.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


21 maggio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto- il consenso e l'essere umano

Franco Fusaro appoggia una mano su un tronco. Si sostiene. Come se ritrovasse forza nel contatto con la materia vegetale.

Franco Fusaro: La parola chiave di quanto affermo è consenso. Proprio così. Il consenso è l’accettazione da parte di grandi masse elettorali dell’ordine esistenze, delle gerarchie, delle logiche di potere, del culto del Dio-denaro, degli abusi che sempre seguono un sistema imperfetto e arbitrario frutto della contingenza storica e della necessità del momento. Il consenso è la parte emergente di una psicologia di sottomissione a quel che è e, di conseguenza,  sembra solidissimo, granitico, sacro. In natura l’animale ha un ciclo vitale, ciclo che segue lo scorrere delle stagioni, sostenute queste  dal senso delle ere che sono le frazioni di tempo degli eoni. L’eone è un ciclo di tempo che segue il ciclo del cosmo. Non c’è bisogno del consenso verso lo scorrere delle cose e il loro nascere, divenire  e finire. Ma l’essere umano è diverso, ha un tempo suo… Il suo tempo è un tempo di regni, d’imperi, di regimi repubblicani, oligarchici, tirannici, dispotici, perfino popolari, un tempo di religioni, un tempo di profeti, talvolta di messia. L’essere umano è soprattutto la sua cultura e l’accettazione dell’ordine costituito, di una gerarchia sociale, di una creazione di modelli di creazione di ricchezza e redistribuzione di essa. Il consenso è il lato buono del potere, il dominio è quello cattivo. Qui in questa terra si preferisce il consenso al potere dominante perché il dominio che è esercito, polizia, repressione, brutalità dei servizi segreti è indigesto, è nocivo per gli affari. Il consenso invece senza la durezza del potere convince con la televisione generalista, persuade con la pubblicità commerciale, indottrina con i telegiornali, distorce la realtà con il cinema, distrae con i giochi. Il consenso usa l’arma dell’immaginario collettivo, il consenso siamo noi e siamo chiamati uno per uno a rendere conto a noi stessi di ciò a cui prestiamo fede, ciò che ci persuade, ciò che domina le nostre passioni e aspirazioni

Stefano Bocconi: Giusto… Belle parole ma così chiami in causa noi stessi, chiedi molto.

Paolo Fantuzzi:  Ovvio. Ciò che ci prende, che ci sospinge verso questa o quella meta. Quello che ci fa desiderare quel paio di scarpe o quel telefonino quello è manifestazione… come dire… Dillo tu commerciante!

Stefano Bocconi: Del tuo consenso! Proprio così. Lui ci racconta che il consenso è in noi. Dentro i nostri atti quotidiani. Anche il presentare della merce ai clienti, anche un lavoro fatto bene nel settore del mercato  è atto culturale, anzi, atto di consenso culturale. L’obbedienza al sistema e ai suoi privilegi è nel quotidiano. Per questo io soffro così tanto. Non ho sfondato. Gli anni passano e non sono diventato un nababbo. Uno che ha vinto. Perché vincere è il qui e ora dell’essere ricchi e ostentare il posseduto con arroganza e clamore. Come i ricchi stranieri che finiscono sulle cronache mondane esagerati, opulenti  e ricchi.

Franco Fusaro: Manca una voce.

Clara Agazzi: La mia. Non so. Il consenso per me è anche l’abilità da parte delle minoranze al potere di trasformare i più profondi desideri dell’essere umano, di distorcere i desideri , di trasformare la mentalità, di fare del consumo uno strumento politico. Perché certe forme di consumo sono forme di consenso a un sistema di cose nel mondo ingiusto e prevaricatore. Ma senza milioni di umani esperti in ogni genere di pubbliche relazioni e pubblicità tutto questo cesserebbe d’essere in tempi brevi. Questo sistema di produzione, consumi, redistribuzione dei carichi del lavoro e della ricchezza in parti diseguali regge perché esiste la pubblicità e la televisione. Se una radiazione proveniente dallo spazio distorcesse  interrompesse il flusso di comunicazioni televisive per una settimana tutto il sistema andrebbe a pezzi; questo modello può vivere senza storia  e senza filosofia, ma non senza la pubblicità commerciale.

