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3 giugno 2012

Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Terzo Libro
Appunti sparsi sulla discesa della ragione e della civiltà


Devo osservare che c’è tanta voglia di guerra oggi, ormai anche nel Belpaese si assiste a ondate di retorica giornalistica e televisiva contro quello o quel tiranno asiatico o despota straniero inviso alla NATO e agli Stati Uniti. Quello che mi dispiace di questa evidenza è il modo semplicistico e propagandistico con cui viene presentata la guerra e le lotte fra poteri imperiali in questo inizio di XXI secolo, l’informazione giornalistica e televisiva in molti casi sembra creata per non approfondire, per non capire i dettagli e i meccanismi  dei grandi interessi politici e finanziari che s’intrecciano con l’industria militare e con i grandi disegni di egemonia politica e finanziaria di potenze che è corretto chiamare imperi del XXI secolo. Questo modo propagandistico di presentare il mostro di turno per dirlo in una parola finisce con il lasciare in una sostanziale ignoranza la stragrande maggioranza del pubblico televisivo o dei lettori dei giornali. L’ informazione, se così si può chiamare, sembra puntare sui sentimenti, sulle emozioni, sulla potenza delle immagini o sulla forza delle parole che annunciano scenari apocalittici o riedizioni aggiornate di  massacri nazisti o comunisti. Va detto che a maggior singolarità di certe affermazioni i presunti nuovi duci nazisti o comunisti annientati finora sotto tonnellate di bombe più o meno precise sono stati molto distanti per potenza, e capacità e ideologia dai modelli del Novecento presi di continuo ad esempio dalla stampa e dalla televisione. Strano perché la storia umana offre migliaia di macellai, maniaci, despoti, tiranni degni di livello modesto degni di riprovazione e magari meglio s’adattano a ben più felici paragoni con i despoti presi a bersaglio dai missili e dalle forze speciali della NATO, evidentemente Stalin e Hitler fanno un effetto potente sulla popolazione umana di Europa e stati Uniti e ogni nemico del Grande Supermercato e della grande finanza Anglo-Americana deve per forza assomigliare a Hitler o a Stalin per i nostri Media. Personalmente gradirei  la rivalutazione di Papa Innocenzo III nella sua qualità di primo istigatore della crociata contro i Catari, eretici presenti nella Francia meridionale fra il 1208 e il 1255, come esempio negativo da proporre al pubblico televisivo e ai lettori dei giornali italiani.  In fondo un pontefice che istiga a massacrare cristiani eretici francesi a casa loro mi pare un esempio da considerare invece di scomodare Hitler e Stalin. In una parola oggi il Sistema dei Media cerca di suscitare emozioni e stupore con un fare simile alla narrazione cinematografica o pubblicitaria dove il pubblico va eccitato, stuzzicato, rapito dalla forza delle immagini e delle parole ma non deve far lo sforzo di pensare o di ragionare. L’alleato e il cliente di ieri diventa il mostro di domani, l’Italia intera ne ha già fatto la prova con i fatti del dittatore libico ieri ricevuto in forma solenne e onorato come amico e grande personalità, oggi nemico distrutto dai bombardamenti della NATO. Ricordo che le forze armate del Belpaese sono parte della NATO e a quel che si sa l’ex grande amico delle genti d’Italia  riposa in una tomba senza nome da qualche parte. Comprendere i motivi reali di un conflitto e non quelli di propaganda o pretestuosi o apertamente falsi è difficilissimo nel sistema d’informazione del Belpaese. Sia chiaro: il fatto militare dalla notte dei tempi esige una cortina di false notizie per confondere le idee alle spie  e  la  protezione dei segreti militari, quindi è ovvio che le notizie siano censurate o i giornalisti informati in modo parziale, ma in un regime dove si vota liberamente  ed esiste la libertà di parola, pensiero, associazione emerge quotidianamente  la necessità di sapere le reali intenzioni politiche e i piani di dominio e controllo imperiale che sono dietro dei conflitti è una necessità politica della popolazione. La propaganda di guerra non può assorbire tutto il flusso d’informazioni, stimoli e narrazioni che quotidiani, riviste, cinema, internet, televisione  offrono al loro pubblico. Anche perché queste guerre imperiali nelle quali in forma diretta o indiretta sono coinvolti alcuni o tutti i paesi della NATO riguardano il Belpaese e di conseguenza la sua popolazione.  Proprio adesso che la guerra è arrivata nel bacino del Mediterraneo occorre porsi il problema della civiltà italiana staccata dai fumi deliranti e cattivi della retorica sull’Occidente. Quale Occidente? Ma di che si parla? Si parli di NATO come Occidente politico-militare, come strumento imperiale o di contenimento di altri imperi emergenti Russia e Cina prima degli altri che con evidenza sono Brasile e India. Ma dove è l’Italia in quanto Italia in tutto questo? Per questo mi permetto di scrivere che il modo con cui si trattano le guerre è propaganda militare, informazione di parte o un misto fra propaganda militare e notizie. Ma senza una dose massiccia di analisi, di considerazione dei motivi reali e non di facciata, di vero dibattito si assisterà alla discesa della ragione e al montare  dell’esaltazione della guerra e delle passioni irrazionali; questo modo propagandistico di presentare i fatti militari darà per dirla in poche parole alimento a leggende, supposizioni, teorie del complotto, paure irrazionali che si diffonderanno fra milioni di abitanti del Belpaese. Aggiungo che di fronte a qualche pesante sfortuna in campo militare, in guerra nulla è certo, c’è il pericolo del montare del discredito di tutte le istituzioni dello Stato Repubblicano presso l’opinione pubblica. Una sfortunata vicenda militare, dopo la montagna di retorica, propaganda e patriottismo di questi anni  potrebbe aver lo stesso impatto della battaglia di Adua al tempo del governo Crispino: travolgere le presidenza del consiglio e far calare il discredito verso le istituzioni aprendo le porte alla propaganda politica  iper-nazionalista  e al suo contrario ideologico ossia quella rivoluzionaria. C’è da chiedersi perché uomini di potere ricchi e felici nei loro privilegi siano pronti a mettere in discussione la loro supremazia per avventure militari sempre incerte. Cosa non viene detto alla pubblica opinione? Cosa sarebbe opportuno sapere? Perché piccolissime minoranze di miliardari, superburocrati, generalissimi, esperti di banca e finanza rischiano i loro privilegi e i loro poteri e in qualche caso molto di più alzando e alimentando i fuochi della guerra? Cosa non sa la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica in Italia e non solo? Queste le domande che sorgono spontanee alla luce della cronaca di questi giorni dove nuovi focolai di guerra e di rivolta vengono alimentati nel Mediterraneo e non solo.
In una decente democrazia da tempo grandi intellettuali, movimenti e partiti avrebbero posto il problema su una pubblica tribuna aperta a tutti, ma ad oggi pochi si pongono queste domande per ora privilegio di aderenti o simpatizanti di  piccoli movimenti, di gruppi extraparlamentari, di chi fa contro-informazione.

