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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


20 maggio 2018

Ricetta precaria n. 33

Ricetta precaria

33   gli anni del Cristo

Croste alla correzione

 

Allora maggio è arrivato. Panico!

Pacchi di compiti in scadenza, coordinatori di classe con la paura del ricorso, collegio docenti, consigli di classe. Ergo gravi distrazioni causate dal ritmo accelerato del lavoro e dal ritrovare i frutti,  oimè, delle lezioni nelle opere di carta e nelle verifiche degli allievi.

 Quindi la pizza surgelata si è bruciacchiata per imperizia e scarsa vigilanza del bieco forno elettrico.

Il sugo per i tortelli che era un miscuglio di latte e preparato per risotto alle noci e al tartufo è bruciato pure lui.

Occorre un colpo di reni e reagire alla pressione lavorativa e al dispiacere in cucina. Quindi è il momento , di un croste alla correzione.

Si prenda i resti miserabili del bordo della pizza e s’aggiunga un pane vecchio di almeno tre giorni ma non marcio. Si spacchi tutto con odio e spirito vendicativo per farne bocconcini e il tutto collocatelo nella tipica padella.

Aggiungere un bicchiere d’acqua, mezzo di vino bianco, una puntina di paprika comprata al mercato coperto di Budapest, una o due foglie di basilico, una puntina d’olio e va da sé mezzo tetrapak di sugo al pomodoro. Si può scegliere se alla ricotta, all’arrabbiata o alle olive. A piacere. A chi va può star bene anche qualche fetta di cipolla o scalogno.

Date un colpo di calore a questa bizzarria per far capire agli ingredienti chi comanda e poi cuocere a fuoco lento finchè l’acqua calda e il sugo non avranno ammorbidito le croste e il pane secco.

Quando vi sembrerà molliccio e abbastanza amalgamato versate il contenuto della padella su un piatto piuttosto grande.

Se odore e sapore  vi ripugna beveteci sopra un bicchiere di rosso, almeno vi metterà di buon umore per la prossima pila di prove da vergare di rosso




29 dicembre 2017

Ricetta precaria n. 29

Ricetta precaria

29   numero primo

 

Pasta ricca agli avanzi di cenone

Gli eroici furori di cenoni natalizi, compleanno, onoranze e cose strane da ricordare hanno lasciato tracce nel frigo e nella dispensa.

Avete sottomano nell’ordine: avanzi di sugo al pomodoro circa mezza lattina, mezza salsiccia, un pugno abbondante di olive nere snocciolate, un cucchiaio di olio piccante e ben due pezzi generosi di pomodoro essiccato. Quanto basta per una pasta per una persona quasi due.  Occorre avere l’incoscienza di mettere tutto assieme nel tegame, magari meglio se prima si fa a piccoli pezzetti la salsiccia e la si lascia cuocere qualche minuto in più a fuoco lento con l’olio e il pomodoro.  Poi quando sembra cotta e il tutto si è amalgamato vanno messe le olive e i due tocchi di pomodoro essiccato per dare un sapore più deciso. A chi piace anche sale e pepe. Ci vuole poi una pasta che regga il sugo che deriva da questa commistione di avanzi. Consiglio reginette o mafaldine che dir si voglia, ma chi si mette ai fornelli si regola con ciò che ha. Senza scrupoli quando il composto apparirà ai vostri occhi omogeneo e cotto aggiungete la pasta bollita a parte, al dente. Condite l’insieme con del formaggio tipo gran busta pecorino romano dop già grattugiato. Si dà per scontato che la pigrizia impedisca lo sforzo fisico di grattar qualcosa di più sofisticato. E poi vorrete rilassarvi. Già che ci siete cercatevi anche un generoso bicchiere di vino rosso, nulla di complicato, ci sarà pure un cartone di vino da tavola in casa, giusto per accompagnare. In fondo alle volte basta poco per star bene una pasta al dente, un sugo ben fatto o comunque preparato con un po’ d’affetto per se stessi e un bel bicchiere che riscalda i pensieri e fa correre la memoria  e le piccole speranze quotidiane. Può succedere che miglior antidoto al male di vivere che schiaccia e opprime sia proprio la piccola soddisfazione o gioia quotidiana che arriva. Una sorta di piccola rivalsa che compensa una curva esistenziale fatta di discese e salite. Dove la piccola soddisfazione, l’attimo della cosa ben fatta e di soddisfazione compensa l’amarezza di cose tristi e di brutti spettacoli a cui una persona perbene oggi assiste piuttosto di frequente. In fondo c’è quasi un senso di sfida al mondo nel volersi ostinare a vivere entro i termini di una felicità magari intermittente ma donata da ciò che si fa per se stessi e con gratuita spontaneità. Oggi la felicità propagandata è perlopiù quella della persuasione pubblicitaria, l pubblicità associa alle merci emozioni e stati d’animo positivi e ha una grande orza di persuasione presso le moltitudini. Trovare piacere e soddisfazione nelle piccole cose del quotidiano, anche in una pasta ben fatta e con gli avanzi del frigo, può essere un antidoto contro le troppe mediatiche promesse di felicità fantastiche e illusorie.




