.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


7 febbraio 2010

La manifestazione del futuro

De Reditu Suo - Secondo Libro

 La manifestazione del futuro

Se guardo indietro negli anni, alla distanza di due o tre decenni con particolare riferimento a ciò che era opinione comune osservo che non si sono verificate né le profezie catastrofiche di terze o quarte guerre mondiali e neanche si è realizzato il migliore dei mondi possibili, e neppure un compromesso fra queste posizioni. Il catastrofismo da distruzione totale in una guerra nucleare non è arrivato ma si son avute tante guerre a bassa intensità e a conflitti armati che nascondono evidentemente dietro di essi la mano di finanziatori occulti e mercanti di armi. Le speranze di natura positivistica che vedevano nel futuro una dose abbondante di progresso e benessere per tutti si sono arenate davanti alla crisi e all’arricchimento senza precedenti di alcune minoranze di ricchissimi che hanno manipolato l’informazione e la grande politica per trarre enormi vantaggi sociali ed economici. Il futuro quando si è manifestato come presente ha spiazzato un po’ tutti, anche le meraviglie del computer hanno preso una forma inimmaginabile con Internet e con l’I-Pod e presto con questo I-Pad. La macchina con il suo sapere universale pare disponibile e non remota o magica e soprattutto vicina attraverso una strumentazione semplice  che rende disponibile il sapere, scritti, immagini e suoni. Del resto per quanto amaro possa essere devo ammettere con me stesso che la vita di Steve Jobs il genio di Silicon Valley e co-fondatore della Apple ha mutato più cose nel mondo umano di sessant’anni di politica internazionale della Repubblica Italiana. Oggi come oggi 150 anni d’Italia unita non valono il peso specifico degli ultimi trentacinque anni di sviluppo scientifico, tecnologico, finanziario, industriale del solo Stato della California. La creazione di un modello nuovo di mettere in relazione gli esseri umani con l’intelligenza artificiale ha visto proprio alcune personalità geniali e alcune grandi multinazionali statunitensi protagoniste di una rivoluzione tecnologica che è una linea di divisione fra la storia e la cultura la civiltà umana di prima e quella che sarà. L’Italia mentre si creava il nuovo mondo umano si consolava con qualche vecchio cialtrone che declamava rozzamente il fascino di secoli perduti e con il ricordo di antiche occasioni mancate mentre interi settori strategici, rappresentati anche dall’Olivetti, venivano smantellati o ridimensionati e tante attività industriali, commerciali e di ricerca chiudevano o si trasferivano all’estero. Forse è per non essere travolti da questo fallimento assoluto e collettivo che ogni anno decine di migliaia di cittadini del Belpaese cercano di trovar lavoro specializzato e ben remunerato altrove in Stati civili dove il merito conta qualcosa e dove il valore del singolo non è rimesso al capriccio di alcuni potenti o peggio degli interessi dei loro familiari o protetti. Perché un umano dovrebbe legare la sua vita e la sua fedeltà a un Belpaese che non può e non sa mantenere vincoli  di natura civile, sociale o di sangue. Non è possibile che da una parte ci siano solo doveri del cittadino e dell’italiano e dall’altra dei privati che usano la politica per diventar ricchi e difendere i loro privilegi strappati alla malvagità del mondo o di nascita. Fuggire è l’ultimo dei trentasei piani quando il male si fa marea e il nemico copre la terra con i suoi armati e i suoi servi, allora il guerriero deve salvar se stesso per poter un giorno di nuovo tornar a combattere. Talvolta morire è inutile almeno quanto vivere.

IANA per Futuroieri




19 gennaio 2010

Perchè ancora Craxi...

