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17 settembre 2011

Se per caso avessero ragione i pessimisti

Se per caso avessero ragione i “pessimisti”… Oggi in Europa e in Italia in modo particolare un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri si sente abbandonato a se stesso, al proprio squallore quotidiano, al pericolo di rimetterci i propri soldi con questa crisi. C’è da chiedersi sa la ragione di quelli che vengono volgarmente denominati pessimisti non sia un concreto e oggettivo dato di fatto: Non esiste la possibilità di una crescita economica e industriale infinita in presenza di un solo pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi questo mondo umano di terza rivoluzione industriale ha due possibilità la decrescita rapida e dolorosa o lo schianto del sistema di produzione e consumo. Questo pensiero mi sembra ragionevole, tuttavia c’è la terza possibilità che mi pare rafforzarsi ogni giorno: risolvere la situazione entrando in un ciclo di guerra e distruzione che si risolve in un grande conflitto distruttivo in grado di azzerare le condizioni presenti, di fare un falò nucleare delle montagne di debiti bancari e istituzionali e forzare l’umanità sopravvissuta a mettere in moto un nuovo ciclo di creazione e produzione per sostituire le macerie. Infatti il problema presente è la competizione per il dominio e controllo delle risorse naturali del pianeta e di centinaia di milioni di umani utili per fare produzione, consumo e ricerca e sviluppo da parte dei nuovi imperi emergenti che contrastano il declinante impero derivato dalla fusione della civiltà Inglese con quella Statunitense. Gli imperi emergenti sono arcinoti: CSI (ossia la Russia Putiniana), il Brasile, l’India, La Cina Comunista; assieme a queste potenze imperiali si muovono poteri politici ed economici e Stati interessati al declino dell’Impero Anglo-Americano. L’Europa priva di unità politica è destinata a frammentarsi davanti a un conflitto di grandi dimensioni, nella povertà e nel caos che viene dalle grandi guerre ogni Stato cercherebbe di recuperare la propria sovranità e di far da sé diffidando degli altri. La mancanza di una sola diplomazia europea e di un solo esercito europeo rende difficile la creazione di un potere della Comunità che si collochi oltre la forza finanziaria, peraltro piuttosto sfiorita a partire dal tragico 2008. Quindi la questione è se possibile una qualche forma di convivenza fra i nuovi imperi e il vecchio impero, per ora il vantaggio militare è tutto in mano agli USA, la loro potenza distruttiva è enorme e fa davvero paura; ragionevolmente le persone di buonsenso che non sono parte del fu Impero Inglese o Statunitense dovrebbero temere la potenza militare a Stelle e Strisce. Questo spiega perché l’atteggiamento di potenze ostili agli USA e al Regno Unito sia di solito prudente e poco aggressivo, nessuno intende dare avvio ad una guerra conoscendo in anticipo l’enorme sproporzione di mezzi a vantaggio delle forze NATO e USA. Tuttavia il pericolo del conflitto rimane perché è poco probabile tener fermo un mondo umano così scosso dalla crisi globale e dal problema del dominio e controllo sulle risorse umane e naturali del pianeta. In effetti il nodo vero non è la sopravvivenza delle forme di vita del pianeta o la continuità delle civiltà umane o la sopravvivenza di interi popoli, il problema che è alla base di questo sviluppo capitalistico - consumista distruttivo, scellerato e dissoluto è dato dal mantenimento di ristrette caste di ricchissimi ai vertici delle strutture di dominio e controllo. In caso di disastro economico-militare delle caste al potere nelle nazioni attualmente egemoni, ossia USA e fu Impero Inglese, ad oggi si avrebbe la sostituzione dell’ammiraglio inglese e del miliardario statunitense con il generale russo, il banchiere cinese, il proprietario terriero brasiliano, l’industriale indiano; in sintesi dal collasso emergerebbe solo una ridistribuzione del potere di dominio e controllo a svantaggio di caste di ricchissimi che fanno rifermento al potere militare e politico dell’Impero Anglo-Americano con caste altrettanto caste che fanno riferimento ai nuovi imperi in rapida espansione. Se c’è mai stata una missione del Belpaese nel mondo umano essa sarebbe individuabile in una riedizione del meglio dell’Umanesimo e del Rinascimento per dare un contributo di civiltà a questo mondo umano perduto dietro incubi e illusioni volte a confermare il potere di minoranze di ricchissimi e tecnocrati; ma proprio le genti d’Italia si sono sottratte a qualsiasi impegno in questo senso, ed oggi la Repubblica Italiana appare come una potenza minore associata al destino della NATO e delle grandezze e miserie del potere bancario e finanziario Francese, Inglese, Tedesco, Statunitense, e forse domani della Cina e dell’India. I pessimisti vedono questo in forme diverse, e dal mio punto di vista hanno ragione, non si può uscire dalla durezza della ragione appellandosi al sentimento, invocando miracoli, cambiando il senso delle parole. Occorre cercare le proprie ragioni profonde del vivere con l’istinto e con le passioni e comprendere la direzione di questa realtà con la rigorosa analisi e l’appello alla razionalità, per quel che è possibile, questa a mio avviso la medicina salutare per purgarsi dalle mille e mille allucinazioni mediatiche e ricette politiche un tanto al chilo. Se l’impegno politico e sociale dei molti si sottrae a uno studio individuale dei fatti del mondo umano e naturale si ripeteranno le condizioni per l’esistenza di ceti sociali di mediatori politici fra le loro plebi elettorali di riferimento e i poteri finanziari, bancari e militar-industriali. Proprio l’esistenza e la persistenza di ceti di mediatori e di mezzani che vivono di politica è il fondamento più forte nelle decedenti democrazia occidentali dei pessimisti di professione. Il politico che vive solo di politica e di mediazioni forse è latore di conoscenze e segreti, ma se esercita in democrazia questo ruolo di carattere tecnico-iniziatico distorce la democrazia stessa e pone le basi per una decadenza dei costumi e della civiltà di cui è espressione. La democrazia o è espressione di cittadinanze attive e capaci di pensare con la propria testa in gruppo o singolarmente oppure è una forma travestita di oligarchia o di tecnocrazia bancaria che si fonda su un consenso pilotato e pecoreccio espresso nel corso di elezioni condizionate da propaganda militare, pubblicità e sistemi elettorali truffaldini o ambigui. Sulla decadenza delle sedicenti democrazie “Occidentali” si fondano le speranze di quanti approvano l’ascesa al potere dei nuovi imperi globali. IANA




23 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: Educare


tanti-giornali


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Insisto. La rivoluzione disarmata, il bene che deve scendere dal cielo o giù di lì, il popolaccio ubriacone, drogato malato di sogni di ricchezza che va verso l’ecologia e la pace. Mi dispiace. Per me questa è pazzia. Il reale che è reale mi parla di schiavi moderni, di servi, di plebe che desidera la merce del centro commerciale, di squattrinati che saltano i pasti ma si comprano i cerchi in lega o le scarpe di cuoio firmate. Schiavi. Sì! Così! Certo! Schiavi diversi da quelli dell’antichità con le catene ai piedi e al collo, ma comunque di questo si tratta. La società dei pochissimi ricchi è di fatto fortemente costrittiva e  punitiva, ed è grande il loro potere, e c’è del bene in questo. Ma il poco bene viene ucciso dall’illegittimità di questo potere. Se fosse un potere autenticamente sovrano e  sacro non avrei motivo d’oppormi come faccio, ma non è così e devo seguire il mio destino. A suo modo tutto questo è forza interiore, è educazione.

Lazzaro: Educazione. Che ne sai! A che titolo ne parli? No, ora ascolta. Io ci credo sul serio nell’educazione, in un mondo migliore, in gente liberata dal male della schiavitù dell’ignoranza , della paura, delle fantasie malate, o delle falsità della pubblicità. La mia lotta qui, in questa facoltà, in questa città, con chi mi viene dietro è vincolata a questa principio sacro: liberarsi dal male che viene dalla propria ignoranza. Per questo osservo con tristezza e rassegnazione i fatti, le circostanze, la realtà che è realtà.

Fa un gesto brusco e si alza, Lazzaro fa un giro della stanza nervosamente. Poi si ferma e  appoggia un fianco sulla cattedra, cerca di rilassarsi, si lascia andare.

-          Sergio: La tua reazione indica che ho toccato qualcosa che ti turba. Dimmi ciò che vuoi in modo che ci sia chiarezza fra noi e io possa capire.

