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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


2 agosto 2014

Sintesi: Il Maesto - secondo atto - Immagine e potere politico

Franco Fusaro: Questo è vero. Destino collettivo e realtà concreta e quotidiana di solito coincidono. Tuttavia è diverso il punto di partenza. Clara parte dal soggetto, dall’individuo. Io da enti collettivi  che seguono il loro corso storico secondo natura.

Stefano Bocconi: Lo ripeto. Vi capiscono forse una dozzina di persone in tutta la penisola. Tuttavia cosa si fa per i primi. No dico! Siam venuti qui per il tortello di patate alla pratese giusto?

Paolo Fantuzzi: Certo. Si è scollinato per ore per cosa, per mangiare le tagliatelle?

Franco: Qui sono buone anche le tagliatelle, comunque sia possiamo fare come fa di solito il professore con gli amici, ossia una scelta di primi da dividere fra commensali. Proporrei visto che siamo in cinque una scelta sui tortelli e sui ravioli.

Clara Agazzi: Calma uomini.  Almeno un primo vegetariano lo esigo, siate signori!

Stefano Bocconi: Io intanto liquido quel che avanza delle focacce. Olio. Buono anche l’olio con un po’ di sale e pepe faccio una sorta di fettunta.

Vincenzo Pisani: Consiglio di scegliere i principali piatti di tortelli e di dividerli secondo i gusti, se volete parlo io con il padrone, mi conosce (sic). In fondo anche questa è cultura, cultura gastronomica.

Franco: Già il Belpaese è famoso per il cibo, sembra che siamo messi meglio degli altri in materia.

Stefano Bocconi: Assolutamente. Infatti copiano i nostri prodotti alimentari, si divertono a imitare pizza, sughi, formaggi, salumi, tutto. Poi fanno una bella confezione ci stampano sopra qualcosa di pacchiano che ricorda le nostre genti e lo mettono nei loro supermercati. Fanno i soldi vi dico. I soldi veri. Dove sono le nostre multinazionali nel settore alimentare? Chi le ha viste?

Paolo Fantuzzi: Non lamentarti sempre. Cosa volevi essere? Un australiano che vende la pasta e il vino rosso e magari la polenta fritta con il sugo di funghi?

Franco: Sulla pasta non so. Per certo ti dico che il vino ormai è un prodotto dell’Australia, e di sicuro l’enologia non è una cosa tipica né degli aborigeni e meno che mai degli anglosassoni. Ma da tempo discuto e ho discusso con il professore e con il Pisani qui sul fatto che all’estero non solo si copia ma spesso si prendono cose che riguardano questo paese e si spacchettano, si scompongono e poi si ricompongono per far mille prodotti. Alle volte basta poco: un campanile, un piatto tipico, una torre del Rinascimento, un paesaggio tipico, un nome. Basta prendere il riferimento, toglierlo dal contesto e il gioco è fatto. Una roba da alchimisti del marketing. Devo dire che presto prendere ad altri qualcosa per cambiargli di segno e sfruttarlo per i propri fini è tipico anche delle forme della propaganda occulta o palese.

Clara Agazzi: Questo tuo ragionamento ci porta dal cibo al quotidiano. Basta pensare che oggi è possibile con le risorse multimediali togliere dal contesto delle immagini e collocarle in uno diverso, con i fotomontaggi e i ritocchi si può creare una vera e propria realtà illusoria. Pensate alle foto delle riviste di moda o alle foto della cronaca scandalistica. Avete notato che in estate nelle foto dei paparazzi che ritraggono i VIP che vanno al mare non piove mai. Anche con un’estate tormentata dal maltempo le signore famose  sono sempre seminude in spiaggia con fidanzati, mariti, figli, manager,industriali e gente del genere. La famosa nuvola dell’impiegato non esiste per loro ma solo per i comuni mortali. Siamo talmente abituati agli stereotipi da essere prevedibili per quel che riguarda la nostra immagine del mondo.

Stefano Bocconi: Il falso tecnologicamente calcolato non é solo del commerciale in senso stretto. Non c’è un solo settore dalla pornografia alla politica che si sottrae alla manipolazione. Oggi  la manipolazione delle immagini, delle parole, dei contesti è costante. Da anni vado maturando una sorta di reazione a questo schifo. Mi sento come se ogni giorno qualcosa volesse trarmi in inganno, magari è solo un ritocco per provare con qualche immagine a far passare nella mia testa un marchio o un prodotto.

Vincenzo Pisani: Già a questo mondo poco conta arrivare a una propria verità e talvolta può esser cosa imbarazzante o pericolosa. In realtà siamo in un mondo dove tanta parte dell’umanità si compone d’ingannati e d’ingannatori. Ci si meraviglia se in questo quotidiano tutto volge alla decadenza e alla corruzione? Comunque, con il vostro permesso io ora farei l’ordinazione ovvero una scelta di tortelli e ravioli della casa con ragù, ragù di cinghiale, burro e salvia, funghi, pomodoro piccante. Cinque sapori per cinque commensali. Mi pare una cosa buona. Poi sul vostro discorso volevo dire che dovete pensare anche ai luoghi comuni. Quanti stereotipi abbiamo in testa? Per esempio i VIP. Ma perché devono per forza stare al mare o sul veliero di turno. Ma uno di loro che se ne va in Nepal o in Tibet a respirare l’aria rarefatta fra le nevi perenni in mezzo a terre di ancestrale spiritualità? Una di queste attrici o presentatrici  che sale sulle montagne più alte del mondo a bere tazze giganti di tè con sale  e burro di yak non c’è mai? Non vi sembra una coazione a ripetere, anzi una grande finzione? In fondo siamo noi comuni mortali del ceto medio, ma anche medio-basso, che li vogliamo vedere così. Io per assurdo m’immagino che certi di questi signori e di queste attrici, presentatrici, e Dio solo sa cosa, che mollato il palcoscenico della spiaggia corrono con la valigia piena di antibiotici e medicinali per lo stomaco verso il tetto del mondo o le rive del Gange. In fondo per loro sarebbe questo un modo per distinguersi da noi banali piccolo-borghesi che li scrutiamo dalle pagine di un rotocalco. Anzi, a  pensarci bene è di gran lunga più esclusivo e degno di nota l’andare a giro con una borsa di antibiotici, antidolorifici, disinfettanti che non quello che ritraggono di solito i paparazzi sulle spiagge di Sardegna e Toscana  e che finisce spessissimo sui portali dei motori di ricerca.

Franco: Sagge parole amico mio. In fondo i luoghi comuni sono armi comuni per tutte le forme di propaganda e di plagio. Cosa c’è di meglio di uno stereotipo per far  credere cose altrimenti soggette a critica, a verifica, a serio esame. Con un luogo comune, con uno stereotipo, con immagini ripetute migliaia di volte si raggiunge lo scopo, si crea un genere, si costruisce una serie di discorsi. Funziona così anche la propaganda di guerra. Pensate a l fatto che in fondo per creare l’immagine  e la paura del nemico non sono necessari più di dieci luoghi comuni sul nemico ripetuti migliaia di volte in forme diverse da tutti i mezzi di comunicazione. Pensate solo al discorso banalissimo che si fa di solito raccontando che il nemico uccide i bambini o che sevizia gli animali domestici dei vinti. Funziona. Masse enormi di disgraziati finiscono con credere a queste idiozie e a qualsiasi altra favola venga loro propinata. Il che non vuol dire che in guerra non ci siano cani, gatti e bambini che vengono accoppati, solo che essi sono un luogo comune facile da sfruttare da parte della propaganda. Il potere politico in fondo è per motivi suoi di carattere professionale. L’attività politica organizzata usa abitualmente slogan e luoghi comuni per veicolare l’immagine del mondo che vuol far passare. Attenzione non sempre l’immagine della realtà che il politico presenta è quella in cui crede davvero, di solito il soggetto politico distingue fra ciò che deve far credere agli altri e ciò che davvero sa. In fondo anche Machiavelli raccomandava a chi volesse raccapezzarsi intorno alle intenzioni dei potenti di meditare sugli atti concreti dei principi e dei re. Da ciò che è concreto nell’azione politica spesso si deduce cosa davvero sa il politico e cosa davvero vede. Ma questo vale anche per l’ordine delle cose attuale, occorre sempre vedere il lato concreto dell’agire politico. La politica è un fatto concreto, non sempre lo è la sua immagine costruita con arte e sapienza illusionistica.

 Si sente una voce: “Allora se il Pisani ha finito di chiacchierare verrei a prendere l’ordine. Avete deciso?  Le specialità della casa. Bene. Subito questo foglio in cucina”.