De Reditu Suo

Perché ancora Craxi…

Craxi allora era un problema, proprio come oggi che è un ricordo lontano tirato fuori a breve distanza dalle elezioni regionali nelle quali si vedrà se  il Cavaliere avrà nei prossimi mesi una qualche opposizione credibile e supportata dal consenso popolare. Tuttavia aldilà delle squallide vicende terrene del qui e ora il caso Craxi sparato a titoli cubitali sui giornali e sui telegiornali mi impone di tornare indietro con la memoria verso anni lontani consegnati da tempo al ricordo. Craxi era socialista, un tipo particolare di socialista si trattava di un riformista perché così erano nominati coloro che vano cambiare la realtà sociale e politica italiana entrando nel governo con forza e prepotenza e cambiando le regole del gioco. La sua idea era di fare se di stesso il capo del governo e del partito e anche il centro del peggio della politica italiana come anche delle decisioni importanti e fondamentali. In particolare cercò di legarsi ad una nuova borghesia aggressiva, che banalmente la satira vicina al Partito Comunista bollava associandola ai nani e alle ballerine non distinguendo il lato grottesco dalla sostanza politica e sociale.  L’aspetto politico nuovo era associare a elettori tendenzialmente di destra e democristiani la prospettiva di una sinistra di governo che puntava su forze nuove per creare sviluppo sociale ed economico, portare quindi a destra un pezzo di sinistra e calamitare verso i socialisti riformisti forze sociali borghesi tendenzialmente di destra. Il Partito Comunista sperava nello smantellamento del PSI in crisi all’inizio degli anni settanta quando aveva leader sbilanciati a sinistra. La segreteria di Bettino rese vane queste speranze, anzi nel 1989 prese sui comunisti italiani una rivincita terrificante dal momento che essi finita la prospettiva del comunismo dovevano collocarsi nella sinistra socialista europea. Che il progetto politico sul lungo periodo si sia trasformato in un disastro è cosa certissima, e il coronamento del disastro politico è stata la vicenda penale del Bettino stesso giuridicamente latitante in Tunisia. Particolarmente tragico risultò essere il concetto della centralità del potere politico a discapito di quello economico, il famoso dito di Craxi condizionava terribilmente l’economia e l’aspetto criminale di tangentopoli deformava la vita economica e la libertà d’impresa. Quando è finito il comunismo del baluardo del socialismo di Bettino non c’era più bisogno, i veri poteri quelli finanziari erano ben felici se qualcuno liquidava i capi carismatici della Prima Repubblica per sostituirli con un personale politico più malleabile dotato di  un seguito popolare ridotto e con partiti politici ridimensionati. L’economia del dopo Bettino tornava a comandare e si può leggere la Seconda Repubblica come la "seconda vita" del magnate Berlusconi che da imprenditore e miliardario si è trasformato in politico e miliardario. Sull’aspetto criminale Marco Travaglio, forse il miglior giornalista oggi vivente in Italia, ha scritto moltissimo e perfino recitato in pubblico la cronaca delle disgrazie del Belpaese, c’è poco da aggiungere alla sua cronaca sulle malefatte dei ladri e del Bettino. Quindi scrivo solo questo: il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, il tempo della mia infanzia e della mia adolescenza, tutto è finito anche il vecchio PSI che aveva accompagnato, e alle volte guidato, un secolo di lotte del Quarto Stato e dei ceti sociali oppressi del Belpaese.

IANA per FuturoIeri




13 luglio 2009

Fine dei quarantanove passi

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fine dei quarantanove passi…

Questo mio congedo da questa serie di scritti esige una riflessione. Il Belpaese oggi presenta masse diverse di esseri umani perlopiù sofferenti. Nello specifico del loro rapporto con il potere assomigliano all’umanità imbelle, scellerata, dissoluta, rincretinita e  psicologicamente svuotata che si osserva nella serie classica di Capitan Harlock del 1978.

Nel cartone animato gli umani, come in tutte le favole del genere, vengono salvati da una temibile invasione aliena dall’eroe di turno e dal suo seguito di seguaci e amici e dalla sua corrazzata spaziale, la famosa Arcadia. Qui nella realtà di una quotidianità segnata da una crisi del sistema di produzione e consumo a livello globale l’eroe non c’è e in compenso i nuovi tempi stanno disintegrando tutto quello che è stato il mondo umano e sociale che c’era prima. Credo che il processo sia arrivato a un punto tale da poter affermare che ciò che era il Belpaese al tempo della mia infanzia non esiste più, tutto è diventato altro e per sempre. Voglio quindi rammentare, per chiarire ai miei pochi pazienti lettori e lettrici, quali sono le cose alle quali mi sento d’appartenere e che sembrano essere qui e ora nonostante tutto. Metto tutto in poesia, versi liberi per maggior comodità.

