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12 ottobre 2011

Il terzo libro delle tavole: Creare il proprio Mito Bellico


CREARE IL PROPRIO MITO BELLICO



La storia si ripete? Forse no e di sicuro identica mai, almeno il colore dei calzini di qualcuno cambia ogni tanto. Ma il vizio di creare la memoria pubblica di un popolo o di una comunità è cosa comune e praticata da quanti si trovano in mano il potere politico in congiunzione con la repressione poliziesca e il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione.

Ho passato più di dieci anni della mia vita a studiare il caso della Firenze del primo dopoguerra e ho potuto individuare qualche meccanismo di creazione di mito politico e di costruzione della memoria pubblica e di rimozione e disgregazione delle altrui ragioni o dei ricordi scomodi. Ritengo che oggi i meccanismi di costruzione del discorso pubblico sulla guerra e sull’identità collettiva siano più blandi e più scomposti di quelli usati da nazionalisti e fascisti  ma non per questo scomparsi. Al posto di una retorica patriottica  pesante, schiacciante la coscienza e incentrata su eroi sanguinolenti e martiri della Patria oggi si usano i trucchi spesso sporchi delle società di pubbliche relazioni che costruiscono in collaborazione con i servizi segreti del caso l’immagine tremenda del nemico di turno e di riflesso la propria. Gli esempi si sprecano, in questi ultimi vent’anni il sedicente occidente è stato tempestato da notizie e informazioni su orribili mostri politici e militari tanto armati quanto  aggressivi, che si sono rivelati alla prova dei campi di battaglia e dei bombardamenti NATO dei despoti e tiranni male armati e isolati militarmente. E’ tuttavia interessante osservare come gli strumenti di propaganda solitamente impiegati per colpire il nemico esterno si rivelino efficaci anche contro quello interno. Offro quindi qualche scritto del mio duro lavoro a beneficio del lettore sperando non che ne tragga auspici ma che meditando sul passato possa circoscrivere certi fatti del presente che solo in apparenza sembrano normali o frutto del caso ma che in realtà corrispondono a calcoli e a meccanismi precisi della politica e della comunicazione fra le caste al potere e le masse di elettori o di credenti in fedi politiche o religiose. Oggi non mi sento d’invocare Dio, non è proprio il caso ma per certo è bene  augurarsi buona fortuna perché in questi anni le tenebre dell’adorazione del Dio-denaro che spezzano pietà umana e ragione sembrano farsi marea e tutta la terra appare allagata da una forza incontenibile che disgrega, corrompe e apre le porte a qualsiasi avventura. Allora è questo il tempo per non perdere la ragione, per meditare, riflettere, ascoltare perché potrebbe arrivare il momento in cui ciò che è comunemente chiamato male si presenterà e dovrà esser riconosciuto per ciò che è. Ma per vedere l’abisso che si apre quando le tenebre del Dio-denaro sommergono il mondo umano occorre conoscere qualcosa del passato, capire almeno in parte da dove si viene. Se non si sa da dove si arriva e la natura della strada da percorrere  con difficoltà si potrà sperare di arrivare alla propria destinazione.

 

 

 

La costruzione politica della memoria pubblica.

 

Le bande militari, la Martinella, la campana del Bargello e le campane di tutte le chiese di Firenze suonarono assieme il 4 novembre 1918: era  l’annuncio della fine della Grande Guerra per gli italiani.

 “Alle 18 dalla torre di Palazzo Vecchio la storica Martinella con lunghi rintocchi dà segnale alle altre campane, ed a essa risponde quasi subito la campana del Bargello e tutte le altre numerose chiese della città. Le musiche militari che sono giunte sulla piazza trascinandosi dietro una vera fiumana di popolo suonano gli inni della Patria mentre la folla applaude entusiasticamente gridando: Evviva l’Italia! Evviva l’Intesa! Evviva Trieste. W Trento

E’ un momento di vera intesa d’irresistibile commozione.”

 “Il Nuovo Giornale”, quotidiano fiorentino nazionalista e interventista, usò queste parole[1] per sottolineare l’intreccio formatosi fra rito civile e rito religioso e la gioia cittadina per la fine vittoriosa della guerra.  La conclusione del conflitto mondiale avrebbe di lì a breve costretto i fiorentini e tutti gli italiani a confrontarsi con il senso  di quel conflitto[2], con i cambiamenti  che  aveva operato nella società e nella percezione della propria identità nazionale.

A partire da quella giornata gli strumenti[3] della propaganda bellica, costruiti durante il conflitto, sarebbero stati utilizzati per creare un mito e una memoria pubblica  da parte degli appartenenti alle  forze politiche conservatrici fiorentine; essi  si erano mobilitati  per attuare numerose iniziative di carattere filantropico,  politico e culturale[4] a sostegno dello sforzo bellico. I loro interessi politici e il loro nazionalismo s’integravano nella realizzazione di manifestazioni di propaganda patriottica nelle quali il concetto del sacrificio della vita in guerra era ricorrente perché idealmente santificava la patria e attribuiva, di riflesso, alle classi dirigenti una legittimazione alta e nobile in quanto la Nazione era resa sacra dal sangue versato. Il discorso politico in Italia fin dal periodo Risorgimentale[5] trovava nei morti in battaglia per la Patria l’espressione più alta della sacralità, infatti il sacrificio e la morte in guerra erano elementi fondamentali del Nationbuilding ottocentesco. Questo senso del sacrificio era la base tradizionale sulla quale era possibile costruire una pedagogia patriottica e politica rivolta alle masse popolari.

Durante il conflitto l’Italia aveva conosciuto forme di propaganda rivolte alla totalità della popolazione, in un contesto di diffidenza e contrasto fra “paese reale” e “paese legale”. L’immane conflitto –  soprattutto per effetto della disfatta di Caporetto – aveva insegnato che la costruzione del consenso di massa era indispensabile per fare la guerra. L’esperienza avrebbe presto insegnato che era indispensabile anche per governare la pace.

Porsi il problema del cercare il consenso significava fare i conti con due pesanti condizionamenti: uno riguardava il fatto che lo Stato era stato costruito in opposizione alla Chiesa, e sotto la spinta di minoranze divise anche sul progetto generale[6], che aveva lasciato irrisolto il problema dell’identità nazionale delle masse popolari; l’altro, più grave, era il profondo divario fra le diverse classi sociali e fra città e campagna. Un divario accentuato dalla diversa velocità dei tassi di alfabetizzazione e di conoscenza della lingua nazionale.  La costruzione di una memoria pubblica della Grande Guerra a Firenze iniziò con la prima deliberazione del Comune[7] favore dei futuri decorati in guerra assunta nel novembre del 1915. Essa si concretizzò con la deliberazione di apporre di una targa commemorativa nel loggiato degli Uffizi in modo da legare i nomi dei decorati al luogo ove erano poste le statue degli uomini illustri. Con l’avanzata del conflitto e dell’ecatombe di uomini che esso produsse emersero i limiti dei riti e delle cerimonie allestite dalle classi dirigenti cittadine soprannominate anche la “consorteria”. La “consorteria” con la sua cultura e con il richiamo alle glorie Risorgimentali non riusciva a trovare gli strumenti propagandistici e politici per governare la società di massa che si era formata negli anni del conflitto nonostante si fosse impegnata in una catena d’iniziative volte a trovare un consenso popolare.

Fin dal novembre del 1915 la giunta del sindaco Orazio Bacci[8] organizzò la mobilitazione cittadina e l’attività di propaganda bellica. Le prime iniziative come la celebrazione per Battisti nel 1916 con la prima targa posta in suo ricordo, la deposizione di fiori freschi a spese del comune nel cimitero di Trespiano o le letture rituali dei nomi dei caduti in Consiglio comunale, appaiono ancora prive di un indirizzo politico capace di trasformarle in una pedagogia politica di massa. Toni nuovi, comunque, emersero con chiarezza nel novembre 1916 nel modo in cui fu progettato l’evento della riconsacrazione dell’arco dello Jadot in Piazza della Libertà. La solenne festa del compleanno del Re fu l’occasione nella quale il Comune fece partecipare alla cerimonia le scolaresche e le associazioni patriottiche con l’intenzione di creare un disciplinato seguito[9] di massa.  Questo sforzo continuò anche nel 1917 ma la mancanza di un rapporto di carattere continuativo e non occasionale con le masse pesava sulla qualità degli eventi; il problema certo non poteva essere “superato” e risolto continuando nella politica delle targhe dedicate a singoli personaggi o agganciando le vicende di quel conflitto agli eroi risorgimentali o ad una lettura della guerra in corso in chiave di “Quarta Guerra d’Indipendenza”. Nell’ultimo anno di guerra a Firenze lo sforzo propagandistico si intensificò e diede i massimi risultati, grazie anche all’impegno del Comune. Esso ebbe due denominatori comuni: l’uso delle forme della ritualità mutuata dai riti cattolici anche attraverso l’appoggio e la mobilitazione del clero[10] e la volontà, e forse la necessità, di far apparire salda l’alleanza e l’integrazione con le altre potenze dell’Intesa attraverso la presenza di loro rappresentanze nelle iniziative più importanti. Nel corso del conflitto nella vita sociale italiana e cittadina la pietà per i morti con il necrologio funebre prese  forme che rispecchiavano la società di massa e la serialità della produzione industriale con foto di volti e storie congelate in poche righe così simili le une alle altre da sembrare sempre uguali. La loro ossessiva presenza[11]  si sarebbe protratta, del resto, anche dopo la  fine della guerra.