Vincenzo Pisani: Il padrone qui mi conosce, a suo modo è un tipo importante da queste parti. Uno che si è fatto da sé. Poi c’è da ordinare il secondo. Che vogliamo fare pizza o bistecca, chiedo al padrone di farci vedere che pezzi ha. C’è anche la selvaggina se vi va. Qui son bravi un po’ con tutto.

Paolo Fantuzzi: Certo che questo posto lo conosci davvero bene. Mi sembri uno di quelli che fanno la pubblicità occulta e lasciano dei messaggi per far girare il nome del prodotto per cui lavorano. Del resto oggi non è più necessario neanche far lo spot basta far sapere e far ripetere che il VIP tal de tali ha comprato questo o quello e l’effetto desiderato è raggiunto.

Vincenzo Pisani: In gioventù quando ero studente ho lavorato nelle pubbliche relazioni.  Comunque quelli di cui ragioni si chiamano trendsetter, un termine inglese per indicare coloro che orientano o determinano una certa moda specie nel vestiario o negli accessori. Evidentemente coloro che sono già famosi e piacciano a un vasto pubblico sono soggetti ideali per veicolare una moda, certi accessori, certe merci della categoria dell’elettronica di consumo. Perfino gli snack vengono lanciati sul mercato attraverso campagne pubblicitarie mirate che usano i trendsetter,.




3 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto - Invito a Cena

Clara Agazzi: Ricapitolo il senso del tuo ultimo ragionamento: siamo in presenza di una trasformazione della civiltà industriale. La maggior parte della popolazione non ha gli strumenti psicologici e culturali per affrontare questo mondo nuovo. Occorre una nuova consapevolezza, forse un nuovo senso della cittadinanza perché la carità o la liberalità del singolo non basta. Tutti discorsi interessanti, reggono alla prima confutazione. Ma dimmi da dove viene questo mutamento, da quale storia arriva questa emarginazione di milioni di umani rispetto a una società e a una civiltà di cui sono parte?

Franco: Un quesito simile esige un seminario universitario, ma proverò a dare una risposta. Dunque. Cercate di capire che taglierò con la mannaia i concetti e banalizzerò moltissimo, ma questa cosa è essenziale per dare il senso del corso storico. All’inizio di questa storia c’è la Grande Guerra che causò la lenta ma inesorabile disgregazione del dominio che i grandi imperi coloniali  dell’Europa avevano sul resto del mondo e che fece emergere da un lato la potenza della Russia Sovietica e degli Stati Uniti. Da quella prima grande tragedia del Novecento, di cui solo in tempi recenti si è compreso l’enormità e la gravità, scaturì un disagio enorme che portò tanta parte della piccola borghesia, o ceto medio, a simpatizzare per le diverse forme di fascismo. Del resto lo sviluppo del capitalismo e della tecnologia a livello internazionale creavano le condizioni per l’espansione dei ceti poveri e operai e dei ceti piccolo-borghesi dominati ovviamente da una minoranza ridotta di ricchissimi che detenevano i capitali e i mezzi di produzione.  Poi si scatenò una Seconda Guerra Mondiale che costò sicuramente più di cinquanta milioni di morti. I vincitori si spartirono una cosa da niente: il mondo e la razza umana che ci sta sopra. Dopo la Seconda guerra Mondiale qui e in Europa Occidentale ci fu la ricostruzione e uno stato sociale di cui entrambe le classi antagoniste beneficiarono; erano gli anni della socialdemocrazia in Europa e qui della Democrazia Cristiana. Nei fatti questi governi né rossi  e né neri, e tendenzialmente centristi o di centro-sinistra, erano una forma di contrasto al comunismo che prevedeva l’espansione del ceto di mezzo e l’avvicinamento di vasti strati della popolazione disagiata ai benefici dello  stato sociale e va da sé alla società dei consumi dominata dalla pubblicità commerciale di cui si è detto. Bene questo modello diventa spiacevole e indigesto per le minoranze di ricchissimi nel momento in cui cessa il pericolo del comunismo e il pericolo di una rivoluzione scatenata dai ceti poveri e dalla classe operaia. Fra l’altro con le multinazionali della finanza, della produzione e della distribuzione e commercializzazione e del mondo dello spettacolo i ricchissimi sono diventati fra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio del nuovo millennio i padroni delle vere potenze nazionali e  internazionali di oggi. Le corporation sono il nuovo potere con la P maiuscola. Quindi ecco la ragione di quanto accade: il grande potere finanziario di una ristretta minoranza di ricchissimi ha la capacità di condizionare e di imporre la politica alle grandi potenze quando non capita che i leader delle grandi potenze siano essi stessi espressione di questi poteri economici. Ora dal momento che i rapporti di forza sono cambiati questa minoranza si sta riprendendo quanto per decenni ha dovuto cedere ali ceti medi e in una certa misura ai poveri e ai lavoratori. Si tratta di una trasformazione interna alle stanze del potere. Al posto del generale, del leader politico conservatore, del tribuno del popolo  carismatico ci sono dei team di specialisti  delle pubbliche relazioni e di avvocati detti lobbisti che per conto delle loro corporation  condizionano il potere politico, l’attività legislativa  e la società in generale.

Paolo Fantuzzi: Ma tutto questo è forse la ragione per cui sento l’assenza di una mia condizione di potere nelle cose del quotidiano?

Stefano Bocconi: Forse è questa la ragione per la quale non trovo più conforto nel passato e nelle credenze ereditate dalla mia famiglia?

Paolo Fantuzzi: In effetti da anni mi sento privo della sicurezza che riguarda le mie faccende domestiche almeno quanto quelle che riguardano al società nel suo complesso. Mi spiace vedere tanta corruzione, disfacimento, perdita di senso delle cose. Ma se questo potere finanziario è così enorme  perché non assume lui stesso il potere, perché non fa da sé e si assume le sue responsabilità.

Clara Agazzi: Mi sembra chiaro. Se le multinazionali della finanza e della produzione dovessero assumersi le loro responsabilità dovrebbero destinare gran parte dei profitti a riparare i guasti che provocano. Ma se i loro danni vanno in carico alla collettività scaricano su tutti, cioè su ciò che è collettivo, il danno e il guasto causato dalla loro sete di profitto. Fare profitti privati e socializzare i danni e le perdite ecco di cosa si tratta. Di sicuro una roba del genere davanti a una reale minaccia di natura fascista o comunista avrebbe le sue difficoltà perché questo loro privatizzare i profitti e socializzare le perdite crea milioni di esseri umani risentiti, arrabatti e perfino violenti. Ma aldilà delle favole della politica questa minaccia non esiste, almeno non per ora. Quindi per molto tempo avranno la possibilità di contare su governi deboli o compiacenti o su politici che si comprano con il biblico piatto di lenticchie.

Franco: Il biblico piato di lenticchie. Era da un pezzo che non ne sentivo parlare. Davvero. Mi piace. Certo è curioso come il potere politico nella civiltà industriale sia sottoposto al condizionamento fortissimo di coloro che controllano il denaro, davvero questa forma di civiltà concede al potere finanziario un margine di comando e controllo che non ha mai avuto nell’antichità. In un certo senso non è solo cedere un diritto di primogenitura per un piatto di lenticchie, è che strutturalmente la civiltà industriale tende a vincolare società, politica e vita quotidiana alle forme con le quali il capitale crea la produzione, il consumo, l’innovazione. La civiltà industriale è un tempo altro, è una scissione fra il mondo di prima e questo singolare spirito dei tempi dove tecnica e investimento dei capitali creano, distruggono e riaggregano la società umana e la sua identità. La potenza che è preposta a ridefinire e a determinare valori, consumi, aspettative e speranze della stragrande maggioranza degli esseri umani in questa società industriale è la pubblicità commerciale collegata all’enorme industria dello spettacolo. Il capitale investito in intrattenimento e comunicazione plasma la mentalità di milioni di umani, è la nuova forma di egemonia sulle coscienze. Per questo io stesso ho difficoltà a dare delle indicazioni più precise avendo come certezza il fatto che è difficile uscire da un sistema come questo. Il condizionamento è ormai educazione permanente al consumo, il consumo è divertimento e il divertimento consenso.

Per questo è umano ed è comune quel senso di sofferenza quando si ha la percezione di trovarsi davanti al dispiacere per l’assenza di una propria dimensione di potere sia sulle piccole cose sia su quelle grandi e notevoli. Questo senso di minorità e d’inferiorità è acuito e reso ancor più aspro dalla continua visione dei guasti che porta questa civiltà industriale e della corruzione e del danno che fa cadere sulla società, anche quella dei piccoli comuni o delle realtà nostre di provincia.

