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14 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario


Le Tavole delle colpe di Madduwatta. Libro Secondo

Libro secondo

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro si prende una pausa, Sergio  osserva attento i suoi movimenti, le mani, il libro con il biglietto, il movimento degli occhi.

-          Lazzaro: Forza. Parli di forza. Ma quale? Guarda questo Belpaese per ciò che è davvero. Una pletora di anziani terrorizzati dall’idea di perdere la pensione, di finti docenti, di falsi profeti della politica, di apprendisti stregoni che vivono di pubbliche relazioni e di politica professionale. Tutti quanti campano al di sopra della realtà e dei propri mezzi grazie alle loro frodi, ai loro inganni, alle loro mistificazioni. No il potere è nelle mani della grande finanza, delle pochissime famiglie di miliardari in euro, dei generali stranieri che sono in relazione con i complessi militar-industriali dei loro imperi di riferimento, dei grandi burocrati, dei livelli alti della politica e della diplomazia. Questi sono i forti. Ceti sociali o se si vuole caste formate da minoranze piccolissime che sono al potere o ne controllano delle frazioni. Un messia politico che trascina il popolo dalla sua o è espressione di questi poteri oppure è morto o carcerato prima ancora d’iniziare. No non c’è nessun Messia o Redentore sul piano politico ed economico. C’è solo lo squallore di un mondo senescente pieno di paure e terrorizzato dall’idea di perdere quel poco che ha strappato con la frode, il lavoro, la disonestà alla malvagità del mondo e all’iniquo sistema sociale della Repubblica. La forza dell’Italia. Ma quale? Quella dei migranti poveri che lavorano per pochi euro l’ora, dei nuovi poveri, di quelli che s’arrangiano, delle famiglie con madre e padre con lavori saltuari e precari e le famiglie d’origine dissolte. Ma di che si parla? Oggi un turbine di anziani terrorizzati brama solo ed esclusivamente di divorare le residuali risorse pensionistiche e sociali con ingordigia ed egoismo ignoti a tutta la storia precedente di queste nostre sfortunate genti d’Italia. Mai è capitato che l’egoismo sociale degli anziani si sviluppasse al punto di determinare politiche così miopi, distruttive, disgregatrici della solidarietà fra generazioni. E’ evidente anche a un cretino che se intere generazioni svolgono lavori malpagati e saltuari non potranno dare i contributi pensionistici ad una massa di anziani bisognosi di cure sanitarie costose, di supporto sociale, di sussidi e ovviamente di pensioni. Quanto può dare un precario della Scuola, un assunto dal Comune per tre mesi, un  migrante che lavora in nero e senza permesso di soggiorno, un disoccupato  o uno sbandato.  Il disinteresse per noi, per coloro che vogliono insegnare, educare, costruire un Belpaese meno osceno, irreligioso, empio corrotto, degenerato ha una dimensione suicida. Forse c’è una pulsione di morte in Italia, una spinta interna che sta puntando alla dissoluzione dello Stato e alla rovina estrema del nostro popolo.

-          Sergio: Credi nelle stelle? Non è una presa in giro… Vedi io credo che sia vero che questo è un tempo di passaggio fra ere, fra modi d’essere umani qui nel pianeta azzurro.

-          Lazzaro: Cosa cerchi di dire? Sei uno di quelli che va dietro  la New Age e la teoria che stiamo entrando nell’Età dell’Acquario. Sei fuori di testa fino a questo punto?

