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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


1 marzo 2015

Riedizione di un ricordo

Oggi ripresento ai lettori un pezzo di alcuni anni fa. Esso nonostante il tempo non  ha perduto la sua ragion d'essere, anzi. Va da sè quanto più volte ho scritto. La serie classica di Harlock è un prodotto commerciale che ha fatto per qualche ignoto miracolo un salto oltre la sua ombra e si è trasformato in opera d'arte; la censura appare quindi scontata in questo caso. Non so spiegarmi perchè è successo questo, e se dovessi trovare delle spiegazioni porterei ai miei lettori le mie considerazioni, forse banali. Tuttavia c'è un elemento tipico dell'arte ed è il fatto che il fruitore di essa trova sempre nuove valenze, nuove suggestioni. Ho rivisto la scena del Daiba che spara sulla bandiera a distanza di quasi cinque anni e mi sono accorto che essa è attuale. Oggi che qui nel Belpaese i punti di riferimento si dissolvono e in tanti si considerano traditi e svenduti  dall'Europa, dalla politica, dal centro, dalla destra, dalla sinistra la scena del Daiba e del suo secco NO a bandiere di  fedeltà morte e folli o criminali e corrutrici diventa una sorta di specchio deforme di un elementare  e infantile desiderio di chiudere i conti e ripartire da zero, forse di fuga dalla realtà ormai divenuta irrespirabile. Nel gesto elementare e radicale del personaggio inventato dal maestro del fumetto giapponese  Leiji Matsumoto scorgo un luogo comune, un desiderio represso, una volontà inconscia di dire ORA BASTA che emerge come un sogno ricorrente nella testa di tanti. Ne sono convinto. Perchè altrimenti così tanti talenti e persone di merito che cercano di andar a vivere altrove, perchè questa forte attrazione che molti sentono per epoche morte o passioni politiche di un diverso secolo, perchè al contrario molti cercano di nascondersi la realtà con suggestioni ideologiche. Il Daiba di ieri appartiene con forza all'oggi.   


Nota sulla libertà sostanziale e sull’eroe virtuale

 

La nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una grande impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era allora nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere vista integralmente a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema tale da consigliare  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

Su Harlock e la sua recezione in Italia cfr. Elena Romanello, Capitan Harlock , Avventure ai confini dell'Universo..., Iacobelli Edizioni, Roma, 2009




12 settembre 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - Sogni e bisogni di una società inquinata

Stefano Bocconi: Parli bene: controllo, denaro, esistenza, vita interiore, prigionieri di se stessi. Tuttavia a fronte di tante cose belle dette e meditate credo che ti sfugga il quotidiano più prosaico e volgare. Chi pensa al mondo futuro o al bene possibile lo fa perché ha lui dei problemi. La maggior parte di quelli che cercano soluzioni di crescita spirituale  o culturale è gente che sta guardandosi intorno per trovare un pezzo di sughero a cui aggrapparsi per galleggiare in questa vita invece di andare a fondo.  Chi si propone oggi elargitore di verità sane, di ricette per la felicità o la fortuna si troverà ben presto circondato da gente che ha bisogno e chiede e può dare molto poco. Lo so che non è un bel discorso, ma le cose oggi stanno così. Coloro che a tuo avviso potrebbero trovare una via nell’autocoscienza, nella consapevolezza, nel riscoprire un mondo migliore è spesso gente che bisogno d’aiuto. Quindi avendo bisogno d’aiuto non può aiutare gli altri, perché non ce la fa da sé e non ha risorse in più da dare.

Paolo Fantuzzi: Mi spiace dover dar ragione a Stefano su questo punto ma chi ha bisogno ha in testa il suo problema e come lo risolse o sta un po’ meglio si ferma lì. Tu caro Franco pensi che si possa elevare il singolo e questo di per sé dovrebbe portare a una crescita di tutta la società. Ogni singolo reso migliore dovrebbero diventare un piccolo esercito del bene composto da una sola persona. Questo è impossibile. I singoli che cercano l’elevazione e la cultura per migliorarsi sono persone appunto bisognose in senso morale  e materiale, quando avranno pensato a se stessi non ne avranno per gli altri. Anzi direi che proprio il fatto di sentire in modo aspro un mancato riconoscimento economico, l’aver perso una posizione nella società, l’aver rovinato una buona occasione, l’aver subito una calunnia o un torto grave è la molla che porta a cercare una qualche forma d’elevazione, di miglioramento. Chi è ricco e si diverte spendendo l’equivalente di mesi o anni di stipendio di un dipendente pubblico o privato in una vacanza o in lussi non ha il bisogno spirituale o culturale di elevarsi sopra la propria condizione umana. Il sistema offre questo: puoi esser tutto ciò che puoi comprare. Se uno ha i soldi non ha bisogno dello spirito o della magia, della religione, di nulla. Chi è oppresso, triste, risentito lui ha bisogno di cultura, spiritualità, elevazione che spesso si risolve in un modo per star un po’ meglio, per avere una compensazione immateriale di dubbia forza al posto di un concreto potere che apre le porte di negozi, supermercati, autosaloni e cose del genere.

Franco:  Sarà, ma a me non risulta che gli uomini siano Dei. Mi risulta che gli umani dei due sessi siano, cosa di cui erano convinti anche gli antichi, per l’appunto mortali. Quindi in quanto mortali essi devono sapere che la realtà nella quale sono chiamati a vivere è una realtà in mutazione e trasformazione e che alcuni oggetti e beni che sono in loro possesso resteranno interi anche quando non ci saranno più e,magari diventeranno eredità di qualcuno che viene dopo di loro. Quindi c’è un limite nel potere del denaro che qui ora si nota male perché siamo mentalmente aggrediti da continui messaggi pubblicitari e corrisponde al fatto che la vita inizia con la nascita e finisce con la morte. C’è un limite che è quello della naturale cessazione dello stare in vita e per quanto per secoli alchimisti, sapienti, stregoni e recentemente scienziati cerchino una via per evitare ciò che conduce naturalmente alla morte essa si manifesta lo stesso. Il discorso del godersi il privilegio della ricchezza vale nella misura in cui il limite dell’uomo che è il fatto di esser nella sua essenza un dato naturale è rimosso, anzi mistificato. Chi crede che il denaro sia l’unico lo fa di solito in forza dell’inganno tipico della società dei consumi per il quale all’umano naturale con il suo ciclo vitale si sostituisce un umano di fantasia, un consumatore ideale, un figurino che esiste e vive solo nella pubblicità, in televisione e al cinema. Accetto però della vostra critica la verità di fondo che spesso chi cerca lo fa perché sente un bisogno o una condizione di minorità. Credo sia vero. Del resto chi è sazio, ricco,  felice, perché dovrebbe metter in discussione se stesso e magari rifar di nuovo la sua esistenza? Chi sente che ciò che è non basta a se stesso cerca, interroga, studia.

Vincenzo Pisani: Scusate ma mi pare che ci siamo. Arriva prima la specialità della casa.

Il padrone porta dei vassoi con la prima portata fagioli e un abbondante razione di cinghiale in umido, fa cenno che sta per arrivare il resto. Vincenzo prende il vassoio e fa le parti.

Clara Agazzi: Questo dovrebbe farvi star zitti e metter in moto le mandibole. Comunque aggiungo che esiste un cercare che è oltre il bisogno. Esiste nell’essere umano una spinta alla curiosità, alle domande esistenziali, alla ricerca di una verità che non sia l’apparenza del momento. Inoltre gli umani sono uomini e donne e i due sessi s’interrogano sul futuro, si chiedono cosa sarà di loro e dei loro affetti domani e dopodomani. Nella persona c’è una dimensione interiore che è diversa da quella animale, c’è progetto, ambizione, curiosità, voglia di manifestarsi nel mondo per mezzo dell’azione e della creatività. Che questo oggi sia piegato all’interesse economico è un dato di fatto. I poteri dominati sono economici e finanziari e impongono il loro punto di vista e la loro logica a tutti quanti. Ma in altri tempi dove non c’era questo potere o era ridimensionato da re e principi o da sacerdoti e vescovi. Allora esistevano altre concezioni della società e della condizione umana.

Paolo Fantuzzi: Questo è vero. Ma io vivo nel qui e ora e con questo tempo devo far i conti. Ora scusate che voglio finire questo pezzo di cinghiale che mi sta provocando dal piatto.

Stefano Bocconi: Non avere scrupoli, butta dentro. Roba sana. Comunque questo non risolve il problema di fondo, ovvero che oggi i molti hanno bisogno d’aiuto e con difficoltà possono darlo, si chiama individualismo e mercato selvaggio, due cose che combinante assieme creano grossi problemi e spaccano la naturale inclinazione alla solidarietà e alla collaborazione fra uomini. Questa combinazione crea le condizioni per un mercato senza una socialità e con poteri politici deboli e debitori verso i ricchissimi.

Franco: E allora proprio tu vedi il problema e lo proponi. In una società disgregata, violenta, competitiva, come è il caso nostro, per forza di cose produce coloro che cercano una via d’uscita da un modello di vita e di produzione  che è pericoloso e inquinante. Una società di singoli tenuti assieme dall’interesse materiale e dalla paura di punizioni e leggi è una società umana debole, dissoluta, cinica  e ovviamente brutta.