Paolo Fantuzzi: Ma ora voglio dire una cosa io. Se questo  potere fosse davvero minacciato o insidiato ai vertici della piramide sociale sotto cui stiamo ci sarebbero uomini e donne eccellenti e di talento.  Un po’ come accade nella vita umana, senza sfide o pericoli l’uomo si sdraia sulla poltrona a vedere la partita con la sua birra in mano. Se invece capita un guaio grosso, bè se non si muove è direttamente la donna che gli toglie la poltrona da sotto il culo e lo forza ad agire. Quindi se abbiamo questa spazzatura a giro e tale vergogna ci governa è perché chi sta sopra di loro sa che non ha veri sfidanti.

Stefano Bocconi: Oppure ha sotto il tavolo il famoso piano B e quindi una diversa forma di governo e di governanti. In fondo da gente che non prova sentimenti o compassione per i danni e i disastri che provoca perché dovrebbe farsi scrupolo a toglier di mezzo dei pupazzi facenti funzione… di leader democratici.

Clara Agazzi: Mi pare che siamo dentro dei problemi belli grossi eppure eravamo venuti qui per delle risposte semplici, lineari. Volevamo una cosa rapida, quasi si fosse al supermercato.

Franco: Ma non sempre è possibile trovare risposte semplici. Capita che dietro una risposta semplice ci siano decine di cose complicatissime e intricate. Certo il male di vivere è acuito spesso da aspettative gonfiate dalla pubblicità e dal mondo dello spettacolo. Ma da dove viene questo mondo della pubblicità e dello spettacolo? Come vedete una risposta semplice apre decine di domande difficili.

Clara Agazzi: Ma così non finiremo mai. Quanto detto finora rischia di perdersi, di finir dimenticato.

Franco: No, non accadrà. Comunque tutte le cose devono avere una conclusione in questo mondo. Almeno questa sembra esser la regola. Quel che nasce si sviluppa e poi degrada verso la sua fine. Il che fa pensare che prima o poi per ragioni interne alla fisica e alla logica della vita su questo pianeta azzurro anche questa civiltà nata dalla terza rivoluzione industriale cesserà d’essere. Comunque vi faccio questa proposta visto che l’ora è tarda. Stasera avevo intenzione di andar per colline fino a Vernio dove nel ristorante vicino al ponte della stazione so che troverò i miei amici Vincenzo Pisani e il Professore che là spesso si recano per mangiare i tortelli di patate. Vi propongo di andare tutti assieme stasera e di finire là i discorsi che qui abbiamo iniziato assieme a questi miei due  amici che di solito non si sottraggono al ragionare di massimi sistemi. Seguitemi quindi. Sono sicuro che sarà una felice occasione conviviale.




8 dicembre 2012

Diario Precario dal 24/11/2012 al 30/11

Data. Dal 24/11/12 al 26/11/2012

Note.

Fine occupazione con possibilità di portar avanti la didattica, prove, interrogazioni, verifiche.

Nominato docente ora alternativa a quella di religione.

Sto costruendo un percorso di cultura e di metodo per dare sostanza all’ora alternativa.

Intanto le proteste studentesche della provincia sono finite o in via d’esaurimento.

La categoria docente rimane comunque in allarme, si percepisce preoccupazione e un continuo interrogarsi sul senso e sulla collocazione sociale della propria categoria in questi anni di trasformazioni radicali e di povertà vecchie e nuove.

La data del concorso si avvicina, il test a quiz è il mio cruccio, confesso che mi disturba l’idea di esser valutato da cinquanta risposte a crocetta in cinquanta minuti mentre deve pensare all’ordinario e a ciò che è più dell’ordinario nel mio lavoro.

 

 

Considerazioni

La scuola ritorna ai suoi ritmi e alle sue ordinarie vicende, l’istituzione pare riuscire ad assorbire i traumi del momento. Tuttavia c’è qualcosa che dovrebbe prima o poi esser argomento da precisare: cosa chiede davvero la società italiana e il territorio alla scuola? Una scuola auto-centrata su se stessa oggi nel 2012 non pare possibile. L’autonomia quali risposte soddisfa? Ci sono autentiche domande di formazione e supporto che emergono dal territorio e sono rivolte alle istituzioni scolastiche? Ci sono esigenze educative realmente nuove? Il vivere la scuola come lavoro impedisce di vedere i suoi limiti?

Queste sono domande da porsi ogni tanto.

 

Data. Dal 25/11/12 al 30/11/2012

Note.

Prime prove come docente ora alternativa a quella di religione.

Sto lavorando sui termini e sui vocaboli che dovrebbero far capire il determinarsi della complessità della presente civiltà industriale.

Intanto nuove notizie sul concorso e sulla prove del test d’ammissione, la famosa pre-selezione, si precisano i termini della cosa.

Vivo molto male l’attesa, sinceramente avrei preferito la sparizione dalla realtà del concorso; sono iscritto da anni nelle graduatorie su cui incide il concorso e se non lo passo la possibilità del ruolo si allontana di chissà quanto. Per me è la sconfessione di anni di vita, di lavoro e di studio. Dovrei provare a rovesciare questa sfortuna che si è manifestata nella mia esistenza professionale e umana, non so come in verità. Dovrei passarlo ma se ci sono 11.000 posti più o meno a fronte di oltre 300.000 candidati temo che la cosa si metterà male. Su trenta è probabile che ci sia uno più bravo, più fortunato, meglio protetto dalla sfortuna da qualche santo taumaturgo che gli fa la grazia. Questa non è una considerazione estemporanea, è un fatto abbastanza oggettivo.

 

 

Considerazioni

La condizione del Belpaese è tragica ma non definibile perché è troppo difficile, se non impossibile, osservare natura e destino della civiltà italiana. Del resto chi fra i politici parla di civiltà italiana esistente qui e ora? Quando si parla di civiltà italiana se ne parla al passato di solito il discorso cade nella lode, spesso interessata, di principi e artisti del Rinascimento e talvolta  è chiamato in causa qualche patriota dell’Ottocento, per il presente i riferimenti delle piccole minoranze al potere in Italia sono forestieri, come il loro linguaggio. La loro mentalità sembra essere l’ombra di quella di un ricco WASP di Londra o New York. Manca un senso forte di esistenza e appartenenza alla civiltà italiana da parte delle minoranza nostrane al potere, quando di patriottico si è mostrato al pubblico negli ultimi vent’anni pare il frutto di una rielaborazione del patriottismo statunitense mutuato dai telefilm e dai divi del cinema che si mettono la mano sul petto quando sventola la bandiera a stelle e strisce e parte la colonna sonora con l’inno. Del resto basta pensare a quanto arte, archeologia, scuola siano poco considerate dalle minoranze al potere il cui maggior interesse sono le proprietà immobiliari, i soldi all’estero e le case e le società nei paradisi fiscali. Di solito gli scandali di cui si occupa la patria cronaca giudiziaria coinvolgono onorevoli, proprietari delle squadre di calcio, banchieri, finanzieri, immobiliaristi, commendatori, politici si riferiscono a reati di materia fiscale o a forme più o meno fantasiose di truffa. Non ricordo di uomini italiani ricchi e potenti travolti per reati di carattere ideologico o che hanno mollato tutto per andare a sacrificarsi per qualche causa romantica o patriottica. Per la verità neppure di donne italiane di questo tipo. La civiltà italiana se sarà, sarà nel futuro. Quelle del passato son macerie e miti morti, il presente non ne ha una, o se c’è è praticamente invisibile. Ci vorrebbero esseri umani coraggiosi che con spirito profetico rimettono assieme l’aspra realtà della terza civiltà industriale con i frammenti di passati immaginari e fantasie perdute. Questi temerari dovrebbero arrivare a una sintesi del tutto nuova, a una dimensione altra, a pensare il Belpaese del XXI secolo e forse crearlo per la prima volta. Si tratterà tuttavia per questi coraggiosi di ritrovare un senso comune e di mettere assieme i pezzi di un percorso nuovo essendo quelli precedenti dissolti o schiantati. Certo che a pensarci bene far schiantare i  miti patriottici, politici, e di superiorità culturale dell’Italia è stata cosa da poco. Il supermercato e la televisione hanno distrutto le pretese della cultura alta del Belpaese, l’evidenza che l’altro che già da decenni aveva il frigo pieno, l’auto, la televisione ha spazzato via in meno dieci anni tutte le illusioni culturali prima e un decennio dopo il grosso delle allucinazioni politiche con la fine del comunismo sovietico e l'evidenza dell'affarismo in politica. Nel 1994 alla fine della Prima Repubblica c’era un solo autentico mito di massa rimasto in piedi: Il DIO-DENARO.

