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26 agosto 2016

Una ricetta precaria N.18

Ricetta precaria

Siamo a 18, due volte nove

Il passato porta con se ricordi anche ridicoli, se non fossero cose della mia vita perfino patetici. Mi ricordo di un momento della mia vita quando ero sospeso fra essere in tesi e la specializzazione per l'insegnamento. Capitava molto spesso di andare a giro in giacca. Senza la cravatta il farfallino, ma comunque in giacca. Il caso aveva voluto che fosse nelle mie disponibilità una scelta di giacche. Frutto questo anche di una donazione di uno zio che non se ne faceva di nulla per cambio taglia, se non ricordo male. Di solito nei film succede sempre qualcosa diavventuroso o erotico. Nel mio caso c'era un effetto calamita da parte dei mendicati di ogni specie.
Evidentemente individuavano in un tipo con la giacca qualcuno che doveva aver qualche spicciolo da donare. Era un continuo tampinarmi e infastidirmi per chiedere l'elemosina. Una volta fuori dal cancello della facoltà di Lettere uno dei soliti ambulanti con la pelle color cioccolato ha insistito così tanto sul fatto che aveva fame e dovevo dargli qualcosa per mangiare che gli ho donato il mio panino. Dall'espressione che ha fatto voleva preferibilmente qualche moneta, prese comunque il pane e andò via.

Quel periodo passò e notata la cosa un po' fastidiosa in molte occasioni evitai di andar a giro in giacca, non mi salvò questo dall'assistere alla virulenta scena quotidiana della mendicità ma era, per così dire, un vestire meno appariscente. Questo episodio mi riporta alla mente un mio vecchio espediente per non buttar via il pane. Il concetto dell'arrangiarsi in cucina con il pane mi portò a creare certe combinazioni che facevo con il pane vecchio, il pomodoro, il basilico, sale, pepe e quel che capitava. Per quel che capitava intendo: cipolla, avanzi di salsiccia, aglio, erba cipollina, qualche uliva rimasta in frigo. L'idea è questa: usare il pomodoro liquido e il pane vecchio. Faccio a pezzi il pane vecchio e lo metto assieme al pomodoro in una padella. Aggiungo un cucchiaio d'olio e faccio cuocere a fuoco lento. Poi metto gli avanzi e il basilico in modo da insaporire il composto. Per dare un senso alla cosa sale e pepe quanto basta. Aspetto che il pane si riduca a una specie di massa informe. Occorre assaggiare più volte il composto per assicurarsi che non si bruci o diventi pessimo. Quando siete sicuri della cosa buttate tutto su un piatto e mangiate. Se c'è bere vino rosso. Se è venuta male la cosa vi consolerete con il vino.

E così avrete risolto.




16 gennaio 2012

Uno scritto filosofico-sociale su questo tempo

Con la gentile concessione di Carlo Gambescia pubblico questo scritto filosofico di Stefano Boninsegni. Uno scritto che descrive la società odierna formata dai processi di terza rivoluzione industriale come una giungla popolata da esseri umani tendenzialmente soli con legami sociali ridotti o di natura mercantile.

http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2012/01/lamico-stefano-bonisegni-in-questo-bel.html

enerdì, gennaio 06, 2012



L' amico Stefano Boninsegni (*), nel bel post di oggi, ci ricorda due cose fondamentali: in primo luogo, che bisogna sempre distinguere tra necessaria difesa dell’individuo e sciocca celebrazione dell’individualismo;in secondo luogo, che l’individualismo come avversione verso l’esistenza di qualsiasi forma di società intermedia tra individuo e Stato, mina le radici stesse della socialità umana. Insomma, un “ripassino” niente male.
Buona lettura. (C.G.)
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Società senza socialità
di Stefano Boninsegni

