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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


5 maggio 2008

UTOPIE ED EROI


Questi ultimi decenni sono stati avidi di eroi e di grandi esempi, almeno per quel che riguarda il Belpaese; solo lontani ricordi rimandano a  uomini e donne degni e aldilà del sospetto.  Nel passato remoto qualche figura esemplare, e un po’ troppi martiri della cosa pubblica come giudici e giornalisti eliminati dall’eversione terroristica e dalla criminalità organizzata, si è manifestata in carne ed ossa.  Giusto gli eroi del cinema, dei fumetti, e dei cartoni animati e del calcio si sono un poco salvati, ovvio a modo loro non erano reali ma fantasie di carta.  Un po’ come se tutti gli esempi grandi e nobili fossero frutto della propaganda politica o prodotti commerciali d’intrattenimento.  La difficoltà a trovare esempi nobili e alti non è solo un portato di una democrazia italiana che ha finito per livellare le differenze verso ciò che è basso e meschino ma della radicata incapacità del nostro popolo a credere in qualcosa di alto e nobile, di vero  e giusto che sia e si proietti oltre il proprio specialissimo interesse legato al qui e ora.  Un tempo era luogo comune ripetere quella specie di filastrocca:”Sfortunato quel paese che ha bisogno d’eroi” la frase era di Brecht e collocata negli anni in cui lavorò ossia durante e subito dopo le due guerre mondiali ha un suo senso dovuto alla collocazione storica entro le grandi tragedie dei conflitti ideologici e tecnologici del secolo appena trascorso.  Quello che voglio indicare al contrario è una cosa diversa la mancanza di figure esemplari è indice di una morte dei valori che hanno tenuto assieme questo sistema politico e sociale che è stato  in qualche misura amministrato attraverso la Repubblica Italiana.  Mi viene in mente il defunto Presidente della Repubblica Sandro Pertini che resse lo Stato nel mezzo di una serie di crisi sociali, culturali e di ordine pubblico dirompenti, in quel caso la tenuta delle Istituzioni fu anche dovuta alla capacità della sua persona di essere credibile e d’esempio per la nostra gente.  L’esempio conta e se coloro che si dicono comunemente essere la classe dirigente danno scandalo nei modi più strani, o peggio si mostrano apertamente arroganti, ladri e incapaci ne deriva che chiunque nel nostro popolo si convincerà che ci si può lasciar andare, fare di tutto, anche vivere nell’illegalità  sperando nell’impossibilità della pubblica sanzione; la caduta a precipizio della decenza e della differenza semplice-semplice fra legale e illegale in questo paese genera un paese debole e diviso esposto ad ogni ingerenza straniera e a ogni violenza interna.  Anche se non siamo un popolo da grandi utopie non è male ricordare che anche queste hanno un loro diritto di cittadinanza anche perché mostrano i limiti del presente e le distorsioni di un modello industriale e commerciale aggressivo e distruttivo.  C’è bisogno, un bisogno naturale e fisiologico di utopie ed eroi per mettere dei paletti ad un presente meschino attraversato da pulsioni suicide e criminali in materia di produzione e consumo e di sistema di valori o disvalori che dir si voglia.  Del resto la dissoluzione dei valori del passato la vedo anche nel mio settore la scuola secondaria superiore che è stata attraversata negli ultimi dieci anni da due elementi di critica radicale: uno è il solito argomento di “sinistra” della contestazione del potere e quindi anche dell’autorità del docente, il suo compare di “destra” è il concetto Anglo-americano dello “studente-cliente”.  Quest’ultimo che è stato fatto proprio anche da ambienti sedicenti progressisti rivela che lo studio e l’impegno scolastico sono da collocarsi in logiche di mercato e quindi sottratte alla possibilità di sviluppare uno statuto autonomo dell’educazione, del rapporto insegnante-studente e  dei saperi.  Questi due modi di messa in discussione del senso della scuola sono uniti nella critica al ruolo del docente inteso come figura dotata di una sua autonomia e autorità e come consapevolezza comune di un ruolo sociale riconosciuto come tale. Forse questa perdita di senso e di responsabilità collettiva non era necessaria, alle volte l'eccesso di pragmatismo rischia di trasformarsi in una utopia rovesciata dove tutto è nero perchè il buio è così fitto che nessuna luce l'attraversa.  Solo ritrovando il senso di una propria libertà di pensiero, premessa di ogni autentica libertà sarà possibile capire quanto eroismi e utopie siano figure e sogni a occhi aperti necessari per capire il presente e immaginare il futuro.

