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24 giugno 2018

Ricetta precaria n. 37

Ricetta precaria

37   Numero primo

                                                   Pasta governativa alla moda mediatica dell’anno 2018

 

Quante volte ho corretto i compiti delle mie classi col sottofondo musicale delle opere dell’inclito e mirabile maestro di musica barocca Federico Maria Sardelli. Quante volte i suoi virtuosismi hanno accompagnato il mio pennino che vergava di rosso le maldestre e improvvisate risposte storiche e filosofiche dei miei discenti. I quali me li ritrovo schierati alla maturità, e dovrò pure fare il membro interno, per l’esame definitivo e conclusivo. La disavventura del virtuoso della musica barocca è del giugno 2018 con i social media, da cui è stato censurato in modo sinceramente opinabile, per la precisione Facebook. La questione ruota  intorno alla questione tutta politica della sua analisi intorno a dei B***ei di sinistra che hanno votato a favore del governo Salvamaio. Certo che è difficile di questi tempi tenere la bocca chiusa e la penna o la tastiera in catene, alla fine qualcosa capita di scrivere o di dire e suona male la censura mediatica in questo caso almeno. Quindi un pensiero ossequioso alle profonde riflessioni del maestro, che non condivido del tutto e lui rimane comunque bannato, e passo alla ricetta in questione.

Una bel piatto di pasta governativa.

Per prima cosa pasta tipo paglia  e fieno dai  colori governativi  giallo e  verde

Ingredienti per il sugo

1 cucchiaio e mezzo, ma anche due, di sugo alla bolognese avanzato e comprato al supermercato

1 cucchiaio di banale passata di pomodoro

Mezza cipolla tagliata fine - così se vi va potete piangere-

Sette olive di vario tipo tagliate, 2 foglie di basilico. 1 cucchiaio di olio piccante.

Questi ingredienti poneteli assieme in una padella per fare il sugo, assicurandovi d’ammorbidire la cipolla

A parte ponete  parmigiano grattugiato e cinque pomodorini freschi tagliati fine che unirete al sugo quando sarà già cotto e  pronto.

Unite parmigiano e pomodorini al sugo ormai pronto e poi unite il tutto con la pasta paglia e fieno appena scolata. Ne uscirà una cosa dal sapore forte mitigata dal fresco del pomodorino. Tipica ricetta estiva.

A chi piace ci sta bene assieme  il vino bianco freddo.




16 settembre 2015

Pubblicazione di tre allegorie editate su queste pagine

Tempo fa su queste pagine furono pubblicate L’Allegoria della Seconda Repubblica, Bananìa e Bananìa alla corte dell’imperatrice di Atlantide.  Tre racconti che furono parte di una raccolta di scritti pubblicati su questo blog. Si tratta di tre allegorie di carattere fantastico e a tratti fantascientifico che intesero allora e intendono oggi delineare le inquietudini di questo presente segnato dalle nuove trasformazioni della terza rivoluzione industriale che portano a un futuro carico di poche speranze e di molte paure e denso di trasformazioni rilevantissime. Si è trattato di scrivere qualcosa di significativo lasciando libero il campo dei dati di cronaca e dell’analisi degli esperti e, al contrario, occupando quello dell’immaginario collettivo in materia di fantasy e di fantascienza e della provocazione favolistica. L’intento è quello di raccontare questo mondo contemporaneo inquieto, mutevole e pericolosissimo per mezzo di favole e parabole.
Oggi è possibile acquistarle nei vari formati: epub, cartaceo, pdf.
Quindi i 25 lettori oggi se vogliono possono contribuire anche con i denari alla fatica quotidiana di chi scrive.

http://store.streetlib.com/tre-allegorie-sulla-seconda-repubblica

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12 novembre 2013

Intervento in un discorso sul fumetto nostrano e la politica

Intervengo su una questione sollecitata dagli amici, in particolare Franco Allegri mi ha chiesto un parere sui reportage a FUMETTI che fuori dall'Italia hanno un loro proprio spazio politico e di denuncia sociale.
In misura minore in Italia e in misura maggiore in altri paesi il fumetto è un veicolo di reportage a sfondo sociale e di cronaca e anche di politica. I lettori de "l'Internazionale" spesso trovano i reportage a fumetti, di solito forestieri, nelle pagine interne della rivista, non è un caso. Il fumetto impegnato non è la satira all'italiana spesso legata a questo o a quel partito e quindi avvolta nell'ideologia o nell'interesse di parte in modo esplicito e dichiarato e senza concreti approfondimenti e spesso con   canovacci surreali o grotteschi.  Il fumetto è un media della civiltà industriale al pari del cinema o della televisione. Esso si presta bene all'uso della denuncia sociale e politica perchè ha costi di produzione e di realizzazione inferiori a quelli del cinema o della televisione dove, tanto per dirne una, occorre affittare i teatri di posa e spendere soldi per gli specialisti.
Il fumetto ha i suoi costi, ovviamente e le sue regole di produzione e distribuzione. Tuttavia è possibile per case editrici di fumetti spesso poco note al vasto pubblico presentare anche in Italia fumetti impegnati politicamente. Un esempio del genere è dato dalle Edizioni "Il Becco Giallo".
 (http://main.beccogiallo.net/)  Segnalo inoltre un libro che spiega bene i limiti dell'esperienza nostrana e i punti di forza dei pioneri del fumetto-reportage in Italia : "Federico Vergari, Politicomics, Raccontare e fare politica attraverso i fumetti, Tunuè, 2008, Cisterna di Latina."




16 gennaio 2012

Uno scritto filosofico-sociale su questo tempo

Con la gentile concessione di Carlo Gambescia pubblico questo scritto filosofico di Stefano Boninsegni. Uno scritto che descrive la società odierna formata dai processi di terza rivoluzione industriale come una giungla popolata da esseri umani tendenzialmente soli con legami sociali ridotti o di natura mercantile.

http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2012/01/lamico-stefano-bonisegni-in-questo-bel.html

enerdì, gennaio 06, 2012



L' amico Stefano Boninsegni (*), nel bel post di oggi, ci ricorda due cose fondamentali: in primo luogo, che bisogna sempre distinguere tra necessaria difesa dell’individuo e sciocca celebrazione dell’individualismo;in secondo luogo, che l’individualismo come avversione verso l’esistenza di qualsiasi forma di società intermedia tra individuo e Stato, mina le radici stesse della socialità umana. Insomma, un “ripassino” niente male.
Buona lettura. (C.G.)
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Società senza socialità
di Stefano Boninsegni