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Secondo il “reazionario” Joseph de Maistre, l'attacco alla religione e l'individualismo dei Lumi avrebbero distrutto la socialità, che l'autore francese considerava sacra e proponeva di porla sotto comando divino (si veda S. Holmes, Anatomia dell'antiliberalismo, 1995 ). Al di là delle argomentazioni, spesso ingenue, usate da Joseph de Maistre, non vi è dubbio che oggi gli uomini vivono in società sempre più atomizzate, dove la socialità è un bene sempre più scarso.
Un musicista intervistato da Giordano Casiraghi nel suo Anni 70 (2005) afferma : “se negli anni 70 parlavi di politica in un ristorante, vi era la probabilità che quelli del tavolo accanto interferissero. Oggi sarebbe inconcepibile”
Manca cioè un clima di socialità che lo renda possibile. Significativamente, sempre di più le Amministrazioni locali sono impegnate nel recupero di antiche feste, sagre ecc. Lo scopo è il recupero delle identità culturali, ma più profondamente vi è l'intento di creare socialità.
Diversa la situazione nella passata società industriale. Essa ha generato, secondo le varie fasi, una pluralità di forme di socialità che hanno svolto la funzione di sostituire i legami della società agricola, arginando l'azione socialmente dissolvente del capitalismo. Il che non toglie che in essa si siano sviluppati fenomeni di solitudine metropolitana, sulla quale tanto si è scritto e riflettuto. L'alienazione capitalista ha progredito inesorabilmente per restituire l'attuale società, spesso definita come la società dell'estraneità reciproca
Diffuso, tuttavia, fra chi ne ha l'età, il rimpianto di quando nel quartiere ci si conosceva tutti, i negozi erano luogo di conversazione e conoscenza, in un clima di disponibilità reciproca. Se una famiglia nel periodo festivo, ad esempio, incontrava in un camping un' altra famiglia che abitava nello stesso quartiere, scattava una sorta di obbligo sociale di frequentarsi. In questo caso valeva un senso di appartenenza ad un territorio. Se un comunista si imbatteva in un altro comunista, la socializzazione era garantita dal senso di appartenenza ad un popolo altro (la diversità comunista) Per quanto riguarda poi, nello specifico, gli anni Settanta, al di là del duro scontro politico che li contrassegnò, rappresentarono un festival di socialità giovanile : a fianco del quartiere che resisteva come fonte di socialità, l'ampia minoranza di giovani che si rivoltò, recuperò le piazze come luogo di incontro e socializzazione. Vi erano piazze per militanti “puri”, nonché piazze per aspiranti freaks Per inciso, sarà da questa componente che scatterà un rifiuto di una militanza repressiva e saranno avanzate istanze tutt'altro che trascurabili all'interno del processo culturale che culminerà nell'individualismo del decennio successivo
Con questo, anticipando la nostre conclusioni, vogliamo sostenere che non vi è una vera socialità in mancanza di un senso di appartenenza.
Secondo Dahrendorf ( Il conflitto sociale nella modernità , 1992 ) ciò che ha garantito socialità e solidarietà nella passata società industriale, va ricercato nel conflitto di classe. Esso ha creato solidarietà profonde nel mondo del lavoro e, direttamente e indirettamente, ha ispirato grandi aggregazioni popolari, che paradossalmente hanno costituito quella coesione sociale necessaria al capitalismo.
Ma è proprio alla fine degli anni Settanta, distinti dalla fine del movimento operaio e dell'idea socialista, che rapidamente si passa da un'atmosfera solidarista ad una mentalità individualista. E' in questa fase che si teorizza la “fine delle ideologie”, espressione mistificante nella misura in cui una soltanto ne resta in posizione egemonica, ovvero quella liberale. Il “pensiero debole”, dalla sua, teorizza che con la fine dell'ultima metafisica, il marxismo, gli uomini sono liberati dall'ossessione di ingegnarsi ad elaborare utopie. Ma la “vera” teorica di questa transizione è la stessa Signora Thatcher: allieva di Ayn Rand, era solita sostenere che “ la società non esiste, ma solo gli individui”. Per inciso, l'individualismo di ritorno, di cui ella celebra i fasti, è in realtà un individualismo malato di narcisismo, edonismo, lontano dagli ideali della scrittrice russa.
In ogni caso, la mentalità individualista che si afferma dalla fine degli anni Settanta, dissolve ogni senso di appartenenza, e con questi, inesorabilmente e tangibilmente, la socialità, fino al punto di inquietare, come abbiamo visto, le stesse “istituzioni”, perché una società che perde la sua socialità è sempre sull'orlo dell'implosione.
Questo processo ha avuto varie interpretazioni. Pietro Barcellona, che ha studiato profondamente il legame sociale ha scritto : “Ciò che è cambiato non è facilmente coglibile astrattamente, e ci costringe ad affrontare il problema della rilevanza fondativa delle pratiche sociali.E' cambiata, infatti, anzitutto quella che si direbbe la Stimmung ; il senso comune, l'immaginario. La direzione di marcia, il senso della vita, ( appunto la Stimmung del tempo ) : il tempo in cui viviamo ha un altro “senso”. E' penetrata sempre più nel senso comune una “visione singolarizzata” della nostra vita. L'immagine con la quale strutturiamo il mondo non è più “espressiva” del rapporto con l'altro” ( L'individuo sociale ,1996 ).
Alain Laurent ha avanzato un' ipotesi interessante : anche se sul piano culturale ( nel senso lato del termine ) prevalevano visioni anti-individualiste, nella vita concreta gli individui progressivamente adottavano modelli consumisti e individualisti. Ad un certo punto esplode inevitabilmente la contraddizione ( Storia dell'individualismo,1994)
Marco Revelli, che ha definito il passaggio del solidarismo degli anni Settanta all'individualismo degli Ottanta come il passaggio dall'identità collettive all'individualismo del consumismo di massa, ha il merito di aver posto fortemente l'accento sull'erosione della socialità. In passato il docente piemontese ha intravisto nel Terzo settore un possibile veicolo di socialità. In realtà, rischio che lo stesso Revelli aveva preventivato, quest'ultimo si è ridotto alle cosiddette cooperative sociali, a cui gli enti pubblici appaltano varie funzioni a scopo di risparmio. Del resto - così teorizza Revelli - "la socialità bisogna volerla o non sarà" ( La sinistra sociale, 1997 )
Ma la socialità non si può volere. Essa, date certe condizioni, sgorga spontaneamente.
Gli uomini occidentali contemporanei, al momento, come ha spiegato Lasch, sono condannati ad un “io minimo”, schiacciato sulle proprie strategie difensive, in una società colta come una giungla. ( L'io minimo, 1985 ).
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Stefano Boninsegni
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(*) Storico delle idee sociali. Si è occupato di Sorel e del sindacalismo rivoluzionario. Ha scritto saggi di argomento sociologico e filosofico sul movimento operaio, l’individualismo di massa e la crisi del legame sociale. Tra le sue opere ricordiamo in particolare New Economy (2003 ) e l'importante libro-intervista a Giano Accame e Costanzo Preve, Dove va la Destra? - Dove va la Sinistra? (2004), volumi pubblicati dalle Edizioni Settimo Sigillo.
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Copyright © 2012 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com.





8 luglio 2011

Una nuova traduzione di F.Allegri sulla speculazione sui grani

Scritto da F. Allegri


LA GRANDE CRISI DEL CIBO DEL 2011*
Di Lester R. Brown
www earth-policy.org
Earth Policy Release
Plan B Update
14 Gennaio, 2011
Mentre inizia il nuovo anno, il prezzo del grano è al suo massimo di sempre nel Regno Unito.

