesso e  con gli altri esseri umani? Chi può dire di amare davvero la natura in un mondo nel quale gli ecologisti come tutti quanti  finiscono con usare automobili, a consumare beni che producono spazzatura? La verità è che questo sistema deve produrre infelicità e insoddisfazione, deve spingere gli esseri umani a pensare ai consumi, ai guadagni, al potere, al dominio. Un sistema che parla a tutti gli esseri umani del pianeta azzurro  di competizione, concorrenza, adattabilità, guadagno deve produrre un mondo umano in conflitto al suo interno e all’esterno, non può essere altrimenti. Senza conflitto e senza saccheggio dei beni naturali e sfruttamento dell’uomo sull’uomo la civiltà industriale si ferma, senza produzione e consumo di beni inquinanti il mercato si ferma. Se si ferma muore. Il sistema è fatto per accelerare le capacità intellettuali e  produttive degli esseri umani, per moltiplicare i manufatti tecnologici, per creare una scienza non libera ma integrata alle esigenze dell’industria militare e della ricerca sovvenzionata dalle multinazionali, per comandare, per sfruttare, per produrre, per vendere, per inquinare fregandosene di tutto e di tutti. Non è una legge di Dio, non è la volontà di Dei malvagi o degli alieni o di qualche setta diabolica. Si chiama civiltà industriale, fa da sé le sue regole, le cambia, le adatta. Chi vive in questo tempo deve far i conti con questo, sia esso un cinese, uno statunitense, un italiano o un iracheno travolto da questa guerra.  La delinquenza, la corruzione di massa, la pornografia, le perversioni morali, le distorsioni sociali, la guerra non sono cosa strane sono l’evidenza di questo sistema, che ha i suoi pregi certo e non pochi. Ma ha un prezzo altissimo che pagano spesso i più poveri, gli umili, la gente ignorante, i tapini che vivono in territori ricchi di materie prime e petrolio e  vengono travolti dalle guerre. Guerre mosse dai paesi ricchi ai paesi poveri e non tutte si combattono con le armi, spesso la guerra è finanziaria o politica. Come ai tempi del colonialismo e dell’economia da negrieri si paga poco il lavoro e le materie prime di chi vive nei paesi poveri o in via di sviluppo e si vende beni come medicinali, prodotti industriali, abiti, armi a carissimo prezzo. Quando l’indigeno s’arrabbia e cerca altri colonialisti più generosi o  meno avidi ecco l’opzione della guerra, arrivano gli eserciti mercenari e  le giunte dei colonnelli e dei generali come è capitato al Cile di Allende che osò nazionalizzare le miniere di rame di proprietà delle multinazionali. Al vertice di questa piramide d’infelicità c’è una minoranza di ricchissimi, di pochi che sono tecnocrati, finanzieri, grandi detentori di capitale azionario, super-esperti al soldo. Una ristretta minoranza di esseri umani gode del sistema ed è felice, gli altri devono cercare la felicità altrove perché il sistema è fatto dai pochissimi per i pochissimi, è ancora più ristretto delle antiche aristocrazie e oligarchie. Ora tutto questo si sta di nuovo sfasciando:  il debito pubblico statunitense è fuori controllo, emergono nuovi imperi in Asia con il loro capitalismo spesso di Stato, e le nuove guerre ridefiniscono gli spazi egemonici e finanziari degli imperi; questa guerra nuova ne è la dimostrazione. Nessuna notte è per sempre, neanche quella più lunga, neanche questa.





22 ottobre 2010

Il Fascista Immaginario

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario


Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-    Sergio: Libri, il vostro problema è il vostro mondo cartaceo, un mondo lontano dal reale, dalla strada, dai problemi, dalla rabbia quotidiana.