A proposito della Crociata di Innocenzo IIII

http://it.wikipedia.org/wiki/Crociata_albigese




22 settembre 2011

I molti chiedono di non capire e di non sapere





Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

I molti chiedono di non capire e di non sapere

Devo scrivere qualcosa sulle grandi tragedie di questi ultimi anni e come le ha recepite  la maggior parte degli italiani che non sono l’amabile minoranza che cerca le informazioni rete, che fa attività sociali, che crede in valori spirituali e morali aldilà del proprio tempo, che s’impegna in uno sciopero, che fa volontariato politico in modo disinteressato. Tutto ciò che non turba la vita quotidiana nel senso più stretto, meschino, egoistico  e squallido non esiste e se esiste l’urlo dei molti è uno e uno solo: ME NE FREGO! Cosa volete che interessi al comune italiano se il deserto che avanza nel mondo crea milioni di profughi? Se il sistema capitalista  in crisi perché a trovato i suoi limiti di risorse? Se i problemi globali sono aggravati dall’emergere di nuove potenze imperiali che contrastano il sistema di dominio e controllo Anglo-Americano? Se, come alcuni affermano, è stato raggiunto il picco del petrolio? Se nel mondo  lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili sconta un ritardo rispetto all’urgenza dei tempi? Se la guerra è diventata parte del sistema di produzione e consumo dei paesi industrializzati? Nulla! La maggior parte delle genti d’Italia è anziana e sa di avere un tempo di vita limitato, il suo mondo è solo ed esclusivamente se stesso e i piaceri immediati, il futuro lontano non esiste, non ci guadagnano, non ci lucrano sopra, i guasti gravissimi che maturano adesso saranno forse cose con cui dovranno rompersi il cranio figli e nipoti; come dire C***I loro!

 L’unica risposta di cui sono capaci consiste in un invito ora violento e fascistico ora cortese e borghese simil-giolittiano a lasciarli in pace: non vogliono capire, non vogliono sapere. Vogliono ciò che gli è utile per vivere, qui e ora. Il resto non esiste, non è mai esistito, non potrà mai esistere. Da tempo medito che la grande corruzione nei partiti della Prima Repubblica non sia stata tollerata ma semmai incentivata ed esaltata da generazioni d’italiani per le quali ogni richiamo al dovere o alla collettività o alla Patria suonava fascista, idiota, demenziale. Il fondo egoistico e suicida ai fini della continuazione di una Nazione italiana portato avanti da intere generazioni d’italiani è ben registrato da certi film di Alberto Sordi, di Paolo Villaggio, perfino di Totò. La  necessità di sopravvivere alla propria meschinità e di strappare all’avidità e alla cattiveria del mondo una ragione di vita o un qualche espediente  per far fortuna è ben registrata da tanti personaggi grotteschi e comici interpretati da questi grandi del cinema. Quel piccolo egoismo da commedia è in realtà il grande dramma storico di una massa di italiani che non si sono mai identificati con il loro paese, con interessi nazionali, con minoranze al potere che li rappresentavano, infatti nel loro maniacale egoismo milioni d’italiani avevano capito  che con certe classi dirigenti monarchiche, fasciste, della partitocrazia cose come Bene Comune, Patria, Interesse Nazionale sono parole vuote e integralmente false. Come si fa a credere che i fatti della cronaca siano in grado di smentire questa natura disfattista e lucidamente analitica. I molti che se ne fregano non sono né stupidi, né pazzi, né anarchici , né fascisti; costoro nella maggior parte dei casi  sanno che non esiste rimedio perché non ci sono infermieri sociali o medici politici al capezzale del Belpaese agonizzante per colpa di speculazioni finanziarie mondiali, dell’incapacità delle nostrane minoranze al potere di gestire anche l’ordinario e dei troppi  interessi militari stranieri. Allora fatto quel minimo che serve, assolta la propria coscienza con qualche gesto simbolico, creato un piccolo alibi nel caso la barca della Repubblica affondi per propria colpa fanno i loro comodi, tirano a campare, si presentano al lavoro,ritirano la pensione, se gli conviene alimentano il sistema del clientelismo e dell’economia in nero oppure no. Parte del pensiero di milioni d’italiani non è razionale ma di natura magica e fa quindi strane associazioni e dissociazioni fra i diversi fatti della realtà e combina desideri, favole, illusioni pubblicitarie, fantasie televisive e realtà con un a certa disinvoltura; ma una cosa è certa che quel che questi milioni non sanno o non capiscono quando è ostile e si avvicina al portafoglio lo percepiscono subito. Quindi non né solo un problema di non sapere, di non capire o di televisione cattiva maestra. Tanta parte delle genti del Belpaese hanno scelto di fingere di non sapere e di non capire per vivere in un mondo d’illusioni televisive, notizie senza conferma, illusioni della pubblicità e della propaganda di guerra. In molti casi non è ignoranza ma una scelta e credo a questo punto sostanzialmente consapevole solo apparentemente viziata o inconscia. Del resto se pochi fra gli abitanti del Belpaese fanno il  “bene” gli altri cosa hanno scelto di fare?

IANA per FuturoIeri





28 giugno 2010

Kucinich e la guerra afgana

26 Giu, 2010

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata

Tradotto da: F. Allegri 


Presento ai lettori una  nuova traduzione di Franco Allegri certo di far cosa gradita.

IANA

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata
08/03/2010

Di Dennis Kucinich
Ciao da Dennis,
Questa settimana una risoluzione privilegiata sarà portata sul terreno della House of Representatives per fare un tentativo di portare via l’America dalla guerra in Afganistan.
Questa risoluzione, che ho scritto richiede che il Presidente rimuova le truppe entro 30 giorni dall’approvazione della risoluzione e non oltre il 31 Dicembre 2010.
Ci sono molte ragioni sul perché dobbiamo venire via dall’Afganistan; ne nominerò alcune.
Spendiamo centinaia di miliardi di dollari – del tutto improduttive – perché il governo centrale afgano è totalmente corrotto.
Abbiamo un migliaio di soldati che hanno perso la vita. E molti altri feriti, alcuni di loro in modo permanente.
Tanti cittadini afgani sono stati uccisi o feriti come risultato di questo conflitto.
Dovevano fare attenzione all’esperienza russa in Afganistan.
L’Afganistan non sta per essere conquistato e noi dobbiamo capire che il peso dello storia va contro i nostri sforzi sin dall’inizio.
Ora dobbiamo determinare se l’America prenderà una nuova direzione in Afganistan oppure no. Non sprofondare ancora a causa della corrente, ma uscirne.
Quello è ciò che sarà discusso questa settimana a Washington.
Per favore aiutateci. Per favore passate la voce.
Per favore contatta chi pensi sia influente per ottenere che i membri del Congresso diano un’attenzione forte a questo voto.
Questo voto si verificherà Mercoledì.
Grazie, come sempre, per il vostro aiuto e per la vostra determinazione per vedere la creazione di un mondo più pacifico.
Grazie.
Tradotto da F. Allegri il 20/06/2010