Lazzaro: Ho fatto qualcosa: “l’Erasmus in Francia, ho vissuto fuori da qui per alcuni mesi”. Non è così. Non funziona in questo modo. Ho visto come funziona uno Stato ben costruito dai re, dai giacobini, dai loro Napoleoni. Il problema dello Stivale sono i suoi abitanti, le sue finte borghesie, i suoi finti imprenditori, i suoi falsi milionari, i miracoli inesistenti, una feccia che disarticola il risultato elettorale mettendo sulla bilancia dei corruttori pacchetti di migliaia di voti che si spostano in blocco. No!  Qui il problema è nostro. Il lasciar fare ai padroni, ai fascisti, ai violenti è la solita fuga vigliacca non della minoranza dei ricchi ma della maggioranza delle genti che se ne fregano, che vedono solo il loro tornaconto privato, che conoscono il loro mondo e sanno che sparirà con loro al momento della morte perché hanno sempre e solo amato se stessi. Questa bella gente se ne frega se qui c’è una repubblica, una dittatura, un despota, un comunista o un generale straniero. Per quella gente esiste solo ciò che è proprio, personale, privatissimo. Per questo è bene educare, insegnare, far capire, aprire la mente della gente fin da bambini. Non è un caso che oggi in questo 2003 si mormora che la SSIS sarà chiusa prima  o poi. A loro non interessa formare i docenti, costruire la cultura, dare basi solide alla plebe elettorale sperando che si trasformi in cittadinanza.

Sergio: Scusa ma non ti seguo. A parte la critica irragionevole verso i fascisti vorrei capire di che parli. Cosa è la SSIS e perché la difendi?

Lazzaro:Con la riforma Berlinguer di qualche anno fa venne costituita una scuola superiore di specializzazione post-universitaria per l’insegnamento. Finalmente dopo decenni  di Repubblica un governo trasformava la materia del reclutamento scolastico da comodo espediente elettorale e  demagogico in una cosa seria, scientifica, accademica. Ma oggi dopo neanche due cicli completi di formazione dei nuovi docenti il ripensamento è grande e questa modalità di reclutare attraverso concorso per l’iscrizione a numero chiuso e attraverso anni di formazione a pagamento alquanto onerosi in termini di fatica e  soldi è andata in crisi. La politica stessa sta abbandonando l’impresa di far della scuola una cosa seria. Mi interessava, sarebbe ipocrita non ammetterlo, mi spiace di non esser lì a soffrire in mezzo a scritti, prove, elaborati, tesine, esami orali e le ore di tirocinio gratuito nelle scuole. Ecco so che finirà male, chi entra subito forse entra nel sistema scuola, ma se intenzione politica generale è di lasciar perdere quest’impresa è certo che la SSIS non andrà lontano.  Alle volte mi sembra che questo paese abbia una sorta di occulta data di scadenza, come se i livelli alti sapessero che non vale la pena darsi tanto da fare. Io ci divento pazzo. Creare l’insegnante dopo aver costituito la sua preparazione in aula e nella concreta realtà e la sua capacità intellettuale con un biennio universitario è opportuno in un Belpaese dove si saltava dai banchi dell’Università alla cattedra nei licei. Ecco… da uno smantellamento futuro della SSIS, che io sento nell’aria perché la percepisco mal gestita e malfatta,  so che arriverà la conferma di ciò che temo e stimo vero: la politica nostrana si è scissa dalla civiltà e dall’italianità è diventata appalto opaco, mestiere da ciarlatani, lavoro da esperti che mediano fra plebi elettorali e grandi poteri finanziari internazionali. I finanzieri nello Stivale  pagano, comandano, dispongono, esigono. Certo far pagare gli studenti per la SSIS è da delinquenti, il diritto a elevarsi culturalmente e a far un salto di ceto sociale viene leso.; ma una nazione seria può creare borse di studio, aiutare i capaci, rendere gratuito il tutto. Non voglio  caste universitarie, voglio per la libertà per tutti di esser quel che vogliono essere attraverso la cultura, questo io so che è il bene collettivo e la giustizia. Quando dico giustizia intendo anche quella di cui tratta e detta la vigente Costituzione. Sì, ignoranza, rozzezza e l’egoismo del singolo  allevano la cattiva radice del delinquere e del sottomettersi al potente di turno; la libertà della nostra gente deve partire dal sapere e dalla libertà del conoscere e del capire.

IANA per FuturoIeri

(Sulla storia delle SSIS in Italia cfr.http://it.wikipedia.org/wiki/SSIS)




29 aprile 2011

Il Fascista Immaginario: Maestro d'illusioni

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televisione


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: La Patria! Questa poi. Mai sentito parlare di multinazionali, di paradisi fiscali, di classi dirigenti sovrannazionali, del potere della finanza internazionale?

Sergio: Efficace risposta, lo ammetto. Oggi è difficile parlare di Patria, i Governi sono ormai come i banchi dei mercanti del Tempio, quelli cacciati con la violenza da Gesù dalla casa del Padre Divino. Ogni speculatore immobiliare, appaltatore di guerra, mezzano e mediatore fra politica, banche, fazioni politiche, bande criminali diventa un soggetto referenziato, un gentiluomo. Il sistema affaristico moltiplica la delinquenza, il consumo di sostanze stupefacenti, la degenerazione civile e morale. Sì è vero è difficile. Ma vale per me un principio sovrano: Quando tutti tradiranno io no. Quando vado in scena la mia opera è purificatrice perché dissolve questo mondo marcio, lo mette fra parentesi e apre il cuore alle speranze. Io sono maestro dell’illusione, la mia opera è benefica perché sana dal cedere al male, che è il credere che esista solo questa realtà, il suo potere, la sua strada ormai inclinata verso una serie di nuove guerre e di nuove carestie e pestilenze. Finirà, prima o poi finirà. Dalle macerie e dalle cose morte che lascerà su tutto il pianeta questo capitalismo impazzito e mortifero nascerà un nuovo mondo umano e civile. La Civiltà Occidentale potrà finalmente essere. Io sono attore e maestro di una volontà inconsapevole di veder la fine di questo presente attraverso la ripetizione ossessiva dei ricordi del passato e dei suoi miti e simboli morti.

Faccia perplessa di Lazzaro, Sergio si avvicina di spalle, le tocca da dietro quasi in un fare familiare. Lazzaro non è imbarazzato ma guarda Sergio con compassione.

-          Sergio: La mia visione dell’Occidente che non è e dovrà essere un giorno ti rende cupo?

Lazzaro: L’Occidente è solo una determinazione geografica, perfino i giapponesi sono a occidente di qualcuno o qualcosa, fosse anche solo uno scoglio nell’Oceano Pacifico. La civiltà capitalista oggi è più del vecchio capitalismo di mio padre o di mio nonno. Si tratta di un  sistema, di un potere proprio, quasi totalitario nella sua determinazione a trasformare il mondo in una miriade di beni e servizi in vendita, il diritto in contratto, la convivenza civile fra popoli e genti in folle differenti e difformi che si ritrovano solo al centro commerciale. Credi con due o tre parole, delle immagini, dei simboli, di stroncare un potere che se ne strafrega se tutto il mondo scende in sciopero contro questa nuovissima guerra irachena, una Petrol War pura, dura e perfetta. Il profitto di pochi miliardari che hanno il patrimonio azionario collocato dentro le grandi società e le multinazionali che lucrano sulla guerra e sui superprofitti che procurano i superappalti per la ricostruzione dei paesi distrutti dai bombardamenti a tappeto si è dimostrato più forte di tutti gli uomini e le donne di questa umanità. E sottolineo tutti! Stavolta ci siamo arrivati, il movimento contro la guerra era grande, forte e globale. Non è servito a nulla. Ora i tuoi camerati potranno godersi uno splendido massacro e pensare davvero alle rovine prossime di un mondo umano che è stato scagliato da un pugno di superprivilegiati ricchissimi nell’abisso della guerra e della morte. Quando pochi miliardari  assoldando politici, pubblicitari, esperti di pubbliche relazioni e questa feccia superesperta e qualificata  riesce a trasformare le democrazie in conclavi di briganti e lanzichenecchi effettivamente si apre una possibilità anche per i fascisti come te. Sì, l’unica cosa giusta che hai detto. Lavorano per te questi banditi e capimafia.

-          Sergio: Non li amo. Sono traditori per natura e per istinto nemici naturali di tutta la razza umana e in particolare di una specie molto importante: l’uomo bianco. Se non fossero mai esistite queste famiglie di supermiliardari sarebbe stato meglio.

Lazzaro: Razzista?

Sergio si abbassa quasi a sfiorare l’orecchio di Lazzaro.

-          Sergio: Certo. Ma con la consapevolezza che oggi l’uomo bianco non esiste. Non c’è il suo regno, è morto il suo Dio, non esiste la sua civiltà, non conosco la sua lingua; altrimenti da tempo ne sarei stato maestro filologo. Egli è astrazione. Ciò che dovrebbe essere, è dissolto nel male del mondo e non viene in essere per via delle circostanze impossibili di questo tempo.

