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11 maggio 2010

L'Italia non ricorda più Salvador Allende




De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italia non ricorda più Salvador Allende

Undici settembre del 1973, un presidente democraticamente eletto viene rovesciato da un generale fellone e para-fascista e dai suoi funesti complici stranieri. Quando si tratta di Allende e della sua storia la mia mente va verso ricordi lontani che sprofondano nella mia infanzia. Collego a quella tragica vicenda un disco in  vinile e il suo contenitore  di color azzurro con una raccolta di canzoni cilene e un manifesto che mostra dei bambini stilizzati che giocano in un prato. Un mondo lontano dal qui e ora, fatto di cose oggi da antiquari dove era evidente la solidità di antichi valori ereditati da tempi lontani; oggi tutto è veloce, in trasformazione continua come liquido che scorre, anche i valori sono opzionali e trattabili. L’Italia di oggi non ricorda più l’immagine di quell’uomo con gli occhiali che cercava di limitare i danni del capitalismo da rapina e delle multinazionali statunitensi nel suo sfortunato paese. Oggi il ricordo di costui si ritrova in rete e ho ritrovato un pezzo del mio passato lontano riascoltando le canzoni di Violetta Parra, degli Inti-Illimani e il suo intervento alle Nazioni Unite contro la strapotenza delle multinazionali che già nel 1972 erano in grado di piegare la volontà degli Stati Nazionali. Il ricordo è però una cosa mia personale, è un ritrovare quel che avevo incontrato nella mia infanzia e non la manifestazione di un qualcosa in grado di suscitare oggi una riflessione politica o intellettuale. Fu nobile il grido d’allarme lanciato dal Presidente Allende in occasione del suo discorso alle Nazioni Unite nel quale  condannava l’ingerenza delle multinazionali nella politica interna degli Stati e la loro capacità di condizionare la vita sociale ed economica dei popoli senza passare da alcun tipo di verifica di carattere democratico e senza dover tener conto dei problemi che procurano certe scelte a milioni d’esseri umani. Non trovo il coraggio del Presidente cileno in nessuno dei protagonisti della grande e ufficiale politica della Repubblica Italiana, comunque sia questo ho trovato su youtube e quel che ho visto mi ha messo una grande nostalgia non tanto per ciò che erano quei tempi lontani quanto per la capacità che avevano alcune minoranze del Belpaese di mobilitarsi e di ragionare. C’era anche altruismo nel prendere sul serio e considerare le calpestate libertà altrui e nel criticare il modello di produzione  e consumo oggi dominante che assume in tanti paesi infelici forme di gestione del potere criminali e dittatoriali. Troppi sono ancor oggi i popoli che soffrono perché sono incolpevoli possessori del proprio sottosuolo ricco di materie prime preziose che interessano multinazionali, servizi segreti stranieri, dittatori, signori della guerra, mediatori senza scrupoli, politici corrotti; la lezione politica di Allende è evidentemente attuale per milioni di esseri umani.

Per iniziare a saperne di più:

http://it.wikipedia.org/wiki/Salvador_Allende

http://www.youtube.com/watch?v=ngXN9pFz9_A

http://www.youtube.com/watch?v=8USuZrYemjk

http://www.youtube.com/watch?v=g1QJ-y_xUmk

 

                                                                                IANA per FuturoIeri




20 ottobre 2009

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

Ho seguito con crescente timore le cronache di otto anni di guerre di Bush, adesso mi si racconta la favola felice del buon principe che arriva a raddrizzare i torti, si chiama Barak Hussein Obama e ancor prima di qualsiasi risultato tangibile prende il premio Nobel per la pace.

Quale pace?

Di cosa si favoleggia in questi pazzi tempi dove le parole hanno smarrito il loro senso e il loro suono?  

Potrei fare delle facili ironie e raccontare di Nobel inventore della dinamite, sbeffeggiare pacifismi di maniera e ipocrisie farisaiche. Invece basta Obama!

Voglio scrivere per i miei venticinque lettori cose di provincia, sestesi addirittura.