Le rivolte del cibo si diffondono in Algeria.
La Russia importa grano per nutrire il suo bestiame prima del pascolo di primavera.
L’India sta lottando con un tasso d’inflazione da cibo del 18% annuo ed esplodono le proteste.
La Cina cerca all’estero enormi quantità potenziali di grano e granturco.
Il Messico compra i futures sul granturco per evitare aumenti inimmaginabili per la tortilla.
E il 5 Gennaio l’organizzazione U.N. Food and Agricultural annunciò che il suo indice del prezzo del grano a dicembre aveva superato il più alto di sempre.
Ma mentre negli anni passati, era stato il clima che aveva causato un picco nei prezzi delle merci, ora sono le tendenze in entrambi i lati dell’equazione della domanda/offerta del cibo che guidano verso l’alto i prezzi.
Dal lato della domanda, i colpevoli sono la crescita della popolazione, della ricchezza e l’uso del grano come carburante per auto.
Dal lato dell’offerta: l’erosione del suolo, l’impoverimento delle fonti, la perdita di terre per usi non agrari, la deviazione dell’acqua da irrigazione verso le città, il calo della resa del raccolto nelle agricolture avanzate, – per l’effetto serra – le ondate di calore che seccano il grano e la fusione dei ghiacciai montani e polari.
Questi trend climatici uniti sembrano destinati a fissare un dazio sempre più alto in futuro.
C’è almeno una notizia buona ma debole sul lato della domande: La crescita della popolazione mondiale, che arrivò al 2% annuo intorno al 1970, è calata sotto il 1,2% all’anno nel 2010.
Ma poiché la popolazione mondiale è quasi raddoppiata dal 1970, noi stiamo ancora aggiungendo 80 milioni di persone ogni anno.
Stanotte ci saranno 219.000 bocche addizionali da nutrire al tavolo della cena e molte di loro saranno accolte con i piatti vuoti.
Altre 219.000 si uniranno a noi domani notte.
Ad un certo punto, questa crescita senza fine inizia a tassare sia le abilità degli agricoltori che i limiti delle terre della terra e le risorse idriche.
Oltre la crescita della popolazione, ci sono ora quasi 3 miliardi di persone che salgono sulla catena del cibo mangiando quantità più grandi di bestiame nutrito con grano e prodotti di pollame.
La crescita nel consumo di carne, latte e uova in paesi che sviluppano molto velocemente non ha precedenti.
Il consumo totale di carne in Cina oggi è già quasi il doppio di quello negli Stati Uniti.
La terza causa dell’aumento della domanda è l’uso dei grani per produrre carburante per auto.
Negli Stati Uniti, che raccolsero 416 milioni di tonnellate di grano nel 2009, 119 milioni di tonnellate andarono nelle distillerie di etanolo per produrre carburante per auto.
Quello è abbastanza per nutrire 350 milioni di persone per un anno.
Il grande investimento USA nelle distillerie di etanolo regola lo stadio per la competizione diretta fra le auto e le persone per la produzione di grano mondiale.
In Europa, dove gran parte della flotta auto viaggia con carburante diesel c’è una domanda crescente di olio diesel vegetale, principalmente dai semi di colza e dall’olio di palma.
Tale domanda di raccolti che producono olio non riduce solo la terra disponibile per i raccolti di cibo in Europa, guida anche la cancellazione della foresta pluviale in Indonesia e in Malaysia a favore delle piantagioni di palma.
L’effetto combinato di queste 3 domande crescenti è sbalorditivo: il raddoppio nella crescita annuale del consumo mondiale d i grano da una media di 21 milioni di tonnellate all’anno dal 1990 al 2005 ai 41 annui dal 2005 al 2010.
Gran parte di questo alto salto è attribuibile all’orgia di investimento nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti dal 2006 al 2008.
Nuovi problemi sono emersi sul lato della fornitura mentre uno vecchio come l’erosione del suolo si è intensificato e mentre la crescita della domanda annua di grano è raddoppiata.
Si stima che 1/3 del terreno agrario del mondo stia perdendo lo strato fertile più velocemente di quanto esso si forma attraverso i processi naturali
– e così perde la sua produttività innata.
2 vaste aree desertiche si formano, una tra il nord est della Cina, la Mongolia occidentale e l’Asia centrale, l’altra in Africa centrale.
Ognuna di queste fa sembrare piccola l’area desertica USA degli anni trenta.
I satelliti mostrano un flusso stabile di tempeste di sabbia in uscita da tali regioni, ognuna spazza milioni di tonnellate di preziosa terra fertile.
Nella Cina del Nord, quasi 24.000 villaggi rurali sono stati abbandonati o parzialmente spopolati mentre i pascoli sono stati distrutti dallo sfruttamento e mentre le terre fertili sono state inondate dalla migrazione delle dune di sabbia.
In paesi con una grave erosione del suolo, come Mongolia e Lesotho, i raccolti del grano sono diminuiti mentre l’erosione abbassa le rese ed eventualmente porta all’abbandono del terreno.
Il risultato diffonde la fame e la crescita dalla dipendenza dalle importazioni.
Haiti e la Corea del Nord, due paesi con suoli erosi severamente, sono cronicamente dipendenti dagli aiuti di cibo dall’estero.
Intanto l’impoverimento delle falde diminuisce velocemente l’ammontare dell’area irrigata in molte zone del mondo; tale fenomeno assai recente è dovuto all’uso su larga scala di pompe meccaniche che sfruttano l’acqua sotterranea.
Oggi, la metà della gente del mondo vive in paesi dove l’acqua da tavola diminuisce mentre il sovra pompaggio impoverisce le falde.
Se una falda è impoverita, il pompaggio è di fatto ridotto al tasso di ricarico a meno che non sia una falda fossile (non reintegrabile), allora il pompaggio finisce del tutto.
Ma presto o tardi, la perdita dell’acqua da tavola si traduce in aumento dei prezzi del cibo.
L’area irrigata è diminuita in Medio Oriente, particolarmente in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen.
In Arabia Saudita, che era del tutto dipendente da una falda fossile ora impoverita per la sua autosufficienza granaria, la produzione è in caduta libera. Dal 2007 al 2010 la produzione di grano saudita è caduta di più dei 2/3.
Entro il 2012, probabilmente la produzione di grano finirà del tutto, lasciando il paese del tutto dipendente dal grano importato.
Il Medio Oriente Arabo è la prima regione geografica dove lo spreco delle scorte d’acqua sta diminuendo il raccolto di grano.
Ma i veri grandi deficit di acqua sono in India dove i numeri della Banca Mondiale indicano che 175 milioni di persone sono state alimentate con grano prodotto con il sovra pompaggio.
In Cina il sovra pompaggio da cibo a quasi 130 milioni di persone.
Negli Stati Uniti, l’altro principale produttore di grano del mondo, l’area irrigata è diminuita in stati agricoli chiave come California e Texas.
L’ultimo decennio ha testimoniato l’apparizione di un’altra costrizione ancora per la crescita della produttività agricola globale: la diminuzione del lavoro arretrato per le tecnologie non sfruttate.
In alcuni paesi avanzati a livello agricolo, gli agricoltori usano tutte le tecnologie disponibili per aumentare la resa.
In Giappone, il primo paese a vedere una crescita sostenuta nella resa di grano per acro, le rese per il riso sono appiattite da 14 anni.
Le rese del riso in Corea del Sud e Cina ora sono in avvicinamento a quelle del Giappone.
Assumendo che gli agricoltori dei 2 paesi incontrino le stesse costrizioni di quelli in Giappone, più di 1/3 del raccolto di riso mondiale sarà presto prodotto in paesi con poco potenziale per altri aumenti della resa del riso.
Una situazione simile sta emergendo con le rese del grano in Europa.
In Francia, Germania, e nel Regno Unito le rese del grano non aumentano più da tempo.
Questi 3 paesi insieme sommano quasi 1/8 del raccolto mondiale di grano.
Un’altra tendenza che riduce la crescita del raccolto di grano mondiale è la conversione di terra agricola a usi non agricoli.