Come i  resti di  un  naufragio che arrivano  dopo  giorni sulle spiagge, alcuni di questi necrologi continuarono, infatti, ad essere pubblicati, ben oltre l’armistizio, via via che i corpi dei caduti al fronte venivano riconosciuti e ritrovati.



[1]Il Nuovo Giornale”, 5 novembre 1918. Ai reparti in linea la notizia della fine del conflitto  fu comunicata alle tre di notte del 4 novembre 1918, mentre, fu di pubblica ragione a Firenze nella mattinata. Cfr. “La Nazione”, 5 novembre 1918. 

 

[2] Sul nesso Grande Guerra e identità italiana cfr: Oliver Janz e Oliver Klinkhammer (a cura di), La morte per la patria, La celebrazioni dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli, Roma, 2008 e Mario Isnenghi (a cura di) , I luoghi della memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita, Laterza, Bari, 1997.

 

[3] Sulla propaganda bellica in Italia durante la Grande Guerra. Cfr. Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani, 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 240 – 246.

 

[4] Sul valore dato dalle classi dirigenti cittadine alla cultura attraverso le diverse espressioni con cui si manifestava e al particolare accento nazionalistico che esse assunsero nel periodo della guerra e in quello del decennio precedente: cfr. Laura Cerasi, Gli Ateniesi d’Italia, Associazioni di cultura a Firenze nel primo Novecento, Angeli, Milano, 2000,. pp. 206 - 224.

 

[5] Cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, pp.IX-XI.

 

[6] Antonio Gibelli, La Guerra degli Italiani 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 92-93

 

[7] ASCFi, f. 4445,  doc. 114

 

[8] Uno degli elementi che distinsero la politica della giunta Bacci fin dall’inizio fu l’attività del Comune indirizzata ad onorare ufficialmente i caduti in guerra. Per ciò che concerne le onoranze funebri: cfr. ASCFi, f. 4445, doc. 119; sul l’impegno della municipalità in occasione scopertura della targa a Battisti: cfr. ASCFi, f. 4445,  doc. 112

 

[9] Questa cerimonia in particolare è studiata nel secondo capitolo. Essa fu articolata e complessa e segnò uno dei massimi risultati propagandistici della giunta Bacci. Cfr. Bargellini, III, p. 145. ASCFi, f. 4445, doc. 114; Bullettino, CFi, Novembre 1916; “Il Nuovo Giornale”, 12 novembre 1916.  Per quello che riguarda la mentalità e la sensibilità comune una simile messa inscena deve esser sembrata abbastanza ragionevole in quanto:” La pedagogia patriottica del periodo dell’Italia liberale ha usato il concetto di sacrificio per la Patria. Si ritrova l’idea di ,morte per la Patria anche nel libro Cuore e in generale nella letteratura scolastica…” cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, Pag.XIV.

 

[10] Cfr. Simonetta Soldani, La Grande Guerra lontano dal fronte, in Storia d’Italia, Le regioni dall’Unità ad oggi, La Toscana, Giorgio Mori (a cura di), Einaudi, Torino, 1986,  pp. 414 – 415, dove l’autrice osserva come tale atteggiamento patriottico nel clero si generi durante la guerra e verso la fine subisca una svolta; in particolare: “nella primavera del 1918 (…) si sarebbe giunti a chiedere esplicitamente al clero di farsi carico in prima persona e in modo diretto della propaganda in favore della continuazione della guerra fino alla vittoria delle armi italiane, in un crescendo che avrebbe fatto la gioia dei moderati toscani della cerchia di Lambruschini, e che era la più evidente riprova dell’inettitudine dello Stato e dei suoi terminali periferici a gestire una politica che si caratterizzava per una inusitata intensità e minuziosità prescrittiva in campo sociale, e che poneva con urgenza problemi di coinvolgimento e di consenso di grandi masse popolari”.

 

[11] Cfr. “La Nazione”, 10 – 15 marzo 1918, 30 luglio, 19 novembre 1918. Cfr. “Il Nuovo Giornale” 14 - 17 settembre 1918,  7 - 16 novembre 1918.

 


IANA




22 settembre 2011

I molti chiedono di non capire e di non sapere





Via dal paese dei ciarlatani


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

I molti chiedono di non capire e di non sapere

Devo scrivere qualcosa sulle grandi tragedie di questi ultimi anni e come le ha recepite  la maggior parte degli italiani che non sono l’amabile minoranza che cerca le informazioni rete, che fa attività sociali, che crede in valori spirituali e morali aldilà del proprio tempo, che s’impegna in uno sciopero, che fa volontariato politico in modo disinteressato. Tutto ciò che non turba la vita quotidiana nel senso più stretto, meschino, egoistico  e squallido non esiste e se esiste l’urlo dei molti è uno e uno solo: ME NE FREGO! Cosa volete che interessi al comune italiano se il deserto che avanza nel mondo crea milioni di profughi? Se il sistema capitalista  in crisi perché a trovato i suoi limiti di risorse? Se i problemi globali sono aggravati dall’emergere di nuove potenze imperiali che contrastano il sistema di dominio e controllo Anglo-Americano? Se, come alcuni affermano, è stato raggiunto il picco del petrolio? Se nel mondo  lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili sconta un ritardo rispetto all’urgenza dei tempi? Se la guerra è diventata parte del sistema di produzione e consumo dei paesi industrializzati? Nulla! La maggior parte delle genti d’Italia è anziana e sa di avere un tempo di vita limitato, il suo mondo è solo ed esclusivamente se stesso e i piaceri immediati, il futuro lontano non esiste, non ci guadagnano, non ci lucrano sopra, i guasti gravissimi che maturano adesso saranno forse cose con cui dovranno rompersi il cranio figli e nipoti; come dire C***I loro!

 L’unica risposta di cui sono capaci consiste in un invito ora violento e fascistico ora cortese e borghese simil-giolittiano a lasciarli in pace: non vogliono capire, non vogliono sapere. Vogliono ciò che gli è utile per vivere, qui e ora. Il resto non esiste, non è mai esistito, non potrà mai esistere. Da tempo medito che la grande corruzione nei partiti della Prima Repubblica non sia stata tollerata ma semmai incentivata ed esaltata da generazioni d’italiani per le quali ogni richiamo al dovere o alla collettività o alla Patria suonava fascista, idiota, demenziale. Il fondo egoistico e suicida ai fini della continuazione di una Nazione italiana portato avanti da intere generazioni d’italiani è ben registrato da certi film di Alberto Sordi, di Paolo Villaggio, perfino di Totò. La  necessità di sopravvivere alla propria meschinità e di strappare all’avidità e alla cattiveria del mondo una ragione di vita o un qualche espediente  per far fortuna è ben registrata da tanti personaggi grotteschi e comici interpretati da questi grandi del cinema. Quel piccolo egoismo da commedia è in realtà il grande dramma storico di una massa di italiani che non si sono mai identificati con il loro paese, con interessi nazionali, con minoranze al potere che li rappresentavano, infatti nel loro maniacale egoismo milioni d’italiani avevano capito  che con certe classi dirigenti monarchiche, fasciste, della partitocrazia cose come Bene Comune, Patria, Interesse Nazionale sono parole vuote e integralmente false. Come si fa a credere che i fatti della cronaca siano in grado di smentire questa natura disfattista e lucidamente analitica. I molti che se ne fregano non sono né stupidi, né pazzi, né anarchici , né fascisti; costoro nella maggior parte dei casi  sanno che non esiste rimedio perché non ci sono infermieri sociali o medici politici al capezzale del Belpaese agonizzante per colpa di speculazioni finanziarie mondiali, dell’incapacità delle nostrane minoranze al potere di gestire anche l’ordinario e dei troppi  interessi militari stranieri. Allora fatto quel minimo che serve, assolta la propria coscienza con qualche gesto simbolico, creato un piccolo alibi nel caso la barca della Repubblica affondi per propria colpa fanno i loro comodi, tirano a campare, si presentano al lavoro,ritirano la pensione, se gli conviene alimentano il sistema del clientelismo e dell’economia in nero oppure no. Parte del pensiero di milioni d’italiani non è razionale ma di natura magica e fa quindi strane associazioni e dissociazioni fra i diversi fatti della realtà e combina desideri, favole, illusioni pubblicitarie, fantasie televisive e realtà con un a certa disinvoltura; ma una cosa è certa che quel che questi milioni non sanno o non capiscono quando è ostile e si avvicina al portafoglio lo percepiscono subito. Quindi non né solo un problema di non sapere, di non capire o di televisione cattiva maestra. Tanta parte delle genti del Belpaese hanno scelto di fingere di non sapere e di non capire per vivere in un mondo d’illusioni televisive, notizie senza conferma, illusioni della pubblicità e della propaganda di guerra. In molti casi non è ignoranza ma una scelta e credo a questo punto sostanzialmente consapevole solo apparentemente viziata o inconscia. Del resto se pochi fra gli abitanti del Belpaese fanno il  “bene” gli altri cosa hanno scelto di fare?

