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23 settembre 2011

VITALIZIO REGIONALE (E PARLAMENTARE) UN PRIVILEGIO ORMAI INSOPPORTABILE

Forse pochissimi di coloro che ci leggono sono a conoscenza di un esempio forse piccolo ma urticante dei privilegi della “casta” politica.
Molte Regioni, negli anni, hanno approvato Regolamenti che attribuiscono ad Assessori e Consiglieri regionali un vero e proprio vitalizio. Cioè una rendita vita natural durante, per il solo fatto di aver seduto qualche anno su una qualche poltrona regionale!
E se questo non vi basta vi diciamo, senza timore di smentita, che detto vitalizio è persino reversibile al coniuge in caso di morte del beneficiato!!!
Lo scandalo è venuto fuori grazie alla denuncia del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (Pd) che ha fatto la dichiarazione pubblica sotto acclusa.
Ora, umilmente ci domandiamo, anzi domandiamo a tutti gli attuali Assessori e Consiglieri della Regione Toscana e delle altre Regioni nella stessa situazione: ma non vi vergognate almeno un po’ di vivere sulle spalle dei vostri corregionali?
Possiamo esser tutti d’accordo che di politica non si deve campare, se non - giustamente - per lo stretto periodo in cui si ricoprono incarichi pubblici e ci si mette al servizio della propria comunità?!
Ben venga dunque l’iniziativa di Rossi e di coloro che vorranno seguirlo, anche Parlamentari visto che dopo solo due anni sei mesi e un giorno si beccano un pensione pingue ma molto “disonorevole”. Ma lo si faccia davvero e a partire dalla consiliatura/legislatura in corso.
Tutti i cittadini, indistintamente, di sinistra, di centro e di destra e - soprattutto - i delusi dalla politica, o i cassintegrati a zero ore, o ancora i disoccupati, ve ne saranno sinceramente grati.
Ecco, diteci adesso, con che faccia 'sti politici, soprattutto romani, possono chiedere sacrifici e riforme al sistema previdenziale dei comuni mortali????

Rossi: «Aboliamo il vitalizio per consiglieri e assessori»
L’intervento del presidente della Toscana al congresso dell’ IdV a Pisa. «Chi fa politica ha diritto ad una pensione dignitosa, non a privilegi»
«A me del vitalizio per i consiglieri e gli assessori regionali non importa proprio nulla. Anzi, aggiungo di più: dopo l'approvazione della finanziaria e del Bilancio 2011, propongo di abolire subito i privilegi del vitalizio. Abbiamo ridotto drasticamente i Consigli di Amministrazione di Enti e agenzie dipendenti dalla Regione. Adesso non ci saranno più poltrone retribuite per politici. Si dovrà riacquistare anche quella dimensione della politica che è servizio civile, ricompensato con un gettone da 30 euro». Queste le parole del presidente della Regione Enrico Rossi durante il suo saluto al congresso regionale dell' Italia dei Valori che si svolge oggi a Pisa.
«Dopo queste riforme di riorganizzazione, già contenute nella Finanziaria 2011, che la Giunta approverà venerdì prossimo, - ha aggiunto Rossi - propongo che il Consiglio regionale si occupi anche del vitalizio che è presente anche nelle Regioni sul modello di quanto esiste in Parlamento. Ritengo sia giusto eliminare tutti i privilegi che ad esso sono collegati».
Il presidente Rossi ha proseguito ricordando come «in Toscana, sul terreno della sobrietà e della moralizzazione, avremo così tre primati: la riduzione del numero dei consiglieri regionali (da 65 a 55) e degli assessori (da 14 a 10); la soppressione delle indennità di carica in tutti gli Enti e aziende derivate della Regione; la cancellazione, nel 2011, anche del vitalizio».
«Mi auguro - ha concluso Rossi - che facciano altrettanto anche tutti coloro che a parole dicono di voler cambiare. Per questo mi rivolgo a tutte le altre Regioni e in primo luogo al Parlamento dove c’è una proposta di legge al riguardo che però il PdL non ha mai voluto discutere. Credo che ora il momento sia quello giusto, visto che la crisi impone sacrifici a tutti. L’Italia ha bisogno di aria nuova e pulita. Credo che alla politica, in un momento storico difficile nel quale vengono chiesti sacrifici a tutti, spetti il compito di dare il buon esempio».

