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22 novembre 2010

Il Belpaese e le sue paure: La sconfitta altrui

periferia malvagia

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LE SUE PAURE NASCOSTE: La sconfitta altrui

Le paure del Belpaese sono troppe, le nostre genti difformi cercano di nascondere quelle più imbarazzanti. Per esser chiaro voglio trattare qui di un fatto che è omesso dal pubblico dibattito e dal discorso politico nel Belpaese ma che esiste e resiste in taluni soggetti politici marginali. Si tratta delle oltre 100 basi NATO nel Belpaese ovvero per non essere ipocrita scrivo che si tratta  delle basi a Stelle e Strisce del grande impero Statunitense. Il grande impero che ha spazzato via a suon di bombe e carri armati l’Italia Imperiale fascista e monarchica e  contribuito decisamente alla creazione della Prima Repubblica è  oggi in crisi economica, finanziaria, strutturale e militare. Una parte delle produzioni che le multinazionali statunitensi avevano negli USA è da tempo stata trasferita in Cina e in altri paesi asiatici, che subiscono l'influenza indiana e cinese, per questioni di vantaggi legati al basso costo della forza-lavoro e favorevoli condizioni fiscali, la grande finanza americana ha prodotto una crisi paragonabile, ma forse perfino peggiore, di quella del 1929  i fatti sono sotto gli occhi di tutti, le ragioni profonde del sistema americano e le leggende dell’uomo statunitense e  della sua conquista della frontiera e della sua venuta nella terra delle opportunità hanno perso credibilità, il fatto militare, che è sempre e comunque fondamentale, riposa sull’evidenza che l’esercito USA non ha vinto i suoi nemici e anzi si profila nella migliore delle ipotesi una pace di compromesso in Afganistan e Iraq che comunque segnerà una perdita di credibilità agli occhi di nemici, rivali e alleati. Mi pare difficile che il gigante riesca a farcela stavolta, comunque sia è certissimo che questo Belpaese diviso, fazioso, in fuga dalla realtà, in preda a un caos morale e sociale inaudito seguirà questo impero made in USA nella sua discesa verso la disfatta; ci sono troppe basi e forti sono i loro interessi.  Pare  evidente che non riusciremo a sganciarci nonostante alcuni segnali contraddittori come l’amicizia nuovissima con la Cina e quella di vecchia data con la Russia Putiniana. Potenze globali rivali e talvolta ostili al dominio e controllo planetario anglo-americano. Ora c’è da chiedersi se una possibile estensione del conflitto presente al Pakistan o all’Iran possa rovesciare con qualche clamorosa vittoria questa decadenza USA, chi scrive ne dubita. Nel caso di estensione del conflitto c’è ragionevolmente da aspettarsi il peggio per la gente del Belpaese e per il resto del mondo umano; quando le guerre vanno fuori controllo non solo è arduo individuare l’esito ma spesso la conclusione è diversa da quella pensata all’inizio e talvolta del tutto inaspettata. Dato il livello evidente di prostrazione e di crollo della fiducia in se stessi le genti del Belpaese possono ora come ora pregare e chiudersi a discutere con la giusta filosofia e competenza tecnica e  politica dei fatti. Per noi tanto hanno già deciso altri.

Iana





25 giugno 2010

Sui tetti del mondo: l’acqua solare scalderà la rivoluzione


Sui tetti del mondo: l’acqua solare scalderà la rivoluzione

Tradotto da: F. Allegri 

   


Earth Policy Institute
http://www.earthpolicy.org
SUI TETTI DEL MONDO: L’ACQUA SOLARE SCALDERA’ LA RIVOLUZIONE

Di Lester R. Brown
Earth Policy Release
Book Byte
8 Marzo 2010
http://www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4