IANA per FuturoIeri





22 settembre 2011

Caste al potere, caste illegittime



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Caste al potere, caste illegittime

 

Questa globalizzazione è data, creata e voluta da poteri oligarchici composti da poche famiglie di miliardari perlopiù WASP che usano il proprio controllo del potere politico e del complesso militar-industriale made in USA e dei loro alleati per finalità proprie di profitto e di dominio. La questione vera della prossima decrescita non è quanti posti di lavoro verranno creati in Asia, quanti milioni di nuovi consumatori cinesi e indiani, quante centinaia di migliaia di specialisti, quadri, ingegneri sforneranno le università asiatiche e brasiliane, il vero problema è quale casta di ricchissimi avrà in mano il controllo di masse di centinaia di milioni di esseri umani che producono, consumano, si divertono, spendono, talvolta votano nei paesi industrializzati vecchi e nuovi. Certo che i CEO delle multinazionali se si fanno da parte e arrivano un cinesi o brasiliani  a dirigere  che costano la metà il profitto della multinazionale sale, ma loro sono lì apposta per mantenere  il posto e per loro preciso interesse privato; quindi pace al profitto che costa un proprio sacrificio e al contrario meglio delocalizzare la produzione che rischiare il proprio comando e controllo. Oggi il pericolo di nuove guerre è dato non da differenze ideologiche ma dal determinare quali caste di ricchissimi e di privilegiati con le loro quote azionarie e i loro patrimoni controlla la politica, l'economia, e la vita sociale di interi stati. Il problema non è il colore della bandiera dei soldati che uccidono, rubano, torturano, ammazzano innocenti ma la contrario chi controllerà l’appalto per i carri armati, i bombardieri, gli elicotteri e i rifornimenti di munizioni e viveri e quale società privata vincerà l’appalto, quali banche controlleranno le aziende minerarie dei popoli vinti, quali finanziarie stabiliranno il prezzo del petrolio che gli sconfitti dovranno offrire a forza sul mercato e infine con quali mediatori politici e con quali  faccendieri partiranno i progetti per la ricostruzione dei paesi distrutti dai bombardamenti. Il denaro creato dal sistema di banca centrale in USA, UK  Europa prolifera con la guerra  si fortifica attraverso essa trasformando attraverso la propaganda di guerra le critiche al sistema affaristico e bancario che lucra sulla guerra   e  le perplessità su un simile modo di vivere  e fare economia elementi di contestazione, di disfattismo, di simpatia con il nemico quale che sia. Il  motore della guerra aldilà di banalità retoriche e stramberie idealistiche è l'esercizio da parte di una  minoranza al potere di un dominio padronale e dispotico su milioni di esseri umani che vanno sottomessi o condizionati con le buone o con le cattive maniere. La libertà relativa che esiste in questa parte di mondo umano mi consente di delineare questo paesaggio del potere umano dove regnano nascoste  pulsioni inconsce egoistiche, sadiche e avide; il possesso dell'uomo, dei frutti del suo lavoro, e della natura intesa come risorse è ciò che è dietro il conflitto e la guerra fatta a colpi di speculazione borsistica e di spedizioni militari. La volontà di potenza e di dominio delle minoranze al potere che si riuniscono in gruppi e conciliaboli di potentissimi nasconde questo tipo di pulsioni, i fatti della cronaca quotidiana mi hanno persuaso. Devo dire che mi ha impressionato anche la cronaca scabrosa quando per qualche scandalo a sfondo sessuale i potenti del mondo vengono messi in ridicolo sui media, come è capitato anche al presidente del consiglio italiano e al presidente francese del FMI. Questi umani al potere rivelano tutte le loro debolezze e la loro necessità di esercitare il potere e d’accumulare  miliardi per elevarsi sopra il resto dell’umanità, questo controllare è  cosa che si fa attraverso il possesso  delle banche, dei media, dell’intrattenimento musicale  e televisivo, di veri e propri  eserciti di servi, di confidenti, di politicanti iscritti in qualche libro paga, mercenari, giornalisti, opinionisti. Il possesso inteso come pulsione proveniente dalle proprie profondità psichiche è la grande forza di questa falsa aristocrazia che esercita un enorme potere sul mondo umano attraverso il controllo dei meccanismi finanziari. Questo rende queste caste indegne di esercitare il potere sulla razza umana, un simile potere fondato su egoismo, paura, brama di potere, volontà di dominio non può fondare alcun potere legittimo e corrompe fatalmente i poteri politici su cui esercita il suo potere. Non può nascere con queste basi una casta di umani che faccia uscire l’umanità totalmente o parzialmente dai suoi limiti e da una civiltà industriale ormai prossima schiantarsi sul limite delle risorse. Forse sanno di poter solo gestire la velocità e la forza dello schianto.

 

IANA per FuturoIeri




21 settembre 2011

Da dove nasce la presente catastrofe


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Da dove nasce la presente catastrofe


Devo iniziare con un: “Io credo” che la crisi di risorse e di crescita della civiltà industriale oscuri un fatto banale: il potere è potere su masse di esseri umani e sulla capacità che questi hanno di produrre ricchezza e di trasformare in beni di varia natura le risorse naturali. C’è è vero la crisi, ma c’è anche una questione di fondo che riguarda che fare in relazione al potere di dominio e controllo su miliardi di esseri umani, sulle loro aspettative, sul loro immaginario collettivo, sui loro bisogni, sui loro consumi, sulla loro capacità di produrre o distruggere ricchezza. Se gli USA perdono il comando e controllo delle principali risorse planetarie perderanno anche l’enorme potere che oggi hanno in materia d’immaginario collettivo, di ostentazione di un modello di vita e di consumi, d’influenza politica e sociale a livello globale. Le multinazionali USA oggi dominanti dovrebbero davvero far a mezzo con i soci arabi, cinesi, europei, asiatici, giapponesi e così via. I super-padroni non bianchi, non made in USA, non WASP entrerebbero nei club e nelle stanze dove si decide e non più chiedendo per favore o con il cappello in mano ma con il passo e l’arroganza del nuovo ricco che dà lo sfratto ai vecchi proprietari della villa signorile. La cosa grave è che potrebbero farlo in virtù di un crollo drammatico del valore del dollaro comunemente in uso. Ora io credo che nessun CEO WASP intenda cedere un pollice del suo potere a questi rappresentanti dei nuovi imperi concorrenti e delle potenze minori associate a tali forze. Quindi a mio avviso la crisi del sistema di produzione e consumo è aggravata da una lotta di piccole famiglie di miliardari e appartenenti a caste di enorme potere per il mantenimento e l’espansione della loro sfera di dominio e controllo. Ora io vedo molti segni di questo cedimento imperiale attraverso quel poco di comunicazione via internet che riesco a contattare nel tempo limitato che ho a disposizione. L’immaginario collettivo che passa dalla rete attraversa molte categorie comunicazione e in particolare la pornografia, le immagini e i video legati alla guerra nelle sue diverse forme, le previsioni catastrofiche di santoni, profeti mediatici, scienziati. Il sesso, il sangue e la paura dell’ignoto sono gli ingredienti della maggior parte delle narrazioni e dei film, telefilm e talvolta cartoni animati; sono tre ingredienti fondamentali quando si tratta di vendere una storia popolare e di largo consumo.  Invito il gentile lettore a riflettere sul fatto che questi sono i tipici ingredienti, diversamente mischiati, dei film di guerra, fantascienza e d’avventura. Ciò detto “Io credo” che oggi l’immaginario collettivo composto anche di questi suddetti elementi sia permeato dalla percezione della dissoluzione di un vecchio ordine Eurocentrico e Statunitense e dall’irruzione del nuovo che viene dall’Asia e non solo. Si pensi alla proliferazione dei fumetti pornografici del Sol Levante, alle nuove guerre in Medio-Oriente, Asia e Nord-Africa, alle profezie di calamità cosmiche mitigate dal pessimismo di matematici e  scienziati che osservano il declino delle risorse naturali e i limiti raggiunti da questo modello di sviluppo. Di fatto l’immaginario collettivo è colonizzato da paure profonde, da pulsioni emotive provenienti dall’inconscio che sono legate all’emersione di nuovi poteri imperiali e dal senso di fine di un ciclo storico. In Europa come nel Nuovo Mondo l’ordine antico è scosso da centinaia di milioni di asiatici, africani, nord-africani, medio-orientali che vogliono la loro fetta di consumi e di benessere, che entrano nel commercio mondiale, che producono, che fanno la guerra, che migrano. Se non arriva una caduta di miracoli tecnologici e politici c’è da temere un ciclo di nuove guerre fra inclusi e d esclusi dal benessere e dal potere globale  o una catastrofe dovuta al combattersi dei nuovi imperi con i vecchi. I segni esteriori di questo cedimento del vecchio mondo di valori e di comportamenti sono facili da trovare in rete e non solo, alle volte basta girare per un giorno intero in una città italiana di mezzo milione di abitanti e fare attenzione ai particolari e ai dettagli; la fine di un tempo che è stato è presente apertamente o meno  nei beni di consumo, nelle pubblicazioni audio e  video  in vendita nelle edicole, presente nella pubblicità, nei volti e nei linguaggi dei cittadini e dei lavoratori. Fine di un mondo Eurocentrico e crisi di un mondo incentrato sugli USA ecco cosa emerge dal passeggiare osservando con attenzione i segni di questa contemporaneità. Questa è una catastrofe perché alla fine forzerà anche i più diffidenti e ottusi a confrontarsi con questo presente in modo aperto e aspro, per forza di cose si dovrà formare ciò che sostituirà un ordine di valori logorati e incoerenti con questo presente e forse questo sarà parte di una redistribuzione del potere globale su umani, beni e risorse naturali che avverrà fra i capi e i boss dei vecchi imperi decadenti e i loro rivali che operano in quelli emergenti.