Lazzaro: Il grande male è questa forma della civiltà industriale che trasforma gli umani in demonio assassini ossessionati  dalla pubblicitaria  commerciale, privi di compassione e distruttori della vita e della civiltà, anche la propria. La potenza dei computer, delle fabbriche, della scienza poteva creare un piccolo paradiso, ed ecco che una minoranza piccola di umani vive assolutamente beata perché ricchissima mentre per gli altri si aprono le porte infernali della guerra, e che guerra. Sarà un ritorno alle crociate, alle spedizioni coloniali, alla brutalità post-coloniale. Cosa penseranno di noi quelli che verranno fra venti o trent’anni. Penseranno intorno a questi anni quel che comunemente pensiamo della caccia seicentesca alle streghe, ai roghi degli inquisitori, agli orrori pagani delle tribù dei cannibali dimenticati da Dio e dagli esseri umani in qualche oscura isola.

Sergio strige le spalle, un gesto di compiacimento.

Sergio: Certo, ma fra la tua rivoluzione disarmata, fra il tuo educare esseri umani che non vogliono altro che una carta di credito piena e un centro commerciale dove usarla e le mie allucinazioni, i miei deliri, i miei miti morti scelgo la mia strada. Almeno la conosco, posso essere una cosa sola con le mie speranze.




15 aprile 2011

Il Belpaese e la scuola: Corpo docente e caste della politica


per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere.

Questi primi tempi primaverili mi forzano ad una riflessione sul mio lavoro. Quello che davvero cementa i tanti disagi della scuola nel Belpaese e della categoria dei docenti è una sorta di sottile disprezzo sociale e di costume che cala dall’alto del potere politico ed economico sulle istituzioni scolastiche. La sensazione è che i politici di professione intendano la scuola come un terreno di manovre demagogiche, di proclami carichi di ideologia e finalizzati a polemiche di breve respiro, talvolta di clientelismo spicciolo o di fastidio per la spesa che il sistema scolastico comporta. Ma quanti sono gli abitanti del Belpaese che vivono di politica alle spalle del resto degli abitanti del Belpaese e spesso e volentieri contro di essi? Secondo il Fatto Quotidiano sono 1.300.000. ( il dato lo riprendo da un pezzo del 12 aprile 2011)

Una cifra senza commento! Praticamente in ogni condominio c’è uno che a titolo diverso vive di elezioni e incarichi politici o lavora per i partiti. Sono più di tutto il corpo docente del Belpaese! Eppure il corpo docente punito negli ultimi vent’anni dalla politica di professione è finora sempre riuscito a istruire questo popolo, a evitare che si ripetessero le vicende del passato pre-industriale con masse di popolani analfabeti, rivoltosi, risentiti e poverissimi, a dare a milioni d’italiani la cultura di base e un minimo di formazione per poter affrontare il mondo del lavoro in trasformazione continua. Impegno che con una dotazione adeguata di mezzi e risorse avrebbe conseguito esiti nettamente migliori, ad una condizione però:  trovare nella gran parte dei ceti ricchi del Belpaese il senso di una volontà di potenza che dissolve l’egoistico nepotismo e familismo nell’accesso alle migliori carriere professionali per determinare libere opportunità di ascesa sociale fondate sul merito. La scuola davanti al disprezzo dei politici di professione e alle chiusure egoistiche e familistiche del sistema economico del Belpaese ha fatto il possibile con i mezzi che aveva, che ha oggi e che avrà domani se le cose restano così. Ma cosa ha mai prodotto l’altro esercito di  pubblici stipendiati? Il 1.300.000 di politici piccoli e grandi del Belpaese?

Osservo gli esiti di questa "milizia partitica" al tempo della Seconda Repubblica che dall’alto dei suoi ricchi stipendi si occupa della categoria docente: 1. L’Italia è un Belpaese con crescenti tensioni sociali dovute alla caduta del tenore di vita dei ceti medi, la politica ha lavorato dal 1991 per aumentare il divario i ricchezza fra pochi privilegiati e la stragrande maggioranza degli abitanti del Belpaese. 2. Dal 1991 ad oggi il Belpaese è andato dietro un’avventura militare dietro l’altro in barba al dettato Costituzionale che afferma una certa prudenza in materia. 3. Le genti del Belpaese esprimo spesso un malessere crescente attraverso mille manifestazioni: consumo di droga, abuso di alcolici, critiche radicali al sistema, espressioni di carattere razzista, violenza domestica… 4. La diffidenza, evidentemente reciproca, fra la maggior parte della cittadinanza e le classi sociali che vivono di politica è aumentata; ormai la politica di professione sembra aver perso il rapporto quotidiano con quelle che erano un tempo le sue grandi masse elettorali. 5. La scarsa considerazione che le diverse genti d’Italia hanno nel resto del mondo  sembra esser aumentata, anzi le forze politiche opposizione insistono molto su questa evidenza mostrando che chi vive di politica è consapevole di non aver spostato nulla in questo senso. 6. Nel mondo dell’anno del Signore 2011 si è in manifesta presenza di un riarmo generalizzato delle potenze grandissime e  grandi e medie del mondo, la nostrana  politica non sembra certo consapevole dei gravi pericoli del momento e per certo non fa nulla per aumentare nelle genti del Belpaese la consapevolezza dei rischi. 7. Le classi sociali che vivono di politica non sembrano interessate alla scuola, a forme di educazione interne alle espressioni della società civile, ai problemi esistenziali della popolazione. 8. Ciò che è il centro di queste minoranze al potere sembra il supporto permanente alle esigenze del commercio, della produzione, al mantenimento di una fabbrica del consenso per questo sistema politico fatta di metodi talvolta opachi, di sussidi e donazioni ai partiti, di leggi che finanziano fondazioni, testate editoriali e altre realtà riconducibili alla vita politica di queste minoranze. 9. A giudicare dai fatti della cronaca politica non sembra che questi ceti che vivono di pubblici stipendi siano interessati al malessere di tanta parte delle genti del Belpaese che vivono in condizioni di povertà o di disagio, il loro agire in senso sociale sembra dettato da esigenze elettorali. 10. Il rapporto fra Palazzo e Cittadino era pessimo nella Prima Repubblica e non pare oggi nella Seconda essere migliorato.  Le istituzioni della Repubblica vengono viste con diffidenza e nel caso del potere giudiziario i pareri nelle disperse e difformi genti del Belpaese sembrano polarizzati dalle violente polemiche politiche contro i giudici che sono una costante dal 1994 a oggi.

Mi fermo qui e considero che è lecito per le categorie sociali che vivono di politica criticare ciò che è scuola e considerare eventuali provvedimenti amministrativi e di legge, ma per questioni di decenza dovrebbero essi ammettere i loro gravi torti, la loro inerzia verso i mali del paese, l’eccesso di furbizia che li pervade, l’opportunismo delle loro azioni e dei loro atti. Non si può giudicare a colpi di clava intere generazioni d’insegnanti tirando giudizi nel mucchio come si è fatto da un paio di decenni fino ad oggi. Se lo scopo finale di tutto questo è creare lo spazio per il formarsi di una scuola confessionale o laica di carattere privato dove indirizzare i figli delle classi sociali elevate lo si ammetta senza giri di parole direttamente e apertamente. Se queste minoranze di genti del Belpaese intendono compiacere le tendenze delle politiche neoliberali volute da banchieri e finanzieri internazionali  tese a privatizzare anche il settore scolastico devono dirlo, scriverlo e  farlo sapere ai loro elettori. Possibilmente indicando da quali potentati finanziari arriva il consiglio di tagliare certi settori dello Stato Sociale e della Pubblica Istruzione. Così almeno la maggior parte degli italiani sanno chi ringraziare e possono evitare di risentirsi e imbufalirsi verso i politici di professione che sono i tramiti fra la volontà di minoranze internazionali di superprivilegiati apolidi e la gestione del potere politico.  Non c’è  nulla di male se le organizzazioni politiche, che sono e restano per la nostra Costituzione soggetti privati, creano le condizioni per smantellare quanto fatto in cinque decenni di Prima Repubblica per creare un modello sociale alla Statunitense. Solo che devono essere onesti e ammettere che la loro politica non vuole conservare o mantenere ma dissolvere e ridefinire. Colui che insegna si trova ad essere in una posizione scomoda perché il suo formare, dare e creare passa anche dalla conservazione e dalla trasmissione di saperi provenienti dal passato, tendenzialmente la categoria docente è una categoria di conservatori anche quando innova. Per questo oggi sul corpo docente del Belpaese appuntano tante critiche e tante affermazioni negative, fra il politico di professione e l’insegnate c’è tanta differenza. Basta saperlo e tutto diventa comprensibile.