Franco Fusaro: La pubblicità commerciale è una parte determinante del consenso. Si tratta della prima forma d’educazione oggi. La sua potenza è enorme per masse di capitali investite, per la qualità di esperti e specialisti che la realizzano, per le competenze specifiche che associa nelle sue operazioni essa è la massa potente dell’industria dell’intrattenimento e delle pubbliche relazioni. Senza conoscere un minimo la forza specifica del pubblicità commerciale non si può capire la potenza del consenso. Le logiche, le parole, i costumi, i comportamenti, la memoria stessa è condizionata dalla pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è stata fortemente legata all’intrattenimento, specie a quello televisivo. Farò ora una scomoda affermazione. Oggi l’immagine della famiglia deve molto ai telefilm statunitensi degli settanta e ottanta mandati in onda ripetutamente sulle televisioni commerciali. Quel mondo del piccolo schermo frammisto alla pubblicità ha creato le forme della famiglia nella mente di migliaia di ragazzini e ragazzine di allora che oggi l’anno infine costituita. Il che non vuol dire che la serie di “Happy Days “ o di “Dallas” siano i modelli, ma lo sono stati nell’immaginario e questo pesò allora e pesa oggi. L’immagine del mondo ripetuta, ossessiva, sistematica si fissa e permane nell’essere umano, alla fine per molte vie condiziona le ricerca della felicità, del benessere e del proprio destino di vita.  Spesso le performance dell’attore Henry Winkler conosciuto da noi come “Fonzie” erano più incisive di una predica in chiesa per quel che riguarda certi atteggiamenti verso la vita, in fondo anche quella lì era l’immagine  del “sogno Americano”. Il problema è infatti l’oggi,  perché stavolta non c’è più un sogno prefabbricato chiavi in mano con attori bravi e di talento che lo propongono alle masse davvero credibile. Oggi c’è il bivio fra il credere  al sistema della persuasione dell’industria del cinema e dell’intrattenimento e della pubblicità e il cercare da soli ciò che si è e quel che si vuol essere. Non è una cosa facile. Occorre essere artisti e come artisti superare l’ombra proiettata da se stessi con un salto potente verso l’ignoto, verso la manifestazione del genio, verso il futuro possibile.

Paolo Fantuzzi:  Tu chiedi troppo. Parli difficile. Ma dimmi non credi che anche la gente semplice, la meno provvista di sapere non abbia diritto ad essere qualcosa di meglio.

Franco Fusaro: Ma questa gente di cui parli… Davvero vuol essere qualcosa di diverso da ciò che è? Vuole davvero essere in questa vita ciò che può esprimere con i suoi talenti e le sue abilità?




11 febbraio 2013

Diario Precario dal 4/2 al 10/2/2013

Data. Da 4/02/2013 al 10/01/2013

Note.

Lezioni regolari fino a sabato.

Portare avanti il programma.

Lavoro a casa, faccio appunti per lezioni.

Lezioni a scuola con interruzioni attività nella terza settimana di febbraio.

Previsione di sospensione attività didattica sotto Carnevale, poi assemblea studentesca e poi sospensione per concorso.

 

Considerazioni

Visto il carnevale di Sesto, mi è sembrata una cosa per bambini piccoli. Mi ha colpito il fatto che a un certo punto sono state diffuse due canzonette che andavano al tempo della mia infanzia e pre-adolescenza. Tutto è cambiato e tutto cerca disperatamente di restare agganciato a un passato remoto, questa è stata la mia impressione. Mi sono chiesto: prima come era?

Solo il domandarsi il concetto di "come era prima" comporta l’accettazione di aver visto dissolversi la continuità fra presente  e passato.

