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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


17 settembre 2011

Se per caso avessero ragione i pessimisti

Se per caso avessero ragione i “pessimisti”… Oggi in Europa e in Italia in modo particolare un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri si sente abbandonato a se stesso, al proprio squallore quotidiano, al pericolo di rimetterci i propri soldi con questa crisi. C’è da chiedersi sa la ragione di quelli che vengono volgarmente denominati pessimisti non sia un concreto e oggettivo dato di fatto: Non esiste la possibilità di una crescita economica e industriale infinita in presenza di un solo pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi questo mondo umano di terza rivoluzione industriale ha due possibilità la decrescita rapida e dolorosa o lo schianto del sistema di produzione e consumo. Questo pensiero mi sembra ragionevole, tuttavia c’è la terza possibilità che mi pare rafforzarsi ogni giorno: risolvere la situazione entrando in un ciclo di guerra e distruzione che si risolve in un grande conflitto distruttivo in grado di azzerare le condizioni presenti, di fare un falò nucleare delle montagne di debiti bancari e istituzionali e forzare l’umanità sopravvissuta a mettere in moto un nuovo ciclo di creazione e produzione per sostituire le macerie. Infatti il problema presente è la competizione per il dominio e controllo delle risorse naturali del pianeta e di centinaia di milioni di umani utili per fare produzione, consumo e ricerca e sviluppo da parte dei nuovi imperi emergenti che contrastano il declinante impero derivato dalla fusione della civiltà Inglese con quella Statunitense. Gli imperi emergenti sono arcinoti: CSI (ossia la Russia Putiniana), il Brasile, l’India, La Cina Comunista; assieme a queste potenze imperiali si muovono poteri politici ed economici e Stati interessati al declino dell’Impero Anglo-Americano. L’Europa priva di unità politica è destinata a frammentarsi davanti a un conflitto di grandi dimensioni, nella povertà e nel caos che viene dalle grandi guerre ogni Stato cercherebbe di recuperare la propria sovranità e di far da sé diffidando degli altri. La mancanza di una sola diplomazia europea e di un solo esercito europeo rende difficile la creazione di un potere della Comunità che si collochi oltre la forza finanziaria, peraltro piuttosto sfiorita a partire dal tragico 2008. Quindi la questione è se possibile una qualche forma di convivenza fra i nuovi imperi e il vecchio impero, per ora il vantaggio militare è tutto in mano agli USA, la loro potenza distruttiva è enorme e fa davvero paura; ragionevolmente le persone di buonsenso che non sono parte del fu Impero Inglese o Statunitense dovrebbero temere la potenza militare a Stelle e Strisce. Questo spiega perché l’atteggiamento di potenze ostili agli USA e al Regno Unito sia di solito prudente e poco aggressivo, nessuno intende dare avvio ad una guerra conoscendo in anticipo l’enorme sproporzione di mezzi a vantaggio delle forze NATO e USA. Tuttavia il pericolo del conflitto rimane perché è poco probabile tener fermo un mondo umano così scosso dalla crisi globale e dal problema del dominio e controllo sulle risorse umane e naturali del pianeta. In effetti il nodo vero non è la sopravvivenza delle forme di vita del pianeta o la continuità delle civiltà umane o la sopravvivenza di interi popoli, il problema che è alla base di questo sviluppo capitalistico - consumista distruttivo, scellerato e dissoluto è dato dal mantenimento di ristrette caste di ricchissimi ai vertici delle strutture di dominio e controllo. In caso di disastro economico-militare delle caste al potere nelle nazioni attualmente egemoni, ossia USA e fu Impero Inglese, ad oggi si avrebbe la sostituzione dell’ammiraglio inglese e del miliardario statunitense con il generale russo, il banchiere cinese, il proprietario terriero brasiliano, l’industriale indiano; in sintesi dal collasso emergerebbe solo una ridistribuzione del potere di dominio e controllo a svantaggio di caste di ricchissimi che fanno rifermento al potere militare e politico dell’Impero Anglo-Americano con caste altrettanto caste che fanno riferimento ai nuovi imperi in rapida espansione. Se c’è mai stata una missione del Belpaese nel mondo umano essa sarebbe individuabile in una riedizione del meglio dell’Umanesimo e del Rinascimento per dare un contributo di civiltà a questo mondo umano perduto dietro incubi e illusioni volte a confermare il potere di minoranze di ricchissimi e tecnocrati; ma proprio le genti d’Italia si sono sottratte a qualsiasi impegno in questo senso, ed oggi la Repubblica Italiana appare come una potenza minore associata al destino della NATO e delle grandezze e miserie del potere bancario e finanziario Francese, Inglese, Tedesco, Statunitense, e forse domani della Cina e dell’India. I pessimisti vedono questo in forme diverse, e dal mio punto di vista hanno ragione, non si può uscire dalla durezza della ragione appellandosi al sentimento, invocando miracoli, cambiando il senso delle parole. Occorre cercare le proprie ragioni profonde del vivere con l’istinto e con le passioni e comprendere la direzione di questa realtà con la rigorosa analisi e l’appello alla razionalità, per quel che è possibile, questa a mio avviso la medicina salutare per purgarsi dalle mille e mille allucinazioni mediatiche e ricette politiche un tanto al chilo. Se l’impegno politico e sociale dei molti si sottrae a uno studio individuale dei fatti del mondo umano e naturale si ripeteranno le condizioni per l’esistenza di ceti sociali di mediatori politici fra le loro plebi elettorali di riferimento e i poteri finanziari, bancari e militar-industriali. Proprio l’esistenza e la persistenza di ceti di mediatori e di mezzani che vivono di politica è il fondamento più forte nelle decedenti democrazia occidentali dei pessimisti di professione. Il politico che vive solo di politica e di mediazioni forse è latore di conoscenze e segreti, ma se esercita in democrazia questo ruolo di carattere tecnico-iniziatico distorce la democrazia stessa e pone le basi per una decadenza dei costumi e della civiltà di cui è espressione. La democrazia o è espressione di cittadinanze attive e capaci di pensare con la propria testa in gruppo o singolarmente oppure è una forma travestita di oligarchia o di tecnocrazia bancaria che si fonda su un consenso pilotato e pecoreccio espresso nel corso di elezioni condizionate da propaganda militare, pubblicità e sistemi elettorali truffaldini o ambigui. Sulla decadenza delle sedicenti democrazie “Occidentali” si fondano le speranze di quanti approvano l’ascesa al potere dei nuovi imperi globali. IANA