Il 16 e il 17 ottobre 2009 a Sesto Fiorentino presso un parco cittadino e nella Villa San Lorenzo è stata onorata la memoria di Ivan Della Mea cantautore popolare e comunista atipico recentemente scomparso con convegni, buffet popolare, canti e musica. Si trattava a suo modo di un maestro, di un cavaliere d’altri tempi che in questi decenni di decomposizione e corruzione ha cercato di cantare le disgrazie e le piccole gioie dei ceti operai e contadini d’Italia, le loro lotte spesso di sinistra, la delusione di tanti militanti rossi davanti al destino avverso e alla loro incapacità di fermare i processi distruttivi e creativi della civiltà industriale e del consumismo edonistico e acritico. Un piccolo eroe della parola e della musica in questa valle di lacrime e duro fango. Certo questa qui è una cosa di provincia, marginale, quasi privata per certi aspetti. Eppure mi ha fatto impressione la folla di circa trecento persone di ogni età che ha sfidato il freddo, non c’era riscaldamento al concerto nel parco, che è stata per ore ad ascoltare il ricordo cantato degli amici di costui, che ha riascoltato in video qualche sua parola, il pubblico stesso si è più volte unito ai canti di lotta e di protesta di Ivan e di altri. Per parlare davvero di pace in questo consorzio umano residente nel pianeta azzurro ritengo che ci sia bisogno da parte dei singoli della cognizione di quella elementare solidarietà umana che esce fuori dal fare una cosa tutti assieme, dall’essere uniti da un ricordo, dal condividere qualcosa di certi valori, dal provare una gioia primitiva nello star con gli altri a far una cosa bella. Si tratta di un sentire e di un fare estraneo alla persuasione pubblicitaria, all’intrattenimento televisivo dei predicatori delle sorte magnifiche e progressive della civiltà industriale, di qualcosa di estraneo nel senso più profondo alla solitudine che è parte costitutiva della civiltà dei consumi. La pace di cui si narra in televisione e sui sistemi d’intrattenimento e d’informazione è la naturale continuazione della propaganda di guerra, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Come in certi brutti film o in certi fumetti per adolescenti: qui sono collocati i buoni dipinti e vestiti da buoni, là i cattivi dipinti e vestiti da cattivi e guai a chi la pensa diversamente.  Sarebbe bene dare alle cose il loro nome, quello vero e non una qualche fantasia creativa da pennivendoli e addetti alla propaganda di guerra. Se la pace oggi è la banalità della “guerra di guerriglia” o il quotidiano di quella “a bassa intensità” allora si usino i termini appropriati senza ipocrisie farisaiche.

Questo è il primo passo per far una cosa seria, anche quando s’invoca la Pace come se fosse una divinità pagana.

 

IANA per FuturoIeri




27 maggio 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI

La cronaca dei diversi quotidiani del Belpaese ci restituisce il quadro di un mondo umano tendenzialmente di basso profilo culturale e plebeo nei comportamenti e nel vivere,a questo punto non credo sia solo una questione di far cassetta e di mostrare il peggio per vendere più copie.  Il nostro paese è davvero un mondo lontano da qualsiasi ideale, dove rari sono i momenti di generosità o esemplari, in breve un mondo umano lontano dagli Dei e dagli Eroi.  Forse è la presente  civiltà industriale con la sua strage delle illusioni e degli slanci generosi dell’animo umano che ha livellato verso un rozzo e acritico consumismo le aspettative di vita degli esseri umani qui in questa stranamente popolata penisola.   Forse è in corso una mutazione antropologica e sociale che fa giustizia di tutto ciò che è debole o incoerente con le novità degli ultimi tre secoli,o forse non possiamo più riconoscere ideali ed eroi perché  siamo disabituati a considerare gli atti degli umani sotto quest’aspetto. Del resto cosa aspettarsi qui e ora nel Belpaese se per la questione dei debiti scolastici si minacciano ricorsi collettivi contro gli scrutini finali e s’avanza da parte di alcune rappresentanze studentesche l’ipotesi di una sanatoria al grido di “cancellate il debito”. Come si osserva,del resto,  dalle pagine di  diversi quotidiani di questo 26 maggio 2008.

Se anche una cosa come la scuola media superiore si riduce a una serie di sconti all’ingrosso per la tranquillità delle famiglie che devono far le ferie e per la sfiducia che grava sul sistema scolastico cosa ci si può mai aspettare dalle genti di questo paese.  Nemmeno sul futuro dei loro figli e sulla loro preparazione riescono ad esser seri, inoltre prevale sempre l’idea di mettere in discussione la legge, la regola, di torcere la realtà al proprio comodo particolare.  Se i molti   pensano che la scuola sia una cosa poco seria i molti che sono cittadini  possono mettere in atto quelle strategie e tattiche di pressione che ben conoscono e che non esitano ad usare quando vengono toccati interessi di categoria; come è stato il caso di tassisti e camionisti, o delle proteste che vengono messe in atto in occasione della costruzione di basi NATO, inceneritori, discariche.  Se una scuola inadeguata indigna e mobilita molto meno del campo nomadi a trecento metri da casa o della discarica abusiva è perché si è smarrito il senso della Pubblica Istruzione.  Lottare per la libertà di tutti e per l’interesse dei molti è poi faticoso e logorante, combattere per i propri casi è invece confortante e positivo: si vede subito il guadagno e l’interesse. Un tempo essere eroi era una cosa complicata occorreva tanto per dirne una appartenere a una stirpe divina o quasi, fare imprese magnifiche, stravolgere il mondo punire i malvagi e accoppare caterve di mostri.  Oggi si può far tanto eroismo iniziando semplicemente a guardarsi attorno e a comportarsi da cittadini dotati di quella decente libertà che si conviene alla gente istruita e nata libera.

IANA per Futuroieri



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