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9 agosto 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - discorso sulla coscienza e sul male

Vincenzo Pisani: Ora si mangia questi cinque vassoi di primi divisi fra noi. Prima che arrivi il capo per il secondo, ho da porre una domanda a tutti quanto alla luce di quanto finora detto. Dunque” Quando il problema del singolo è il problema della guerra, del male che viene dalla violenza tecnologica, strutturata, tecnologica, governativa, come si pone l’essere umano autocosciente e libero?”

 Paolo Fantuzzi: Ecco una domanda davvero difficile. Poi di questi tempi nei quali intorno ai nostri confini si sente il rombo del cannone  e sulle nostre coste sbarcano i profughi delle mille guerre dimenticate del pianeta azzurro. Come può un privato opporsi al male che travolge tutto e tutti. La guerra oggi è un mare che sale, che sale e continua  a salire e mangia la terra, invade le strade, porta via le città. Il singolo può solo salvare se stesso se è bravo e se è astuto.

Clara Agazzi: Potrebbe anche salvare altri oltre a se stesso, la guerra in fondo la fanno gli esseri umani non la natura. Non è come un terremoto o una tempesta fortissima. L’uomo è capace di distinguere.

Franco: La domanda posta è difficilissima. Se la potenza dei quotidiani mezzi di persuasione e di plagio è pari a uno in tempo di pace, in tempo di guerra questa potenza è dieci, venti, trenta e anche di più. Quindi distinguere è quasi impossibile, tenere la testa ferma è una vera e propria impresa, allora ha senso quel che ho detto finora e con più forza. L’essere umano deve trovare in sé la sua verità e la sua ragione di vita, lui deve essere il muro che non crolla e l’asse che non vacilla. La sua verità più intima e profonda  è la roccia su cui siede la sua mente, allora potrà anche far qualcosa di buono perfino per gli altri.

Paolo Fantuzzi: Ma la guerra è una roba seria. Vuol dire morti ammazzati, campi devastati, città in fiamme, lutti, macelleria umana all’aria aperta. Non sono argomenti da portare a tavola, specie davanti a questo ben di Dio. Buona questa roba. Ma come può in fondo un tipo che vive in un mondo umano così omologato, controllato, indirizzato scegliere fra il bene e il male. Dal momento che l’uomo in verità è indirizzato con forme di plagio e di cultura consumistica egli è libero da qualsiasi responsabilità. Ceco di spiegarmi così:” se c’è chi ti comanda, chi pensa per te, chi ragiona per te, chi calcola per te e tu devi solo srotolare  quel filo o avvitare quel bullone e poi mettere una X con la matita su un foglio colorato il giorno delle elezioni chi può dire che uno è portatore di un suo libero arbitrio”, quindi se non sei libero non puoi esser colpevole di un tuo atto intenzionale o premeditato. Chi è in alto è il solo responsabile, il solo portatore di ogni colpa e di ogni responsabilità, il solo soggetto colpevole. Chi è in basso nella scala sociale rimane pulito non solo perché non sa, ma perché non ha mai avuto la possibilità di sapere come funziona davvero il potere che lo domina e lo condiziona.

Franco: Mi fai lasciare questo boccone al cinghiale per risponderti. E sia! La responsabilità individuale esiste. Ma non sempre gli umani ne riconoscono l’esistenza, anzi sono incline a pensare che una parte dell’umanità per cultura, tradizione,  personalità sia estranea al concetto di responsabilità  individuale. Quindi solo coloro che sono almeno in parte consapevoli di se stessi sono in grado di trovare dentro di loro la propria personalità e la propria coscienza. Ci sono uomini e donne che questa cosa non la troveranno mai. E sottolineo mai. Tuttavia dal momento che io credo, anche se è una congettura, che la maggior parte degli esseri umani possa avere una propria personalità e una propria coscienza a mio modestissimo avviso anche in un caso estremo come la guerra non viene meno la responsabilità del singolo. Poi c’è la questione della responsabilità collettiva, ossia della società umana in cui uno vive. Qui occorre far un discorso davvero politico. Se il caso è quello d’opporsi a un conflitto o di limitare i suoi danni ci sono dei livelli. Il primo livello è la testimonianza individuale, il singolo che prende coscienza e cerca attorno a sé altri che la pensano come lui. Si tratta della fase nella quale si determina quella che si chiama una resistenza culturale, d’idee. Sotto la dittatura fascista di tante generazioni fa questo fu fatto proprio da minoranze culturali e da alcuni ceti poveri della città e della campagna. Resistere al culto della guerra fascista, che si fece rito e atto di consuetudine, nel proprio circuito di pochi amici, nell’officina fra gente fidata, in campagna al riparo da gente sospetta, in fabbrica fra compagni di lavoro. Poi quando si sono formati molti gruppi a macchia di leopardo arriva il momento dell’organizzazione, del fare gruppo, del fare contrasto aperto a poteri dispotici e autoritari o semplicemente criminali. Resistere a quel punto è creare consenso, attività quotidiana, propaganda. Ricapitolando. L’autocoscienza e la propria libertà personale riscattata da tutte le forme di plagio  e di corruzione sono le condizioni di partenza di singoli che vanno a formare una società di liberi individui secondo delle leggi democratiche.