TESTO IN INGLESE
Kucinich War in Afghanistan Privileged Resolution Update
08/03/2010
By Dennis Kucinich
Hi, Dennis here,
This week a privileged resolution will be brought to the floor of the House of Representatives to make an attempt to try to get America out of the war in Afghanistan.
This resolution, which I wrote, requires the President to remove the troops within 30 days from the time the resolution is passed and no later than December 31st, 2010.
There are many reasons why we need to get out of Afghanistan; I’ll just name a few.
We’re spending hundreds of billions of dollars - total waste - because the Afghanistan central government is totally corrupt.
We have a thousand troops whose lives have been lost. And many more injured, some of them permanently.
Countless individual Afghanistan citizens have been killed or injured as a result of this conflict.
We should take heed from the Russian experience in Afghanistan.
Afghanistan is not going to be conquered and we have to understand that the weight of history has been against our efforts from the start.
Now we have to determine whether or not America will take a new direction in Afghanistan. Not to go in deeper with the surge, but to get out.
That’s what is going to be discussed this week in Washington.
Please, help us. Please, get the word out.
Please, contact anyone who you think could be influential in getting members of Congress to pay close attention to this vote.
The vote will occur on Wednesday.
Thank you, as always, for your help and for your determination to see a more peaceful world created.
Thank you.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




13 giugno 2010

Dibattere, discutere, pensare, trovare, capire

12 Giu, 2010

Impero, Oligarchia e Democrazia

Una traduzione di Franco Allegri per Empolitica su Nader

 


Impero, Oligarchia e Democrazia
01/03/2010
Di Ralph Nader
I 2 principi gonfiati di Impero e di Oligarchia portano il nostro paese verso uno stato profondamente corporativo, di fatto non compatibile con democrazia e regno della legge.
Ancora una volta il New York Times offre ai suoi lettori l’evidenza.
Nel suo numero del 25 Febbraio 2010, 2 pagine di fatti confermano questo deterioramento implacabile a spese di tanta gente innocente.
La storia principale dimostra che il tipo di speculazione massiccia – il capitalismo da casino una volta detto Business Week – in derivati complessi è ancora forte e sfrutta il debole e il senza potere che paga il conto finale.
Titolato “Banks Bet Greece Defaults on Debt They helped Hide”, l’articolo scuote anche i lettori induriti dai racconti dell’avarizia e dell’abuso di potere.
Ecco l’inizio dello scritto: “Le scommesse di alcune banche che aiutarono la Grecia a coprire i suoi debiti crescenti ora spingerebbero velocemente la nazione alla rovina finanziaria”.
“Ripetendo il tipo di commerci che rovesciarono da vicino l’American Insurance International Group /AIG/, l’assicurazione a popolarità crescente contro il rischio del default greco rende più duro per Atene la raccolta del denaro che le serve per pagare i suoi debiti: secondo i mercanti e gli amministratori del denaro”.
“Tali contratti, detti credit-default swaps, di fatto permettono a banche ed hedge funds di lucrare sull’equivalente finanziario di un allarme incendio di tipo 4: il crollo di un’impresa, o nel caso della Grecia, un paese.
Se la Grecia non onorasse i debiti, i titolari questi swaps faranno profitto.”
“E’ come fare un’assicurazione anti incendio sulla casa del vicino – create un incentivo ad incendiare la casa”, disse P. Gisdakis, capo della strategia del credito all’UniCredit di Monaco.
Questi credit-default swaps incrementano “il rischio sistemico” temuto che prolifera finché non tocca le spalle di contribuenti, lavoratori e risparmiatori che pagano il conto.
E se la Grecia cadesse, Spagna, Portogallo o Italia potrebbero essere il prossimo e la globalizzazione porterebbe gli effetti rapaci della speculazione avventata sulle nostre rive.
La Grecia entrò nel guaio finanziario per una varietà di ragioni, ma è stato dimostrato che Goldman Sachs e altre grandi banche le insegnarono, per onorari generosi, come nascondere la vera condizione finanziaria statale. L’avarizia al lavoro.
Notate due punti.
Questi derivati sono contratti che riguardano centinaia di miliardi di dollari ed essenzialmente non sono regolamentati. Di fatto tali transazioni non sono tassate, diversamente dalla tassa sul valore aggiunto europea su manufatti, acquisti all’ingrosso e al dettaglio.
L’assenza di restrizioni governative produce la depredazione illimitata.
Come dissero gli investitori astuti nell’economia reale: “quando il denaro per la speculazione sostituisce quello per l’investimento, l’economia reale soffre insieme alla gente”.
Ricordate il collasso di Wall Street del 2008 e chi paga per il grande aiuto di Washington.