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Secondo il “reazionario” Joseph de Maistre, l'attacco alla religione e l'individualismo dei Lumi avrebbero distrutto la socialità, che l'autore francese considerava sacra e proponeva di porla sotto comando divino (si veda S. Holmes, Anatomia dell'antiliberalismo, 1995 ). Al di là delle argomentazioni, spesso ingenue, usate da Joseph de Maistre, non vi è dubbio che oggi gli uomini vivono in società sempre più atomizzate, dove la socialità è un bene sempre più scarso.
Un musicista intervistato da Giordano Casiraghi nel suo Anni 70 (2005) afferma : “se negli anni 70 parlavi di politica in un ristorante, vi era la probabilità che quelli del tavolo accanto interferissero. Oggi sarebbe inconcepibile”
Manca cioè un clima di socialità che lo renda possibile. Significativamente, sempre di più le Amministrazioni locali sono impegnate nel recupero di antiche feste, sagre ecc. Lo scopo è il recupero delle identità culturali, ma più profondamente vi è l'intento di creare socialità.
Diversa la situazione nella passata società industriale. Essa ha generato, secondo le varie fasi, una pluralità di forme di socialità che hanno svolto la funzione di sostituire i legami della società agricola, arginando l'azione socialmente dissolvente del capitalismo. Il che non toglie che in essa si siano sviluppati fenomeni di solitudine metropolitana, sulla quale tanto si è scritto e riflettuto. L'alienazione capitalista ha progredito inesorabilmente per restituire l'attuale società, spesso definita come la società dell'estraneità reciproca
Diffuso, tuttavia, fra chi ne ha l'età, il rimpianto di quando nel quartiere ci si conosceva tutti, i negozi erano luogo di conversazione e conoscenza, in un clima di disponibilità reciproca. Se una famiglia nel periodo festivo, ad esempio, incontrava in un camping un' altra famiglia che abitava nello stesso quartiere, scattava una sorta di obbligo sociale di frequentarsi. In questo caso valeva un senso di appartenenza ad un territorio. Se un comunista si imbatteva in un altro comunista, la socializzazione era garantita dal senso di appartenenza ad un popolo altro (la diversità comunista) Per quanto riguarda poi, nello specifico, gli anni Settanta, al di là del duro scontro politico che li contrassegnò, rappresentarono un festival di socialità giovanile : a fianco del quartiere che resisteva come fonte di socialità, l'ampia minoranza di giovani che si rivoltò, recuperò le piazze come luogo di incontro e socializzazione. Vi erano piazze per militanti “puri”, nonché piazze per aspiranti freaks Per inciso, sarà da questa componente che scatterà un rifiuto di una militanza repressiva e saranno avanzate istanze tutt'altro che trascurabili all'interno del processo culturale che culminerà nell'individualismo del decennio successivo
Con questo, anticipando la nostre conclusioni, vogliamo sostenere che non vi è una vera socialità in mancanza di un senso di appartenenza.
Secondo Dahrendorf ( Il conflitto sociale nella modernità , 1992 ) ciò che ha garantito socialità e solidarietà nella passata società industriale, va ricercato nel conflitto di classe. Esso ha creato solidarietà profonde nel mondo del lavoro e, direttamente e indirettamente, ha ispirato grandi aggregazioni popolari, che paradossalmente hanno costituito quella coesione sociale necessaria al capitalismo.
Ma è proprio alla fine degli anni Settanta, distinti dalla fine del movimento operaio e dell'idea socialista, che rapidamente si passa da un'atmosfera solidarista ad una mentalità individualista. E' in questa fase che si teorizza la “fine delle ideologie”, espressione mistificante nella misura in cui una soltanto ne resta in posizione egemonica, ovvero quella liberale. Il “pensiero debole”, dalla sua, teorizza che con la fine dell'ultima metafisica, il marxismo, gli uomini sono liberati dall'ossessione di ingegnarsi ad elaborare utopie. Ma la “vera” teorica di questa transizione è la stessa Signora Thatcher: allieva di Ayn Rand, era solita sostenere che “ la società non esiste, ma solo gli individui”. Per inciso, l'individualismo di ritorno, di cui ella celebra i fasti, è in realtà un individualismo malato di narcisismo, edonismo, lontano dagli ideali della scrittrice russa.
In ogni caso, la mentalità individualista che si afferma dalla fine degli anni Settanta, dissolve ogni senso di appartenenza, e con questi, inesorabilmente e tangibilmente, la socialità, fino al punto di inquietare, come abbiamo visto, le stesse “istituzioni”, perché una società che perde la sua socialità è sempre sull'orlo dell'implosione.
Questo processo ha avuto varie interpretazioni. Pietro Barcellona, che ha studiato profondamente il legame sociale ha scritto : “Ciò che è cambiato non è facilmente coglibile astrattamente, e ci costringe ad affrontare il problema della rilevanza fondativa delle pratiche sociali.E' cambiata, infatti, anzitutto quella che si direbbe la Stimmung ; il senso comune, l'immaginario. La direzione di marcia, il senso della vita, ( appunto la Stimmung del tempo ) : il tempo in cui viviamo ha un altro “senso”. E' penetrata sempre più nel senso comune una “visione singolarizzata” della nostra vita. L'immagine con la quale strutturiamo il mondo non è più “espressiva” del rapporto con l'altro” ( L'individuo sociale ,1996 ).
Alain Laurent ha avanzato un' ipotesi interessante : anche se sul piano culturale ( nel senso lato del termine ) prevalevano visioni anti-individualiste, nella vita concreta gli individui progressivamente adottavano modelli consumisti e individualisti. Ad un certo punto esplode inevitabilmente la contraddizione ( Storia dell'individualismo,1994)
Marco Revelli, che ha definito il passaggio del solidarismo degli anni Settanta all'individualismo degli Ottanta come il passaggio dall'identità collettive all'individualismo del consumismo di massa, ha il merito di aver posto fortemente l'accento sull'erosione della socialità. In passato il docente piemontese ha intravisto nel Terzo settore un possibile veicolo di socialità. In realtà, rischio che lo stesso Revelli aveva preventivato, quest'ultimo si è ridotto alle cosiddette cooperative sociali, a cui gli enti pubblici appaltano varie funzioni a scopo di risparmio. Del resto - così teorizza Revelli - "la socialità bisogna volerla o non sarà" ( La sinistra sociale, 1997 )
Ma la socialità non si può volere. Essa, date certe condizioni, sgorga spontaneamente.
Gli uomini occidentali contemporanei, al momento, come ha spiegato Lasch, sono condannati ad un “io minimo”, schiacciato sulle proprie strategie difensive, in una società colta come una giungla. ( L'io minimo, 1985 ).
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Stefano Boninsegni
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(*) Storico delle idee sociali. Si è occupato di Sorel e del sindacalismo rivoluzionario. Ha scritto saggi di argomento sociologico e filosofico sul movimento operaio, l’individualismo di massa e la crisi del legame sociale. Tra le sue opere ricordiamo in particolare New Economy (2003 ) e l'importante libro-intervista a Giano Accame e Costanzo Preve, Dove va la Destra? - Dove va la Sinistra? (2004), volumi pubblicati dalle Edizioni Settimo Sigillo.
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Copyright © 2012 - all rights reserved. Tutti i diritti sono riservati. Per richiedere la riproduzione del post scrivere all'indirizzo e-mail: carlo.gambescia@gmail.com.





