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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


1 ottobre 2009

GLI IRLANDESI PRESI PER... SFINIMENTO

Senza che in Europa se ne abbia alcuna notizia, domani Venerdì 2 ottobre in Irlanda i cittadini sono chiamati nuovamente a votare il referendum sull'approvazione del Trattato di Lisbona. Sono ancora molti gli irlandesi che si dichiarano indecisi. Secondo un sondaggio dell'Istituto TNS comparso sul quotidiano Irish Times la percentuale dei favorevoli è attorno al 46%, otto punti in meno rispetto al mese di maggio, contro il 29% dei contrari. Il dato più significativo però è l'incremento di chi dichiara di non saper scegliere fra il "si" e il "no", gli indecisi appunto, che raggiungono quota 25%.
Un panorama leggermente diverso da quello delineato dal referendum del giugno 2008, quando il popolo dei contrari raggiunse quota 53,4%. A far calare la percentuale di euroscettici è forse l'assenza di personalità forti come l'imprenditore Declan Ganley che un anno fa aveva guidato con successo la campagna per il "no". Con le ultime elezioni europee Ganley è scomparso dalla vita politica  insieme al suo partito (Libertas). Da allora la più importante voce contraria nel Parlamento nazionale è quella del partito Sinn Féin, identitario e di sinistra, che giudica il trattato "ultraliberista".
Solleticati da lusinghe economiche giunte dalla Commissione Europea, in favore di Lisbona si sono mossi l'associazione degli agricoltori irlandesi (IFA) in passato contraria, e il forte sindacato dei lavoratori Siptu.
Eppure, per chi sta al governo, i timori restano. Non sono bastate a convincere del tutto gli irlandesi, le garanzie ottenute dal Consiglio Europeo dopo il voto negativo dello scorso anno riguardo la neutralità militare e le limitazioni in fatto di fallimento e fiscalità delle imprese. Non è bastata neanche la crisi che ha travolto la "tigre celtica" facendo schizzare il tasso di disoccupazione e precipitare il deficit pubblico. Tutti questi eventi hanno rafforzato la diffidenza degli irlandesi per chi li governa e la volontà di metterne in discussione tutte le decisioni politiche.
Nelle ultime settimane le strade delle città si sono riempite di manifesti che mettono in guardia sui rischi derivanti dalla ratifica del trattato. Si va dall'abbassamento dei salari minimi alla rinuncia della conquistata indipendenza nazionale. "Loro vogliono la nostra libertà, voi non gettatela via!", avvertono gli eroi della storia nazionale raffigurati nei manifesti.
Il dibattito nel Paese si è fatto via via più serrato. Se - dopo il raggiro di un ennesimo appuntamento referendario su un tema già consultato, solo perché l’esito non è piaciuto a Bruxelles - il referendum dovesse avere nuovamente un risultato negativo, la Svezia, presidente di turno dell'Unione, ha annunciato che questo segnerebbe la fine sul serio del Trattato di Lisbona, almeno fino a prova contraria!
 
                                                          No Globalizzazione e amici di FUTURO IERI
                                                                 (
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )




4 giugno 2009

MENO POTERE AI POTENTI, PIU' FORZA PER LA DEMOCRAZIA

CONSIGLI  PER  IL  VOTO:
COME IN ALTRE CIRCOSTANZE "FUTURO IERI"
NON SI SCHIERA PER ALCUNA FORZA POLITICA
LASCIANDO LA SCELTA AL SENTIRE DI OGNUNO,
TUTTAVIA CI SONO COSE CHE E' SAGGIO NON VOTARE...
...PER PRIMA COSA NON VA VOTATO UN REFERENDUM ELETTORALE
CHE SPINGE IL BIPOLARISMO VERSO UN PERICOLOSO BIPARTITISMO,
QUINDI E' BENE NON VOTARE SIA ALLE EUROPEE CHE ALLE AMMINISTRATIVE
I CANDIDATI DEL P.D.L. E DEL P.D., DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA!
 