Lo sfruttamento dell’energia solare si espande su ogni fronte in seguito al cambiamento climatico e all’intensificazione della sicurezza energetica, grazie agli aiuti governativi per aumentare lo sfruttamento del solare e perché i costi declinano mentre quelli dei combustibili fossili crescono.
Una tecnologia solare che realmente inizia ad essere imitata è l’uso dei collettori termici solari per convertire la luce del sole in calore da usare per scaldare sia l’acqua che lo spazio.
La Cina, per esempio, è ora la casa di 27 milioni di impianti solari per l’acqua sul tetto.
Con quasi 4.000 imprese cinesi che realizzano queste tecnologie: questo sistema relativamente semplice e a basso costo è arrivato nei villaggi che non avevano ancora l’elettricità.
Per poco meno di $200, i contadini possono avere un collettore solare installato sul tetto e fare la loro prima doccia calda.
Questa tecnologia si estende in Cina come un lampo: si avvicina già la saturazione del mercato in alcune comunità.
Pechino pianifica di aumentare gli attuali 114 milioni di metri quadri di collettori solari sui tetti per scaldare l’acqua fino a 300 milioni nel 2020.
L’energia prodotta da queste installazioni in Cina è uguale all’elettricità generata da 49 centrali elettriche a carbone.
Anche altre nazioni in via di sviluppo come India e Brasile potrebbero vedere presto milioni di famiglie convertirsi a questa conveniente tecnologia per scaldare l’acqua.
Questo balzo nelle aree rurali senza una rete elettrica è simile alla linea dei telefoni cellulari che bypassano la rete fissa tradizionale, offrendo servizi a milioni di persone che sarebbero ancora nelle liste d’attesa se si fossero affidati alle linee telefoniche tradizionali.
Dopo aver pagato il costo d’installazione iniziale degli impianti solari sul tetto, l’acqua calda è essenzialmente gratuita.
In Europa, dove i costi energetici sono relativamente alti, gli impianti solari sul tetto si diffondono velocemente.
In Austria, oggi il 15% di tutte le famiglie si affidano a loro per l’acqua calda.
E, come in Cina, in alcuni villaggi austriaci vicino a tutte le case hanno i collettori sul tetto.
Anche la Germania sta facendo passi avanti.
Janet Sawin del Worldwatch Institute nota che quasi 2 milioni di tedeschi vivono ora in case dove sia l’acqua che lo spazio sono scaldati da sistemi solari sul tetto.
Ispirata dalla rapida adozione in Europa dei riscaldatori di spazio ed acqua sul tetto negli ultimi anni, l’European Solar Thermal Industry Federation (ESTIF) ha stabilito un obbiettivo ambizioso di 500 milioni di metri quadri, o di 1 metro quadro di collettore sul tetto per ogni europeo entro il 2020 – uno scopo leggermente più grande degli 0,93 metri quadri a persona presenti oggi a Cipro, il leader mondiale.
La maggior parte delle installazioni sono progettate per essere sistemi “Solar-Combi” capaci di scaldare sia l’acqua che lo spazio.
I collettori solari dell’Europa sono concentrati in Germania, Austria e Grecia; anche la Francia e la Spagna cominciano a mobilitarsi.
L’iniziativa della Spagna aumentò con la legge del marzo 2006 che impose l’istallazione di collettori nelle costruzioni nuove o ristrutturate.
Il Portogallo seguì veloce con la sua legge.
La ESTIF stima che la UE abbia un potenziale di sviluppo a lungo termine di 1.200 gigawatts termici di acqua solare e spazi scaldati; questo significa che il sole darebbe gran parte del calo di temperatura che l’Europa necessita.
L’industria del riscaldamento dell’acqua solare sul tetto USA si è concentrata storicamente in un mercato di nicchia – vendendo e commerciando 10 milioni di metri quadri di impianti solari per piscine tra il 1995 e il 2005.
Vista questa base, tuttavia, l’industria si è bilanciata al mercato di massa dei sistemi di riscaldamento dello spazio e dell’acqua quando i crediti fiscali federali furono introdotti nel 2006.
Guidata dalle Hawaii, la California e la Florida, l’istallazione in USA di questi sistemi triplicò nel 2006 ed ha mantenuto un passo rapido da allora.
Ora abbiamo il dato per fare qualche proiezione globale. Con la Cina che fissa l’obiettivo di 300 milioni di metri quadri di capacità di riscaldamento solare per il 2020, e con lo scopo dell’ESTIF di 500 milioni di metri quadri per l’Europa entro il 2020, un’istallazione USA di 300 milioni di metri quadri per il 2020 è alla portata dati gli incentivi fiscali adottati di recente.
Il Giappone, che ha 7 milioni di metri quadri di collettori solari per l’acqua ma che importa tutti i combustibili fossili, potrebbe arrivare facilmente agli 80 milioni di metri quadri per il 2020.
Se la Cina e la UE arriveranno ai loro scopi e il Giappone e gli USA raggiungeranno le adozioni progettate; avranno un totale combinato di 1.180 milioni di metri quadri di capacità di riscaldare acqua e spazio entro il 2020.
Con le giuste adozioni per sviluppare altri paesi oltre la Cina, il totale globale nel 2020 potrebbe eccedere il miliardo e mezzo di metri quadri.
Questo darebbe al mondo una capacità termale solare entro il 2020 di 1.100 gigawatts termici, l’equivalente di 690 centrali a carbone.
Questo sarebbe più della metà del nostro sforzo per il riscaldamento con energia rinnovabile per il 2020; una parte del grande sforzo per stabilizzare il nostro rapido cambiamento climatico sferzando le emissioni globali nette di carbonio dell’80% entro il prossimo decennio.
(Per altre informazioni, guarda i Capitoli 4 e 5 di Plan B 4.0: Mobilizing to Save Civilization, in linea e scaricabile liberamente a www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4.)
La vasta crescita prevista del riscaldamento solare di spazio e acqua nei paesi industriali farà chiudere delle centrali a carbone esistenti e ridurrà l’uso di gas naturale mentre gli impianti solari sostituiscono quelli a gas o elettrici.
In nazioni come la Cina e l’India, tuttavia, i pannelli solari ridurranno semplicemente la necessità di nuove centrali a carbone.
Gli impianti per scaldare acqua e spazio in Europa e Cina hanno un vantaggio economico.
In media, in una nazione industriale questi sistemi rimborsano l’investimento con risparmi energetici in meno di 10 anni.
Essi rispondono anche alla sicurezza energetica e ai problemi del cambiamento climatico.
Con la diminuzione del costo dei sistemi di riscaldamento da tetto, in particolare in Cina, molti altri paesi come Israele, Spagna e Portogallo adotteranno la regola che le nuove costruzioni incorporino impianti solari.
Meglio di una mania passeggera, questi impianti per il tetto saranno presto prevalenti.
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Riduzione del Capitolo 5: “Stabilizing Climate: Shifting to Renewable Energy”, in Lester R. Brown, Plan B. 4.0: Mobilizing to Save Civilization (New York: W.W. Norton & Company, 2009), disponibile in linea a www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4
Altri dati e fonti di informazione sono a www.earthpolicy.org
Sentiti libero di passare questa informazione agli amici, familiari e colleghi!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