IANA per FuturoIeri




12 aprile 2011

Il Fascista Immaginario: I miti morti


belgrado bombardata


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

Sergio: La luce di queste mie candele è simbolica, unisce il ricordo alla tradizione. O forse dovrei dire che è un tentativo disperato di non farsi divorare dai  mostri veri della nostra contemporaneità che sono i centri commerciali, la televisione spettacolo, la politica da mercenari un tanto al chilo, le risse televisive, il calcio dato ala plebaglia che vota al posto dei ludi gladiatori di Nerone e  degli altri Cesari sanguinari.

-          Lazzaro: Guarda che quanto a sangue e massacri il Duce e i suoi amici non scherzavano e a tanti post-fascisti piace questo sistema. Ci vivono bene. Credi di resuscitare il tempo morto. Ti capisco. Ma è inutile. Sembri come certi anarchici che sulle mura scrostate delle caserme dismesse ormai bocconcini per gli speculatori edilizi che ne faranno capannoni, case, uffici si ostinano a scrivere come se niente fosse: “Diserta, Sissignore”. Appelli alla rivoluzione e alla diserzione rivolti a un esercito inesistente, a battaglioni di soldati di leva dissolti nelle nebbie del tempo, provocazione verso un potere morto che oggi è altro ed è altrove. Sei un romantico malato, un visionario che si è perso nelle sue congetture, uno che vive sui ricordi malati e attraverso essi. Non sono i morti o le rivoluzioni inesistenti o sognate che hanno il potere di mutare la storia.

I due si studiano. Sergio prende in mano le due candele, le solleva, fa con esse un cerchio. Poi le posa e sospira.

-          Sergio: La questione è questa. Io vivo in una illusione morta, tu anche. Dove sono le rivoluzioni. Scusa mi correggo. Avete portato tre milioni di persone in piazza, a Roma, in Italia. Tutte contro la guerra, questa nuova guerra Anglo-Americana per il petrolio. Tutte per dire no alla distruzione dell’Iraq. Eppure la guerra è arrivata, sta già mettendo su nuovi cimiteri, creando macerie che si sommano a quelle del 1991. Dove siete arrivati? A rendervi ridicoli! Non meno del sottoscritto che crede di resuscitare i morti voi pensate di fermare le multinazionali della guerra con le prediche, le marce per la pace, le belle parole, i proclami. Ritirate e fate ritirare tutti i vostri soldi dalle banche. Vediamo quanto dura il sistema con il 20% o il 30% in meno di risparmiatori che dicono basta. Ma no. Questo non si fa. Non si va fino in fondo, anche perché così senza banche, senza finanzieri, senza amici coi soldi non si fanno le elezioni e non si mettono in piedi turbe di sciagurati pronti a votare per qualsiasi cretino che vedono in televisione o sui manifesti. Il popolastro che vota per i rossi e per i bianchi si è sfogato, ha ballato, ha detto due o tre idiozie, fino a un certo punto ci ha provato e poi. E poi la guerra arriva perché è una macchina di morte superiore a qualsiasi sciopero o scontro sociale. E’ la prova suprema delle civiltà, a suo modo è una manifestazione divina, forse l’unica rimasta.

-          Lazzaro: Efficace apologia di se stessi. Ma che devo fare. Da solo affrontare un mare di sangue e merda. Fermare i missili da un milione di dollari cadauno? Resuscitare migliaia di donne, vecchi e bambini fatti a pezzi e ascritti dalle televisioni sotto la voce “effetti Collaterali”? Quelli come me o simili, o solo vicini in quel caso hanno fatto quel che potevano. Questi sono i mezzi e poi si è visto a Genova che capita quando la protesta è un poco più dura. Ci scappa il morto! Così siamo stretti fra due estremi: provocare una reazione violenta e armata o protestare sapendo di non arrivare a nulla. Quello che provo a fare è di crear attività, azione, gruppo, volontà attiva e provare a far qualcosa. Forzare le regole, costringere il potere a rivelarsi, dare qualche prospettiva politica magari minima, lavorare sul sociale; forse è poco ma è ciò che oggi è possibile. Le illusioni le lascio a chi ama i cadaveri. A chi sogna le rivoluzioni impossibili siano esse nere, rosse o a pallini.

-          Sergio: La verità esce fuori. Siamo due illusi. Io onirico e tu pragmatico e politico. Ma oggi siamo due perdenti. La guerra nuova per l’Iraq dimostra quanto siamo entrambi inutili e forse folli.

-          Lazzaro: C’è metodo nella follia, e quando la follia è senza metodo è una follia che non interessa al sottoscritto. Tutti son bravi a far i pazzi in politica, pochi ad esserlo davvero.

Sergio fa delle figure in aria con le candele, Lazzaro è distaccato, per nulla impressionato

-          Sergio: La tua follia è il credere di potercela fare, di arrivarci, di stanare il grande potere della finanza globale, di mettere in catene i grandi poteri del mondo. Non funziona così. Tu sei pazzo e io anche. Ma sono follie diverse. Io vado fino in fondo al mio delirio, tu ti fermi sulla soglia dell’assoluto. Immobile davanti alla sala del ridicolo o peggio del cadaverico. Il mio è egoismo che si fa scena, spettacolo, mito da camera e da salotto. Il tuo egoismo è più ridicolo del mio perché pretende di rendere migliore un mondo umano che ha già trovato la sua strada funesta, la sua via di fuga verso nuovi massacri globali.

-          Lazzaro: Sì. Ci credo. Posso farcela. Non oggi. Non da solo. Non alla luce di un disastro politico così grande e sciagurato come una nuova Guerra del Golfo. Ci vuole un secolo, forse due. Chissà. Comunque nel mentre c’è da portar avanti dei piccoli interessi qui nella facoltà, nell’università, in città, forse in provincia e in regione. Il grande momento della politica deve incontrare il quotidiano, il banale, la pubblica amministrazione. Occorre lavorarci, crederci, creare consenso, aggregazione. Intanto vado avanti. Più o meno come te. Ma in modo diverso. Con più democrazia, con più stile, con in mano qualcosa da esibire. Forse in questo agire c’è una grande vanità: pensare di contare qualcosa quando si è in tanti. Ma cosa posso fare. Fingere? Mettere al sicuro la cassa come i tesorieri dei vecchi partiti politici della prima Repubblica e poi ripulirmi sotto nuove insegne? Non sono così e non ho quel passato. Non posso essere ciò che non sono. E infatti non lo sono. Non è una questione morale o civile, o un punto di vista etico. Si tratta una pura e semplice questione di ceto sociale, di fascia di reddito, di tenore di vita, di frequentazioni a livello di famiglia, di possibilità, di opportunità. Chi si è fatto ricco nella Prima Repubblica o è un ladro, o un ricettatore, o uno che ha preso il biglietto giusto della lotteria. Io sono un piccolo estremista che spera, lavora, sogna. Un piccolo esaltato che crede di forzare le regole non scritte di una società decadente e senescente incanaglita nel suo essere pura degenerazione sociale. Lo faccio per te e lo faccio per milioni di altri come me. Esigo quindi il tuo rispetto.

-          Sergio: Esso c’è. Sono qui anche per esso. Ma non chiedermi di approvare i tuoi rifermenti o i tuoi mezzi. Dico questo, qui, fra noi, in confidenza: Il fuoco si spezza col fuoco, la notte con la notte, il male con il male, la morte con la morte, l’osceno con qualcosa di ancora più osceno. Non si sfugge alla natura intima del pianeta azzurro e alla sua lotta per la vita, chi nega la natura perverte se stesso e la sua visione del mondo. Tu neghi nei fatti la forma di una democrazia inesistente e nello steso tempo cerchi di renderla reale presentando nuove regole e chiedendo il rispetto di leggi mai applicate, mai capite, mai volute da chi ha il vero potere. Tu sei scisso fra come le cose dovrebbero essere e come in realtà sono davvero e non potranno mai essere. Il vero potere è dei pochi apolidi e miliardari sui molti che sono miserabili, arrivisti, tapini, poveri. Da una parte c’è la legge dei pochi e dall’altra i molti. La Patria è sempre dalla parte dei molti contro i pochi.

 




16 marzo 2011

Il Fascista Immaginario: assolti!


tanti-giornali

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Il materiale di scena del fascista immaginario è messo su un tavolo della facoltà occupata…

-          Sergio: Ecco comunque quel che resta del passato imperiale di questa penisola, di questa Patria a mezzadria da una parte noi stessi e dall’altra le basi della NATO…

-          Lazzaro: Che cosa patetica, i resti pietosi di miti morti e decomposti, di cose che non sono più. Certo che come italiani siam stati sfortunati scivoliamo da un mito morto all’ammirazione per qualche padrone forestiero sia esso comunista cinese o russo o capitalista inglese o statunitense.  Ma di tutti gli imperi e i dominatori che nel corso dei tre millenni di storia umana di questa penisola, di tutti i regimi schiavisti, feudali, fanatici, capitalisti questo fascista è stato il  peggiore. Ha dimostrato a noi stessi e al mondo l’impossibilità della civiltà italiana, almeno come impero o come potenza.