DOVE SONO

Mi sento d’appartenere

Al buio delle periferie silenziose e ai lampioni

solitari che l’illuminano di notte

Ai profili scuri delle colline la cui forma  incornicia

il firmamento nel freddo inverno

Alle nuvole bianche spiaccicate nel cielo azzurro d’agosto

Alle pinete di pomeriggi lontani, muro verde dove

il mare incontra la terra

All’umido della pioggia che cade fitta

nel bosco da tempo secco

Al mar Tirreno al tramonto, quando sembra immenso

Alle case vecchie e nuove, con il loro tabernacolo incassato

nel muro come nel tempo antico

Ai biondi campi di grano stretti fra le colline, ai boschi e

ai filari di cipressi messi in fila a dividere il tempo degli uomini

da quello delle stagioni

Ai parchi degli antichi sovrani e padroni, oggi

aperti al pubblico

Al fiume, alle sue acque scure, ai suoi argini

alle sue rumorose piene

Ai pomeriggi di sole della mia infanzia

con le serrande semichiuse per il caldo

Alle mura, alle rovine, ai palazzi della mia città

ai resti del tempo passato, di uomini e donne

che non esistono più da generazioni

Alla piccola grande gente della mia infanzia, ai suoi miti perduti,

ai suoi rumori, alle sue parole, alle sue illusioni, alle sue cose

Ora tutti ricordi.

IANA





21 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI DAGLI EROI 9

Le grandi utopie provenienti dai remoti anni settanta che auspicavano un mondo umano più libero, creativo e giusto si sono disfatte, sono state travolte dalla loro calata nel mondo reale e concreto.

Con una simile disfatta alle spalle è chiaro che le speranze dei molti si sono per i trent’anni successivi schiacciate sul qui e ora, sui beni materiali, sul denaro, sui piccoli affari da condurre nel quotidiano e sempre più spesso sul cercare qualche raccomandazione o qualche sistemazione molto prosaica. La mancanza di utopie, di grandi ideali ha portato una carenza di progetti e mancanza di possibilità di pensare il futuro, di agire nel qui e ora del presente per trasformare la realtà attraverso una progettualità di ampio respiro. Alle vecchie utopie che camminavano sulle gambe di padri oggi invecchiati non se ne sono sostituite di più credibili, di più forti, di più elavate. Spesso, nel Belpaese ma non solo, nei momenti in cui scoppia la contestazione del sistema e dell’ordine costituito si sente l’eco flebile della sconfitta dei padri e per gli ultimi contestatori da poco sulla scena politica addirittura quella dei padri ormai nonni. Sembra una maledizione questa specie di legge del padre: “Tu ritornerai sui miei errori e sui miei fallimenti, perché anche questa è la mia eredità”. In mezzo a tanta disgrazia le nostre italiche e sedicenti classi dirigenti si sono rivelate per quel che eranno davvero: una stramba accozzaglia d’improvvisati tribuni della plebe, di delinquenti di bassa lega e di avventurieri senza Dio, senza famiglia e senza Patria. C’è bisogno di grandi utopie, perché il quotidiano è troppo squallido, troppo deforme, troppo dissoluto e irresponsabile. Le crisi economiche, ambientali, di civiltà che stanno arrivando minacciano troppo da vicino l’Europa e le sue genti. La fuga nel passato e nei ricordi può uccidere ogni speranza, chi non vuole subire la grande violenza che s’annuncia con questa teribile crisi deve trovare le sue ragioni e la sua piccola grande speranza d’utopia. So che può apparire stupido quel che scrivo ma ora deve venir fuori quel coraggio che è a risposta dell’intelligenza davanti al pericolo.  Occorre aiutarsi da soli per aiutare gli altri, occorre trovare dentro di sé la volontà di reagire e non la disperazione che viene in essere quando una grande disgrazia sembra far crollare tutte le speranze e tutti i progetti.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



sfoglia     gennaio        marzo
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email