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13 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: viltà destino

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto: viltà e destino

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Questo è il tempo della verità, questa miseria, questa sottomissione al dominio del forte che cade sopra i ceti medi del Belpaese è il frutto di decenni di commistione fra criminalità e potere politico. Devo ammettere che aveva ragione quel Berlinguer, quel capo comunista tanto amato da operai e contadini. La questione morale c’è stata, c’è e ci sarà finchè i partiti in Italia saranno uffici di collocamento di privilegiati, criminali comuni, delinquenti in giacca e cravatta. Ecco la verità un popolo debole e vinto nella Seconda Guerra Mondiale si è affidato alla delinquenza comune per le cose del suo governo, siamo ormai una Nazione sfatta, un popolo ridotto a polvere che vaga spinto dal vento. Io vorrei difendermi, ma come posso fare?   Poi perché difendere un sistema che mi ha corrotto, che mi ha messo sullo stesso piano del camorrista, del criminale, del ladro di strada. Già perché per fare impresa e per fare il lavoro ho aiutato gente del cavolo a delocalizzare. In un mondo bene ordinato io sarei stato fucilato e i miei soci impiccati, ma qui è lecito, è giusto sottrarre posti di lavoro e portarli a casa di stranieri. E che stranieri. Cupi, oscuri, malvagi. Credo che morirò dannato.

Ingegnere: Non la metta così, capisco. Ma cosa era possibile fare? Sono roba del millennio passato le ideologie forti e i miti imperiali fascisti, oggi il ricco, il forte, il potente non è un Duce o un superpresidente di uno Stato ma l’amministratore delegato di una grande multinazionale o di una superbanca cinese, il superburocrate che decide dell’emissione della moneta da parte di una banca centrale, il ricchissimo che ha quote azionarie nascoste in sei o sette paradisi fiscali. Questo è un tempo altro e diverso. Guardi i politici italiani. Cosa crede che siano? Gente di potere? No, sono camerieri di forze finanziarie e bancarie che si credono dei ganzi e dei furbi perché hanno stipendi da manager di provincia, auto blu, la scorta di polizia, due o tre appartamenti, il viaggio gratis e qualche altro regalo a spese del pubblico. Di fatto imitano senza riuscirci la vita quotidiana dei miliardari, dei loro veri padroni, di quelli che decidono se l’impresa deve trasferirsi dall’Europa all’Asia,  se la banca deve fallire o essere ricapitalizzata, se i portafogli dei piccoli risparmiatori devono riempirsi di titoli spazzatura trascinandoli in miseria, se le pensioni potranno esser pagate. Questi dove il politico ha l’appartamento preso da un ente o venduto a prezzo di favore hanno due o tre ville con parco e piscine in due o tre luoghi esclusivi del mondo, dove il politico ha la barca a vela e si crede cristo sulle acque loro hanno barche superlusso di trenta o quaranta metri, dove il politico ha il gruzzolo dei suoi furti nascosto in un conto svizzero loro hanno le quote azionarie delle banche che nascondono i denari occulti dei loro servi da parlamento e consiglio regionale. Il politico vuole il privilegio di aumentarsi lo stipendio con un voto e i manager delle multinazionali presentano i bilanci e sulla base di essi s’aumentano  i superbonus. Non si tratta di poche  migliaia spiccioli ma di milioni di euro.

Francesco: Già, ma c’è una grossa differenza. Il politico lo voto, il banchiere, il manager, il finanziere no. Il potere politico dei big della grande impresa e delle banche non è, non è stato e non sarà mai legittimo; quello politico invece può essere legittimo. Su questo credo che tutti e tre siamo d’accordo. Il potere illegittimo è privato, oscuro, occulto, egoista e tendenzialmente criminale; il potere legittimo è al contrario pubblico, votato o trasmesso con mezzi universalmente riconosciuti come leciti, risponde a leggi fondamentali, opera per interessi collettivi o pubblici riconosciuti come legittimi e visibili. Per questo il tramite fra il potere lecito e quello illecito è il faccendiere, il sensale di grandi affari, il segretario particolare. In Italia si è esagerato nella vita pubblica e  politica il confine fra lecito e  illecito si è dissolto; tutto è diventato una cosa sola, una massa informe di privati, di gente in carriera, di raccomandati, di affari illeciti, di favori da dare o da prendere. Dal momento che votiamo per un sistema

Marco: Certo, ma torniamo al nostro lavoro. I mercati europei sono saturi, quando un tipo ha una casa o una macchina di solito non ne compra altre due o tre perché non può permetterselo, quindi il mercato è fuori. Asia, America del Sud, perfino Africa sono la nuova terra promessa per gli affari. La globalizzazione è anche provare a creare nuovi mercati, portare altrove un modello di civiltà industriale in crisi e  pieno di gravi contraddizioni. Poi arriverà la fine del sistema e del regime politico presente, ma quando i ricchi saranno scappati in Asia o America cosa resterà da gestire al potere politico, e che fine faranno questi servi? Di sicuro se fossi un manager o un miliardario non mi porterei dietro un deputato o un senatore nemmeno sotto minaccia di morte. La feccia deve affogare con la nave, sono peggio dei topi nella stiva. Questo però è un fatto ancora lontano, chissà quanto ci vorrà per veder la fine di questo barbaro dominio sulla nostra terra.

