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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Vino, focaccia e destino

Stefano Bocconi: Veramente buono. Ci voleva proprio e poi il vino.

Paolo Fantuzzi: Ecco il Bocconi che finalmente ha trovato la sua pace davanti a vino e affettati. Certo è facile metter d’accordo la gente davanti a piatti pieni e pance da riempire.

Vincenzo Pisani: Giusto. Vedo che hai capito. In altri tempi quando in questa penisola giravano più soldi e la maggior parte della popolazione aveva  più speranze si sentiva parlar davvero poco di disobbedienza, disperazione, malattia, uso di farmaci per la mente.  In realtà il relativo benessere degli anni ottanta e dei primi anni novanta aveva per così dire occultato le differenze, i traumi, i problemi. Poi l’incantesimo è finito, da Tangentopoli in poi la magia si è dissolta e i castelli fatati dei nostri illusionisti della politica son scomparsi lasciando il posto a fetide paludi, a foreste popolate di mostri  e rovine tristissime. Uno come me è rimasto in parte sorpreso e in parte no. Devo dire che la grande illusione mi aveva preso. Forse perché quelli erano per me gli anni della gioventù dove si coltivano speranze fuori luogo, pie illusioni e dove s’imparano tante cose sulla vita e sul mondo umano.

Paolo Fantuzzi: Certo che l’adolescenza è proprio un momento difficile. Comunque ciò che prima formava per così dire qualcosa di collettivo si è perso in quel periodo. Il senso d’appartenenza di milioni d’italiani a gruppi, a partiti, a sindacati, a un quartiere si è poco a poco disfatto.

Vincenzo Pisani: Ed è emersa la verità: un mondo di uomini e donne singoli dove comanda  solo il dio-quattrino. Mi sono fatto delle illusioni da ragazzo, poi si è svelata davanti a me una società che in basso come in alto aveva perso tutti i valori del passato sostituiti da una corsa forsennata e irragionevole verso l’arricchirsi e lo star bene nel senso del possesso della propria proprietà privata.

Franco: Amici vi prego. Pensate al lato buono della cosa. Perché esso esiste. Per prima cosa per quanto amara possa esser la cosa ha in sé due elementi. Il primo è che si è manifestata una verità volutamente ignorata, la seconda è che i molti ora devono pensare con la loro testa, devono darsi da sé le loro ragioni di vita e i loro valori. Non credete forse che i valori siano il frutto di una vita vissuta e meditata. Non dico i valori che passano dalla televisione e dalla pubblicità commerciale ma quelli che vengono dalla memoria, dai sentimenti, dalle passioni.

Stefano Bocconi: Intanto portano gli altri antipasti. Bel colore sono delle focacce con delle salse, bei colori verde, rosso, rosa. Allora. Pomodoro e olio, tritato di wurstel e salsiccia, e questo. Carciofo! Questa cosa nera sembra un tritato di funghi. Ci vuole altro vino. Questa cosine mettono sete. Il vino è davvero un dono divino, come sarebbe triste il mondo senza di lui.

Clara Agazzi: Se a ogni portata arriva una brocca nuova all’uscita del locale ci faranno il test. Ho l’impressione che la discussione ne risentirà.

Franco: Non credo. Intanto già così è emerso molto dai discorsi. Gli amici hanno bisogno di buone parole, spesso di buon cibo e vino. Ma c’è qualcosa che Vincenzo deve ancora dirci. Scusa se te lo chiedo. Se tu parli in questo modo è perché in fondo hai già una soluzione in tasca.

Vincenzo Pisani: Esatto. Sto pensando di cambiar paese. Sto facendo da tempo i miei conti e penso che rifarmi una vita altrove sia possibile. Certo dovrò pensarci bene, far i miei conti. Ma in fondo cosa mi lega a un Belpaese che ha voltato le spalle ad almeno un paio di generazioni di gente che lavora e che produce qui; mi sento tradito. Proprio così. TRADITO.

Clara Agazzi: Questo è un discorso che sento spesso. C’è molto malessere in Italia. Credo di sapere il perché. Aspettative troppo alte…  Accidenti buona questa roba, croccante, delicata.

Paolo Fantuzzi: Aspettative troppo alte? 

Clara Agazzi: Certo. Spesso ci si fanno illusioni complice tutto un mondo di false credenze e illusioni alimentati da ogni sorta di potere che comunica. Gli esseri umani sono turlupinati da vere e proprie rappresentazioni false della realtà presentate da poteri politici, ecclesiastici, commerciali, e del mondo dello spettacolo, della pubblicità e della comunicazione. In tanti pensano a crearsi un mondo di fantasie nelle quali fanno progetti, s’immaginano cose, credono a vere e proprie illusioni collettive. In breve la vita di una persona comune è pervasa da migliaia di messaggi diretti o indiretti che condizionano la sua capacità di vedere la realtà, e cosa ancor più grave da anni è veicolato una vera e propria ideologia dell’uomo di successo e della donna in carriera. Se uno non s’avvicina al modello di colui che è vincente finisce con il perdersi d’animo, star male, accusare problemi psicologici. In verità bisognerebbe mettere tra parentesi le illusioni e i falsi miti che ci vengono propinati ogni giorno.