15 settembre 2011

Schiavi di tutti

Schiavi di tutti, padroni di nulla Oggi un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri nei paesi sedicenti ricchi e in Europa è malato di illusioni e idiozie che nascono dalla cattiva esposizione quotidiana alla pubblicità commerciale e alla propaganda di guerra e politica. Le illusioni che narrano la vita meravigliosa di gente ricca, soddisfatta, abbiente, con oggetti e beni di consumo meravigliosi è ripetuta con ossessiva intensità propagandistica migliaia di volte alla settimana attraverso film, spettacoli televisivi, pubblicità, spot televisivi, pagine e pagine di pubblicità sulle riviste di moda e sui settimanali e quotidiani d’informazione. Un ceto medio-basso è frustrato e infelice perché per decenni la felicità e il rispetto in Italia come altrove sono passati attraverso esibizione di beni e di disponibilità di denaro per consumi e piaceri offerti con relativa abbondanza e questa presa del rispetto di sé e della felicità attraverso la merce è sempre più difficile. Il mondo si è fatto piccino e nuovi imperi stanno sorgendo e competono con la vecchia Europa e l’Impero Anglo-Americano per il controllo di beni, risorse naturali, fonti energetiche, masse di consumatori e di umani disposti a lavorare per pochi soldi e perfino di governi fantoccio piazzati in punti strategici del globo. Si apre una feroce lotta competitiva e aggressiva per il diritto alla presa del potere da parte di minoranze e di caste al potere nei paesi a vocazione imperiale, ed è la paura reciproca e la consapevolezza delle conseguenze di una grande guerra fuori da ogni limite e controllo che finora ha preservato l’umanità inquieta da una catastrofe. Ma in tanti fra banchieri, finanzieri, miliardari, presidentissimi, despoti e tiranni tendono da anni una corda tesa sospesa fra un mondo di consumi e produzione sempre più fragile e l’abisso di nuovi conflitti e di grandi sciagure, intanto mentre prosegue questa lotta silenziosa milioni di umani in Europa e in Italia sono persi dietro le illusioni di una finto mondo di consumo e abbondanza e stanno perdendo il senso della realtà. L’informazione che parte dalla televisione, la cattiva informazione, il servilismo e la volgarità di tanti spettacoli televisivi creano qualcosa che è una grande illusione collettiva, allucinazione che finisce con inquinare la vita di milioni di umani, disturbare la lettura della loro quotidianità, far credere a possibilità solo ipotetiche o immaginarie come una vincita alla lotteria o un lavoro da dirigente strapagato ottenuto chissà come. Le illusioni e le finte prospettive che si formano nella mente di milioni di esseri umani li trasformano in padroni di nulla e schiavi di tutti perché perdono il loro rapporto con questa realtà, con l’evidenza dei fatti e con la concretezza dei loro limiti. Si trasformano in esseri manipolabili e condizionabili con grande facilità, diventano umani che possono essere tratti in errore da una menzogna ripetuta decine di volte o dalla distorsione dei fatti concreti data dalle forme presenti della propaganda di guerra e dalla pubblicità. Ripetere migliaia di volte che esiste un pericolo islamico e terrorista crea davvero nella mente di milioni di umani l’dea del pericolo islamico, quando un concetto del genere si è fissato nella testa è quasi impossibile disinnescarlo, se per decine di migliaia di volte si ripete con la pubblicità e gli esempi di film e telefilm che il telefonino è indispensabile allora il telefonino diventerà indispensabile, un bene che serve e se non si ha si è tagliati fuori da una parte notevole dei rapporti sociali e di lavoro, se il modello di partecipazione politica d’impronta liberale fondato su singoli personaggi, fondazione di circoli, raccolta di fondi elettorali e comitati diventa il modello dominante e quello che viene sempre e comunque esaltato dai media, proposto e riproposto sarà difficile per la maggior parte della popolazione pensare a una partecipazione alla vita democratica diversa da quella proposta nel modello. Questi sono tre esempi banali di come l’essere umano sia animale politico che vive in comunità di simili e sia egli piuttosto portato a farsi manipolare lasciarsi sottomettere da modelli di comportamento, organizzazioni politiche e sociali, forme autoritarie di produzione e consumo. Gli umani di oggi devono liberarsi da se stessi e dal proprio quieto riposare nelle illusioni e nei deliri di un sistema di comunicazione e informazione espressione della pubblicità e della propaganda apertamente falso e infarcito di semplificazioni e pericolose illusioni. Il denaro seppur mezzo potente in questo sistema industriale e capitalista non è un Dio o un profeta, è un meccanismo di dominio e controllo, non è una creatura intelligente e chi cerca di trovare nel Dio-denaro e Dio-mercato si trova ad affidarsi a un meccanismo manipolato da umani senza scrupoli, da caste, da minoranze di miliardari. Il problema è che l’essere umano immette in questo nuovo Dio se stesso, ne fa un folle idolo che si moltiplica, che chiede fedeltà, che impone una credenza forte nei suoi miracoli e nella sua gloria data dalla compartecipazione o dalla partecipazione al consumo di beni e servizi di lusso destinati alle minoranze di privilegiati e di dominanti. Proprio i ceti medio-bassi sono quelli maggiormente colpiti da questa grande adorazione paganeggiante perché la loro quotidianità segnata spesso da rinunce e da sogni di consumo infranti esige una compensazione in qualche grande illusione, in qualche desiderio di rivalsa, di elevazione sociale. Questo mito del denaro qui in Europa va sgonfiato perché esso sta diventando non più legittima ambizione ma segno di follia, distorsione della realtà, accumulo di frustrazioni e di paure; un meccanismo di potere non può trasformarsi in Dio, le sue illusioni non possono diventare verità di fede, la sua pubblicità relativa ai consumi non può corrodere l’esistenza umana. Le illusioni e le allucinazioni sociali non possono essere usate per creare consenso perché questo fatto scatena in milioni di umani odio e paura e queste pulsioni prima o poi trovano sfogo in forme poco piacevoli o in fenomeni isolati o di massa di devianza criminale o di violenza sociale, di alienazione e infelicità. Questo sistema del Dio-denaro si basa sull’infelicità e sul bisogno di compensarla con masse crescenti di denaro e consumi di lusso che il privato può manipolare o consumare, esso serve a mantenere e mandar avanti il sistema di civiltà industriale capitalista e a confermare determinate gerarchie e un certo ordine del mondo. La questione del consenso di milioni di appartenenti ai ceti medi è importante per il sistema, ma se fosse difficile da mantenere non ci sarebbe da parte delle minoranze al potere, cosa che sta già avvenendo, alcuno scrupolo nell’impoverire milioni di appartenenti ai ceti medi e medio-bassi. Oggi che l’impoverimento e la conseguente espulsione dal meraviglioso mondo dei consumi e dei beni di lusso colpisce milioni di ex appartenenti al ceto medio in Europa e nell’Impero Anglo-Americano per la salute mentale collettiva è bene che in tanti si ripiglino la propria capacità di discernere il bene dal male, la follia dalla lucidità, le illusioni e le allucinazioni pubblicitarie dal dato concreto dei fatti. Un mondo umano che ha creduto, sulla base di queste pazzie già denotate, ad una crescita infinita della produzione di capitali e di beni in presenza di risorse planetarie limitate deve oggi ricredersi amaramente. Senza un balzo tecnologico e creativo incredibile per questi tempi non si può dare ai sei miliardi di esseri umani del pianeta lo stesso livello di beni e servizi di un cittadino europeo e men che mai di uno statunitense. Si apre davanti a questo mondo umano una più che probabile decrescita che s’annuncia piuttosto dura e nello stesso tempo crescono i pericoli per una diffusione e proliferazione dei nuovi conflitti che hanno per oggetto le risorse che servono a tenere alto il tenore di vita di una piccola minoranza interna ad una minoranza della popolazione umana.