Stralcio da Comunicato Regione Toscana - 24/10/2010




5 agosto 2011

SENATO E CAMERA CHIUSI PER BAGORDI

Chiusi per bagordi. Ecco, questo potrebbe essere il cartello che Senato della Repubblica e Camera dei Deputati appongono oggi sui portoni di ingresso.

Mentre il Paese sprofonda in una crisi che ci sta portando dritti sul baratro del fallimento che vide vittime gli argentini qualche anno fa (persero quasi tutti i risparmi faticosamente messi da parte e stoltamente affidati agli investitori bancari), Lorsignori fino a metà settembre devono andare in gita con lo Yacht, soggiornare cinque stelle lusso in qualche località esclusiva, oppure fare qualche viaggetto estero con l’ostrica (tesserino) che li esenta dal pagare il normale biglietto.

Se fino a qualche tempo fa, chi denunciava queste cose, nel migliore dei casi, era tacciato come populista, oggi tutti gli inverecondi privilegi della Casta – sia politici che dirigenti che gli frulla d’intorno – è finalmente sotto gli occhi di tutti e ammessa da tutti gli organi di informazione.

E’ già un grosso passo avanti per la nostra democrazia di stampo borbonico.

Sapere che un Parlamentare paga due palanche per mangiare alla bouvette servito in guanti bianchi o che ha la palestra gratis per digerire quanto divorato, fa venire il voltastomaco.

Dunque il problema non è ridurre il numero dei Parlamentari, un’emerita ca**ata, ma ridurre drasticamente i loro benefits e le loro indennità! Lasciando il trattamento regale di oggi a questi mantenuti e riducendo solo la loro cerchia, noi spenderemmo esattamente quanto conservando l’attuale ampia rappresentanza ma sottoposta ad una forte cura dimagrante.

Stiamo aprendo gli occhi su una realtà che qualcuno vedeva ma molti facevano finta di non vedere. Oggi che la baracca crolla, anche quest’ultimi perdono la pazienza.

Com’è possibile che il premier inglese (destra) si rechi in ufficio la mattina in bicicletta, oppure il primo ministro svedese (sinistra) sia un abituale fruitore della metropolitana, oppure ancora la cancelliera tedesca abiti in un normalissimo appartamento presidiato al portone solo da due guardie? Da noi anche il più pezzente sottosegretario si sposta in auto blu con tanto di autista, vive in attico e la strada dove abita è interdetta al parcheggio. O che dire di un parrucchiere di cotante chiome che, a loro esclusivo servizio, guadagna più di un manager. Per tacere, infine, dei vergognosi conflitti di interessi, da quello macroscopico di Berlusconi a quelli della lobby degli avvocati senatori/deputati, e di recente anche quello emergente delle zo**ole in politica.

Com’è possibile che in molti Pese europei l’indennità per i Parlamentari è agganciata al reddito nazionale pro-capite e i contributi previdenziali sono soltanto quelli che il tizio avrebbe maturato col suo abituale lavoro e niente più? Mentre da noi anche uno sfigato assessore o consigliere regionale si becca il vitalizio!

Come non indignarsi di fronte al comunicato dell’altro giorno del Quirinale che, all’accusa di avere trenta auto a disposizione del Presidente della Repubblica, risponde che sono “solo” tre... “solo” tre??? E perché una non bastava?????? Roba da matti, non hanno neanche più un briciolo di senso del pudore.

Com’è possibile che per anni, decenni, abbiamo accettato queste cose che ci umiliavano come cittadini e come popolo?

E come dare torno al mensile satirico “Il Vernacoliere” (http://www.vernacoliere.com) quando titola l’ultimo numero: la Mafia si dissocia dallo Stato, ci sta rovinando la reputazione.