L’altra storia dimostra che la Presidenza è divenuta un Imperio regolato fuori dalla legge e dalla responsabilità verso i cittadini.
Il Times riferisce “quanto lontano la C.I.A. abbia esteso la sua guerra segreta straordinaria oltre la cintura tribale montagnosa e in profondità nelle città periferiche del Pakistan”.
Lavorando con la controparte segreta pachistana, la C.I.A ha avuto qualche copertura per fare quello che voleva nel realizzare “dozzine di raid attraverso tutto il Pakistan l’anno passato”, secondo il NY Times.
“Guerra Segreta” è stata una frase applicata molte volte in tutta la storia della C.I.A., anche se all’inizio l’agenzia era stata creata dal Congresso, proprio dopo la 2° Guerra Mondiale, per riunire i servizi, non per impegnarsi in operazioni letali in tutto il mondo.
Senza il freno congressuale o delle corti federali, i Presidenti dicono che possono dare e danno l’ordine ai subordinati di andare ovunque nel mondo, penetrare in ogni paese: se solo dicono che è necessario sequestrare e distruggere per quella che credono sia la sicurezza nazionale.
I cittadini americani all’estero non sono esclusi.
Sopra la legge e oltre la norma spiega il tipo di illegalità che i padri della nostra costituzione aborrirono in Re Giorgio e limitarono nella separazione dei poteri del nostro paese.
Poiché i fondatori non avrebbero tollerato che il Presidente fosse accusatore, giudice, giuria e carnefice, misero la dichiarazione di guerra e le autorità delle assegnazioni nel Congresso.
Sia il Presidente G. W. Bush che Barack Obama credono di avere una discrezione sfrenata per impegnarsi in qualsiasi atto coperto o palese.
Questa è una definizione d’Impero che disprezza la legge internazionale e più di un trattato che gli Stati Uniti aiutarono a scrivere e firmarono.
“Forniti” con lontani e mortali tecnologie come i droni che volano sopra Pakistan e Afganistan grazie ad operatori in Nevada, molti civili sono stati uccisi, inclusi quelli alle feste matrimoniali e nelle case.
Nondimeno, ha portato 15.000 soldati (USA e Afgani) con gli armamenti più moderni ad occuparsi di trecento guerrieri Talebani a Marja i quali con molti altri Afgani, per varie motivazioni, ci vogliono fuori dalla loro nazione.
L’ex Marine Combat Captain Matthew Hoh descrisse queste ragioni nella sua dettagliata lettera di dimissioni lo scorso autunno. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Il consigliere alla sicurezza nazionale di Obama, il generale in pensione J. Jones stimò in circa 100 gli uomini di Al Qaeda in Afganistan, gli altri sarebbe migrati in altri paesi.
Ed uno potrebbe aggiungere, quelli la cui migrazione ha incrementato i loro numeri perché si considerano come combattenti per espellere gli invasori stranieri.
Perciò molti osservatori capaci hanno fatto questa riflessione: l’occupazione militare alimenta le insurrezioni e crea le condizioni per maggiori arruolamenti e mutilazioni
Persino la gente della sicurezza nazionale e militare di Bush ha concluso questo.
La gente americana deve capire che il suo governo avventato e i contrattisti aziendali depositano quantità di vendetta nelle regioni occupate che potrebbe tornare a perseguitarci.
Abbiamo più da perdere dal disprezzo della legge internazionale che dai terroristi suicidi che reagiscono a quello che credono sia il terrorismo statale occidentale contro il loro popolo e il passato storico dell’occidente fatto di dittature che opprimono la loro popolazione.
L’Americano non fu scelto per i Re e le loro attività militari fuggiasche.
Quanto è tragico che noi siamo arrivati a questo impero fortificato così detestato dai padri fondatori e previsto in anticipo dal duraturo discorso di commiato di George Washington.
Dove è il “We the People”?
—-
Tradotto il 6 giugno 2010 da F. Allegri per Futuroieri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare anche il suo diario sulla crisi.
TESTO IN INGLESE
Empire, Oligarchy and Democracy
01/03/2010
By Ralph Nader
The twin swelling heads of Empire and Oligarchy are driving our country into an ever-deepening corporate state, wholly incompatible with democracy and the rule of law.
Once again the New York Times offers its readers the evidence.
In its February 25, 2010 issue, two page-one stories confirm this relentless deterioration at the expense of so many innocent people.
The lead story illustrates that the type of massive speculation - casino capitalism, Business Week once called it - in complex derivatives is still going strong and exploiting the weak and powerless who pay the ultimate bill.
Titled “Banks Bet Greece Defaults on Debt They Helped Hide,” the article shocks even readers hardened to tales of greed and abuse of power.
Here are the opening paragraphs: “Bets by some of the same banks that helped Greece shroud its mounting debts may actually now be pushing the nation closer to the brink of financial ruin.”
“Echoing the kind of trades that nearly toppled the American Insurance International Group /AIG/, the increasingly popular insurance against the risk of a Greek default is making it harder for Athens to raise the money it needs to pay its bills, according to traders and money managers.”
“These contracts, known as credit-default swaps, effectively let banks and hedge funds wager on the financial equivalent of a four-alarm fire: a default by a company, or in the case of Greece, an entire country.
If Greece reneges on its debts, traders who own these swaps stand to profit.”
“It’s like buying fire insurance on your neighbor’s house - you create an incentive to burn down the house,” said Philip Gisdakis, head of credit strategy at UniCredit in Munich.
These credit-default swaps increase the dreaded “systemic risk” that proliferates until it lands on the backs of taxpayers, workers and savers who pay the price.
And if Greece goes, Spain or Portugal or Italy may be next and globalization will eventually bring the rapacious effects of mindless speculation to our shores.
Greece got into financial trouble for a variety of reasons, but it was widely reported that Goldman Sachs and other big banks showed them, for generous fees, how to hide the country’s true financial condition. Avarice at work.
Note two points.
These derivatives are contracts involving hundreds of billions of dollars and are essentially unregulated. These transactions are also essentially untaxed, unlike Europe’s value added tax on manufacturing, wholesale and retail purchases.
The absence of government restraints produces unlimited predation.
As astute investors in the real economy have said, when money for speculation replaces money for investment, the real economy suffers and so do real people.
Remember the Wall Street collapse of 2008 and who is paying for the huge Washington bailout.

The other story shows that the Presidency has become a self-driven Empire outside the law and unaccountable to its citizens.
The Times reports “how far the C.I.A. has extended its extraordinary secret war beyond the mountainous tribal belt and deep into Pakistan’s sprawling cities.”
Working with Pakistan’s counterpart agency, the C.I.A. has had some cover to do what it wants in carrying out “dozens of raids throughout Pakistan over the past year,” according to the Times.
“Secret War” has been a phrase applied numerous times throughout the C.I.A’s history, even though the agency was initially created by Congress right after World War II to gather intelligence, not engage in lethal operations worldwide.
Unrestrained by either Congress or the federal courts, Presidents say they can and do order their subordinates to go anywhere in the world, penetrate into any country, if they alone say it is necessary to seize and destroy for what they believe is the national security.
American citizens abroad are not excluded.
Above the law and beyond the law spells the kind of lawlessness that the framers of our constitution abhorred in King George and limited in our country’s separation of powers.
Because our founders would not tolerate the President being prosecutor, judge, jury and executioner, they placed the war-declaration and appropriations authorities in the Congress.
Both Presidents George W. Bush and Barack Obama believe they have unbridled discretion to engage in almost any overt or covert acts.
That is a definition of Empire that flouts international law and more than one treaty which the United States helped shape and sign.
Equipped with remote and deadly technologies like drones flying over Pakistan and Afghanistan by operators in Nevada, many civilians have been slain, including those in wedding parties and homes.
Still, it is taking 15,000 soldiers (U.S. and Afghan) with the most modern armaments to deal with three hundred Taliban fighters in Marja who with many other Afghans, for various motivations, want us out of their country.
Former Marine Combat Captain Matthew Hoh described these reasons in his detailed resignation letter last fall. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Mr. Obama’s national security advisor, Ret. General James Jones estimated that there are about 100 Al Qaeda in Afghanistan with the rest migrating to other countries.
And one might add, those whose migrate are increasing their numbers because they cast themselves as fighting to expel the foreign invaders.
So many capable observers have made this point: occupation by our military fuels insurgencies and creates the conditions for more recruits and more mayhem.
Even Bush’s military and national security people have made this point.
The American people must realize that their reckless government and corporate contractors are banking lots of revenge among the occupied regions that may come back to haunt.
We have much more to lose by flouting international law than the suicidal terrorists reacting to what they believe is the West’s state terrorism against their people and the West’s historical backing of dictatorships which oppress their own population.
American was not designed for Kings and their runaway military pursuits.
How tragic that we have now come to this entrenched imperium so loathed by the founding fathers and so forewarned by George Washington’s enduring farewell address.
Where are “We the People”?

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2 Commenti a "Impero, Oligarchia e Democrazia"

1 | iacopo nappini

Giugno 13th, 2010 at 13:26

Avatar

Il difensore dei consumatori statunitensi usa termini e fa afffermazioni che nel Belpaese hanno cittadinanza solo presso alcune minoranze politiche e sociali. Temo che l’immagine che ci viene offerta degli Stati Uniti sia perlopiù propaganda quando non invenzione giornalistica o visione parziale e faziosa. Perchè di Nader non parlano i telegiornali o le riviste del Belpaese? Dove sono gli articoli critici e analitici sul sistema made in USA? Cosa si sa davvero in Italia di quel che succede nella Nazione-Impero che regge il sistema attuale di produzione e consumo?