10 ottobre 2008

LODO ALFANO: COMINCIA LA RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM

LODO ALFANO: PARTE REFERENDUM

IdV e sinistra insieme ma l'11 ottobre manifestazioni separate

 

(ANSA) - ROMA, 7 OTT - L'11 ottobre comincera' ufficialmente la raccolta delle firme contro il Lodo Alfano. Ad annunciarlo e' il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Alla conferenza stampa a Montecitorio c'erano anche Arturo Parisi del Pd ('ma non sono qui a nome del mio partito'), il segretario del Prc Paolo Ferrero, Carlo Leoni della Sinistra Democratica e Manuela Palermi del Pdci. Ma l'11 ottobre, giorno del via, ci saranno manifestazioni separate. A quella della sinistra dovrebbero aderire anche i Verdi.

 

 

Il Lodo-Alfano è una legge fatta per delinquere in libertà da parte dell'attuale premier e per non farsi processare. La libertà i cittadini la perdono in questa maniera, poco alla volta, concessione dopo concessione. Il governo ve lo sta già dimostrando, dopo il Lodo per le 4 cariche dello Stato passato nell'indifferenza di molti ora si avanzano nuove pretese arroganti che calpestano i principi della costituzione, della democrazia e della tua libertà. Arrivano richieste per il Lodo-Consolo per i ministri, arriva l'estensione del Lodo per Mills, chissà che non arrivi il Lodo anche per qualche criminale. Non lasciarti sfuggire di mano la tua libertà. Firma in una delle piazze per il referendum contro il Lodo Alfano. Hai il dovere di fermare la dittatura Berlusconi IV.

 

 

LE GIORNATE DELLA LEGALITA':

 

Roma - Sabato 11 ottobre 2008

 

In Piazza Navona dalle ore 10:00 alle ore 20:00 saranno raccolte le prime firme per il Referendum.

Durante la giornata si alterneranno artisti di strada, cantanti, gruppi musicali e personalità del mondo sociale, politico e culturale.

A partire dalle ore 15:00 inizieranno gli interventi e gli spettacoli con le performance di Andrea Rivera, Enrico Capuano, Tammurriata Rock, Enzo Avitabile e Simone Cristicchi.

Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Massimo Fini interverranno verso le ore 17:00.

Inoltre: sempre Sabato 11 ottobre tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia del nostro Paese manifestano a Roma, in Piazza della Repubblica dalle ore 14, uniti (si spera) contro le politiche di questo Governo e più specificatamente contro le scelte razziste, gli attacchi all'indipendenza della magistratura, al ruolo contrattuale del sindacato ed alle conquiste del mondo del lavoro, alla democrazia ed ai valori dell'antifascismo ed al ruolo istituzionale ed alla scuola pubblica ed alla sua funzione sociale.

 

Cagliari - 16/10/2008

Trento Bolzano - 18/10/2008

Napoli - 19/10/2008

Roma - Piazza San Giovanni 25/10/2008

Milano - 26/10/2008

LAquila - 1/11/2008

Genova - 7/11/2008

Torino - 8/11/2008

Potenza - 21/11/2008

Bari - 22/11/2008

Campobasso - 23/11/2008

Pescara - 28/11/2008

Ancona - 29/11/2008

Udine - 5/12/2008

Bologna - 6/12/2008

Venezia - 7/12/2008

Perugia - 12/12/2008

Firenze - 13/12/2008

Cosenza - 14/12/2008
 
Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )




18 giugno 2008

IL SUMMIT EUROPEO DI DOMANI E I BAMBINI BIZZOSI

C’erano una volta, e ci sono anche adesso, dei bambini che quando perdevano una partita a pallone esigevano subito la rivincita, non accettando evidentemente la sconfitta patita. Alla fine, molto spesso, dovevi concedergliela tanto erano piccati nel pretenderla. Talvolta vincevano e si sentivano paghi, altre volte riperdevano e gli strilli li sentivi da un chilometro. Ma tant’è. Oggi, insieme a quella tipologia di bambini mal educati, rischia di esserci anche una Istituzione governativa. La più significativa Istituzione del vecchio continente, il Consiglio d’Europa.