 




5 settembre 2012

Recensione - Marcione - seconda parte




Il Vangelo di Marcione

Parte Seconda

Marcione e la sua Chiesa

Marcione è stato il fondatore di una sua chiesa, egli è stato il fondatore di una forma precisa di essere cristiani e di concepire il vangelo. Il centro della sua teologia è la separazione netta fra ebraismo e cristianesimo e una svalutazione filosofica e teologica del mondo materiale e la ricerca del Vangelo autentico liberato da ogni falsificazione. Per capire di cosa si tratta  Adolf von Harnack ricostruisce nel suo libro sulla base di quanto è arrivato dall’antichità le due opere fondanti di Marcione: le Antitesi e il Vangelo.

Occorre segnalare al lettore che gli anni nei quali scriveva e predicava Marcione vedevano la distruzione delle speranze messianiche del mondo ebraico che per tre volte aveva dato origine a grandi insurrezioni contro l’Impero dei Cesari ricavandone terribili sconfitte[1], crudeli punizioni collettive, individuali[2], e rovinato la nazione ebraica. Marcione vive ed opera in un momento storico nel quale il cristianesimo prende forma e si consuma il distacco da un mondo ebraico delle origini devastato dal peso delle sconfitte causate dalle rivolte a sfondo profetico[3]  e messianico.

Il cristianesimo passerà da elemento settario e di parte nato all’interno del mondo ebraico a religione nuova odiata e spesso stimata eversiva all’interno dell’impero a unica religione di Stato dell’Impero stesso. La fondazione della chiesa di Marcione si colloca a metà di questo percorso storico durato tre secoli. Questo fatto spiega perché le Antitesi e il Vangelo di questa Chiesa cercarono di staccare con forza e decisione il cristianesimo dall’ebraismo.

Von Harnack ricostruisce alla luce dei frammenti pervenuti a distanza di diciotto secoli queste due opere. Per far capire al lettore cosa ha scritto il teologo germanico e come lo ha scritto citerò due passi[4] caratteristici riferiti al Vangelo di Luca:” Lc 9,25: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Incerto. Lc 9,31: Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Verosimilmente eliminato per il riferimento alla predicazione di Mosè e di Elia.

Da questa citazione si capiscono due cose la prima la faticosa ricostruzione del teologo germanico interessata a tratteggiare con la maggior precisione possibile i testi e l’altra il tentativo di Marcione di ricostruire un Vangelo assolutamente cristiano sulla base della propria logica e dello studio e non di una rivelazione sacra o di apparizioni mistiche. Nelle Antitesi questo metodo di Marcione emerge con forza, von Harnack individua trenta argomenti forti, ricavati da quel poco che è giunto spesso attraverso i suoi contestatori, che sottolineano l’alterità fra il Dio straniero del Cristianesimo e il Dio degli ebrei. Per capire l’acutezza e la precisione del teologo tedesco citerò i primi tre argomenti[5] da lui individuati e descritti sinteticamente.

I. Il Demiurgo era noto ad Adamo e alle generazioni successive, ma il Padre di Cristo è rimasto sconosciuto, come Cristo stesso ha detto di lui nelle sue parole: “Nessuno ha conosciuto il Padre oltre al figlio”. II. Il Demiurgo una volta non sapeva dove fosse Adamo e disse:” Dove sei?” ( Gn 3,9) Cristo invece conosce i pensieri dell’uomo. III. Giosuè ha conquistato la terra con violenza e crudeltà: Cristo invece ha proibito ogni violenza e  ha predicato mitezza e pace.

Trenta argomenti chiave quindi che scindono il Nuovo Testamento dal Vecchio Testamento ma che intendono anche dividere il credente in Cristo dalla realtà del mondo materiale e della concretissima società umana allora in mano all’Impero Romano. Von Harnack individua un punto nel pensiero di Marcione che fa la differenza teologica fra una concezione gnostica e la propria: il Dio Creatore del Mondo ha una sua giustizia deforme in quanto non migliora gli umani sottoposti al suo giudizio e non stronca in via definitiva il male. Questo è il punto[6], quel Dio del Vecchio Testamento non è di per sé malvagio ma la sua giustizia è debole e inadeguata, del resto la sua redenzione è una pace in terra, una vita nella prosperità e nel benessere e non un mondo altro di perfezione eterna. Dalla lettura letterale[7] della Bibbia per Marcione emergeva  proprio questo Dio Demiurgo consolatore e redentore in senso tutto terreno. Questo Dio così materiale e Creatore del Mondo è inferiore rispetto al Dio straniero, anzi la sua ignoranza del livello superiore dimostra i suoi limiti, il Dio Demiurgo si specchia nella sua opera di materia decadente e corrotta e viceversa ovviamente secondo Marcione[8] e i suoi. Il Dio Straniero e tutto buono di Marcione non ha partecipato alla creazione e alla creazione dell’uomo[9], la condizione umana è triste e disperata perché frutto della cacciata dal Paradiso e sottoposta a vivere in un mondo crudele nel quale è sottoposta a ogni tipo di disagio. Il Dio Sconosciuto che si era rivelato nel vangelo del Cristo era venuto a redimere solo l’anima. Credere e aver fede in lui comportava questa salvezza immateriale, un atto di bontà e misericordia infinita considerando che la condizione umana e il mondo materiale non erano una sua creazione, del resto come emerge dalla testimonianza del suo denigratore Tertulliano[10] questo Dio straniero non doveva essere temuto o adorato per paura di punizioni future. Colui che veniva redento non aveva bisogno di norme morali o leggi, la fede trasformava i cattivi in buoni e li elevava oltre la realtà materiale. Trattandosi di Marcione va da sé che l’apostolo Paolo di Tarso è colui che per mezzo della rivelazione divina presenta il Vangelo di Cristo e lo difende con le sue lettere, a differenza degli altri[11] dodici.

I Marcioniti come chiesa erano indifferenti al destino dell’impero e alla vita pubblica, disprezzavano il mondo materiale inclusi i piaceri di natura sessuale e alimentare ed erano pronti al martirio e alla morte in quanto questo mondo materiale dominato e plasmato dal Demiurgo  era fonte di male e di degenerazione. Circa un terzo del libro è dedicato alla storia della chiesa marcionita sulla base di quanto ci tramandano le fonti e la ricerca storica. Marcione una volta espulso per le sue opinioni dalla chiesa di Roma inizia a creare la sua chiesa che tale era per riconoscimento anche dei suoi avversari e contestatori, e con un certo successo.  La sua Chiesa era radicale, era incentrata su una contrapposizione fra il fedele e il mondo materiale e la società umana e le sue caratteristiche indicano che era presente una forte tendenza all’ascetismo. Curiosamente le donne nella chiesa di Marcione[12] erano autorizzate a battezzare e a svolgere tutte le funzioni perché l’appartenenza sessuale dei redenti non poteva giocare nessun ruolo,  l’eucarestia veniva celebrata con l’acqua al posto del vino, e i fedeli dovevano praticare la castità e nel caso sciogliere il matrimonio e vivere in povertà e nella comunità e rinunciare alla carne e al vino nell’alimentazione. Per i catecumeni la morale era meno rigida configurando così una chiesa con due tipologie di aderenti. Il martirio invece andava accettato su di sé ed era una questione di principio per questa chiesa che cercava di avvicinare e di convincere il resto della cristianità a seguirla su certe posizioni. Harnack si è chiesto perché per quasi due secoli dal 150 ai primi anni del 300 questa chiesa fosse stata così influente e avesse retto alle persecuzioni e all’ostilità del  resto del cristianesimo la sua opinione è che si fosse verificata una combinazione di elementi diversi: l’ascetismo che doveva elevare il fedele, il rifiuto radicale del mondo materiale e del sistema di potere imperiale, il rigetto dell’Antico Testamento, la fede in Cristo. I Marcioniti come chiesa declinarono ed entrarono in una condizione che li fece sparire per effetto dell’attrazione verso la chiesa Manichea e l’altro per la persecuzione imperiale volta a uniformare tutti i cristiani nella Chiesa Cattolica quale religione unica dell’Impero d’Oriente e d’Occidente. Il libro riporta le testimonianze[13] che rivelano l’attrazione verso i manichei e l’opera imperiale di persecuzione e conversione dei villaggi e delle chiese marcionite. La chiesa di Marcione era sopravvissuta alle persecuzioni pagane ma non resse quelle portate avanti da imperatori divenuti cristiani, questa sconfitta finale di una chiesa così fortemente paolina e cristiana oggi suona come un tragico paradosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]   Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche

[2]   A questo proposito invito il lettore a confrontarsi con l’Autobiografia di Giuseppe Flavio e con l’episodio dei tre amici di Flavio crocefissi per ordine di Tito e liberati troppo tardi per mezzo della supplica dello stesso Flavio . Cfr.  Giuseppe Flavio, Autobiografia, BUR, Milano, 1994, pag.205

[3]   Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/messianismo.htm

[4]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.92

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp.160-161

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.174

[7]   Ibidem

[8]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.177

[9]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.179

[10]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.218

[11]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.228

[12]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.236. sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo

[13]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp. 245-250

 





4 agosto 2012

Congedo temporaneo dalle tavole

Il terzo libro delle tavole

Congedo temporaneo dal gentile lettore di queste tavole

Chiudo il terzo libro delle tavole ringraziando i gentili lettori e lettrici per la cortesia e l’attenzione. So che molte cose che ho scritto sono sembrate oscure o intrise di un senso politico ora sfuggente ora quasi urlato. In realtà la differenza di tono è dovuta alle diverse tipologie di discorso e di ragionamento che impongono forme diverse d’espressione per descrivere  questo presente così inquietante e dove la vita umana ordinariamente “appesa a un filo sottile” è messa in forse dall’azione dei grandi poteri finanziari e delle potenze imperiali di questo pianeta azzurro. Dall’alto dei vertici più alti del potere, dagli uffici e dalle sale riunioni di palazzi superlusso e di grandi alberghi cala sul mondo umano una messe di scelte e decisioni che colpiscono la vita di milioni d’esseri umani. I nuovi poteri nascosti dietro facciate di ogni tipo sembrano invisibili, occulti ma tremendamente efficaci; a differenza dei poteri antichi o feudali i poteri di questo presente non si mostrano, i capi delle multinazionali, i dirigenti delle grandi banche d’affari, i miliardari che controllano enormi patrimoni non sembrano avere un volto, uno stemma, una bandiera. Eppure sono loro i custodi di quei poteri economici che indirizzano e talvolta controllano il potere politico dei singoli Stati, e perfino delle potenze imperiali. Del resto in un mondo umano immerso in un materialismo consumistico spesso straccione e crapulone chi detiene il potere economico può controllare il potere politico in forma diretta o indiretta, le forze popolari o di piazza in grado di contrapporsi a tanto potere non sembrano in grado di modificare questa situazione. Il controllo sui media, sui consumi, sulle narrazioni della realtà quotidiana, sull’immaginario collettivo che è parte della società industriale sono saldamente nelle mani di coloro che hanno il potere economico e finanziario. Per certo non sono le masse di coloro che protestano, che si disperano o  che vengono arrestati in tanti paesi del mondo per reati politici a detenere il controllo sulla grande massa d’informazioni e intrattenimento che circola ogni giorno. Le tavole che ho scritto sono state una raccolta per aiutare il lettore a capire questi anni dove poteri imperiali nuovi con i loro sponsor plurimiliardari si scontrano con quelli vecchi, dove le narrazioni sul mondo si rivelano false, dove il privato deve ragionare intorno alla sua incapacità di gestire questo presente e di comprenderne  le insidie. Oggi non mi sento di proseguire. Le suggestioni e le diverse intuizioni sono state offerte. Devo passare ad altri argomenti e a un pensare questa realtà diverso e spero più profondo e preciso. Per certo nessun mondo umano è immortale e nessun tempo limitato dura per sempre.

IANA per FuturoIeri




28 luglio 2012

Una traduzione di Franco Allegri su Occupy e i CEO

I CEO Analizzano il Movimento Occupy

27 luglio 2012 | Autore: F. Allegri

"Due fanatici in marcia" di I. Nappini

I CEO Analizzano il Movimento Occupy
22/03/2012
Di Ralph Nader
Stetson J. Bradford III s’incontrò con il suo compagno CEO F. Reginald Lawless per un pranzo testa a testa presso il Penthouse Reverie Room sopra Wall e Broad Street a New York.
Come membri fondatori del quarantennale Corporate Supremes Club, avevano un fatto serio da discutere prima del weekend del Ringraziamento del 2011.
Il tema numero 1 era: Il movimento Occupy Wall Street e il suo seguito in tutto il paese era il precursore del vasto sconvolgimento popolare che essi e i loro fratelli hanno temuto fin da quando Wall Street fece crollare l’economia americana nel 2008 e inviò il conto ai contribuenti?
Sui loro grandi amari di whisky bevuti prima di consumare la loro aragosta del pranzo, condivisero i loro pensieri più intimi con toni quasi sussurrati e visi gravi:
Bradford:
“Sono preoccupato, Reg, che questo potrebbe essere il grande terremoto che tutti noi abbiamo temuto. Sono sempre i ruffiani e i demagoghi che fanno l’avanguardia. Ricordi il saccheggio della Bastiglia?”
Lawless: “Mi permetto di dissentire, Stet. E’ sempre la classe media che alza la bandiera della rivolta, almeno negli ultimi 2 secoli. Queste persone a Zuccotti Park non sono riferibile alla maggioranza delle genti quelle con i problemi sanitari e con l’influsso peggiore dei senzatetto e dei vagabondi nei loro spazi pubblici”.
Bradford: “Forse sì, ma guarda la copertura giornaliera dei media delle persone del 99%. Non ho mai visto nulla di simile nei reportage TV e sui giornali su questi accampamenti ovunque. Anche i sondaggi dicono che hanno più supporto al loro messaggio contro la disuguaglianza rispetto a quanto fece il Tea Partiers. Ricordiamo che A. Lincoln disse ciò che può essere fatto con (l’opinione pubblica)”.
Lawless: “Lascia che ti calmi, Stet. Sappiamo dai nostri infiltrati spettinati, ciò che accade in tutti gli accampamenti, tranne forse in quelli piccoli come a Niles, Michigan. E’ il nostro tipo di programma di lavoro. Salvo alcune provocazioni flash prese in video, come un beffardo trader di Wall Street che scalcia un povero bambino nel fango, gli Occupanti presto saranno congelati fuori della coscienza pubblica sia da parte dell’inverno in arrivo che dai media annoiati”.
Bradford: “Perché dici questo? Devono essere molto determinati per restare e dormire in questi parchi disagevoli notte e giorno, creando tabelle di primo soccorso, assistenza legale e anche una biblioteca. Sai, biblioteche con materiali radicali storicamente hanno avuto pericolose influenze sulle moltitudini”.
Lawless: “Aspetta, Stet. Lascia che ti mostri perché essi sono qui oggi e perché i più se ne andranno domani. Hanno dei capi No, con orgoglio rifiutano i leader e anche il tratto della leadership. Mostrami un movimento di successo o di lavoro o un’unione sindacale, e io ti mostrerò i capi. Nulla può accadere senza capi per dargli forma e direzione nel corso del tempo, non importa quanto sgradevoli possano essere”.
Bradford: “Hai ragione in gran parte. Ma una folla non deve avere capi. Deve solo avere l’emozione, la motivazione, un obiettivo e una scossa improvvisa o una scintilla che può venire da ogni luogo”.
Lawless: “Con i controlli della folla moderni e high-tech, il moto può essere individuato molto presto con telecamere di sorveglianza all’angolo e dispersi in 100 modi. La nostra polizia buona – pubblica e privata – ottiene scatti di adrenalina enormi di fronte a folle in avanzamento”.
“Ma Stet, c’è di più. Occupy non ha un programma o progetto sui quali milioni di persone si identifichino. Certo ‘Disuguaglianza, disuguaglianza, il 99%, 99%’ fa slogan buoni perché la gente creda che siano veri. Dopo tutto, non siamo veramente? Ma senza un fervore religioso, una sorta di ‘ismo’ ideologico – in sintonia con i tempi – tutto ciò che resta sono le riforme reali per le quali hanno poco interesse o la pazienza. Questo è dove veramente perdono la barca e il veicolo del cambiamento. Perché detestano la politica”.
Bradford: “Che cosa vuoi dire?”
Lawless: “Stet, perché pensi che la nostra classe superiore spenda così tanti soldi, tempo e influenza sul Congresso? Perché è lì che l’azione desiderata o l’inerzia risiedono nel nostro sistema di governo. Destalo e otteniamo agevolazioni fiscali, sovvenzioni, salvataggi, contratti, omaggi e piccoli rafforzamenti delle leggi contro di noi. Fermalo e le masse non ottengono nulla, peggio ottengono il ritiro delle protezioni per il loro benessere economico, salute, sicurezza, i bambini e la diminuzione di salari, stipendi e pensioni.
Così, detestando la politica, evitano di circondare i membri del Congresso nei propri uffici a casa o a Capitol Hill. Evitano la sola vittoria che potrebbe fare in questo anno di elezioni. E che è di aumentare il salario minimo federale a $ 10 l’ora come era, data l’inflazione, nel 1968.
E non conta raddoppiare la produttività dei lavoratori della quale la nostra classe si appropria regolarmente per le nostre casse.
Sai, Stet, oltre il 70% delle persone intervistate sostengono l’aumento del salario minimo all’inflazione corrente. Centinaia di gruppi di influenza lo vogliono – almeno sono sul tema come l’AFL-CIO, il National Council of La Raza, la NAACP, i servizi sociali e gruppi religiosi di beneficenza – quasi tutti.
Ma nessuno è sui bastioni.
Come un lungo treno pronto a partire senza il carburante. Indovinate chi è in grado di fornire l’energia da innesco? Gli Occupanti.
E possono stimolare tutti questi gruppi ad agire sui membri del Congresso.
Immagina la gratitudine di 35 milioni di lavoratori che ora lavorano a meno di 10 dollari l’ora per le loro famiglie. Immagina una vittoria in un oceano di paralisi per stuzzicare l’appetito di decine di milioni di americani per avere di più e ciò che essi chiamano la loro giusta quota.
Una volta che le masse si muovono, come sai, sono difficili da fermare”.
Bradford: “Beh, perché non vanno con tutte quelle decine di miliardi di dollari che potrebbero arrivare nelle tasche di queste persone che ora guadagnano tra $ 7.25 e $ 10?
Sembra ovvio. E non sta andando a influire sui nostri affari. I nostri compagni di golf possono fare diverse migliaia di dollari l’ora, ma nessuno dei nostri dipendenti guadagna meno di $ 10, ad eccezione forse per i portieri nei nostri uffici”.
Lawless: “Io ti dirò perché, ma perdona la ripetizione. Le persone di Occupy sono sempre a litigare tra di loro in modo implosivo mentre si scoraggiano con le infinite assemblee democratiche dove la regola della maggioranza non c’è. Non vogliono capi, o un vero ordine del giorno. Lottano con gli anarchici e i provocatori prezzolati, e disdegnano qualsiasi disciplina, e tanto meno il pagare gli organizzatori a tempo pieno. Uno potrebbe dire impietosamente che non sono seri verso tutto ciò che è descritto come la vittoria – anche quella nelle loro mani che porterebbe loro grande ammirazione”.
Bradford: “Quasi mi fai dispiacere per loro. Potrebbero essere i nostri figli e figlie, Reg. Si comportano bene”.
Lawless: “Lasciali comportare bene. Dirò loro ciò, ogni giorno, fintanto che non significheranno molto più di quello. Che ne dici di un altro amaro di whisky, Stet, prima di comprare quei credit default swap della Grecia”.
Bradford: “Salute, Reg. Salute”.
(Stetson J. Bradford III e Reginald Lawless sono dei rappresentanti fittizi dei 500 CEO della rivista Fortune)
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Tradotto da F. Allegri il 27/07/2012.
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini come causa prima del governo Monti. ALL’ORIZZONTE CI SONO NUOVI FALLIMENTI BANCARI E GUERRE.
Traduce scritti politici e si occupa di cittadinanza.
Si dedica alla libera informazione politica ed economica e traduce le lettere di Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown.
Su Facebook è Futuro Ieri.




