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7 maggio 2010

Il Giappone sarà salvato dall'invincibile capitano?




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De Reditu Suo - Terzo Libro

Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano?

La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai.  Accoppiata di giganti quindi incaricata di dare una svolta tecnologica, l’uscita è prevista per il 2012, al sistema dell’animazione giapponese. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una del sue industrie di punta, ossia quella dell’intrattenimento e dei cartoni animati, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, la recessione e la crisi hanno causato  molti suicidi al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che spezza e piega l’economia, la dignità degli esseri umani e distrugge la pace. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda  al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente si aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. Ciò che è irreale oggi può condizionare il reale senza alcun bisogno, come avveniva nel remoto passato, d’essere un mito sacro o l’opera perfetta di un maestro della pittura o di un genio della letteratura o della poesia. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le  forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: in una parola è la Terza Rivoluzione Industriale. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sula nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati.    In fin dei conti il finto mito di Halock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato  contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo.  La morale è questa: L’eroe non esiste, la sua ombra sì.


                                                                                IANA per FuturoIeri





9 gennaio 2010

La scialuppa è piena

De Reditu Suo



La scialuppa è piena

Forse c’è una spiegazione cretina del perchè il potere politico nel Belpaese è generoso con le parole e le roboanti dichiarazioni della retorica para-risorgimentale e povero di risposte in relazione al precariato, al disagio crescente di tante famiglie, ai drammi dell’immigrazione clandestina. La scialuppa è piena e i privilegiati stanno già stretti, quindi non possono tirar su nessun altro, di conseguenza il messaggio è di arrangiarsi. Chi non può affoghi pure nel disagio e nella povertà. Del resto cosa aspettarsi da decenni di follie politiche e di fratture sociali e territoriali, dalle demagogia politica un tanto al chilo, dalle promesse smentite dai fatti se non un bel finale nel quale chi può salta sulla scialuppa e gli altri affoghino pure assieme ai topi e ai passeggeri di terza classe. Così la triste vicenda di un precariato che sta logorando la mia generazione di trentenni e sta disgregando la struttura sociale del Belpaese è affidata alle solidità delle famiglie d’origine, il costo di politiche economiche fondate sul cinismo e l’egoismo è scaricato sulla società mentre il profitto è integralmente privato, per esser precisi di pochissimi privati. Se vogliamo esser chiari si tratta di un modello di sfruttamento del lavoro nel quale la forza lavoro è estremamente flessibile e può adattarsi alle esigenze del mercato nel senso che se le cose si mettono male il contratto non viene rinnovato e uno si trova senza soldi e senza mestiere  alle prese con uno stato sociale smantellato o inattivo.

Questo modello economico sta disgregando la gli ordinamenti politici  del passato e creando i presupposti per la sostituzione del modello politico democratico – parlamentare con qualcosa di diverso in quanto nessun regime dove la popolazione esercita il diritto di voto e fondato sul consenso popolare può reggere l’urto di una simile devastazione sociale aggravata da una cultura dominante di tipo consumistico. Attualmente parte della popolazione si auto-esclude dalla vita politica o attua forme altre di militanza magari nel volontariato o peggio si lega ai fenomeni criminali o eversivi. Prova ne sia che nello Stivale vengono abolite le preferenze elettorali e tratteggiate idee di riforme costituzionali volte a liquidare i diritti sociali espressi dalla costituzione della Repubblica Italiana. Si tratta di un modo rozzo di approcciarsi al grave problema che non a caso parte dai politici di professione del Belpaese volti a salvare prima di tutto se stessi e il loro tenore di vita. Se si toglie dalla Costituzione della Repubblica la dimensione della solidarietà e la fondazione sul lavoro nessuno può lamentarsi di un ceto di politici di professione che legifera solo in base agli interessi dei ricchi del Belpaese e dei finanzieri stranieri. A suo modo questa è una risposta, personalmente io la traduco con il simbolo della scialuppa che abbandona la nave che affonda. Ora che ci penso: alle volte affondano anche le scialuppe quando il furore della tempesta diventa incontenibile e dal naufragio può anche salvarsi nessuno

IANA per FuturoIeri



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