Qualcuno potrebbe subito interrompere qua il discorso affermando che anche l’Italia ha un Presidente del Consiglio (Berlusnano) che non ci sta al gioco e s’impunta di cambiare l’arbitro che lo sta giudicando per il reato di corruzione in atti giudiziari nel “processo Mills”. Vero, touché.

Comunque, miserie italiane a parte, ci riferivamo al recente Referendum con cui il popolo irlandese - ma altri lo avrebbero preceduto o seguito se solo si fossero fatti esprimere i cittadini invece delle caste parlamentari - ha bocciato la scorsa settimana (53,4%) il Trattato di Lisbona, maquillage della pluribocciata Costituzione europea. Orrore. Come si è osato disturbare i manovratori, peste gliene incolga. Così hanno pensato gli Euro-burocrati di Bruxelles capeggiati da tal Barroso, mettendo a punto il cosiddetto “Piano B”. In cosa consiste. Dal momento che le regole vigenti impongono l’unanime ratifica da parte degli Stati aderenti e l’Irlanda ha questa fottutissima Costituzione che impone di far ratificare all’intero corpo elettorale ogni Atto si rilevante importanza per il Paese, non è possibile bypassare quel voto, come pure sarebbe stato tanto bello fare. Colpo di genio, si fa per dire visto che già con la Danimarca e con la stessa Irlanda, all’epoca del Trattato di Nizza era stato architettato. Qualcuno si domanderà quale strategia sofisticata hanno messo a punto? Banalissimo, quella dei bambini bizzosi. Far completare le ratifiche degli addomesticati parlamenti e, una volta sancito il 26 a 1, tornare di nuovo ad interpellare gli irlandesi: Volete voi, popolo di m..., continuare a rompere le scatole a noi che sappiamo il fatto v(n)ostro?

Un detto popolare ammonisce che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico! Si può anche prendere per la gola un popolo, prenderlo per disperazione o per stancamento, ma così facendo non si approva il Trattato di Lisbona, o qualunque altro Trattato, si sancisce in realtà la morte, definitiva ed irreversibile, di un progetto politico importante e carico di speranze: l’Unione Europea.

 

Associazione Futuro Ieri  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri.piccino.htm )




17 maggio 2008

ALL'INSAPUTA, IN IRLANDA SI DECIDE IL DESTINO DELL'EUROPA

Nel mese in cui l'Ucraina, ormai satellite degli Stati Uniti, diventa il 152esimo Stato legato al WTO (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio), notizia che non dovrebbe rallegrare soprattutto gli ucraini..., un altro fatto di politica internazionale suscita la nostra attenzione. Tuttavia non quella dei pessimi organi di informazione italiani, ma non è una novità. Silenzio su carta stampata e telegiornali, qualche rapido accenno solo alla radio, ultimo media minimamente libero.
Giovedì 12 giugno in Irlanda la popolazione, unica fra i ventisette Paesi europei, è chiamata ad esprimersi sul cosiddetto "Trattato di Lisbona" o Trattato Europeo di Riforma.
Per non farla troppo lunga e complicata, possiamo dire che un annetto fa, in seguito all'imprevista e miracolosa mancata ratifica nei referendum popolari francese e olandese del Trattato costituzionale, documento che statuiva i dettati liberistici nell'impianto fondamentale dell'Unione Europea, passata la batosta gli eurocrati decisero che ciò che i cittadini avevano sonoramente bocciato poteva tranquillamente essere riproposto, assai simile, ai parlamentari dei vari Paesi. E, si sa, i parlamentari sono come le arance di gennaio, c'è sempre un'offerta scontata! Documento, quello respinto, oltretutto chilometrico e come tale irriso persino dalla stampa anglosassone; un editoriale del New York Times affermò che gli Usa potevano dormire sonni tranquilli fintanto che l'Europa produceva atti del genere, in paragone alla Costituzione americana che «sta in un taschino».
In Irlanda tuttavia, per le disposizioni della Carta costituzionale vigente, l'appello è di nuovo nelle mani del popolo. Orrore!
Come è successo nei mesi scorsi per le elezioni serbe, è tutto un affaccendarsi di dichiarazioni, elargizioni, lusinghe, promesse etc etc. Eppure, siccome la gente non la trovi tutta a sconto, il risultato è dato in equilibrio e le sirene degli allarmi entrano in funzione.
Noi invece ci auguriamo che gli irlandesi diano un nuovo, ennesimo, segnale alle leadership europee: o si ascolta la gente, o si decide di creare un'Europa diversa e alternativa all'american way of life, oppure le sberle (più o meno metaforiche) si susseguiranno sempre più dolorose.