Ora Basta davvero. Loro hanno gozzovigliato finora e vogliono continuare a farlo, ma nel frattempo qualcuno – come raccontava il Manzoni – prepara i forconi!    [Amici di FUTURO IERI]

 

Per ulteriori approfondimenti:

 

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tutti-i-guadagni-della-casta/2156944

 

http://blog.panorama.it/italia/2011/07/04/la-casta-degli-eletti-la-carica-degli-ex-politici/

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/16/la-casta-non-rinuncia-ai-privilegie-sul-web-scoppia-la-rivolta-bipartisan/145937/

 

http://www.libero-news.it/news/797887/La-Casta-si-fa-pure-la-polizza-Contro-di-noi-a-spese-nostre-.html




5 giugno 2009

Lo "Stivale" davanti alle sue troppe maschere

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Lo “Stivale” davanti alle sue troppe maschere

A seconda dei tempi e delle situazioni i ceti che nel Belpaese vivono di politica hanno assunto diverse maschere ideologiche. Quelle del remoto passato avevano la loro ragione inscritta nelle rivoluzioni industriali e nelle due Guerre Mondiali, le presenti sono grette trovate pubblicitarie, trucchi circensi per raggranellare un po’ di consenso tra una gioventù smarrita che osserva la mancanza di prospettive e fra vecchi terrorizzati perché temono che l’extracomunitario gli “rubi in casa”, o che lo Stato salti il pagamento della pensione o di qualche specie di sussidio. Le maschere indossate dai ceti sociali che vivono di politica nel Belpaese sono usurate, vecchie, sporcate e ripugnanti da vedere e da indossare.  Le ultime recentemente indossate, ma già nate logore, del moralismo politicamente corretto, del siamo tutti fratelli italiani, dell’amicizia verso il diverso e l’uomo di colore si sono coperte di ridicolo e di disgusto. Apertamente si sono rivelate fin da subito il cattivo costume di chi voleva coprire il suo perbenismo con richiami alla solidarietà umana e alla giustizia degni delle frasi dei baci perugina o dei biscotti della fortuna cinesi: slogan, frasi fatte, roba priva di qualsiasi contenuto politico o sociale. Chiunque viva per più di sei mesi nel Belpaese capisce che il primo interesse dei ceti sociali che vivono di politica e di quelli che hanno delle proprietà o delle posizioni dovute al rango sociale, o beni immobiliari e fondiari è quello,  in qualunque modo e a qualunque costo, di tenersi ben strette le loro condizioni di privilegio e se possibile immobilizzare la società e la cultura italiana. Non c’è alcuna solidarietà, vita, onore, decoro, o corso storico o progresso; il Belpaese è solo lotta sleale per prendere dei beni, dei soldi,  dei privilegi, talvolta  per accumularli o, sempre più spesso, per mantenerli. Le maschere solidali, comunistoidi, liberaleggianti, nazionaliste o fascistoidi servono solo a far finta di vivere altrove, in una società e in un Belpaese di pura fantasia. Si vuole convivere con questa recente immigrazione, bene! Il nodo aspro da sciogliere è la possibilità di ascesa sociale, si aboliscano gli ordini professionali e tutti i lacci, si “annientino” anche le concessioni per diventare tassisti. A chiunque ha le capacità, i titoli e i soldi, sia esso d’origine filippina, senegalese, cinese, indiana, o di qualsiasi altra provenienza sia data la possibilità di fare senza incontrare numeri chiusi, concessioni, ordini professionali e via dicendo. Quanti dei nostri moralisti che vengono dai ceti sociali altolocati come architetti, notai, avvocati, giornalisti e liberi professionisti in genere sarebbe disposto in nome della tolleranza ad abolire il proprio ordine professionale?  Davvero le nostre borghesie potrebbero accettare un medico cinese, un notaio filippino, un professore di colore di greco e latino al liceo o un capo di origine rumena? Nella testa di chi fa moralismo un “tanto al chilo” c’è l’idea che i filippini devono fare i domestici, gli africani gli ambulanti, gli asiatici i commercianti al minuto. Quella che si prepara è una società multi-razzista, gonfia d’odio e nel momento delle grandi difficoltà collettive pronta ad esplodere per colpire i più deboli. Io so,anche se non so dire come, che questo disegno funesto ricopiato sul peggio della società Anglo-Americana fallirà, il Belpaese avrà la forza di opporsi a questa “scienza malvagia” .