2 | F. Allegri

Giugno 13th, 2010 at 14:34

Avatar

Caro professore, ho capito 3 anni fa che era nader il nostro pensatore vietato, la sua esistenza era negata ai più distorta agli altri.
Perché?
E’ difficile dirlo, ma è mia opinione che la sua forza di innovazione dia noia a conservatori di destra e di sinistra che si sono innamorati del bipolarismo con 60 anni di ritardo e per giunta in modo distorto.
Nel nostro piccolo colmiamo la lacuna.
nei prossimi giorni posterò anche uno scritto di Kucinich sulla guerra e uno di Moore sulla politica interna che somiglia in modo incredibile agli scritti di grillo.
Oggi comincio a lavorare ad un nuovo scritto di nader sulla povertà a Washington!




22 maggio 2010

Una ripubblicazione empolese sul futuro manifestato

22 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro: La manifestazione del futuro

 


De Reditu Suo - Secondo Libro
La manifestazione del futuro

06/02/2010
Del Prof. I. Nappini

Se guardo indietro negli anni, alla distanza di due o tre decenni con particolare riferimento a ciò che era opinione comune osservo che non si sono verificate né le profezie catastrofiche di terze o quarte guerre mondiali e neanche si è realizzato il migliore dei mondi possibili, e neanche un compromesso fra queste posizioni.
IL CATASTROFISMO DA DISTRUZIONE TOTALE IN UNA GUERRA NUCLEARE A LASCIATO SPAZIO A GUERRE A BASSA INTENSITÀ E A CONFLITTI ARMATI CHE NASCONDONO EVIDENTEMENTE DIETRO DI ESSI LA MANO DI FINANZIATORI OCCULTI E MERCANTI DI ARMI.

Le speranze di natura positivistica che vedevano nel futuro una dose abbondante di progresso e benessere per tutti si sono arenate davanti alla crisi e all’arricchimento senza precedenti di alcune minoranze di ricchissimi che hanno manipolato l’informazione e la grande politica per trarre enormi vantaggi sociali ed economici.
Il futuro quando si è manifestato come presente ha spiazzato un po’ tutti, anche le meraviglie del computer hanno preso una forma inimmaginabile con Internet e con l’I-Pod e presto con l’I-Pad.
LA MACCHINA CON IL SUO SAPERE UNIVERSALE
pare disponibile e non remota o magica e soprattutto vicina attraverso una strumentazione semplice che rende disponibile il sapere, scritti, immagini e suoni.
Del resto per quanto amaro possa essere devo ammettere con me stesso che la vita di Steve Jobs il genio di Silicon Valley e il fondatore della Apple ha mutato più cose nel mondo umano di sessant’anni di politica internazionale della Repubblica Italiana.
Oggi come oggi 150 anni d’Italia unita non valgono il peso specifico di trent’anni del solo Stato della California.
La creazione di un modello nuovo di mettere in relazione gli esseri umani con l’intelligenza artificiale ha visto proprio alcuni singoli personaggi geniali e lo Stato della California come protagonisti di una rivoluzione tecnologica che è una linea di divisione fra la storia e la cultura la civiltà umana di prima e quella che sarà.
L’ITALIA MENTRE SI CREAVA IL MONDO UMANO NUOVO SI CONSOLAVA CON QUALCHE VECCHIO CIALTRONE CHE DECLAMAVA ROZZAMENTE IL FASCINO DI SECOLI PERDUTI E DI ANTICHE OCCASIONI MANCATE PER CAMBIAR QUALCOSA MENTRE INTERI SETTORI STRATEGICI, RAPPRESENTATI ANCHE DALL’OLIVETTI, VENIVANO SMANTELLATI E TANTE ATTIVITÀ INDUSTRIALI, COMMERCIALI E DI RICERCA CHIUDEVANO O SI TRASFERIVANO ALL’ESTERO.

Forse è per non essere travolti da questo fallimento assoluto e collettivo che ogni anno decine di migliaia di cittadini del Belpaese cercano di trovar lavoro specializzato e ben remunerato altrove in Stati civili dove il merito e il valore e la professionalità conta qualcosa e dove il valore del singolo non è rimesso al capriccio di alcuni potenti o peggio degli interessi dei loro familiari o protetti.
PERCHÉ UN UMANO DOVREBBE LEGARE LA SUA VITA E LA SUA FEDELTÀ A UN BELPAESE CHE NON È E NON PUÒ MANTENERE VINCOLI DI NATURA CIVILE, SOCIALE O DI SANGUE.

Non è possibile che da una parte ci siano solo doveri del cittadino e dell’italiano e dall’altra solo i privilegi dei privati che usano la politica per diventar ricchi e difendere i loro beni strappati alla malvagità del mondo.
Fuggire è l’ultimo dei trentasei piani quando il male si fa marea e il nemico copre la terra con i suoi armati e i suoi servi, allora il guerriero deve salvar se stesso per poter un giorno di nuovo tornar a combattere.
TALVOLTA MORIRE È INUTILE ALMENO QUANTO VIVERE.

—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




18 marzo 2010

Uno scritto sugli USA dall'amico Franco

17 Mar, 2010

Crolleranno gli USA? Il mio no dopo la Conferenza di Copenhagen

Scritto da: F. Allegri In: Parlamento Europeo| Politica in generale| Varie e letto 20 volte.

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Crolleranno gli USA? Il mio no dopo la Conferenza di Copenhagen
17/03/2010
Di Franco Allegri
Ieri, il professor Nappini mi ha raccontato che ha conosciuto una giornalista di Chicago e che ha conversato con lei sulla crisi degli USA. A suo avviso gli americani sono depressi e quelli di Chicago non fanno eccezione.
Questi cenni mi hanno ricordato che da qualche settimana non mi occupo della crisi in USA e i miei ragionamenti sono fermi alla conferenza di Copenhagen.
PER L’EUROPA GIRA UN FALSO PROBLEMA: QUELLO CHE PER SALVARE IL MONDO SI DEVE TAGLIARE LE EMISSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA NELL’ARIA DELL’OTTANTA PER CENTO; AL PARLAMENTO EUROPEO DESTRA E SINISTRA LITIGANO TRA CHI VORREBBE TAGLIARE IL TRENTA E CHI IL QUARANTA.