-          Sergio: No. Credo in ciò che è reale e il reale muta, degenera, rinasce, si scompone  e ricompone per azione dell’uomo e della natura. Se sia una nuova Era che apre le porte a una nuova forma d’esistere della razza umana non lo so, e non lo posso sapere. Ma è evidente che i forti possono sopravvivere al male e  non c’è solo la forza del soldato o del poliziotto che si basa sulle armi. C’è l’intelligenza di chi conosce i fatti e sa cosa sia reale e cosa sia illusione, c’è la forza di chi ha fede e prega, la forza di chi vuol costruire e non distruggere. Forse alcuni nemici sono comuni. Ma tu dai un forte valore sociale e di ceto a quel che è una natura morale e antropologica. Ci sono umani che sono malvagi e nascono malvagi e vanno in alcuni momenti del corso storico messi in condizione di non nuocere con tutti i mezzi. Ordinariamente la loro funzione è di distruggere i deboli annientando e razziando le risorse economiche e disgregando la solidarietà fra simili per aumentare il caos, la paura, il disordine, la follia. Quando la misura è colma arriva poi la purificazione necessaria, legittima, santa. Quel che rimane una volta purificato è più forte, più saldo, più elevato. Il salto spirituale e antropologico di chi studia magia e astronomia è una realtà naturale, un fatto quotidiano, privato che ha una sua dimensione collettiva e perfino ecologica. Cambia la natura distruggendo le mutazioni naturali o indotte incapaci di relazionarsi al meccanismo complesso della vita sul pianeta azzurro; così è per gli esseri umani. Il meccanismo sociale e civile del capitalismo di questo terzo millennio è fatto per stroncare ogni forma di vita singola o associata che si riveli incapace di relazionarsi ad esso. E’ una macchina artificiale  che completa e rafforza il meccanismo di selezione naturale. Forse è più della natura è un nuovo Dio creato però dagli esseri umani per gli esseri umani. Per me è il segno che è possibile mutare con la forza la natura dell’umanità e dare ad essa una forma, un segno, una vita ordinata secondo una volontà dominate impersonale in grado di muovere forze collettive.

-          Lazzaro: Incredibile! Astrologia, New Age e Darwinismo sociale tutto mischiato assieme. Forse abbiamo dei nemici comuni, ma la confusione è tanta in questa stanza. Di tutti i fascisti che ho ascoltato finora tu sei il più strano, il più originale.




13 aprile 2009

A proposito del film Nazirock: qualcuno mi spieghi questo miracolo!

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

A proposito del Film Nazirock: qualcuno mi spieghi questo miracolo

(Pericle espone i meriti e il valore della democrazia ateniese, il discorso dello statista ateniese ci è tramandato dallo storico Tucidide)

Abbiamo un sistema di governo che non emula le leggi dei vicini ; ma siamo noi stessi un modello piuttosto che imitatori degli altri. E quanto al nome per il fatto che non si amministra lo Stato nell’interesse dei pochi  ma di una maggioranza , si chiama democrazia…”

Alle volte mi capita di leggere notizie che mettono in crisi il mio buonsenso. Talvolta mi capita di riflettere su quanta pazzia si scatena dalle vicende umane. La politica è ormai qualcosa di estraneo alle grandi narrazioni ideologiche, ai miti che dovevano fondare un mondo umano del tutto nuovo, alle identità forti legate a un partito. Qui in Toscana c’era un tempo un forte partito comunista che era allo stesso tempo realtà  ideologica, identità collettiva, parte politica legittima e riconosciuta come tale anche dai suoi principali avversari. Questo mondo è finito e la politica, locale e nazionale che sia, nel Belpaese si concentra sulla difesa dell’esistente e su questioni che attengono all’amministrazione, talvolta con risultati grotteschi quando non oggetto dell’interesse della magistratura. Questa dimensione dell’appartenenza a dei valori e a qualche forma d’identità collettiva viene fatta propria da piccoli gruppi, spesso da piccoli partiti di estrema destra, mi chiedo a che punto è arrivata questa democrazia se una cosa del genere sembra depositarsi in realtà talvolta filo-fasciste o peggio para-naziste. Un documentario discutibile, edito da Feltrinelli in coppia con una raccolta di saggi sul tema niente male, per la sua impostazione dal titolo Nazirock mostra alcuni aspetti di queste identità politiche basate su fragili basi culturali e politiche ma su un forte senso d’appartenenza a un gruppo coeso. La mitologia fascistoide che incensa questi gruppi mi pare strettamente collegata al senso del gruppo, va da sé che il piano della storia è limitato al senso dell’essere eguali solo fra sè e alla sfida palese che portano alle democrazie e al buonsenso. Qualcuno deve però illustrarmi come si è potuto dare il miracolo odierno di una resurrezione sia pure in forme limitate e caricaturali di queste ideologie seppellite dallo sfacelo della Seconda Guerra Mondiale. L’evidenza mi porta a pensare che queste democrazie, perché il problema della minaccia comunista è cessato da due decenni e non può essere usato per giustificare quelle appartenenze, incentrate sul culto del Dio-denaro, sul darwinismo sociale, sulla prevalenza del ricco sul povero hanno lasciato sul terreno migliaia di infelici, di poveri, di gente che non è riuscita a strappare all’avidità del sistema sociale il suo piccolo “posto al sole”. Gli esclusi da questo finto benessere, da questo falso paese dell’abbondanza non aspettano che una bandiera sotto la quale sfogare il loro odio contro un modello economico che li penalizza e li opprime e li costringe alla marginalità economica, politica e sociale. Certamente le forme nuove di neo-fascismo hanno intercettato questo grande malessere e lo hanno fatto proprio e, per così dire, ci lavorano sopra per creare consenso trasformandolo in realtà politica.

