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30 luglio 2010

La natura seconda e le nostrane pietose finzioni



De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e le nostrane pietose finzioni

La natura intima di questa terza rivoluzione industriale sta mostrando il suo volto aggressivo e duro con questa aspra e lunga crisi e con le nuove guerre. E’ una rivoluzione industriale come le altre due precedenti  proprio come le sue sorelle cambia il mondo umano distruggendo ciò che è stato prima e rimodellando il presente. Si tratta di un fenomeno noto  per certi aspetti scontato nella sua brutalità. Questa terza rivoluzione però ha un elemento di novità perché colpisce con puntualità e brutalità il vissuto quotidiano e la cultura rimodellandola secondo le sue esclusive necessità di profitto e di creazione della propria potenza. Chi è ai vertici del processo ovvero gli esecutivi delle potenze imperiali, i dirigenti massimi delle grandi compagnie finanziarie, delle multinazionali, delle banche, la ristretta minoranza di miliardari con interessi in decine di grandi compagnie è davvero felice perchè vede l’‘opera che crede propria mentre prende forma nello spazio e in questo tempo, il resto degli umani è materia vivente atta ad attuare o ad assistere  questo titanico esperimento di ingegneria sociale e di creazione di profitto e tecnologia. Questo esiste e si forma in anni nei quali il Belpaese sembra impazzito, qui si ragiona di comunismo, fascismo, antifascismo, e liberalismo come se il 2010 fosse il 1970. Oggi 21 maggio 2010  i giornali rendono conto del fatto che la ricerca genetica è vicina alla creazione di forme di vita artificiale, l’annuncio della avvenuta  manipolazione genetica con DNA artificiale di alcuni batteri viene dagli Stati Uniti ed è nello spirito dei tempi. Questa rivoluzione industriale cambia addirittura non solo il concetto di uomo e natura ma proprio la natura e l’essere umano nel suo essere concreta realtà materiale dotata di vita propria. Davanti a quel che è enorme e clamoroso vedo un dibattito politico stanco e infelice legato a cose squallide e brutte come il coltivare antichi dissapori e miti perduti per tenersi fette di elettorato pieno di idee confuse e nostalgiche da usare strumentalmente come forza ausiliaria per vincere per qualche punto percentuale lo schieramento politico avversario. La politica italiana degli onorevoli, dei cavalieri al merito e dei commendatori da tempo non pensa più il  tempo di tutti e si accontenta di amministrare il suo tempo e se stessa e i suoi piccoli e grandi interessi; la grande finanza non può per sua natura trasformarsi in un soggetto politico in grado di sostituire i vigenti ordinamenti democratici e si accontenta di manipolare e indirizzare la grande politica nazionale e internazionale. Le enormi masse di umani che sono cittadini di Stati democratici devono cimentarsi con il problema di una condizione di civile libertà ferita ripetutamente dalla crisi globale e dalle diverse forme di autoritarismo che emergono in queste nuove guerre. Di fatto non c’è indirizzo e controllo nella crescita del potenziale tecnologico, le mutazioni anche notevoli e invasive come i telefonini tuttofare, internet o l’E-book arrivano, si consolidano, mutano i rapporti umani e sociali e solo dopo che la trasformazione è già irreversibile arriva il legislatore, il moralista, il giornalista, il commento dell’uomo della strada. Non ci sono forze in grado di determinare lo sviluppo di questa natura seconda ed essa stessa non ha una coscienza o uno scopo: diviene ciò che può essere nel mondo degli umani che abitano il pianeta azzurro e occupa tutti gli spazi vuoti.


IANA




25 luglio 2010

La feccia che risale il pozo - considerazioni di Franco Allegri

Certo di far cosa gradita pubblico le recenti considerazioni sulla politica e l'informazione nostrana dell'amico Franco Allegri.