Stefano Bocconi: Ma serve a poco la tua autocoscienza quando i denari in cassa sono il privilegio dei pochi, quando un pugno di ricchi ha il controllo di banche, corporazioni, latifondi, interi paesi, perfino città. Il denaro signore del mondo è la merce che compra tutte le merci e i tuoi umani sono merci. Si può comprare i loro giuramenti, il loro lavoro, la loro vita privata. Perché il mercato non ha un volto e un nome. Ma ha un potere enorme, e poche migliaia di superricchi e di superburocrati esercitano un potere enorme perché indirizzano miliardi e miliardi d’investimenti. Quindi perché stupirsi se pochissimi da alberghi e uffici superlusso pianificano una guerra, una speculazione, una ristrutturazione aziendale? Questo è il nuovo potere e il confine ideologico delle nuove guerre. Non più fascismo, comunismo, liberalismo, nazionalismo ma al contrario capitali investiti o da investire per creare profitto. Miliardi d’investimenti, percentuali di PIL, quotazioni di borsa del greggio, dell’oro, del rame queste le ideologie vere delle nuove guerre. Quello che raccontano i media è colore, è fantasia , è propaganda di guerra, i fatti concreti sono questi che ho appena detto. Davanti alle quotazioni del rame sulla borsa di Londra che scatenano un colpo di Stato in un paese dell’America Latina o dell’Africa cosa può il singolo dotato di autocoscienza? Io dico che può niente. Ma proprio niente! Cosa mi rispondi.

Franco: La risposta è questa: può raccontare  la verità che sente. Questo perché è importante cominciare da se stessi, ciò che è collettivo è anche individuale, quindi un punto di contatto ci deve esser fra queste due cose, altrimenti non spenderebbero i nostri tutti quei denari per la propaganda di guerra come fanno tutte le volte che capitano certe imprese militari denominate missioni di pace. Se fosse tutto meccanico, ordinato, perfetto perché dovrebbero spendere cifre e mobilitare risorse importanti per lavare i dubbi dalla testa della gente. C’è da stupirsi davvero per un fatto nuovo che si manifesta oggi . C’è consenso per le nuove guerre per le quotazioni di borsa e per il PIL come tu dici. Non parlo di un consenso strappato con la frode o con i trucchi da circo ma di qualcosa di  spontaneo, popolare, genuino. Molti hanno capito che una crescita illimitata è impossibile e che se il sistema si blocca si spacca, quindi una guerra diventa una delle possibili opzioni per provare a fermare un mondo umano che tende a sprofondare nella violenza, nella povertà, e nel disordine  e anche nel fanatismo religioso. Ecco mi fa più paura questo consenso sotterraneo, cinico, in malafede che non la massa enorme di propaganda e di manipolazione. Quindi a maggior ragione la persona perbene deve essere l’asse che non vacilla di se stesso.  Ecco mi avete fatto freddare il boccone.