5 agosto 2011

SENATO E CAMERA CHIUSI PER BAGORDI

Chiusi per bagordi. Ecco, questo potrebbe essere il cartello che Senato della Repubblica e Camera dei Deputati appongono oggi sui portoni di ingresso.

Mentre il Paese sprofonda in una crisi che ci sta portando dritti sul baratro del fallimento che vide vittime gli argentini qualche anno fa (persero quasi tutti i risparmi faticosamente messi da parte e stoltamente affidati agli investitori bancari), Lorsignori fino a metà settembre devono andare in gita con lo Yacht, soggiornare cinque stelle lusso in qualche località esclusiva, oppure fare qualche viaggetto estero con l’ostrica (tesserino) che li esenta dal pagare il normale biglietto.

Se fino a qualche tempo fa, chi denunciava queste cose, nel migliore dei casi, era tacciato come populista, oggi tutti gli inverecondi privilegi della Casta – sia politici che dirigenti che gli frulla d’intorno – è finalmente sotto gli occhi di tutti e ammessa da tutti gli organi di informazione.

E’ già un grosso passo avanti per la nostra democrazia di stampo borbonico.

Sapere che un Parlamentare paga due palanche per mangiare alla bouvette servito in guanti bianchi o che ha la palestra gratis per digerire quanto divorato, fa venire il voltastomaco.

Dunque il problema non è ridurre il numero dei Parlamentari, un’emerita ca**ata, ma ridurre drasticamente i loro benefits e le loro indennità! Lasciando il trattamento regale di oggi a questi mantenuti e riducendo solo la loro cerchia, noi spenderemmo esattamente quanto conservando l’attuale ampia rappresentanza ma sottoposta ad una forte cura dimagrante.

Stiamo aprendo gli occhi su una realtà che qualcuno vedeva ma molti facevano finta di non vedere. Oggi che la baracca crolla, anche quest’ultimi perdono la pazienza.

Com’è possibile che il premier inglese (destra) si rechi in ufficio la mattina in bicicletta, oppure il primo ministro svedese (sinistra) sia un abituale fruitore della metropolitana, oppure ancora la cancelliera tedesca abiti in un normalissimo appartamento presidiato al portone solo da due guardie? Da noi anche il più pezzente sottosegretario si sposta in auto blu con tanto di autista, vive in attico e la strada dove abita è interdetta al parcheggio. O che dire di un parrucchiere di cotante chiome che, a loro esclusivo servizio, guadagna più di un manager. Per tacere, infine, dei vergognosi conflitti di interessi, da quello macroscopico di Berlusconi a quelli della lobby degli avvocati senatori/deputati, e di recente anche quello emergente delle zo**ole in politica.

Com’è possibile che in molti Pese europei l’indennità per i Parlamentari è agganciata al reddito nazionale pro-capite e i contributi previdenziali sono soltanto quelli che il tizio avrebbe maturato col suo abituale lavoro e niente più? Mentre da noi anche uno sfigato assessore o consigliere regionale si becca il vitalizio!

Come non indignarsi di fronte al comunicato dell’altro giorno del Quirinale che, all’accusa di avere trenta auto a disposizione del Presidente della Repubblica, risponde che sono “solo” tre... “solo” tre??? E perché una non bastava?????? Roba da matti, non hanno neanche più un briciolo di senso del pudore.

Com’è possibile che per anni, decenni, abbiamo accettato queste cose che ci umiliavano come cittadini e come popolo?

E come dare torno al mensile satirico “Il Vernacoliere” (http://www.vernacoliere.com) quando titola l’ultimo numero: la Mafia si dissocia dallo Stato, ci sta rovinando la reputazione.

Ora Basta davvero. Loro hanno gozzovigliato finora e vogliono continuare a farlo, ma nel frattempo qualcuno – come raccontava il Manzoni – prepara i forconi!    [Amici di FUTURO IERI]

 

Per ulteriori approfondimenti:

 

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tutti-i-guadagni-della-casta/2156944

 

http://blog.panorama.it/italia/2011/07/04/la-casta-degli-eletti-la-carica-degli-ex-politici/

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/16/la-casta-non-rinuncia-ai-privilegie-sul-web-scoppia-la-rivolta-bipartisan/145937/

 

http://www.libero-news.it/news/797887/La-Casta-si-fa-pure-la-polizza-Contro-di-noi-a-spese-nostre-.html




17 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: La recita è finita , applaudite lo spettacolo




La recita a soggetto: La Recita è finita, applaudite lo spettacolo

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco una nuova pazzia in questa casa. Ora mio fratello si offre di pagare il debito del nipote, così…

I tre si alzano, Marco si mette vicino alla finestra con i soldi in mano, Francesco s’accosta all’ingegnere che è a due metri da Marco.