-    Lazzaro: Ti sbagli. Qui con altri cerco di mettere assieme il pensiero con l’azione, i fatti del mondo con il vissuto quotidiano. Non è facile. La vita politica nazionale è diventata uno spettacolo, una forma d’arte drammatica da piazza mediatica, per questo quelli come noi cercano di spostare qualcosa, di spingere proprio l’azione politica dai libri e dalle finzioni televisive in strada, nelle case, nelle realtà sociali. Il mio agire tende ad essere pratico e  realistico. Se la docenza universitaria pone in essere politiche di facoltà che comportano spese eccessive e insensate alla luce della più che probabile crisi sociale che deriva dalle speculazioni finanziarie, da queste nuove guerre e dai processi di de-industrializzazione, io cerco una soluzione compatibile con le mie possibilità. Se il ceto medio, ossia la ex piccola borghesia, s’impoverisce ancora per via del combinato di tasse, inflazione, peggioramento delle condizioni lavorative allora la maggior parte degli studenti e delle studentesse che frequentano questa facoltà non potrà sostenere il peso di tasse universitarie crescenti e della diminuzione delle borse di studio. Io devo considerare questo fatto più che probabile. In questo momento storico le aziende chiudono perché le banche e le multinazionali hanno interesse a produrre in Cina, in Pakistan e in generale in Asia. Il costo del lavoro è basso e puoi con i costi di un operaio  italiano o di una segretaria francese assumere tre o quattro persone nella lontana Asia. Tutta l’Europa è interessata dal processo. Ormai è chiara che in Asia si formerà  una classe sociale di con centinaia di milioni di operai entro il 2012 mentre in Europa e negli Stati Uniti la forza lavoro e impiegatizia diminuirà di decine di milioni di unità.

 Sergio osserva la pila di carte, libri, riviste appoggiata sul tavolo. Lazzaro si mette di fianco.

-    Sergio: Questo libro ha un brutto titolo: “La fine del lavoro”. Forse è così, in effetti nei mercati di quartiere e nei discount vedo molta merce cinese e tante facce gialle. Ma ancora non capisco il legame fra la tua politica universitaria e questa barbarie straniera che monta.

-    Lazzaro: Non è facile, ma basta entrare nel meccanismo. Se una parte cospicua della popolazione dalla quale provengono coloro che frequentano l’università pubblica e di Stato s’impoverisce il numero delle matricole che s’iscrivono alle diverse facoltà s’abbasserà di anno in anno. Quindi l’università sarà più povera, avrà meno fondi dalla tassazione universitaria e la docenza meno possibilità di accedere a fondi di ricerca o a risorse finanziarie. A quel punto le strade sono tre: far pagare molto i servizi esternandoli come la mensa universitaria e tagliare le borse di studio e i posti lavoro nell’università; mettere il numero chiuso per contenere le spese legate alla gestione di migliaia di studenti, e l’ultima è creare una realtà universitaria per pochi privilegiati. Questo vuol dire privatizzare di fatto l’università pubblica e creare una realtà elitaria estranea e ostile al dettato costituzionale che esige la libertà in materia d’insegnamento e l’accesso alla formazione e all’istruzione per i cittadini italiani. Per la parte ricca della popolazione che esce vincente dal processo di globalizzazione e di privatizzazione della vita umana e della cultura questo è un miracolo; sbattono fuori coloro che non possono controllare dalle professioni liberali e dalla formazione alta e mettono dentro quelli che vogliono loro. Il problema è che si va verso una privatizzazione di tutti i beni e servizi ad esclusivo vantaggio di una minoranza di ricchissimi che si trovano ai vertici della piramide sociale.  

-    Sergio: Questo è un problema e hai ragione. Non è lecito che una minoranza senza merito e senza sacralità eserciti il potere sulla nostra gente. I ricchissimi apolidi che controllano la finanza e la grande politica e le banche non sono dei governanti legittimi. Non sono guerrieri come i re antichi, non sono esperti di diritto come i consoli romani, non sono capi consacrati da Dio come gli imperatori romani o i re medioevali; ogni loro attività politica è iniqua e  illegittima. Non Dio, non gli esseri umani, non la vittoria in guerra; nulla se non il male che è male giustifica o per meglio dire sostiene l’arbitrio dispotico di questi poteri oligarchici