Paolo Fantuzzi: Il problema è che questo modello come lo chiami tu non è propriamente reale. Spesso in tanti hanno in testa i modelli della televisione, la gente della televisione e le donne e gli uomini ritratti sulla pubblicità o sulle riviste di moda. In altre parole ciò che è finto perché parte del sistema dello spettacolo e del cinema e dell’intrattenimento spesso si confonde con il mondo concreto. Diventa nella testa dei molti come i pastoni, i pastoni per i cani. Dentro ci finisce di tutto. Così è la testa di tanti,  molti dei quali non hanno studiato o hanno studiato poco e male. La realtà, la fantasia, le speranze, i rancori, i desideri, le ambizioni, i calcoli tutto diventa una cosa sola senza né capo e neppure coda. Eppure dovrebbe esser chiaro che non tutti possono avere il loro quarto d’ora di successo, la loro vincita alla lotteria, la loro carriera da dirigenti. Ma spesso non è così. Molti vivono d’illusioni.

Vincenzo Pisani: Un momento! Io non chiedo miracoli televisivi o di esser l’amante di ereditiere, principesse, e cose del genere. Io voglio solo poter costruire una vita mia nella quale esprimo la piena potenza dei miei talenti e in cui mi è concesso di diventare ricco nella misura del lecito e dell’onesto. Ma qui e ora non vedo come. Quindi penso davvero di lasciare questa terra d’inganni e d’ingannati. Lo faccio mal volentieri. Ho creduto in qualcosa nel passato e ho fatto anche politica. Franco lo sa bene.

Franco: Questo è vero. Lo posso testimoniare. Ma torno ora al concetto tuo d’inganni e  d’ingannati. Molti voglio esser ingannati. Molti vogliono vivere nelle illusioni pietose e in finzioni tragiche. Perché la verità in quanto tale è scomoda. Poniamo, per assurdo, che il Belpaese soffra atrocemente per la mancanza di serietà, onestà e competenza fra le gerarchie della politica e del mondo degli affari. Poniamo sempre per assurdo che si renda necessaria una soluzione a tale disastro e che anche potenze forestiere siano interessate alla soluzione. Cosa si può dedurre da questo caso qui inventato. Ad esempio espropriazioni massicce a danno delle categorie sociali che hanno prodotto questo sfacelo ossia dei ricchissimi e dei politici che sono diventati ricchi con la politica, l’espulsione dal mondo degli affari e della politica di decine di migliaia di soggetti, l’allontanamento dal territorio nazionale o il carcere per altrettante migliaia. In una parola la soluzione diretta al grave problema comporta un conflitto civile e forse anche qualcosa di peggio. Allora una volta dimostrato questo vediamo cosa è l’insieme che abbiamo davanti e scopriremo che è una massa di compromessi e finzioni incastrate e incollate. Se si toglie il velo di finzione e ipocrisia la natura di casta e  autoritaria del Belpaese si mostrerebbe apertamente, costringendo evidentemente a far a meno di molte finzioni, di molti distinguo, di molte pietose bugie. Il Belpaese, in verità, non si divide in rossi e neri ma in ricchi e poveri. Qui il conflitto e l’astio personale ha sempre una concreta ragione sociale e quindi economica, non credo esistano al mondo popoli più concreti e materialisti di quelli che popolano la nostra penisola. Le illusioni e l’enorme produzione di bugie sono l’altra faccia della medaglia delle genti nostre integralmente materialiste, consumiste e di per sé illuse. Un mondo senza ideali e senza neppure quelli finti, come sono i nostrani, si condanna alla disintegrazione per l’incapacità di tener ferme le pulsioni individualiste, nichiliste e autodistruttive che sempre si producono nelle società industriali. La finzione collettiva di credere in valori non creduti e non credibili ma soltanto recitati, spesso a comando,  è un mezzo per fingere che qualcosa unisca ciò che è irrimediabilmente diviso, singolo e mortale. Vogliamo forse far un torto all’amico Vincenzo non riconoscendo quanto questo sistema  capitalistico e industriale tenda a degradare e a far degenerare la natura di tutte le cose e in particolare dell’essere umano.