Ingegnere: Metta via quei soldi. Farò in qualche modo e poi non ho la ricevuta del ristorante come faccio…

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Così senza una garanzia, uno scritto, una telefonata o che so…

Marco: Mi fido. Da molto tempo sui soldi non mi fido più di nessuno, ma oggi voglio far diversamente. Prenda per cortesia questi soldi.

Ingegnere: Ma non ho uno scontrino, o una ricevuta da darle, lei dovrebbe fidarsi sulla parola.

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Questi discorsi non si sentivano più in questa casa dai mitici anni ottanta

Ingegnere: Anche voi alle prese con la nostalgia del vecchio passato di venticinque anni fa?

Francesco: Lo può ben dire e forte, perfino i cartoni animati giapponesi allora erano migliori di questi qui, oggi questi anime del Sol Levante son roba che serve solo a vendere bambolotti e carte collezionabili. Tutte cose strane ed esagerate e  senza arte, gusto, estetica e spesso senza una storia degna di questo nome. Mi capita di ascoltare la musica di allora, anche quella leggera e la trovo straordinaria. Non è un caso che spesso la radio mette in onda la musica di vent’anni fa.

Marco: Sì è vero, se guardo al passato tutto sembra diverso, che tempi. Venticinque anni fa ero una potenza della natura, ma era un mondo diverso, oggi tutto si è decomposto.

Ingegnere: Forse perché osservate il passato attraverso la memoria, i ricordi le suggestioni, il tempo del ricordo è diverso dal tempo meccanico degli orologi o dei calendari. Nel tempo del ricordo passato, presente e futuro si confondono, si modificano a vicenda; ciò che è altro e lontano sembra qui e ora e viceversa cose presenti e concrete nel ricordo sono pallide ombre che fanno da cornice a cose che non esistono più. Invece se si resta al tempo meccanico, scientifico i fatti sono distinti, gli attimi scorrono assieme ai giorni, ai mesi, agli anni. Capisco, anche per me gli anni ottanta erano meglio di questo presente, l’informatica diventava di massa, il comunismo finiva, sembrava scoppiata la pace, c’era crescita e ricchezza e molti soldi a giro. Ma i problemi gravissimi di oggi vengono anche da quel passato, dalle occasioni di pace e di sviluppo perdute, dal perseverare di logiche imperiali, dallo scadimento della cultura, dall’indifferenza dei ricchissimi per qualsiasi patto sociale, nazionale o di fede tradizionale, dalla spaventosa corruzione del potere politico. Eppure certo se si guarda a quel passato recente si vedono cose di cui oggi si sente la mancanza, piccole cose del quotidiano sembrano magiche, le suggestioni e le parole di una canzone, di un film, di un momento felice raccontano un mondo umano diverso.

Marco: DECOMPOSIZIONE. Ecco cosa è avvenuto

Francesco: Piano cavolo! Vuoi svegliare la signora?

Marco rimette i soldi in tasca e fa un gesto che indica che pagherà lui il debito del nipote.

Ingegnere: In effetti ha ragione. La corruzione era spaventosa e il disastro di oggi parte da lì. Avete presente la Ma madre di tutte le tangenti l’Enimont che è costata la vita a Gardini. Ecco lì per quella super corruzione fu comprato tutto il parlamento italiano e tutti i partiti, furono tutti pagati sulla base del peso e dell’importanza. Pare fossero 140 i miliardi di quella gigantesca corruzione, o forse vendita un tanto al chilo di tutto il parlamento. Poi arrivò mani pulite, la dissoluzione o trasformazione dei vecchi partiti di massa e dopo questa Seconda Repubblica.

Marco: Peggio della precedente. Un regime sedicente democratico che deve far a mezzo con tutti: confessioni religiose, mafie, politica, servizi segreti, interessi stranieri, banche, Nato sindacati e chi più ne ha più ne metta.

Francesco: Ti sei scordato le comunità straniere e gli extracomunitari. Comunque non sta scritto da nessuna parte che i partiti politici sono lo Stato. Per il nostro ordinamento costituzionale ancora vigente i partiti sono soggetti privati e non istituzioni. Quando hanno dato l’assalto alle istituzioni deviandole e spogliandole hanno fatto la loro prima privatizzazione, le altre sono conseguenze. Da buoni soci si son divisi le parti del sacco delle casse pubbliche e delle cariche lucrose e come una compagnia d’attori che recita a soggetto si son divisi le parti. Chi ha fatto l’opposizione, chi quello che era contro ma anche no, il moderato, il fascista, il liberale, l’amico degli americani, il rivoluzionario, chi il buon amministratore, chi il cattivo, chi il cattolico, chi l’illuminato dalla fede. Una fiera delle pulci ammaestrate insomma. Ma recitata con talento, finta convinzione, malafede, astuzia e certezza di farla franca. Si son scritti da sé le leggi apposta per non finir in galera. Si regalano stipendi, auto blu, gettoni di presenza, e come se non bastasse si fanno rimborsare con profitto le spese elettorali nonostante la contrarietà di quasi tutto l’elettorato italiano. Va da sé che nel 1993 con il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il popolo italiano ha espresso un volontà precisa, di cui i signori della casta se ne sono fregati. Hanno cambiato nome alle cose, invece di finanziamento lo hanno chiamato rimborso. Gabbato il popolo coglione e sovrano son tornati a far i comodi loro, protetti dalle loro leggi, dalla loro polizia, dai loro giornali, dai loro finti intellettuali e sindacalisti.

Marco: Questi son discorsi fascisti, o forse anarchici. Dimentichi altre cose ad esempio le fondazioni, i giornali di partito che leggono solo loro finanziati con le nostre tasse attraverso i rimborsi, gli incarichi di prestigio agli amici degli amici, la pratica corrente del clientelismo, del nepotismo, del premiare la feccia, del prostrarsi davanti ad ogni generale, banchiere o fiduciario di qualche potenza imperiale. Questa politica che dobbiamo subire qui e ora è la negazione assoluta e perfetta dio ciò che potrebbe essere e sarà in un lontano futuro questo Belpaese.

Francesco: Tutto giusto, ma va detto anche che queste cose non si fanno da soli. Per il proprio interesse o comodo una parte delle genti del Belpaese va dietro ai politici corrotti, dissoluti, svaporati, mafiosi, camorristi o semplicemente sciagurati e delinquenti.