IANA per FuturoIeri




28 aprile 2009

Controllare tutto, controllare un bel nulla!

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Controllare tutto, controllare un bel nulla!

Questa nuova mania del controllo, del vigilare intasando le città nostrane di telecamere, di poliziotti privati antitaccheggio, di ronde più o meno politicizzate rivela una paura di fondo del potere politico e dei ceti dominanti che legano le loro fortune materiali e patrimoniali al sistema di potere ad oggi vigente. Controllare, reprime, investigare, dominare su un territorio sempre meno controllato, in mutazione continua, in perenne stato d’alterazione. Tutto cambia, il potere economico e politico dovrebbe accettare il fatto di dover cambiare uomini, mezzi e riti.  Di dover costruire i suoi poteri e i suoi valori da contrapporre a quelli dominanti che sono pubblicitari e finanziari. Il potere politico ha esaurito da tempo la sua capacità di dominio sulle persone per mezzo delle suggestioni ideologiche, le grandi narrazioni sui massimi sistemi e i grandi destini si sono lentamente dissolte. Alla dissoluzione del suo futuro si è sostituito un generico senso di fedeltà ai modelli pubblicitari e di senso comune dominanti, I ceti sociali che vivono di politica hanno sostituito la grande filosofia e l’economia politica con i consigli per gli acquisti e con le campagne pubblicitarie organizzate e portate avanti da esperti al soldo. Non ci vuole molto per capire che i mezzi della pubblicità commerciale hanno finito per dominare l’immagine della politica, il mezzo è diventato il fine; della politica i molti vedono l’aspetto della propaganda commerciale, i manifesti, gli slogan, le frasi fatte, i discorsi fatti per i giornalisti della televisione che si risolvono fra i venti e i trenta secondi di trasmissione televisiva.  Se poi osserviamo l’aspetto critico verso la società e il sistema vigente di produzione e consumo si osserva che l’aspetto critico oggi ricade su soggetti eccentrici, comici, giornalisti atipici  e artisti; ossia la riflessione sul presente è affidata a soggetti marginali e non deputati a far questo. E’ un fatto che Caparezza ha recentemente fatto uno spettacolo di grande richiamo nel quale prende in giro ferocemente: le Grandi Opere, i VIP, la politica, la criminalità organizzata , e molto altro ancora. Caparezza è un cantautore di successo che mischia sonorità rap alla tradizione musicale pugliese e classica. In un paese normale personaggi come lui non dovrebbero essere centrali nella critica del sistema , eppure...

 La politica sta scappando dalle sue responsabilità, in pratica interi ceti sociali vivono di essa e sopra essa e non hanno idea della sua intima essenza. La politica degli ultimi quindici anni di Seconda Repubblica è una gestione a mezzadria con i poteri finanziari e criminali da parte di mediatori sociali, più o meno abili, che gestiscono, più o meno rozzamente, il consenso politico di quelle masse di cittadini che riescono a raggiungere. Il controllo del territorio che ritorno ossessivo nel discorso politico lo percepisco da una parte come volontà di cavalcare le paure del signor Mario Rossi, dall’altro nell’incapacità dei poteri politici di vedere la realtà del Belpaese con gli occhi e le prospettive dei cittadini che non sono parte di minoranze al potere. Inoltre nessuno mi ha spiegato come integrare, o convivere, con i milioni di nuovi “ italiani” che catapultati da noi da tutti e cinque i continenti qui vivono, mettono famiglia e, secondo logica, non vogliono più andarsene.