La democrazia o è per tutti o è per nessuno, o è una cosa diversa dalla democrazia.

IANA per FuturoIeri




5 maggio 2008

QUALE ITALIA, SIGNORI MIEI!

Voglio scrivere di un fatto banale che mi ha fatto riflettere.

A Sesto Fiorentino da circa tre mesi è occupata da gente povera, e anche  non italiana, una ex caserma, un vecchio edificio privo di acqua e luce dove un tempo s’esercitava nella difesa della Patria il nostro fu esercito di leva.   Per fortuna di tutti non ebbe mai modo di far sul serio. Passando nei pressi dal finestrino dell’autobus ho visto un gruppetto di bambine e bambini che giocavano su quella che un tempo era stata una piattaforma in cemento armato che aveva ospitato un cannoncino antiaereo.  Poteva sembrare un filmino pacifista degli anni settanta, via il cannone, dentro i bambini poveri; eppure le cose non stanno così.  Quella scena non mi ha ricordato un trapassato e remoto pacifismo ma l’evidenza di un mondo umano sempre più feroce, disposto per il “particolare” di alcune minoranze  al  potere al sacrificio anche dello Stato, figurarsi se non son da gastigare i tapinacci che rimangono esclusi o indietro nella competizione globale.

Il fatto che dei bambini e bambine piccole giochino fra i ruderi di una ex caserma, a prescindere dal fatto che sia giusto o meno che i loro genitori (o chi per loro) li abbiano portati lì, è il segno di un profondo disprezzo generale per la vita degli altri.  La città non è più il luogo della comunità ma una serie di settori ora vitali, ora abbandonati, ora lasciati al godimento di coloro che hanno il privilegio della ricchezza e del potere.  Del resto se la ricchezza deve essere privata come può formarsi un potere di natura collettiva o comunitaria che compensi gli squilibri nella distribuzione della ricchezza, e se per l’interesse del commercio e della produzione di beni e servizi si fanno entrare migliaia di immigrati come non pensare che costoro porteranno non solo le loro braccia ma anche le loro famiglie e i loro figli.  Il “mostro” che è stato costruito è una follia sociale che può tenere dentro le sue contraddizioni nella prosperità e nel complice silenzio di chi dovrebbe informare e di chi dovrebbe farsi carico di questi problemi.  Quando, come è questo il caso, le cose volgono al peggio ecco che ogni guasto viene alla luce.  Un tempo le città rendevano liberi gli uomini e le donne che fuggivano dal mondo feudale e dai signori per diritto divino.  Oggi moltiplicano la discriminazione, la separazione, l’incomprensione  e tolgono l’elementare libertà della speranza e del poter esser sereni nel volgere il pensiero al luogo in cui si vive.  Del resto proprio come i ricchi si legano solo fra di sé anche i poveri se non saranno accolti da qualche realtà locale o nazionale essi per forza di cose formeranno delle comunità.  Niente di più facile in questo contesto dello scatenamento ad arte di una guerra fra poveri. La paura compagna naturale della senescenza e della viltà della nostra sfortunata gente  fa il gioco di quei pochi che intendono costruire un mondo umano e un Belpaese piegato ai loro egoistici interessi particolari.  La politica che potrebbe avere un ruolo quando non tace segue le peggiori paure e l’agenda imposta dalle minoranze di  ricchissimi; la Nazione italiana oggi sembra costruita sulle esigenze di coloro che hanno redditi elevati, che godono di ricche rendite e di privilegi e che possono smuovere a loro favore la legge con gli avvocati e la politica con il favore del mondo dell’informazione.  E’ mia convinzione  che dietro molti dei presunti problemi sociali di oggi non vi sia il razzismo ma il contrasto che deriva da gravi problemi economici e dal fatto che la ricchezza ostentata di pochissimi contrasta con le ristrettezze economiche e sociali dei più.   Anche il problema di coloro che vivono di elemosine si traduce spesso in un cavalcare le paure di una società che si sente nella sua maggior parte vecchia, debole, insicura, più povera.  La prima cosa che le popolazioni del Belpaese dovrebbero chiedersi è in che tipo di paese vogliono vivere e cosa vogliono lasciare ai loro figli e nipoti.  I più dovrebbero inoltre capire che senza l’Italia non ci sono neanche gli italiani.