Stefano Bocconi: Assolutamente no. Del resto come può oggi tanta parte del commercio non vivere d’illusioni, non eccitare la vanità, l’ambizione, l’ostentazione. Se questo Belpaese risulta insopportabile a causa delle sue morali farisaiche e delle pietose finzioni del vivere quotidiano perché non andar via, rifarsi una vita altrove. Sempre che sia possibile. Mi risulta che la civiltà industriale sia arrivata in tutti i mari e in tutti i continenti, quindi certi problemi nostri sono proprio quelli del sistema in quanto tale. Inoltre se io fossi un governo straniero avrei un forte sospetto nei confronti di uno che arriva con il nostro passaporto.

 

Paolo Fantuzzi: Non abbassiamoci troppo. In fondo anche gli altri hanno i loro casini. In fondo non si sente di tanto in tanto di guerre, guerre civili, attentati nei paesi forestieri. Segno che il male di vivere e le lotte per il potere e le ricchezze sono vivissime anche fuori dai confini nazionali. Chi sono gli altri per giudicarci?

Franco: Giusta riflessione. Tuttavia ne voglio precisare il mio discorso per assurdo fatto prima. Poniamo una penisola dove una il male di vivere è arrivato a punti inquietanti e insopportabili. Poniamo che Questa condizione di sofferenza e minorità ad in questa nazione X sia dovuta a una classe politica imbelle e dissoluta e poniamo anche che questi politici siano la servitù di poteri finanziari e commerciali forti. Poniamo che questa servitù composta di politici, gente di spettacolo, tecnici dell’intrattenimento e della comunicazione, della sicurezza e cose del genere sia una massa di un milione di esseri umani. Il popolo del paese X  è, poniamo questo come dato,  di sessanta milioni di umani.  Cosa deve fare la maggioranza di cinquantanove milioni? In fondo deve solo sbarazzarsi di un milione di aderenti alla sua comunità. Qui le strade sono due a mio avviso: una breve e una lunga. Quella breve prevede la soppressione fisica o l’allontanamento di quel milione di tali creature problematiche che in fondo son meno del 2% della popolazione totale. L’altra quella lunga prevede un processo di crescita civile e culturale della durata almeno due o tre generazioni  evitando così bagni di sangue, guerre civili  e regolamenti di conti.

Clara Agazzi: Questo tuo ragionamento per assurdo è privo del senso della realtà. Queste cose non avvengono per profezia o per calcolo. Avvengono e basta quando diverse condizioni e situazioni portano una trasformazione rapida e decisiva. Quindi non c’è una scelta da parte dei molti ma al contrario i molti seguono gli eventi e i fatti che prendono forma, come se fossero scritti nella volta celeste.

Franco: Infatti, io credo che esista un percorso in queste cose. In mancanza di uomini e donne di straordinaria qualità e di tanta gente seria fra i molti il destino di una nazione è simile a quello di una pianta. Nasce, si sviluppa, degenera, invecchia, muore. Il termine chiave è decadenza. Da antenati e padri spirituali alti e potenti a governanti tratti dalla feccia umana che ne risulta la versione grottesca e contraria degli antenati fondatori. Questo è simile al discorso per il quale dall’età dell’oro si passa all’età dell’argento e infine del ferro. Questo è un corso ciclico che solo in pochi casi può esser rotto per mezzo del rinnovamento e della trasformazione della società umana.

Stefano Bocconi: Parlate troppo difficile voi due. I nove decimi degli abitanti del Belpaese oggi  come oggi non sono in grado di capire né l’argomento e meno che mai i riferimenti storici o culturali. Vi invito a lasciar da parte i ragionamenti complicati, le dimostrazioni, le astuzie della retorica. Andate al dunque. Alla verità intima che sentite con il cuore. Intanto beviamo e mangiamo quel che ci hanno portato.

Vincenzo Pisani: Clara e Franco non hanno detto cose in contrasto. Un processo degenerativo di carattere collettivo e la sua soluzione può davvero apparire come naturale, proprio come se fosse scritto nelle stelle.




27 marzo 2010

Il Belpaese perso nel suo labirinto di finzioni

 


 