25 luglio 2012

Una traduzione di Franco Allegri su USA e debiti pubblici europei e non solo

I Pericoli dell’Economia Globale

23 luglio 2012 | Autore: F. Allegri


I Pericoli dell’Economia Globale
15/03/2012
Di Ralph Nader
Per mesi i nostri titoli sono andati su e giù a causa di problemi vari, ma nessuno è stato più ricorrente delle preoccupazione per la crisi finanziaria in Grecia.
Mattina dopo mattina, New York City si basò sugli scambi commerciali dei capitalisti da casino con la Grecia e sulle ultime indiscrezioni in arrivo dall’Europa occidentale alle loro menti.
Cosa farà la ricca Germania per salvare la Grecia al collasso e piena di debiti?
La Francia sarà d’accordo con tali piani?
L’iniezione massiccia di liquidità da parte della Banca centrale europea aiuterà le banche a comportarsi in modo da aiutare la Grecia, tra gli altri paesi?
Giorno dopo giorno di negoziazione, negli USA.
Perché? La Grecia è un paese di poco più di dieci milioni di persone con un PIL inferiore a quella del New Jersey.
Ma perché è vicina alla scogliera di bilancio, gli osservatori finanziari temono l’effetto domino.
Se la Grecia fallisse male, potrebbe trascinare Portogallo, Spagna, Irlanda e poi forse l’Italia più vicino al disastro finanziario.
E qual’è la catena che lega la Grecia a queste nazioni e poi ai paesi più grandi dell’UE e attraverso l’Atlantico agli Stati Uniti?
E’ la profonda interdipendenza provocata dalla globalizzazione delle imprese e dei grandi speculatori finanziari, che accumulano derivati come i credit default swap e le altre piramidi intricate di scommesse su altre scommesse.
Esse sono le banche, gli hedge funds e gli altri enti che mettono i soldi della gente in scommesse o azzardi sempre più astratti e complessi fatti da parassiti o grande finanza.
Non è cambiato molto dopo il crollo di Wall Street del 2008 oltre il suo rinnovato credo che voi, i tassati, sarete costretti ancora una volta dal suo governo a tirare fuori dai guai i colossi finanziari sempre più grandi che sono così intrecciati da essere “troppo grandi per fallire”.
Gli operatori che fanno denaro speculativo dal denaro speculativo, scambiato in trilioni di dollari, ora tengono in ostaggio l’economia reale con la quale la gente fa i soldi fornendo i beni necessari o voluti e i servizi.
Il destino dei lavoratori americani, le loro pensioni e le imprese reali che li impiegano, si basano sui domino globalizzati che una traballante Grecia potrebbe mettere in moto.
Questa è la logica vile di un’economia casinò globale, guidata da algoritmi computerizzati di una frazione di secondo e mimetizzati dalla teoria fasulla del “libero commercio”, che in realtà è commercio gestito dalle multinazionali.
Gli Stati Uniti non hanno bisogno di essere incatenata dai capitalisti globali a quello che può accadere in Grecia o in Spagna o in Portogallo.
Dovremmo essere meno dipendenti dalle economie finanziarie all’estero e più autosufficienti e indipendenti dai rischi molto contagiosi dell’economia globale.
Per questo motivo l’attività economica più basata sulla comunità che c’è nel nostro paese – le cooperative di credito, rinnovabili, efficienza energetica, ambulatori sanitari di comunità, mercati alimentari della comunità, ecc -sarà più isolata da devastazioni sismiche globali.
Quelle stesse economie di comunità avrebbero aiutato a proteggere il popolo greco dalle grinfie astute di Goldman Sachs e di altri creditori aggressivi da casinò.
Purtroppo, le campagne presidenziali e del Congresso intellettualmente impoverite mai proposero mezzi per far uscire il paese dalle super camicie di forza degli speculatori globali.
La tirannia politica a due partiti – Repubblicano e Democratico – è troppo in ginocchio davanti agli scrittori di controllo dei capitalisti imperiosi per difendere le persone i cui voti si sforzano di garantire.
Mentre i cittadini degli USA lottano, Wall Street e Washington si preoccupano della Grecia.
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Tradotto da F. Allegri il 23/07/2012.
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24 luglio 2012

Una traduzione di Franco Allegri su USA e Petrolio

Per gli amici presento una traduzione di Franco Allegri su Stati Uniti, amministrazione Obama e petrolio.