IANA per FuturoIeri




25 aprile 2009

Ma la politica?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ma la politica?

Quelle grandi questioni, quelle domande fondamentali che agli inizi della Prima Repubblica erano parte della cultura politica e della vita sono di fatto un terreno affrontato da  chi vive di satira, d’arte, di musica. Mi riferisco alla critica della vita quotidiana, sociale e politica che traspare dalle opere di Caparezza, dall’impegno politico di Beppe Grillo, dalle vignette di Vauro, dalle imitazioni di Sabina Guzzanti. L’opposizione dura e graffiante, dissacrante e tenace sembra ormai il terreno di artisti a metà strada fra l’apparizione televisiva e l’impegno politico, ammirati e stimati da un pubblico loro di fedelissimi. Ma la politica, quella per la quale i cittadini di questa Repubblica pagano cifre enormi dove è finita? Non è forse compito del potere politico entrare in relazione con i problemi del quotidiano, osservare la montagna del potere dal basso e dall’alto per capire gli elementi di rottura, i pericoli, i percorsi difficili; comprendere quanto un sistema rischia di essere travolto dal discredito, dal disprezzo, dalla diffidenza, dai nemici che si moltiplicano e dalla diserzione di alleati e sodali. Eppure se si mettono assieme le sole opere recenti di questi artisti, e non ci sono solo loro, emerge un Belpaese che non è in grado di star in piedi sulle sue gambe, disgregato al punto da non poter essere più visto nella sua interezza tanto è diviso moralmente, politicamente ed economicamente.  Di che si occupa oggi la politica?

Certamente non della realtà e della banalità di un vissuto quotidiano delle diverse genti del Belpaese, non delle minute difficoltà del signor Mario Rossi, non delle molteplici inquietudini che prendono alla gola milioni d’italiani che in questi anni si sono impoveriti o che semplicemente vedono il loro piccolo mondo mutato oltre ogni più fantasiosa previsione. L’impressione generale è che la politica italiana ai grandi livelli parli di se stessa e ragioni delle sue questioni interne, sia lontana dai cittadini e dalla vita banale perché essa è collocata in un limbo di privilegio, in una condizione sociale straordinaria. Alla fine l’apparenza del potere politico crea i suoi riti e le sue ragioni e cerca di mascherare la realtà concretissima di un paese in sofferenza in qualcosa che somiglia al Belpaese, in una mascherata permanente, in una finzione che vorrebbe essere collettiva ma in realtà è solo la recita grottesca orchestrata da esperti di pubblicità, di giornalismo e di pubbliche relazioni perlopiù prestati alla politica ma in verità a libro paga dei veri poteri che sono finanziari. Come dimostrano gli ultimi anni della vita di Montanelli l’editore che paga conta più del direttore del suo giornale. La finzione, la grande recita ha un suo limite: l’impatto con questo mondo reale e concreto; prima o poi quella realtà volutamente ignorata o mascherata , edulcorata o colorata si riprende la sua dura rivincita e presenta il suo conto. Per tutti. A tutti!

 IANA per FuturoIeri




15 novembre 2008

IL CALCIO DELL’ASINO

Alle volte capita che si manifesti nella realtà quel proverbio antico che recita:”Arlecchino si confessò burlando”. Ossia che malefatte e timori taciuti vengan fuori alla luce del sole in circostanze festose o in occasione di burle e affini. Questo è a mio avviso il caso di un numero di una rivista gratuita fiorentina “Giullari” che è distribuita in città e ha il patrocinio di Provincia e Comune. Nel numero di Novembre 2008 pubblica una vignetta che ricade nel suddetto proverbio, un  tal Fremura mostra un disegno con un commesso viaggiatore sfacciatamente asiatico mentre offre a un commerciante un albero di natale rinsecchito in cui fanno bella mostra di sé decorazioni tratte dalla spazzatura come una scarpa rotta, lattinine vuote, stracci. L’asiatico nel fumetto così s’esprime “per le prossime festività natalizie, in catalogo abbiamo questo articolo (made in China) che pare fatto apposta per il vostro mercato (…)”.