15 aprile 2008

ALTI, BIONDI E CON GLI OCCHI AZZURRI

Con lodevole zelo le nazioni del sedicente “mondo libero” e in sordina il comitato olimpico scoprono che sussiste un problema di diritti umani fra il Tibet e il governo della Repubblica Popolare Cinese e di autonomia politica fra la nazione tibetana e la Cina comunista. Questa scoperta è il risultato, così almeno sembra, delle clamorose proteste scoppiate in tutto il pianeta azzurro, della repressione a mano armata portata avanti dal governo cinese, e dalla clamorosa campagna di propaganda politica e informazione che il governo cinese sta portando avanti per difendere la sua condotta in merito ai fatti tibetani e non solo. C’è da chiedersi in quale pianeta siano finora vissuti i leader politici del sedicente “Occidente”, e i responsabili del comitato olimpico e tanti giornalisti e manager che oggi sembrano cadere dalle nuvole, e c’è da chiedersi dove ci porteranno visto l’alto tasso di ingenuità e imprudenza fin qui mostrato. Che cosa si pretende da un regime comunista a vocazione totalitaria che non ha mai fatto mistero di essere guidato e sostenuto da un partito unico al potere?

Che sia comunista a giorni alterni?

Cosa si pretende mai da questi cinesi?

Forse che siano democratici, rispettosi delle minoranze, non comunisti, e magari pure alti, biondi, e con gli occhi azzurri?

Certo quest’ultima condizione sarebbe straordinaria, da videogame; si pensi all’attrice Gong Li (Lanterne Rosse, L’imperatore e l’assassino, La Città Proibita) con due metri di statura capelli color platino e gli occhi azzurri, magari pure tondi e non a mandorla. L’effetto sarebbe dirompente, un po’ come una Cina non più comunista che dispiega al pieno le sue potenzialità umane e industriali. Semplicemente gli ex sudditi del Celeste Impero in questo caso diverrebbero nel giro di questo secolo, per usare i termini da società per azioni che tanto piacciono ai nostri leader da operetta, gli azionisti di maggioranza della composita razza umana.  E detterebbero con più vigore e a maggior ragione le loro regole al resto del consorzio umano.

Se per denaro si svendono le Olimpiadi e la dignità degli esecutivi del sedicente “mondo libero” è giusto che chi compra, in questo caso la Cina comunista, faccia ciò che vuole della merce. Personalmente ritengo ogni amante dello sport e della competizione dovrebbe guardare le novelle Olimpiadi dal punto di vista morale con lo stesso rispetto che è dovuto a un barattolo di conserva di pommodoro scaduto e ruggininoso. Altro che De Coubertin, qui ci vuole la raccolta differenziata. Per quello che riguarda medaglie, record, potenza degli atleti l’ammirazione certamente non potrà non esserci, anche se la cosa meritava miglior causa l’essere umano che si spinge ai limiti delle sue capacità intellettuali e fisiche merita comunque stima. Ci dovrà pur essere qualcosa di alto in questa triste vicenda della svendita di queste Olimpiadi, in modo da poter vedere nettamente la statura morale di chi sta vendendo un tanto al chilo quel poco di buono che è da attribuirsi al cosidetto “Occidente”. Del resto chi può in questi tempi funesti dove il denaro è Dio distinguere fra un’Oriente immaginario e un altrettanto fumoso concetto di Occidente; qui e ora il denaro è Dio, è il potere, è il principio e la regola, è il nuovo sovrano degli umani e nel suo regno tutto è uguale perché è sempre notte senza stelle e i colori e le forme di uomini e cose  non si distinguono.

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 



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