7 marzo 2010

Salvare se stessi per salvare tutti

  De Reditu Suo - Secondo Libro

                                     Salvare se stessi per salvare tutti

 Le disperse genti del Belpaese rifiutano da anni di trasformarsi in qualcosa di serio, non accettano la più banale delle conseguenze della terza rivoluzione industriale che consiste nella trasformazione del mondo umano e dei suoi processi di produzione e consumo.  La maggior parte degli italiani finge di non capire e di non vedere che il vecchio mondo umano con i suoi valori e le sue follie è un cadavere che finge di essere vivo, un corpo inerte che viene animato e rivestito da macabri servi di s cena. I processi in corso da tre decenni hanno spostato le produzioni industriali dagli Stati Uniti e dall’Europa verso la Cina, l’Asia e alcuni paesi dell’America Latina. Di fatto si tratta di una moltiplicazione della classe operaia e di un crescita della produzione e delle applicazioni tecnologiche della scienza alle merci, tutto questo avviene lontano dall’Europa e dagli Stati Uniti.    Questo comporta l’emergere di nuove potenze imperiali come la Cina, il Brasile, la Russia, l’India; il mondo umano di fatto viene trasformato e costretto a confrontarsi con altri poteri e altre logiche e con culture forti. Queste civiltà oggi potenti irrompono nel Belpaese proprio dove prima c’era solo l’omaggio servile e acritico nei confronti degli Stati Uniti.  Coloro che nel Belpaese hanno sensibilità e ritengono opportuno conservare qualcosa devono cominciare a creare delle reti, a costituire delle associazioni vitali e impegnate, devono in una parola dedicare qualcosa del loro privato ad attività di carattere sociale o politico. Questo è necessario in quanto sarà possibile conservare e mantenere gli elementi positivi delle culture di origine del Belpaese se esso smetterà di essere una chimera, una possibilità, o peggio un fastidio talvolta pericoloso per la maggior parte degli abitanti del Belpaese. Occorre costruire dei legami fra gli abitanti della penisola i quali sono divisi, rancorosi e discordi a causa delle questioni di campanile, del cinismo della politica che usa ogni mezzo per fomentar discordie e dividere i cittadini in fazioni e partiti, dell’estraneità di tanta parte dei ceti sociali ricchi e privilegiati ai piccoli drammi della maggioranza della popolazione d’estrazione piccolo-borghese o peggio povera. Senza degli elementi minimi comuni di autentica sostanza le genti difformi e disperse del Belpaese tenderanno a disgregarsi in fazioni e in piccoli gruppi, o peggio in famiglie e singoli privati. In caso di qualche grave disgrazia o catastrofe il Belpaese rischia di sfracellarsi e di disgregarsi e di esser fatto preda da qualsiasi potere straniero. Non dico nulla che non si già avvenuto in tre millenni di storia della penisola che hanno visto, a seconda dei casi, civiltà, Stati, religioni andare a pezzi, formarsi, ricostituirsi, disperdersi.    