1 settembre 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - Denaro e illuminazione interiore

Clara Agazzi: Questo ragionamento del qui e ora è corretto fino a un certo punto.  Occorre pensare anche al futuro, specie chi ha figli, o affetti, o cose che ama. Come pensare che tutto il pensiero di una persona perbene e con la testa a posto abbia lo spazio di autonomia di pochi giorni, settimane, mesi.  Inoltre l’idea di dover affidare il proprio futuro sia pur esso lontano, anzi remoto, a esperti di qualsiasi natura lo trovo un pensiero insidioso. In fondo credo che  potrebbero le migliaia di differenti comunità siano esse forestiere o domestiche che si trovano nella penisola acconciarsi a seguire a qualche forma di seria mediazione politica per governare il futuro di tutti quanti. Come si fa ad escludere la possibilità che tante differenze non possono unirsi.

Vincenzo Pisani: Perché, e qui rispondo io, tante differenze spesso si portano dietro richieste e necessità inconciliabili fra loro e la mediazione è impossibile o minata dal reciproco sospetto, da ricatti incrociati, da compromessi umilianti o meschini e da speranze di rivalsa. Propongo un esempio dove questo è impossibile. Si consideri un territorio dove vive una comunità italiana di ceto medio ma impoverito che è la maggioranza, una minoranza di stranieri e immigrati poveri che ne formano il sottoproletariato, una minoranza d’immigrati ricchi che formano il ceto per così dire dei lavoratori specializzati e del ceto medio che si sta arricchendo, una minoranza di italiani ricchissimi che non vuole condividere nulla delle loro grandi ricchezze con i connazionali e i forestieri di ceto più basso. Pongo che in questo territorio che chiamerò X arrivi un evento funesto che chiamerò Y e che può essere in questo caso un grave incendio estivo che minaccia tutte queste categorie. Chi può pensare che da sé questi gruppi umani che pure condividono linguaggio comune e territorio s’accordino fra loro? Pensate per un attimo alle conseguenze della minoranza di ricchissimi che per salvarsi dovrebbe mettersi d’accordo  con i ceti poveri stranieri e con i ceti medi degli italiani impoveriti, in un attimo verrebbero spogliati dei loro beni in nome della salvezza comune e della pace sociale davanti al pericolo.  Senza il rigore della legge applicata dalla polizia e le punizioni severe della magistratura i poveri e i ceti medi impoveriti  scatenerebbero subito una violenta aggressione contro i ricchi e i ricchissimi; a costo di bruciare assieme in un falò gigante le componenti sociali contrapposte non s’aiuteranno. Inoltre che vantaggio hanno quelli che sono poveri o sono impoveriti a favorire il perdurare di una situazione che li vede materialmente oppressi; un grande fuoco purificatore e inceneritore li vedrebbe alla fine premiati perché dalla ricostruzione potrebbe nascere qualche occasione di far soldi  o comunque sia di mettere in discussione le gerarchie di potere che hanno subito. Per questo proprio nel bisogno e  nella difficoltà una società priva di valori, disgregata, complessa, piena di rabbia  e risentimento ha bisogno di un soggetto esterno che salva la situazione. A seconda delle emergenze si può chiamare polizia, protezione civile, esercito, ufficio tecnico di qualche istituzione, agenzia governativa. Una società umana segnata dalla precarietà, dall’odio e dall’invidia sociale, da ogni sorta di tensioni religiose e politiche non può fare autogoverno. Una struttura burocratica esterna deve intervenire come il Leviatano di Hobbes per mettere ordine e imporre una società umana dove l’uomo è diventato lupo per il suo simile e dove ormai vige la legge della giungla dove tutti hanno diritto a tutto e si combattono ferocemente fra loro.

Franco: Il Pisani mi ha rubato la risposta. Infatti da tempo mi sono convinto che il primo effetto della precarietà e dei desideri indotti dalla pubblicità commerciale sia la frammentazione del corpo sociale. L’ingresso di milioni di forestieri nella penisola lo pongo dentro il concetto di precarietà perché l’emigrazione causata da povertà o necessità di trovare lavoro da immigrato è funzionale alle forme di produzione capitalistica che preferisce avere della forza-lavoro di riserva che non s’integra con le tradizionali forme di sindacato e di rivendicazione. Queste due cose combinate hanno ridotto ai minimi termini se non addirittura distrutto le antiche forme della solidarietà  e del buon vicinato tipiche del Belpaese. Il mio come sapete è un ragionare che per forza del dialogo s’allarga per cerchi. Come dei sassi lanciati in uno specchio d’acqua il mio discorso s’allarga e diventa più ampio e complesso.  Quindi ora aggiungo qualcosa e vi dico che dovete guardare la precarietà nel senso più ampio del termine, i desideri indotti dalla pubblicità commerciale, la civiltà dello spettacolo e della comunicazione come una cosa unica. Questi tre elementi sono i termini con i quali convive ogni giorno  la stragrande maggioranza degli abitanti della penisola e dell’Europa. Chi si libera anche temporaneamente dai condizionamenti indotti da queste ombre che penetrano nella mente trova quell’istante di serenità che gli consente di capire cosa è diventato e cosa è questo mondo umano così infelice. Quello è l’istante in cui per il singolo finisce l’opera in nero di questi anni e può costruire un suo percorso di purificazione e di chiarimento. Prima però deve arrivare a vedere la complessità se non razionalmente almeno come impressione, come momento d’illuminazione.

Stefano Bocconi: Ma quando uno come me arriva al punto di vedere l’insieme del mondo in cui vive dall’esterno, anzi a vedersi in modo distaccato, analitico, quasi da scienziato cosa può fare? Rimane come è con un poco di consapevolezza in più, potrebbe perfino diventar ancor più infelice.

Paolo Fantuzzi: Magari può cercare gente che la pensa come lui, trovare sostegno per le sue idee, venire a sapere che altri approvano quel che dice e pensa. Certo il tipo che diventa consapevole deve però divulgare ciò di cui ragiona, esprimersi, discutere.  Fare qualcosa che si chiama politica.

Franco: Intanto sul momento deve prendere coscienza. Svegliarsi per così dire dalla grande illusione di vivere nell’unica realtà possibile ossia quella dell’immediato presente così come ci viene narrato dal mondo dello spettacolo e della comunicazione e della pubblicità. Da quel momento si può liberare dai condizionamenti indotti e dai persuasori più o meno occulti. A quel punto inizia la sorpresa quasi infantile di esplorare con stupore il proprio mondo con intenti e animo diversi, anzi personali e quindi autentici.

Vincenzo Pisani: Scusate ma ora faccio cenno per ordinare il secondo. Chiamo il capo e ci facciamo mostrare la bistecca, qui la cucinano in modo semplice ma vi assicuro che è buonissima.

Il padrone chiama il personale della cucina e ripete l’ordinazione presa al tavolo. Si presenta al tavolo e fa bella mostra di una bistecca di gran qualità,  Vincenzo Pisani comincia a scherzare con lui dimenticandosi della conversazione comune.

Franco: Mentre Vincenzo Pisani ragiona con il caposala per i secondi  voglio concludere il mio discorso. Senza una identità propria, forte, precisa il singolo non può trovare la sua strada e le sue ragioni di vita in un mondo di folle di soggetti individuali che si muovono fra centri commerciali, periferie più o meno brutte, posti di lavoro più o meno alienanti e da alienati. Non può. Se egli non ha fatto un lavoro su di sé e creato una forte coscienza sarà attratto di qua e di là dove lo spingono gli spettacoli più accattivanti e la comunicazione del momento. Quindi il rendersi conto di aver da trovare una propria strada e un proprio percorso di vita è un lampo. Esattamente un lampo di tempo, ossia l’istante nel quale diventa ovvio che c’è una mappa concettuale del mondo da riscrivere e disegnare di nuovo. Quando viene in essere questo diventa possibile che nel singolo si formino le forze per rimettere in discussione concetti, pregiudizi, consuetudini, logiche comportamentali. Da questa tensione interiore può nascere qualcosa di nuovo e di positivo e si possono organizzare con altri che sono sullo stesso cammino associazioni o gruppi di carattere benefico, di studio, di ricerca, di attività critica e riformatrice. Si può formare una rete di persone che si aiutano e si migliorano.

Clara Agazzi: Questo è un santo proposito. Ma dopo cosa accadrà. Non si può pensare che della gente perbene e saggia solo perché perbene e saggia assuma su di sé il potere d’innalzare i molti che non sono né buoni, né saggi, né sapienti ma forse proprio l’esatto contrario. Ancor meno non è chiaro come questa buona gente dovrebbe mettersi al servizio della collettività. Devono forse diventare loro stessi dei ricchi imprenditori?

Paolo Fantuzzi: Questo sarebbe coerente, nell’impossibilità di competere con forze così compatte e irresistibili uno le imita. Per la serie se non puoi batterli, unisciti a loro.

Stefano Bocconi: Non credo che voglia dir questo. Credo che Franco pensi a una sorta di conquista della consapevolezza che da piccoli numeri sale verso grandi numeri, una sorta di auto-educazione  collettiva che diventa poi associazione di liberi e consapevoli. Mi sembra però un percorso lungo, difficile, fragile in un Belpaese quale è il nostro dove per i molti il denaro è tutto e Dio è denaro.