L’ampliamento suburbano, la costruzione industriale e la pavimentazione della terra per fare strade, autostrade e tanti parcheggi reclamano terre agricole nella Central Valley della California, nel bacino del Nilo in Egitto e in paesi densamente popolati che si industrializzano rapidamente come Cina e India.
Nel 2011, si prevede che la vendita di auto in Cina sia di 20.000.000 – un record assoluto.
L’esperienza USA dice che per 5 milioni di auto aggiunte alla flotta di un paese, quasi un milione di acri va pavimentato per far comodo a loro. E la terra agricola è spesso la perdente.
Le città che crescono veloci competono anche con gli agricoltori per l’acqua d’irrigazione.
In zone dove tutta l’acqua è stata trovata, come la gran parte dei paesi in Medio Oriente, la Cina del Nord, gli Stati Uniti del Sud Ovest e gran parte dell’India, il deviare l’acqua verso le città significa meno acqua d’irrigazione disponibile per la produzione di cibo.
La California ha perduto forse un milione di acri di terra irrigata in anni recenti mentre i contadini hanno venduto alte quantità di acqua ai milioni di assetati di Los Angeles e San Diego.
L’aumento della temperatura rende anche più difficile l’espansione del raccolto di grano mondiale a un ritmo sufficiente a sostenere il passo da record della domanda.
I gruppi ecologisti hanno la loro esperienza: Per ogni aumento di 1 grado Celsius nella temperatura sopra l’ottimo durante la stagione della crescita, noi ci possiamo aspettare un 10% di declino nelle rese del grano.
Questo effetto temperatura sulle rese fu del tutto visibile nella Russia occidentale durante l’estate del 2010 mentre il raccolto fu decimato quando le temperature si alzarono molto sopra la norma.
Un altro trend nuovo che minaccia la sicurezza del cibo è lo scioglimento dei ghiacciai montani.

Questo è di particolare importanza sull’Himalaya e sull’altopiano tibetano dove il ghiaccio sciolto dai ghiacciai aiuta non solo a sostenere i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, l’Indo, il Gange, il Mekong, loYangtze e il Fiume Giallo ma anche i sistemi di irrigazione che dipendono da questi fiumi.
Senza questo ghiaccio sciolto il raccolto di grano cadrebbe precipitosamente e i prezzi aumenterebbero di conseguenza.
E infine, a tempo più lungo, le distese di ghiaccio sciolto in Groenlandia e Antartico Occidentale, combinatecon l’espansione termica degli oceani minacciano di far crescere il livello del mare fino a 6 piedi durante questo secolo.
Pure una crescita di solo 3 piedi inonderebbe metà della terra del riso in Bangladesh.
Ciò metterebbe sotto acqua pure gran parte del delta del Mekong che produce la metà del riso del Vietnam, l’esportatore numero 2 nel mondo.
In tutto ci sono altri 19 delta fluviali che producono riso in Asia e che ridurrebbero di molto i raccolti a causa del livello alto del mare.
L’attuale impulso ai prezzi del grano e della soia nel mondo, e ai prezzi del cibo in generale, non è un fenomeno temporaneo.
Non possiamo più aspettare che le cose tornino alla normalità perché in un mondo con un sistema di cambiamento climatico rapido non c’è un normale al quale ritornare.
I tumulti di queste ultime e poche settimane sono solo l’inizio.
Non è più un conflitto tra super potenze armate pesantemente, ma piuttosto è lo spreco delle scorte di cibo e l’aumento dei suoi prezzi – e il tumulto politico che questo scatena – che minaccia il nostro futuro globale.
Se i governi non definiranno velocemente la sicurezza e non sposteranno le spese dal militare agli investimenti per il clima, l’efficienza idrica, la conservazione del suolo e la stabilizzazione della popolazione, il mondo, probabilmente, lotterà in futuro sia con più instabilità climatica che con la volatilità del prezzo del cibo.
Se l’affare continuerà come al solito, i prezzi del cibo tenderanno solo verso l’alto.
*NOTA: questo articolo apparse su Foreign Policy Giovedì 10 Gennaio, 2011.
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Lester Brown è Presidente dell’Earth Policy Institute e autore di World on the Edge: How to Prevent an Environmental and Economic Collapse (New York: W.W. Norton & Company, 2011).
Dati, note e fonti addizionali possono essere trovati su www.earth-policy.org.
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Tradotto da F. Allegri il 30 giugno 2011.
Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini adesso lavora alla sua nuova rubrica “Wikyleaks e le nudità del re”, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.




30 luglio 2010

La natura seconda e le nostrane pietose finzioni



De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e le nostrane pietose finzioni

La natura intima di questa terza rivoluzione industriale sta mostrando il suo volto aggressivo e duro con questa aspra e lunga crisi e con le nuove guerre. E’ una rivoluzione industriale come le altre due precedenti  proprio come le sue sorelle cambia il mondo umano distruggendo ciò che è stato prima e rimodellando il presente. Si tratta di un fenomeno noto  per certi aspetti scontato nella sua brutalità. Questa terza rivoluzione però ha un elemento di novità perché colpisce con puntualità e brutalità il vissuto quotidiano e la cultura rimodellandola secondo le sue esclusive necessità di profitto e di creazione della propria potenza. Chi è ai vertici del processo ovvero gli esecutivi delle potenze imperiali, i dirigenti massimi delle grandi compagnie finanziarie, delle multinazionali, delle banche, la ristretta minoranza di miliardari con interessi in decine di grandi compagnie è davvero felice perchè vede l’‘opera che crede propria mentre prende forma nello spazio e in questo tempo, il resto degli umani è materia vivente atta ad attuare o ad assistere  questo titanico esperimento di ingegneria sociale e di creazione di profitto e tecnologia. Questo esiste e si forma in anni nei quali il Belpaese sembra impazzito, qui si ragiona di comunismo, fascismo, antifascismo, e liberalismo come se il 2010 fosse il 1970. Oggi 21 maggio 2010  i giornali rendono conto del fatto che la ricerca genetica è vicina alla creazione di forme di vita artificiale, l’annuncio della avvenuta  manipolazione genetica con DNA artificiale di alcuni batteri viene dagli Stati Uniti ed è nello spirito dei tempi. Questa rivoluzione industriale cambia addirittura non solo il concetto di uomo e natura ma proprio la natura e l’essere umano nel suo essere concreta realtà materiale dotata di vita propria. Davanti a quel che è enorme e clamoroso vedo un dibattito politico stanco e infelice legato a cose squallide e brutte come il coltivare antichi dissapori e miti perduti per tenersi fette di elettorato pieno di idee confuse e nostalgiche da usare strumentalmente come forza ausiliaria per vincere per qualche punto percentuale lo schieramento politico avversario. La politica italiana degli onorevoli, dei cavalieri al merito e dei commendatori da tempo non pensa più il  tempo di tutti e si accontenta di amministrare il suo tempo e se stessa e i suoi piccoli e grandi interessi; la grande finanza non può per sua natura trasformarsi in un soggetto politico in grado di sostituire i vigenti ordinamenti democratici e si accontenta di manipolare e indirizzare la grande politica nazionale e internazionale. Le enormi masse di umani che sono cittadini di Stati democratici devono cimentarsi con il problema di una condizione di civile libertà ferita ripetutamente dalla crisi globale e dalle diverse forme di autoritarismo che emergono in queste nuove guerre. Di fatto non c’è indirizzo e controllo nella crescita del potenziale tecnologico, le mutazioni anche notevoli e invasive come i telefonini tuttofare, internet o l’E-book arrivano, si consolidano, mutano i rapporti umani e sociali e solo dopo che la trasformazione è già irreversibile arriva il legislatore, il moralista, il giornalista, il commento dell’uomo della strada. Non ci sono forze in grado di determinare lo sviluppo di questa natura seconda ed essa stessa non ha una coscienza o uno scopo: diviene ciò che può essere nel mondo degli umani che abitano il pianeta azzurro e occupa tutti gli spazi vuoti.