Ingegnere: Io tanto tempo va ho aiutato quelli del referendum del 1993, allora ero giovane e sconvolto dalle ruberie della politica. Erano tempi diversi Di Pietro era il PM più famoso d’Italia, i politici finivano in galera, i loro complici anche  e in tanti credevano di poter cambiare qualcosa. Prima hanno ignorato il risultato delle urne e poi con la legge del 1997 intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, hanno reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Pensavano di trovare la caverna di Ali Babà invece questi disgraziati con la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti si son trovati alla canna del gas. Nessuno voleva spendere per loro al buio, a dimostrazione del disprezzo profondissimo nel quale son cadute le caste che si barattano il potere  politico che abbiamo ereditato dalla guerra fredda. Allora hanno usato altri mezzi e altre leggi, ed io che credo nelle regole, nei numeri, nel senso intimo delle cose mi son dissociato dalla politica; come molti altri mi son dato agli affari, alla carriera e non lo nego ho cercato una via d’uscita all’estero. Fuori da qui, da questa prigione dello spirito e dell’anima le cose sono diverse. Una Nazione non può infrangere sistematicamente le regole che si dà. Questo è caos, è energia distruttiva, è disintegrazione di ogni regole di convivenza civile e di ogni legge, e anche del diritto a tenersi al propria proprietà privata che a questo punto può essere violata da chiunque. Questo chiunque può essere un giudice, un delinquente, un camorrista, un mafioso, un politico, perfino il vicino di casa o un parente; senza leggi certe tutto finisce con il riposare sull’arbitrio, sulla distorsione delle leggi, sulla violenza privata, e talvolta sull’impresa criminale.

 Francesco: Amaro ma vero. Le persone oneste oggi sono tradite dalla politica ed emarginate dalla società che conta. Ormai la politica è pubblicità commerciale, trae dal modo con cui si vendono televisori e  formaggini le forme della propaganda e della persuasione, non è un caso che oggi nel 2010 siamo al quindicesimo anno di berlusconismo, un fenomeno politico e sociale impensabile senza il mercato pubblicitario e la televisione commerciale. L’immagine è la sostanza, il logo, il marchio è più importante del contenuto, dei programmi, dei futuri amministratori, della vita delle persone.

Marco: La politica è come una banda di lanzichenecchi che fa il suo sporco mestiere dove l’imperatore o il re che paga comanda. Proprio come quelli che misero a sacco Roma nel Rinascimento e sul loro percorso massacravano e rapinavano tutti i civili che trovavano. Se al tempo di Machiavelli i denari di Carlo Quinto l’imperatore erano prestati da famiglie di banchieri tedeschi e genovesi oggi sono le banche centrali a decidere cosa deve fare la politica. Di fatto è la BCE sono loro a decidere quanto gli Stati Europei possono spendere, come e perché. Emettono la nostra moneta del resto. Cosa rimane alla politica se non strane meditazioni sui diritti del cane e del gatto, sulla bioetica, sui tagli allo stato sociale, e sui diritti universali proprio quelli che esistono solo sulla carta. La guerra poi, ci tornano le bare con i nostri dai confini del mondo e neanche c’è la decenza di emettere un bollettino ufficiale da far trasmettere ai telegiornali. Almeno il Duce aveva la decenza di far scrivere e trasmettere bollettini falsi quando si ritrovò in guerra. Noi neanche ai bollettini di guerra falsi abbiamo diritto, siamo peggio dei sudditi dei nostri antichi sovrani, siamo schiavi di forze senza nome né volto. Sapessi almeno perché si fanno le guerre o si tagliano i fondi pubblici; quale disegno vero spinge i governi a portar avanti certe iniziative, a distruggere interi pezzi di società umana.

Ingegnere: In effetti siamo agli stracci che volano. La politica si tinge di commedia e di farsa tragica, i diritti universali sono negati da come si fanno queste nuove guerre con campi di prigionia dove la tortura è usata e comprovata e confessata dalle stesse forze armate USA in quel di Guantanamo e Bagram. Certe foto e notizie che son trapelate mi hanno sconvolto e non sono il solo. Questi diritti universali, i frutti di questo progresso messi in mano ad apprendisti stregoni della politica, ai banchieri, ai finanzieri apolidi si trasformano in carta straccia, in un pugno d’insetti morti, in deliri malati. Ma ora che ci penso perché siete qui, quale motivazione vi ha spinto?

Marco: Il nipote ha comunicato ai parenti uno strano annuncio.

Francesco: Ha scritto SMS che si sposa, a breve. Da non crederci.

Marco: Che matto, sono sicuro che ci ha contattato per rabbia, risentimento e per farci avere la lista di nozze. Così siam costretti per la tradizione a rendergli qualcosa, sa c’era un dare e un avere un po’ burrascoso nella famiglia. In fondo è la quadratura del cerchio, il nostro mondo muore e si dissolve nella guerra, nella decomposizione, morale e nella vergogna pubblica. Siamo stati incapaci di vedere la realtà per quel che è, ci siamo affidati a illusioni frutto della propaganda imperiale, politica, della pubblicità commerciale; siamo stati predati dai falsi alleati, dagli stranieri, da politiche diaboliche organizzate da esperti, burocratici, colossi finanziari, dai Boss dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha vincolato l’Italia e l’Europa a un neoliberismo acritico e meccanico e ha un commercio globale che ci ha mezzi rovinati. Così ecco il vero perché siamo qui. Aspettiamo di sentire da quella jena d’un nipote che a modo suo, con calma, con lucida serenità, con la forza della sua incoscienza ci annunzia la prossima fine del nostro mondo e l’inizio di uno nuovo che forse verrà o anche no. Comunque quel ceto medio un tempo borghese di cui eravamo parte è morto. Manca solo il becchino che seppellisce le nostre illusioni, le nostre pazzie, i nostri errori, la nostra arroganza. Magari è il possibile nascituro, o forse è direttamente lui il Vincenzo detto “ Vince” che farà nella nostra famiglia l’opera pietosa di seppellire un mondo fallito e morto.

Ingegnere: La soluzione per tutto quanto finora si è detto. Noi morti, altri arrivano e sono vivi. Nel bilancio di ciò che si perde e di ciò che s’acquista c’è un bilancio, forse un pareggio dei conti, o forse no il passivo che lascerà ai posteri quest’Italia della Repubblica sarà così pesante e duro da scatenare l’abiura dei posteri e l’oscurità  per tutte le nostre opere cattive o buone che fossero. Felicitazioni allora. Spero che questo metta pace in questa casa, sul serio il giardino lascia a desiderare e un tocco femminile aiuterebbe senza dubbio i rapporti fra il vostro nipote e il vicinato. Poi è naturale che sia così.