A mio avviso la conferenza di Copenhagen ha risposto a tutti: si taglia il 2% e basta e nessuno ha parlato di fiasco tra i dirigenti del mondo. Solo la nostra stampa ha scoperto di avere un pollice verde e un cuore gonfio per l’ambientalismo. Non capisco l’allarmismo e le drammatizzazioni, ma andiamo oltre che è meglio:
RIPARLO DI COPENHAGEN PERCHÉ CREDO CHE DURANTE TALE CONFERENZA GLI USA HANNO MOSTRATO UN CERTO INDEBOLIMENTO, MA RESTANO L’UNICA SUPER POTENZA MONDIALE CON UNA AUTOREVOLEZZA DA NON SOTTOVALUTARE. Voglio aggiungere anche che gli USA hanno fatto nuovi affari e dettato l’agenda dei lavori a tutti e per questo (in queste occasioni) la loro economia respira senza recuperare in modo netto. Il condizionamento delle lobbies continua a pesare, ma ai tempi di Bush era maggiore, vedremo presto come finirà il confronto con quella farmaceutica.
AL CONTRARIO IO RISCONTRO IL GRANDE PANTANO DI OBAMA IN MEDIO ORIENTE, SIA IN IRAQ CHE IN AFGANISTAN E NON MI PIACE LO SPETTRO IRANIANO. Il bilancio della difesa USA consuma quasi mille miliardi di dollari e questo è dovuto agli sprechi (in parte), alle lobbies del settore (in parte maggiore), e al fatto che le guerre a bassa intensità hanno costi intensi. La decisione USA di mandare altri 30.000 soldati in Afganistan ha destato scandalo fra i democratici e un piccolo gruppo di rappresentanti è riuscito a far discutere su un eventuale ritiro.
Mi resta da toccare un punto che il professore ha analizzato spesso: quello dell’Italietta che aspira a copiare gli USA. Anche oggi, con la crisi e le guerre: siamo tutti elettori di Obama e non ho visto molte proteste per l’attacco ad una città afgana dimenticata da dio. Mi stupisce il fatto che ci sentiamo tutti americani e crediamo più ad Hollywood che ai giornali o ai documentari.
Non sarà che siamo un popolo facile da ingannare perché si autoinganna?
In Italia si è parlato poco di Copenhagen, ANZI RIFLETTENDOCI MI RENDO CONTO CHE MANCA GRAN PARTE DEL DIBATTITO POLITICO, OGNI TEMA È PENALIZZATO.
LA NOSTRA POLITICA MUTA MA NON SI RINNOVA E A BEN VEDERE NELLA PARTECIPAZIONE C’È QUALCOSA DI PRIMITIVO, DI ABBOZZATO, DIREI DI FACILITATO.
IL DIBATTITO PRO E CONTRO BERLUSCONI SOSTITUISCE LE DISCUSSIONI SERIE, LA COMPILAZIONE DEI PROGRAMMI E FACILITA I LAVORI OSCURI DELLE LOBBIES E DELLE BUROCRAZIE.
Forse dovrei dirlo più forte cercherò di farlo più spesso. Certamente non vedo avvicinarsi nessuna stagione delle riforme e ho già scritto che si valuta un eventuale governo Letta che per me resta al 25% di possibilità e a 0 se si guarda alle riforme che potrebbe fare.
SI CI AUTOINGANNIAMO, MA ABBIAMO ANCHE TANTA IGNORANZA, ESSA È INFERIORE ALLA NOSTRA AMBIZIONE E L’ALIMENTA. FORSE SIAMO TUTTI AMERICANI PERCHÉ MANCANO DEI MODELLI DI CIVILTÀ ALTERNATIVI?
Sì, ma non dimentichiamo gli indifferenti, l’oblio che viene diffuso da 20 anni e non speriamo che la crisi abbia aspetti virtuosi.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.

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15 marzo 2010

Ralph Nader tradotto da Franco Allegri

Agli amici lettori offro questo pezzo di Nader tradotto dall'amico Franco sulla crisi Statunitense e sui problemi della loro Amministrazione e della loro società.



14 Mar, 2010

Essi non conoscono la vergogna

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader e letto 34 volte.

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“Essi Non Conoscono la Vergogna”