IANA




26 luglio 2010

Francone e la sua fiaba sulla politica nostrana

26 Lug, 2010

La fifa di Cesaretto l’equilibrista del Circo Italia

Scritto da: F. Allegri 


Pubblico questa cosa dell'amico Franco Alelgri certo di far cosa gradita,del resto è così meschina e triste la cronaca politca nel Belpaese. Per non cadere vittime della decomposizione morale e della tristezza malefica che si spande ovuneque è meglio esprimersi con fiabe e allegorie. Tanto...



FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA
La fifa di Cesaretto l’equilibrista del circo Italia.

22/07/2010
Di F. Allegri
C’era una volta un povero circo. Era il Circo Italia, faceva un unico spettacolo quotidiano ed aveva una sola star di grido: Cesaretto l’equilibrista.
Il piccolo cesare, calvo con il reimpianto e avanti negli anni s’esibiva ogni giorno con la sua lunga asta camminando su una corda tesa a pochi metri da terra.
Lui aveva avuto una lunga carriera e molti successi, aveva i suoi fans e anche molti detrattori, tra questi ultimi s’era diffusa (tanto tempo fa) una diceria ovvero che al prossimo spettacolo sarebbe caduto.
Erano passati molti mesi e tutti attendevano questo benedetto spettacolo, i detrattori ne discutevano nei bar e in piazza.
“Vedrai, stasera cadrà” disse uno di loro. Un altro replicò: “Hai visto come era incerto ieri! Ha avuto un gran traballone”.
Il farmacista del paese che era sempre il meglio informato puntualizzò: “Ha una fifa enorme!”
I detrattori trasecolarono per la sorpresa: “Come? Ma sei sicuro?”.
Lui replicò: “Me l’ha confidato uno dei suoi inservienti giorni fa. Nessuno lo sa, ma Cesaretto non ha coraggio. E’ un fifone. La nostra diceria lo distrugge piano piano”.
Il farmacista aveva radunato una folla e proseguì: “Ha paura di tutto, ha paura di guidare l’auto e non ha preso la patente; vuole sempre gente intorno e non sa stare da solo. Forse ha anche paura del buio e della notte. Fa il gradasso solo davanti a un folto pubblico e quando sale su quella maledetta corda, ma prima e dopo nel suo camerino ….. in preda al terrore”.
Alla fine assestò il colpo decisivo: “Non ha mai fatto un duello con altri equilibristi!”
In realtà c’era stata qualche piccola esibizione, ma mai con i campioni di grido: aveva contrastato solo piccoli artisti di provincia o sul viale del tramonto. C’era stata solo la sfida con Achille l’equilibrista del circo di Mosca, ma questa si era verificata tantissimi anni fa e al tempo lui era un debuttante di talento.
Oggi Cesaretto era il re della corda tesa, camminava sicuro con la sua asta mentre la folla e l’orchestra l’accompagnavano con lo sguardo e inni trionfali. Bastava che fosse solo! Per motivi misteriosi aveva respinto ogni sfida: la vista di un rivale avrebbe rinfocolato le sue profonde paure!
Intanto anche sulle tribune c’erano i detrattori in attesa, qualcuno applaudiva, ma il gesto era forzato e tradito dal nervosismo.
La loro attesa si prolungava di un giorno ogni mattino: “Sarà domani!” diceva qualcuno. E quel domani venne. Cesaretto s’era alzato presto, era più turbato del solito, tante domande giravano per la sua testa: la crisi del circo, i suoi ingaggi, gli stipendi da pagare ad orchestrali e pagliacci; la paura di sbagliare cresceva.
Tante ossessioni giravano nella sua testa, i giornali non l’osannavano come un tempo e lui avevano sempre odiato le critiche. Non aveva una donna e nemmeno un’amica, di quelle vere intendo. Non aveva amici, talvolta aveva pagato dei supporter…..
Con queste paure s’incammino verso il tendone, sentiva gioie e applausi ed entrò.
Fu la sera della caduta. Era ……

“Mamma che giorno era?” Chiese il bambino curioso.
“Non c’è data Giacomino, questo libro è troppo vecchio” rispose la mamma.

Liberamente ispirato allo scritto di M. Travaglio: “La fifa di Silvio” del 23 marzo 2010.

FIABE PRECEDENTI
Dieci canti per Doppio Meridione


1 Le cronache di “Doppio Meridione”
2 Lo chiamavano Bipolarismo
3 Il Partito Del Penultimo Nome
4 Il mondo della politica al tempo della grande crisi
5 Il governo dell’uomo più ricco del paese
6 L’economia in crisi di Doppio Meridione
7 Il discorso di Prometeo Diogene detto Il Solitario
8 Sul commercio del “sale spezziato” a Doppio Meridione
9) Le capitali di Doppio Meridione
10) La tempesta nel bicchiere

1 | Sorrenti

Luglio 26th, 2010 at 15:10

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Si avvertono i lettori che ogni riferimento a cose e persone del presente articolo, è puramente casuale.




25 luglio 2010

La feccia che risale il pozo - considerazioni di Franco Allegri

Certo di far cosa gradita pubblico le recenti considerazioni sulla politica e l'informazione nostrana dell'amico Franco Allegri.