                          Il Belpaese perso nel suo labirinto di finzioni

Le disperse genti del Belpaese amano illudersi, in tanti cercano di apparire diversi da come sono, credono ai cialtroni e ai ciarlatani della politica, sperano di ricevere miracoli o di vincere a qualche miracolosa lotteria che pare esista solo per loro. La maggior parte delle genti del Belpaese è persa in un tremendo quanto immateriale labirinto, i problemi aspri e concretissimi delle famiglie italiane sono lasciati ai disgraziati che li subiscono. Elencherò ora alcune vivissime preoccupazioni che avvelenano la vita delle genti del Belpaese: la casa con i suoi costi irragionevoli è un problema grave che ritarda i matrimoni e spezza la serenità familiare, la disoccupazione unita alla precarietà e ai bassi salari rallenta l’uscita dei giovani dalle famiglie, la povertà si è diffusa e i ceti piccolo-borghesi e medi temono per il proprio tenore di vita, il benessere, i denari e la vita allegra dei VIP spezzano inoltre l’autostima di milioni di italiani e italiane che osservandoli sulle riviste e nei programmi televisivi si sentono dei falliti.  Milioni d’italiani si sono infilati in un labirinto di memorie spezzate e di rimpianti, di paure, di palese incapacità a trovare nelle disgrazie delle vita un conforto morale, spirituale, o delle regole credibili. I partiti politici non riescono a lavorare intellettualmente e positivamente su questo tragico aspetto della crisi, la dimensione intima non appartiene alla proposta politica, ancora una volta contano gli interessi costituiti, le organizzazioni, i gruppi politicamente  attivi, i grandi finanziatori dei partiti e dei leader di vario livello. La FAMIGLIA ITALIANA con i suoi dolori, le sue aspirazioni rovinate, le sue disgrazie si è trasformata ancora una volta in una parola delle orazioni para-religiose fin e in un lemma della retorica politica, la famiglia concreta con la casa  per il  figlio che non c’è, con la figlia sempre disoccupata, con il padre pensionato che ha bisogno di cure, e con i mille guai che capitano è estranea a ogni rappresentazione della politica. L’unica famiglia che vedo da anni rappresentata nella propaganda politica  è quella felice o speranzosa tipica della pubblicità commerciale. Questa è l’entrata nel labirinto delle illusioni, delle troppe finzioni, dei troppi discorsi e la realtà dura e concreta viene nascosta da una parte, anzi ordinariamente oscurata. Essa può esser di nuovo visibile solo presso certi siti come quello di Beppe Grillo o in alcune trasmissioni televisive talvolta oggetto di dure polemiche e censure. Il labirinto  delle false immagini e delle illusioni ha una seconda pesante conseguenza: non permette di capire la differenza fra il vero e il falso e di conseguenza non offre soluzioni ai grandi problemi di natura collettiva, l’incapacità di distinguere diventa incapacità di pensarsi e di capire questa realtà per ciò che è e non per ciò che finge d’essere. Vengono così ricercate nel labirinto mentale delle illusioni e delle memorie distorte quelle cose che rassicurano il singolo, che danno un qualche sollievo o aiutano a ridurre la complessità del presente a poche formule elementari o a tre o quattro stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni. Occorre coltivare l’abitudine a far strage delle illusioni, a leggere la realtà nel suo quotidiano formarsi e disfarsi senza coltivare comode interpretazioni che forse rassicurano ma non aiutano. La cura per uscire dal labirinto è quindi amara ma necessaria e forse più semplice del previsto; in fin dei conti quando ciò che rassicura e che dà una visione del mondo umano e naturale si rivela cosa fallace e fonte di errori e cattive interpretazioni non c’è nulla di male a lasciarsela dietro le spalle.

IANA per FuturoIeri




4 ottobre 2009

Una lettera da Nader


L'amico dottor Franco Allegri mi fa avere questa sua traduzione di uno scritto di Ralph Nader, ancora una volta devo constatare la profonda differenza che si respira quando a parlare di USA sono statunitensi dentro i fatti del loro Impero a Stelle e Strisce e non i giornalisti nostrani. C'è qualcosa di nuovo e di strano in questo scritto. Per il comune lettore italiano suona come una novità una critica dagli USA verso il presidente Obama; forse è una lezione di democrazia quella che viene da questa lettera: nessuno neanche il punto più alto del vertice del potere politico è aldilà delle critiche in un sistema democratico bene ordinato.
 Buona lettura.


IANA


 
[24 agosto 2009]

Distribuitela, grazie.

Tra la Retorica e la Realtà

Di Ralph Nader

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La Casa Bianca di Obama - piena di consiglieri politici ritenuti intelligenti guidati dal Presidente del movimento campagna del 2008 "Change You Can Believe In" - è in disordine.

Le peggiori varietà multiple e confuse del disordine provocano la confusione pubblica, il conflitto interno al Partito Democratico, e il lento ritiro della fiducia in Mr. Obama da parte dei suoi sostenitori più forti in tutto il paese.

Due dei sostenitori più tenaci sui media - gli editorialisti Paul Krugman e Bob Herbert del New York Times si stupiscono dei piani di Mr. Obama.

Krugman ha replicato l'idea del collega saggista del Sunday Times F. Rich che ha scritto sulle "sciocchezze" dette da Obama ai sostenitori a sostegno dell'adozione subdola, opposta e stupefacente delle peggiori politiche aziendali e militari di Bush. Invece B. Herbert, preso dal piacere del suo eroe politico per il ciarlare e vagheggiare di riforma sanitaria, pubblicò tale valutazione riluttante:

"Quasi ogni giorno sento uomini e donne delusi che votarono con entusiasmo per Mr. Obama. Essi credono che le banche agirono come dei banditi nei salvataggi, e che l'iniziativa sulla tutela sanitaria possa divenire un pasticcio. Il loro più grande fastidio, quello che Mr. Obama sia molle, restio o incapace a combattere con una durezza sufficiente a respingere i responsabili per il cattivo stato della nazione, è forte".