IANA per Futuroieri

digilander.libero.it/amici.futuroieri/




27 marzo 2008

DIECI PEZZI FACILI

 

Mi è capitato un fatto circa due settimane fa a Firenze che mi ha fatto riflettere. Mi ero fermato in una panetteria di Rifredi erano passate le una, mi sono detto:”non ho mangiato ancora compro qualche frittella di riso già che siamo a marzo ed è la stagione”. Grave errore. Quelle dieci frittelle, dieci di numero mi sono costate cinque euro. Ovviamente ci saranno ottimi motivi per cui una frittella costa cinquanta centesimi, cioè circa mille delle vecchie lire. Con il cambio di oggi quasi dieci dollari. A che serve fare i paragoni con il dollaro se gli stipendi sono relativamente bassi e i prezzi alti. Io non posso far colazione a New York, e nella provincia di Firenze pasta e cappuccino costano tra 1.90 e 2.10. Se ne può far a meno. Certo, ma allora che mi serve alzarmi presto la mattina per andare a lavorare se non posso accedere ai piccoli piaceri della vita, la quale di solito è avida di momenti felici. Qui poi nessuno di coloro che hanno un potere anche piccolo rinuncia a qualcosa se può prendersela, par che solo ai lavoratori a stipendio fisso sia dato questo destino. Gli stipendi sono bassi, il costo della vita alto, i privilegi delle caste al potere eccessivi e privi di logica e sincermente offensivi in questi tempi così difficili.

C’è da chiedersi quindi con che titolo si continua a dare di “Bamboccioni” ai giovani che non riescono a trent’anni a uscir fuori di casa. I pensionati che non arrivano alla terza settimana del mese o che devono far mille rinunce come chiamarli? Forse“rincoglioniti”? e i politicanti senescenti con tre o quattro stipendi e con lucrose pensioni come chiamarli? Personalmente per i politicanti infami ho una proposta:”nemici interni”. Rende molto bene l’idea del danno che fanno a questo popolo, perché i loro sfacciati privilegi distruggono ogni possibilità di essere Nazione, popolo, cultura e se vogliamo dirla tutta Europa. Sul fatto che i pensionati non vengano dileggiati come categoria e offesi come delinquenti e questo sia un “destino” che tocca altresì i precari e i giovani squattrinati propongo al lettore questa convinzione personale: esistono delle realtà di categoria che li riuniscono, come i sindacati e i partiti dei pensionati, e non è bene per i nostri retori da strapazzo perdere migliaia e migliaia di potenziali elettori. Meglio quindi per lorsignori dare addosso ai giovani, sputtanarli, dileggiarli, offenderli. Sono certo che nel loro cervello pensano:”tanto chi se ne frega è forza lavoro ed esercito di disoccupati di riserva da manipolare e manovrare, tanto la Nazione italiana non esiste e quindi non è necessario pensare al suo futuro”.

Come riflessione conclusiva voglio affermare che mentre in un sistema totalitario o in una dittatura è possibile sottrarsi alla chiamata di corresponsabilità davanti agli orrori e alle illegalità del sistema, questo in una democrazia non è possibile. Perché o una democrazia è, ed allora in quel caso ha i sistemi per correggersi, congedare i governanti felloni e ladri, riparare ai torti e agli errori, e quindi la popolazione è responsabile di tutto ciò che è fatto in suo nome, oppure non è.

In questo caso la responsabilità è dei singoli o dei gruppi al potere, e se il sistema politico continua a dirsi democratico, non solo è una dittatura di pochi bugiarda&ladra, ma anche apertamente squallida.

IANA per FuturoIeri



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