Franco: Ma il denaro oggi cosa è mai? Anzi. Rovescio i termini e faccio un’affermazione: “oggi la felicità e la ricchezza di un singolo devono esser quantificate in termini di denaro perché è un termine numerico e quindi facilmente controllabile  e gestibile da coloro che hanno il potere di creare il denaro.”  Il denaro è anche controllo e gestione dello spazio politico e di vita sociale; il denaro non è solo la merce che acquista tutte le merci è anche una forma contemporanea del dominio dei pochi sui molti. Da qui la mia convinzione che per trovare una via d’uscita da una condizione di minorità e di sottomissione sociale occorre capire molto bene in cosa consiste questa minorità e in cosa consiste questa sottomissione lavorando su se stessi. Se si rimane ignoranti di queste cose e del senso della propria esistenza  si resta prigionieri di se stessi e l’umanità del singolo diventa una prigione.




30 agosto 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - La casta del fututo

Clara Agazzi: Qui si stanno portando via i piatti dei primi. Ora è il momento dei secondi. Allora avete le idee chiare su cosa volete?

Vincenzo Pisani: Certo, quello che ho proposto. Credetemi questo metter assieme più cose è la cosa migliore, così se a qualcuno non piace qualcosa  si può rimediare. Ma credo che tutto quanto sarà di vostro gusto. Ho capito che siete un po’ come il mio amico professore. Gente di cultura e di gusti sani e schietti. Due condizioni queste che stanno bene assieme.

Franco: Tu poco fa hai richiamato un problema. Scusa se parlo di questo mentre c’è da ragionare sul secondo. Anzi hai proposto una constatazione. L’illusione di diventare ricchi, e quindi parte di quella minoranza che sta bene, tiene in vita milioni di umani. Intendi forse dire che questo è il senso della vita oggi?

Vincenzo Pisani: Certo che non è in assoluto il senso della vita. Tuttavia, oggi, milioni di umani senza la speranza un giorno di rifarsi al gioco della vita cadrebbero preda di droga, alcolismo, violenza, delinquenza, depressione fino al suicidio o tutte queste cosa assieme. Oggi per milioni di esseri umani il denaro è Dio e quindi è tutta l’esistenza e tutta la realtà. La speranza di averne tanto in futuro, magari con un miracolo li tiene in vita, li fa lavorare, produce in loro volontà, attività, ambizione. Senza questa speranza sarebbero spenti, morti, distrutti dentro.

Stefano Bocconi: Ricordiamoci che c’è un mondo umano che non è solo l’attaccamento al quattrino. Certo per me è difficile dire che ci sono i fiori, il sole, la luna, i gattini e cose del genere. Eppure mi resta difficile accettare l’idea che il denaro è tutto, è DIO.

Paolo Fantuzzi: Questo discorso è già stato fatto mi pare. Occorre ammettere che non abbiamo fra tutti quanti un modello di società e di volontà di vivere diverso da quello della pubblicità commerciale. In breve le nostre aspettative, le nostre categorie mentali, la nostra mappa del territorio in cui ci muoviamo non è la classica isola in mezzo al mare ma una terraferma piuttosto trafficata. Piuttosto! Qualcuno fra noi ha una qualche idea di come dovrebbe essere la categoria sociale in grado di ricostruire un discorso sul mondo e sull’essere umano diverso da quello dominate?

Franco: Più che di categoria sociale oggi si dovrebbe pensare a una vera e propria casta, perché le caratteristiche che dovrebbero avere i dirigenti chiamati a recuperare una società dal disastro di un sistema economico  globale che implode o collassa dovrebbero esser simili ai re-sacerdoti e ai re-semidivini dei poemi epici degli antichi. Dovrebbero esser un gruppo compatto e omogeneo in grado di rispondere solo alle gravi necessità del momento, avere una cultura e un sapere fuori dal comune, e capacità fisiche e psichiche straordinarie e il carisma e il coraggio che sono indispensabili in tempi drammatici. In poche parole vi dico, pensate un po’, che solo quando si aprirà l’abisso del disastro più aspro e pericoloso si  avrà il momento nel quale questa cosa, che chiamo casta perché non ho altri termini, costruirà una diversa forma di vita e di civiltà. Guardate che di questo si tratta perché cambiare le forme  dell’uso e della produzione di beni ed  energia e di regolare le controversie internazionali esige il disastro delle precedenti e la sconfessione, eliminazione o la riduzione di ruolo delle precedenti minoranze al potere. Ora essendo il potere reale e concreto dei nostri giorni elitario e concentrato in un numero limitato di soggetti umani che  hanno i loro fastosi modi di vivere, i loro consumi e beni esclusivi, i loro ritmi e cose del genere è impensabile che intedano perdere la loro condizione di privilegio. richirdiamoci che questi pochi  controllano una quantità di capitali e di ricchezze semplicemente enorme e difficile da concepire per gente come noi. Immaginiamo ora che questa minoranza perda il potere. Anche rapidamente. Per colpa di una catastrofe ecologica, di uno sfacelo economico, di una nuova  guerra mondiale, di un meteorite, quello che vi pare. Chi li può sostituire se non una minoranza con diversa natura e scopo, ovviamente una  minoranza molto piccola e compatta. Quindi cari amici e amiche di fatto sto ragionando di una casta. O credete forse che quelle masse indistinte e pulsanti di desideri e passioni indotte o sollecitate dal mondo dei consumi e dello spettacolo possa saltare oltre la propria ombra e diventare esse stesse il Potere? Io lo credo impossibile. Queste masse di singoli bramosi di piaceri immediati e di piccole soddisfazioni  hanno bisogno di delegare la propria briciola di potere o peggio di farsi schiave di nuove minoranze al potere che gestiscono e comandano una società umana che fatalmente senza direzione e comando cadrebbe nella violenza e nel banditismo fino al punto di disgregarsi e di non formare più un corpo sociale articolato e complesso. Chi manda o sostiene le minoranze al potere è una massa informe di umani che non hanno autentici punti di contatto o miti in comune, una società composta da tante comunità diverse come stanno diventando le nostre qui in Europa non può far appello a miti condivisi, a valori comuni, a nobili antenati, alla storia patria. Quindi l’esercizio del potere oggi passa per l’economia e la burocrazia, il dominio  dell’uomo sull’uomo deve per forza di cose esser impersonale, meccanico  e matematico perché una massa eterogenea e  difforme senza autentici valori immateriali in comune può esser tenuta solo con uno spirito meccanicistico che fa pari tutte le differenze.  Questo  fatto avviene con il denaro che diventa unica misura e unica ragione di vita. Se non puoi pagarti il motoscafo, scusate l’esempio cretino, non è per difetto di cultura o differenza di pelle o di sangue. Si tratta della tua carta di credito. Una cosa prosaica, semplice e precisa, tutti la capiscono e universalmente è accettata. A una minoranza padrona del denaro, questo è il caso di oggi, si sostituirà una minoranza che avrà in mano il potere di effettuare e gestire la transizione a una diversa società. Quale sia questo potere e quale sia la minoranza per la verità non so. Il mio pensiero deriva dall’evidenza che se permangono così tante differenze solo con una casta nuovissima sarà possibile gestire la transizione, perché le mille origini e le mille nature della società così come è non potrebbero mai gestire il cambiamento da un modello di società fondato sul denaro a uno fondato su altri valori e principi.

Vincenzo Pisani: Mi dai ragione sulla centralità del denaro. Ma ancora non rinunci al pensiero che sia da cambiare questa società determinata e organizzata dai poteri finanziari. In te rimane l’idea che sia possibile trovare dei soggetti umani fra la massa ossessionata dai problemi quotidiani e dal disordine di questo sistema. Sul concetto generale che un sistema finito non può supportare una crescita infinita senza collassare o scatenare conflitti e sfaceli sono certissimo. Anzi i fatti economici degli ultimi anni stanno dando ragione assolutamente a quanti la pensano come me e come te e come il nostro amico professore. Il sistema della globalizzazione incontra i suoi limiti ed entra in sofferenza e provoca disoccupazione, povertà, suicidi, delinquenza, disordine morale e a questo punto credo perfino spirituale. Proprio nel senso di religioso. La casta di cui parli che caratteristiche dovrebbe avere? Sono curioso.

Franco: Dato il caso del crollo dell’ordine delle cose come lo conosciamo, e tenendo fermo il concetto della molteplicità di culture e soggetti presenti nella penisola e in Europa solo una minoranza può gestire il caos primordiale che si scatenerà. Questa minoranza o casta può esser  elettiva o selezionata su criteri di merito o imposta per semplice efficacia nell’esercizio di una funzione amministrativa o militare. Non è importante questo se non ai fini dell’efficacia dell’azione politica e amministrativa. Faccio un esempio: c’è da razionare i combustibili e i carburanti. Davvero è credibile che una società multi-confessionale  e multirazziale  dove è crollata l’impalcatura del sistema del denaro e dei suoi banchieri possa farlo senza passare da una struttura di carattere burocratico e poliziesco? Davvero è credibile pensare che milioni d’esclusi dalle grandi ricchezze e milioni di arrabbiati e risentiti accetteranno di mettere in discussione l’accesso alle risorse vitali senza rivolte, sommosse, violenze? Ma se in certe metropoli del sedicente mondo ricco e occidentale basta un incidente più grave di altri e si scatenano atti vandalici e saccheggi. Suvvia! Occorre una casta diversa da quelle oggi dominanti. Una casta con la cultura della filosofia. Nel senso che abbia il possesso di quella capacità culturale che permette di vedere la totalità.  La totalità del pianeta e del mondo umano che vi risiede sopra e la verità. La verità nel senso autentico del termine, non di una qualche opinione o credo religioso.  Questa minoranza avendo in sé consapevolezza, chiara visione, senso del limite proprio perché minoranza sciolta da interessi personali e da interessi di gruppi di pressione o altro potrà indirizzare un corpo sociale altrimenti ingestibile perchè troppo articolato, violento e complesso.