I cartelloni elettorali volati per terra sono stati rialzati e usati dai partiti e dai movimenti. Quasi una sfida, una sorta di ripetizione continua delle stesse cose già viste e riviste durante le elezioni che si tengono a fine primavera. Come se tutto dovesse ripetersi sempre uguale, immobile, quasi una caricatura della realtà che s’affianca al quotidiano. A scuola ho incontrato un rappresentante di libri scolastici. Si è parlato del mio lavoro, mi pare che ormai sia comune constatare le difficoltà della pubblica istruzione. Ho sostenuto che è la società italiana e la sua economia che non riesce a dare un senso al sistema scolastico.  Da giovane ho creduto che lo studio intenso e serio e l’impegno del singolo nel sociale e nel lavoro in Italia venisse rovinato dalle diffuse pratiche clientelari e di piccola corruzione di cui è piena la cronaca giudiziaria. Questa mia credenza si è rafforzata. La scuola non ha strumenti reali e concreti per cambiare la mentalità delle popolazioni con cui entra in contatto, nel Belpaese sono scomparsi o in via di smantellamento tutti i valori che non siano l’amore incondizionato per i “tanti soldi”. Davvero è troppo forte l’influenza del Dio-quattrino supportata dalla pubblicità commerciale e dall’immaginario collettivo, la scuola nel Belpaese non ha la potenza per rovesciare i valori dominanti o per auto-centrare su se stessa dei valori alternativi da diffondere e in grado di trasformare la società. Siamo sotto elezioni e mi arrivano decine di messaggi di gente incontrata per caso o commenti uditi di sfuggita, gran parte di ciò che sento è rabbioso, risentito, angosciato; al centro di questi discorsi c’è sempre il problema del denaro, anzi del “tanto denaro”. Il lavoro è denaro, la famiglia è denaro, i figli è denaro, la macchina è denaro, la casa è denaro, l’essere umano è denaro. I soldi di carta o virtuali sono l’unico metro dell’esistenza umana, la loro ragione ultima e definitiva. In effetti è una semplificazione straordinaria e assolutamente tecnico—scientifica: il denaro metro unico e totale della vita umana e di tutto ciò che l’umano può concepire e valutare. Ora questo mi porta a una valutazione già fatta a suo tempo. Nel mondo umano esiste la competizione regolata ad esempio nello sport dove le regole limitano il comportamento e le azioni dei giocatori. Ma quando entra nella vicenda umana una lotta per la vita e per la morte incentrata sul denaro la competizione perde ogni regola, è così perché la sopravvivenza o il mantenimento di una condizione di potere reale e concreto non rientra in un ambito che può essere regolato. Il denaro come unico metro fa saltare ogni regola o le distorce e le corrompe nel loro senso. Questo è ciò che avviene tutti i giorni, il denaro è metro e ragione dell’esistenza per la maggior parte degli abitanti del Belpaese, quindi è ovvio che la realtà dell’immaginario collettivo ruoti intorno alla moda, al possesso di beni, alla manifestazione dell’opulenza, alla lotta per l’acquisizione di beni e risorse. Le dottrine filosofiche, religiose, esoteriche si trasformano in questi anni in consolazioni psicologiche o in pietose vie di fuga  dalla realtà. Perché questa situazione cessi e si ristabilisca un minimo di compensazione, di ritorno a un vivere e pensare più sano occorre che il denaro come concetto e come strumento di potere perda la sua potenza e la sua forza. Ma questo si può dare ad oggi solo in condizioni estreme o solo in presenza di traumi sociali collettivi. Non c’è una via d’uscita indolore da una condizione di pensiero ossessivo e totalitario che ha preso la vita della maggior parte delle genti del Belpaese; forse si uscirà come popolazioni del Belpaese da questa dimensione di sacralità e centralità  del Dio-quattrino ma solo attraverso una qualche sorta di pesante penitenza collettiva.