Obama può fare di più sui prezzi del Petrolio

15 luglio 2012 | Autore: F. Allegri

visita la rubrica dedicata

Obama può fare di più sui prezzi del Petrolio
06/03/2012
Di Ralph Nader
I Prezzi del gasolio e della benzina aumentano.
In California, alcuni automobilisti stanno pagando più di $ 5 al gallone.
Il presidente Obama ha dichiarato che “non vi è alcuna soluzione rapida” per questo problema.
Intanto, i repubblicani sfortunati ma urlanti gli danno la colpa per l’aumento del carburante come se fosse lo zar del controllo dei prezzi.
Infatti, il Presidente ha un adeguato potere per abbassare i prezzi del petrolio al dettaglio.
D. Stockman, Budget Director del Presidente R. Reagan, disse chiaramente alla CNN la scorsa settimana: “smettete di battere i tamburi di guerra ora [contro l’Iran], e Obama potrebbe farlo, e potrebbe dire che i neocon sono storia”.
Dopo aver lavorato a Wall Street, Stockman sa che i discorsi di guerra dei falchi dentro e fuori il nostro governo è proprio ciò che gli speculatori sul New York Mercantile Exchange vogliono sentire quando fanno salire il prezzo.
I vostri prezzi della benzina non sono alti a causa delle tensioni tra domanda e offerta.
La speculazione, con i famigerati derivati e gli swap, è ciò che esce dai buchi nel vostro budget di carburante, per gli avvocati di rinforzo della Securities and Exchange Commission.
I giocatori d’azzardo too-big-to-fail di Wall Street – Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Bank of America, Merrill Lynch e Morgan Stanley – sono tornati.
Il Dr. Mark Cooper della Consumer Federation of America documentò che la speculazione aggiunse $ 600 per spese di benzina alla famiglia media nel 2011.
In precedenza, il capo della Exxon / Mobil stimò che la speculazione era responsabile per più di $ 40 al barile di aumento dei prezzi quando il petrolio era oltre i 100 dollari al barile.
A giugno, il capo della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) G. Gensler, disse a New York City che “ingenti afflussi di denaro speculativo creano una profezia che si auto-avvera e lievita i prezzi delle materie prime”.
Mr. Gensler e la CFTC ebbero più autorità legale per controllare i giocatori d’azzardo di Wall Street, ma i membri chiave del Congresso rifiutano di dare i fondi (loro parole), “per essere un poliziotto efficace contro la truffa”, quando è forte l’aumento del volume di vendite.
I budget delle campagne del Congresso sono stati gonfiati dai contributi elettorali di questi giocatori d’azzardo di Wall Street.
Questa è la “politica del registratore di cassa”.
Nel frattempo, la gente paga e ripaga alla pompa e mi chiedo perché nessuno non sta facendo niente contro questo.
Ma un budget inadeguato spiega solo una parte dei problemi di Mr. Gensler.
Egli è continuamente minato da altri commissari CFTC i quali non vogliono che l’azione vera e propria vada in esecuzione.
Sembra anche vada verso il basso sotto la pressione.
Già negli anni 70, un improvviso aumento dei prezzi della benzina – solo pochi centesimi – portò ad un putiferio tra la gente e a richieste di leggi, controlli dei prezzi e altri atti del governo.
Ora i funzionari del New York Mercantile Exchange, con le grandi banche e gli speculatori di hedge fund carichi di grossi profitti e bonus abbassano, proprio qui in USA, le loro mani dicendo “non ci sono soluzioni rapide”.
Eppure, per il costante discorso bellicoso israelo – Obama – Hillary Clinton – Congresso – AIPAC sullo sviluppo di una capacità di produrre armi nucleari dell’Iran sta provocando gli avvertimenti di Teheran sulle Stretto di Hormuz, e gli speculatori del prezzo del petrolio hanno una giornata campale con i vostri dollari di gas.
Il Sen B. Sanders (I-Vt.) chiede regolarmente che le autorità di regolamentazione di Obama impongano limiti alle speculazioni petrolifere.
Egli afferma che “il prezzo alle stelle di gas e petrolio non ha nulla a che fare con i fondamenti della domanda e dell’offerta”.
Anche l’analista di Goldman Sachs, D. Greely, affermò che le speculazione a Wall Street sui futures spingono al rialzo i prezzi del petrolio.
In risposta a tali proteste, il presidente Obama annunciò a aprile 2011 una nuovo gruppo di lavoro inter-agenzia per combattere la frode.
Non trattenete il respiro in attesa di eventuali azioni qui.
Allora perché il presidente non invita le varie industrie quali il trasporto e le compagnie aeree che vengono feriti dai prezzi del petrolio a spirale, insieme a i consumatori, organizzazioni di automobilisti, come la AAA e la Better World Society, e le agenzie governative competenti per premere su Congresso e membri recalcitranti del CFTC e fermare il fronte dei giganti del casinò di Wall Street?
Mr. Obama e il ministro dell’Energia Chu continuano a dire che c’è abbastanza petrolio sui mercati mondiali e che i suoi prezzi alti per la speculazione minano la ripresa economica USA.
Ma Obama non sembra disposto ad usare tutta l’autorità esistente della sua amministrazione per reprimere l’impennata speculativa.
C’è un’azione molto più possibile da usare con l’attuale autorità legale per i regolatori e guadagnare così i loro stipendi.
Hanno bisogno di sentire più forte i brontolii dal popolo.
Mentre le persone necessitano, quando possibile e sicuro, di camminare per brevi distanze, invece di guidare fin là, se non altro per irrigidire la loro determinazione a combattere in più modi.

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Tradotto da F. Allegri il 15/07/2012.
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10 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: un lavoro, una fede

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: D’accordo. I soldi, il potere, la roba, l’appartamento. La macchina, le donne… Le genti d’Italia sono diverse ma tenute assieme dall’avidità e dalla paura; se fossi un filosofo antico direi che l’anima dei nostri è profondamente malata. Ha perso la parte razionale e si è dissolta quella legata all’orgoglio marziale e alla volontà di potenza, è rimasto solo desiderio, brama, delirio, cupidigia. Ma come se ne esce, e a titolo personale… Come vedi tutto questo. Come è possibile uscirne e altra domanda fondamentale quali sono, se ci sono, le leggi che regolano questo sistema; perché uno schema, un canovaccio deve pur esserci.

-          Sergio: Il mio secondo lavoro semplifica queste domande.

-          Lazzaro: Voglio saperne di più, parla…

-          Sergio: Funziona così. Ho bisogno di soldi, servono per il mio primo lavoro. Ricambi per il veicolo, benzina, assicurazione, qualche spesa imprevista e poi le spese per me. Mi sono accorto dell’infelicità di tanti che non riescono a vivere in un Belpaese ormai colonia celebrale dell’Impero Anglo-Americano. Loro sono le teorie dominanti in economia, loro è la concezione criminale di un libero mercato che spacca la comunità nazionale, loro la visione scellerata di far delle nostre città e paesi la ripetizione grottesca e apertamente empia  della Torre di Babele dove i popoli erano associati fra loro parlando la lingua del despota orientale che l’aveva creata. Sono stranieri come mai li abbiamo conosciuti in questa nostra penisola, neanche i turchi sono così diversi da noi come questi inglesi e questi statunitensi. Alieni. Quindi qualcuno un giorno mi ha messo una pulce nell’orecchio e mi ha detto come sarebbe bello ritornare ai vecchi tempi, fare come i rossi che hanno i loro modi di ricordare, di star assieme, di metter in scena la loro lotta armata e la Resistenza. Anche se devo dire che quest’ultima parola di solito non la uso e non ha per me lo stesso valore di chi solitamente la pronuncia.

-          Lazzaro: Credo di capire purtroppo. Questa è una reazione, solo che invece d’essere pubblica è di carattere privato e con finalità di lucro. Ho capito bene. Siamo alle solite. Vi nascondete dietro a un dito. Certo per me è facile capire. Questa destra ripulita, in giacca e cravatta, con dirigenti che parlano inglese o peggio che fingono di farlo non può rimettersi la camicia nera…

-          Sergio: Come no! Il nero si addice a camerieri e gente di servizio come i maggiordomi, quindi possono benissimo vestir di nero quando si ritrovano con i grandi  finanzieri, con i CEO delle Multinazionali, con i direttori di banca, con i generali stranieri, con i capi della massoneria, con illuminati, sacerdoti e altro ancora. Ma un giorno finirà questo Purgatorio punitivo e ciò che ha natura propria ritroverà la sua strada. Per me è legge di natura.

-          Lazzaro: Che situazione assurda, il fascista immaginario è più estremista di me e per certi aspetti ancor più anticapitalista e antisistema. Peccato ami le divise, i pestaggi, la polizia, le armi da fuoco.

-          Sergio: Come credi che arriverà la tua Rivoluzione…Il tuo popolo al potere…Con le belle parole, con le libere elezioni, con qualche predicatore da piazza, con qualche editoriale in un giornale pagato da banche e capitalisti, con il casino in pazza o i Social Forum?

-          Lazzaro: Non ho dietro di me l’Armata Rossa, e devo dire che non è poi un buon affare andar dietro ai carri armati e ai generali. Ma dimmi piuttosto cosa fai quando ti cali nella tua parte. Quello che fai mi sembra una cosa a metà strada fra il gioco di ruolo e il teatro a domicilio.