-          Sergio: Questa poi…non c’è una civiltà italiana ora?

-          Lazzaro: Ma tu che hai visto? Cosa ne sai di quello che è lontano da qui? In Francia, in Germania, in Svizzera e ancora  più in là? L’Europa dei grandi Stati nazionali è Europa imperiale, come l’Euro come la BCE. Noi cosa siamo? Un popolo che non sa neanche conservare l’unico primato su cui può puntare ossia quello umanistico e artistico, perché semplicemente la stragrande maggioranza della sua popolazione non sa nemmeno che esiste. Forse neanche le nostre docenze universitarie illustrissime hanno idea di cosa sia un patrimonio culturale. L’opera di conservazione e valorizzazione del proprio passato si è persa, del resto i nostri amministratori cavernicoli non capiscono neppure l’importanza di aiutare l’arte contemporanea o di creare centri di ricerca liberi dal nepotismo, dalla corruttela, dall’incapacità. Chi ci comanda è estraneo alla storia e alla vita del Belpaese e alle sue tradizioni. Siamo preda di ciarlatani e imbonitori televisivi. In gioventù sono finti Comunisti per vivere d’espedienti e farneticare, in maturità sono capitalisti marci per far intrallazzi e truffe con la politica e una volta anziani diventano falsi liberali perché sono terrorizzati dall’idea di perdere la loro roba e credono che il liberalismo classico santifichi il loro diritto al possesso. Personalmente credo che i nostri liberali sia solo gente rozza, incolta e assolutamente ossessionata dalla conservazione egoistica e amorale della propria proprietà privata; credono che Adam Smith il teorico del liberalismo classico abbia giustificato il possesso della loro roba in qualsiasi modo acquistata o presa. Ben altra cosa è la civiltà francese o germanica. Si sente nell’aria la potenza di un popolo che sa chi è e che cosa vuole e che non deve nascondersi dietro i cadaveri di tempi perduti ormai ridotti polvere.

-          Sergio: Una cosa che dici è giusta, il resto è vomitevole e mi chiedo perché non ti metto le mani addosso. Sì è vero che esiste una civiltà germanica e forse hai ragione. Se c’è una speranza per l’Europa essa ha ragion d’essere solo fra i pesi del grande Nord. Inoltre è vero che noi qui nel Belpaese non abbiamo capi ma gente strana che vive d’espedienti e non mi meraviglia l’estraneità del corpo docenti di questa e delle altre facoltà italiane dalla storia e dalla vita del nostro popolo. Ma su una cosa sbagli. Sbagli tanto. Il sangue. C’è chi è morto e da entrambe le parti.

Lazzaro mette alcune riviste e libri sul tavolo nella scatola, ne guarda uno e due e poi lascia volutamente  fuori “La fine del lavoro”. I due sui  osservano, Sergio muove le mani è  leggermente nervoso e tira fuori da una cartellina una foto in bianco e nero. E’ una foto di Dresda dopo il bombardamento del febbraio del 1945.

-          Lazzaro: Che fai t’interessano i massacri e le rovine, cosa vuoi farmi vedere…

-          Sergio: Nulla che non sai già, questo Belpaese ormai vive fra le rovine che lui stesso ha costruito. Rovine di memorie finite e distorte da narrazioni politiche di fantasia, rovine religiose di popoli italiani privi di trascendenza che vivono solo per la roba e per il qui e ora, rovine di classi dirigenti politiche che cambiano contenitori elettorali riciclandosi a colpi di milioni generosamente donati da privati ricchissimi, multinazionali e società commerciali, minoranze di privilegiati che difendono con espedienti e cavilli legali privilegi feudali, abusi e nepotismo nella pubblica amministrazione e perfino nel privato. Tutta la realtà di questo Belpaese urla che siamo in mezzo alle macerie civili e morali di generazioni che non hanno saputo costruire e fondare. Anzi le rovine del remoto passato, di Dresda, Berlino, Cassino comunicano quasi un senso di sicurezza; era un punto fra un prima e un dopo. Invece qui siamo all’inizio di una caduta non si sa bene verso dove. In questo cadere vedo tutta l’impotenza di chi come me cerca di trovare nel passato i segni di una resurrezione di cose che sono state. La realtà è che questo è un sistema inquinante e distruttivo, un modello consumista e capitalista a crescita infinita in presenza di risorse planetarie  limitate anche se grandi. Siamo arrivati al punto che tutti i dirigenti politici e finanziari  fingono di credere che si possa creare il denaro all’infinito, produrre all’infinito, inquinare all’infinito, distorcere la realtà e dei fatti e la memoria come se il passato fosse una lavagna su cui riscrivere la lezione del giorno ad ogni suono della campanella.

-          Lazzaro: Che dici…Ti accusi. Guarda che noi due non siamo responsabili di nulla. Certo le scelte e le idee personali… Tu fascista delle favole, io il solito rosso che deve lavorare di bassa cucina per far prevalere il diritto sull’abuso.

Ma questa realtà non è la nostra  è qualcosa che ci è piovuta addosso. Chi non ha terre, case, rendite, protettori potenti, pacchetti di voti, cariche politiche, posti di rango e di privilegio nella pubblica amministrazione è assolto da tutto questo. Sbarchi il lunario come fascista immaginario, hai debiti, non hai potuto studiare perché non avevi protettori, soldi, aiuti. Sei assolto e io con te. Chi è responsabile sta in alto, chi si è arricchito sta in alto, chi è vissuto di frodi è altrove, noi siamo assolti davanti agli uomini, alla legge morale e a Dio ammesso che esista e non sia una leggenda per poveri grulli. Assolti, liberi dal male. Intendi! Io e te siamo forse dirigenti di multinazionali, o grandi finanzieri che spostano capitali, giudici di corti internazionali che ad orologeria condanno i dittatori e i despoti che hanno scelto le multinazionali sbagliate per vendere le risorse e la forza lavoro dei loro sudditi-schiavi, generalissimi che schierano superbombardieri e spianano interi popoli, presidentissimi eletti con i soldi delle banche e dei ricchissimi, assolutamente no! Siamo assolti e solo dei malvagi che sono malvagi, degli iniqui che sono iniqui, dei corrotti che sono corrotti, degli empi che sono empi aldilà di ogni possibile spiegazione e giustificazione possono dire il contrario. Io credo che il tuo modo di fare sia sbagliato. Certo. Assolutamente. Ma c’è un nemico che è  oltre ed è non meno ideologico delle dittature del passato ed è questa concentrazione globale di potere economico e finanziario nelle mani di pochissimi che sta devastando il mondo per mire di egemonia globale, di potere, di controllo delle risorse energetiche e della forza lavoro. E così in confidenza, far noi, tu lo sai vero che adesso c’è una guerra in Iraq per il petrolio?





18 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Dewey o l'opera dello straniero


maestro-elementare


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Così colgo l’occasione per una riflessione su un filosofo statunitense che si è occupato di pedagogia a livello alto e inizierò prendendo un citazione dalla voce che lo riguarda presente su  Wikipedia.

John Dewey (Burlington, 20 ottobre 1859New York, 1º giugno 1952) è stato un filosofo e pedagogista statunitense. È stato anche scrittore e professore universitario. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne e sulla delicata questione dell'ingiusta condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti (…)

(…) Per Dewey, una persona per partecipare ad una Democrazia deve avere questi quattro requisiti:

  • alfabetizzazione: secondo l'autore il saper leggere e scrivere poteva fornire le stesse possibilità anche alle classi meno abbienti.
  • competenze culturali e sociali le quali portano ad un maggior interesse per la vita pubblica
  • pensiero indipendente, requisito fondamentale della democrazia che non può vivere con un pensiero unico (indottrinamento)
  • predisposizione a condividere con gli altri

Per questi motivi, l'Educazione ha un ruolo preponderante nella creazione della società democratica.