-    Lazzaro: Vedo che cominci a capire qualcosa di quel che faccio. Tutto si tiene e tutto è collegato. Le minoranze al potere controllano le banche, le banche sono proprietarie delle banche centrali che emettono moneta prestandola ai diversi Stati Europei, gli esecutivi degli Stati del Vecchio Mondo fanno la politica di queste minoranze.  Non possono far altrimenti perché le banche centrali controllano il debito pubblico e di fatto sono autonome dai parlamenti e perfino dalla volontà degli esecutivi. Questo lavoro  è svolto negli Stati Uniti dalla Federal Reserve, è la stessa cosa delle banche centrali dell’Europa solo che stampa dollari invece di Euro. Ne stampa trillioni, ormai garantiti solo dalla carta perché la valuta verde, come l’Euro del resto, è priva di copertura aurea. Chi controlla la moneta controlla la spesa o per meglio dire l’indirizza… E dal momento che stampa i denari, o li crea con un click su una tastiera nella stanza dei bottoni di qualche superufficio,     questo soggetto politico di natura privata si compra i parlamentari a blocchi con i finanziamenti alle diverse formazioni politiche e ai gruppi editoriali o ai potentati che fanno capo ai diversi blocchi politici.

-    Sergio: Fammi capire non abbiamo più la lira e la moneta è una cosa che stampano le banche centrali che sono di privati per conto dello Stato…

-    Lazzaro: Non proprio, dal momento che in realtà non danno il denaro allo Stato ma si può dire che lo prestano perché nel rilascio della valuta dalla Banca Centrale allo Stato c’è un qualcosa che è l’interesse. Questo è uno dei motivi per il quale lo Stato s’indebita e il potere delle banche è schiacciante nei confronti della società e della politica. Comunque il grosso della moneta in circolazione non è nemmeno cartaceo, non devono neppure spendere i trenta centesimi per il pezzetto di carta. Il grosso della moneta è virtuale, è una memoria nel computer di una banca. Cifre colossali si spostano con un paio di click da un continente all’altro senza bisogno di qualche filibustiere che porta la valuta o i gioielli all’estero. Ma di tutto questo si parla poco anche nelle nostre iniziative.  Purtroppo la politica sembra rifiutare il confronto quando si tratta di banche e affini, e devo dire che si ragiona poco anche su queste nuove guerre e sui colossali interessi finanziari che ruotano intorno ad esse. Parlar di finaza con un politico italiano è come parlar di corde in casa d’impiccati.  La mia lotta qui in facoltà è volta se vogliamo a contenere certi fenomeni che derivano dalla spettacolarizzazione e dalla trasmissione mediatica; è un fatto che la maggior parte dei contenuti dei documenti di noi studenti e dei professori in agitazione vengono travisati dalla stampa quando non apertamente mistificati. L’informazione è oggi come la politica tende allo spettacolare perché altrimenti dovrebbe raccontare cose spiacevoli. In questo modo spariscono dal discorso pubblico i conflitti d’interesse, le carriere folgoranti di personaggi protetti dai ricchi e dai politici, il signoraggio bancario, la mancanza totale di copertura aurea della valuta in circolazione, la disoccupazione crescente, l’uso indiscriminato del precariato, l’impoverimento dei ceti medi, la dissoluzione delle antiche abitudini e delle granitiche certezze politiche, l’emergere della potenza industriale ed economica cinese, indiana, russa, brasiliana e s’indebolimento della potenza statunitense e dei suoi alleati. Ovviamente anche le vere ragioni della protesta giovanile e studentesca sono taciute ma le riassumo in due parole che conosci di sicuro: debito e precariato.

-    Sergio: Assisto a un miracolo. Uno come te che parla di cose serie che capisco e che tocco con mano tutti i giorni: "Debito, Precariato!".  Quanta verità in queste due parole.




5 ottobre 2010

Il Fascista Immaginario

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Periferia e Ponte Rosso

Periferia e Ponte Rosso


Il Fascista Immaginario

-    Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003. ..