23 Lug, 2010

La feccia che risale il pozzo

Scritto da: F. Allegri

 
Il Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano

La feccia che risale il pozzo
17/07/2010
Di F. Allegri

Dopo qualche settimana di pausa torno a commentare gli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio perché non vorrei che qualcuno avesse pensato che avevo interrotto questo appuntamento ricorrente. Oggi rifletterò su uno scritto intrigante, del 22 marzo 2010 e titolato: “La feccia che risale il pozzo”.
Questo scritto consiste nella trascrizione del discorso settimanale di Marco Travaglio e in particolare parlo di quello che precedette e si occupò delle elezioni regionali. Il tema del trascritto è quello delle liste elettorali sporche ovvero con candidati inquisiti e/o condannati.
La denuncia di Travaglio fu netta: “LE LISTE ERANO COSI’ SPORCHE DA BATTERE QUALSIASI RECORD PRECEDENTE”.
Qui prendo subito le distanze e rovescio il bicchiere, per me negli ultimi 15 anni la magistratura ha indagato meglio e questo ha permesso di ridurre il numero degli intoccabili e anche di scoprire una quantità maggiore dei reati.
Per questo dico che lo scandalo non è nel numero dei candidati ma nel fatto che si scelgano le stesse persone.
Qui va aggiunto il dato che un inquisito di partito spesso fa parte di una rete di relazioni, di affari inconfessabili e di connivenze sempre difficili da disvelare anche se no si tratta di organizzazioni segrete.
Travaglio ci disse:” I due maggiori partiti, ovviamente PD e PDL, sono infarciti di inquisiti, di condannati, di imputati, di pregiudicati, il record ovviamente spetta al PDL, il PD insegue con un buon numero, l’Udc naturalmente tiene fede alla sua tradizione”. Questa frase iniziale venne sviluppato nel video trascritto: Travaglio criticò anche i partiti minori, a partire dall’Udeur ma introdusse una distinzione tra la feccia del nord, la feccia del centro e quella del sud.
Il punto più interessante di questo scritto è nella parte centrale, laddove Travaglio constatò una moralizzazione delle liste del PDL nel sud!
Quando lessi questo scritto constatai che Travaglio non sapeva del litigio tra Berlusconi e Fini avvenuto nel luglio del 2009.
Questa era la causa vera che aveva portato a certe candidature e non ad altre, a quello che potremmo chiamare un rinnovamento della destra.
Premesso questo, torno al testo di Travaglio. Egli partì dal Piemonte e denunciò vari personaggi che a me non sono noti. Per ognuno di loro Travaglio elencò crimini e misfatti, sia a destra che al centro come a sinistra. Questo punto mi fa venire a mente il paradosso della stampa italiana che è quello del ragazzino GRADASSO il quale esclama frignando: “Lui me n’ha date tante, ma io gliene ho dette di più!”
La stampa italica, settantacinquesima al mondo, è malmessa non solo perché omette molte notizie importanti, ma soprattutto non lavora mai per migliorare questo povero paese.
Talvolta sembrano dei marziani caduto sul fatto per caso e due soldi! Se volete sapere come si dovrebbe fare leggete l’ultimo scritto di Moore e il successivo che pubblicherò nei prossimi giorni. Parlo della critica a Stupak e dell’attacco ai repubblicani americani.
Torniamo a Travaglio e ricordando che secondo lui era meglio se perdeva Cota (io invece sono indifferente) ci trasferiamo in Lombardia. La prima considerazione non mi piace, si tratta di una critica al figlio di Bossi. A me pare persecutoria, gli altri figli di mister x (molti in parlamento da anni) non furono e non sono trattati così e sicuramente non hanno ottenuto il seggio parlamentare dopo un dottorato ad Oxford o una laurea alla Sorbona. Nello specifico non si può parlare nemmeno di nepotismo in senso stretto: questo scatterebbe nel caso in cui il figlio del Senatur acquisisse cariche nel partito e magari sostituisse il padre. Anche se abbiamo liste bloccate nessun medico ordina di votare un partito per forza.
Passando oltre Renzo Bossi e la Lega non si può parlare di nepotismo nemmeno per certi candidati PDL, qui non siamo nel sud Italia degli anni cinquanta, ma nel Messico di oggi, ieri e domani. Tutti dietro al capo indiscusso, tutti famigli o servi fedeli e fidati!
Il Veneto, secondo le informazioni di Travaglio parrebbe pulito, anche le piccole critiche che fece a Brunetta e Zaia sono state superate dai risultati elettorali che in questo caso mi erano noti.
Travaglio criticò anche le candidature di Formigoni ed Errani, lo fece accomunando i 2 storici presidenti di regione.
Concordo con Travaglio, ma a differenza di lui io spiego queste ricandidature con la natura della repubblica di Berlusconi. Viviamo nel regno del personalismo e della politica come rappresentazione. L’uomo, il volto, l’essere il simbolo di qualcosa hanno sostituito l’ideologia e il programma di riforme o di governo. A sinistra si vota il signor Rossi, a destri il Neri e al centro il Bianchi. Siamo alla semplificazione (banalizzazione) del messaggio politico, siamo schiavi del marketing e della politica da bere.
Non è questione di corruzione penale, siamo allo snaturamento dei valori, alla metamorfosi e all’illusione.
Un cavillo senza il sostegno del sentimento popolare può poco contro queste armi moderne di distrazione di massa e non cito, per carità di patria, la penuria di candidati credibili e positivi. Ops, l’ho fatto!
Accolsi con fastidio la notizia che molti candidati toscani erano inquisiti, ma io sostengo dal 1994 che la Toscana è la regione evitata dalle inchieste. Non vedo e non vedevo grandi vecchi, ma tanti piccoli comitati d’affari e invito il lettore a constatare che tutti i grandi appalti italiani di questi 15 anni sono passati di qui, la terra dove la magistratura ha avuto qualche miopia e timidezza di troppo.
Tutte le regioni del centro avevano i suoi inquisiti, ma fra queste il Lazio spiccava per qualità e quantità anche se non c’era la lista del PDL.
Anche questa esclusione era dovuta ai litigi del centro destra, ma questo fatto era noto a pochi e non è del tutto dimostrabile. Quando mi raccontarono lo svolgimento dei fatti io non pensai alle sbadatezze e ai dilettantismi, io vidi i dispetti trasversali, ma non ho le prove. In ogni caso delle due tesi, una è prevalente!
Travaglio fece un discorso a parte per la Puglia, criticò la candidatura dell’ex onorevole Cosimo Mele, ma sorvolò su Vendola e sulla sua vecchia giunta decimata dalle inchieste. Questa è la parte che mi piace meno. Trovo strano anche il fatto che per parlare di Feccia del Sud Travaglio si sia concentrato solo su 2 regioni: Calabria e Campania.
Travaglio fa intendere che queste sono regioni più corrotte, ma io penso il contrario: sono zone dove si è indagato meglio, in primis e subito dopo aggiungo che si tratta di zone che ricevono più finanziamenti pubblici per ragioni storiche, economiche e geografiche. Non trascurate questi fattori.
Per spiegare la corruzione io voglio introdurre qui una variante del nepotismo, una figura che è figlia di un millennio e mezzo di medio evo e di dominio culturale e politico cattolico, quella del capo popolo. Il sud elegge sempre un capo, un don, un porta voce, un pastore di votanti! Certe tradizioni sono attenuabili solo con l’urbanizzazione. Questi personaggi che a noi sembrano bislacchi e impresentabili vengono da un mondo che non muta e non segue le regole della politica spettacolare e televisiva. I motivi del degrado campano e calabrese vengono da lontano, ma deve concordare con Travaglio quando dimostra che ad oggi queste terre sono messe male.
Da notare e ricordare il fatto che Travaglio considerò come facce nuove e pulite i due nuovi presidenti di regione del centro destra, Caldoro e Scopelliti.
Io posso concordare e riscontro che si tratta di prescelti da Fini il quale sicuramente contesto qualche importante comitato d’affari: non tutti e vedremo per quanto.
Il consiglio della Calabria che abbiamo sostituito non è da rimpiangere, 35 consiglieri su 50 erano stati imputati e qualcuno già condannato. Qui cito anche un nostro video girato l’anno scorso a Certaldo dove un Fassino indignato disse che lui non si sarebbe mai iscritto al PD della Calabria. Ad oggi non mi risulta che tale partito sia stato commissionato e spero che il congresso abbia rinnovato le cariche, devo dubitare.
La Campania è un buon laboratorio per sperimentare il nepotismo politico soprattutto negli ambienti legati agli affari e alla corruzione, Travaglio ci dona qualche spunto, ma servirebbe l’approfondimento di qualche politologo preparato e coraggioso. In ogni caso si può sperare di avere una Calabria leggermente meglio della precedente, senza dimenticare che siamo nel regno del trasformismo e di quelli che seguono sempre la scia del presunto vincitore e del favorito!
Mi avvio alla conclusione. Nel complesso considero importante questo scritto e nel complesso mi sento di dire che la gente ha votato il meglio che c’era con la bella sorpresa degli eletti a 5 stelle nel nord. Non si poteva fare molto meglio!
Credo che Travaglio abbia fatto bene a denunciare i candidati del centro sinistra al Sud, (io avrei aggiunto un nome da tenere in quarantena, lo sapete) lo fece anche al convegno di Avane che si tenne nella casa del popolo locale. Ammirai allora il suo coraggio che traspare anche nel nostro video e concordo con lui, del resto se avessi dei contrasti forti con lui non chiuderei il pezzo invitandosi ancora una volta a leggere il Fatto Quotidiano, se leggete i giornali. Alla prossima!
——-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