 

IANA




11 settembre 2011

11/9 il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'umanità

 


11/9 Il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'Umanità


11 settembre 1973 alcune multinazionali bene introdotte fanno fare un golpe in Cile a generali traditori e corrotti capitanati dal despota cileno Pinochet. La mancanza di vigilanza da parte degli Stati sedicenti democtratici sui centri di comando e controllo delle multinazionali e della grande finanza, denunciata dal presidente cileno legittimo Salvador Allende in un discorso alle Nazioni Unite poco prima d’essere spodestato e ammazzato, si trasformava in quel giorno funesto in una tragica realtà.
Oggi che cade la ricorrenza è bene non dimenticare il pericolo terribile e presentissimo costituito da poteri economici e finanziari che si credono in diritto di rovesciare governi legittimi o di distruggere vite, ecosistemi, economie, pianificare guerre, determinare le scelte economiche di governi legittimi, far battere moneta a sistemi di banca centrale controllati da associazioni di banche private. La sovranità presa in custodia o in ostaggio da poteri illegittimi o criminali o peggio ancora tende a trasformare il mondo umano in una discesa verso condizioni sociali e culturali tendenti all’autodistruzione, alla guerra, all’empietà, alla degenerazione fisica e morale. C’è una dimensione nel sistema della multinazionale che non ha natura umana e che tende a distruggere l’umano. La multinazionale infatti dalla fine dell’Ottocento ha personalità giuridica; è come se fosse un soggetto umano per quel che riguarda gli affari e il commercio. Un sistema di società per azioni con un logo e una struttura può comprare, vendere, stipulare contratti, come se fosse un essere umano. Nei fatti per le loro gravi violazioni della legge le multinazionali vengono spesso multate ma quasi mai sciolte e spesso gli amministratori delegati non vengono condannati se non in presenza di crimini pesantissimi e di prove schiaccianti e definitive. Se venisse tolta alla multinazionale la personalità giuridica e gli azionisti rispondessero loro in prima persona dei danni e delle violazioni dellla legge con multe pesantissime e condanne a decine di anni di galera o anche peggio la natura distruttiva di questi poteri economici risulterebbe ridimensionata.

http://www.youtube.com/watch?v=cBJfZJoN5Uk
http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_cileno_del_1973




4 settembre 2011

Le due piramidi del potere





  • La piramide del potere è quella rappresentazione simbolica che mostra i livelli di ricchezza e di potere in una società umana. In alto sulla punta chi ha un grande potere e in basso verso la base i miserabili e i poveri e chi lavora in modo servile.
  • In antico sulla punta c'erano i re o l'imperatore che governavano in nome di Dio e sotto di loro i nobili o i discendenti di famiglie patrizie che tradizionalmente venivano nominati dal sovrano in posti di responsabilità. Sotto la nobiltà era collocato il clero e quella parte di uomini di cultura legati alla chiesa, sotto questa componente intellettuale erano posti in pericolosa vicinanza con la base i primi soggetti riconducibili alla borghesia allora in formazione, sotto di loro i servi della gleba, i salariati, e i popolani che dovevano lavorare per vivere. Questo schema semplificato e rozzo descrive la struttura di un mondo di Antico Regime dove il diritto era diritto divino e i nobili, il clero e  la famiglia regnante esercitavano il potere su mandato di Dio.
  • Nella piramide del potere attuale il potere non è legittimato da Dio ma dal denaro che è oggi il tutto da cui si forma ogni realtà delle presenti e sedicenti "Democrazie" .
  • Il sistema di banca centrale nelle presenti  democrazie è un sistema di banche private che associate sulla base di quote  emettono moneta in accordo con gli Stati o le confederazioni di Stati, così è per l'EURO e per il Dollaro. Poichè tutto è denaro e il denaro è tutto in questo sistema chi emette moneta è il potere e il resto è al suo servizio.
  • La piramide del potere è quindi siffatta: al vertice ci sono le grandi famiglie di supericchi, i grandi dirigenti delle multinazionali, delle banche, della finanza. Loro sono quel potere che prima era stato concesso da Dio alle famiglie regnanti. Fra loro e i livelli di potere e di ceto successivi c'è uno stacco enorme che sospende il vertice della piramide dalla struttura, di fatto sono oltre e tutto il resto del corpo sociale. Sotto questa piccola oligarchia, forse 300 umani in tutto il mondo, ci sono i grandi capimafia, i faccendieri internazionali e i leader politici. I capimafia hanno la capacità di riciclare le enormi masse di denaro della criminalità organizzata nella finanza e nell'economia globale e anche se non sono al vertice del potere possono pesare non poco pur essendo soggetti perseguitati dalla legge. I faccendieri di livello internazionale sono mediatori di enormi interessi e custodiscono segreti inconcepibili per l'uomo comune e hanno un potere di ricatto non piccolo, il politico è forse il livello più basso di questo pezzo della piramide, di fatto media fra plebi di consumatori e feccia  elettorale e i veri poteri di natura oligarchica. Sotto il capomafia, il politico e il faccendiere ci sono delle figure ben pagate di esperti quali: generali, ammiragli, vertici dei servizi segreti, alti burocrati, direttori di giornali, di riviste, di televisioni, industriali, direttori generali, produttori di servizi. Sotto questi una rete di specialisti ben pagati ma solo un  pò meno di loro che sono manager, esperti di settori, specialisti della comunicazione, opinionisti, senatori, deputati, ministri, gente del mondo dello spettacolo che deve fare ciò che vogliono i produttori, demagoghi, direttori di agenzie di pubblicità e di società di pubbliche relazioni. Sotto questo livello arriva la base, grande dei consumatori divisi per fasce di reddito, sono questi la base del consenso al sistema e a questi poteri, contrariamente a quel che si dice di solito essi sono nella maggior parte dei casi perfettamente consapevoli dell'esistenza di questa gerarchia sociale; prova ne sia il gusto per l'esibizione di prodotti firmati, per l'apparenza, per il sembrare socialmente di più di quel che si è. Molti di questi consumatori non credono alla democrazia, hanno capito come funziona il sistema e vanno a votare solo se hanno un tornaconto personale breve e immediato. Non si pongono neanche questioni di convivenza civile o di morale, ciò che è ed esiste è reale, ciò che è reale  in quanto tale è il denaro prodotto dal meccanismo di banca centrale il resto è cosa per pazzi e  per poeti.
  • Sotto i consumatori ci sono una massa di tapini che vorrebbe diventare come loro essi sono immigrati, disoccupati, precari, feccia umana. Sono la massa miserabile del mondo quella di cui di solito si occupava la chiesa delle origini ai tempi dei Cesari; oggi queste masse sono lasciate alle illusioni del DIO-DENARO e a quel poco di carità che questo sistema permette. 
  • Queste le due piramidi del potere. Le guerre di oggi non partono mai dal potere politico ma dal vertice staccato della piramide che  poi sono le pochissime famiglie di supericchi e i massimi dirigenti del potere corporativo e finanziario. Per mutare le cose occorre che lo Stato in quanto Stato emetta moneta senza intrusioni o concessioni alle banche private o alla grande finanza. Occorre una moneta espressione di un popolo, di uno Stato e di un governo libero da condizionamenti oligarchici. Una moneta garantita da qualcosa che sia più della consuetudine, delle carte firmate,  e della finanza globale; un tempo era l'oro che garantiva il denaro, oggi non c'è più nulla di materiale e concreto dietro le banconote.
  • Come si possa arrivare  a questo non so, ma per certo se è venuta giù la grande piramide del potere feudale e del principe rinascimentale prima o poi anche questo bivacco di oligarchi sulla sacralità del mondo umano è destinato a cessare. Forse si butteranno in guerra incontrollabile che spazzerà via tanta parte della loro civiltà, o forse le condizioni per nutrire e alimentare sei miliardi di umani sul pianeta verranno meno e allora il loro potere crollerà quando non potranno più promettere quel paradiso in terra che mostrano a tutti ma tengono solo per sè.