23 Lug, 2010

La feccia che risale il pozzo

Scritto da: F. Allegri

 
Il Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano

La feccia che risale il pozzo
17/07/2010
Di F. Allegri

Dopo qualche settimana di pausa torno a commentare gli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio perché non vorrei che qualcuno avesse pensato che avevo interrotto questo appuntamento ricorrente. Oggi rifletterò su uno scritto intrigante, del 22 marzo 2010 e titolato: “La feccia che risale il pozzo”.
Questo scritto consiste nella trascrizione del discorso settimanale di Marco Travaglio e in particolare parlo di quello che precedette e si occupò delle elezioni regionali. Il tema del trascritto è quello delle liste elettorali sporche ovvero con candidati inquisiti e/o condannati.
La denuncia di Travaglio fu netta: “LE LISTE ERANO COSI’ SPORCHE DA BATTERE QUALSIASI RECORD PRECEDENTE”.
Qui prendo subito le distanze e rovescio il bicchiere, per me negli ultimi 15 anni la magistratura ha indagato meglio e questo ha permesso di ridurre il numero degli intoccabili e anche di scoprire una quantità maggiore dei reati.
Per questo dico che lo scandalo non è nel numero dei candidati ma nel fatto che si scelgano le stesse persone.
Qui va aggiunto il dato che un inquisito di partito spesso fa parte di una rete di relazioni, di affari inconfessabili e di connivenze sempre difficili da disvelare anche se no si tratta di organizzazioni segrete.
Travaglio ci disse:” I due maggiori partiti, ovviamente PD e PDL, sono infarciti di inquisiti, di condannati, di imputati, di pregiudicati, il record ovviamente spetta al PDL, il PD insegue con un buon numero, l’Udc naturalmente tiene fede alla sua tradizione”. Questa frase iniziale venne sviluppato nel video trascritto: Travaglio criticò anche i partiti minori, a partire dall’Udeur ma introdusse una distinzione tra la feccia del nord, la feccia del centro e quella del sud.
Il punto più interessante di questo scritto è nella parte centrale, laddove Travaglio constatò una moralizzazione delle liste del PDL nel sud!
Quando lessi questo scritto constatai che Travaglio non sapeva del litigio tra Berlusconi e Fini avvenuto nel luglio del 2009.
Questa era la causa vera che aveva portato a certe candidature e non ad altre, a quello che potremmo chiamare un rinnovamento della destra.
Premesso questo, torno al testo di Travaglio. Egli partì dal Piemonte e denunciò vari personaggi che a me non sono noti. Per ognuno di loro Travaglio elencò crimini e misfatti, sia a destra che al centro come a sinistra. Questo punto mi fa venire a mente il paradosso della stampa italiana che è quello del ragazzino GRADASSO il quale esclama frignando: “Lui me n’ha date tante, ma io gliene ho dette di più!”
La stampa italica, settantacinquesima al mondo, è malmessa non solo perché omette molte notizie importanti, ma soprattutto non lavora mai per migliorare questo povero paese.
Talvolta sembrano dei marziani caduto sul fatto per caso e due soldi! Se volete sapere come si dovrebbe fare leggete l’ultimo scritto di Moore e il successivo che pubblicherò nei prossimi giorni. Parlo della critica a Stupak e dell’attacco ai repubblicani americani.
Torniamo a Travaglio e ricordando che secondo lui era meglio se perdeva Cota (io invece sono indifferente) ci trasferiamo in Lombardia. La prima considerazione non mi piace, si tratta di una critica al figlio di Bossi. A me pare persecutoria, gli altri figli di mister x (molti in parlamento da anni) non furono e non sono trattati così e sicuramente non hanno ottenuto il seggio parlamentare dopo un dottorato ad Oxford o una laurea alla Sorbona. Nello specifico non si può parlare nemmeno di nepotismo in senso stretto: questo scatterebbe nel caso in cui il figlio del Senatur acquisisse cariche nel partito e magari sostituisse il padre. Anche se abbiamo liste bloccate nessun medico ordina di votare un partito per forza.
Passando oltre Renzo Bossi e la Lega non si può parlare di nepotismo nemmeno per certi candidati PDL, qui non siamo nel sud Italia degli anni cinquanta, ma nel Messico di oggi, ieri e domani. Tutti dietro al capo indiscusso, tutti famigli o servi fedeli e fidati!
Il Veneto, secondo le informazioni di Travaglio parrebbe pulito, anche le piccole critiche che fece a Brunetta e Zaia sono state superate dai risultati elettorali che in questo caso mi erano noti.
Travaglio criticò anche le candidature di Formigoni ed Errani, lo fece accomunando i 2 storici presidenti di regione.
Concordo con Travaglio, ma a differenza di lui io spiego queste ricandidature con la natura della repubblica di Berlusconi. Viviamo nel regno del personalismo e della politica come rappresentazione. L’uomo, il volto, l’essere il simbolo di qualcosa hanno sostituito l’ideologia e il programma di riforme o di governo. A sinistra si vota il signor Rossi, a destri il Neri e al centro il Bianchi. Siamo alla semplificazione (banalizzazione) del messaggio politico, siamo schiavi del marketing e della politica da bere.