Questo è un calcio dell’asino nei confronti dei saccenti e arroganti banchieri e dei professori d’economia, degli imbottitori di crani della persuasione politica, dei mestieranti della televisione fatta di chiacchere e luoghi comuni che hanno proclamato per anni la superiorità del mercato rispetto a qualunque altra cosa e che ora hanno distrutto perfino le basi su cui si fondava il loro potere. Di sfuggita ricordo che la nazione maggiormente colpita da questa disfatta economica e ideologica è quella statunitense. La stupidità delle  affermazioni di queste pessime categorie di umani si fonde perfettamente con la natura perfettamente e integralmente criminale dei bancarottieri che hanno distrutto i risparmi di milioni di famiglie negli Stati Uniti e in Europa. La rivista in questione si occupa di cose locali e non ha particolari pretese ma in un colpo solo con una vignetta senza particolari pregi stilistici smaschera il bluff dei potenti e dei loro esperti pagati un tanto a menzogna. Le paure che emergono inconsapevolmente dal disegno sono due: il travolgimento del Vecchio Mondo e dell’impero Anglo-Americano ad opera dell’Asia e della Russia e la fine del benessere e l’inizio di un periodo di minorità e di povertà per questo piccolo continente schiacciato fra l’Africa e l’Asia. Incidentalmente ricordo che l’Italia in Europa è il solito vaso di coccio fra i vasi di ferro e che quindi pagherà caro e probabilmente per tutti questo crollo di civiltà altrui. E’ amaro vedere che invece di far appello al coraggio di tutti e dare un forte esempio le nostre caste al potere s’arroccano per difendere i loro piccoli privilegi a costo di mandar in malora la stragrande maggioranza della nostra gente. Le nostre paure e le verità inconfesssabili, prima fra tutte che questo paese da decenni non ha più difensori nelle sue sedicenti classi dirigenti, emergono dalla satira, dallo scherzo, dalla provocazione. Aspetto solo di scoprire che siamo entrati nella terza guerra mondiale nel corso di uno spettacolo di Beppe Grillo o di Dario Fo. So che può succedere. Qui si è perduto ogni limite da anni

IANA
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




28 ottobre 2008

SI FA PRESTO A DIRE POVERTA’

I fatti sono arcinoti al punto che i principali quotidiani nazionali hanno in data 22 ottobre grande risalto a questi dati: la forbice sociale fra ricchi e poveri è aumentata in Italia e per maggior scorno la mobilità sociale è una chimera. Di fatto in Italia si eredita il mestiere quando non il posto di lavoro del padre, la società italiana è fatta per congelare la mobilità sociale e riprodurre le stratificazioni sociali delle generazioni precedenti. Non c’è da meravigliarsi se in questi tempi di crisi gli amari risentimenti che marciscono nel Belpaese si rivelanno sempre più aspri e sempre più politicizzati. Non si può martellare per decenni il popolo italiano con il calcio e la pubblicità mostrando il paese del bengodi e delle meraviglie e poi auspicare che s’accontenti della fatica e dello squallore di tutti i giorni, di una società fatta a immagine e somiglianza dei mediocri e dei privilegiati, dei furbi da tre soldi e dei raccomandati di lusso. Come puo’ questo popolo chiedere di star alla pari con gli altri paesi che sono più grandi, più forti, o semplicemente privilegiano il talento e il valore rispetto alle raccomandazioni e alla delinquenza? Le ragioni del nostro essere un vaso di coccio fra vasi di ferro dipende dal fatto che l’Italia è lo strumento del privilegio dei pochi, in queste condizioni per i molti è difficile identificarsi con qualcosa di più grande e ampio, la conseguenza è quella di trovarsi con un Belpaese il cui popolo è ridotto alla consistenza di un turbine di polvere, o se si preferisce ad una manciata di sabbia. In tanta disgrazia questa crisi straordinaria e nuovissima sta creando le condizioni per creare un grande risentimento fra i ceti medi che già da diverso tempo in difficoltà e ora si ritrovano pure impoveriti. Ci sono tutte le condizioni perché quella parte della società che erano i ceti intermedi fra i ricchi e poveri sia forzata a sostenere scelte politiche radicali, a mettere in discussione i privilegi delle minoranze al potere. detto in una frase potrebbe dismettere quel ruolo che aveva avuto di guardia nei confronti dell’ordine costituito dalla società dei consumi e della sceneggiata parlamentar-democratica per andare a far ben altro. Per intendersi il rovesciamento dell’ordine e dei poteri potrebbe partire non tanto dai ceti poveri e tapini ma da quelli medi che subiranno il rovescio della fortuna come una sfida mortale portata contro di loro da non si sa bene quale nemico. Questo vale per l’Italia come per l’Europa.