23 aprile 2010

ripubblicato il pezzo:Olio di Palma Bifrazionato

21 Apr, 2010

De Reditu Suo - Olio di Palma Bifrazionato


 

De Reditu Suo
Olio di Palma Bifrazionato

12/01/2010
Del Prof. I. Nappini
L’olio di palma bifrazionato è un derivato dell’olio di palma (un olio vegetale a basso costo molto usato nell’industria alimentare) ottenuto per frazionamento e successiva raffinazione.
È molto usato come olio di frittura nella ristorazione per la sua economicità. Ha un punto di fumo alto, intorno ai 235 °C.
Questo scrive Wikipedia intorno all’ingrediente usato per friggere un prodotto dolciario tipo Cenci di carnevale da me acquistato alla COOP sotto casa.
Di solito leggo le etichette ma stavolta non ho fatto caso alla scritta in piccolo che recita: ”Fritto in olio di palma bi frazionato”. In altre parole in una s.r.l di Figline Valdarno hanno fritto un dolce tipico, se si può ancora definire tale un simile prodotto dolciario, in qualcosa che è un derivato da un olio che con buona pace di tutti non mi comunica il senso di una tradizione.
Lasciando perdere le considerazioni ecologiste e salutiste, che hanno bisogno di conoscenze specifiche che non ho, mi pongo un problema di tipo personale.
I cenci sono/erano/resteranno un dolce tipico del carnevale, ossia qualcosa che viene da un mondo contadino antico fatto di necessità, privazioni, sfoghi di rabbia repressa.
Un mondo che ha preceduto quello presente e tali dolci sono il lascito di una civiltà pre - industriale.
Cucinare i cenci nell’olio di palma bifrazionato è ricondurre di prepotenza ciò che proviene dal passato nell’immediato presente, togliere al prodotto dolciario la sua natura intima di esser parte di una tradizione. Ma quanto devo pagare per un dolce tradizionale fritto in una dignitosa teglia dove bolle l’olio di semi della nonne di un tempo remoto?
Eppure quel passato remoto oggi ricondotto alle leggi del mercato e delle sue manie produttive ha lasciato in dote a questo presente una serie di realtà come la Befana, Il Carnevale, il Natale, Capodanno, Pasqua feste e momenti di passaggio che son state incluse entro le logiche e le forme della presente civiltà industriale e dei consumi.
Io ho il sospetto che per buttar davvero giù l’idea di una tradizione che si regge sulla frittura con Olio di Palma bifrazionato si debba passar per un cambiamento antropologico, ossia deve emergere una nuova tipologia di essere umano.
Del resto i cultori della storia e quelli di un certo idealismo germanico danno per acquisite nozioni come l’uomo Medioevale, l’Uomo del Rinascimento, l’Antico Egiziano e via così. Secondo questa filosofia della storia forme specifiche di cultura, produzione e consumo vengono associate determinate civiltà che formano e sono formate da uomini e donne che l’espressero e ne furono parte.
In questi anni si dovrà manifestare cosa è l’umano della terza rivoluzione industriale.
Del resto se l’uomo dell’età Moderna per via della scoperte geografiche di Colombo e Vespucci ha scoperto la patata, il pomodoro e il peperone l’uomo della terza rivoluzione industriale farà i conti con l’olio di palma bifrazionato e i fast-food.
Mi chiedo però in quanti in questo Belpaese senescente, difforme, deforme e disordinato si rendono conto che il nuovo mondo non è lontano ma è qui e ora e sta spedendo tutte le ragioni del remoto passato e le sue finezze in una riserva indiana per antiquari e cultori del trapassato remoto.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.




23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri




13 marzo 2010

Un pezzo mio curato e riproposto da Franco Allegri

12 Mar, 2010

L'amico Franco Allegri ha pubblicato su Empolitica un mio pezzo del Forum, lo ripresento ai lettori in quanto mi sembra attuale.

Per saperne di più: http://www.empolitica.com/

IANA

De Reditu Suo - I NEMICI DELLA LIBERTA’ NEL BELPAESE

Riscritto da: F. Allegri In: De Reditu Suo| Professore Iacopo Nappini e letto 21 volte.

 

De Reditu Suo

I NEMICI DELLA LIBERTÀ NEL BELPAESE

19/12/2009

Del Prof. I. Nappini

I nemici della libertà nel Belpaese ad oggi sono fin troppi e il mio giudizio su di loro è semplice: NON SI TRATTA DI ESTREMISTI POLITICI rossi e neri in quanto fascisti o al contrario neri perché anarchici, MA DI ESSERI UMANI INCLINI ALLA MALAFEDE, ALLA DOPPIEZZA, AL COMPROMESSO, ALLA FRODE E AL FURTO.