Non è questione di corruzione penale, siamo allo snaturamento dei valori, alla metamorfosi e all’illusione.
Un cavillo senza il sostegno del sentimento popolare può poco contro queste armi moderne di distrazione di massa e non cito, per carità di patria, la penuria di candidati credibili e positivi. Ops, l’ho fatto!
Accolsi con fastidio la notizia che molti candidati toscani erano inquisiti, ma io sostengo dal 1994 che la Toscana è la regione evitata dalle inchieste. Non vedo e non vedevo grandi vecchi, ma tanti piccoli comitati d’affari e invito il lettore a constatare che tutti i grandi appalti italiani di questi 15 anni sono passati di qui, la terra dove la magistratura ha avuto qualche miopia e timidezza di troppo.
Tutte le regioni del centro avevano i suoi inquisiti, ma fra queste il Lazio spiccava per qualità e quantità anche se non c’era la lista del PDL.
Anche questa esclusione era dovuta ai litigi del centro destra, ma questo fatto era noto a pochi e non è del tutto dimostrabile. Quando mi raccontarono lo svolgimento dei fatti io non pensai alle sbadatezze e ai dilettantismi, io vidi i dispetti trasversali, ma non ho le prove. In ogni caso delle due tesi, una è prevalente!
Travaglio fece un discorso a parte per la Puglia, criticò la candidatura dell’ex onorevole Cosimo Mele, ma sorvolò su Vendola e sulla sua vecchia giunta decimata dalle inchieste. Questa è la parte che mi piace meno. Trovo strano anche il fatto che per parlare di Feccia del Sud Travaglio si sia concentrato solo su 2 regioni: Calabria e Campania.
Travaglio fa intendere che queste sono regioni più corrotte, ma io penso il contrario: sono zone dove si è indagato meglio, in primis e subito dopo aggiungo che si tratta di zone che ricevono più finanziamenti pubblici per ragioni storiche, economiche e geografiche. Non trascurate questi fattori.
Per spiegare la corruzione io voglio introdurre qui una variante del nepotismo, una figura che è figlia di un millennio e mezzo di medio evo e di dominio culturale e politico cattolico, quella del capo popolo. Il sud elegge sempre un capo, un don, un porta voce, un pastore di votanti! Certe tradizioni sono attenuabili solo con l’urbanizzazione. Questi personaggi che a noi sembrano bislacchi e impresentabili vengono da un mondo che non muta e non segue le regole della politica spettacolare e televisiva. I motivi del degrado campano e calabrese vengono da lontano, ma deve concordare con Travaglio quando dimostra che ad oggi queste terre sono messe male.
Da notare e ricordare il fatto che Travaglio considerò come facce nuove e pulite i due nuovi presidenti di regione del centro destra, Caldoro e Scopelliti.
Io posso concordare e riscontro che si tratta di prescelti da Fini il quale sicuramente contesto qualche importante comitato d’affari: non tutti e vedremo per quanto.
Il consiglio della Calabria che abbiamo sostituito non è da rimpiangere, 35 consiglieri su 50 erano stati imputati e qualcuno già condannato. Qui cito anche un nostro video girato l’anno scorso a Certaldo dove un Fassino indignato disse che lui non si sarebbe mai iscritto al PD della Calabria. Ad oggi non mi risulta che tale partito sia stato commissionato e spero che il congresso abbia rinnovato le cariche, devo dubitare.
La Campania è un buon laboratorio per sperimentare il nepotismo politico soprattutto negli ambienti legati agli affari e alla corruzione, Travaglio ci dona qualche spunto, ma servirebbe l’approfondimento di qualche politologo preparato e coraggioso. In ogni caso si può sperare di avere una Calabria leggermente meglio della precedente, senza dimenticare che siamo nel regno del trasformismo e di quelli che seguono sempre la scia del presunto vincitore e del favorito!
Mi avvio alla conclusione. Nel complesso considero importante questo scritto e nel complesso mi sento di dire che la gente ha votato il meglio che c’era con la bella sorpresa degli eletti a 5 stelle nel nord. Non si poteva fare molto meglio!
Credo che Travaglio abbia fatto bene a denunciare i candidati del centro sinistra al Sud, (io avrei aggiunto un nome da tenere in quarantena, lo sapete) lo fece anche al convegno di Avane che si tenne nella casa del popolo locale. Ammirai allora il suo coraggio che traspare anche nel nostro video e concordo con lui, del resto se avessi dei contrasti forti con lui non chiuderei il pezzo invitandosi ancora una volta a leggere il Fatto Quotidiano, se leggete i giornali. Alla prossima!
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