FUTURO IERI  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/piccino.htm




24 aprile 2008

DOMANI, 25 APRILE, IL V2-DAY DI BEPPE GRILLO

V2-Day 25 aprile 2008

Libera informazione in libero Stato

 

L'Italia non ha una informazione libera. Questo è il motivo per il quale nessuna televisione, nessun giornale sta promuovendo il referendum del 25 aprile per una "Libera informazione in un libero Stato". Sarebbe la loro fine.

Abbiamo bisogno del tuo aiuto. Diffondi la notizia e i punti di raccolta delle firme.
Invia questo “post”, via email, a tutti coloro che vogliono una informazione libera in Italia per firmare il 25 aprile per i tre referendum:
1- abolizione dell'ordine dei giornalisti, siamo l’unico Paese al mondo ad averlo;
2- cancellazione dei contributi pubblici all'editoria, che la rende dipendente dalla politica;
3- eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un'informazione libera dal duopolio Partiti-Mediaset.

Il 25 aprile saremo in 460 punti in tutta Italia e in città su 5 continenti. Trova quello più vicino a te su:
http://www.beppegrillo.it/v2day/mappa/

 

DIRETTA DA PIAZZA SAN CARLO A TORINO CON BEPPE GRILLO: Venerdì 25/4 dalle ore 16 su ECO TV, visibile in chiaro su satellite: Hot Bird 6 Trasponder: 125 Polarizzazione: orizzontale Frequenza: 11013 Symbol rate: 27500 Fec: 3/4 - oppure Sky Canale 906. La trasmissione, oltre che in streaming su www.beppegrillo.it e www.ecotv.it, dovrebbe essere rilanciata anche dalle emittenti locali appartenenti al circuito televisivo EUROPA 7.
 
[a cura di Futuro Ieri http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm]




18 febbraio 2008

RISULTATI REFERENDUM SU TRAMVIA A FIRENZE

REFERENDUM CONSULTIVI CITTADINI FIRENZE 

Comunicazione votanti ore 22,00 - dato arrotondato

125.000  40% degli aventi diritto

 

Quesito n. 1 - Linea tranviaria Careggi - Viale Europa. Revoca Delibere istituenti.
SI  64.069  51,9%
    NO  59.440  48,1%

 

Quesito n. 2 - Linea tranviaria Peretola - Piazza della Liberta'. Revoca Delibere istituenti.
SI  66.466  53,9%    NO  56.974  46,1%

 

Il tram e la cupola

di Peter Gomez (L'Espresso 14 febbraio 2008)

A Firenze il referendum sulle nuove linee spacca destra e sinistra. Aprendo il dibattito sulle opere gestite con sistemi finanziari innovativi. E finite sempre alle stesse aziende.