Il legame fra democrazia e pubblica istruzione è strettissimo. In questi ultimi trent’anni le cose hanno preso una piega diversa da quella auspicata dal filosofo. L’America Statunitense è diventata l’impero economico e militare più grande del mondo, la dimensione economica del sistema capitalista ha divorato il sistema della pubblica istruzione negli USA come in tanta parte del mondo umano, il pensiero unico esiste ma è un culto del Dio-denaro che si maschera da modalità banali e ordinarie del vivere, la natura filantropica e benevola dell’essere umano è travolta da un mondo umano permeato da lotte economiche, religiose, pseudo-ideologiche, para-razziste talvolta sanguinarie e brutali, l’interesse per la vita pubblica non è altruistico ma legato all’egoismo sociale ed economico al punto che la cosa appare talvolta imbarazzante a chi segue la politica per diletto o per professione. Questi mali che son ben presenti nel Belpaese sono condivisi da tanta parte delle genti del  pianeta per il semplice motivo che i processi di globalizzazione hanno uniformato i problemi ma non hanno risolto i gravi mali che affliggono l’umanità e il Pianeta Azzurro al tempo della civiltà industriale. Si è formato l’impero egemone ossia quello USA e alcuni imperi minori ora complici ora rivali del gigante stellato. Tuttavia occorre mettere un trave per distanziare gli ideali di una civiltà che possono essere puri e nobili dalla concreta attività dei potentati finanziari,  politici e militari che esprime e che dà la forma concreta e storicamente viva alla stessa. La differenza fra la dimensione ideale e quella concreta e pragmatica può essere immensa, e il filosofo educatore Dewey rappresenta bene questa distanza fra reale e ideale. Del resto L’Impero USA come lo conosciamo si forma nel febbraio del 1945 a Yalta, con la spartizione del mondo a tre: una pezzo del mondo all’Impero Inglese, una fetta enorme della terre Euroasiatiche a Stalin, e il resto sotto influenza militare, politica ed economica dell’Impero USA. Potenze imperiali quindi, ecco la regola a partire dal 1945. Dopo una tragedia della civiltà Europea  come le due guerre mondiali la cosa era forse inevitabile.  Ora proprio la natura imperiale dei poteri finanziari, spionistici e militari, e in misura minore politici, crea un grave problema al modello di scuola tesa alla democrazia come emerge dalla concezione del filosofo Dewey. Un modello imperiale è sempre aggressivo e deve avere dei dogmi, delle certezze indiscutibili, dei CREDO di ferro da far entrare a forza nella testa della gente. Che sia il culto della bandiera, la lode acritica del proprio stile di vita, la devozione verso lo Stato o l’amore egoistico e chiuso al diverso per le proprie origini, o l’elogio acritico di una qualche ideologia o forma di dominazione culturale o militare che si esercita verso i vinti e i succubi non cambia il senso della cosa. La pubblica istruzione ha difficoltà a trasformarsi in forme di persuasione imperiale in modo più o meno blando. Quindi è ovvio che essa sia trascurata nei bilanci degli Stati Democratici che aspirano a diventare potenze imperiali. La scuola pubblica ha di solito un impatto persuasivo di minor influenza rispetto alla propaganda militare o alla pura e semplice pubblicità commerciale, a meno che non sia tutta dedicata a questo scopo come negli Stati Totalitari del Novecento. In qualche modo l’esigenza di trasmettere conoscenze, saperi, educazione finisce con il salvare la scuola, apre anche nella disgrazia della persuasione che cala dall’alto la possibilità di uno spiraglio di libertà e di libero pensiero in colui che viene educato. Questo miracolo di una sottile striscia di autonomia dell’insegnamento che corre fra esseri umani è una singolarità della trasmissione umana del sapere. Gli esseri umani per natura non ripetono sempre  i loro atti come sembrano fare le api o le formiche ma alterano e differenziano la loro vita e i loro saperi sulla base di letture del mondo umano o naturale e della necessità.  L’evidenza che la ricezione dell’educazione e della formazione tende a  variare da individuo a individuo, da docente a docente, da allievo ad allievo è un segnale dell’autonomia dell’insegnamento rispetto alle esigenze di poteri imperiali o comunque egemoni i quali se retti da soggetti forti e consapevoli tendono a forzare la natura umana inerente alla trasmissione di saperi e dell’educazione.  Per questo anche se gli imperi si dicono oggi aperti al mercato e talvolta perfino democratici, per questo anche se gli eserciti formati da professionisti tecnologici impregnati di buoni sentimenti, per questo anche se la finanza si sforza di darsi una patina di rispettabilità finanziano attività culturali e umanitarie, per questo anche se la pubblicità commerciale si sforza di ostentare decaloghi deontologici è bene avere in somma diffidenza ogni forma d’intromissione nel settore della scuola.

In fondo cosa è la libertà oggi se non il proprio conoscere e determinare se stessi a partire da una riflessione sul mondo umano e naturale che risulterebbe impossibile senza il possesso di strumenti propri per orientarsi fra le mille illusioni, paure, sensazioni, suggestioni di questo tempo. Mi rendo conto  che proprio questa libertà di pensiero può risultare scomoda ed essere rifiutata dai soggetti umani, essere se stessi è fatica; credere ai persuasori imperiali è, invece, molto comodo; tuttavia è proprio il fingere di credere ai miti imperiali per maturare un proprio interesse una cosa comune nel Belpaese e a suo modo è forma di vita e tradizione inconfessata delle minoranze al potere.




13 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: fede e guerra



De Reditu Suo – 2° libro: Dove sei Italia, antica terra gentile?



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Che hai?

-          Lazzaro: Quella gente in cortile mi pare canti qualcosa di diverso sottovoce, una canzone sulla guerra. Pacifismo. Credevo di essere rimasto solo. Fa piacere vedere che non è così. Ti chiedo una cortesia se possibile. Se hai la roba del tuo spettacolino mi piacerebbe dargli un’occhiata. Sono curioso, magari c’è qualcosa che può farmi venire qualche idea.

-          Sergio fa un cenno con la mano, indica che ci metterà cinque minuti. Lazzaro si avvicina alla finestra. La gente dabbasso con il fotografo anarchico canta “Dove vola l’avvoltoio”. Dopo la canzone qualcuno offre da bere e qualcosa da mangiare. Si sentono dei passi. Sergio entra nella stanza con una borsa da idraulico molto grande e uno zaino di rozza tela, come quello dei soldati di sessant’anni fa.

-          Sergio: Ecco qua. Che fortuna. Il Camioncino mio era proprio qui sotto. Dal momento che sei così curioso ti faccio vedere il meglio della ditta. Ma il tavolo va sgombrato.

-          Lazzaro: Subito. Ho una scatola di cartone. Metto tutto dentro.

-          Sergio: Perfetto. Ora scarico le cose. Chissà che cosa potrebbe pensare un poliziotto se vedesse una cosa del genere in una facoltà rossa occupata.

-          Sergio comincia a svuotare zaino e sacco, emergono fotografie incorniciate, un paio di elmetti, due o tre divise, una camicia nera, perfino un busto in bronzo del Duce, e un accendino cinese con la bandiera nazista. Qualche copia dei manifesti della Repubblica Sociale firmati da Boccasile, la bandiera della Repubblica Sociale

-          Lazzaro: Manca nulla?

-          Sergio tira fuori un pc portatile, una mangianastri, cassette audio.

-          Sergio: Ora ci siamo. Il  vecchio e il nuovo. Ho speso una cifra per questo portatile. Ora è bene che mi dia delle gioie. Pensa posso vedere i filmini del Duce e sentire l’audio. Ma spesso mi affido al vecchio mangianastri. Efficace, solido, certo.

-          Lazzaro: Mi ricordi un tipo di scienze politiche che era un moderato  diffidente della tecnologia moderna. Che tipo. Mi hanno detto che è diventato presidente di Quartiere. Pensa come va la vita. Sul serio perché non ti butti sull’elettronica.

-          Sergio: Ma con il mangianastri c’è il fascino dei rumori di fondo. Vuoi mettere. Poi il portatile fa troppo USA. Lo uso con moderazione.

-          Lazzaro: Dai spiega come funziona. Come lavori. Come crei l’immagine. Come convinci il tuo pubblico.

-          Sergio: Per prima cosa l’ambiente. Se permetti vado a collocare i ferri del mestiere. La Bandiera della fede bene in vista. Poi ci sono le foto del Duce e dei dignitari fedeli. Qualche volta metto quella di Hitler. A molti piace ma non a tutti. Va usata con moderazione. Prodotto forte come la cocaina. Eccita troppo il cervello e fa male al cuore. Occorre sfruttare bene lo spazio. La bandiera va posta dove cade  l'occho  del pubblico, le foto e i cimeli a destra e sinistra per chiudere lo spazio dove vado a lavorare di recita. Se posso mi cambio una o due volte basta ci sia un paravento o qualcosa di simile. Se devo riprendere fiato o devo fare una pausa o prendere oggetti o simili metto una registrazione o una musichetta del ventennio ed è fatta. Tutto deve aver tempi stretti.

-          Lazzaro: E il busto del Duce, come va e dove va…

-          Sergio: Su un tavolo, da lavoro possibilmente per dare il senso delle origini virili del Duce, ma un mancanza va bene una scrivania o un tavolaccio con le caprette come se fosse una cosa militare. Basta poco basta un panno ruvido o un paio di mimetiche stracciate. Quello spazio deve rappresentare il potere e l’uomo.