Raramente c'è stato un tempo più propizio per trasformare una leadership presidenziale.

Il capitalismo aziendale disgraziato ha frantumato l'economia.

Le condizioni di vita di milioni di lavoratori e pensionati le cui tasse furono usate per salvare questi truffatori e speculatori di Wall Street sono tetre.

Invece di esprimere rimorso, i lobbisti aziendali arroganti lavorano sul Congresso con domande feroci, alimentate da idee politiche da registratore di cassa e pagarono comizi costosi nei Distretti congressuali.

Le grandi imprese e i loro comitati d'affari non vogliono una vera riforma dell'assicurazione sanitaria che ridurrebbe i monopoli e i profitti. Non vogliono che gli standard di efficienza energetica e di progresso interferiscano con il loro squallido inquinamento e con l'inefficienza.

Non vogliono riduzioni al bilancio militare gonfiato e circondato da squallore, dalla frode e dall'abuso di ciò che il Presidente Eisenhower chiamò "il complesso militare industriale" nel suo discorso di congedo al popolo americano.

I supremi aziendali non vogliono riforme nelle leggi fiscali deliberatamente complesse e oscure per favorire gli evasori e gli elusori aziendali e i paradisi fiscali per i super ricchi. In breve, le imprese globali vogliono che Washington, D.C. continui ad essere il loro grande liberalizzatore e la vacca grassa per continuare l'abbandono dei lavoratori americani, il saccheggio del contribuente americano e la frode al consumatore americano.

Dimenticate la legge aziendale e l'ordine di reprimere l'onda del crimine aziendale.

L'armonia, il Presidente bipartisan Obama e il suo capo squadra Rahm Emanuel le hanno messe nel sacco.

Quello che sconfisse H. Clinton lo scorso anno ha avuto successo nel dividere i Congressisti Democratici in progressisti, liberali aziendali e Conservatori di Blue Dog, i Repubblicani possono credere a mala pena alla loro fortuna e sono impegnati a sfruttare questi scismi.

L'On. Steny Hoyer, il numero due Democratico alla House, scredita il suo portavoce sul piano di "opzione pubblica" di Nancy Pelosi per l'assicurazione sanitaria.

Il Sen. M. Baucus - un Repubblicano mancato mascherato da Democratico Presidente della Senate Finance Committee - lavora d'amore e d'accordo con i Repubblicani di destra e con la Casa Bianca per varare una debole legge "bi-partisan" che creerà nuova debolezza dato che i Repubblicani aziendali aspirano ad aumentare la debolezza della Casa Bianca.

Nel frattempo, alla House dei Rappresentanti, i legislatori più progressisti accusano il loro vecchio collega, Capo di Commissione, Henry Waxman di aver venduto ad un Blue Dog spavaldo i Democratici nella sua Commissione.

Al contrario Mr. Waxman stesso deve essere seccato che persino la sua "opzione pubblica" di compromesso (che i Democratici potrebbero chiamare "scelta pubblica") sarà deragliata dalla legge che l'asse Baucus/Grassley/Obama presto svelerà al Senato. Gli elettori di Obama non conoscono quello che hanno creduto di sostenere.

Mai Obama si identificò con un'idea chiara di riforma sanitaria - per non menzionare il single payer (pieno accesso per tutti al Medicare), che lui avrebbe favorito se avesse "iniziato a legiferare".

Non c'è stato nulla per mobilitare i suoi sostenitori nel paese e radunarsi.

E' triste da dire che questo era predetto dal curriculum politico di Obama come Senatore dell'Illinois e degli USA.

Raramente lui ha preso posizione e combattuto contro i suoi avversari. Persino dopo che lui ha fatto un accordo con loro, essi continuano a indebolire la sua agenda.

Ancora, B. Herbert intuisce l'andamento disturbante:

"Sempre più il presidente è visto dai suoi sostenitori come uno che amerebbe compiacere tutti, che è incline di natura alla scelta della soluzione bipartisan, che crede che i suoi sostenitori più forti staranno sempre con lui perché essi non hanno un posto dove andare, e che si ritirerà ogni volta che i Repubblicani e la folla aziendalista lo inseguiranno". Mr. Herbert può parlare come un'autorità.

Egli ha scritto molti editoriali nei 18 mesi passati per riflettere sull'attitudine del "nessun posto dove andare". Se lui abbandonasse le battaglie di successo, molti lo seguirebbero.

Sarebbe meglio per Mr. Obama se si svegliasse e desse attenzione alla sua base prima che essa trovi un posto dove andare e/o resti a casa.

