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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


4 aprile 2010

Questo Anti-Comunismo tutto nostrano

Questo Anti-comunismo tutto nostrano

Certo che è difficile prendere sul serio l’anti-comunismo italiano.

Lo Statunitense può mostrare allo straniero il monumento con l’elenco dei 58.000 suoi concittadini in armi morti contro il comunismo in Viet-Nam.

Il francese può ostentare le lapidi ai caduti “Pour la France” con la lista dei caduti in indocina e parlare del 2nd REP PARAS che è andato a incontrare la morte a Dien Bien Phu combattendo i comunisti Viet.

L’Afgano può mostrare il suo paese brutalizzato dall’Armata Rossa  e indicare i luoghi dove l’Impero Sovietico ha incontrato la sua definitiva disfatta geo-politica globale ad opera delle milizie tribali e dei fanatici religiosi armati dai servizi segreti Pakistani e Statunitensi.

L’Italiano della Repubblica come esempio di anti-comunismo può ostentare solo le tangenti e le truffe della “Prima Repubblica” tutte Anti-Comuniste, ha come tributo di sangue le stragi della strategia della tensione che hanno perlopiù assassinato civili ignari e per quel che riguarda questi massacri vili e facili la parola verità si è persa fra processi durati decenni e depistaggi. A tutto questo, che esige da solo il trascinamento delle genti d’Italia davanti al tribunale della Ragione, si aggiunge come maggior perso che cade sul  piatto della bilancia della Giustizia dalla parte sbagliata il tifo da stadio del nostro anti-.comunismo che ha combattuto comodamente seduto in poltrona davanti alla televisione le guerre dei Paras, dei Marines, dei guerriglieri afgani.

L’Anticomunismo in Italia è stato una truffa e si è ridotto aldilà delle solite roboanti dichiarazioni di principio, che tutti hanno affermato ma alle quali nessuno credeva, a dar addosso all’operaio che voleva l’automobile o al contadino povero che voleva il figlio laureato proprio come l’avvocato del paese o il dottore. L’unico vero Comunismo e l’unico vero Anti-Comunismo nel Belpaese si è manifestato con la lotta fra parti sociali nelle quali coloro che avevano poco, o volevano di più, usavano il Comunismo e il suo spettro per cavar qualcosa dai politici e dai ceti socialmente più elevati. Dopo il 1948  con le libere elezioni vinte dalla Democrazia Cristiana il Comunismo in Italia poteva arrivare solo con la vittoria, in una improbabile terza guerra mondiale, dell’Unione Sovietica. Tutta la lotta anti-comunista è stato un mascheramento rozzo e triste di lotte sociali e politiche che non avevano alcun senso nella loro drammatizzazione ideologica se non in un contesto come quello italiano dove i legami che uniscono le genti d’Italia sono deboli, lo Stato anche, la mobilità sociale bassissima quando non inesistente, e i legami clientelari di natura politica molto forti. Il nemico politico qui nel Belpaese era solo il concorrente sociale o il rivale del benefattore che aveva premiato l’adesione politica della famiglia. Quando i rivali sociali erano tanti e organizzati ecco il mostro comunista che prendeva forma nella fantasia di giornalisti e politici; da qui le invocazioni dei conservatori al gigante statunitense “protettore della proprietà privata dei ricchi”  e per contrasto le lodi degli arrabbiati verso i paesi retti da regimi comunisti “difensori dei lavoratori e dei contadini dai biechi padroni”.

Alle volte mi sembra d’impazzire quando penso che tutto questo prima o poi ci verrà fatto pagare in qualche modo, non è un giudizio o una profezia ma un disagio che si manifesta dentro di me come  una sorta di presentimento.

IANA per Futuroieri




4 aprile 2010

Questo Anti-Comunismo tutto nostrano

Questo Anti-comunismo tutto nostrano

Certo che è difficile prendere sul serio l’anti-comunismo italiano.

Lo Statunitense può mostrare allo straniero il monumento con l’elenco dei 58.000 suoi concittadini in armi morti contro il comunismo in Viet-Nam.

Il francese può ostentare le lapidi ai caduti “Pour la France” con la lista dei caduti in indocina e parlare del 2nd REP PARAS che è andato a incontrare la morte a Dien Bien Phu combattendo i comunisti Viet.

L’Afgano può mostrare il suo paese brutalizzato dall’Armata Rossa  e indicare i luoghi dove l’Impero Sovietico ha incontrato la sua definitiva disfatta geo-politica globale ad opera delle milizie tribali e dei fanatici religiosi armati dai servizi segreti Pakistani e Statunitensi.

L’Italiano della Repubblica come esempio di anti-comunismo può ostentare solo le tangenti e le truffe della “Prima Repubblica” tutte Anti-Comuniste, ha come tributo di sangue le stragi della strategia della tensione che hanno perlopiù assassinato civili ignari e per quel che riguarda questi massacri vili e facili la parola verità si è persa fra processi durati decenni e depistaggi. A tutto questo, che esige da solo il trascinamento delle genti d’Italia davanti al tribunale della Ragione, si aggiunge come maggior perso che cade sul  piatto della bilancia della Giustizia dalla parte sbagliata il tifo da stadio del nostro anti-.comunismo che ha combattuto comodamente seduto in poltrona davanti alla televisione le guerre dei Paras, dei Marines, dei guerriglieri afgani.

L’Anticomunismo in Italia è stato una truffa e si è ridotto aldilà delle solite roboanti dichiarazioni di principio, che tutti hanno affermato ma alle quali nessuno credeva, a dar addosso all’operaio che voleva l’automobile o al contadino povero che voleva il figlio laureato proprio come l’avvocato del paese o il dottore. L’unico vero Comunismo e l’unico vero Anti-Comunismo nel Belpaese si è manifestato con la lotta fra parti sociali nelle quali coloro che avevano poco, o volevano di più, usavano il Comunismo e il suo spettro per cavar qualcosa dai politici e dai ceti socialmente più elevati. Dopo il 1948  con le libere elezioni vinte dalla Democrazia Cristiana il Comunismo in Italia poteva arrivare solo con la vittoria, in una improbabile terza guerra mondiale, dell’Unione Sovietica. Tutta la lotta anti-comunista è stato un mascheramento rozzo e triste di lotte sociali e politiche che non avevano alcun senso nella loro drammatizzazione ideologica se non in un contesto come quello italiano dove i legami che uniscono le genti d’Italia sono deboli, lo Stato anche, la mobilità sociale bassissima quando non inesistente, e i legami clientelari di natura politica molto forti. Il nemico politico qui nel Belpaese era solo il concorrente sociale o il rivale del benefattore che aveva premiato l’adesione politica della famiglia. Quando i rivali sociali erano tanti e organizzati ecco il mostro comunista che prendeva forma nella fantasia di giornalisti e politici; da qui le invocazioni dei conservatori al gigante statunitense “protettore della proprietà privata dei ricchi”  e per contrasto le lodi degli arrabbiati verso i paesi retti da regimi comunisti “difensori dei lavoratori e dei contadini dai biechi padroni”.

Alle volte mi sembra d’impazzire quando penso che tutto questo prima o poi ci verrà fatto pagare in qualche modo, non è un giudizio o una profezia ma un disagio che si manifesta dentro di me come  una sorta di presentimento.

IANA per Futuroieri



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