Per questo occorre che l’opera di conservazione e salvezza del Belpaese passi da forme di mobilitazione civile e culturale in grado di suggerire, e nel caso  imporre, l’agenda politica a chi vive con il mestiere di sindaco, consigliere, governatore, senatore, deputato…

Le genti d’Italia devono diventare qualcosa di serio e non una massa informe di privati e famiglie che stanno assieme per sbaglio in uno Stato, per salvare gli altri occorre prima di tutto salvare se stessi e capire le proprie ragioni e la natura della propria vita. Solo così si possono dare le forze per affrontare il confronto con questi tempi difficili.

 IANA  per FuturoIeri




10 novembre 2009

Ma è solo una crisi o c'è di più?

De Reditu Suo

Ma è solo una crisi o c’è di più?

Passeggiando per le vie di Sesto Fiorentino e di Firenze mi capita di gettar l’occhio sui segni della crisi più vistosi come i negozi che chiudono, le svendite totali, le auto e gli appartamenti con la scritta vendesi e un numero di cellulare, i cartelli affittasi. Ora la domanda cresce spontanea in me: è solo una crisi economica? Forse c’è qualcosa che s’aggiunge alle scelleratezze della grande finanza e al cinismo spietato con il quale son stati trascinati in miseria milioni d’esseri umani anche nel sedicente mondo ricco. I nuovi imperi emergenti vogliono sottrarre potere politico alle minoranze al potere negli Stati Uniti e nel fu Impero Inglese e la gestione politica dell’economia e della finanza assicura loro uno strumento di pressione altro dalla guerra molto efficace. L’idea quindi di omologare gli interessi globali sul modello e sulla politica statunitense sembra fallito e l’economia diventa uno strumento della lotta per il potere globale come le bande terroristiche, le compagnie di mercenari e gli eserciti più o meno democratici, i missili, e le ONG che arrivano dopo i bombardamenti, le stragi e i saccheggi.  Del resto pensando alla fine dell’Impero Romano d’Occidente si nota una leggerissima e curiosa analogia con questa situazione: al disordine culturale e religioso seguì una crisi economica strisciante che accompagnò i disastri militari rese difficile se non impossibile l’opera di ricostruire delle forze armate in grado d’opporsi alle popolazioni barbariche che entravano nell’Impero. Ora va da sé che la civiltà industriale è diversa da quella di un mondo antico, tuttavia è interessante osservare che pure in questa periferia servile dell’Impero a Stelle e Strisce si guarda con attenzione alla Russia e alla Cina che tanti dispiaceri hanno dato in tempi recenti a Inglesi e Statunitensi a proposito di fonti energetiche, politiche imperiali, diplomazia. Di fatto siamo trascinati nella crisi statunitense, e da buoni intenditori di crisi imperiali come seguendo un antico precetto, quindi non solo le sue classi dirigenti, le difformi genti della penisola guardano ora impauriti ora entusiasti  questi nuovi poteri con la speranza che la novità sia occasione di qualche colpo di fortuna. Del resto nella Penisola abbiamo una certa esperienza d’Imperi che vanno a pezzi. Dal 410, data del sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico, al 1989 gli italiani hanno avuto molte occasioni di riflettere sulla fine di poteri che si ritenevano sacri e invincibili. Oggi c’è una strana, annoiata attesa, si aspetta di vedere la fine del gigante e d’assistere al patetico e meschino spettacolo delle abiure e dei ripensamenti dei soliti mercenari della parola e della fede data. Il servilismo qui è scienza e s’associa sempre all’inclinazione verso il tradimento e la malafede: non sarà bello vedere gli ultra-americani di oggi e di ieri e gli oltranzisti atlantici tirar fuori le bandierine cinesi, le icone russe, e i ritratti di Mao. Ma per gente che convive con le rovine dei Cesari una “roba del genere” non è una cosa nuove e forse neanche strana. Questa non è una crisi ma una lotta fra imperi e poteri finanziari che si combatte con guerre che sono oltre la guerra. L’Italia solito vaso di coccio fra vasi di ferro deve subire le violenze altrui. Prima o poi arriverà lo schianto del Belpaese che finirà addosso alla realtà, quella concreta non le barzellette e le storielle che ci propina la televisione. Non sarà una bella cosa ma sarà totalmente meritata, e utile per ripartire e capire chi siamo davvero.