23/12/2010

Di Ralph Nader

Caro amico,
In Giappone conoscono la parola vergogna.
Citigroup fa uno sbaglio in Giappone e il CEO è costretto a fare un atto pubblico di scuse.
Negli Stati Uniti, quando Citigroup fa uno sbaglio non c’è la scusa – solo sussidi, salvataggi e bonus.
In realtà, ad un anno da quando distrusse l’economia globale, impoverì le pensioni e le liquidazioni della gente e creò milioni di disoccupati, Wall Street fa affari come sempre – a Washington come a Manhattan, come predissi a Wall Street e in altri comizi.
Un gruppo conduce la carica contro Wall Street emettendo uno squillo di tromba per controllare i banchieri.
Quel gruppo è Public Citizen, un’associazione che io fondai quasi 40 anni fa per essere un rappresentante permanente della gente a Washington, D.C.
Oggi sto scrivendo per sollecitarvi a dare un contributo prima della fine dell’anno a sostegno di Public Citizen’s Campaign per regolare Wall Street.*
Per favore date il vostro contributo di $25, $50, $100, $500 – o quanto potete dare.*
Contribuite fino alle 24:00 del 31 Dicembre e il vostro dono andrà nel fondo dato da un piccolo gruppo di donatori impegnati di Public Citizen – fino a $100.000! Per favore aiutateci a raggiungere questo obbiettivo.
All’inizio dell’anno, sosteneste generosi il Single Payer Action – un forte attacco, senza prigionieri concentrato ad ottenere il sistema del Medicare for All.
Ora vi chiedo – ai nostri sostenitori più forti – di catapultare un altro diritto di cittadinanza per sfidare il potere corporativo.
442 giorni
Questo è il tempo passato dal collasso di Lehman Brothers prima che la House of Representatives approvasse qualche legge di riforma finanziaria.
E’ ancora in attesa al Senato.
Il lungo ritardo tra l’attacco della crisi finanziaria e il movimento congressuale verso l’approvazione della riforma di Wall Street e della Consumer Protection Act del 2009 non serve bene la causa della riforma.
Primo, la buona notizia.
Grazie e non in piccola parte al lavoro di Public Citizen, la legge dovrebbe introdurre un’agenzia di controllo finanziario che tuteli i consumatori.
Wall Street disse che voleva “uccidere” – sua parola – l’agenzia.
Public Citizen disse allora: “Non se ne parla”.
Gli esperti di Public Citizen promossero l’introduzione dell’agenzia.
E loro parlarono dopo i lacché di Wall Street, come la rappresentante Melissa Bean (D-Illinois) che cercò, senza successo, di battere o di indebolire l’agenzia dopo il riconoscimento.
Se passasse al Senato, l’agenzia negherà le ipoteche predatorie, le alte spese di scoperto, i trucchi sulle ricevute bancarie scritti in piccolo e i termini ingannatori dei mutui complicati.
Ma oltre l’agenzia del consumatore che speriamo sia guidata dal magnifico professore di Harvard Elizabeth Warren, la legge sarà poco più di un fastidio per Wall Street.
Questo perché la legge non riesce assolutamente ad affrontare i problemi strutturali che condussero alla crisi finanziaria.
Mentre il dibattito sulla regolazione finanziaria va al Senato, nessuno è meglio posizionato di Public Citizen per fissare questi problemi.
Ma Public Citizen ha bisogno del vostro aiuto: Per favore donate ora.*
Ecco il programma di Public Citizen
Punto uno: demolire le banche.
Questo è semplice. Le banche sono troppo grandi per fallire. Perciò ridimensioniamole.
E rendiamo certo che le banche commerciali dove voi tenete i vostri risparmi siano separate dalle banche di investimento che speculano a Wall Street.
Punto due: limitiamo i derivati che Warren Buffet ha chiamato “armi finanziarie di distruzione di massa”.
Eliminiamo gli strumenti finanziari esotici che sono troppo pericolosi.
Chiediamo la prova di sicurezza ai fornitori di nuovi derivati. E assoggettiamo quelli permessi a controlli stringenti.
Punto tre: Fissiamo i salari dei dirigenti, e basta con la rovinosa cultura del bonus di Wall Street.
Wall Street punta a pagare decine di miliardi di dollari di bonus – nello stesso anno che ha ricevuto trilioni di dollari dal supporto pubblico?
Veramente? Si.
Allora mettiamo una tassa straordinaria sui bonus. Public Citizen la chiede e il Regno Unito la sta facendo. Washington può accodarsi.
E i bonus che sono pagati dovrebbero essere solo un premio per il successo a lungo termine con imprese o loro divisioni.
Quando fondai Public Citizen, l’idea era di creare una base di avvocati di talento che leggessero leggi e regolamenti complicati, traducessero il linguaggio tecnico nell’inglese di tutti i giorni e facessero chiarezza sugli abusi corporativi; usate i media per diffondere le idee; la petizione, la pressione, litigare e protestare, e mobilitare la gente su proposte per migliorare la salute, la sicurezza, la giustizia e la democrazia.
Tutto va fatto punta a punta con il potere corporativo. E vincere. Per quasi 4 decenni, questo è quello che Public Citizen ha fatto.
Come nessun altro a Washington.
Ora è pronta ad impegnarsi a Wall Street. E vincere.
Ma essa vi chiede di unirvi agli altri Americani convinti. Per favore donate oggi.*
Tu puoi contare su Public Citizen per tutte le persone.
Essi uniranno i contributi della campagna di Wall Street alle soluzioni della truffa trovate dai loro alleati congressuali.
Essi prepareranno un’agenda forte per ridurre il potere di Wall Street.
E organizzeranno la rabbia populista necessaria  imporre nuove leggi per Wall Street.
Ma solo con l’aiuto di gente come te che sei la fonte energetica di Public Citizen.
Puoi contribuire $25, $50, $100, $500 – o per quello che puoi dare – proprio ora, così Public Citizen potrà espandere il suo lavoro?*
Dopo che la House of Representatives finalmente ha approvato la sua legge di riforma finanziaria all’inizio del mese, l’intero pacchetto legislativo si muove verso il Senato.
Dove essa si muoverà molto velocemente verso l’insabbiamento nel corso del 2010.
Perciò non c’è tempo da perdere.
Insieme possiamo avere la forza di sconfiggere Wall Street.
Avanti verso la giustizia economica.
Ralph Nader
P.S. Per favore fate il vostro dono oggi, prima della fine dell’anno, così una Public Citizen rifinanziata potrà uscire uscire dai blocchi ruggente nel gennaio 2010.*
Ricordate, il vostro contributo sarà valorizzato per ogni dollari se lo darete prima della mezzanotte del 31 dicembre!
*I finanziamenti non sono possibili all’estero e il nostro intento era quello di dare solo un buon esempio di buona politica.
Tradotto da F. Allegri il 14/03/2010. Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




23 febbraio 2010

Sky Crawlers e la rappresentazione della guerra


De Reditu Suo - Secondo Libro

                       Sky Crawlers e la rappresentazione della guerra 

 Sky Crawlers (Sukai Kurora) è un lungometraggio d’animazione giapponese, lento, lungo 121 minuti, esteticamente impressionante e racconta una curiosissima storia di guerra. L’opera  stata presentata alla 65° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il regista è Mamoru Oshii e il soggetto è di Hiroshi Mori. La Trama è quella di un conflitto globale gestito da multinazionali dell’industria bellica che impiegano dei cloni di ragazzini i “Kildren” per combattere con degli aerei  che sembrano ispirati a certi prototipi della Seconda Guerra Mondiale. La vita di questi disgraziati è la conseguenza di un esperimento dovuto agli appalti dell’industria bellica, essi vengono programmati con le memorie di altri combattenti deceduti e mandati sui veicoli a combattere un conflitto che è anche uno spettacolo televisivo. I combattenti in questione fanno parte di una multinazionale della guerra che lavora per un ipotetico Super-Stato Europeo. Quello che impressiona del lungometraggio è  come esso riprenda alcune evidenze oggi drammatiche di nuovi conflitti e li volga nel contesto di una visione estetica complessiva suggestiva. Oggi che il Belpaese è arrivato al nono anno di conflitto afgano con spese crescenti, votate spesso in modo bipartisan come risulta ai redattori di molti siti italiani sull’argomento, le nuove guerre pongono delle domande e costringono a delle riflessioni. In particolare c’è da chiedersi quale sia per il Belpaese, solito vaso di coccio fra vasi di ferro, il prezzo da pagare a queste nuove guerre in termini di denari che non prendono la via della spesa sociale. Le cifre che gli Stati nazionali spendono per l’impresa afgana sono cospicue e nello specifico italiano il sito PeaceReporter presenta dei dati piuttosto inquietanti   sull’aumento dei costi e le modalità Bipartisan del rifinanziamento delle missioni all’estero. Quello che colpisce di questa realtà concreta è il ruolo di spettatori paganti che hanno i cittadini comuni nella vicenda del conflitto afgano, esattamente il ruolo dei civili telespettatori che in Sky Crawlers guardano al televisore del pub la telecronaca dell’incursione aerea sui centri industriali del nemico.  Queste guerre nuove oltre a preparare una svolta nelle armi e negli equipaggiamenti, da anni si parla del soldato tecnologico, vedono la cittadinanza dei paesi “democratici” in una condizione sostanziale di spettatori di un dramma che si svolge altrove e  che essi pagano con i denari delle loro tasse che vanno a foraggiare le industrie militari e di servizi legati al fatto bellico e anche quella finanza internazionale che fa il suolucro sui conflitti.  Di fatto la guerra diventa un processo “democraticamente” incontrollabile essendo una faccenda pubblica per i costi finanziarie umani  e nello stesso tempo estremamente privata per quel che riguarda la gestione di alcune risorse militari, dei rifornimenti e della ricostruzione dei territori devastati dal conflitto. Su Youtube sono presenti numerosi video sul conflitto afgano, di fatto la guerra è forse l’evento  più inquietante e spettacolare della rete.