17 luglio 2010

Note sulla pubblicità come potenza



De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sulla pubblicità come potenza

 Il vecchio mondo umano aveva i suoi miti e suoi riti, oggi la grande potenza che indirizza e muta le passioni umane e svolge una funzione occultamente educativa è la pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è ovunque in casa con la televisione, in macchina con la radio, in ufficio con internet e con il portale dove si colloca la posta elettronica, nel tempo libero con i loghi delle grandi marche, nei centri commerciali, al cinema, per strada con i cartelloni e nella testa degli esseri umani. La pubblicità segue e anticipa ogni aspetto della banale esistenza umana; la pubblicità finisce con lo spalmarsi sui ricordi, i suoi brani musicali sono l’indesiderata colonna sonora di troppi momenti della vita privata e personale del singolo. La pubblicità commerciale è potenza e il fatto di essere parte del quotidiano la distingue dallo straordinario e drammatico della propaganda di guerra o politica nasconde la sua natura e la facilità con cui opera piccoli e grandi condizionamenti. Penso alle centinaia di spot che da bambino subivo dalle prime televisioni commerciali, mi ricordo distintamente di aver visto fra un cartone animato di robot giapponesi e un telefilm decine di pubblicità di detersivi, calze, arnesi tecnologici per pulire, giocattoli. Eppure oggi faccio fatica a ricordarmi i dettagli, poi ogni tanto per qualche motivo un motivetto, qualche immagine mi riporta per intero quelle cose che ho sospinto in un angolo della mia memoria e in quel momento mi accorgo della potenza del martellamento che ho subito. Ovviamente la pubblicità televisiva sulle reti private è senza dubbio un facile strumento di lettura, ma a pensarci bene è possibile moltiplicare questo per le radio private, per le riviste, i giornali. La pubblicità è oggi molto di più di un elemento fastidioso o di un sistema infedele di racconto della realtà essa manipola gli esseri umani e tendenzialmente li allinea psicologicamente e culturalmente attraverso la sua ossessiva ripetizione alle logiche dominanti e  al modello di produzione e consumo di beni e servizi. La potenza della pubblicità, anche quando si esprime in forme originali, tende per sua intima natura a giustificare l’ordine costituito e invita gli esseri umani a vivere dentro questo modello e non a cercar di uscir da esso. Del resto la merce che è presentata nella pubblicità è inserita quasi sempre nel modello di produzione e consumo dominante.