 

Come ogni campagna elettorale è stata brutta, sporca e cattiva. E lo è stata fin dall'inizio. Fin dal giorno in cui Mario Razzanelli, 62 anni, imprenditore della moda, occhi azzurrissimi e una tessera dell'Udc in tasca, si è messo in testa di raccogliere 10 mila firme per sottoporre la nuova tramvia di Firenze a referendum. Il Comune l'ha presa male, la città rossa si è spaccata e il centrodestra pure: nonostante le dichiarazioni del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che ha definito il tram «un mostro» destinato a oscurare al suo passaggio il Battistero, il Duomo con la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto, tra i big azzurri, o presunti tali, si sono mossi in pochi. Anche loro, come buona parte di quelli del centrosinistra, sono infatti troppo legati al partito dei costruttori e delle banche (che finanziano le imprese), per poter dire una parola.
Solo l'assessore milanese Vittorio Sgarbi ha offerto volentieri il petto alle critiche a mitraglia, accusando il sindaco Leonardo Domenici (che Sgarbi si ostina a chiamare Dominci) di «essere profondamente incolto e modesto» e per questo incapace di capire come «Firenze non sia Atlanta» dove di tram ne circolano a bizzeffe. La risposta di Domenici non si è fatta attendere: prima una piccata lettera inviata alla sua collega milanese Letizia Moratti perché intimasse a Sgarbi di non interferire nelle vicende fiorentine, poi una staffilata degna delle peggiori campagne per le presidenziali Usa: «Sarebbe interessante sapere se Sgarbi ha offerto a Razzanelli il suo contributo in modo gratuito oppure no».
Tra spot, interviste a getto continuo, volantini, denunce e controdenuncie per pubblicità ingannevole, Firenze va così alle urne domenica 17 febbraio. Sulla carta il risultato del referendum consultivo è scontato. Il partito democratico ha esplicato la sua geometrica potenza: lega coop, sezioni, militanti, il candidato premier Walter Veltroni, sono scesi in campo tutti. E persino Legambiente, al contrario della più apolitica Italia Nostra, di dubbi non ne ha. Per lei infatti il tram, che non inquina, è la soluzione e non ha senso battersi contro i mastodonti di 32 metri che un giorno transiteranno in piazza Duomo, quando «in quella stessa piazza oggi passano più di duemila autobus rumorosi e velenosi». Ma in realtà la partita resta aperta anche perché lungo la strada Razzanelli ha trovato alleati apparentemente impensabili: 170 comitati di cittadini, Alberto Asor Rosa e l'ex leader girotondino Francesco Pancho Pardi.

In gioco a Firenze, infatti, non c'è più solo la costruzione delle linee 2 e 3 del tram (la linea 1 è quasi terminata ed entrerà in funzione nel 2009 con un anno di ritardo sul previsto), ma il modello di sviluppo urbanistico e soprattuto finanziario che comincia pericolosamente a scricchiolare. Le indagini della magistratura e della Corte dei conti si stanno moltiplicando: nelle carte della Guardia di finanza e dei carabinieri ricorrono sempre gli stessi nomi di politici, imprenditori, banchieri. I contratti poi appaiono quasi in fotocopia: visto che i fondi sono pochi, da sette anni a questa parte il Comune ricorre spesso al project financing per costruire quel che serve. In teoria si tratta dell'uovo di Colombo: tu scavi un parcheggio o posi i binari (la linea 2 e 3) e per qualche decina d'anni incameri gli incassi. Poi quando l'opera si è ripagata da sola e il privato ha realizzato il suo giusto guadagno, tutto torna ai cittadini. In realtà il sistema a Firenze, almeno sui parcheggi, ha funzionato male e adesso il timore è che la scena si ripeta sui tram. Anche perché il protagonista del nuovo affare è lo stesso. Cooperative rosse a parte, a farla da padrone sulle rotaie è la Baldassini-Tognozzi, un'impresa di costruzioni toscana che oggi fattura 500 milioni di euro l'anno e ha in portafoglio oltre un un miliardo e mezzo di ordini.
Per capire che cosa sta accadendo all'ombra del Battistero conviene dunque partire dalla Baldassini, vero mattatore del mattone toscano, ultimamente alle prese con forti difficoltà d'immagine causate dalla decisione dell'architetto Jean Nouvel, vincitore nel 2002 di un concorso internazionale patrocinato dal Comune per il recupero dell'area dell'ex concessionaria Fiat di via Belfiore, di ritirare la firma da un albergo che l'azienda sta tuttora costruendo. La Baldassini fa capo a Riccardo Fusi, uno dei protagonisti sul finire degli anni '80 del cosiddetto Piano Casa varato dal Comune poco prima dell'esplodere di Tangentopoli. A quell'epoca Fusi era solo il patron dell'azienda di famiglia e nel 1992 era finito pure in manette con un bel gruppo di politici locali di area dc e il suo consulente finanziario, un professionista di Prato, fratello dell'attuale leader di Forza Italia in Toscana, il banchiere Dennis Verdini.