Marco: A furia di credere a quei ciarlatani nostrani che fanno politica  ci siamo corrotti  ecco le ragioni profonde della nostra infelicità e decadenza.  Abbiamo creduto alla loro recita, ai travestimenti e ai trucchi di scena della politica. Alla fine anche noi ci siam messi a recitare pure noi del ceto medio la nostra parte, la nostra tragica finzione. A declamare le virtù di mondi umani morti, di simboli finiti da decenni, a fingere onestà, fiducia nel sistema, decenza, rispetto per le leggi e il pudore. L’Italia si è trasformata negli ultimi decenni in grande palcoscenico pieno di figuranti e ciarlatani da strada che si fingevano eroi, gran signori, professori, dottori, imprenditori. Fra i peggiori sul palcoscenico i politici che fingevano di essere davvero politici ed invece era una massa di gente che cercava uno stipendio, una truffa, una raccomandazione. Siamo come popolo vittime del nostro stesso inganno, una frode di massa dove tutti sono colpevoli e  quindi nessuno è responsabile.  Una grande, immensa, assurda recita a soggetto di un popolo intero che guidato dalle sue sedicenti classi dirigenti ha finto di vivere altrove, di essere altro, di possedere quel che non ha e forse non ha mai avuto.

 Aspettate! Sento un rumore, forse è lui! Del resto è quasi l’alba, alla fine dovrà rientrare. Francesco, dottor Campi guardate se è la sua macchina.

Ingegnere: Non vedo bene, ma mi par di sì

Francesco: Ci siamo, è lui.

Marco: Bene, mettiamo a posto la bottiglia, c’è poco da dire adesso e tanto da ascoltare.

La porta si aprì e la famiglia fu di nuovo riunita per un breve momento fra la fine della notte e l’alba del nuovo giorno.

FINE




25 giugno 2011

La recita a soggetto: l'ombra del potere



per approfondire


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Fra i tre segue una pausa di silenzio, ora sono sul divano seduti, sorseggiano il whisky giapponese, muovono lentamente le mani con piccoli gesti come per allontanare pensieri fastidiosi e ricordi.

Francesco: Certo che è strano, uno arriva e chiede della nostra vita. Sì avete ragione. Cosa dire parlerò per me e per mio fratello. Chi siamo gente che ci ha creduto sul serio. Due che dopo il 1989 con la fine del comunismo hanno pensato che il capitalismo fosse la soluzione, che questi americani fossero il meglio, che le guerre umanitarie e petrolifere fossero necessarie per il benessere, e la globalizzazione anche. Alla fine cosa siamo diventati se non  gente che ha aiutato gli speculatori nostrani e forestieri a portar le aziende sane fuori dall’Italia, a mettere le peggio produzioni in Asia, nei paesi ex comunisti, dove la miseria era tanta e la delinquenza pure. Siamo due fratelli infelici non per eventuale male fatto ma perché non ci ha reso un cazzo! Sfondi, apri, carichi, porti, sballi, infili nei capannoni dall’altra parte dell’Europa piccole aziende sane e italiane. Poi rovini quartieri, paesi, città e poi... Una mancia, qualche Bonus da spendere in escort e ubriacature, la macchina di lusso della ditta, l’ufficio  e poi… cambiano i soci, quelli sopra di te vendono la quota azionaria, arriva il figlio di qualche notaio o di qualche raccomandato di ferro e sei fuori a giocarti tutto come prima, torni zero da zero che eri partito. E poi sei zero fino al giorno nel quale rifai tutto dall’inizio. Ecco questa è la storia, ma qualcosa rimane; ho esperienza del mondo e queste dita hanno la colla magica del buon italiano e qualcosa rimane sempre attaccata, ma chi è davvero sopra fa i miliardi sulla pelle di tanta gente e anche su di me.

Il visitatore butta giù tutto il  whisky giapponese. Si rilassa.

Ingegnere: Forse tutto questo non era necessario, il mondo umano poteva esser migliore senza il ricorso a tanto sfasciare, a tanto devastare. In fondo Europa e Stati Uniti hanno globalizzato la cultura, la scienza, il sapere e il resto; era possibile evitare questo disastro che può creare gravi conflitti. Probabilmente il problema è la natura del potere, il popolo sovrano non è poi così tanto sovrano. La democrazia rappresentativa è a maglie larghe  ed entrano ed escono dai palazzi del potere faccendieri, lobbisti, truffatori, mafiosi, speculatori, feccia umana, finti esperti, apprendisti stregoni della finanza e dell’economia. Il potere legittimo fondato sulla sovranità popolare base di ogni autentica democrazia  è travisato e distorto da tanti soggetti che alla fine determinano poteri paralleli a quelli ufficiali, poteri privi di qualsiasi legittimità.

Francesco: Fammi capire: perché parli di potere legittimo e di potere illegittimo?

Ingegnere: Occorre fare qualche passo indietro nel tempo in antico, ma parlo di tremila e più anni fa quando la civiltà umana trovò dei poteri stabili e legittimi; erano i re-sacerdoti delle antiche civiltà del Medio-Oriente e dell’Egitto. Avrete sentito parlare dei faraoni e delle piramidi?

Marco: Mi perdoni ma che c’entra con noi gente di tre o quattro millenni or sono?