 

IANA per FuturoIeri




2 luglio 2010

Note sulla pubblicità come potenza





De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sulla pubblicità come potenza

 Il vecchio mondo umano aveva i suoi miti e suoi riti, oggi la grande potenza che indirizza e muta le passioni umane e svolge una funzione occultamente educativa è la pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è ovunque in casa con la televisione, in macchina con la radio, in ufficio con internet e con il portale dove si colloca la posta elettronica, nel tempo libero con i loghi delle grandi marche, nei centri commerciali, al cinema, per strada con i cartelloni e nella testa degli esseri umani. La pubblicità segue e anticipa ogni aspetto della banale esistenza umana; la pubblicità finisce con lo spalmarsi sui ricordi, i suoi brani musicali sono l’indesiderata colonna sonora di troppi momenti della vita privata e personale del singolo. La pubblicità commerciale è potenza e il fatto di essere parte del quotidiano la distingue dallo straordinario e drammatico della propaganda di guerra o politica nasconde la sua natura e la facilità con cui opera piccoli e grandi condizionamenti. Penso alle centinaia di spot che da bambino subivo dalle prime televisioni commerciali, mi ricordo distintamente di aver visto fra un cartone animato di robot giapponesi e un telefilm decine di pubblicità di detersivi, calze, arnesi tecnologici per pulire, giocattoli. Eppure oggi faccio fatica a ricordarmi i dettagli, poi ogni tanto per qualche motivo un motivetto, qualche immagine mi riporta per intero quelle cose che ho sospinto in un angolo della mia memoria e in quel momento mi accorgo della potenza del martellamento che ho subito. Ovviamente la pubblicità televisiva sulle reti private è senza dubbio un facile strumento di lettura, ma a pensarci bene è possibile moltiplicare questo per le radio private, per le riviste, i giornali. La pubblicità è oggi molto di più di un elemento fastidioso o di un sistema infedele di racconto della realtà essa manipola gli esseri umani e tendenzialmente li allinea psicologicamente e culturalmente attraverso la sua ossessiva ripetizione alle logiche dominanti e  al modello di produzione e consumo di beni e servizi. La potenza della pubblicità, anche quando si esprime in forme originali, tende per sua intima natura a giustificare l’ordine costituito e invita gli esseri umani a vivere dentro questo modello e non a cercar di uscir da esso. Del resto la merce che è presentata nella pubblicità è inserita quasi sempre nel modello di produzione e consumo dominante.

 

IANA per FuturoIeri

 




31 maggio 2010

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini- pezzo ripubblicato

31 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro: La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini

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De Reditu Suo - Secondo Libro

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini
14/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Il poeta e regista forse non se rendeva conto, o forse sì, ma la sua era una vera e propria fortuna: i suoi persecutori che lo trascinavano in tribunale erano veri e c’era davvero gente capace di provare odio e disgusto.
La sua lotta civile e culturale s’integrava nei termini di qualcosa che era ancora vivo anche se profondamente malato di corruzione, ignavia e cinismo.
Oggi tutto è merce, perfino la critica dura e impietosa si trasforma in prodotto, tutto è divorato dal sistema di produzione, spettacolo e consumo anche l’urlo del predicatore nel deserto e il monito dell’intellettuale impegnato assumono senso se entrano nelle logiche e nei percorsi dei sistemi di comunicazione di massa.
L’odio è un sentimento forte e oggi è ormai merce rara in una civiltà a metà strada fra il centro commerciale e la catastrofe ecologica planetaria.
Al disprezzo e al contrasto si preferisce il silenzio per malvagità, per incapacità di comprendere e per la folle e assoluta volontà di portare a buon fine interessi privati manipolando le leggi, gli appalti e i piani regolatori.
Non dico niente di nuovo su tutto questo, il lettore pensi a tangentopoli.
La cultura alta e profonda è estranea alle logiche del potere di oggi che è solo l’estensione della volontà di finanzieri, manager, banchieri, sceicchi, e trafficanti di ogni specie.
A queste caste al potere interessa solo un minimo di Stato che tuteli in qualche modo la proprietà privata e la libertà di commercio.
Non credo che esista un centro di potere malvagio, quel che è avvenuto è stato un percorso segnato dal collegarsi e svilupparsi di più volontà, di più progetti di dominio e controllo e dalla volontà di potenza di realtà imperiali globali.
Quindi più attori pubblici e privati di dimensioni imperiali con interessi assolutamente egoistici e cinici hanno condotto le vicende planetarie negli ultimi decenni e ormai tocca vedere una terza rivoluzione industriale che sta smentendo tutte le ragionevoli aspettative di progresso e benessere.
Alle rovine della vecchia Italia e dei suoi antichi poteri si sommano le rovine di tangentopoli e un giorno potrebbero sommarsi quelle del Berlusconismo.
Una massa informe di cose morte e miti perduti e svergognati non può creare odio, rabbia, lotta e martirio ma solo diserzione, fuga e furberie da strapazzo.
Forse l’Italia di Pasolini era quella della fine di modi di vivere e di essere di natura arcaica e a loro modo tradizionali, questa di oggi è l’Italia dove i nuovi miti e i nuovi spettacoli rivelano la loro natura assolutamente strumentale e volta a calmare un popolo di tapini, di impoveriti e di popolazioni piene di problemi non risolti.
Il mondo umano dell’Italia di oggi è qualcosa di talmente deforme e inesprimibile che anche l’odio di parte cessa di essere un fatto assoluto per diventare o un problema privato o una stramba continuazione dello spettacolo permanente nel quale è immersa la politica e il sedicente “mondo dell’informazione”.
Sui processi di P. Pasolini umilmente rimando al sito http://www.pasolini.net/processi_cronologia.htm
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