Lazzaro: Mi sono sempre chiesto cosa può pensare uno come te di quel che provo a far io con i compagni con le manifestazioni, le occupazioni, gli scioperi, le contestazioni. Probabilmente vedete in noi dei terroristi o dei delinquenti comuni…

Sergio: Il termine esatto potrebbe essere degli illusi pericolosi. I poteri veri sono poteri finanziari, multinazionali, alieni alla vita dei comuni esseri umani, estranei assolutamente alla civiltà europea e italiana. Quel che fate divide e dà fiato a ideologie morte e pericolose

Lazzaro tira giù tutto il vino, sogghigna e poi lentamente mette le mani in tasca e si avvicina alla cattedra.

Sergio: Non c’è da ridere, a voi manca la fede nella Patria e nella civiltà, c’è da dire che alcuni dei nostri nemici sono comuni: apolidi, stranieri, miliardari. Sono loro che vogliono creare una apostasia della civiltà creando una società ad uso e consumo dei finanzieri, dei banchieri stranieri, con una sola moneta e un solo governo: per questo innalzano docenti scellerati e cattivi maestri alla dignità della cattedra. Vogliono distruggerci spiritualmente e moralmente e il vostro tentativo di cercare cause materiali o finanziarie è pura pazzia.

Lazzaro: Sei matto, ma come puoi parlare di fede, nella civiltà poi…

Sergio: Quando un miliardario apolide con i suoi tirapiedi s’incontra  e decide di fra pochi intimi il valore dell’euro  e impoverisce la nostra gente e crea milioni di disoccupati e apre il mercato alle merci cinesi ed asiatiche e spezza il commercio e l’industria nazionale non lo fa per guadagno, per i principi liberali, per la mano invisibile del mercato di cui si legge sui giornali sbagliati. Non serve trovare ragioni più profonde del necessario, non serve fare i filosofi per capire.

Lazzaro: Parli come uno che cerca di applicare il rasoio dei filosofi della tarda scolastica alla realtà, tutto va ridotto, ciò che non è necessario va tolto perché la realtà è semplice. Ma ancora non hai detto nulla sul perché. Per capire dalla nostra parte facciamo i Social Forum. Da paesi lontani chiamiamo esperti, filosofi, attivisti, scienziati ed essi non ragionano di cazzate. Presentano cifre, numeri, dati, fatti distinti e circostanziati. Non so se ti sei accorto della cosa, eppure era su tutti i giornali e telegiornali qualche mese fa.

Sergio: Perché spostare migliaia di attivisti, perchè portare centinaia di esperti scienziati, politici, perché presentare milioni di dati, di fatti, perché convincere la popolazione di una banalità che già sa e conosce. La realtà è una semplice e pura, assoluta nel suo darsi. Il potere economico è apolide e chi lo gestisce è antropologicamente diverso. Non sono come noi, non pensano come la gente, non vivono in mezzo a noi, non hanno fede se non nel loro denaro, non hanno il nostro Dio ma uno loro diverso e altro anche quando apparentemente frequentano le nostre chiese. Sono indegni di vivere in mezzo a noi e il loro potere è usurpazione e tirannide. Sono l’altro. Noi siamo Noi. Per questo ci aggrediscono con la calunnia, la menzogna, la violenza economica, la speculazione finanziaria, i rincari e la precarizzazione del lavoro e istigano la polizia e la magistratura contro i veri credenti e chi ha fede. Loro ci vedono come numeri, macchine, bestiame da marchiare, vendere e macellare. Io conforto chi posso narrando di tempi lontani dove questa casta immonda era lontana dalla nostra terra.