Allora l'indagine si concluse con una completa assoluzione di tutti gli imputati, ma da quella sfortunata disavventura giudiziaria Fusi ne uscì come rafforzato. Con amici a destra (attraverso i Verdini) e a sinistra. Nel 2000 la sua impresa, diventata prima Baldassini, poi Baldassini e Tognozzi e infine Baldassini-Tognozzi-Pontello, capisce che il futuro sta nel project financing e si fa di nuovo avanti con il Comune di Firenze. La proposta, accettata, è quella di realizzare grazie alla finanza di progetto quattro posteggi e varie opere urbane, tra cui un parco pubblico, degli spazi commerciali e un lungo viale interrato. Nasce Firenze Mobilità, una società cui adesso partecipano, oltre alla Baldassini, la Firenze Parcheggi (a maggioranza pubblica), la Camera di commercio e altri soci. Il meccanismo però ben presto s'inceppa. Il Comune dice sì a un parcheggio davanti alle mura della Fortezza da Basso. E lo fa sebbene il progetto preveda pure un piano fuori terra in cui ospitare negozi.
Il risultato sono le proteste popolari. Tutti infatti si rendono subito conto di come i negozi finiscano per oscurare le mura cinquecentesche del Sangallo. Il resto dei problemi arrivano dagli scavi. A pochi metri di profondità salta fuori la falda acquifera. Dei tre piani sotterranei previsti ne vengono realizzati solo due. Così Firenze Mobilità chiede un risarcimento, il project financing viene modificato (spariscono il parco pubblico e un sottopasso) e il Comune mette mano al portafoglio: in totale la bolletta imprevista è di 10 milioni e 200 mila euro.
Cose che succedono, si dirà. Mica tanto, perché in parallelo alla vicenda della Fortezza devono essere lette anche le storie degli altri parcheggi di Firenze Mobilità. I due realizzati in project, probabilmente perché localizzati male, restano sempre semivuoti, mentre un terzo, quello di piazza Ghiberti, questa volta vinto dalla Baldassini con regolare gara d'appalto, è costato a un influente tecnico del Comune, Annibale Todaro, e a Luigi Di Rienzo, l'ex amministratore delegato di Firenze Parcheggi di nomina politica, un rinvio a giudizio per truffa aggravata e abuso di ufficio. Anche a piazza Ghiberti vennero realizzati dei posti auto in meno: per la precisione due piani, invece che i quattro previsti, perché era troppo difficile scavare la roccia. Ma,nonostante il dimezzamento dell'opera, la Firenze parcheggi non dimezzò il compenso che spettava alla Baldassini: all'impresa vennero così versati 10 milioni di euro, la somma prevista per scavare quattro piani. Per il pm è stata truffa anche ai danni del Comune. Ma finora, al contrario dei nuovi amministratori di Firenze Parcheggi, la giunta non si è costituita parte civile. Eppure il processo è destinato a riservare molte sorprese: in aula si discuterà molto del ruolo degli uomini della Baldassini (nessuno dei quali è imputato, sebbene sia stata l'azienda di costruzioni a beneficiare dei 5 milioni versati in più), e anche del contenuto di una consulenza tecnica del pm, in cui il perito parla esplicitamente di «un contesto che potrebbe rivelarsi inquietante di possibili collusioni tra pubblici amministratori, amministratori di società e soggetti facenti capo all'impresa aggiudicataria dei lavori». In altre parole, l'accusa ha la sensazione che a Firenze esista una sorta di cupola che si spartisce quasi legalmente i lavori, ma per ora non lo può dimostrare.