27 maggio 2010

Pasolini Pierpaolo e la guerra che le genti d’Italia non hanno combattuto




De Reditu Suo - Terzo Libro

 Pasolini Pierpaolo e la guerra che le genti d’Italia non hanno combattuto

Fra gli anni sessanta e settanta le genti d’Italia sono diventate parte di una civiltà industriale, si sono adeguati a un modello di produzione e sviluppo di natura consumista e culturalmente conformista. Come aveva osservato Pierpaolo Pasolini l’Italia delle antiche culture popolari, contadine, operaie si dissolveva nel giro di pochi anni, al posto di tanti modi di vivere e di essere uomini emergeva un modello di vita e comportamento fondato sul consumatore. I valori della civiltà industriale stavano annientando e sostituendo quelli della tradizione di carattere  religioso o popolare, e questo annientamento vede alcuni singoli protestare nell’indifferenza generale e nel fastidio di gran parte della popolazione; fra questi singoli c’era appunto il poeta scomodo. Le forze politiche e sociali  del periodo avrebbero dovuto almeno provare ad indirizzare questo sviluppo di potenza economica e industriale che trasformava le periferie e modificava in profondità abitudini e costumi. La politica si era ritirata da uno dei suoi ambiti quello di lavorare sul quotidiano e sulle abitudini fin dagli anni settanta primi anni ottanta. Al posto del’attività del potere  politico arrivò la pubblicità commerciale e le prime televisioni private che promuovevano modi di parlare e stili di vita legati al consumo di merci e servizi. Perché una realtà come quella Italiana non si è opposta alla disgregazione delle sue abitudini, delle culture originarie operaie, contadine popolari, alla mutazione delle speranze delle prospettive. Credo perché i modelli di vita precedenti erano modelli di vita che per le diverse genti d’Italia rappresentavano un mondo cittadino o contadino intriso di povertà di senso del sacrificio e del risparmio; per la prima volta si presentava alle difformi genti del Belpaese qualcosa che mostrava la possibilità di arrivare alla roba, quella roba che prima avevano gli appartenenti al ceto sociale gerarchicamente collocato sopra il proprio. Così l’ex contadino inurbato che trovava un lavoro da operaio e si comprava una macchina utilitaria pensava di esser arrivato al livello del dottore di paese o del capitano dei carabinieri, il ragioniere che riusciva a permettersi un mese di vacanze al  mare con la famiglia credeva di aver raggiunto il tenore di vita del pricipale e tutto questo avveniva  in tutti i ceti secondo proporzione, proprio le antiche miserie hanno favorito la disgregazione di quella che un tempo era “l’Italia bella e povera”. La battaglia per difendere qualcosa delle proprie remote origini non è stata mai combattuta perché in fin dei conti alla maggior parte delle genti del Belpaese interessa solo il qui e ora e quel che possono arraffare dalla vita con la mano sinistra mentre con la destra difendono la roba minacciando chiunque con bastone, pistola, coltello o qualche lettera di diffida del proprio avvocato.