Ingegnere: Occorre capire che per i sudditi di questi re-divini esisteva un ciclo cosmico che era collegato alla vicenda umana su questo pianeta, la natura era legata a una legge divina, a una ciclicità che si ripeteva da sempre o dall’origine dell’universo. Quei re divini erano il potere legittimo perché il tramite fra l’ordine divino della natura e il popolo che governavano, e i sudditi erano persuasi di tutto ciò. Ad esempio con sicurezza  gli egiziani affermavano: “il nostro sovrano è un dio”. Oggi il potere di mettere assieme gli esseri umani, di organizzarli, di imporre loro leggi e costumi non è più un fatto divino ma profano, il potere politico non è più assoluto e non è più sacro esso è una rappresentazione di una sovranità collocata nel popolo, il popolo sovrano è tale se  costituisce uno Stato preciso e determinato, altrimenti non è né sovrano e neanche popolo. Non ci sono più cicli cosmici, re sacri, volontà superiori, profezie, aspettative messianiche tutto è oggi profano, televisivo, pubblicitario e il sacro in politica può essere solo finzione, parodia, travestimento. Questa condizione materiale e desacralizzata  crea il doppio; ossia l’ombra  del potere: questa parte oscura della democrazia sono le banche centrali, i gruppi coesi di miliardari, i grandi interessi delle multinazionali, che tendono a creare un sistema parallelo di potere che determina le scelte di fondo dei poteri legittimi. Parlamenti, senati, esecutivi, primi ministri devono sempre tener presente la pressione che sulle loro decisioni esercitano i banchieri, i finanzieri, corporazioni potenti di grandi interessi, le famiglie di miliardari che detengono quote azionarie di aziende che per uno stato anche grande possono risultare strategiche per questioni economiche e sociali. Questo doppio che è l’ombra del potere vivono e prosperano nella fitta rete di rapporti e contatti che passano fra servizi segreti, esecutivi, grandi finanzieri, faccendieri, banchieri, miliardari, superburocrati, manager di altissimo livello e ovviamente i componenti del potere politico. Del resto ormai in Europa e negli Stati Uniti la capacità di emettere carta moneta, che è solo una parte del denaro in circolazione, è una facoltà delle banche centrali che sono associazioni  di banche private, di fatto sono loro che detengono la sovranità monetaria in questa parte di mondo. Non dovete sentirvi colpevoli, non lo siete più di tanti altri, e inoltre per certi aspetti anche voi siete vittime.

Marco: Mi perdoni ma non è così, uno come me poteva vendere frutta e verdura ai mercati generali. Quindi una responsabilità da qualche parte deve pur esserci, e poi uno nella vita ha le sue passioni, i suoi desideri, le sue piccole gioie della vita e se le perde è grave. Ho fatto quel che ho fatto andando a giro a metter fabbriche per soci e padroni indecenti perché mi faceva comodo. Non voglio scappare da questa responsabilità, se è dannazione o malvagità allora io sono dannato e malvagio.

Francesco: Ma che succede, mio fratello maggiore fa il serio, il capace! Comunque s è vero, dove sta scritto che dovevamo pensar solo ai soldi, ai piaceri, al nostro tornaconto. Non era scritto ma tutta la nostra società andava là, e quelli che conoscevamo non aspettavano altro, volevano questo da noi. Non ho visto programmi televisivi che elogiavano la castità, la povertà, il francescanesimo e non una sola delle pubblicità commerciali che hanno invaso da anni il mio cervello mi ha mai parlato di frenare i consumi, di fermare il produrre, lo speculare, il travisare le regole della convivenza civile. Ho se così è stato per certissimo non lo ricordo. Piuttosto ho sempre visto ville, barche da signori, belle donne, tenute di campagna, cellulari nuovi, macchine, computer ultimo modello e cose del genere. Questo è il linguaggio della pubblicità che è la forma dei desideri e del pensiero di quelli come me, il resto è solo il problema di come arrivarci e di come tenere per sé quella bella roba, donne incluse che non sono meno merce dei cellulari o delle automobili.

Ingegnere: Cosa ha mai portato tutto questo se non precariato, povertà, distruzione di ricchezza per creare una ricchezza non meno provvisoria ed effimera in altri territori del mondo. Ormai da tempo ho capito che ogni potere illegittimo tende al male, alla distruzione, al decomporre e al corrompere. Se almeno fosse possibile rendere legittimo questo potere parallelo il tutto avrebbe senso, ma la natura di questo potere oligarchico e dispotico fondato sul Dio-denaro per sua natura non può diventare legittimo perché non ha forza morale o valori. Può solo moltiplicare desideri di difficile soddisfazione ed eccitare le pulsioni aggressive, egoistiche e distruttive dell’essere umano. Ma eccitare pulsioni irrazionali ed egoistiche è proprio dei tiranni, dei despoti degli stregoni e non di sovrani o di magistrati legittimati dal proprio popolo e da leggi divine o intellettualmente oneste.





27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





13 maggio 2011

Il Belpaese e la scuola

per approfondire

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Tuttavia in questi ultime settimane di scuola s’intravede qualcosa. La politica sembra di nuovo interessarsi a ridosso delle elezioni delle vicende scolastiche d’Italia,  forse per mandare segnali ad un certo tipo di elettorato sensibile alle questioni della pubblica istruzione per motivi personali, di lavoro o di famiglia. Già, la tempistica con cui si torna a ragionare di scuola è sospetta, fra l’altro non mi pare che nel discorso politico si ragioni con la necessaria cura del precariato presente nel sistema della pubblica istruzione; come al solito il discorso politico è caduto su questioni ideologiche e di principio piuttosto surreali. Rappresenta bene questa situazione un trafiletto apparso sul “Fatto Quotidiano” del 13 maggio 2011 che descrive questa condizione di polemica continua a ridosso della scadenza elettorale delle amministrative. In realtà c’è qualcosa di profondamente marcio nel costume politico del Belpaese perché è evidente che le parole usate nascondono altri significati per il politico come per gli elettori di riferimento. Non è possibile che vi siano percentuali significative di elettori che pensano che i comunisti sono prossimi all’invasione del mondo e dell’Italia o altri che stimano possibile il ritorno di un regime fascista. Perché spesso nel discorso politico sulla scuola si parla di professori ideologizzati in senso comunista o di professori fascisti e razzisti? Già, i professori. Ma sulle famiglie, sugli allievi, su tutto il resto del mondo umano che gravita intorno alla scuola niente da dire? Che meraviglia! Se un marziano prendesse sul serio gli scritti giornalistici di queste settimane elettorali sarebbe portato a pensare che il problema della scuola in Italia è da ascrivere al reclutamento del personale e alla sua qualità. Tutto il resto funziona bene e solo una parte dei docenti è in torto; se così fosse la soluzione sarebbe semplicissima perché solo un pezzo del sistema è da mettere in discussione. Evidentemente questa è una semplificazione, una banalizzazione di problemi complessi; si tratta di un linguaggio semplice e facile per fini elettorali. Ma forse c’è qualcosa in più. Credo a questo punto che una parte degli elettori senta il bisogno di sentire questi linguaggi, questi modi di presentare la società italiana spaccata in rossi e in neri; credo che parte della popolazione senta un bisogno fisico e psicologico di trovare risposte semplici a cause complesse, di essere rassicurata nel pregiudizio ideologico, nella presunzione di sapere, nel facile e rassicurante mettere assieme le scelte private con i destini del mondo e con l’idea fissa di aver sempre avuto ragione. Ecco perché molto spesso quando qui si ragiona di scuola in termini politici spesso non si parla e non si pensa la scuola. A troppi piace pensar poco e farsi regalar certezze.

IANA per futuroIeri




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