IANA per FuturoIeri




19 ottobre 2009

La reggenza d'Italia e i fumetti

La valigia dei sogni e delle illusioni

La reggenza d’Italia e i fumetti.

 

Capita di leggere cose strane, talvolta esse fanno capire più di tanti saggi l’immediato quotidiano di questo Belpaese. Il mio pensiero va a “Politicomics, raccontare e fare politica attraverso i fumetti  di Federico Vergari edito da Tunuè  a Latina nel 2008

In Questa pubblicazione si chiede l’autore se esiste ancor oggi il fumetto politico in Italia. Può sembrare una cosa bizzarra, una distrazione da eruditi, tuttavia se si considera il fumetto come una tipica espressione artistica della civiltà industriale allora questa nota sconsolata va iscritta entro i termini di un declino delle capacità delle genti del Belpaese di guardare a sé stesse con lucidità e da parte della politica di pensare alla concreta realtà dei cittadini. Del resto c’è un pregiudizio diffuso nella Penisola che indica i fumetti come una cosa da bambini o da ragazzini e i fumetti che trattano l’attualità o la politica come dei prodotti di scarto del giornalismo e della polemica politica.

I fumetti italiani sono la solita occasione perduta di dar corpo a una cultura popolare che non sia la pura e semplice estensione della pubblicità commerciale e delle logiche da grandi magazzini; mancano i volti e le voci per dar corpo alle diverse genti d’Italia. C’è qualcosa d’arcaico e un senso d’inferiorità rispetto ai grandi processi della civiltà industriale; la quale esprime parte di una certa cultura popolare attraverso i fumetti. Questa condizione italiana è anche il portato di una ostinazione  delle generazioni anziane del Belpaese che da decenni rifiutano il dato di fatto che il mondo umano in cui vissero non esiste più e che l’apertura ai controversi e insidiosi strumenti e segni della civiltà industriale è una necessità vitale per un consorzio umano che aspiri a non essere travolto da una realtà in rapida evoluzione. E’ il senso della continuità fino alla sua fine ultima di un mondo antico in politica come negli aspetti della vita civile, un segno ulteriore della senescenza della società italiana. Eppure adesso c’è bisogno di contare le forme e le voci che emergono dalla  Penisola  e dai suoi abitanti vecchi e nuovi, le cose cambiano e questa reggenza finirà prima o poi.

Come ho scritto tante volte, e di ciò chiedo scusa ai miei lettori abituali, i vecchi poteri declinano e i nuovi ancora non prendono forma, l’Italia è come se fosse in una condizione di reggenza al tempo del Medioevo: il re è morto e deve essere sostituito dall’erede, ma il principe è troppo giovane o malato e non può prendere il potere. Al suo posto, e a seconda dei casi, governa in suo nome un cardinale o uno zio o un consiglio dei nobili o la regina-madre.

Questa crisi della politica che non riesce a darsi un nome e un volto e ricorre a tutti i travestimenti e a tutte le maschere ideologiche è il portato di una crisi di modello di riferimento e segnatamente del capitalismo finanziario senza regole e del liberismo sfrenato e senza limiti della civiltà Inglese e Statunitense. La crisi economica e l’emergere di nuove potenze finanziarie che fanno riferimento alla Cina, alla Russia, all’Europa, all’India e adesso perfino al Brasile consegnano agli Stati Uniti un solo primato: quello militare. Nei fatti solo l’enorme e smisurata potenza militare, e per mantenerla gli statunitensi sacrificano gran parte delle loro risorse umane ed economiche, sostiene la potenza dell’Impero USA nel mondo.  Essere se stessi qui e ora non è un male, è necessario.