IANA  per FuturoIeri




18 gennaio 2010

L'umano nuovo che si sta formando

De Reditu Suo

L’umano nuovo che si sta formando

Il passato ha reso evidente il fallimento o comunque il termine di grandi civiltà e dei loro ordinamenti sociali. La rovina di re, tiranni, despoti ha causato di riflesso la catastrofe del sistema politico e civile da loro gestito o peggio costruito. L’uomo dell’Antico Regime, l’Italiano pseudo-romano del fascismo, l’ariano nazista, l’uomo sovietico e il colonizzatore-civilizzatore dell’Impero Britannico sono tutti miti di sistemi politici del passato abiurati e defunti. Il problema che è di fronte agli umani di questi tempi è  il comprendere di qual natura possa essere questo umano nuovo che si formerà nello sviluppo della terza rivoluzione industriale, perché è evidente che la trasformazione crea le sue forme di civiltà e i suoi soggetti umani che ne sono vittime e, per così dire, attuatori perché vivono, lavorano e operano in quelle determinate condizioni politiche e sociali. Cosa prenderà l’uomo della Terza Rivoluzione industriale dal sistema sociale e politico che lo vede vittima e attuatore? Provo ad osservare il sistema e il suo prodotto umano. Il denaro è il sistema ed è la ragione della maggior parte delle azioni degli umani, quindi  l’antica fede verrà sostituita dal culto del denaro. Le antiche patrie sono di scarso peso nell’identità del sistema e pertanto l’uomo cercherà di realizzare una vita simile al modello di vita veicolato dalla pubblicità che tratta i prodotti e i servizi di lusso dedicati ai ricchi. L’uomo modellato dal sistema sarà estraneo a qualsiasi principio lavorista, alla solidarietà umana o alla fratellanza, egli deve raggiungere il successo sociale ed economico e non ha tempo per valutare le conseguenze delle sue azioni. Quindi le campagne umanitarie ed ecologiste a cui, forse, partecipa sono esercizi di farisaica ipocrisia. L’umano modellato dal sistema presente di produzione e consumo sarà quindi irresponsabile verso se stesso e gli altri e di conseguenza avrà una memoria storica e personale estremamente malleabile e confusa. Non ha bisogno di esser parte di una storia comune ad altri milioni di umani come lui, la sua storia è la pubblicità politica, commerciale, e la propaganda militare e aziendale. Ciò che crede è relativo, parziale, circoscritto a interessi particolari, lui stesso non crede in senso assoluto ma adotta un strategia opportunistica: ciò che è bene coincide con l’interesse di qui e ora. Il sistema tende a creare ghetti sociali sulla base di ragioni di censo o di appartenenza etnica, quindi l’umano che sarà creato dal sistema sarà razzista o autoritario o entrambe le cose assieme, ma nello stesso tempo sarà servile e benevolo verso colui che sfoggia i segni del successo e della ricchezza aldilà delle origini di gruppo, di casta, di cultura di costui. L’umano in questione ha un grosso limite: può vivere solo in questo sistema al di fuori di esso può essere individuato e messo in condizione di non nuocere con le buone o le cattive; se il sistema presente di produzione e sviluppo cadesse in disgrazia egli verrebbe travolto o sarebbe costretto a reinventarsi in una nuova forma. L’umano della terza rivoluzione industriale si stava formando quando una serie di cose impreviste come le nuove guerre, l’immigrazione di masse di disperati dal  sud del mondo, la crisi finanziaria globale e i limiti ecologici e materiali dello sviluppo lo hanno colpito prima che venisse alla maturità. Ora è una strana belva che sta mutando e neanche lui sa che cosa sarà alla fine del traumatico processo.

IANA per FuturoIeri




20 ottobre 2009

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Basta Obama! Voglio scrivere di cose di provincia

Ho seguito con crescente timore le cronache di otto anni di guerre di Bush, adesso mi si racconta la favola felice del buon principe che arriva a raddrizzare i torti, si chiama Barak Hussein Obama e ancor prima di qualsiasi risultato tangibile prende il premio Nobel per la pace.

Quale pace?

Di cosa si favoleggia in questi pazzi tempi dove le parole hanno smarrito il loro senso e il loro suono?  

Potrei fare delle facili ironie e raccontare di Nobel inventore della dinamite, sbeffeggiare pacifismi di maniera e ipocrisie farisaiche. Invece basta Obama!

Voglio scrivere per i miei venticinque lettori cose di provincia, sestesi addirittura.

Il 16 e il 17 ottobre 2009 a Sesto Fiorentino presso un parco cittadino e nella Villa San Lorenzo è stata onorata la memoria di Ivan Della Mea cantautore popolare e comunista atipico recentemente scomparso con convegni, buffet popolare, canti e musica. Si trattava a suo modo di un maestro, di un cavaliere d’altri tempi che in questi decenni di decomposizione e corruzione ha cercato di cantare le disgrazie e le piccole gioie dei ceti operai e contadini d’Italia, le loro lotte spesso di sinistra, la delusione di tanti militanti rossi davanti al destino avverso e alla loro incapacità di fermare i processi distruttivi e creativi della civiltà industriale e del consumismo edonistico e acritico. Un piccolo eroe della parola e della musica in questa valle di lacrime e duro fango. Certo questa qui è una cosa di provincia, marginale, quasi privata per certi aspetti. Eppure mi ha fatto impressione la folla di circa trecento persone di ogni età che ha sfidato il freddo, non c’era riscaldamento al concerto nel parco, che è stata per ore ad ascoltare il ricordo cantato degli amici di costui, che ha riascoltato in video qualche sua parola, il pubblico stesso si è più volte unito ai canti di lotta e di protesta di Ivan e di altri. Per parlare davvero di pace in questo consorzio umano residente nel pianeta azzurro ritengo che ci sia bisogno da parte dei singoli della cognizione di quella elementare solidarietà umana che esce fuori dal fare una cosa tutti assieme, dall’essere uniti da un ricordo, dal condividere qualcosa di certi valori, dal provare una gioia primitiva nello star con gli altri a far una cosa bella. Si tratta di un sentire e di un fare estraneo alla persuasione pubblicitaria, all’intrattenimento televisivo dei predicatori delle sorte magnifiche e progressive della civiltà industriale, di qualcosa di estraneo nel senso più profondo alla solitudine che è parte costitutiva della civiltà dei consumi. La pace di cui si narra in televisione e sui sistemi d’intrattenimento e d’informazione è la naturale continuazione della propaganda di guerra, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Come in certi brutti film o in certi fumetti per adolescenti: qui sono collocati i buoni dipinti e vestiti da buoni, là i cattivi dipinti e vestiti da cattivi e guai a chi la pensa diversamente.  Sarebbe bene dare alle cose il loro nome, quello vero e non una qualche fantasia creativa da pennivendoli e addetti alla propaganda di guerra. Se la pace oggi è la banalità della “guerra di guerriglia” o il quotidiano di quella “a bassa intensità” allora si usino i termini appropriati senza ipocrisie farisaiche.

Questo è il primo passo per far una cosa seria, anche quando s’invoca la Pace come se fosse una divinità pagana.

 

IANA per FuturoIeri



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