IANA per Futuroieri

digilander.libero.it/amici.futuroieri/




10 aprile 2008

PARLA COME MANGI

Un tempo nel Belpaese era comune usare l’espressione “parla come mangi” per invitare un tale ad usare un linguaggio comprensibile ai suoi interlocutori evitando loro dei fastidi interpretativi.

Così è da un po’ di tempo a questa parte per le note vicende del Tibet, dove finalmente si sta usando un linguaggio meno “politichese” e sinceramente concreto. A questo proposito Philip Golub economista e giornalista del prestigioso Le Monde Diplomatique sul quotidiano gratuito City del 8/04/2008 ricorda in una breve intervista che la Cina è un gigante economico, la terza potenza industriale del pianeta, boicottarla è qualcosa “fuori dalla realtà”, e forse temerario perchè il gigante, anzi il “Drago” potrebbe restituire la scortesia a modo suo. Del resto precisa lo studioso “…quasi tutte le multinazionali esistenti al mondo investiono in Cina. “.

Questo è il grande mistero, che non è mai stato un mistero, che nascondono i nostri campioni della libertà. I potentati finanziari ed industriali del sedicente “mondo libero” per brama di ricchezza e per trovare l’occasione di sfruttare risorse, mercati, e popolazione hanno contribuito a trasformare un regime comunista in una potenza imperiale di livello planetario ed ora sono i loro sistemi politici e l’opinione pubblica dei paesi “democratici” che devono piegarsi alla volontà dei leader politici del fu Celeste Impero. Politica e opinione pubblica a questo punto in cui siamo arrivati devono mandar giù ogni rospo crudo che costoro gli mettono sotto il naso. Stavolta, paradossalmente, i comunisti cinesi ci fanno un favore di carattere generale: ci fanno vedere, e toccare quasi con mano, la viltà e il cinismo amorale dei nostri sedicenti “sistemi democratici”, e anche quanto siamo divisi, impreparati e sostanzialmente indifesi davanti ad una volontà politica forte ed unitaria che si dota di adeguati strumenti persuasivi. Non si salva neanche per sbaglio il Comitato Olimpico Internazionale dalla pessima figura. Per come stanno andando le cose forse sarebbe bene abolire le Olimpiadi, in quanto gli ideali pacifici e sportivi decubertiani, il rifondatore ottocentesco delle Olimpiadi, da tempo malati sono morti sulla strada per Lhasa. In tanta disgrazia potrebbe esserci un dato positivo, che è la crescita della distanza fra tanta parte della pubblica opinione e i potentati politici e finanziari che dominano le nostre democrazie malate e senescenti.

Tuttavia, si sa alle volte a pensar male si capisce qualcosa che non è visibile, vien fatto di credere che l’improvvisa ostilità verso il regime cinese sia motivata anche dall’invidia sociale di tanti che osservano l’emergere anche nei paesi “Occidentali” di un ceto di cinesi benestanti immigrati nelle nazioni “democratiche” che può accedere a beni di lusso e servizi in un contesto di recessione economica. L’esplosione di passione democratica e umanitaria potrebbe quindi nascondere anche questo tipo di avversione, probabile che dopo i giochi si formi una fobia anti-cinese come non si vedeva dai tempi del maoismo che si contrapponeva al modello capitalista. Quale che sia la sorte dei nostri sistemi “democratici e occidentali” è certissimo che si sono rivelati deboli, contraddittori, timorosi delle ritorsioni del gigante cinese, in una parola, tanto amata dai potenti della finanza e dell’industria, “non competitivi” davanti al gigante asiatico. C’è da chiedersi come cittadini che cosa resta da fare: se porsi con urgenza il problema del fallimento delle democrazie e delle loro ideologie umanitarie o aspettare che gli eventi ci regalino nuove amare sorprese e rinnovate manifestazioni di malfede politica e comprovate attestazioni d’impotenza.

IANA per Futuroieri



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