-          Lazzaro: Vado con ordine. Così è tutto più facile. Di solito la sera o di notte arriva una telefonata. E’ il cliente o un suo amico. Fissiamo l’appuntamento e di solito il prezzo. Poi al momento opportuno, una o due ore prima di andare in scena mi faccio un caffè doppio, capelli corti o rasati ovviamente, vestiario comune e quel che serve in un sacco o meglio ancora in uno zaino di vecchio tipo. Poi arrivo dal cliente con il furgoncino, di solito per non dare nell’occhio uso abiti da lavoro e delle grosse borse come quelle da operai, come se dovessi andar in casa a far un lavoro alle tubature o aggiustare dei fili elettrici. I vicini se ci sono e scrutano pensano che sia stato chiamato il garzone di un muratore o l’elettricista. Arrivato in casa mi presento e mi scuso per gli abiti, specie se la casa è di lusso. Ma la clientela capisce al volo. Di solito son gente di media o alta borghesia e non ama la pubblicità. Certo per la mia salute preferirei far queste cose allo stadio o in qualche piazza rionale, ma non è possibile e poi ho bisogno di soldi. Nella casa è sempre presente una stanza libera che può essere sgombrata o allestita in pochi minuti. Basta poco, un quadro, delle bandiere, qualche cartone pieghevole dipinto, un cimelio. Alcuni clienti hanno divise e oggetti d’epoca e così spesso sono loro a metter a disposizione quanto serve. A quel punto parto con la musica. Discorsi del Duce o qualche inno del periodo. L’importante è far la magia, montar bene la scenografia, illudere che siano nel 1923, nel 1933 o nel 1943, che il tempo si è fermato, che l’Italia è tornata indietro ed è ancora Impero, senza  questi stranieri che vengono dall’Oceano Atlantico. Dopo a seconda del cliente inizia la mia opera. Discorsi di carattere storico, encomi, lodi di eroi, lettura di bollettini di guerra trionfalistici, elogio del Duce e della sua opera. Di solito non è bene insistere sul fascismo, la clientela preferisce che si parli bene del Duce. Il fascismo in fondo come regime totalitario ha mancato il suo destino e non ha vinto la guerra. Qualcuno vuole la drammatizzazione, in un paio di volte ho dovuto rievocare la cattura del Duce da parte dei traditori e la sua liberazione grazie ai paracadutisti germanici. Quando il pubblico si è commosso capita quasi sempre che qualcuno dia in escandescenze, che deplori l’Italia, che urli il suo odio per questo ordine di cose. Non so se capita anche a voi ma vedo che questo capitalismo selvaggio e distruttivo delle identità popolari e nazionali è proprio odiato.

-          Lazzaro: A chi lo dici…Questo almeno lo capisco. Lo capisco bene.

-          Sergio: Quando vedo che la situazione è calda e il mio piccolissimo pubblico è carico scatta di solito la rievocazione dei successi del Duce, se posso con i filmati d’epoca, l’elogio della persona, il tributo di fede alla sua figura, poi c’è la conclusione… Nella quale deploro la sua fine, ingiustizia che è caduta sopra di lui, talvolta parlo male anche dei nazisti che non hanno capito nulla. Sono più copse nello stesso tempo: fanatico fascista, attore, ciarlatano, scenografo, imbonitore, propagandista politico, estremista e il tutto in circa quarantacinque minuti. Eppure non mi sento un criminale, vedo che alla fine la clientela sta meglio, si sfoga, ricarica le pile psicologiche. La mia è una cura dell’anima. Anche se devo dire che in tanti apprezzano i racconti delle imprese militari, dei bombardamenti fascisti su Londra e sulla Spagna Anarco-Comunista o la storia della crociata antibolscevica del 1941, o la lotta antipartigiana in Italia. Io del mio repertorio amo ricordare tutti gli stranieri inglesi americani ammazzati in Africa e Sicilia. Ma mi rendo conto che la clientela ha mandato i figli a studiare nei college o a frequentare i master o come diavolo si chiamano i corsi post-universitari anche fanno gli stranieri, qualcuno fra i loro parenti o la loro prole vive a Londra o negli USA e lavora per le corporation di quelle genti. Quindi devo come dire censurarmi o non insistere troppo. Certo è che è una roba da non credere, chi ha distrutto il fascismo sono stati gli eserciti dell’Impero Inglese e Statunitense spesso formati da popoli che vivevano nelle colonie o in paesi succubi. Ma finirà. Prima o poi schianteranno questi stranieri odiosi, perderanno una delle loro guerre magari una grossa e il velo che le genti d’Italia hanno davanti sui squarcerà e le nostre genti abbandoneranno questi stranieri e abiureranno la loro fede mercenaria e interessata in quella civiltà.

-          Lazzaro: Questa è fenomenale. Tu sei più di quel che dici di essere. O sei un profeta si sventure e o sei un visionario, oppure sei un folle che s’accompagna a gente psicologicamente malata . Come molti studenti di famiglie povere o di ceto medio sei sprecato in questo paese.

-          Sergio: Sai una cosa. Non vedo vera e autentica felicità intorno a me, e non è solo un questione di quartiere, di soldi o di frequentazioni. Alle volte sono io che ho bisogno di ricaricare le pile psicologiche, il cliente spesso mi paga per qualcosa che farei comunque, proprio così…





17 settembre 2009

Amare verità

La valigia dei sogni e delle illusioni

Amare verità

Si tratta di uno di quei casi che arrivano al lettore, e parlo di lettori consapevoli e forse un po’ arroganti nella loro presunzione di sapere, come una raffica di pugni sparati nel viso. Parlo di una rivista venduta per abbonamento: “La voce del Ribelle”, che vede come padre nobile e animatore il giornalista Massimo Fini, che ha pubblicato nel suo numero una non-notizia, ossia l’impietosa presentazione dei sette principali gruppi editoriali del Belpaese. Non è una filippica o una deplorazione quella che la rivista “La voce del Ribelle” presenta ai suoi tremila lettori  ma solo la constatazione di come nei fatti il grosso di quello che è informazione, spettacolo, intrattenimento e cultura in Italia passa attraverso le strutture di questi colossi finanziari con evidenti agganci politici.

Sono: Rcs Mediagrup, Mediaset-Mondadori, Gruppo L’Espresso, Gruppo il Sole 24 Ore, Gruppo Rieffeser, Gruppo Caltagirone, Telecom Italia Media. Il pezzo firmato da Alessio Mannino è per i soliti ingenui un bella serie di pugni e schiaffi morali, in meno di cinque minuti tutte le illusioni si spengono: anche l’informare è un affare, e va a braccetto con la politica dell’uno o dell’altro polo di aggregazione dei partiti politici attuali. Personalmente in questa ennesima ostentazione delle forme con cui s’esprime il mondo della comunicazione nella presente civiltà industriale vedo il certificato di morte della mia vecchia Italia, retrodatato s’intende.

L’intreccio fra il mondo degli affari e della pubblicità, l’informazione, la finzione, il divertimento e la stessa malafede del pubblico spettatore di questo mondo umano ridefinito attraverso le forme dello spettacolare e dell’intrattenimento mi dà un senso di disgusto.  Manca quel senso del limite nelle cose, quei labili confini che pure sussistevano in passato;  mi riferisco al fatto che il politico era un politico con la sua identità chiara e distinta e non un privato che vive di un ben strano mestiere fatto di pubbliche relazioni, di apparizioni nei salotti televisivi, magari come ospite di programmi fatti apposta, o peggio. Il politico oggi tende a uniformarsi all’uomo o alla donna di spettacolo, a suo modo recita una parte, e non è da escludere che finisca con assumere le logiche dell’attore e dell’imbonitore televisivo. Così prima non era: il politico esprimeva un’identità e un potere che si mostrava attraverso mezzi e riti propri, magari deboli o discutibili, ma propri. Questo percorso di dissoluzione in un qualcosa di spettacolarmente unitario che assume su di sé tutte le contraddizioni è la riprova che il potere reale si è spostato dalla rappresentanza politica al mondo degli affari e della finanza, forse gli esecutivi, per via delle loro funzioni di governo della società e dell’economia, mantengono qualche forma d’autonomia e dei poteri propri.

Di certo il cittadino dei nostri tempi si sta riducendo al consumatore, ossia ad una ben strana figura di umano non più fedele a un Dio o a un Principe come nel Mondo Antico, non parte di una comunità o cittadinanza come nel Medioevo, non latore di diritti e doveri universali come al tempo dell’Illuminismo o del Positivismo. Questo consumatore è l’aspetto umano prevalente e sembra esistere solo in funzione di ciò che produce il sistema della civiltà industriale, i suoi diritti, i suoi doveri, la sua identità, la sua fedeltà sono solo un problema di pubblicità, spettacolo e commercio.

Su questo ha scritto, come al solito,  “La voce del Ribelle” numero doppio agosto-settembre 2009.

IANA per FuturoIeri



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