Questo accadde a Clinton nel 1994.

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Tradotto da F. Allegri il 29/09/2009




18 maggio 2009

Costituzione! Se ci sei batti un colpo!

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Costituzione! Se ci sei batti un colpo!

Quando si osserva dalla cima di una collina una città medio-grande del Belpaese subito si osservano le diverse stratificazioni delle epoche passate. Spesso ruderi almeno greci o romani si accompagnano ad edifici medioevali i quali convivono a poca distanza da palazzi barocchi o rinascimentali, poi viali neoclassici, edifici in stile Liberty o eclettici, infine il razionalismo fascista con i suoi edifici pubblici. Se si allarga il capo visivo si vede una cintura di condomini, di fabbriche, di capannoni, di centri commerciali all’americana o alla francese che pare circondare il centro della città in esame. Quella è la Repubblica che circonda con una massa imponente e deforme di cose costruite tutto il tempo che è venuto prima di lei. La Repubblica non ha un volto ma ha un suo segno è tanta ed è deforme come se ogni eccitazione, ogni abuso, ogni eccesso avesse con lei preso finalmente forma e fosse fuoriuscito dalle viscere di questa penisola avvolgendola e imponendo la sua presenza. Cosa rimane della Repubblica a parte i decenni perduti e questa fisicità edilizia? Non molto: i valori e i partiti su cui si fondava si sono dissolti, oggi è come sospesa fra cielo e terra, fra ceti sociali che vivono di politica troppo rissosi e incapaci per buttare a mare la Costituzione e difensori occasionali, interessati o deboli, di qualcosa che era vivo nel passato e oggi è morto. Le avventure militari in cui le genti del Belpaese sono state coinvolte, la precarizzazione violenta del lavoro, l’egemonia di un modello unico di pensiero consumista, improntato ad un palese darwinismo sociale e genericamente liberaldemocratico, il venire meno dei valori che per anni avevano qualificato l’essere italiani ha seppellito il senso di quella Carta Costituzionale. Rimane lo scritto Costituzionale formalmente, più o meno, così come era in un tempo remoto ma in un contesto umano e civile estraneo al senso profondo dei valori che rappresenta. Tre decenni di pubblicità consumista spinta, di esaltazione di VIP veri e presunti, di inviti a far soldi in qualunque modo, di trasformazioni radicali nei nomi e nei simboli di vecchi partiti hanno distrutto l’Italia di sessant’anni fa. Faccio un solo esempio: La Repubblica è fondata sul lavoro. Quale lavoro? Quello precario, a contratto a termine, quello dei giovani apprendisti, di quelli che fanno gli stage, degli immigrati col permesso di soggiorno, o di degli extracomunitari senza permesso di soggiorno, dell’imprenditore cinese a Prato, o del dirigente italiano che ha venduto per tempo anche i muri del capannone e trasferito l’impresa in Romania o in Asia, o del tale che lavora in nero o per la criminalità organizzata. Non si può difendere dei principi che stanno fra cielo e terra. O questa Costituzione riesce a diventare una cosa concreta e non un terreno di sterile esercizio retorico per gli iniziati al gergo politico-giuridico oppure sarà dimenticata dalle stessi genti che dovrebbe indirizzare.

Se qualcuno vuol davvero applicare il dettato inizi dai diritti sociali e dell’uomo là nel solenne testo garantiti, cerchi consenso, convinca la popolazione che vota. Chissà, magari la Costituzione potrebbe battere un colpo sulla cassa e capire che è viva.

IANA per FuturoIeri




8 dicembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 23

Alle volte mi sorprende l’enorme distanza che passa nel Belpaese e in generale in questa decadente società dei consumi fra l’immagine della realtà data dalla pubblicità e il dato concreto e vitale di tutti i giorni. Un alieno rimarrebbe sorpreso di come sia differente l’umanità che si vede nelle riviste e sui giornali, ovviamente mentre fa bella mostra di sé ostentando alcolici e prodotti di marca, e i molti. La maggior parte di coloro che si vedono ogni giorno, sui treni sugli autobus, al supermercato sono molto diversi dai lucidi modelli muscolosi e dai lineamenti senza problemi e dalle bellissime dalle fattezze della mitica bambola Barbie, o dagli anziani patriarchi ben pasciuti e vestiti di certe pubblicità di solito di generi alimentari. Questo modello economico e di consumo va avanti sulle illusioni, crea desideri e bisogni inesistenti, martella gli umani con miti impossibili di bellezza, ricchezza facile ed eterna giovinezza, con perfezioni fisiche e psichiche così lontane dal comune da essere esse stesse aliene da questa realtà. Questo bisogno d’illudersi è una spinta forte, forse è un dato antropologico il pensare a una realtà virtuale che maschera o copre il mondo reale. In fin dei conti cosa è mai questo ostentare se non la promessa di un regno del bengodi di un sempiterno albero della cuccagna per tutti, di un benessere facile da prendere. Il falso che serve a vendere prodotti si è trasformato in una parte della realtà e qualche volta è esso stesso la realtà. Quella facile ricchezza, quella bellezza, quella vita alla grande e senza limiti che è l’immagine di tanta parte della pubblicità è anche una realtà ma per una ristrettissima minoranza della popolazione del pianeta terra.