Clara Agazzi: Questo è un discorso vecchissimo. Qui stai copiando Platone  e forse Comte. L’idea di un governo degli esperti, dei filosofi, dei tecnici è cosa nota da secoli.

Franco: Nella mia ingenuità penso a una casta che superi la sua stessa condizione e diventi per così dire mondo e umanità. Un governo illuminato e giusto, ma in nome d’interessi ecologici e umanistici. Mi sforzo di pensare a una minoranza dirigente e amministrativa che possa superare i limiti egoistici e clientelari quando non addirittura criminali e criminogeni osservati nei governi del passato e determinare se stessa secondo verità e giustizia.

Paolo Fantuzzi: Questo pensiero non vedo come possa trovare qui e ora uomini e donne per realizzarsi. Tu parli di un mondo che sarà, di un futuro remoto e fantastico. Ma è qui e ora che viviamo e dobbiamo far i conti, tutto si perde nelle tenebre quando pensiamo a un futuro che non si realizzi fra un mese o tre.




4 agosto 2012

Congedo temporaneo dalle tavole

Il terzo libro delle tavole

Congedo temporaneo dal gentile lettore di queste tavole

Chiudo il terzo libro delle tavole ringraziando i gentili lettori e lettrici per la cortesia e l’attenzione. So che molte cose che ho scritto sono sembrate oscure o intrise di un senso politico ora sfuggente ora quasi urlato. In realtà la differenza di tono è dovuta alle diverse tipologie di discorso e di ragionamento che impongono forme diverse d’espressione per descrivere  questo presente così inquietante e dove la vita umana ordinariamente “appesa a un filo sottile” è messa in forse dall’azione dei grandi poteri finanziari e delle potenze imperiali di questo pianeta azzurro. Dall’alto dei vertici più alti del potere, dagli uffici e dalle sale riunioni di palazzi superlusso e di grandi alberghi cala sul mondo umano una messe di scelte e decisioni che colpiscono la vita di milioni d’esseri umani. I nuovi poteri nascosti dietro facciate di ogni tipo sembrano invisibili, occulti ma tremendamente efficaci; a differenza dei poteri antichi o feudali i poteri di questo presente non si mostrano, i capi delle multinazionali, i dirigenti delle grandi banche d’affari, i miliardari che controllano enormi patrimoni non sembrano avere un volto, uno stemma, una bandiera. Eppure sono loro i custodi di quei poteri economici che indirizzano e talvolta controllano il potere politico dei singoli Stati, e perfino delle potenze imperiali. Del resto in un mondo umano immerso in un materialismo consumistico spesso straccione e crapulone chi detiene il potere economico può controllare il potere politico in forma diretta o indiretta, le forze popolari o di piazza in grado di contrapporsi a tanto potere non sembrano in grado di modificare questa situazione. Il controllo sui media, sui consumi, sulle narrazioni della realtà quotidiana, sull’immaginario collettivo che è parte della società industriale sono saldamente nelle mani di coloro che hanno il potere economico e finanziario. Per certo non sono le masse di coloro che protestano, che si disperano o  che vengono arrestati in tanti paesi del mondo per reati politici a detenere il controllo sulla grande massa d’informazioni e intrattenimento che circola ogni giorno. Le tavole che ho scritto sono state una raccolta per aiutare il lettore a capire questi anni dove poteri imperiali nuovi con i loro sponsor plurimiliardari si scontrano con quelli vecchi, dove le narrazioni sul mondo si rivelano false, dove il privato deve ragionare intorno alla sua incapacità di gestire questo presente e di comprenderne  le insidie. Oggi non mi sento di proseguire. Le suggestioni e le diverse intuizioni sono state offerte. Devo passare ad altri argomenti e a un pensare questa realtà diverso e spero più profondo e preciso. Per certo nessun mondo umano è immortale e nessun tempo limitato dura per sempre.

IANA per FuturoIeri




26 gennaio 2012

Il nuovissimo cambio di padrone: Le aliene di Andromeda

Il terzo libro delle tavole
Viaggio nell’Italia del remoto futuro
Nuovissimo cambio di padrone: le aliene di Andromeda


Tempo fa mi capitò di osservare sull’obelisco detto il  Birillo dalle parti della stazione, l’ultima targa in memoria dei morti ammazzati nella Terza Guerra Mondiale, la quale si unisce a tutte le precedenti e a modo suo le riconsacra.  Questa targa non fu fusa con il bronzo dei cannoni nemici come una volta ma in una lamina di drone da bombardamento ribattuta e incisa, i tempi cambiano. Così in questo mio lieto passeggiare per la capitale mi son tornate alla mente le cose del passato. L’inizio del XXI secolo era un periodo strano milioni d’italiani vivevano soli con i loro pensieri e i loro problemi, gli umani erano mentalmente chiusi ed egoisti pur muovendosi fra masse anonime di consumatori compulsivi  che giravano per centri commerciali,  grandi magazzini, supermercati ed erano turbati dai miti morti e dalle memorie perdute del secolo precedente e da milioni d’immagini della pubblicità commerciale  e della propaganda di guerra; nel frattempo le minoranze al potere e i capi politici infilavano un fallimento dietro l’altro. Il sistema sociale  e quello capitalistico erano entrati in una crisi irrecuperabile; in sintesi si pretendeva uno sviluppo infinito e consumi diffusi in presenza di una popolazione umana crescente calcolata intorno ai  sette miliardi di unità in un contesto di  risorse planetarie energetiche, naturali e minerali decrescenti. Lo squilibrio fra sistema di produzione e consumo e risorse  cominciò a crescere creando difficoltà ambientali e di natura sociale, ben presto le potenze imperiali principali del pianeta cominciarono a foraggiare terroristi, bande di soldati mercenari, seguaci di dittatori, ribelli, squadroni della morte per collocare in certi paesi o presso certi popoli dei personaggi autoritari o dei despoti in grado di aiutare i loro finanzieri e industriali di riferimento a controllare masse di forza lavoro, materie prime, risorse energetiche e naturali e ovviamente mercati. Da questo metodo per competere sul mercato globale, degno di  banditi e di cospiratori,  derivarono mille disordini e un problema: controllare le principali risorse naturali ed di energia fossile per lasciare a terra gli altri imperi rivali. Ovviamente si formarono due  grandi alleanze militari una dell’Eurasia e l’altra dei popoli dell’Atlantico che iniziarono a mobilitare i loro alleati minori per studiare le armi e i mezzi altrui e prepararsi allo scontro diretto. Quando la guerra grossa era in pieno sviluppo arrivarono gli alieni; un colpo di genio li spinse a scegliere una delle parti in lotta per avere la possibilità di creare sul pianeta delle basi e delle colonie proprie in accordo con  una parte degli umani, così una eventuale resistenza alla presenza aliena risultava dimezzata all’origine. Gli alieni erano molto diversi fra loro e quindi vennero presto alle vie di fatto per chi si sarebbe appropriato del Pianeta Azzurro e a seconda delle fazioni scelsero quello o quell’altro impero umano da foraggiare o da includere nel loro dominio. I più forti fra gli alieni si presero tutto il sistema solare pianeta azzurro incluso, i vincitori alieni della Terza Guerra Mondiale erano i più singolari di tutti e non supportavano nessun impero umano ma al contrario imponevano il proprio, essi risultarono alla fine sinceramente graditi alle genti della Penisola solitamente pronte a salire sul carro dei vincitori a prescindere da qualsiasi considerazione etica, religiosa, morale e perfino estetica.