 

IANA per FuturoIeri




19 ottobre 2009

Per un futuro?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Per un futuro?

 

Il fanatismo e l’odio duro e puro contro l’altro, contro il nemico non è cosa da gente del Belpaese, in questo siamo diversi dalla maggior parte dei popoli dell’Europa e del Nuovo Mondo che sono in grado di odiare con straordinaria intensità. Gli altri hanno saputo dar prove in questo senso notevoli basta pensare alle guerre coloniali inglesi e francesi dei due secoli appena trascorsi, all’ecatombe di nativi del continente Americano per far spazio alla civiltà dell’uomo bianco, alla brutalità delle truppe germaniche nelle due guerre mondiali, alla spietata efficacia distruttiva del comunismo sovietico, e qui mi fermo perché l’elenco potrebbe prendere anche l’Asia, l’Oceania e  l’Africa. Il fascismo in modo limitato e artigianale, rispetto ai massacri tecnologici e scientifici attuati in scala industriale dai suoi alleati e dai suoi nemici, ha cercato di far indossare alle genti della penisola il volto feroce del guerriero e del conquistatore sanguinario. I risultati sono stati limitati e scarsi rispetto alle ben diverse prove ostentate in faccia al mondo intero dalle altre potenze imperiali che lottavano nella Seconda Guerra Mondiale. Forse il fatto di essere dei cattivi assassini su scala industriale può essere in prospettiva un elemento positivo, si può ragionevolmente pensare a un Belpaese che riesce a trovare il suo posto sul pianeta azzurro entro i termini di una politica non aggressiva e distruttiva come è stato per i precedenti imperi. Scrivo questo in un momento di "reggenza di fatto" nel Belpaese. I vecchi poteri declinano, i nuovi non prendono forma e il dominio dell’Impero Anglo-Americano che aveva per decenni controllato la Penisola, ufficialmente per “salvare le genti d’Italia dal Comunismo e dai Soviet”, mostra i suoi limiti; perfino un leader come Berlusconi si permette ironie sull’abbronzatura del presidente Obama e della sua gentile signora. Questa condizione di semi-colonia culturale di Londra e New York del Belpaese è destinata a mutare, lentamente ma necessariamente si farà strada l’idea di una nuova forma d’identità e civiltà italiana altra e diversa da quelle precedentemente conosciute; è da auspicare la presa di distanza delle genti della Penisola da questo presente politico che è una massa informe di mezze verità, ideologie strane, idee marce, memorie perdute e di vicende private di alcuni singoli che cavalcando ciò che è morto e decomposto hanno cercato per sé una soluzione attraverso la carriera politica. Un Belpaese rinato deve per sua intima natura intraprendere, spero per primo, la difficile via d’uscita dal fallimento morale e biologico cui sta andando incontro la razza umana a causa di processi industriali e  capitalistici privi di ogni controllo e di qualsiasi senso del limite. L’Italia deve tornare ad essere una civiltà perché c’è e ci sarà bisogno di una civiltà alternativa, di una via d’uscita dalle troppe follie che ha regalato al mondo un capitalismo aggressivo e senza regole, che indica a tutti la via di una crescita infinita in presenza di risorse grandi ma limitate. La possibile civiltà italiana dovrà individuare il senso del limite dello sviluppo, capire gli errori del sistema, trovare l’equilibrio che è necessario per creare una convivenza fra le differenze interne al Belpaese, oggi aggravate dalle comunità di recente immigrazione, in un’ottica di condivisione di alcuni valori comuni e forse di qualche obiettivo politico e di affermazione di civiltà alto e nobile.

 

IANA per FuturoIeri




30 settembre 2009

La resurrezione del Belpaese prossima ventura


La valigia dei sogni e delle illusioni

La resurrezione del Belpaese prossima ventura

 