Scrivo questo in tempi nei quali si fanno inchieste contro L’EVERSIONE DEI POLITICAMENTE ECCENTRICI, ora questi attivisti politici sono spesso infrequentabili e talvolta pericolosi ma anche se riuscissero per assurdo a far un fronte comune NON POTREBBERO CAMBIARE LA REALTÀ SOCIALE E POLITICA CHE È GESTITA DALLE BANCHE, DALLE SOCIETÀ PER AZIONI E DAI MILIARDARI CHE CONTROLLANO I MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA E INDIRIZZANO LA GRANDE POLITICA.

Per avere la loro possibilità i post fascisti, gli anarchici e i post-comunisti dovrebbero avere una società ridotta in condizioni da dopoguerra post-nucleare o dove gli Stati e le principali banche sono in bancarotta e il caos sociale e civile rende pericoloso perfino il barricarsi in casa.

Situazioni possibili ma estreme e forse improbabili, infatti dalla parte degli estremisti c’è quasi esclusivamente la capacità distruttiva e suicida delle democrazie ”occidentali”, ovviamente anche in Italia.

AL CONTRARIO IL LADRO E IL TRUFFATORE NELLE DIVERSE DECLINAZIONI DELLA VITA CIVILE E POLITICA QUANDO DIVENTANO FENOMENI DI MASSA SONO I PRIMI NEMICI DELLA LIBERTÀ DI TUTTI PERCHÉ DISTRUGGONO LA CREDIBILITÀ DELL’ORDINE COSTITUITO, LA STIMA DEL DERUBATO VERSO SE STESSO, METTONO IN CRISI LA DEMOCRAZIA PERCHÉ DOVE IL DELINQUERE LA FA DA PADRONE IL BISOGNO PRIMARIO È QUELLO DELLA SICUREZZA E DELLA DIFESA DAL NEMICO E DAL DIVERSO.

Una società sotto assedio, dove la paura è la regola della vita sociale, porta alla ricerca di capi forti e autoritari.

Compagno della gran massa di ladri è il MORALISTA ITALIANO ossia quel soggetto spregevole CHE CERCA DI TAPPAR LA BOCCA a quanti scossi da questo delinquere e dal legalizzare la violenza dell’uomo sull’uomo ostentano ai loro simili la comune crisi della libertà e della democrazia.

Il moralista italiano esce dalla sua buca da suggeritore e scatena una tempesta di allusioni diffamatorie verso colui che presenta lo stato delle cose.

LE ACCUSE RICORRENTI SONO DI ESSER ANTI-DEMOCRATICI, FAZIOSI, INTERESSATI, E TOTALITARI; LA CRITICA DEI PROCESSI DEGENERATIVI DELLE DEMOCRAZIE È TRASFORMATA DA QUESTI BARI DELLA PAROLA NELLA CRITICA ALLA LIBERTÀ E ALLA PROPRIETÀ PRIVATA.

L’italiano medio come essere umano è di per sé poco o per niente sensibile, con l’eccezione di alcune minoranze, al problema della libertà ma è al contrario molto sensibile verso il sospetto che l’interlocutore sia contro la proprietà privata.

Ovviamente il nostro Mario Rossi si scatena solo quando è in discussione la sua proprietà privata e reagisce sempre con un moto di sdegno, vien preso dalla paura che gli venga rinfacciata quella raccomandazione o quella mancanza e subito la persona perbene che denunzia fatti gravi e circostanziati passa da criminale, da impiccione, da delatore potenziale di questura e di condominio, in una parola si trasforma subito nel nemico sociale e in prospettiva nel rivale politico.

Ecco quindi le due categorie di liberticidi: il DELINQUENTE in una società criminale e criminogena e il suo FUNESTO COMPARE MORALISTA; uno ruba e uccide e l’altro gli fa da palo perché in fondo all’animo il secondo fra i due è anche vile e maligno e con la sua ipocrisia difende i mascalzoni.