  • IANA per FuturoIeri





28 agosto 2011

Si fa presto a spezzare l'idea di Democrazia


Spezzare la Democrazia alla maniera degli svaporati


Da tempo mi sono chiesto se era il caso di scrivere intorno alle  vicende di Tripoli e di questa nuova guerra di una parte della NATO contro quel che resta della Libia del Gheddafi. In un certo senso questi momenti mettendo in discussione una falsa identità italiana schiacciata su un finto occidente mi forzano a pensare al dopo, ma non al dopo dei libici. Ecco che mi pongo delle semplici domande e le risposte sono facili da intuire.  Dovè quest’Occidente quando sono i nostri grandi interessi nazionali in gioco? Chi è il suo capo, qual’è la sua lingua, come si chiama la sua religione? dover sono le sue leggi e la sua Costituzione? Come si chiamano i suoi eroi e i suoi fondatori? In base a quale diritto tale presunto Occidente decide o finge di decidere per miliardi di esseri umani che vivono in luoghi che evidente, mentre Occidente non sono? E se esistono queste leggi sono esse universali o sono piuttosto la volontà di poteri politico-militari specifici, sono universali o ristrette ai desideri e alla volontà di minoranze di miliardari, banchieri e finanzieri che gestiscono i complessi militar-industriali delle principali potenze con diritto di veto all’ONU?
Questa nuova vicenda libica nel centenario della sua occupazione coloniale del 1911 ci resterà appicicata addosso come popolo italiano con un cartellino tremendo: Traditori. Non si può preparare per il dittatore festeggiamenti da Re a Roma, voto solenne sul trattato di amicizia in parlamento, perfino il baciamano e poi in capo a 24 ore per via della decisione d’intervenire militarmente di Francia, Regno Unito e Stati Uniti rovesciare decenni di politica estera! Non so come, non so perchè, ma sento che questa cosa la pagheremo pesante e una parte del contrappasso sarà a carico dei nostri “alleati”. Sempre che essi si considerino tali e non piuttosto padroni di questa penisola e delle genti tapine che l’abitano. Non è profezia, è la mia percezione personale di carattere metafisico che mi fa pensare che questo male accaduto sarà pagato duramente. E voglio aggiungere una parabola: Dei signori decidono di punire un predone del deserto che si crede re di qualche oasi e decine di pozzi di petrolio. Invece di dichiaralo fuorilegge e attivare le procedure del caso lo corteggiano, lo armano, ci mercanteggiano. Acquisita una certa familiarità con i luoghi e il territorio cercano di farlo tradire e poi accoppare dai suoi con grande spargimento di sangue. Quei signori distinti non si sono forse messi allo stesso livello del predone che hanno giudicato e tradito? Se questo Gheddafi e i suoi meritano il tribunale internazionale che dire delle superpotenze che hanno lucrato sulle commesse che egli offriva alle compagnie straniere? O del petrolio dei libici che il tiranno vendeva a mezzo mondo! Perchè i leader e i CEO dei grandi sistemi del complesso petrolifero,  finanziario e militar-industriale non trovano mai un giudice di un tribunale internazionale sulla loro strada! Eppure a Noriberga il signor Krupp finì sul banco degli imputati! Non ci sono forse oggi migliaia di Krupp e diverse decine di piccoli Hitler? Se ciò che oggi è nominato diritto universale viene trasformato in arbitrio gli umani penseranno che esso è sempre stato arbitrio e nessuno crederà più trovandosi davanti a un giudice di trovarsi davanti a un potere legittimo. Se crolla l’idea di un diritto equo e uguale per tutti le democrazie sono impossibili, dovunque e non solo in Medio-Oriente. Il danno di giustificare la guerra in nome di mitici “diritti umani” è quello di associare pesantemente e sempre e comunque il concetto di diritto umano all’intervento armato, ai bombardamenti, alle guerre civili, alle operazioni contro ribelli, insorti e terroristi. Questo fatto comporterà la sparizione o la criminalizzazione dei diritti umani nel caso la guerra si spingesse oltre coinvolgendo le grandi potenze nucleari o in caso di una sconfitta militare sul campo e di riflesso politica della NATO. Da lì alla crisi radicale di ogni diritto fondato sull’individuo il passo è brevissimo, a quel punto c’è da chiedersi quanto tempo resti alle democrazie così come le conosciamo. Infatti fra i fattori che mettono in ridicolo la democrazia e la sua pretesa di rappresentare ogni opinione  e di lasciar il governo al popolo sovrano c'è  proprio la paura e il disagio che viene dalla combinazione fra guerra e crisi economica; proprio l'idea di diventare poveri e aggrediti in tempi di libertà allontana  la libertà dalle cose che gli esseri umani considerano dsiderabili. Se uno è povero in un mondo d'illusioni pubblicitarie il suo problema è tornare a far soldi per spenderli, se uno teme nemici o criminali il suo problema sarà il delinquente, il terrorista, la pallottola vagante. Così la paura del nemico, della morte e della povertà divorano l'immaginario collettivo che può diventare un terreno fertile per paranoia, isteria, volontà di mettere le proprie vite in mano a choi promette il pugno di ferro, soluzioni semplici, anche la violenza. Il ricorso alle armi non aiuta i diritti delle masse ma piccole minoranze di ricchissimi a diventare ancora più ricchi lucrando sulle miserie dei conflitti e sulla ricostruzione di città distrutte e arsenali svuotati e i  politici senza scrupoli supportati da campagne eletorali costosissime. Questa combinazione fra complesso militar-industriale, grande finanza, grandi partiti politici e servizi segreti  delinea all'interno delle democrazie presenze di minoranze di ricchissimi e specialisti che indirizzano l'opera del potere politico verso scopi e progetti che poco hanno a che fare con la maggioranza della cittadinanza delinando così il costituirsi di poteri nel potere e di oligarchie in grado di condizionare la volontà del popolo  sovrano. Questo interferire ha luogo  anche all'interno di regimi politici dove esiste la libertà di parola e di pensiero, attività politica e regolari elezioni. Quando la cosa è  trasparente può esser almeno prevista e sottoposta al vaglio della pubblica opinione ma se riguarda cose come l'azione di servizi segreti, l'acquisizione di dati riservati su interessi nazionali strategici, interventi militari, preparazione a eventuali conflitti la trasparenza pare a mio avviso poco probabile o addirittura masochista. Per questo la credibilità e forse la tenuta delle democrazie è messa a dura prova da questi tempi disgraziati e da questi grandi poteri che spero inconsapevolmente stanno segando l'abero democratico sul quale  sono appollaiati.


IANA per FuturoIeri




19 luglio 2011

Lotte per l'acqua nel pensiero di Franco Allegri


Con piacere pubblico questa riflessione un pò datata di Franco Allegri intorno alle lotte per l'acqua pubblica. Mi pare un punto di vista nuovo, per certi aspetti provocatorio. Ai lettori il giudizio.


UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO




UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO
12/07/2011
Di F. Allegri
Oggi colgo l’occasione regalatami da un notizia che ricevetti il 26 gennaio per fare alcuni riflessioni sul tema dell’acqua pubblica e degli acquedotti in cerca dei vecchi municipi che non esistono più.
Il 26 gennaio ricevetti un articolo intitolato: “Vittoria per i Boscimani del Kalahari: il tribunale riconosce il loro diritto all’acqua”.
Quel giorno decisi di conservarlo e di usarlo in questi giorni per riparlare della crisi della politica italiana e per concentrarmi su quella della sua parte sinistra che sfugge ai più in questo disastro generalizzato.
Al tempo pensavo che avrei parlato di una valanga di SI ai referendum, ma non sufficienti a raggiungere il 51% degli italiani.
Qui mi sbagliavo, la mentalità boscimana è diffusa tra il 51% degli italiani, anzi i boscimani sono più avanti perché hanno maggiori ragioni per motivare il loro diritto naturale all’acqua e forse hanno maggiori consapevolezze quando pensano ai loro bisogni quotidiani.
W i boscimani, preoccupiamoci di questa Italia di destra e di sinistra che vive i diritti con la stessa coscienza di questa gloriosa civiltà africana.
L’effetto di trascinamento che vedo nel risultato referendario appartiene infatti alle civiltà antiche e basate sul diritto naturale.

Il tribunale del Botswana (a livello di corte d’appello) giudicò il suo governo colpevole di “trattamento umiliante” e con una sentenza esemplare annullò il divieto posto ai Boscimani del Kalahari che negava loro l’accesso all’acqua.
Questa sentenza ricorda i nostri referenda anche per un altro aspetto: sia la sentenza che i 2 quesiti sono interlocutori.
Da un lato la sentenza non permise ai boscimani di riaprire i loro pozzi (serve un atto normativo di quel governo) dall’altro qui in Italia non si sa cosa accadrà ai nostri acquedotti e pare certo solo il fatto che avremo soluzioni diversificate.
In quell’articolo del 26 gennaio si diceva: “Ci auguriamo che il governo decida finalmente di rispettare la legge e permetta loro di riaprire il pozzo. Per i diritti dei popoli indigeni – e anche per il Botswana – è una grande vittoria resa possibile dai sostenitori di Survival in tutto il mondo. I Boscimani ci chiedono di fare avere i loro più calorosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno sostenuto la loro battaglia”.
Survival è un’associazione importante nel campo delle lotte per le difese dei popoli a rischio di estinzione, una luce nel buio delle nuove forme di colonizzazione che caratterizzano i nostri tempi.
Anche l’Italia vive uno strano tipo di estinzione: quello dei diritti, si perdono nella quotidianità e svanisce anche la capacità di immaginarli e identificarli.
Ci vorrebbe un Survival per la difesa dei diritti di quegli italiani che non solo ne hanno persi tanti, ma non sanno più nemmeno cosa fossero i diritti.