Quella fu una delle tante volte nelle quali le genti del Belpaese cambiarono di nuovo  padrone. Il cambio del padrone straniero era un caso tipico nello Stivale dove dominazioni diverse nel corso dei secoli avevano preso possesso del territorio e delle popolazioni. L’ultima dominazione era avvenuta per mano dei popoli dell’Atlantico ed essi avevano preso il posto dei figli dei Goti, tutto l’apparato celebrativo dei padroni di turno fu rivisto e ripensato. Come era costume delle genti del Belpaese fu creato un sistema di omaggio al padrone del momento che sostituiva il precedente e c’era tanto da realizzare: scrivere libri idioti celebrativi dei nuovi padroni, fare film esagerati e assurdi sulle audaci imprese degli italiani nella Terza Guerra Mondiale, stampare qualche fumetto di cattiva fattura sugli eroi della Patria immortale, fare monumenti ai patrioti amici degli alieni, inaugurare solennemente cippi celebrativi orrendi, statue di cattivo gusto da mettere presso le rotonde stradali o presso i parchi pubblici, fontane celebrative intrise di cattivo gusto. Inoltre un paio di giorni festivi nuovi sostituirono i precedenti, fu dedicata all’alieno qualche festa patronale rivista e corretta e anche  inaugurazioni di opere di pubblica utilità e carità. Completava il quadro delle riverenze e delle  operazioni di ripulitura dello spazio urbano la sostituzione di toponimi e denominazioni di strade e vie diventate politicamente indecenti e scorrette, i manifesti affissi con i proclami di nuovi sindaci, nuovi governatori di regione, nuovi ministri e qualche tumulazione solenne di eroici caduti, o forse solo morti ammazzati, con grande rito civile e religioso.  
C’era molto da fare perché questi alieni venivano da lontano dalle parti della costellazione di Andromeda, ma c’era chi giurava che arrivassero perfino dalla galassia omonima, comunque non erano del tutto ignoti alle genti del Belpaese perché erano degli umanoidi di due metri e dieci, più o meno, con lineamenti graziosi e vagamente femminili, dotati di straordinari apparati tecnologici  anche all’interno del loro corpo, arti sottili, magri, intubati in tute aderenti e strette; sembravano proprio le mazoniane della serie classica di Capitan Harlock; quella andata in onda su Raidue nei lontani pomeriggi del 1979. Si trattò infatti di una serie  di cartoni animati giapponesi di gran pregio artistico che aveva causato in quel tempo  una cospicua produzione di figurine da appiccicare sugli album delle Edizioni Panini e l’ammirazione dei molti. Nonostante le difficoltà iniziali, e il pessimo carattere di queste creature i vantaggi di questo nuovo dominio emersero e furono nel contesto apprezzati. Per prima cosa aiutarono gli umani a rendere stabile la propria popolazione sul pianeta e la pressione sull’ecosistema diminuì sensibilmente e le popolazioni aliene trovarono lo spazio per inserirsi senza far troppi danni. Integrarono le capacità di produzione e consumo dell’energia con la loro tecnologia di gran lunga superiore a  quella umana e collocarono le loro colonie  ponendo la capitale del loro Regno planetario nella Penisola sollevando così il Belpaese dal pericolo di seguire altri popoli nel collasso delle strutture sociali, produttive ed energetiche, migliorarono inoltre la salute della popolazione afflitta da molte malattie psicologiche e fisiche dovute ai guasti della civiltà industriale, indirizzando le genti del Belpaese verso una forma di civiltà sostenibile in relazione alle risorse del territorio. Per avvicinare gli umani del Belpaese al loro modello di regno eliminarono i poteri dei ricchi, dando al denaro un valore di strumento e non di fine dell’esistenza o di culto sacro o di Dio vivente come era invece capitato sotto il dominio dei signori dell’Atlantico quando banchieri e miliardari erano il potere ultimo e definitivo e tutta la piramide sociale e il potere politico era sotto di loro. Ma qualche dispiacere arrivò comunque perché questi esseri allungati avevano una caratteristica dei nostri antichi romani, ossia identificavano Dio con il loro sovrano, il loro Cesare era sia Pontefice sia Imperatore. Quindi il Concordato fra Stato e Chiesa  risultava impossibile perché non erano due realtà distinte ma la stessa.  Fu necessario ricostruire una Fede religiosa per le genti del Belpaese a partire dal fatto che il Pontefice era coincidente con il loro sovrano e adattare il culto all’evidenza che il Dio di cui normalmente si ragiona presso i cristiani aveva un qualche rapporto con questi nuovi padroni, visto che erano qui. Così fu creata una nuova fede senza le incrostazioni del passato, i dogmi frutto di compromessi, le storie inverosimili di miracoli, le stranezze teologiche per imporre un culto religioso inteso come religione civile, come al tempo degli antichi; si realizzò così un modello di fede alla maniera del Machiavelli. In realtà molti Dei dell’Antichità altro non erano che astronauti alieni arrivati sul Pianeta Azzurro per i motivi più strani e di conseguenza fu possibile, una volta colta questa verità già nota fin dai tempi di Peter Kolosimo, arrivare a un decente compromesso nello Stivale fra le parti e creare una coincidenza fra Dio e il Sovrano alieno. La Chiesa divenne una e di Stato come capitò nella Francia Rivoluzionaria al tempo di Danton e Robespierre, e questo avvenne praticamente senza resistenze o critiche, in fondo anche Dio era per le genti del Belpaese uno dei tanti invasori arrivato due millenni fa a cacciare i molti Dei di prima, perché scandalizzarsi se il nuovo potere lo cambiava, e come i Cesari di un tempo poneva se stesso quale Dio del suo popolo e delle genti che erano parte del suo Regno.  La convivenza con gli alieni comportò una reciproca sopportazione e una forma di medicina integrata dai microchip e dalle nanotecnologie, gli alieni erano piuttosto sobri e non volevano perdere denari e risorse  in cure mediche costose e in spese di farmacia e a modo loro potenziarono gli umani del Belpaese con reciproca soddisfazione, inoltre non sopportavano sprechi di forza lavoro, truffe, furti, ignoranza e disoccupazione e forzarono le genti del Belpaese a seguirli sulla strada di un modo creativo e collettivo di vivere e di stare al mondo, dove il merito e il valore del singolo avevano modo di esser apprezzati e dove tutti avevano un loro posto con la dose propria di utilità collettiva e dignità individuale. Tuttavia  c’era un prezzo da pagare questi alieni sono simili alle api e alle formiche sul piano dei sessi, nel senso che la totalità dei loro vertici burocratici, scientifici, militari e politici erano tali per motivi di programmazione genetica e biologica e questa cosa era una proprietà di quello che poteva esser visto come il sesso femminile; questo turbò gli italiani maschi e anche le femmine furono sconvolte dalla novità di vedere il potere e il dominio sul mondo in simili mani smaltate e inanellate, e creò disagio  nonostante i benefici  enormi che comportava la sparizione dei vertici accademici, politici e militari e burocratici ereditati dal passato;  chinare la testa davanti al sesso debole era un prezzo amaro ma  accettabile se l’esito era la sparizione di interi ceti sociali di parassiti, papponi, delinquenti comuni, feccia umana collocata in posti di responsabilità dai dominatori venuti dall’Atlantico. In una parola per quanto doloroso fosse il vedere delle donne, o qualcosa di simile trattandosi di alieni, al potere per i popoli dello Stivale era molto  meglio esser governati da una regina aliena e dalle sue amazzoni spaziali e supertecnologiche che non subire i viceré  stranieri che governavano per mezzo di una finzione di  Stato in verità corrottissimo ed estraneo alla storia e alla vita delle genti della Penisola. Oggi che molti guasti del passato scellerato sono stati curati, e di quei secoli sciagurati è rimasto solo il ricordo e qualche mito morto mi chiedo quale funesto destino sarebbe capitato alle genti del Belpaese senza l’invasione aliena, forse l’unica che ha davvero portato dei benefici alle troppe volte invase genti d’Italia; forse gli altri esseri umani erano il problema, dopotutto con tutti i contributi dati all’arte e alle civiltà del Pianeta Azzurro sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di riguardo dai propri simili, ma questo fatto è diventato realtà solo con delle femmine aliene con la faccia simile alla plastica, la pelle gommosa e un odore molto forte di prato tagliato da poco. Per ciò che riguarda la città essa è stata miracolata da questa gente di Andromeda, essa è cresciuta in altezza e in profondità ed avendo avuto di nuovo  il ruolo di capitale essa ha incluso i territori vicini fino a un raggio di cinquanta chilometri, la città del passato si sta dissolvendo lentamente nel nuovo che sprigiona potenza; le distruzioni della Terza Guerra Mondiale hanno favorito la ricostruzione su nuove basi. Del resto dove queste creature sono arrivate hanno rifatto il volto delle città e della vita quotidiana con una architettura vivente, dove la struttura abitativa, industriale, o destinata ai servizi è parte viva del tessuto naturale per mezzo di quella loro tecnologia che dà una dimensione di vita e  di senso  anche ai muri delle case o al sistema di riscaldamento o allo scarico dei rifiuti. La mente elettronica è nel nuovo sistema parte di un complesso biologico unitario che integra l’essere vivente, i supporti alle forme di vita, la struttura, le caratteristiche specifiche del manufatto, ogni veicolo, mezzo militare o costruzione è una realtà unitaria. Questa è  una tecnologia che deriva direttamente dalle basi spaziali e dai moduli dei veicoli che attraversano lo spazio esterno. Certo che pare incredibile come miliardi di umani nel Novecento son vissuti in ambienti squallidi, pieni di sostanze discutibili e spesso tossiche, in edifici privi di gusto, in città inquinate piene di degenerazione sociale, corruzione e violenza, ed è incredibile che tutto questo era volto a creare ricchezza e potere per una piccolissima casta internazionale di miliardari e banchieri collocati ai vertici della piramide del potere. In effetti la vittoria aliena nella Terza guerra Mondiale è stata una benedizione per le diverse forme della specie umana. Ripulire l’ambiente urbano e il territorio dalle corruzioni degli anni della globalizzazione delle genti dell’Atlantico è cosa che impegnerà ancora molti anni. In questo almeno il contributo della popolazione della Penisola si è rivelato importante, ha permesso di armonizzare le esigenze degli esseri umani con le capacità della civiltà aliena; per la prima volta dopo secoli di oscurità le genti del Belpaese esportano la loro civiltà rinnovata invece di subire le indigeste e spesso pessime novità portate dai diversi invasori umani. Così dopo secoli è arrivata la resurrezione della Civiltà nel Belpaese, il beneficio che ne hanno ricavato gli abitanti per la salute mentale e la tranquillità della vita quotidiana è universalmente riconosciuto, e grande è la soddisfazione generale.  Ma in fondo un potere che sa essere erede della natura e della civiltà dei Cesari per quanto forestiero sia  è di casa nello Stivale  e l’integrazione fra le due popolazioni è oggi riuscita, quella architettonica un po’ meno e i magnifici  edifici del Regno stonano con quanto ereditato dal passato, spesso essi ridicolizzano molti manufatti della seconda metà del Novecento, ma come molte cose del passato e in particolare  le periferie deformi della civiltà industriale si dissolveranno per lasciare il posto al nuovo, come in una legge di natura dove vita, morte e resurrezione di una civiltà s’incrociano nello scorrere infinito del tempo cosmico.