-          Lazzaro: Altro che recita! Mancano i ceri e siamo alla seduta spiritica.

-          Sergio: Ci sono anche i ceri, due o tre a seconda dei casi, possibilmente candele nere o viola. Ma se non ci sono rimedio in qualche modo. Una volta le ho dipinte di verde militare un pessimo odore ma l’effetto c’era. Penombra, busto e candele. Che effetto!

-          Lazzaro: Sei matto e ancor di più chi ti paga.

-           Sergio: Non hai fede politica.

-         Lazzaro: La mia fede politica è razionale, oggettiva, scientifica. Questa è la differenza.

-          Sergio: Mister razionale. Meraviglioso. Mi ricordi certi sindaci di questa penisola che scrivono sui cartelli del proprio Comune: Città Denuclearizzata. Poi a due o tre chilometri di distanza c’è una base NATO o Statunitense, che poi è la stessa cosa,  dove di sicuro c’è di tutto. Fra l’altro ci sono probabilmente  le munizioni a uranio impoverito. E non dirmi che cadi dalle nuvole perché quelli come te sono fissi a protestare contro le basi fra lo sdegno dei partiti di sinistra che vorrebbero mutismo e silenzio per poter tornare al governo senza problemi. Comunque si è visto nel 1999 da dove sono partiti i bombardamenti con le peggio armi, proprio da questa penisola e sotto un governo di Centro-Sinistra. Non c’è ragione nella politica ma interesse e  dominio su uomini e cose. Lo sai meglio di me. Hai studiato, giusto? E poi lo sai in confidenza quante sono nel mondo le basi di coloro che hanno vinto il fascismo a partire dall’Inghilterra e dall’Africa?  

-          Lazzaro: Confesso che non lo so. Ma il tuo tono è irritante e spiacevole. Offensivo.

-          Sergio: Sono almeno 760, almeno un centinaio di queste sono in Italia e di fatto costituiscono una rete di controllo spionistico e militare delle forze della libertà e del libero mercato che va dal centro degli Stati Uniti fino alle propaggini dell’Estremo Oriente. E’ giusto in fondo. Comunisti, arabi, cinesi,terroristi, sindacalisti rossi, femministe, pazzi in libertà, depravati chissà cosa potrebbero fare. Occorre proteggere la libertà di tutti e per farlo ci vuole il pugno di ferro, anzi quello di uranio 238. Sfonda le corazze degli ex carri armati del patto di Varsavia e schiaccia talebani, rivoluzionari, pagliacci che giocano alla sovversione, e ora le milizie irachene.   Con questa nuova guerra che segnerà il dominio dell’Impero delle libertà in Iraq senza dubbio questo numero aumenterà, e  dal momento che il loro teatro di combattimento è l’Oriente e il Mediterraneo è impossibile che rinuncino i popoli liberi al controllo di rotte aeree e di basi militari in questa penisola. Se tu sai molto di politica, filosofia e storia io so qualcosa di armi e forze armate e ti dico che gli eserciti NATO senza basi logistiche stabili, senza depositi di munizioni, pezzi di ricambio e carburanti non possono vincere le guerre. Per vincere non basta uccidere, occorre travolgere la feccia con tonnellate di bombe, stroncare con la potenza distruttiva dei bombardamenti ogni volontà di resistere, ogni desiderio di conservare alla luce del sole le proprie ragioni e la propria civiltà, annientare il passato e imporre il proprio presente. Proprio come hanno fatto all’Italia fascista, disintegrata e spazzata via secondo giustizia e liberalità. Perché fare la civiltà è cosa degna dei forti e non dei deboli.  La guerra e la distruzione dei nemici è l’unica ragione della civiltà e da questi stranieri a Stelle e Strisce c’è solo da imparare. Noi genti del Belpaese siamo in torto, non sappiamo, non abbiamo saputo e non sapremo  ancora per qualche secolo: credere, combattere e morire per la nostra civiltà. Devo dire che se qualcuno oggi  mi chiede dove essa sia non saprei dir nulla.  Gli stranieri, davvero, hanno capito il disegno di Dio. Per questo il loro impero economico-finanziario e la loro civiltà  copre la Terra.




4 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Mistero Sociale



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: Mistero Sociale

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti, agli onorevoli, ai fini esperti di cose patrie&nostrane, al giornalismo più o meno militante. L’impressione che ricavo è che di scuola si parli solo quando fa comodo, quando la situazione politica esige che l’opposizione batta dei colpi sul governo, quando si muovono proteste collegate al  malessere generale, o in caso di riforme contestate siano esse radicali o parziali. Manca a quel che intendo una riflessione giornalistica e in generale dei media sulla scuola in quanto scuola, sul senso di qualcosa che deve, a mio avviso, avere uno statuto separato dal resto delle attività umane. La scuola infatti non crea profitti, è sconsigliabile che sia politicizzata, non punta a indottrinamenti, non è un parcheggio per aspiranti disoccupati, non è uno strumento di compensazione della disoccupazione intellettuale attraverso la creazione di posti di lavoro. La scuola quando è una delle cose che non è si fa carico di compiti e di pesi specifici non suoi. In generale dovrebbe avere quindi una grande abbondanza di fondi, di personale, e una credibilità a tutta prova. In realtà la scuola in un sistema di civiltà industriale, perché la scuola pubblica  e l’alfabetizzazione delle masse  sono  state una necessità della civiltà industriale, è parte del sistema di riproduzione della società umana. La scuola assolve più o meno bene a una necessità che è quella d’istruire e di formare. Questi compiti prima della civiltà industriale erano affidati alle famiglie d’origine o ai precettori o ai sacerdoti, e nel caso della formazione superiore alle Università Medioevali o alle scuole filosofiche. Quando la civiltà industriale ha travolto l’Antico Regime e disgregato le forme arcaiche e medioevali del vivere e del riprodursi della società umana e delle sue strutture giuridiche e sociali si è reso necessario da parte dei governi  Europei e poi del mondo intero creare una scuola pubblica; o provare almeno a costruirla. Quindi non una stranezza o un ente sociale di carattere previdenziale ma una concreta esigenza della civiltà industriale. Ciò che prima poteva essere ben fatto dalla Famiglia, dalla Chiesa, dalla Tradizione Contadina o Corporativa era diventato nel giro di un solo secolo inadeguato. La Civiltà industriale  necessita di competenze di cultura generale, alfabetizzazione, di calcolo che devono essere impartite da una struttura a parte, pubblica possibilmente in modo da avvicinare masse di cittadini e sudditi allo Stato Nazionale e alle sue Istituzioni. 