Da gennaio c’è felicità tra i boscimani: “Siamo veramente felici che, alla fine, siano stati riconosciuti i nostri diritti” dichiarò un portavoce dei Boscimani festeggiando la decisione.
Secondo l’articolo egli proseguì: “Abbiamo atteso a lungo per questo. Come qualunque altro essere umano, anche noi abbiamo bisogno d’acqua per vivere. E abbiamo bisogno della nostra terra. Ora preghiamo perché il governo ci tratti con il rispetto che meritiamo”.
Qui la guerra per l’acqua è apparsa all’improvviso.
Qualche anno fa nacque un piccolo movimento in un’oscura casa del popolo di Firenze, ma presto tutta la questione fu presa in mano da una sinistra alla ricerca di se stessa e senza punti di riferimento. La fame di potere (forse dovrei dire l’ambizione) ha fatto il resto.
C’era da costruire un nuovo partitello e la via più breve era di farlo sulla base di un diritto diffuso solo tra i popoli primitivi!
I boscimani festeggiarono la sentenza del tribunale, noi non abbiamo motivi per festeggiare i referenda sull’acqua!
I boscimani hanno davanti una nuova minaccia certa, quella della multinazionale dei diamanti che cerca nuove miniere.
Anche gli italiani hanno un nemico oscuro: il perpetuarsi della casta che è di destra e di sinistra.
Il nostro problema è più grosso del loro.





17 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: La recita è finita , applaudite lo spettacolo




La recita a soggetto: La Recita è finita, applaudite lo spettacolo

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco una nuova pazzia in questa casa. Ora mio fratello si offre di pagare il debito del nipote, così…

I tre si alzano, Marco si mette vicino alla finestra con i soldi in mano, Francesco s’accosta all’ingegnere che è a due metri da Marco.

Ingegnere: Metta via quei soldi. Farò in qualche modo e poi non ho la ricevuta del ristorante come faccio…

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Così senza una garanzia, uno scritto, una telefonata o che so…

Marco: Mi fido. Da molto tempo sui soldi non mi fido più di nessuno, ma oggi voglio far diversamente. Prenda per cortesia questi soldi.

Ingegnere: Ma non ho uno scontrino, o una ricevuta da darle, lei dovrebbe fidarsi sulla parola.

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Questi discorsi non si sentivano più in questa casa dai mitici anni ottanta

Ingegnere: Anche voi alle prese con la nostalgia del vecchio passato di venticinque anni fa?

Francesco: Lo può ben dire e forte, perfino i cartoni animati giapponesi allora erano migliori di questi qui, oggi questi anime del Sol Levante son roba che serve solo a vendere bambolotti e carte collezionabili. Tutte cose strane ed esagerate e  senza arte, gusto, estetica e spesso senza una storia degna di questo nome. Mi capita di ascoltare la musica di allora, anche quella leggera e la trovo straordinaria. Non è un caso che spesso la radio mette in onda la musica di vent’anni fa.

Marco: Sì è vero, se guardo al passato tutto sembra diverso, che tempi. Venticinque anni fa ero una potenza della natura, ma era un mondo diverso, oggi tutto si è decomposto.

Ingegnere: Forse perché osservate il passato attraverso la memoria, i ricordi le suggestioni, il tempo del ricordo è diverso dal tempo meccanico degli orologi o dei calendari. Nel tempo del ricordo passato, presente e futuro si confondono, si modificano a vicenda; ciò che è altro e lontano sembra qui e ora e viceversa cose presenti e concrete nel ricordo sono pallide ombre che fanno da cornice a cose che non esistono più. Invece se si resta al tempo meccanico, scientifico i fatti sono distinti, gli attimi scorrono assieme ai giorni, ai mesi, agli anni. Capisco, anche per me gli anni ottanta erano meglio di questo presente, l’informatica diventava di massa, il comunismo finiva, sembrava scoppiata la pace, c’era crescita e ricchezza e molti soldi a giro. Ma i problemi gravissimi di oggi vengono anche da quel passato, dalle occasioni di pace e di sviluppo perdute, dal perseverare di logiche imperiali, dallo scadimento della cultura, dall’indifferenza dei ricchissimi per qualsiasi patto sociale, nazionale o di fede tradizionale, dalla spaventosa corruzione del potere politico. Eppure certo se si guarda a quel passato recente si vedono cose di cui oggi si sente la mancanza, piccole cose del quotidiano sembrano magiche, le suggestioni e le parole di una canzone, di un film, di un momento felice raccontano un mondo umano diverso.

Marco: DECOMPOSIZIONE. Ecco cosa è avvenuto

Francesco: Piano cavolo! Vuoi svegliare la signora?

Marco rimette i soldi in tasca e fa un gesto che indica che pagherà lui il debito del nipote.

Ingegnere: In effetti ha ragione. La corruzione era spaventosa e il disastro di oggi parte da lì. Avete presente la Ma madre di tutte le tangenti l’Enimont che è costata la vita a Gardini. Ecco lì per quella super corruzione fu comprato tutto il parlamento italiano e tutti i partiti, furono tutti pagati sulla base del peso e dell’importanza. Pare fossero 140 i miliardi di quella gigantesca corruzione, o forse vendita un tanto al chilo di tutto il parlamento. Poi arrivò mani pulite, la dissoluzione o trasformazione dei vecchi partiti di massa e dopo questa Seconda Repubblica.

Marco: Peggio della precedente. Un regime sedicente democratico che deve far a mezzo con tutti: confessioni religiose, mafie, politica, servizi segreti, interessi stranieri, banche, Nato sindacati e chi più ne ha più ne metta.

Francesco: Ti sei scordato le comunità straniere e gli extracomunitari. Comunque non sta scritto da nessuna parte che i partiti politici sono lo Stato. Per il nostro ordinamento costituzionale ancora vigente i partiti sono soggetti privati e non istituzioni. Quando hanno dato l’assalto alle istituzioni deviandole e spogliandole hanno fatto la loro prima privatizzazione, le altre sono conseguenze. Da buoni soci si son divisi le parti del sacco delle casse pubbliche e delle cariche lucrose e come una compagnia d’attori che recita a soggetto si son divisi le parti. Chi ha fatto l’opposizione, chi quello che era contro ma anche no, il moderato, il fascista, il liberale, l’amico degli americani, il rivoluzionario, chi il buon amministratore, chi il cattivo, chi il cattolico, chi l’illuminato dalla fede. Una fiera delle pulci ammaestrate insomma. Ma recitata con talento, finta convinzione, malafede, astuzia e certezza di farla franca. Si son scritti da sé le leggi apposta per non finir in galera. Si regalano stipendi, auto blu, gettoni di presenza, e come se non bastasse si fanno rimborsare con profitto le spese elettorali nonostante la contrarietà di quasi tutto l’elettorato italiano. Va da sé che nel 1993 con il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il popolo italiano ha espresso un volontà precisa, di cui i signori della casta se ne sono fregati. Hanno cambiato nome alle cose, invece di finanziamento lo hanno chiamato rimborso. Gabbato il popolo coglione e sovrano son tornati a far i comodi loro, protetti dalle loro leggi, dalla loro polizia, dai loro giornali, dai loro finti intellettuali e sindacalisti.

Marco: Questi son discorsi fascisti, o forse anarchici. Dimentichi altre cose ad esempio le fondazioni, i giornali di partito che leggono solo loro finanziati con le nostre tasse attraverso i rimborsi, gli incarichi di prestigio agli amici degli amici, la pratica corrente del clientelismo, del nepotismo, del premiare la feccia, del prostrarsi davanti ad ogni generale, banchiere o fiduciario di qualche potenza imperiale. Questa politica che dobbiamo subire qui e ora è la negazione assoluta e perfetta dio ciò che potrebbe essere e sarà in un lontano futuro questo Belpaese.

Francesco: Tutto giusto, ma va detto anche che queste cose non si fanno da soli. Per il proprio interesse o comodo una parte delle genti del Belpaese va dietro ai politici corrotti, dissoluti, svaporati, mafiosi, camorristi o semplicemente sciagurati e delinquenti.