IANA




21 settembre 2011

Da dove nasce la presente catastrofe


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Da dove nasce la presente catastrofe


Devo iniziare con un: “Io credo” che la crisi di risorse e di crescita della civiltà industriale oscuri un fatto banale: il potere è potere su masse di esseri umani e sulla capacità che questi hanno di produrre ricchezza e di trasformare in beni di varia natura le risorse naturali. C’è è vero la crisi, ma c’è anche una questione di fondo che riguarda che fare in relazione al potere di dominio e controllo su miliardi di esseri umani, sulle loro aspettative, sul loro immaginario collettivo, sui loro bisogni, sui loro consumi, sulla loro capacità di produrre o distruggere ricchezza. Se gli USA perdono il comando e controllo delle principali risorse planetarie perderanno anche l’enorme potere che oggi hanno in materia d’immaginario collettivo, di ostentazione di un modello di vita e di consumi, d’influenza politica e sociale a livello globale. Le multinazionali USA oggi dominanti dovrebbero davvero far a mezzo con i soci arabi, cinesi, europei, asiatici, giapponesi e così via. I super-padroni non bianchi, non made in USA, non WASP entrerebbero nei club e nelle stanze dove si decide e non più chiedendo per favore o con il cappello in mano ma con il passo e l’arroganza del nuovo ricco che dà lo sfratto ai vecchi proprietari della villa signorile. La cosa grave è che potrebbero farlo in virtù di un crollo drammatico del valore del dollaro comunemente in uso. Ora io credo che nessun CEO WASP intenda cedere un pollice del suo potere a questi rappresentanti dei nuovi imperi concorrenti e delle potenze minori associate a tali forze. Quindi a mio avviso la crisi del sistema di produzione e consumo è aggravata da una lotta di piccole famiglie di miliardari e appartenenti a caste di enorme potere per il mantenimento e l’espansione della loro sfera di dominio e controllo. Ora io vedo molti segni di questo cedimento imperiale attraverso quel poco di comunicazione via internet che riesco a contattare nel tempo limitato che ho a disposizione. L’immaginario collettivo che passa dalla rete attraversa molte categorie comunicazione e in particolare la pornografia, le immagini e i video legati alla guerra nelle sue diverse forme, le previsioni catastrofiche di santoni, profeti mediatici, scienziati. Il sesso, il sangue e la paura dell’ignoto sono gli ingredienti della maggior parte delle narrazioni e dei film, telefilm e talvolta cartoni animati; sono tre ingredienti fondamentali quando si tratta di vendere una storia popolare e di largo consumo.  Invito il gentile lettore a riflettere sul fatto che questi sono i tipici ingredienti, diversamente mischiati, dei film di guerra, fantascienza e d’avventura. Ciò detto “Io credo” che oggi l’immaginario collettivo composto anche di questi suddetti elementi sia permeato dalla percezione della dissoluzione di un vecchio ordine Eurocentrico e Statunitense e dall’irruzione del nuovo che viene dall’Asia e non solo. Si pensi alla proliferazione dei fumetti pornografici del Sol Levante, alle nuove guerre in Medio-Oriente, Asia e Nord-Africa, alle profezie di calamità cosmiche mitigate dal pessimismo di matematici e  scienziati che osservano il declino delle risorse naturali e i limiti raggiunti da questo modello di sviluppo. Di fatto l’immaginario collettivo è colonizzato da paure profonde, da pulsioni emotive provenienti dall’inconscio che sono legate all’emersione di nuovi poteri imperiali e dal senso di fine di un ciclo storico. In Europa come nel Nuovo Mondo l’ordine antico è scosso da centinaia di milioni di asiatici, africani, nord-africani, medio-orientali che vogliono la loro fetta di consumi e di benessere, che entrano nel commercio mondiale, che producono, che fanno la guerra, che migrano. Se non arriva una caduta di miracoli tecnologici e politici c’è da temere un ciclo di nuove guerre fra inclusi e d esclusi dal benessere e dal potere globale  o una catastrofe dovuta al combattersi dei nuovi imperi con i vecchi. I segni esteriori di questo cedimento del vecchio mondo di valori e di comportamenti sono facili da trovare in rete e non solo, alle volte basta girare per un giorno intero in una città italiana di mezzo milione di abitanti e fare attenzione ai particolari e ai dettagli; la fine di un tempo che è stato è presente apertamente o meno  nei beni di consumo, nelle pubblicazioni audio e  video  in vendita nelle edicole, presente nella pubblicità, nei volti e nei linguaggi dei cittadini e dei lavoratori. Fine di un mondo Eurocentrico e crisi di un mondo incentrato sugli USA ecco cosa emerge dal passeggiare osservando con attenzione i segni di questa contemporaneità. Questa è una catastrofe perché alla fine forzerà anche i più diffidenti e ottusi a confrontarsi con questo presente in modo aperto e aspro, per forza di cose si dovrà formare ciò che sostituirà un ordine di valori logorati e incoerenti con questo presente e forse questo sarà parte di una redistribuzione del potere globale su umani, beni e risorse naturali che avverrà fra i capi e i boss dei vecchi imperi decadenti e i loro rivali che operano in quelli emergenti.

 

IANA




4 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Mistero Sociale



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: Mistero Sociale

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti, agli onorevoli, ai fini esperti di cose patrie&nostrane, al giornalismo più o meno militante. L’impressione che ricavo è che di scuola si parli solo quando fa comodo, quando la situazione politica esige che l’opposizione batta dei colpi sul governo, quando si muovono proteste collegate al  malessere generale, o in caso di riforme contestate siano esse radicali o parziali. Manca a quel che intendo una riflessione giornalistica e in generale dei media sulla scuola in quanto scuola, sul senso di qualcosa che deve, a mio avviso, avere uno statuto separato dal resto delle attività umane. La scuola infatti non crea profitti, è sconsigliabile che sia politicizzata, non punta a indottrinamenti, non è un parcheggio per aspiranti disoccupati, non è uno strumento di compensazione della disoccupazione intellettuale attraverso la creazione di posti di lavoro. La scuola quando è una delle cose che non è si fa carico di compiti e di pesi specifici non suoi. In generale dovrebbe avere quindi una grande abbondanza di fondi, di personale, e una credibilità a tutta prova. In realtà la scuola in un sistema di civiltà industriale, perché la scuola pubblica  e l’alfabetizzazione delle masse  sono  state una necessità della civiltà industriale, è parte del sistema di riproduzione della società umana. La scuola assolve più o meno bene a una necessità che è quella d’istruire e di formare. Questi compiti prima della civiltà industriale erano affidati alle famiglie d’origine o ai precettori o ai sacerdoti, e nel caso della formazione superiore alle Università Medioevali o alle scuole filosofiche. Quando la civiltà industriale ha travolto l’Antico Regime e disgregato le forme arcaiche e medioevali del vivere e del riprodursi della società umana e delle sue strutture giuridiche e sociali si è reso necessario da parte dei governi  Europei e poi del mondo intero creare una scuola pubblica; o provare almeno a costruirla. Quindi non una stranezza o un ente sociale di carattere previdenziale ma una concreta esigenza della civiltà industriale. Ciò che prima poteva essere ben fatto dalla Famiglia, dalla Chiesa, dalla Tradizione Contadina o Corporativa era diventato nel giro di un solo secolo inadeguato. La Civiltà industriale  necessita di competenze di cultura generale, alfabetizzazione, di calcolo che devono essere impartite da una struttura a parte, pubblica possibilmente in modo da avvicinare masse di cittadini e sudditi allo Stato Nazionale e alle sue Istituzioni. 