17 luglio 2010

Note sulla pubblicità come potenza



De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sulla pubblicità come potenza

 Il vecchio mondo umano aveva i suoi miti e suoi riti, oggi la grande potenza che indirizza e muta le passioni umane e svolge una funzione occultamente educativa è la pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è ovunque in casa con la televisione, in macchina con la radio, in ufficio con internet e con il portale dove si colloca la posta elettronica, nel tempo libero con i loghi delle grandi marche, nei centri commerciali, al cinema, per strada con i cartelloni e nella testa degli esseri umani. La pubblicità segue e anticipa ogni aspetto della banale esistenza umana; la pubblicità finisce con lo spalmarsi sui ricordi, i suoi brani musicali sono l’indesiderata colonna sonora di troppi momenti della vita privata e personale del singolo. La pubblicità commerciale è potenza e il fatto di essere parte del quotidiano la distingue dallo straordinario e drammatico della propaganda di guerra o politica nasconde la sua natura e la facilità con cui opera piccoli e grandi condizionamenti. Penso alle centinaia di spot che da bambino subivo dalle prime televisioni commerciali, mi ricordo distintamente di aver visto fra un cartone animato di robot giapponesi e un telefilm decine di pubblicità di detersivi, calze, arnesi tecnologici per pulire, giocattoli. Eppure oggi faccio fatica a ricordarmi i dettagli, poi ogni tanto per qualche motivo un motivetto, qualche immagine mi riporta per intero quelle cose che ho sospinto in un angolo della mia memoria e in quel momento mi accorgo della potenza del martellamento che ho subito. Ovviamente la pubblicità televisiva sulle reti private è senza dubbio un facile strumento di lettura, ma a pensarci bene è possibile moltiplicare questo per le radio private, per le riviste, i giornali. La pubblicità è oggi molto di più di un elemento fastidioso o di un sistema infedele di racconto della realtà essa manipola gli esseri umani e tendenzialmente li allinea psicologicamente e culturalmente attraverso la sua ossessiva ripetizione alle logiche dominanti e  al modello di produzione e consumo di beni e servizi. La potenza della pubblicità, anche quando si esprime in forme originali, tende per sua intima natura a giustificare l’ordine costituito e invita gli esseri umani a vivere dentro questo modello e non a cercar di uscir da esso. Del resto la merce che è presentata nella pubblicità è inserita quasi sempre nel modello di produzione e consumo dominante.

 

IANA per FuturoIeri




2 luglio 2010

Note sulla pubblicità come potenza





De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sulla pubblicità come potenza

 Il vecchio mondo umano aveva i suoi miti e suoi riti, oggi la grande potenza che indirizza e muta le passioni umane e svolge una funzione occultamente educativa è la pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è ovunque in casa con la televisione, in macchina con la radio, in ufficio con internet e con il portale dove si colloca la posta elettronica, nel tempo libero con i loghi delle grandi marche, nei centri commerciali, al cinema, per strada con i cartelloni e nella testa degli esseri umani. La pubblicità segue e anticipa ogni aspetto della banale esistenza umana; la pubblicità finisce con lo spalmarsi sui ricordi, i suoi brani musicali sono l’indesiderata colonna sonora di troppi momenti della vita privata e personale del singolo. La pubblicità commerciale è potenza e il fatto di essere parte del quotidiano la distingue dallo straordinario e drammatico della propaganda di guerra o politica nasconde la sua natura e la facilità con cui opera piccoli e grandi condizionamenti. Penso alle centinaia di spot che da bambino subivo dalle prime televisioni commerciali, mi ricordo distintamente di aver visto fra un cartone animato di robot giapponesi e un telefilm decine di pubblicità di detersivi, calze, arnesi tecnologici per pulire, giocattoli. Eppure oggi faccio fatica a ricordarmi i dettagli, poi ogni tanto per qualche motivo un motivetto, qualche immagine mi riporta per intero quelle cose che ho sospinto in un angolo della mia memoria e in quel momento mi accorgo della potenza del martellamento che ho subito. Ovviamente la pubblicità televisiva sulle reti private è senza dubbio un facile strumento di lettura, ma a pensarci bene è possibile moltiplicare questo per le radio private, per le riviste, i giornali. La pubblicità è oggi molto di più di un elemento fastidioso o di un sistema infedele di racconto della realtà essa manipola gli esseri umani e tendenzialmente li allinea psicologicamente e culturalmente attraverso la sua ossessiva ripetizione alle logiche dominanti e  al modello di produzione e consumo di beni e servizi. La potenza della pubblicità, anche quando si esprime in forme originali, tende per sua intima natura a giustificare l’ordine costituito e invita gli esseri umani a vivere dentro questo modello e non a cercar di uscir da esso. Del resto la merce che è presentata nella pubblicità è inserita quasi sempre nel modello di produzione e consumo dominante.