Forse prima ancora di pensare a una valida difesa dai ladri occorre difendersi dai moralisti e da chi dà a costoro la possibilità di proseguire nelle loro imprese farisaiche.

—–

Il professor Nappini cura il forum http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




8 marzo 2010

Nota sull'Otto marzo

Mi è capitato di comprare il solito mazzetto di mimose un pò meschino per tre euri nel sottopasso della stazione ferroviaria. In un angolo una signora anziana certamente straniera con passeggino e bambina di due o tre anni le vedeva per tre euro il mazzetto. Forse era di qualche popolo dell'est,  forse una nomade, forse chissà che cosa; ma gli abiti semplici e quel volto che ne deve aver viste tante mi dava l'impressione di qualcosa di antico, come di una remotissima Italia della miseria che penetrava dal remoto passato in questo presente di computer, internet, divi e dive del piccolo schermo e della pubblicità e di euri sonanti. Erano in molti i tapinastri a giro nel giorno della donna a vendere mazzi piccoli di mimose per una piccola cifra, ma quella scena con la donna anziana che assieme  alla bambina offriva nel sottopasso le mimose mi ha colpito. Altro che emancipazione femminile! Tutte le antiche miserie d'Italia materiali e morali sembravano concentrarsi in quell'angolo a perenne monito e ostenando una feroce sconfessione di decenni di roboanti proclami e fiumi di frasi retoriche dei nostri moralisti e politicanti da spavento. La realtà nuda e cruda dà lezioni terribili che in solo istante sfasciano ogni illusione e ogni delirio retorico. Se è doveroso parlare di emancipazione femminile o di parità di diritti occorre farlo entro i termini di un mondo umano perlopiù in sofferenza e in leggera maggioranza formato da donne senza le maschere del perbenismo, del moralismo un tanto al chilo, e degli spettacoli rassicuranti o con il lieto fine appiccicato sopra per far "Audience".

IANA per FuturoIeri




6 marzo 2010

Il De Reditu commentato da Franco

L'amico Franco mi onora di un suo commento  e della pubblicazione de miei pezzi sul sito di Empolitica. Si tratta di una collaboraione che dura da anni e son sicuro che i miuei 25 lettori gradiranno le osservazioni di Allegri e la sua lettura d'insieme.

IANA


28 Feb, 2010

Noi in campagna elettorale. Si parte con 3 scritti del De Reditu Suo

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale

 