Oggi proprio l’entità collettiva e istituzionale promotrice della scuola pubblica ossia lo stato Nazionale è stato ferito con crudeltà dai processi economici di globalizzazione e di trasformazione in merce e in prodotti finanziari dei diversi aspetti della vita civile e sociale dei popoli e delle civiltà umane. Il potere reale, oggettivo, concreto è passato di mano. I re, i Principi, i Presidentissimi, gli Onorevoli, i demagoghi più o meno ispirati da Dio hanno lasciato in mano dei finanzieri e dei banchieri la maggior parte della loro capacità di dominio e controllo sull’umanità e sulle risorse del pianeta. Chi controlla il sistema di Banca Centrale che emette la moneta per conto degli Stati a vocazione imperiale o di "conglomerati bituminosi" di Stati come l’Unione Europea quello è il potere assoluto, vero, concreto, integro. Fa eccezione in questo panorama la Cina che ha un modello di controllo politico sulla moneta legato alle strutture politiche e ai vertici del Partito Comunista Cinese. Comunque sia il Modello Cinese e il Modello Atlantico condividono la loro dimensione di esser manovrati da parte di una minoranza ristrettissima della popolazione, in realtà proprio l’aspetto finanziario del potere è quello meno permeabile alle inchieste giornalistiche e a un dibattito aperto. Del resto dietro i giornali e le televisioni ci sono gli editori e gli editori senza le banche che finanziano le loro società semplicemente non esistono, e le banche non  potrebbero far quello che fanno se non ci fosse il meccanismo di Banca Centrale che crea moneta. Pertanto è improbabile che un giornalista possa prendersi la libertà di dar addosso al sistema finanziario e alle banche, sarebbe come chiedere la rovina del giornale e dell’editore che si vedrebbe nell’ora del bisogno sbattere le porte in faccia quando chiede dei prestiti. Cosa vuole quindi questo potere che controlla tutti i poteri? Di sicuro vuole espandere le possibilità di profitto e la privatizzazione della vita perché un sistema tutto trasformato in merce non solo crea profitto per i pochissimi, che sono ricchissimi e felicissimi e hanno i capitali ben investiti, ma crea una possibilità grandiosa di dominio per la grande finanza. Si tratta di controllare la società umana trasformandola in un grande mercato. Il mercato ha sempre bisogno di prestiti e di far profitti da collocare in nuovi affari e la Banca Centrale controllando l’emissione del denaro controlla di fatto i prestiti e di conseguenza controlla in realtà il mercato e quindi controlla la vita degli esseri umani. Una scuola calunniata, impoverita, privatizzata è utile a chi punta a scindere i destini di minoranze di ricchissimi e felicissimi e dei loro esperti e funzionari da quelli di masse enormi di popolazione impoverita, con lavori precari, con difficoltà sociali e psicologiche. Ma a fronte di questa scissione dove chi ha la ricchezza agisce in nome di un egoismo potente e assoluto emerge come strumento di dominio e controllo il denaro e il suo dominio pseudo-religioso. La scuola di tutti che ha assolto il compito di legare ciò che era diviso per origine e prospettive ora sembra un peso a queste piccolissime minoranze di potenti irresponsabili e a quanto pare dissoluti e bellicisti con il sangue altrui o di poveracci prezzolati un tanto a massacro. In realtà il sistema capitalista non premia tanto la borghesia, oggi ombra di se stessa, quanto ristrette minoranze di miliardari, esperti di rango, divi di livello globale, mediatori dei grandi affari internazionali, superburocrati, amministratori delegati di multinazionali. Queste piccole minoranze intendono conservare il sistema di privilegio che premia la loro posizione sociale e la scuola in quanto forma necessaria della riproduzione della civiltà umana è un oggetto, come tante altre entità, della manipolazione di queste caste al potere.  La scuola presenta però una non dichiarata forma di resistenza alla manipolazione pubblicitaria e propagandistica sia essa di natura commerciale o demagogica o peggio politica. Tale resistenza inconsapevole è data dal conferire strumenti, spesso infimi, allo studente di orientarsi dentro l’oscuro labirinto della realtà e delle illusioni di questo mondo umano; questo avviene con la lettura, il ragionamento, il calcolo, la scrittura, e la messa in discussione delle sue capacità nelle prove scritte e orali, l’apprendere insieme ad altri, l’osservare delle regole comuni. Lo studio offre ai più strumenti poveri ma pur sempre strumenti per iniziare un percorso di conoscenza e di auto-orientamento personale, che di certo non può esaurirsi con la scuola ma presume comunque l’acquisizione di saperi e formazione di base di carattere scolastico. Questo non piace, al nuovo potere; non interessano enti estranei alle, loro logiche e quasi per un gusto predatorio devono agganciare in qualche modo la scuola, avvicinarsi al luogo della formazione. La scuola è quindi un mistero sociale. Una sorta di figlia nobile e filantropica della rivoluzione industriale nonostante ristrettezze, errori, autoritarismi, pressioni subite da ogni direzione. Da qui il desiderio dei pochissimi di metterla sotto tutela.

IANA per Futuro Ieri




11 dicembre 2010

Il Belpaese e la scuola: l'assalto del presente a tutto il resto della scuola




                                 Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: L’assalto del presente a tutto il resto della scuola

I miei venticinque lettori credo che siano ormai disturbati dal modo quasi ossessivo con il quale prendo in considerazione questa continua invadenza del fatto pubblicitario e commerciale in ambiti impropri. Oggi emerge nel generale disinteresse della stragrande maggioranza della popolazione italiana una lenta e strisciante forma di privatizzazione e invadenza del fatto commerciale nella realtà della scuola. Non si tratta più di merendine, astucci, cartelle e quaderni con eventuale logo commerciale o personaggi dei fumetti o dei cartoni animati ma di segni inequivocabili che a fronte del disimpegno dello Stato nel finanziamento della scuola pubblica indicano l’entrata di privati nel finanziamento della scuola. Oltre ai casi dei genitori che contribuiscono alle spese scolastiche in diversi  modi, alcuni fatti nelle scuole elementari hanno avuto una risonanza sui media nazionali, c’è da osservare il pericolo di forme manifeste o coperte di penetrazione del fatto pubblicitario nella scuola. L’idea di fondo del pensiero neo-liberale tipico dei poteri tecnocratici e finanziari che determinano la politica Europea e Statunitense è che solo la minoranza dei ricchi ha diritto pagando scuole e università private ad un livello d’istruzione alto e votato all’ascesa sociale. Dietro l’indebolimento del finanziamento pubblico c’è questo profondo desiderio di una piccola minoranza di ricchi di svuotare di contenuto le forme con cui si manifesta la democrazia rappresentativa per fondare un proprio potere ampio e discrezionale che si regge sul controllo delle risorse finanziarie, culturali, organizzative delle società del sedicente “Occidente”. Di fatto è l’annientamento di ogni logica meritocratica e la disgregazione dei diritti di quella tipologia di  cittadinanza che fa parte dei regimi che praticano la democrazia rappresentativa. Se l’ideologia neo-liberale contaminerà ancora  per un decennio la politica europea l’ascesa sociale risulterà essere nei fatti un privilegio di pochi che si trasmettono posizioni di potere e grandi ricchezze di padre in figlio. Avendo di fatto gli strumenti per condizionare la grande politica e l’economia c’è da scommettere che questa nuova classe sociale di alto rango cercherà di blindare la sua posizione di privilegio con leggi, provvedimenti, cattiva informazione, controllo della politica e di parte della pubblica opinione attraverso i media e la persuasione pubblicitaria.  Di fatto le sedicenti democrazie rappresentative devono convivere con minoranze di ricchissimi che forzano tutti i giorni le regole fondamentali della pace sociale e quel poco di tranquillità che può dare un regime politico rispettoso di tutte le sue parti sociali, ma l’opera funesta di questi pochissimi si è spinta troppo avanti condizionando la politica comunitaria  e la legislazione dei singoli stati, Italia inclusa anche aldilà delle responsabilità specifiche di chi oggi esercita nel Belpaese il potere esecutivo. Del resto i nostrani retori della politica come professione e come strumento per racimolare uno stipendio e anche i ceti sociali colpiti da questa trasformazione pilotata dall’alto risultano solitamente poco capaci di comprendere il fenomeno di una scissione di fatto delle minoranza dei miliardari e dei loro super-esperti dalla realtà degli altri ceti sociali. Così la democrazia rappresentativa si divide in chi ne è parte  e deve rotolare con essa anche se il percorso finisce in un burrone  e chi apolide del denaro e delle super-specializzazioni ben remunerate può trovare la sua patria ovunque sia presente per lui un buon contratto o parte delle proprie proprietà. Risulta evidente quindi che la privatizzazione strisciante della scuola del Belpaese non possa esser staccata da questa metamorfosi morale dei ceti socialmente superprivilegiati che ha preso forma intorno agli anni ottanta del secolo appena trascorso. Può questa politica professionale e professionistica italiana riportare le lancette dell’orologio indietro di decenni se non di mezzo secolo? Credo proprio di no! Chi ha a cuore dignità e vita della scuola pubblica qui nella terra del fu Impero Romano deve pensare nel silenzio, indagare con curiosità la realtà del mondo umano  e creare quelle forme del sapere che attiveranno in tempi migliori il Risorgimento di regole autenticamente democratiche di vita sociale e civile atte a rigenerare qualcosa dei grandi ideali del passato. Tuttavia essendo stati i grandi principi democratici e di eguaglianza di fatto abiurati da una minoranza di potentissimi e dimenticati dai molti non potranno mai più essere restaurati nella loro forma originaria, neanche attraverso rivoluzioni o miracoli della politica. Solo una spinta verso il futuro, solo la visione che si slancia oltre il meschino calcolo politico del qui e ora potrà ricondurre le decadenti democrazie del vecchio mondo a forme di vita sociale e civile rispettose della dignità, della vita e dei diritti della cittadinanza tutta, fra i diritti quello alla pubblica istruzione fondamento di una decente libertà di pensiero e di parola.