Se le cose stanno così ecco perché tra i fiorentini l'inquietudine aumenta, e il risultato del referendum non è da tutti considerato segnato. In questi giorni oltretutto il vicesindaco Giuseppe Matulli si trova costretto ad assicurare che il contratto per la gestione della linea 1 siglato con il raggruppamento d'imprese Tram, guidato dal colosso francese Rapt, ma di cui fanno parte anche la Baldassini (13 per cento) e le coop, verrà rivisto. Così come è stato oggi strutturato appare infatti capestro: prevede che a partire dallo scorso gennaio Palazzo Vecchio versi ai gestori 750 mila euro al mese, anche se i tram, a causa dei ritardi nei lavori, si metteranno a viaggiare solo nel 2009. Per quanto riguarda invece le altre due linee, sottoposte a referendum, si continuerà a procedere con il solito project financing, con la Baldassini impegnata sulla linea 2 e le coop del consorzio Etruria sulla 3.
Il clima di veleni e di sospetti dunque si chiarirà, con tutta probabilità, solo dopo le prossime elezioni amministrative del 2009, prima del quale Firenze deve approvare il Piano Strutturale (il vecchio piano regolatore oggi in fase avanzatissima). Poi verranno decise anche le sorti della grande area dell'ex Manifattura tabacchi, di cui sono proprietari al 50 per cento la Baldassini, Salvatore Ligresti e il consorzio Etruria, e quella del Castello, dove Ligresti è l'unico padrone. I lavori nella zona dell'ex Leopolda, dietro Porta al Prato, dove nel 2011 sorgerà il nuovo teatro comunale, nel 2009 saranno invece già iniziati. A fine dicembre il comitato dei ministri per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, coordinato da Rutelli, ha scelto il progetto per il Parco della musica, il nuovo auditorium per il Maggio fiorentino. Hanno vinto l'architetto Paolo Desideri e due imprese della capitale. Nella corsa, tutta giocata a Roma, la toscana Baldassini-Tognozzi con l'elaborato di Arata Isozaki si è classificata terza. Ma quella era una gara, non un project financing.




15 febbraio 2008

A FIRENZE REFERENDUM PER UNA MORATORIA SULLA TRAMVIA

La città di Firenze si appresta a vivere Domenica prossima, 17 febbraio dalle 8,00 alle 22,00, uno dei momenti di più aspro confronto politico-sociale. In tale occasione si terrà un referendum cittadino sulla pessima realizzazione della Tramvia, chi lo ha promosso chiede una "moratoria" per ripensarne i progetti, piuttosto onerosi (sia in termini di costi che di sacrifici), e sottoporli ad un vero confronto tra la cittadinanza.

 
Un approfondimento di Futuro Ieri qua:
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nove.htm 




7 febbraio 2008

NO, WE CANNOT

Nel casino generale che ci ha portato verso elezioni anticipate (inevitabili), mettiamo in chiaro una cosa: nessuno, dicasi nessuno, che si riempie la bocca della magica parola “riforma elettorale” intende restituire ai cittadini il diritto a scegliersi i candidati preferiti. Non lo prevede il referendum Segni/Guzzetta, né la proposta chiamata “Veltronellum” o “Vassallum”, né tantomeno l’ultima avanzata dall’ex Ministro Bianco. NESSUNO. Eppure questa, come la preclusione per i condannati con sentenza infamante passata in giudicato e il limite dei due mandati, come per le sbandierate presidenziali americane, è la vera riforma sostanziale, molto più delle alchimie che appassionano solo le segreterie di partito, tutte oberate nel piazzare i soliti amichetti o compagnucci.