28 dicembre 2017

Ricetta precaria n. 27 e 28

Ricetta precaria

27  ossia 3 per tre per tre volte.

Pizza con avanzo di peperonata

 

Fare una pizza farcita con gli avanzi preferiti del frigo. Che forza! La  proposta è pizza con l’avanzo di peperonata.  Come è noto si tratta di patate, peperoni e pomodoro, compatibile quindi con una pizza  e se piace è possibile usare il formaggio per pizza per amalgamare i sapori, e a chi piace un po’ di basilico. Su questa questione ci possono essere diversi gusti e diverse casualità nella dispensa, ad esempio potreste scoprire che nel frigo ci sono le sottilette. Allora ecco la difficile scelta mettere o non mettere ciò che è del toast nella pizza? Dipende dall’appetito e dal grado d’inconsapevolezza culinaria. Come ricetta d’emergenza per i giorni di solitudine  va bene perché mette assieme gli avanzi del frigo con la pizza che è semplice, popolare e congelata dentro il frigo. Basta seguire le istruzioni e avere un forno e mettere assieme i diversi ingredienti. Il pasto è già fatto. Questa ricetta emergenziale è tipica di quando una persona sui trenta o quaranta si alza pigramente dal letto o dal divano e scopre la nudità della sua solitudine, ordinaria in una civiltà industriale che tende a produrre alienazione al quadrato. Essa aggiunge alla normale dimensione del male di vivere quello del male di vivere in una società connessa e artificiale che bilancia i molti benefici che offre  sul piano del benessere e del soddisfacimento dei bisogni primari con una forte pressione psicologica e col senso di una dimensione precaria dell’esistere; come se tutta la solida realtà e della vita sociale faticosamente e aspramente costruita potesse dissolversi nell’aria per uno di quei grandi accidenti che sempre capitano nella storia delle civiltà umane. La pizza così fatta accompagnata da vino comune o da una buona birra è il tipico pasto per le solitudini quando senza radio, televisione cellulare il singolo rimane solo con se stesso sul tavolo di cucina e può farsi in silenzio una severa analisi ci coscienza. Ripensare la sua vita e scorgere il bene e il male che è in lui., le occasioni del tempo passato, i peccati d’omissione, le scelte fatte e perfino i successi ottenuti anche  con dedizione e sacrificio. Alle volte basta poco. Basta staccare un attimo per veder passare avanti a sé tutto il film della propria vita vissuto in prima persona. Una pizza agli avanzi di peperonata unita a un decoroso raccoglimento interiore può essere strumento di coscienza.

Basta volerlo

 

 

 

 

Ricetta precaria

28.  Sette per quatto, e il numero dell’autobus che ho preso per anni per studiare e andare al lavoro.

Involtino inquieto

Oggi ragioneremo di un involtino inquieto.  Nel frigo è avanzata dell’insalata russa. Prenderete una vaschetta di prosciutto cotto in offerta al più vicino supermercato e una scatoletta di carne in gelatina dalla dispensa. Meglio se questo è avanzo di cenone, capodanno, pasto conviviale. Riciclare le presenze ingombranti del frigo è cosa buona  e giusta e organizzare un semplice impasto con gli avanzi è utile. Questo rabbercio di un pasto è il mettere insieme i resti della scatoletta di carne in gelatina con gli avanzi dell’insalata russa. Ne farete un bizzarro composto amalgamato alla meglio e su questa massa di carne, verdura,patate, gelatina sarà avvolto nelle fette di prosciutto cotto. Ne ricaverete una sorta di rozzo tubo. A chi piace, ma non è consigliato, è possibile sostituire il prosciutto crudo con il cotto. Questo tubo è  l’involtino inquieto  e può essere  posto sul piatto con un contorno di piselli bolliti con sale e aromi. Va accompagnato con vino forte,  sia esso rosso o bianco o rosè. Questa ricetta mi ricorda dei prodotti del supermercato di anni fa, molti anni fa. Gli involtini di prosciutto in gelatina. Certo gli anni sono passati. L’Italia degli anni ottanta è un ricordo lontano, qualcuno oggi per nostalgia dell’adolescenza o della gioventù, alcuni sentendo alla radio o su youtube le canzoni di allora si commuovono. Perfino le sigle dei cartoni animati giapponesi sono diventate un genere nostalgico, canticchiate a mezza voce da gente che ha da tempo moglie, figli, una professione avviata. Una generazione di bambini allora  divise ore di televisione fra i telefilm statunitensi lodatori e propagandisti dello stile  vita  statunitense e dall’altra parte i robot e gli eroi e le eroine dei cartoni animati giapponesi.  Due civiltà extraeuropee che spalmavano il loro immaginario collettivo sulla generazione di bambini e giovani delle sconsigliate e malconsigliate genti del Belpaese. Forse in quell’Italia c’era una buona dose di cose ben fatte, ma personalmente ritengo che vi fossero dei guasti terribili; una sorta di destino segnato. Alla superficiale abbondanza e presupposta spensieratezza di allora faceva da contrappunto la natura sofistica e la cattiva coscienza dei detentori del potere politico, l’ignoranza delle cose importanti della vita e la poca coscienza di sé e la povertà d’ambizioni collettive delle sedicenti classi dirigenti, l’egoismo e la fuga nel privato delle masse un tempo politicamente attive. Il benessere di allora era incluso entro i termini di un consumismo spesso straccione e  plebeo, nostrana imitazione palese dello stile di vita statunitense. Alle volte basta un particolare insignificante come un banale prodotto da gastronomia per ritornare indietro nel tempo e rivedere un pezzo di se  incluso in una storia più grande. Di quei tempi rimangono solo ricordi e l’eco di furori e titanismi eroici mai vissuti ma  visti attraverso il piccolo schermo.