Chiedendo preventivamente scusa ai miei venticinque lettori se son quasi forzato a scrivere perché credo che si avrà prima o poi una resurrezione del Belpaese al termine di questo ciclo funesto di decadenza e decomposizione dei valori e delle facoltà mentali delle diverse genti d’Italia. Ritengo che saranno gli stranieri a imporre alle nostre disperse genti di ripensare alla loro condizione e di trovare le ragioni del loro stare assieme. Semplicemente gli stranieri, cosa del resto scontata e ordinaria, metteranno una barriera fra ciò che è simile a loro e ciò che non lo è. L’italiano in fin dei conti sarà forzato a causa della sua estraneità alla cultura e alla civiltà altrui a darsi una propria forma di esistenza.  So che questo disturberà alcuni fra i miei venticinque lettori, che qui saluto e ringrazio, ma occorre andare oltre le frodi della comunicazione pubblicitaria e televisiva: gli altri sono diversi fra noi e in fondo al cuore non ci vogliono fra loro e non si vogliono mischiare con noi. Non lo sforzo di un pugno d’eroi, non una fantomatica e inesistente dimensione culturale, non la lingua scritta e meno che mai quella parlata o memorie antiche stimate e onorate (ma quando mai!) faranno il miracolo. Nulla di tutto questo può ricomporre le disperse genti del Belpaese. Solo il disprezzo dei forestieri e il disgusto con il quale si osservano nel mondo le vicende del Belpaese sarà il collante delle disperse genti della Penisola. Questa condizione di estraneità a un consorzio civile più ampio imporrà dolorosamente ma necessariamente il darsi di una Nazione italiana adeguata ai tempi; personalmente sarei ben felice se questa nuova identità s’identificasse con simboli più forti e consapevoli rispetto a quelli ereditati dalle passioni risorgimentali dell’Ottocento. Temo che questo processo di creazione di un nuovo mondo umano per il Belpaese potrebbe vedermi ridotto in polvere, come è oggi polvere triste e fredda di cose morte e perdute il mondo umano che ho conosciuto nell’infanzia. Non so quanto tempo ci vorrà perché le genti dello Stivale si sveglino da questo sogno delirante, da questa incapacità di distinguere i contorni della realtà. Si farà strada prima o poi l’evidenza che le genti d’Italia non sono riconducibili ai popoli Balcanici, che sono lontane dagli antenati del mondo antico, diverse dalle genti di Spagna e di Grecia e molto distanti per cultura e indole da quelle del Nord - Europa o della Scandinavia. Le genti del Belpaese sono altro, e questo altro non ha ad oggi né un nome né un volto. Del resto i partiti e i gruppi politici che ci hanno governato negli ultimi sessant’anni avevano i loro riferimenti nella Russia Sovietica, nell’Impero Britannico, nella civiltà Statunitense, e qualcuno timidamente osservava interessato cosa accadeva nelle socialdemocrazie nel nord del Vecchio Mondo; c’era tutto nei punti di riferimento del Belpaese perfino qualche estremista che s’interessava pure della Cina Maoista. Tutto meno l’Italia. Il Belpaese è questa cosa strana che sfugge a ogni ordinario ragionamento e che ancor oggi per definirsi deve capir cosa non è e in cosa è differente dagli sfortunati vicini del Nord-Africa e dai ricchi popoli dell’Europa. Del resto neanche gli altri sanno bene che fare, in qualche modo percepiscono che  l’Italia è parte dell’Europa e nello stesso tempo non lo è. Credo che il nodo insidioso debba esser risolto dalle nostre disperse genti, le quali prima o poi dovranno trovare quel minimo di compattezza che doni ad esse un nome e un volto.

IANA per FuturoIeri




7 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 13

Dove si trova la mia gente?