Clara Agazzi: Chi per malafede e interesse finge di credere a cose assurde per poter trovare delle farisaiche scuse è di solito chi cerca d’approfittarsi della situazione, chi tira a fregare la sua stessa collettività d’appartenenza, chi ha un suo tornaconto segreto. Quindi inconsapevolmente favorisce il caos e la dissoluzione del sistema in cui vive perché lo spinge  a correre la sua strada senza modificare o rallentare e quindi a moltiplicare errori, confusione, disordine fino al disastro finale. Quindi questa parte dell’umanità mi par così negativa che è meglio ignorarla. Poi ci sono quelli che per difetto culturale, fisico o mentale credono davvero alle cretinate, anche questi mi sembrano non recuperabili a un discorso di responsabilità e coscienza. Il problema è che una volta scartate le masse di personaggi illusi o in malafede rimangono proprio quei singoli isolati o a gruppi di cui avete detto. il singolo finisce con attivarsi appunto nel suo piccolo e solo in alcuni casi spesso legati alla professione giornalistica o dell’insegnamento superiore è possibile coinvolgere migliaia o decine di migliaia di umani in un ragionamento o in una lotta civile. Una comunità di spiriti liberi che si dedica all’artigianato dovrebbe come minimo stare a cento chilometri di distanza da ogni supermercato o centro commerciale per poter vivere la propria dimensione originale. L’espressione originale  e buona di sé in mezzo a un mondo di omologati, illusi, corrotti, approfittatori, ruffiani rischia di degenerare o di doversi nascondere. Quindi la coscienza e il sapere interiore opera in ambiti ristretti, spesso privati e domestici. Questa è la realtà.

Vincenzo Pisani: Un singolo può fare uno anche quando sono in mille. Tanti singoli divisi e connessi solo via internet ma viventi in situazioni diverse e in luoghi diversi fanno forse coscienza ma dubito  che creino azione politica. Uno resta uno anche quando sono mille se non ci sono parole d’ordine, strutture politiche, regole, capi, prospettive che trasformino soggetti divisi e separati in gruppi compatti e organizzati. 

Franco: La coscienza, il rispetto di se stessi, la comprensione della propria libertà sono elementi che servono per iniziare un percorso di vita sociale e politica non per finirlo. Il male ha molte forme ma per esser davvero compreso e per suscitare davvero una reazione o una cura deve esser il male che uno sceglie di combattere.




3 giugno 2012

Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Terzo Libro
Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà


Devo osservare che c’è tanta voglia di guerra oggi, ormai anche nel Belpaese si assiste a ondate di retorica giornalistica e televisiva contro quello o quel tiranno asiatico o despota straniero inviso alla NATO e agli Stati Uniti. Quello che mi dispiace di questa evidenza è il modo semplicistico e propagandistico con cui viene presentata la guerra e le lotte fra poteri imperiali in questo inizio di XXI secolo, l’informazione giornalistica e televisiva in molti casi sembra creata per non approfondire, per non capire i dettagli e i meccanismi  dei grandi interessi politici e finanziari che s’intrecciano con l’industria militare e con i grandi disegni di egemonia politica e finanziaria di potenze che è corretto chiamare imperi del XXI secolo. Questo modo propagandistico di presentare il mostro di turno per dirlo in una parola finisce con il lasciare in una sostanziale ignoranza la stragrande maggioranza del pubblico televisivo o dei lettori dei giornali. L’ informazione, se così si può chiamare, sembra puntare sui sentimenti, sulle emozioni, sulla potenza delle immagini o sulla forza delle parole che annunciano scenari apocalittici o riedizioni aggiornate di  massacri nazisti o comunisti. Va detto che a maggior singolarità di certe affermazioni i presunti nuovi duci nazisti o comunisti annientati finora sotto tonnellate di bombe più o meno precise sono stati molto distanti per potenza, e capacità e ideologia dai modelli del Novecento presi di continuo ad esempio dalla stampa e dalla televisione. Strano perché la storia umana offre migliaia di macellai, maniaci, despoti, tiranni degni di livello modesto degni di riprovazione e magari meglio s’adattano a ben più felici paragoni con i despoti presi a bersaglio dai missili e dalle forze speciali della NATO, evidentemente Stalin e Hitler fanno un effetto potente sulla popolazione umana di Europa e stati Uniti e ogni nemico del Grande Supermercato e della grande finanza Anglo-Americana deve per forza assomigliare a Hitler o a Stalin per i nostri Media. Personalmente gradirei  la rivalutazione di Papa Innocenzo III nella sua qualità di primo istigatore della crociata contro i Catari, eretici presenti nella Francia meridionale fra il 1208 e il 1255, come esempio negativo da proporre al pubblico televisivo e ai lettori dei giornali italiani.  In fondo un pontefice che istiga a massacrare cristiani eretici francesi a casa loro mi pare un esempio da considerare invece di scomodare Hitler e Stalin. In una parola oggi il Sistema dei Media cerca di suscitare emozioni e stupore con un fare simile alla narrazione cinematografica o pubblicitaria dove il pubblico va eccitato, stuzzicato, rapito dalla forza delle immagini e delle parole ma non deve far lo sforzo di pensare o di ragionare. L’alleato e il cliente di ieri diventa il mostro di domani, l’Italia intera ne ha già fatto la prova con i fatti del dittatore libico ieri ricevuto in forma solenne e onorato come amico e grande personalità, oggi nemico distrutto dai bombardamenti della NATO. Ricordo che le forze armate del Belpaese sono parte della NATO e a quel che si sa l’ex grande amico delle genti d’Italia  riposa in una tomba senza nome da qualche parte. Comprendere i motivi reali di un conflitto e non quelli di propaganda o pretestuosi o apertamente falsi è difficilissimo nel sistema d’informazione del Belpaese. Sia chiaro: il fatto militare dalla notte dei tempi esige una cortina di false notizie per confondere le idee alle spie  e  la  protezione dei segreti militari, quindi è ovvio che le notizie siano censurate o i giornalisti informati in modo parziale, ma in un regime dove si vota liberamente  ed esiste la libertà di parola, pensiero, associazione emerge quotidianamente  la necessità di sapere le reali intenzioni politiche e i piani di dominio e controllo imperiale che sono dietro dei conflitti è una necessità politica della popolazione. La propaganda di guerra non può assorbire tutto il flusso d’informazioni, stimoli e narrazioni che quotidiani, riviste, cinema, internet, televisione  offrono al loro pubblico. Anche perché queste guerre imperiali nelle quali in forma diretta o indiretta sono coinvolti alcuni o tutti i paesi della NATO riguardano il Belpaese e di conseguenza la sua popolazione.  Proprio adesso che la guerra è arrivata nel bacino del Mediterraneo occorre porsi il problema della civiltà italiana staccata dai fumi deliranti e cattivi della retorica sull’Occidente. Quale Occidente? Ma di che si parla? Si parli di NATO come Occidente politico-militare, come strumento imperiale o di contenimento di altri imperi emergenti Russia e Cina prima degli altri che con evidenza sono Brasile e India. Ma dove è l’Italia in quanto Italia in tutto questo? Per questo mi permetto di scrivere che il modo con cui si trattano le guerre è propaganda militare, informazione di parte o un misto fra propaganda militare e notizie. Ma senza una dose massiccia di analisi, di considerazione dei motivi reali e non di facciata, di vero dibattito si assisterà alla discesa della ragione e al montare  dell’esaltazione della guerra e delle passioni irrazionali; questo modo propagandistico di presentare i fatti militari darà per dirla in poche parole alimento a leggende, supposizioni, teorie del complotto, paure irrazionali che si diffonderanno fra milioni di abitanti del Belpaese. Aggiungo che di fronte a qualche pesante sfortuna in campo militare, in guerra nulla è certo, c’è il pericolo del montare del discredito di tutte le istituzioni dello Stato Repubblicano presso l’opinione pubblica. Una sfortunata vicenda militare, dopo la montagna di retorica, propaganda e patriottismo di questi anni  potrebbe aver lo stesso impatto della battaglia di Adua al tempo del governo Crispino: travolgere le presidenza del consiglio e far calare il discredito verso le istituzioni aprendo le porte alla propaganda politica  iper-nazionalista  e al suo contrario ideologico ossia quella rivoluzionaria. C’è da chiedersi perché uomini di potere ricchi e felici nei loro privilegi siano pronti a mettere in discussione la loro supremazia per avventure militari sempre incerte. Cosa non viene detto alla pubblica opinione? Cosa sarebbe opportuno sapere? Perché piccolissime minoranze di miliardari, superburocrati, generalissimi, esperti di banca e finanza rischiano i loro privilegi e i loro poteri e in qualche caso molto di più alzando e alimentando i fuochi della guerra? Cosa non sa la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Italia e non solo? Queste le domande che sorgono spontanee alla luce della cronaca di questi giorni dove nuovi focolai di guerra e di rivolta vengono alimentati nel Mediterraneo e non solo.
In una decente democrazia da tempo grandi intellettuali, movimenti e partiti avrebbero posto il problema su una pubblica tribuna aperta a tutti, ma ad oggi pochi si pongono queste domande per ora privilegio di aderenti o simpatizanti di  piccoli movimenti, di gruppi extraparlamentari, di chi fa contro-informazione.

A proposito della Crociata di Innocenzo IIII

http://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_albigese



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