Beppe Grillo, su questi tre punti, ha presentato alle Camere una Proposta di Legge di iniziativa popolare (sottoscritta da noi come da quasi quattrocentomila persone, praticamente un referendum!), ma ora che le Camere sono sciolte, sarà ancora più facile ignorarla.

Un’ultima cosa che spesso si sottace: il famigerato “Porcellum”, l’attuale pessima legge elettorale, non è una pensata originale di Calderoli & Co., visto che quasi identica l’aveva adottata un paio d’anni prima la Regione Toscana... di nuovo centro-destra e centro-sinistra facce della stessa medaglia. Storia ormai nota.

L’unico augurio che possiamo fare a questo nostro sventurato Paese è che il tentativo della reductio ad duum della politica italiana, Popolo delle Libertà e Partito Democratico - le due facce della medaglia di prima -, fallisca miseramente e Libertà e Democrazia possano, con fatica e malandate, almeno sopravvivere!!!

 

       Associazione Futuro Ieri (http://it.groups.yahoo.com/group/futuro_ieri)




3 dicembre 2007

PLEBISCITO CONTRO L’INCENERITORE DI FIRENZE

Undicimila (10.970) cittadini residenti nel Comune di Campi Bisenzio, in Provincia di Firenze, hanno gridato un forte e netto NO all’inceneritore che alcuni Comuni e la Provincia vorrebbero costruire nell’area Case Passerini.

Il voto al referendum di ieri (88,9%) è stato un segnale importantissimo, con un’affluenza che ha superato il 30% degli aventi diritto.

Qualcuno, come il presidente della Provincia, tale Mattia Renzi, dopo aver detto, sprezzante nel pieno della campagna referendaria, che l’appuntamento aveva un valore solo sociologico, iersera s’è affrettato a dichiarare che a lui non frega niente di quei cittadini e il progetto andrà avanti come se nulla fosse successo, perché il 60 e fischia per cento è favorevole. Ma, a parte la pochezza del personaggio che si commenta da solo, a parte una campagna di occultamento da parte di molti mezzi di informazione, a parte che come dice Nuti in un divertente film “non è vero che chi tace acconsente, chi tace sta zitto!”, a parte tutto questo il motivo per cui una ampia fetta, che in parte è comunque fisiologica, ha disertato le urne è che la gente è prostrata, non ha più la benché minima fiducia in questa classe politica, sia nazionale che locale, e quindi considera oramai il voto, qualunque voto, come svuotato di ogni efficacia. Tanto, come dice da tempo il tale Renzi, poi si fa come ci pare... Questo, più di ogni altro, è il motivo che dissuade sempre più i cittadini dal compiere quello che sarebbe (!) un dovere civico, anche quando non si tratta della solita e rituale delega, ma di un’espressione diretta e perciò più significativa qual’è un referendum.

Quello che in realtà questi amministratori non vogliono fare è operare in due direzioni: nel breve periodo investire tutto sulla raccolta differenziata porta a porta (come da anni si fa in regioni dell’alta Italia  e nei Paesi più civili), nel medio periodo indurre le persone ad una riduzione dei consumi, oggi “dopati” dalla folle esigenza di far girare un’economia soverchiante su tutto.

Chi ancora capisce qualcosa di politica sa tuttavia che il dato di ieri a Campi è ineludibile, si può fare come gli struzzi ma poi, rotto il patto di fiducia Istituzioni/Cittadinanze, non c’è più governo buono o cattivo, perché non ci sarà più governo. Confidiamo che ci sia ancora chi ci riflette un po’ su.

 

Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm



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