Ingegnere: Io tanto tempo va ho aiutato quelli del referendum del 1993, allora ero giovane e sconvolto dalle ruberie della politica. Erano tempi diversi Di Pietro era il PM più famoso d’Italia, i politici finivano in galera, i loro complici anche  e in tanti credevano di poter cambiare qualcosa. Prima hanno ignorato il risultato delle urne e poi con la legge del 1997 intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, hanno reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Pensavano di trovare la caverna di Ali Babà invece questi disgraziati con la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti si son trovati alla canna del gas. Nessuno voleva spendere per loro al buio, a dimostrazione del disprezzo profondissimo nel quale son cadute le caste che si barattano il potere  politico che abbiamo ereditato dalla guerra fredda. Allora hanno usato altri mezzi e altre leggi, ed io che credo nelle regole, nei numeri, nel senso intimo delle cose mi son dissociato dalla politica; come molti altri mi son dato agli affari, alla carriera e non lo nego ho cercato una via d’uscita all’estero. Fuori da qui, da questa prigione dello spirito e dell’anima le cose sono diverse. Una Nazione non può infrangere sistematicamente le regole che si dà. Questo è caos, è energia distruttiva, è disintegrazione di ogni regole di convivenza civile e di ogni legge, e anche del diritto a tenersi al propria proprietà privata che a questo punto può essere violata da chiunque. Questo chiunque può essere un giudice, un delinquente, un camorrista, un mafioso, un politico, perfino il vicino di casa o un parente; senza leggi certe tutto finisce con il riposare sull’arbitrio, sulla distorsione delle leggi, sulla violenza privata, e talvolta sull’impresa criminale.

 Francesco: Amaro ma vero. Le persone oneste oggi sono tradite dalla politica ed emarginate dalla società che conta. Ormai la politica è pubblicità commerciale, trae dal modo con cui si vendono televisori e  formaggini le forme della propaganda e della persuasione, non è un caso che oggi nel 2010 siamo al quindicesimo anno di berlusconismo, un fenomeno politico e sociale impensabile senza il mercato pubblicitario e la televisione commerciale. L’immagine è la sostanza, il logo, il marchio è più importante del contenuto, dei programmi, dei futuri amministratori, della vita delle persone.

Marco: La politica è come una banda di lanzichenecchi che fa il suo sporco mestiere dove l’imperatore o il re che paga comanda. Proprio come quelli che misero a sacco Roma nel Rinascimento e sul loro percorso massacravano e rapinavano tutti i civili che trovavano. Se al tempo di Machiavelli i denari di Carlo Quinto l’imperatore erano prestati da famiglie di banchieri tedeschi e genovesi oggi sono le banche centrali a decidere cosa deve fare la politica. Di fatto è la BCE sono loro a decidere quanto gli Stati Europei possono spendere, come e perché. Emettono la nostra moneta del resto. Cosa rimane alla politica se non strane meditazioni sui diritti del cane e del gatto, sulla bioetica, sui tagli allo stato sociale, e sui diritti universali proprio quelli che esistono solo sulla carta. La guerra poi, ci tornano le bare con i nostri dai confini del mondo e neanche c’è la decenza di emettere un bollettino ufficiale da far trasmettere ai telegiornali. Almeno il Duce aveva la decenza di far scrivere e trasmettere bollettini falsi quando si ritrovò in guerra. Noi neanche ai bollettini di guerra falsi abbiamo diritto, siamo peggio dei sudditi dei nostri antichi sovrani, siamo schiavi di forze senza nome né volto. Sapessi almeno perché si fanno le guerre o si tagliano i fondi pubblici; quale disegno vero spinge i governi a portar avanti certe iniziative, a distruggere interi pezzi di società umana.

Ingegnere: In effetti siamo agli stracci che volano. La politica si tinge di commedia e di farsa tragica, i diritti universali sono negati da come si fanno queste nuove guerre con campi di prigionia dove la tortura è usata e comprovata e confessata dalle stesse forze armate USA in quel di Guantanamo e Bagram. Certe foto e notizie che son trapelate mi hanno sconvolto e non sono il solo. Questi diritti universali, i frutti di questo progresso messi in mano ad apprendisti stregoni della politica, ai banchieri, ai finanzieri apolidi si trasformano in carta straccia, in un pugno d’insetti morti, in deliri malati. Ma ora che ci penso perché siete qui, quale motivazione vi ha spinto?

Marco: Il nipote ha comunicato ai parenti uno strano annuncio.

Francesco: Ha scritto SMS che si sposa, a breve. Da non crederci.

Marco: Che matto, sono sicuro che ci ha contattato per rabbia, risentimento e per farci avere la lista di nozze. Così siam costretti per la tradizione a rendergli qualcosa, sa c’era un dare e un avere un po’ burrascoso nella famiglia. In fondo è la quadratura del cerchio, il nostro mondo muore e si dissolve nella guerra, nella decomposizione, morale e nella vergogna pubblica. Siamo stati incapaci di vedere la realtà per quel che è, ci siamo affidati a illusioni frutto della propaganda imperiale, politica, della pubblicità commerciale; siamo stati predati dai falsi alleati, dagli stranieri, da politiche diaboliche organizzate da esperti, burocratici, colossi finanziari, dai Boss dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha vincolato l’Italia e l’Europa a un neoliberismo acritico e meccanico e ha un commercio globale che ci ha mezzi rovinati. Così ecco il vero perché siamo qui. Aspettiamo di sentire da quella jena d’un nipote che a modo suo, con calma, con lucida serenità, con la forza della sua incoscienza ci annunzia la prossima fine del nostro mondo e l’inizio di uno nuovo che forse verrà o anche no. Comunque quel ceto medio un tempo borghese di cui eravamo parte è morto. Manca solo il becchino che seppellisce le nostre illusioni, le nostre pazzie, i nostri errori, la nostra arroganza. Magari è il possibile nascituro, o forse è direttamente lui il Vincenzo detto “ Vince” che farà nella nostra famiglia l’opera pietosa di seppellire un mondo fallito e morto.

Ingegnere: La soluzione per tutto quanto finora si è detto. Noi morti, altri arrivano e sono vivi. Nel bilancio di ciò che si perde e di ciò che s’acquista c’è un bilancio, forse un pareggio dei conti, o forse no il passivo che lascerà ai posteri quest’Italia della Repubblica sarà così pesante e duro da scatenare l’abiura dei posteri e l’oscurità  per tutte le nostre opere cattive o buone che fossero. Felicitazioni allora. Spero che questo metta pace in questa casa, sul serio il giardino lascia a desiderare e un tocco femminile aiuterebbe senza dubbio i rapporti fra il vostro nipote e il vicinato. Poi è naturale che sia così.

Marco: A furia di credere a quei ciarlatani nostrani che fanno politica  ci siamo corrotti  ecco le ragioni profonde della nostra infelicità e decadenza.  Abbiamo creduto alla loro recita, ai travestimenti e ai trucchi di scena della politica. Alla fine anche noi ci siam messi a recitare pure noi del ceto medio la nostra parte, la nostra tragica finzione. A declamare le virtù di mondi umani morti, di simboli finiti da decenni, a fingere onestà, fiducia nel sistema, decenza, rispetto per le leggi e il pudore. L’Italia si è trasformata negli ultimi decenni in grande palcoscenico pieno di figuranti e ciarlatani da strada che si fingevano eroi, gran signori, professori, dottori, imprenditori. Fra i peggiori sul palcoscenico i politici che fingevano di essere davvero politici ed invece era una massa di gente che cercava uno stipendio, una truffa, una raccomandazione. Siamo come popolo vittime del nostro stesso inganno, una frode di massa dove tutti sono colpevoli e  quindi nessuno è responsabile.  Una grande, immensa, assurda recita a soggetto di un popolo intero che guidato dalle sue sedicenti classi dirigenti ha finto di vivere altrove, di essere altro, di possedere quel che non ha e forse non ha mai avuto.

 Aspettate! Sento un rumore, forse è lui! Del resto è quasi l’alba, alla fine dovrà rientrare. Francesco, dottor Campi guardate se è la sua macchina.

Ingegnere: Non vedo bene, ma mi par di sì

Francesco: Ci siamo, è lui.

Marco: Bene, mettiamo a posto la bottiglia, c’è poco da dire adesso e tanto da ascoltare.

La porta si aprì e la famiglia fu di nuovo riunita per un breve momento fra la fine della notte e l’alba del nuovo giorno.

FINE




13 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: viltà destino

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto: viltà e destino

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Questo è il tempo della verità, questa miseria, questa sottomissione al dominio del forte che cade sopra i ceti medi del Belpaese è il frutto di decenni di commistione fra criminalità e potere politico. Devo ammettere che aveva ragione quel Berlinguer, quel capo comunista tanto amato da operai e contadini. La questione morale c’è stata, c’è e ci sarà finchè i partiti in Italia saranno uffici di collocamento di privilegiati, criminali comuni, delinquenti in giacca e cravatta. Ecco la verità un popolo debole e vinto nella Seconda Guerra Mondiale si è affidato alla delinquenza comune per le cose del suo governo, siamo ormai una Nazione sfatta, un popolo ridotto a polvere che vaga spinto dal vento. Io vorrei difendermi, ma come posso fare?   Poi perché difendere un sistema che mi ha corrotto, che mi ha messo sullo stesso piano del camorrista, del criminale, del ladro di strada. Già perché per fare impresa e per fare il lavoro ho aiutato gente del cavolo a delocalizzare. In un mondo bene ordinato io sarei stato fucilato e i miei soci impiccati, ma qui è lecito, è giusto sottrarre posti di lavoro e portarli a casa di stranieri. E che stranieri. Cupi, oscuri, malvagi. Credo che morirò dannato.