IANA per FuturoIeri





7 dicembre 2010

Il Fascista Immaginario: dialogo sulla morte



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario: Dialogo sulla morte

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Non conosco questa canzone e questi accordi, forse è qualcosa che viene da un tempo lontano, molto; ma ciò di cui parla è la solita storia del potere che manda a farsi ammazzare dei giovani in cerca d’avventura e  di gloria e spesso di un salario

-          La notte entra dalla finestra e la musica e le parole sono quasi un sussurro. Si ode il ritornello della “Canzone d’Algeria” di Fausto Amodei degli anni sessanta. Le parole parlano della guerra della quarta Repubblica Francese contro le popolazioni algerine colonizzate e la degenerazione psicologica e morale dei soldati francesi costretti a combattere una guerra contro i principi del 1789.  I due si avvicinano alla finestra cercano di vedere chi canta.

-          Lazzaro: Non riesco a ricordare nulla di simile.  Non è De Andrè, non è Guccini. Proprio non so che cosa sia. Quello che canta sembra il fotografo, quel tipo strano che bazzica la facoltà di filosofia mi par di riconoscerla sua persona. Ecco è lui: “ ha i capelli bianchi”. Ho sempre pensato di volta in volta che fosse un anarchico, un tipo strano, un provocatore  o un tipo originale o forse è in verità tutte queste  cose. Non capisco è qui con quella gente e sta cantando con una chitarra scassata.

-          Sergio: Non conosco questa canzone, sembra uscita da un tempo remoto, lontanissimo.

-          Lazzaro: Sì è proprio il fotografo, sta suonando per quei tre o quattro extracomunitari per quei due tre compagni che sono qui a fare la lotta dura, ma… Finchè stanno nel cortile e non entrano nel fabbricato non c’è problema. Certo che è proprio funereo ricordarle guerre del remoto passato  oggi che il sedicente Occidente va a fare una nuova guerra nella terra dell’Antica Babilonia. La guerra presso  gli esseri umani sembra essere una costante, l’unica certezza in un mondo umano che muta e si altera. Questa canzone mi pare parli della decolonizzazione, di una parte della storia che precede la guerra del Viet-Nam. Direi che è pacifista parla di un soldato francese mandato dalla Repubblica  a morire in una terra non sua per qualcosa che non sa e che non capisce, di cui non sa nulla, decisa da altri che lo usano.

-          Sergio: Si fa presto qui in Italia a ragionare di cose che non si conoscono affatto, qui tutti hanno opinioni e nessuno studio vero e nessuna esperienza vera e nessuna voglia di capire, di rendersi conto. Nel Belpaese si parla di guerra come se fosse una partita di calcio o il commento del lunedì nella pagina dello sport sulla squadra del cuore  e solo quando ha vinto. Che ne sa la nostra gente o quei beduini là sotto di cosa è successo a quanti in queste nuove guerre hanno perso un amico, un figlio, un padre, uno zio. Nulla! Solo qui abbiamo un pacifismo imbelle e dissoluto pronto a cavalcare tutte le cause perse per pavoneggiarsi allo specchio,  come se la viltà mascherata da saggezza fosse una cosa buona e giusta di cui vantarsi.

-          Lazzaro: Che ne sai te delle guerre nuove e dei pacifisti, sei come quelli che disprezzi non sai e commenti, non sai e critichi. Poi chissà, magari qualcuno di quelli di sotto dall’Algeria e sa bene che cosa la guerra e il terrorismo.

-          Sergio: Non è così, non per me, io so. So qualcosa più degli altri. Vedi, non è facile…ma avevo un amico, un grande amico uno di quelli con cui dividi di tutto e di più; una specie di fratello maggiore. Uno di quelli con cui dividi un pezzo di vita. Un giorno firma per restare nell’esercito, va a farsi le guerre nei Balcani a seguito degli eserciti della Nato. Stipendio, indennità, un paio di mostrine e poi la promozione. Poi si ammala, una cosa rapida e inspiegabile per uno che era forte e robusto. Mi ricordo che aveva un nome scientifico incomprensibile, io queste cose non le conosco pare si chiamasse ”linfonoda” o qualcosa di simile. Comunque sono convinto che  era una cosa sicuramente presa laggiù che lentamente ha iniziato a distruggerlo, a spezzarlo a fargli pagare ogni errore della vita con espiazione lenta e dolorosa. Viene congedato, il corpo e la mente vanno a pezzi e mi tocca salutare il cadavere con la madre sua in lacrime, chiese di farsi seppellire con il berretto messo di fianco nella bara; soldato fino in fondo. No mio caro sovversivo della domenica mattina; so bene come funziona e nessuno può dire che non conosco i fatti. Solo una cosa non accetto:”che si muoia per gli altri che sono estranei alla nostra cultura e alla storia e alla vita delle genti nostre”. Non può avere senso il subire gli oltraggi della morte e del dolore per una causa non propria, non ha senso chiedere la vita di ragazzi e uomini buoni e giusti per interessi e scopi di genti lontane, per il tornaconto di minoranze di apolidi, di finanzieri, di banchieri, di speculatori. Noi come popolo dobbiamo morire in guerra solo per noi stessi.

-          Lazzaro: Ora ragioni e dici cose giuste e vere, queste son le parole buone e non quel maschilismo militaristico cialtrone e cazzaro che rintrona da destra e per mille vie si ferma  a sinistra causando danni infiniti.  Tremenda è stata la disgrazia e la sciagura che si è scagliata su quelli dai buoni sentimenti e dal cuore a sinistra in quelle abiette guerre balcaniche. La guerra del Kossovo del 1999 ha rovinato quelli che volevano restare a sinistra e restar puliti dalle guerre a Stelle e Strisce e dagli interessi diabolici e sacrileghi che son dietro le nuove guerre dove comandanti politici improvvisati mettono mine potenti sul futuro di tutta l’umanità chiamando Dio quale garante dei loro conflitti e giudice implacabile dei loro nemici del momento. Quella guerra scellerata ha aperto il vaso di Pandora e ha dato via a una serie di guerre ora arrivate nella terra dell’antica Babilonia. La solita storia  di sempre che si ripete dal tempo dei faraoni egiziani: i ricchi e i re del mondo si fanno la guerra mandando i disgraziati e i poveri a morire in massa nelle loro campagne militari, nei loro assedi, nelle loro razzie di guerra, nelle battaglie campali e nei massacri. La guerra è decisa dai pochi ma sono i molti a soffrire e  a morire, e così è per le ricchezze che si conquistano con le guerre o le frodi della politica che l’accompagnano. Solo un pugno d’individui trae dalle guerre il grande profitto e diventa ricca e felice e onorata dalla stragrande maggioranza dell’umanità invidiosa del loro benessere e del loro fasto. I pochi che controllano la finanza, le strutture dirigenziali delle multinazionali, quote azionarie importanti, i rapporti fra politica e affari di fatto orientano il potere legittimo che è democratico  o repubblicano altro ancora. Così un potere reale e concreto indirizza e determina le scelte dei poteri legittimi, dei rappresentanti del popolo, di chi per legittimità, sacralità e diritto dovrebbe essere il garante delle libertà di tutti. Esiste un potere dentro il potere, e prima o poi verrà stanato, la verità dell’ingerenza dei grandi poteri finanziari e bancari emergerà.

-          Sergio: E secondo te il popolo, ammesso che esiste nei termini tuoi, si dovrebbe sollevare, alzare, cambiare natura per la propria libertà, quale poi? La libertà che interessa ai molti, di cui parli, è la carta di credito gonfia al momento di far acquisti ai grandi magazzini. Ma io so che lui non è morto per questo. Aveva qualcosa dentro. Un tempo si chiamava onore.

Lazzaro: Mi dispiace, davvero. Ma …Credimi per me sbagli e non riesci a vedere che dietro la cortina delle illusioni c’è una piramide di poteri che si nascondono, sotto di loro la politica e l’intrattenimento televisivo che contagia anche le trasmissioni dedicate alla politica, e quando serve la grande informazione parla di cose ridicole o strane così il popolo che vota alle elezioni si distrae e non pensa.

Sergio: Tu sbagli! Non vedi che la guerra è la prosecuzione della vita civile con altri mezzi. Nella guerra esistono le false notizie, le alterazioni della verità, la propaganda di guerra, il plagio delle coscienze, la censura, la banalizzazione dei fatti, la criminalizzazione del nemico. Io posso vedere tutto questo e pensare che sia normale e ordinario e trovare un senso a questo stato di cose. Tu no.

Lazzaro: Forse è così ma io sento di dovermi concedere una speranza e di far la mia piccola crociata personale contro un sistema accademico che giudico ingiusto, una politica da farabutti e gaglioffi,  e un sistema di produzione e consumo scellerato e forse senza futuro.

Sergio: Il futuro è nella forza.




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