Quale follia può aver spinto le sedicenti classi dirigenti del Vecchio Mondo a subire questo grande pericolo che minaccia di disgregare le basi del loro potere? Forse negli umani c’è una natura auto-distruttiva che colpisce i singoli come i grandi enti collettivi.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




7 novembre 2007

I COSTI DELLA POLITICA: I SENATORI

L'Indennità mensile di un Senatore è pari a: 5.419,46 euro, “al netto della ritenuta fiscale (€ 3.555,63), delle quote contributive per l’assegno vitalizio (€ 962,42), per l’assegno di solidarietà (€ 749,79) e per l’assistenza sanitaria (€ 503,59)”.

Diaria: 4.003,11 euro mensili, da cui vengono detratte 258,23 euro per ogni assenza alle votazioni.

Rimborso per spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare: 4.678,36 euro dei quali: 35% (1.637,43 euro) al Senatore, 65% (3.040,93 euro) al gruppo Parlamentare.

Spese di trasporto e spese di viaggio gratuite, pedaggio autostradale gratuito, circolazione ferroviaria e marittima gratuita, circolazione aerea nazionale gratuita.

Rimborso spese di trasferimento dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Fiumicino e Montecitorio: 13.293,60 euro fino a 100 km di distanza 15.979,18 euro sopra i 100 km. Per i residenti a Roma il rimborso annuale equivale a 6.646,80 euro.

Spostamenti all’estero per viaggi internazionali o di aggiornamento: 3.100,00 euro annuali

Spese telefoniche: 4.150 euro annuali

Per i Senatori iscritti al servizio di Assistenza Sanitaria Integrativa è previsto il rimborso delle spese sanitarie, così come ai rispettivi familiari. Versano una quota mensile pari al 4,5% della propria indennità mensile.

Assegno di fine mandato: Ogni mese il deputato versa 749,79 euro da cui percepirà l’80% alla fine del mandato parlamentare

Fondo per l’assegno vitalizio: Ogni mese il deputato versa 962,42 euro più il 2,5% (240,60 euro) per la reversibilità che vengono accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. Il Senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età.

Riepilogo di costo mensile

Indennità parlamentare netta: €. 5.419,46 euro

Diaria: €. 4.003,11

Rimborso spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare: 4.678,36 euro

Spese di trasporto e spese di viaggio (escluse le tessere gratuite, ma calcolando sempre trasporti superiori ai 100 km [1331,59 + 258,33]: €. 1.589,92

Spese telefoniche: €. 345,83

Costo mensile di un senatore : circa €. 22.557,90

I Senatori italiani sono 323, per cui mensilmente costano allo Stato Italiano : €. 7.511.780,70

Quanto ci costano al mese i nostri Parlamentari?

630 Deputati : €. 13.848.540,30 mensili

323 Senatori : €. 7.511.780,70 mensili

Il Parlamento costa al mese : €. 21.360.321,00

Per cui annualmente il costo di sole 963 persone equivale a : €. 256.323.852,00

Tutti i dati sono stati raccolti da quelli pubblicati nel sito del Senato della Repubblica.

Questa e tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it e http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia1.htm



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