Ingegnere: Non la metta così, capisco. Ma cosa era possibile fare? Sono roba del millennio passato le ideologie forti e i miti imperiali fascisti, oggi il ricco, il forte, il potente non è un Duce o un superpresidente di uno Stato ma l’amministratore delegato di una grande multinazionale o di una superbanca cinese, il superburocrate che decide dell’emissione della moneta da parte di una banca centrale, il ricchissimo che ha quote azionarie nascoste in sei o sette paradisi fiscali. Questo è un tempo altro e diverso. Guardi i politici italiani. Cosa crede che siano? Gente di potere? No, sono camerieri di forze finanziarie e bancarie che si credono dei ganzi e dei furbi perché hanno stipendi da manager di provincia, auto blu, la scorta di polizia, due o tre appartamenti, il viaggio gratis e qualche altro regalo a spese del pubblico. Di fatto imitano senza riuscirci la vita quotidiana dei miliardari, dei loro veri padroni, di quelli che decidono se l’impresa deve trasferirsi dall’Europa all’Asia,  se la banca deve fallire o essere ricapitalizzata, se i portafogli dei piccoli risparmiatori devono riempirsi di titoli spazzatura trascinandoli in miseria, se le pensioni potranno esser pagate. Questi dove il politico ha l’appartamento preso da un ente o venduto a prezzo di favore hanno due o tre ville con parco e piscine in due o tre luoghi esclusivi del mondo, dove il politico ha la barca a vela e si crede cristo sulle acque loro hanno barche superlusso di trenta o quaranta metri, dove il politico ha il gruzzolo dei suoi furti nascosto in un conto svizzero loro hanno le quote azionarie delle banche che nascondono i denari occulti dei loro servi da parlamento e consiglio regionale. Il politico vuole il privilegio di aumentarsi lo stipendio con un voto e i manager delle multinazionali presentano i bilanci e sulla base di essi s’aumentano  i superbonus. Non si tratta di poche  migliaia spiccioli ma di milioni di euro.

Francesco: Già, ma c’è una grossa differenza. Il politico lo voto, il banchiere, il manager, il finanziere no. Il potere politico dei big della grande impresa e delle banche non è, non è stato e non sarà mai legittimo; quello politico invece può essere legittimo. Su questo credo che tutti e tre siamo d’accordo. Il potere illegittimo è privato, oscuro, occulto, egoista e tendenzialmente criminale; il potere legittimo è al contrario pubblico, votato o trasmesso con mezzi universalmente riconosciuti come leciti, risponde a leggi fondamentali, opera per interessi collettivi o pubblici riconosciuti come legittimi e visibili. Per questo il tramite fra il potere lecito e quello illecito è il faccendiere, il sensale di grandi affari, il segretario particolare. In Italia si è esagerato nella vita pubblica e  politica il confine fra lecito e  illecito si è dissolto; tutto è diventato una cosa sola, una massa informe di privati, di gente in carriera, di raccomandati, di affari illeciti, di favori da dare o da prendere. Dal momento che votiamo per un sistema

Marco: Certo, ma torniamo al nostro lavoro. I mercati europei sono saturi, quando un tipo ha una casa o una macchina di solito non ne compra altre due o tre perché non può permetterselo, quindi il mercato è fuori. Asia, America del Sud, perfino Africa sono la nuova terra promessa per gli affari. La globalizzazione è anche provare a creare nuovi mercati, portare altrove un modello di civiltà industriale in crisi e  pieno di gravi contraddizioni. Poi arriverà la fine del sistema e del regime politico presente, ma quando i ricchi saranno scappati in Asia o America cosa resterà da gestire al potere politico, e che fine faranno questi servi? Di sicuro se fossi un manager o un miliardario non mi porterei dietro un deputato o un senatore nemmeno sotto minaccia di morte. La feccia deve affogare con la nave, sono peggio dei topi nella stiva. Questo però è un fatto ancora lontano, chissà quanto ci vorrà per veder la fine di questo barbaro dominio sulla nostra terra.

Ingegnere: Non tanto, se finiscono le ragioni economiche e di vita quotidiana che tengono assieme questo sistema finiscono pure le minoranze al potere che si trasmettono come se fossero beni privati cariche pubbliche, incarichi, posti in consigli d’amministrazione di società mezze pubbliche e mezze private, cattedre ben remunerate. Non sono le nostrane classe dirigenti delle potenze lontane da un sistema. Possono cumulare due o tre stipendi, avere emolumenti pesanti, tariffe agevolate, e perfino l’assegno di reinserimento nella vita sociale quando il popolo sovrano li caccia non votandoli; questo è possibile perché un potere irresponsabile perché non decide ma trasforma le vere decisioni prese dai poteri finanziari e bancari o dal sistema imperiale Anglo-Americano. Due anni fa ho letto un pezzo da brividi sul Corriere della Sera, quindi non un  giornale comunista o cose del genere. Cose incredibili: secondo quel pezzo certi amministratori regionali nostrani sulla carta guadagnavano di più del governatore della California Arnold Schwarznegger. Poi ho fatto due conti. Certo è costoso, spendaccione, orrendo tutto questo; ma in fondo cosa sono gli sprechi della politica italiana rispetto al vero potere che è finanziario e corporativo?

Francesco: Come stupirsi di tutto questo? Alla fine conta lo stipendio, il privilegio,  la politica è ufficio di collocamento e far affari e cretino chi ha creduto alle balle colossali del bene comune, del comunismo, nel ritorno in terra di Cristo re. Ogni antico valore morale o civile si è dissolto, ogni segno delle nostre antiche civiltà si è perso, o è polvere, o è rudere, o è miseria morale che rallegra i pazzi e gli stolti che vivono nel ricordo di fatti e cose che non hanno vissuto e non hanno mai udito o visto. Questa è più che decadenza è decomposizione.

Marco: Nella decomposizione si vive alla grande o sbaglio? Tutti seguono i loro privati interessi egoistici e tu ti senti assolto, giustificato, glorificato nel tuo egoismo sciatto. Guardiamo la nostra gente la forte immigrazione è legata all’invecchiamento della società e la senescenza porta pazzia e debolezza. Certi vecchi e certe vedove incartapecorite vorrebbero aumenti di pensioni, mantenere le stesse rendite, percepire gli stessi soldi da case, fondi commerciali e capannoni. Avidi, ignoranti, sciagurati, dissoluti ecco i proprietari del ceto medio. Hanno permesso la disgregazione del Paese e ora vorrebbero miracoli per sanare il frutto delle loro viltà, della loro abiezione, della loro presunzione di sapere. Sono brutti e cattivi e hanno rovinato questo paese e la sua gioventù da cui pretendono impossibili  miracoli contributivi e di consumi.

Ingegnere: Oltre ai vecchi scellerati, imbelli e dissoluti ben presenti nei ceti medio-alti del Belpaese  ci sono tanti giovani che hanno perso le speranze, che non hanno famiglie in grado di raccomandarli, di proteggerli, di far avere loro incarichi e posti di responsabilità o carriere da tramandare di padre in figlio. Del resto dove sono i nostri giovani? Fra il 2000 e il 2010 in rapporto alla popolazione complessiva dell’Italia la popolazione compresa fra i 15 e i 34 anni è diminuita, invece sono aumentati quelli che hanno superato i 65 anni di vita. Basta controllare le statistiche. In altri paesi del mondo le cose sono diverse i giovani sono la maggioranza e spesso in mille modi emigrano, vanno via. Ma quelli che restano sono un serbatoio incredibile di forza lavoro, idee, consumi. Temo che la verità sia questa l’Italia è senescente ed è terrorizzata da qualsiasi cambiamento anche positivo. Si finge ancor oggi, e siamo nel 2010, di credere a miti ideologici del secolo scorso, a simboli da museo, a personaggi politici  persi nella notte dei tempi. L’Italia è troppo anziana e non vede il futuro e quindi lo teme, sa che è l’annuncio della morte sua. Da decenni non ci sono politiche per le famiglie, per l’occupazione, per le case popolari, per i lavoratori o per l’agricoltura; solo trovate, invenzioni che alimentano speculazioni e interessi privati. Chi ha un po’ di potere vive giorno per giorno e non fa calcoli oltre una settimana o due, sono perlopiù anziani e ogni primavera può essere l’ultima, non sentono alcun legame con la propria gente, la patria, i simboli del passato e quindi porta vanti interessi privati. Quando morirà non lascerà nulla e nulla voleva costruire. C’è un nichilismo di fondo nelle generazioni anziane d’Italia. Una malattia probabilmente dello spirito, e del resto come spiegare altrimenti questi dati.

Marco: Si spiega che siamo un popolo di bestie cattive che senza un padrone violento e tirannico non sappiamo star al mondo. A proposito di giovani disgraziati, ma il nostro nipote quando arriva?



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