                                                                     IANA per FuturoIeri




7 dicembre 2009

A ciascuno la sua mattina


De Reditu Suo

A ciascuno la sua mattina

Ripubblico quanto già scritto per i miei venticinque lettori.

Quando mi ritrovo la mattina presto con me stesso con la prospettiva di andare al lavoro mi vengono in mente  tanti pensieri fastidiosi. Mi capita di ripensare al passato, alle tappe della vita vissuta che mi hanno portato dove sono. Sono pensieri in velocità. Messi assieme mentre faccio altro, talvolta sono fulminati, brevi constatazioni della mia realtà che sottintendono riflessioni e osservazioni più ampie che si sono concentrate e concretizzate in quel modo. Mi vien fatto pensare in ultimi tempi che i mezzi con cui vado al lavoro, treno o autobus, tradiscono la considerazione e la posizione sociale. I personaggi inventati della pubblicità in fin dei conti non usano  treno, autobus e cose simili; non sono pendolari, non hanno come compagni di viaggio degli anonimi provenienti dai ceti medio-bassi, le loro mattine non sono mai grigie per le nuvole, buie o piovose.

Ora che ci penso un fenomeno simile prende pure le vacanze dei VIP veri o presunti tali, sarà un caso ma quando mi avvicinavo all’edicola quest’estate mi son detto ma come è possibile che sulle teste di calciatori, veline,presentatori, personaggi televisivi non cada mai una goccia di pioggia. Le vacanze di costoro a giudicare dalle foto che vedevo in copertina  sono sempre all’insegna del bel tempo a priori. Quasi per privilegio divino il VIP delle nostrane riviste ha il diritto a sottrarsi al tempo cattivo. Mi viene il sospetto che la realtà si sia scissa, non l’immaginazione o la finzione ma proprio la realtà in quanto tale. La creazione pubblicitaria e propagandistica è parte integrante della realtà, non si limita più a incollarsi sopra di essa, essa ne è diventata, per così dire, carne e  sangue. Il racconto alterato dei fatti si è trasformato nella unica, sola, certa realtà. Mi basta questo piccola evidenza per riflettere sul fatto che questi anni si presentano come un mondo umano altro rispetto ai precedenti. Le mie mattine reali e concrete e quelle finte e illustrate della pubblicità si trovano sullo stesso piano in quanto sono qui e ora, tuttavia le mie sono esperienze personali concrete le seconde illusioni create con arte e abilità dai pubblicitari, dai pubblicisti e dagli esperti del settore. Eppure proprio queste clamorose finzioni si sono quasi sovrapposte alla concreta realtà, l’accompagnano, formano i desideri e le aspirazioni di milioni d’italiani magari in modo inconsapevole. Questo condizionamento ha dalla sua due fattori: è moltiplicato migliaia di volte al giorno da manifesti, spot televisivi, programmi d’intrattenimento, in secondo luogo riesce a colpire l’immaginazione dei molti alle prese con la banalità dell’esistenza. L’irreale della pubblicità diventa così parte del quotidiano senza aver la concretezza intima del vissuto ma essendo al contrario una rappresentazione deforme e tendenziosa di esso. Fra le poche fortune della mia vita c’è stata, e finora c’è, una vena di misantropia che mi fa dubitare della felicità propria e altrui; questa natura mia intima mi rende sospetta quella rappresentazione finta del mondo. Mi rendo conto che questa rappresentazione ossessiva dell’albero della cuccagna e delle fantasie umane prima o poi troverà i suoi limiti e perderà il suo potere sugli esseri umani.

IANA per FuturoIeri



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