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22 gennaio 2011

Il Belpaese: Scala Sociale

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IL BELPAESE E LE SUE PAURE NASCOSTE: Scala sociale

Il Belpaese è nei fatti popolato da una maggioranza di umani che sono dipendenti per stipendi e salari dallo Stato o dai privati. Quindi la maggior parte degli italiani non sono imprenditori, manager, liberi professionisti.  Ora capita che su tutto il Belpaese cali una forma di persuasione pubblicitaria, televisiva, cinematografica che individua proprio nelle minoranze di ricchi che sono in alto nella scala sociale la miglior forma di vita sociale in virtù della loro capacità di accedere a beni di consumo superflui. Quindi tutti coloro che vivono al di fuori della ricchezza ostentata, della notorietà televisiva o politica e dei privilegi presi con l’astuzia o ereditati cadono nella condizione di esseri grigi, anonimi, ignoti ai più e in generale di stipendiati, di essere a modo loro lavoratori.   Si tratta delle forme visibili della scala sociale di oggi, in essa gerarchie antiche vengono dissolte e spariscono e nuove caste di ricchissimi e nuove categorie di potenti s’innalzano. Oggi nella scala sociale ai livelli più alti si presentano facce nuove  e nel loro essere novità spaventano e turbano i molti, il tutto nell’indifferenza arrogantissima e crudelissima di chi vive di politica e ormai da decenni è estraneo alla storia e alla vita delle diverse genti d’Italia. La nostra politica di professione è fatta da specialisti del consenso e della mediazione sociale e legale, esseri estranei alla sofferenza e alla quotidiana fatica di milioni d’italiani. Queste minoranze che fanno della rappresentanza politica una professione lucrosa si rivolgono all’elettorato per ragioni di consenso, di voti referendari, di conteggio fra di loro per dividersi posti elettivi e cariche di responsabilità.  Tuttavia alcuni fenomeni turbano la sicurezza relativa di chi vive di politica e dei ceti professionali o parassitari miracolati dall’iniqua redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale creata ad arte dal sistema sociale e politico. Nella scala sociale nostrana da un paio di decenni fa capolino l’immigrato di colore o asiatico che è diventato piccolo imprenditore e talvolta assume perfino personale italiano o è in grado di fornire merci e servizi diventando così un soggetto importante dei fatti sociali ed economici di un territorio. Questo accade con regolarità in Veneto e in Toscana ma sono sicuro che altre regioni sono interessate da questo fenomeno, e così l’altro ascende nella scala sociale e sotto di lui milioni di umani originari da più generazioni del Belpaese che si trovano scavalcati e non sanno che cosa pensare o cosa raccontare a se stessi e agli altri. Per chi scrive il razzismo nostrano è principalmente, ma non solo perché è una massa informe di fenomeni diversi, il terrore di vedersi travolti dall’altro che ascende e lascia indietro chi da secoli è presente sul territorio con la sua famiglia e le sue storie. Una vertigine prende lentamente e inesorabilmente le genti del Belpaese che voltandosi indietro con la memoria osservano il passato dell’infanzia e della gioventù e non ne trovano più traccia in questo presente che ha forse l’unico merito di aver dissolto le troppe illusioni inquinanti del passato. Così persa la continuità con il passato anche in relazione alla scala sociale e la speranza in un Belpaese che assunto una forma inedita e non voluta resta solo la concretezza dei soldi, dei terreni, delle case, dei fabbricati e capannoni posseduti.  Alla fine il nostro popolo si conferma permeato da brama di cose materiali e di piaceri misurabili in termini di denaro contante. La sua natura collettiva sembra nel complesso estranea a qualsiasi astrazione spirituale o metafisica, a qualsiasi giustizia che non sia misurabile in denaro contante, a qualsiasi potere che non sia espressione di una forza fisica e coercitiva presente e forte. Ma quanti si sono abituati a vivere nelle certezze e nelle rendite di posizione del Novecento dovranno subito far i conti con questo pesantissimo nuovo millennio che si presenta dissolutore di tutte le antiche illusioni del passato e permeato di minacce e inquietudini apocalittiche. Quando la crisi comincerà a determinare il volto delle presenze sulla scala sociale del Belpaese quel che sarà dell’Italia sarà qualcosa di estraneo alle vicende dei padri e dei nonni, l’altro avrà modificato in profondità la natura stessa della composizione sociale e personalmente stimo anche delle ragioni intime dell’attribuire senso a questa vita. La scala sociale diversificata con l’apporto delle nuove comunità porterà anche nell’immaginario collettivo le ragioni intime e vitali degli altri e le genti difformi e disperse del Belpaese saranno forzate a determinare che cosa sono e cosa sono state e cosa vogliono essere in futuro. La scala sociale non è più un fatto dei soli italiani-italiani ma oggi appartiene anche all’Italiano-Marocchino, Italiano-Cinese, Italiano-Filippino, Italiano-Rumeno ecc…

La fortuna di nostri che vivono di politica è che la maggior parte delle genti del Belpaese che hanno l’abitudine di votare non ha ancora capito questa cosa e pensano di vivere nel 1986 o giù di lì, dentro l’Italia dei sogni impazziti. Una bella fortuna davvero per costoro.

IANA per FuturoIeri






6 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 12

Questo Belpaese ha del meraviglioso, adesso che è certo che Obama è il nuovo presidente statunitense, entrambi gli schieramenti politici tirano dalla loro questo successo del partito democratico statunitense; quanto è vecchia e stanca questa mascherata del siamo tutti americani.