Lazzaro: Così metti assieme l’odio sociale con l’utile tuo; vendi l’illusione e vivi arrangiandoti come quella gente che non è casta. Inoltre scappando nel mito del fascismo morto ti esoneri dalle responsabilità. Sbagli. Per capire cosa succede ci vuole analisi, studio, capacità di creare alternative. Questo tuo modo di pensare può solo scatenare dei massacri e già siamo messi male quanto a fanatismo. Basta vedere questa nuova guerra che si sta trasformando in uno scontro fra religioni monoteiste. Io ti dico che siamo nel giusto. Proprio noi. Per capire occorre studio e conoscenza, occorre mobilitare forze, occorre trovare convergenze, programmi…

Sergio si alza e punta il dito verso l’alto ad indicare un punto indefinito nel soffitto.

Sergio: Ma certo mille volti, mille parole, mille programmi e mille progetti egoistici di soggetti eccentrici e strani e nessuna unità. Se quelli come te avessero avuto dei capi che credevano davvero nella loro rivoluzione armata o civile che sia l’Europa sarebbe stata bolscevizzata da quarant’anni. Io so come finirà, esattamente. Come al solito ognuno di voi farà una strada egoistica. Da singoli o in piccoli gruppi settari o in correnti di partito farete la vostra partita personale. Conosco il mio paese e so con quanta facilità la gente cambia idea per un posto di lavoro, una raccomandazione, una mancia, una poltroncina in un consiglio di quartiere o in comune. Con la guerra nuova in corso ben presto ogni partito farà la sua strada e ciò che voi avete unito si disperderà. Qualcuno crede davvero che ci sia il pericolo della rivoluzione. Ma io che lavoro la vedo la gente povera nei mercatini, nei discount, per strada, quando faccio le consegne. Vecchine che fanno i conti per pagare il latte e il pane, gente che s’arrangia, qualche pensionato rubacchia perfino dagli scaffali del supermercato. Ma nessuno di loro mette in discussione il sistema, nessuno crede nella rivoluzione. Sperano nei miracoli, nella lotteria, nel “gratta e vinci” ma non in loro stessi e non nel futuro. Dalla nostra gente non arriverà alcuna rivoluzione e voi siete in realtà isolati. I molti non capiscono cosa volete. Devo dire che nemmeno io vi capisco. Volete la rivoluzione? Ma se siete tutti antimilitaristi! Per fare la rivoluzione occorre esser soldati come quelli della Comune di Parigi, come l’Armata Rossa di Lenin, come le Guardie Rosse di Mao. Il Duce stesso ha creato le camice nere a partire da reduci e arditi. Il potere si conquista se si è disciplinati se si ha vera fede, se si capisce la natura e l’indole del nemico che è sempre l’altro ed è sempre malvagio, diverso e ostile.

Lazzaro: Ragioni della terza rivoluzione industriale e minacci sfracelli che non possono aver luogo per mancanza di coloro che fisicamente possono alzare le  mani e  abbattere il sistema. Per mettersi contro il potere dei militari, della grande finanza globale delle multinazionali occorre uno studio rigoroso che mette assieme i contributi di filosofi, economisti, liberi pensatori, giornalisti impegnati e sinceri, anche di personaggi del mondo dello spettacolo.  Perfino degli studenti.

Sergio solleva sulla cattedra uno scatolone, è pesante. Lentamente estrae dei libri e ne fa una pila, ci sono anche delle riviste e giornali stranieri


Lazzaro: Questa è la novità, li ho contati e portati qui: i libri di riferimento di questi anni. Quasi tutti contro il sistema di questo capitalismo e quasi tutti stranieri rispetto alla realtà italiana, di più estranei anche alla tradizione comunista. Per esempio: “No-Logo” di Naomi Klein una giornalista canadese, “La Fine del Lavoro” di Jeremy Rifkin economista e filosofo statunitense, poi c’è  Vandana Shiva questo è un saggio suo si tratta di una scienziata indiana e questa è una biografia di Bovè il leader dei contadini francesi e del loro sindacato e potrei continuare. Quello che si sa qui o è falso o è parziale, o peggio è una fantasia, un ricamo di parole e retorica confezionato dai pubblicisti.  Io lo bene perchè ho studiato in Francia, e ho capito che la nostra politica è uno circo triste.



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