 

IANA per FuturoIeri

 




31 maggio 2010

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini- pezzo ripubblicato

31 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro: La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini

S




De Reditu Suo - Secondo Libro

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini
14/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Il poeta e regista forse non se rendeva conto, o forse sì, ma la sua era una vera e propria fortuna: i suoi persecutori che lo trascinavano in tribunale erano veri e c’era davvero gente capace di provare odio e disgusto.
La sua lotta civile e culturale s’integrava nei termini di qualcosa che era ancora vivo anche se profondamente malato di corruzione, ignavia e cinismo.
Oggi tutto è merce, perfino la critica dura e impietosa si trasforma in prodotto, tutto è divorato dal sistema di produzione, spettacolo e consumo anche l’urlo del predicatore nel deserto e il monito dell’intellettuale impegnato assumono senso se entrano nelle logiche e nei percorsi dei sistemi di comunicazione di massa.
L’odio è un sentimento forte e oggi è ormai merce rara in una civiltà a metà strada fra il centro commerciale e la catastrofe ecologica planetaria.
Al disprezzo e al contrasto si preferisce il silenzio per malvagità, per incapacità di comprendere e per la folle e assoluta volontà di portare a buon fine interessi privati manipolando le leggi, gli appalti e i piani regolatori.
Non dico niente di nuovo su tutto questo, il lettore pensi a tangentopoli.
La cultura alta e profonda è estranea alle logiche del potere di oggi che è solo l’estensione della volontà di finanzieri, manager, banchieri, sceicchi, e trafficanti di ogni specie.
A queste caste al potere interessa solo un minimo di Stato che tuteli in qualche modo la proprietà privata e la libertà di commercio.
Non credo che esista un centro di potere malvagio, quel che è avvenuto è stato un percorso segnato dal collegarsi e svilupparsi di più volontà, di più progetti di dominio e controllo e dalla volontà di potenza di realtà imperiali globali.
Quindi più attori pubblici e privati di dimensioni imperiali con interessi assolutamente egoistici e cinici hanno condotto le vicende planetarie negli ultimi decenni e ormai tocca vedere una terza rivoluzione industriale che sta smentendo tutte le ragionevoli aspettative di progresso e benessere.
Alle rovine della vecchia Italia e dei suoi antichi poteri si sommano le rovine di tangentopoli e un giorno potrebbero sommarsi quelle del Berlusconismo.
Una massa informe di cose morte e miti perduti e svergognati non può creare odio, rabbia, lotta e martirio ma solo diserzione, fuga e furberie da strapazzo.
Forse l’Italia di Pasolini era quella della fine di modi di vivere e di essere di natura arcaica e a loro modo tradizionali, questa di oggi è l’Italia dove i nuovi miti e i nuovi spettacoli rivelano la loro natura assolutamente strumentale e volta a calmare un popolo di tapini, di impoveriti e di popolazioni piene di problemi non risolti.
Il mondo umano dell’Italia di oggi è qualcosa di talmente deforme e inesprimibile che anche l’odio di parte cessa di essere un fatto assoluto per diventare o un problema privato o una stramba continuazione dello spettacolo permanente nel quale è immersa la politica e il sedicente “mondo dell’informazione”.
Sui processi di P. Pasolini umilmente rimando al sito http://www.pasolini.net/processi_cronologia.htm
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




27 maggio 2010

Pasolini Pierpaolo e la guerra che le genti d’Italia non hanno combattuto




De Reditu Suo - Terzo Libro

 Pasolini Pierpaolo e la guerra che le genti d’Italia non hanno combattuto

Fra gli anni sessanta e settanta le genti d’Italia sono diventate parte di una civiltà industriale, si sono adeguati a un modello di produzione e sviluppo di natura consumista e culturalmente conformista. Come aveva osservato Pierpaolo Pasolini l’Italia delle antiche culture popolari, contadine, operaie si dissolveva nel giro di pochi anni, al posto di tanti modi di vivere e di essere uomini emergeva un modello di vita e comportamento fondato sul consumatore. I valori della civiltà industriale stavano annientando e sostituendo quelli della tradizione di carattere  religioso o popolare, e questo annientamento vede alcuni singoli protestare nell’indifferenza generale e nel fastidio di gran parte della popolazione; fra questi singoli c’era appunto il poeta scomodo. Le forze politiche e sociali  del periodo avrebbero dovuto almeno provare ad indirizzare questo sviluppo di potenza economica e industriale che trasformava le periferie e modificava in profondità abitudini e costumi. La politica si era ritirata da uno dei suoi ambiti quello di lavorare sul quotidiano e sulle abitudini fin dagli anni settanta primi anni ottanta. Al posto del’attività del potere  politico arrivò la pubblicità commerciale e le prime televisioni private che promuovevano modi di parlare e stili di vita legati al consumo di merci e servizi. Perché una realtà come quella Italiana non si è opposta alla disgregazione delle sue abitudini, delle culture originarie operaie, contadine popolari, alla mutazione delle speranze delle prospettive. Credo perché i modelli di vita precedenti erano modelli di vita che per le diverse genti d’Italia rappresentavano un mondo cittadino o contadino intriso di povertà di senso del sacrificio e del risparmio; per la prima volta si presentava alle difformi genti del Belpaese qualcosa che mostrava la possibilità di arrivare alla roba, quella roba che prima avevano gli appartenenti al ceto sociale gerarchicamente collocato sopra il proprio. Così l’ex contadino inurbato che trovava un lavoro da operaio e si comprava una macchina utilitaria pensava di esser arrivato al livello del dottore di paese o del capitano dei carabinieri, il ragioniere che riusciva a permettersi un mese di vacanze al  mare con la famiglia credeva di aver raggiunto il tenore di vita del pricipale e tutto questo avveniva  in tutti i ceti secondo proporzione, proprio le antiche miserie hanno favorito la disgregazione di quella che un tempo era “l’Italia bella e povera”. La battaglia per difendere qualcosa delle proprie remote origini non è stata mai combattuta perché in fin dei conti alla maggior parte delle genti del Belpaese interessa solo il qui e ora e quel che possono arraffare dalla vita con la mano sinistra mentre con la destra difendono la roba minacciando chiunque con bastone, pistola, coltello o qualche lettera di diffida del proprio avvocato.

                                                                     IANA per FuturoIeri



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