Il Belpaese è talmente cambiato nel corso degli ultimi trent’anni da essere irriconoscibile, non trovo più le tracce del passato che ho conosciuto durante la mia infanzia, le tracce del tempo che fu sembrano dissolte, sprofondate nella terra. Questo paese è qualcosa di diverso, solo la persistenza di qualche caricaturale mito politico, di qualche ricordo di anni trapassati, di qualche gruppo aggrappato alle certezze del passato più per disperazione che per fede mi ricorda che vivo nel grande stivale d’Europa. Forse è tempo di prendere seriamente in considerazione il fatto che se le cose continuano così il centro del potere mondiale si sposterà verso l’Asia, verso la Russia, la Cina, l’India e forse, il Giappone. A questo punto occorre chiedersi cosa vuol fare il Belpaese davanti a una simile mutazione, è tempo di trovare le ragioni di una nostra civiltà, di una nostra identità culturale. In breve deve prevalere l’idea che la cultura e l’identità non sono problemi sociali da mettere in conto ad una scuola pubblica con i bilanci ridotti all’osso e gli organici da sfoltire, ma una necessità vitale quotidiana se si vuole che questo Belpaese abbia un futuro suo e non la volontà imposta da qualche protettore straniero o da qualche cricca di finanzieri. L’identità non può essere un casino frutto del mettere assieme le forme residuali dei troppi miti perduti di questa Nazione attaccata all’Europa ma pur sempre troppo vicina all’Africa. Occorre costruire come italiani un paese così grande da poter accogliere tutte le differenze che abbiamo al nostro interno perché la grande sfida interna non ha a che fare con i mercati finanziari alla canna del gas o le nuove scelleratissime guerre ma con il fatto che ormai gli italiani non sono più soli nel loro paese. Negli ultimi tre decenni decine di comunità straniere si sono ritrovate nel nostro paese e ormai ci sono stranieri di seconda generazione nati qui, e presto arriverrano quelli di terza. Questa vittoria di Obama farà senza dubbio risaltare il problema di un paese troppo vecchio, impaurito e con poca o nulla mobilità sociale, incapace di assicurare a queste comunità come ai milioni di italiani poveri un futuro degno, una prospettiva credibile e decente. Nella terra del gigante Nord-Americano qualcosa è cambiato e questo cambiamento arriverà fin qui. Quello che può mettere assieme tante differenze non può essere l’allucinazione della ricchezza o della paura, cupidigia e odio tendono a distruggere non a costruire; una civiltà italiana deve iniziare a formarsi o questo paese sarà fin troppo stretto e corto per le differenze che lo popolano.

IANA per FuturoIeri




14 ottobre 2008

CHI PAGA?

 

Il salvataggio della grande finanza internazionale da se stessa costerà delle cifre inimmaginabili, non ancora ben chiare e potrebbe rivelarsi una gran botta  per lo Stato Sociale. Secondo il Quotidiano La Repubblica del 14 ottobre il salvataggio costerà 1.800 Miliardi di Euro. Denari che senza dubbio proverranno dalla fiscalità pubblica e che dovranno esser sottratti ad altri ambiti per salvare i direttori di banca e i miliardari, anche quelli di Fortis che poverini hanno festeggiato nel Principato di Montecarlo nel ristorante più costoso e lussuoso di Monaco. I bancarottieri sono dei fini buongustai come si è recentemente scoperto da una cronaca del Corriere della Sera, un quotidiano che di certo non è comunista!

Chi paga saranno i poveri diavoli del ceto medio, i troppi salariati stretti fra un cadaverico passato da piccoli borghesi e benpensanti e la cronaca delle alchimie sociali dei poteri forti che li vogliono ridurre a livelli miserabili, schiacciati fra masse di emigrati e poveri e impossibilitati da regole rigide e scellerate e da vincoli economici degni delle antiche caste dell’India a risalire la scala sociale. I ceti medi del Vecchio Mondo sono i grandi vinti di questo regolamento di conti che sta portando l’Impero Americano al declino, nuovi imperi e nuove caste al potere reclamano il posto che è stato abusivamente occupato dal gigante americano e dai suoi miliardari. Mi piacerebbe conoscere chi saranno coloro che reclameranno il ruolo di potenza dominante nella Penisola una volta che gli Statunitensi ormai caduti in disgrazia dovranno mollare l’osso al predatore più forte. I Russi? In quel caso dal momento che essi si considerano la Terza Roma si cadrebbe di nuovo sotto Cesare, un cesare ben strano che viene dal gelo eterno e dalle steppe dell’Asia ma pur sempre Cesare, anzi Zar. La Grande Cina, o ex celeste impero? Che bello! Potrei vedere i nostri razzisti della domenica pomeriggio piegare la testa davanti a quelli che fino al giorno prima chiamavano musi gialli, Gli Indiani,? Questo sarebbe bellissimo, i nostri politici e intellettuali correrebbero subito alla nuova greppia a lodare il politeismo, ad abiurare il cattolicesimo per l’induismo e a stabilire, sulla falsariga del Croce a proposito del fascismo sconfitto, che duemila anni di monotesimo nel Belpaese sono stati una vera e propria invasione di corpi estranei. Già me li vedo a togliere i crocefissi per piazzare gli idoli pagani e a proclamare la santità delle mucche. Forse gli altri popoli d’Europa se la caveranno, magari sul filo del rasoio. Per noi qui nel Belpaese s’annuncia un momento dove all’infamia s’aggiungerà la depravazione più arida e squallida. Noi non pagheremo solo con il denaro, qui sprofonderemo ancora di più nelle nostre vergogne nazionali.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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