Oggi proprio l’entità collettiva e istituzionale promotrice della scuola pubblica ossia lo stato Nazionale è stato ferito con crudeltà dai processi economici di globalizzazione e di trasformazione in merce e in prodotti finanziari dei diversi aspetti della vita civile e sociale dei popoli e delle civiltà umane. Il potere reale, oggettivo, concreto è passato di mano. I re, i Principi, i Presidentissimi, gli Onorevoli, i demagoghi più o meno ispirati da Dio hanno lasciato in mano dei finanzieri e dei banchieri la maggior parte della loro capacità di dominio e controllo sull’umanità e sulle risorse del pianeta. Chi controlla il sistema di Banca Centrale che emette la moneta per conto degli Stati a vocazione imperiale o di "conglomerati bituminosi" di Stati come l’Unione Europea quello è il potere assoluto, vero, concreto, integro. Fa eccezione in questo panorama la Cina che ha un modello di controllo politico sulla moneta legato alle strutture politiche e ai vertici del Partito Comunista Cinese. Comunque sia il Modello Cinese e il Modello Atlantico condividono la loro dimensione di esser manovrati da parte di una minoranza ristrettissima della popolazione, in realtà proprio l’aspetto finanziario del potere è quello meno permeabile alle inchieste giornalistiche e a un dibattito aperto. Del resto dietro i giornali e le televisioni ci sono gli editori e gli editori senza le banche che finanziano le loro società semplicemente non esistono, e le banche non  potrebbero far quello che fanno se non ci fosse il meccanismo di Banca Centrale che crea moneta. Pertanto è improbabile che un giornalista possa prendersi la libertà di dar addosso al sistema finanziario e alle banche, sarebbe come chiedere la rovina del giornale e dell’editore che si vedrebbe nell’ora del bisogno sbattere le porte in faccia quando chiede dei prestiti. Cosa vuole quindi questo potere che controlla tutti i poteri? Di sicuro vuole espandere le possibilità di profitto e la privatizzazione della vita perché un sistema tutto trasformato in merce non solo crea profitto per i pochissimi, che sono ricchissimi e felicissimi e hanno i capitali ben investiti, ma crea una possibilità grandiosa di dominio per la grande finanza. Si tratta di controllare la società umana trasformandola in un grande mercato. Il mercato ha sempre bisogno di prestiti e di far profitti da collocare in nuovi affari e la Banca Centrale controllando l’emissione del denaro controlla di fatto i prestiti e di conseguenza controlla in realtà il mercato e quindi controlla la vita degli esseri umani. Una scuola calunniata, impoverita, privatizzata è utile a chi punta a scindere i destini di minoranze di ricchissimi e felicissimi e dei loro esperti e funzionari da quelli di masse enormi di popolazione impoverita, con lavori precari, con difficoltà sociali e psicologiche. Ma a fronte di questa scissione dove chi ha la ricchezza agisce in nome di un egoismo potente e assoluto emerge come strumento di dominio e controllo il denaro e il suo dominio pseudo-religioso. La scuola di tutti che ha assolto il compito di legare ciò che era diviso per origine e prospettive ora sembra un peso a queste piccolissime minoranze di potenti irresponsabili e a quanto pare dissoluti e bellicisti con il sangue altrui o di poveracci prezzolati un tanto a massacro. In realtà il sistema capitalista non premia tanto la borghesia, oggi ombra di se stessa, quanto ristrette minoranze di miliardari, esperti di rango, divi di livello globale, mediatori dei grandi affari internazionali, superburocrati, amministratori delegati di multinazionali. Queste piccole minoranze intendono conservare il sistema di privilegio che premia la loro posizione sociale e la scuola in quanto forma necessaria della riproduzione della civiltà umana è un oggetto, come tante altre entità, della manipolazione di queste caste al potere.  La scuola presenta però una non dichiarata forma di resistenza alla manipolazione pubblicitaria e propagandistica sia essa di natura commerciale o demagogica o peggio politica. Tale resistenza inconsapevole è data dal conferire strumenti, spesso infimi, allo studente di orientarsi dentro l’oscuro labirinto della realtà e delle illusioni di questo mondo umano; questo avviene con la lettura, il ragionamento, il calcolo, la scrittura, e la messa in discussione delle sue capacità nelle prove scritte e orali, l’apprendere insieme ad altri, l’osservare delle regole comuni. Lo studio offre ai più strumenti poveri ma pur sempre strumenti per iniziare un percorso di conoscenza e di auto-orientamento personale, che di certo non può esaurirsi con la scuola ma presume comunque l’acquisizione di saperi e formazione di base di carattere scolastico. Questo non piace, al nuovo potere; non interessano enti estranei alle, loro logiche e quasi per un gusto predatorio devono agganciare in qualche modo la scuola, avvicinarsi al luogo della formazione. La scuola è quindi un mistero sociale. Una sorta di figlia nobile e filantropica della rivoluzione industriale nonostante ristrettezze, errori, autoritarismi, pressioni subite da ogni direzione. Da qui il desiderio dei pochissimi di metterla sotto tutela.

IANA per Futuro Ieri




14 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario


Le Tavole delle colpe di Madduwatta. Libro Secondo

Libro secondo

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro si prende una pausa, Sergio  osserva attento i suoi movimenti, le mani, il libro con il biglietto, il movimento degli occhi.

-          Lazzaro: Forza. Parli di forza. Ma quale? Guarda questo Belpaese per ciò che è davvero. Una pletora di anziani terrorizzati dall’idea di perdere la pensione, di finti docenti, di falsi profeti della politica, di apprendisti stregoni che vivono di pubbliche relazioni e di politica professionale. Tutti quanti campano al di sopra della realtà e dei propri mezzi grazie alle loro frodi, ai loro inganni, alle loro mistificazioni. No il potere è nelle mani della grande finanza, delle pochissime famiglie di miliardari in euro, dei generali stranieri che sono in relazione con i complessi militar-industriali dei loro imperi di riferimento, dei grandi burocrati, dei livelli alti della politica e della diplomazia. Questi sono i forti. Ceti sociali o se si vuole caste formate da minoranze piccolissime che sono al potere o ne controllano delle frazioni. Un messia politico che trascina il popolo dalla sua o è espressione di questi poteri oppure è morto o carcerato prima ancora d’iniziare. No non c’è nessun Messia o Redentore sul piano politico ed economico. C’è solo lo squallore di un mondo senescente pieno di paure e terrorizzato dall’idea di perdere quel poco che ha strappato con la frode, il lavoro, la disonestà alla malvagità del mondo e all’iniquo sistema sociale della Repubblica. La forza dell’Italia. Ma quale? Quella dei migranti poveri che lavorano per pochi euro l’ora, dei nuovi poveri, di quelli che s’arrangiano, delle famiglie con madre e padre con lavori saltuari e precari e le famiglie d’origine dissolte. Ma di che si parla? Oggi un turbine di anziani terrorizzati brama solo ed esclusivamente di divorare le residuali risorse pensionistiche e sociali con ingordigia ed egoismo ignoti a tutta la storia precedente di queste nostre sfortunate genti d’Italia. Mai è capitato che l’egoismo sociale degli anziani si sviluppasse al punto di determinare politiche così miopi, distruttive, disgregatrici della solidarietà fra generazioni. E’ evidente anche a un cretino che se intere generazioni svolgono lavori malpagati e saltuari non potranno dare i contributi pensionistici ad una massa di anziani bisognosi di cure sanitarie costose, di supporto sociale, di sussidi e ovviamente di pensioni. Quanto può dare un precario della Scuola, un assunto dal Comune per tre mesi, un  migrante che lavora in nero e senza permesso di soggiorno, un disoccupato  o uno sbandato.  Il disinteresse per noi, per coloro che vogliono insegnare, educare, costruire un Belpaese meno osceno, irreligioso, empio corrotto, degenerato ha una dimensione suicida. Forse c’è una pulsione di morte in Italia, una spinta interna che sta puntando alla dissoluzione dello Stato e alla rovina estrema del nostro popolo.

-          Sergio: Credi nelle stelle? Non è una presa in giro… Vedi io credo che sia vero che questo è un tempo di passaggio fra ere, fra modi d’essere umani qui nel pianeta azzurro.

-          Lazzaro: Cosa cerchi di dire? Sei uno di quelli che va dietro  la New Age e la teoria che stiamo entrando nell’Età dell’Acquario. Sei fuori di testa fino a questo punto?

-          Sergio: No. Credo in ciò che è reale e il reale muta, degenera, rinasce, si scompone  e ricompone per azione dell’uomo e della natura. Se sia una nuova Era che apre le porte a una nuova forma d’esistere della razza umana non lo so, e non lo posso sapere. Ma è evidente che i forti possono sopravvivere al male e  non c’è solo la forza del soldato o del poliziotto che si basa sulle armi. C’è l’intelligenza di chi conosce i fatti e sa cosa sia reale e cosa sia illusione, c’è la forza di chi ha fede e prega, la forza di chi vuol costruire e non distruggere. Forse alcuni nemici sono comuni. Ma tu dai un forte valore sociale e di ceto a quel che è una natura morale e antropologica. Ci sono umani che sono malvagi e nascono malvagi e vanno in alcuni momenti del corso storico messi in condizione di non nuocere con tutti i mezzi. Ordinariamente la loro funzione è di distruggere i deboli annientando e razziando le risorse economiche e disgregando la solidarietà fra simili per aumentare il caos, la paura, il disordine, la follia. Quando la misura è colma arriva poi la purificazione necessaria, legittima, santa. Quel che rimane una volta purificato è più forte, più saldo, più elevato. Il salto spirituale e antropologico di chi studia magia e astronomia è una realtà naturale, un fatto quotidiano, privato che ha una sua dimensione collettiva e perfino ecologica. Cambia la natura distruggendo le mutazioni naturali o indotte incapaci di relazionarsi al meccanismo complesso della vita sul pianeta azzurro; così è per gli esseri umani. Il meccanismo sociale e civile del capitalismo di questo terzo millennio è fatto per stroncare ogni forma di vita singola o associata che si riveli incapace di relazionarsi ad esso. E’ una macchina artificiale  che completa e rafforza il meccanismo di selezione naturale. Forse è più della natura è un nuovo Dio creato però dagli esseri umani per gli esseri umani. Per me è il segno che è possibile mutare con la forza la natura dell’umanità e dare ad essa una forma, un segno, una vita ordinata secondo una volontà dominate impersonale in grado di muovere forze collettive.

-          Lazzaro: Incredibile! Astrologia, New Age e Darwinismo sociale tutto mischiato assieme. Forse abbiamo dei nemici comuni, ma la confusione è tanta in questa stanza. Di tutti i fascisti che ho ascoltato finora tu sei il più strano, il più originale.



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