Ingegnere: Non tanto, se finiscono le ragioni economiche e di vita quotidiana che tengono assieme questo sistema finiscono pure le minoranze al potere che si trasmettono come se fossero beni privati cariche pubbliche, incarichi, posti in consigli d’amministrazione di società mezze pubbliche e mezze private, cattedre ben remunerate. Non sono le nostrane classe dirigenti delle potenze lontane da un sistema. Possono cumulare due o tre stipendi, avere emolumenti pesanti, tariffe agevolate, e perfino l’assegno di reinserimento nella vita sociale quando il popolo sovrano li caccia non votandoli; questo è possibile perché un potere irresponsabile perché non decide ma trasforma le vere decisioni prese dai poteri finanziari e bancari o dal sistema imperiale Anglo-Americano. Due anni fa ho letto un pezzo da brividi sul Corriere della Sera, quindi non un  giornale comunista o cose del genere. Cose incredibili: secondo quel pezzo certi amministratori regionali nostrani sulla carta guadagnavano di più del governatore della California Arnold Schwarznegger. Poi ho fatto due conti. Certo è costoso, spendaccione, orrendo tutto questo; ma in fondo cosa sono gli sprechi della politica italiana rispetto al vero potere che è finanziario e corporativo?

Francesco: Come stupirsi di tutto questo? Alla fine conta lo stipendio, il privilegio,  la politica è ufficio di collocamento e far affari e cretino chi ha creduto alle balle colossali del bene comune, del comunismo, nel ritorno in terra di Cristo re. Ogni antico valore morale o civile si è dissolto, ogni segno delle nostre antiche civiltà si è perso, o è polvere, o è rudere, o è miseria morale che rallegra i pazzi e gli stolti che vivono nel ricordo di fatti e cose che non hanno vissuto e non hanno mai udito o visto. Questa è più che decadenza è decomposizione.

Marco: Nella decomposizione si vive alla grande o sbaglio? Tutti seguono i loro privati interessi egoistici e tu ti senti assolto, giustificato, glorificato nel tuo egoismo sciatto. Guardiamo la nostra gente la forte immigrazione è legata all’invecchiamento della società e la senescenza porta pazzia e debolezza. Certi vecchi e certe vedove incartapecorite vorrebbero aumenti di pensioni, mantenere le stesse rendite, percepire gli stessi soldi da case, fondi commerciali e capannoni. Avidi, ignoranti, sciagurati, dissoluti ecco i proprietari del ceto medio. Hanno permesso la disgregazione del Paese e ora vorrebbero miracoli per sanare il frutto delle loro viltà, della loro abiezione, della loro presunzione di sapere. Sono brutti e cattivi e hanno rovinato questo paese e la sua gioventù da cui pretendono impossibili  miracoli contributivi e di consumi.

Ingegnere: Oltre ai vecchi scellerati, imbelli e dissoluti ben presenti nei ceti medio-alti del Belpaese  ci sono tanti giovani che hanno perso le speranze, che non hanno famiglie in grado di raccomandarli, di proteggerli, di far avere loro incarichi e posti di responsabilità o carriere da tramandare di padre in figlio. Del resto dove sono i nostri giovani? Fra il 2000 e il 2010 in rapporto alla popolazione complessiva dell’Italia la popolazione compresa fra i 15 e i 34 anni è diminuita, invece sono aumentati quelli che hanno superato i 65 anni di vita. Basta controllare le statistiche. In altri paesi del mondo le cose sono diverse i giovani sono la maggioranza e spesso in mille modi emigrano, vanno via. Ma quelli che restano sono un serbatoio incredibile di forza lavoro, idee, consumi. Temo che la verità sia questa l’Italia è senescente ed è terrorizzata da qualsiasi cambiamento anche positivo. Si finge ancor oggi, e siamo nel 2010, di credere a miti ideologici del secolo scorso, a simboli da museo, a personaggi politici  persi nella notte dei tempi. L’Italia è troppo anziana e non vede il futuro e quindi lo teme, sa che è l’annuncio della morte sua. Da decenni non ci sono politiche per le famiglie, per l’occupazione, per le case popolari, per i lavoratori o per l’agricoltura; solo trovate, invenzioni che alimentano speculazioni e interessi privati. Chi ha un po’ di potere vive giorno per giorno e non fa calcoli oltre una settimana o due, sono perlopiù anziani e ogni primavera può essere l’ultima, non sentono alcun legame con la propria gente, la patria, i simboli del passato e quindi porta vanti interessi privati. Quando morirà non lascerà nulla e nulla voleva costruire. C’è un nichilismo di fondo nelle generazioni anziane d’Italia. Una malattia probabilmente dello spirito, e del resto come spiegare altrimenti questi dati.

Marco: Si spiega che siamo un popolo di bestie cattive che senza un padrone violento e tirannico non sappiamo star al mondo. A proposito di giovani disgraziati, ma il nostro nipote quando arriva?



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