Noi in campagna elettorale. Si parte con tre scritti del De Reditu Suo
27/02/2010
Di F. Allegri
Inizia un mese importante per la politica italiana e delle regioni. Anche noi di Empolitica ci siamo organizzati per celebrare al meglio i prossimi eventi.
Quale sarà il nostro principio ispiratore? Semplice, faremo come abbiamo sempre fatto: leali con tutti cercando di incontrare e tutelare gli interessi della gente e della democrazia.
Continueremo a mostrare i due video in primo piano e a tenere disponibili tutti i video che abbiamo fatto nei mesi scorsi e tutti gli articoli.
Le elezioni non sono un momento di emergenza, ma il momento iniziale di un lungo viaggio nel quale serve il massimo di informazione possibile e magari qualche stimolo polemico.
Noi terremo qui tutto quello che abbiamo e aggiungeremo altre cose a partire dai tre scritti centrali della riflessione del professor Nappini nel De Reditu Suo.
Questi si intitoleranno: “La destra del Belpaese, Il centro del Belpaese e La sinistra metafisica”.
Ecco qualche anticipazione su cosa possano essere oggi destra, centro e sinistra; senza peli sulla lingua e con qualche faziosità inevitabile.
Per il professor Nappini, la destra ha una sua base irriducibile e unita dalla critica alla sinistra comunista, non l’attuale, ma quella di Natta e Occhetto. Nulla cambia per loro.
Essi hanno un secondo avversario: l’immigrato, specie se islamico! Ogni giorno di più. Poi viene, forse, un debole nazionalismo!
Questa gente non è solo fedele a Berlusconi, ha bisogno di lui o meglio di un punto di riferimento, da esaltare anche oltre ogni critica ragionevole. Qualcuno ci cerca anche la continuità con la DC o con i partitini laici, ma qui non si può nascondere il ruolo della disinformazione quotidiana.
Qui si può scrivere un facile binomio (destra per Berlusconi), non altri!
Il professore paragona la destra ad una roccia e conia l’espressione “roccia elettorale”, efficace e oltre interclassismi minori che il professore elenca con arguzia!
Nel finale il professore fa risalire le origini di questa destra all’azione politica cinquantennale della chiesa e non del ventennio fascista. Constatazione intelligente e problematica, andrebbe approfondita!
Le ideologie, la retorica e il clientelismo hanno completato il lavoro della chiesa.
Lascio al lettore il gusto di andare a cercare la conclusione dello scritto e passo a parlare del centro che è “il centro degli affari politici”.
Il professore è contro il “centro” della politica e forse non voleva parlarne; anche per questo cerca di essere breve.
Per il Nappini, il centro è un luogo di contrattazioni, almeno dal 1977, un’intera epoca!
Lui parla di mercato al dettaglio di vite e carriere politiche.
Qui il professore puntualizza che il centro è berlusconi, ovvero quel politico che è anche il punto di riferimento di ogni destra irriducibile!
Del resto Berlusconi è parte del Partito Popolare Europeo.
Ecco la critica del Professore: “Il centro è quella cosa senza forma né vita propria che è al soldo di chi offre di più; genericamente è cattolico e difende la proprietà privata dei ricchi ma se nel Belpaese prendessero il potere degli invasori alieni, di quelli che si vedono nei cartoni animati i nostrani politicanti del centro non esiterebbero un solo istante ad offrire i loro servigi per un modesto compenso anche a costoro”.
Qui manca la prova del 9 e credo che il professore non abbia preso in considerazione l’UDC, ma magari gli altri 5/6 partiti cattolici.
Quale differenza tra destra e centro?
La destra nasce da una forma d’odio, il centro è degli ignavi, talvolta malvagi.
Qui il professore attacca i centristi frontalmente e senza sottigliezze, li accusa di non avere un pensiero politico loro.
Credo che il ricordo di Tangentopoli sia alla base del suo giudizio.
Concordo con il Nappini per il presente, per me il centrismo ha molto futuro davanti a se soprattutto se si disgregasse la catasta di sinistra del bipolarismo!
Anche io non credo ad un centrismo puro, sara sempre un poco a destra o a sinistra.
In futuro destra e sinistra saranno due diavoli tentatori per ogni centrista; lo saranno di continuo soprattutto se il loro voto sarà utile per vincere.
Il terzo colpo del professore è riservato alla sinistra metafisica e se volete mistica e trinitaria o anche di tre colori.
Egli indivia la sinistra laica - moralista che difende sofferenti e infelici (se stessa), quella delle minoranze e quella burocratica o di mestiere.
Il professore le descrive tutte e tre con efficacia e in modo sintetico.
La prima laica e rossa è la più tragica e antica.
La seconda è quella di professori e professionisti, cambieranno il mondo, ma non oggi e nemmeno entro dopodomani!
In questo caso il professore parla di “sinistra inconsapevole”, gli esempi li farà lui, se vorrà.
Questa sinistra e di colore verde - speranza anche se non difende l’ambiente.
La terza sinistra è vicina al centro ed è bianca. Sono burocrati e politicanti, molti professionisti.
Il professore alla fine dedica due righe anche a qualche personaggio noto solo a lui; io preferisco concludere dicendo che ho riconosciuto la validità di tali categorie e il loro contesto: tra il 1989 e il 1994.
I nostri dirigenti agiscono con le ideologie di quegli anni come dei dispersi in un canion senza uscita ed entrata mentre gli anni passano e la vera politica progredisce, altrove.
Ah dimenticavo: gira voce che il governo Berlusconi possa cadere dopo le regionali, io sarei per escluderlo al 90%.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.



sfoglia     aprile        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email