Il mondo a suo modo eroico dei belli è felici è virtualità, con tutte le esagerazioni e le distorsioni del caso. Ai molti è lasciato l’amaro di vite difficili, di affitti elevati, di lavori precari, di paure di non farcela alla fine del mese, di case e appartamenti inavvicinabili a causa del prezzo. Dove siano gli ideali e le speranze del Belpaese sinceramente non lo so più. Quel che vedo, che osservo che tocco con mano è la grande finzione della pubblicità o l’assordante retorica dei politicanti che ripetono fino alla follia:” che tutto va bene perché ci sono loro che agiscono, che ci siamo, che questa è la migliore delle democrazie possibili”. Mi vien voglia di dire: di sicuro per loro. A conferma si quel che ho scritto ricordo che proprio in questi giorni il sindaco di Firenze è andato a Roma e si è incatenato per protestare contro il modo distorto, a suo dire, con cui certa stampa ha riportato le vicende giudiziarie della sua giunta. Questa, a quanto pare, non è la migliore delle democrazie possibili.

Alla fine anche liberarsi da queste illusioni che colpiscono e offendono la vita quotidiana è una forma di affermazione di sè, prendere le distanze dal proprio tempo può essere psicologicamente doloroso ma aiuta a capire che questo è un modello di produzione e consumo che non si è posto una finalità che fosse oltre il creare profitto, non ha un Dio ce non sia il denaro, non è neanche una civiltà ma una forma di produzione e sviluppo. Esiste un mondo reale che è principalmente sofferenza e complicazione, un mondo umano che sa anche donare cose positive. Questa umanità è sì molto lontana dal mondo degli Dei e degli Eroi, ma mai quanto lo è dalla grande finzione pubblicitaria.

IANA per FututoIeri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




28 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 21

Peggio vanno le cose nel Belpaese e più roboante e allucinata si fa la retorica patriottarda e para-democratica. “Si scuopron le tombe” come si sarebbe detto nel nostro Risorgimento ma per far cosa? Credo personalmente per negare la realtà, questa realtà dura e semplice di una Nazione che non si è compiuta e di un popolo disperso senza né nome né volto lasciato a se stesso a cavarsela alla garibaldina, in tempi difficili come questi, da classi sociali dominanti sedicenti dirigenti antropologicamente dissolute, inique, scellerate e pazze. C’è da impazzire nel diluvio retorico di questi mesi come le dichiarazioni di fuoco contro il nazismo di Hitler il quale è trapassato, peraltro con tutta la sua ideologia, durante la battaglia di Berlino dell’aprile del 1945. Il che significa che è morto nella prima metà del secolo scorso. Ricordo inoltre che la sua sconfitta fu determinata dall’armata rossa di Stalin alleato degli Stati Uniti e dell’Impero Inglese. Staccare la sconfitta del nazismo dalla vittoria comunista è far una frode storica e far offesa ai venti milioni di cittadini sovietici morti in quella che in Russia chiamano la Grande Guerra Patriottica. Voglio precisare che molti di questi cittadini e cittadine della fu URSS morirono in modi atroci e in situazioni che vanno ben oltre la comune barbarie della guerra. Inoltre dal momento che in Italia la memoria è molto callosa e putrida quando si tratta di far retorica trombona ricordo a tutti gli smemorati che noi eravamo alleati dei nazisti e dell’Impero Giapponese, alleati nel bene e nel male e non si può far finta di niente e mettere assieme con scioltezza e facilità i morti in Russia e in Africa caduti combattendo contro gli alleati e quelli che hanno fatto la Resistenza contro il nazifascismo. Non sono morti per la stessa cosa, a meno che l’Italia sia un ente metafisico così grande da poter abbracciare tutte le cause e tutte le ideologie. Qualcuno, inoltre, si è arricchito col fascismo, che qui è durato vent’anni, altri sono diventati più poveri e perseguitati di prima ( e ce ne voleva), non si può dire che siamo e siamo stati tutti uguali. La Repubblica non ha creato alcuna unità ma aggravato le divisioni politiche e ideologiche e non ha fatto giustizia, prova ne sia che oggi nel 2008 si ragiona di chieder conto a qualche ufficiale nazista delle stragi fatte contro i nostri. Si accetti che qui c’è diversità non unità e che non c’è bisogno della roboante retorica democratica vuota e falsa. Se per ogni sproloquio patriottico-democraticoide si fosse compiuta una buona azione concreta o un atto di giustizia da parte delle classi dirigenti questo paese sarebbe ben più coeso della monolitica Francia. Ma la retorica nostra è l’ultimo rifugio delle canaglie, è la spalmata del tricolore per nascondere i colori del proprio egoismo sociale e quello dei diversi padroni stranieri che nel Belpaese intendono esercitare un dominio tutto loro.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