Invece lorsignori dovrebbero preoccuparsi, un presidente “color cioccolato” negli Stati Uniti, qui ripeto cose già scritte, pone il problema integralmente politico della mobilità sociale nel Belpaese. I figli degli extracomunitari, ormai di seconda generazione vorranno ascendere nellla scala sociale, e quel nepotismo, quel congelamento della mobilità sociale, sopportato a fatica dagli italiani e non senza sofferenze, risulterà non solo ingiustificato, ma anche scellerato e pazzo. Il mutamento statunitense non pone un problema di ricambio dei soliti vecchi attori economici e politici con altri guitti malamente invecchiati e da tre decenni presenti sulla scena della politica nazionale ma una ben più grave considerazione che riguarda la società italiana. Non può essa restare ferma a privilegi di quaranta o cinquant’anni fa, se le diverse genti d’Italia non saranno in grado di cambiare o di trovare un nuovo modello che metta assieme i nuovi arrivati con chi già c’è lo Stivale andrà incontro a qualche cambiamento imposto per forza. Queste necessarie mutazioni potrebbero essere irrilevanti per i vasi di ferro ma terribili e ingestibili per il solito, arcinoto, disgraziatissimo vaso di coccio. Qui c’è bisogno di “obamizzare” l’Italietta dei privilegi, dei favori, delle caste, per portare le nostre genti tapine e sconsigliate dentro questo nuovo millennio. Rinunzino subito lorsignori illustrissimi del governo ai tagli sulla scuola, in questa nuova situazione la tapina scuola pubblica è l’unico mezzo che c’è per mettere assieme così tante differenze e dare un minimo di omogeneità a un Belpaese tanto inconsapevole quanto ignorante, non pigliamoci in giro l’Italia sarà quello che risulterà dalla volontà di mettere assieme questo sfascio culturale, umano e morale di dimensioni inaudite nel contesto della nostra breve storia di Stato unitario. Si tratta di rimettere assieme una decente speranza di convivenza e di futuro, occorre ripartire da ciò che può unire. O questo Stato Democratico comincia ad essere quello che non è mai stato cioè una realtà capace di produrre civiltà e cultura in grado di tener assieme le vecchie e le nuove differenze, di mettere davanti al particolare interesse dei privati anche una dimensione più grande e collettiva oppure non avrà un futuro. Se viene meno il futuro prima o poi qualcuno o qualcosa interverrà a colmare il vuoto e inizierà a imporci la sua civiltà e il suo ordine. Non è questione di essere preoccupati, è la propria personale posizione morale davanti a un niente che può travolgere questo vaso di coccio che mi spinge a riflettere.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




5 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 11

Alla fine, a quanto pare, anche il gigante Statunitense oppresso dalla crisi e dalla pressione dei suoi nemici che bramano il suo grande potere ha dovuto mettere da parte le sue paure e accettare la svolta che è offerta dal nuovo presidente Obama. Meglio così, c’è una coerenza storica nelle ultime vicende. Dopotutto il gigante a stelle e strisce si vanta di aver schiacciato le forze dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale, è evidente che con la sconfitta del razzismo nazi-fascista veniva meno, nel giro di qualche decennio, ogni giustificazione del potere su base razziale e sul colore della pelle. Adesso sarà divertente vedere il Belpaese alle prese con una simile novità che qui nella penisola, non ne dubitiamo, farà risaltare i problemi che già ci sono fra minoranze immigrate che aspirano al voto politico e il popolo italiano. Con una simile novità si dovrà mettere in conto di dare i diritti politici a tanta parte degli extracomunitari residenti, ed eleggerli e ascoltarli non più come interlocutori ma come parte in causa qualificata e legittimata dal voto. Inoltre un Belpaese bloccato nella mobilità sociale dal fatto che, per massima parte, le libere professioni meglio retribuite si tramandano di padre in figlio dovrà adesso aprire gli occhi, non è più una questione di far poco e piano per non guastare l’ambiente o di sdegnarsi per il figlio dell’operaio che vuol fare il dottore, ci sono ancora cretini che sono rimasti a quarant’anni fa con il cervello, ma di rispondere a un travolgimento della realtà. Questa Italietta delle paure e delle caste deve farsi coraggio e vedere che mentre lei era immobile, anzi paralitica, tutto il mondo si è trasformato. Anche il Belpaese è cambiato, io stesso non lo riconosco, gli anni settanta che erano gli anni della mia infanzia sembrano appartenere davvero a un secolo lontano. Un presidente color cioccolato nella fu America dell’uomo bianco è il segno di una trasformazione epocale, solo noi qui in questo stivale continuiamo a fingere di non esserne già travolti; sovrapponiamo immagini e storie di un remoto passato e cerchiamo a forza di ficcarle in questo presente anche a costo di sfidare il ridicolo. Abbiamo decine di comunità straniere e milioni di italiani che aspirano a vivere meglio e ad avere la loro possibilità di ascendere la scala sociale. Il futuro ci regalerà cose come un carabiniere di colore, un sindaco albanese di seconda generazione o un notaio cinese di chiara fama? Se per qualcuno questo è il solito incubo da comunisti si svegli. E’ la realtà che si apre davanti a tutti noi.

Meglio creare da noi in quanto italiani la possibilità dell’ascesa sociale abolendo gli ordini professionali e stroncando i baronaggi universitari prima che siano gli altri a viva forza a scardinare il Belpaese regalandoci di nuovo la figura di un popolo che non sa reggersi sulle sue gambe neanche a casa propria.

IANA per FuturoIeri



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