28 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 20

Il Belpaese per decenni ha creduto nei miracoli, alle promesse folli di una crescita infinita in presenza di risorse limitate, ai demagoghi sedicenti democratici o socialistoidi che in televisione e sui giornali favoleggiavano dell’importanza della Nazione italiana quando il mondo era spartito prima fra due blocchi e poi in uno solo a egemonia americana, ai miracoli industriali e commerciali di un paese con gravi problemi di legalità e di comune identità, al genio nazionale nonostante l’evidentissima sofferenza morale e finanziaria delle università di questa penisola. Questo popolo ha vissuto nelle allucinazioni. Non una sola delle palesi e gigantesche menzogne, evidenti come le bugie dei bambini, era credibile, eppure per decenni qui si è creduto alle favole, c’era pure chi votava DC perché pensava che quella fosse la volontà di Dio. Adesso la verità emerge con tutta la sua durezza: l’occidente è una chimera, un gioco di prestigio dei ciarlatani della televisione e della carta stampata, e il Belpaese ha perso decenni di vita inseguendo dei fantasmi e i miti sciagurati dei padroni del momento. Per noi non è una novità. Quando gli spagnoli al tempo di Don Abbondio e di Don Rodrigo facevano e disfacevano a lor piacere nella penisola la maggior parte degli italiani di alllora chinava la testa e i padroncini indigeni giocavano a vestirsi di nero come gli spagnoli e a parlottar castigliano. Mi riferisco alla versione rozza di quel “Adelante Pedro…”. che il Manzoni ha saputo immortalare nel suo gran romanzo e che qui nel Belpaese si è tradotta nello scimmiottare malamente le abitudini e la mentalità dei dominatori del momento. L’italianità che emerge da questo sessantennio repubblicano è l’ostentazione dei peggiori difetti della nostra cultura gabellati rozzamente e irresponsabilmente per pregi, a questo, a maggior pregiudizio per la causa democratica, s’aggiunge che neanche l’Unità Nazionale è stata raggiunta. Le diverse genti d’Italia sono rimaste così diverse che a stento si riesce a cogliere degli elementi comuni che non siano i quattrini gettati a pioggia per le spese pazze e folli dei nostri politicanti e perchè degli enti, sempre più entità, il 27 pagano stipendi e pensioni. La necessità di avere un cassiere in comune per sostenersi e non essere stritolati dai potenti vicini e dalla grande massa di poveri che sta arrivando dal Medio-Oriente e dall’Africa tiene assieme le nostre genti. I bei discorsi sulla cultura e sulla lingua li lascio ai delinquenti culturali e ai drogati di retorica, la riforma Gelmini è un taglio degli organici fin dalle elementari. Che rapporto può avere tutto questo con la cultura condivisa da tutti? Quale condivisione poi? Quella televisiva? Quella letteraria? Quella di Youtube? O forse mi si vuol presentare di nuovo la vicenda del Dante padre della lingua e della cultura?. L’Italia di oggi non è più l’Italia di trent’anni fa, essa è data da comunità molto diverse alcune delle quali sono per origine e cultura lontane dall’Europa, e le stesse differenze fra italiani-italiani sono clamorose. Padre Dante per tutti quindi? Io potrei esser compiaciuto da Fiorentino ma mi chiedo: “è possibile che nessuno si domandi mai se gli altri hanno le nostre stesse opinioni o le nostre stesse idee?”. Qui si dà per scontata l’esistenza di un paese ideale che esiste solo nella retorica più trombo na e roboante. C’è un paese reale oltre a quello della fantasia pubblicitaria e del cattivo gusto dei finti benpensanti. Forse esiste una risposta semplice e banale: “l’invenzione di una patria finta che esiste solo nella grande retorica è un mezzo per mascherare l’assoluta durezza della realtà.” La fuga dalla realtà delle nostre classi sedicenti dirigenti rivela l’incapacità di costruire una nazione italiana, l’Italia come Patria è di là da venire ancora oggi, questa è una cosa malfatta e provvisoria pronta a sfracellarsi sui rovesci di fortuna dei padroni Anglo-Americani, la favola dell’occidente è anche l’evidenza del nostro non essere noi stessi al di là di ogni ragionevole dubbio. Infine occidente rispetto a chi? L’occidente è prima di tutto un’espressione geografica.

IANA per FuturoIeri



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