28 dicembre 2017

Ricetta precaria n. 27

Ricetta precaria

27  ossia 3 per tre per tre volte.

Pizza con avanzo di peperonata

 

Fare una pizza farcita con gli avanzi preferiti del frigo. Che forza! La  proposta è pizza con l’avanzo di peperonata.  Come è noto si tratta di patate, peperoni e pomodoro, compatibile quindi con una pizza  e se piace è possibile usare il formaggio per pizza per amalgamare i sapori, e a chi piace un po’ di basilico. Su questa questione ci possono essere diversi gusti e diverse casualità nella dispensa, ad esempio potreste scoprire che nel frigo ci sono le sottilette. Allora ecco la difficile scelta mettere o non mettere ciò che è del toast nella pizza? Dipende dall’appetito e dal grado d’inconsapevolezza culinaria. Come ricetta d’emergenza per i giorni di solitudine  va bene perché mette assieme gli avanzi del frigo con la pizza che è semplice, popolare e congelata dentro il frigo. Basta seguire le istruzioni e avere un forno e mettere assieme i diversi ingredienti. Il pasto è già fatto. Questa ricetta emergenziale è tipica di quando una persona sui trenta o quaranta si alza pigramente dal letto o dal divano e scopre la nudità della sua solitudine, ordinaria in una civiltà industriale che tende a produrre alienazione al quadrato. Essa aggiunge alla normale dimensione del male di vivere quello del male di vivere in una società connessa e artificiale che bilancia i molti benefici che offre  sul piano del benessere e del soddisfacimento dei bisogni primari con una forte pressione psicologica e col senso di una dimensione precaria dell’esistere; come se tutta la solida realtà e della vita sociale faticosamente e aspramente costruita potesse dissolversi nell’aria per uno di quei grandi accidenti che sempre capitano nella storia delle civiltà umane. La pizza così fatta accompagnata da vino comune o da una buona birra è il tipico pasto per le solitudini quando senza radio, televisione cellulare il singolo rimane solo con se stesso sul tavolo di cucina e può farsi in silenzio una severa analisi ci coscienza. Ripensare la sua vita e scorgere il bene e il male che è in lui., le occasioni del tempo passato, i peccati d’omissione, le scelte fatte e perfino i successi ottenuti anche  con dedizione e sacrificio. Alle volte basta poco. Basta staccare un attimo per veder passare avanti a sé tutto il film della propria vita vissuto i prima persona.

Ricetta precaria

27  ossia 3 per tre per tre volte.

Pizza con avanzo di peperonata

 

Fare una pizza farcita con gli avanzi preferiti del frigo. Che forza! La  proposta è pizza con l’avanzo di peperonata.  Come è noto si tratta di patate, peperoni e pomodoro, compatibile quindi con una pizza  e se piace è possibile usare il formaggio per pizza per amalgamare i sapori, e a chi piace un po’ di basilico. Su questa questione ci possono essere diversi gusti e diverse casualità nella dispensa, ad esempio potreste scoprire che nel frigo ci sono le sottilette. Allora ecco la difficile scelta mettere o non mettere ciò che è del toast nella pizza? Dipende dall’appetito e dal grado d’inconsapevolezza culinaria. Come ricetta d’emergenza per i giorni di solitudine  va bene perché mette assieme gli avanzi del frigo con la pizza che è semplice, popolare e congelata dentro il frigo. Basta seguire le istruzioni e avere un forno e mettere assieme i diversi ingredienti. Il pasto è già fatto. Questa ricetta emergenziale è tipica di quando una persona sui trenta o quaranta si alza pigramente dal letto o dal divano e scopre la nudità della sua solitudine, ordinaria in una civiltà industriale che tende a produrre alienazione al quadrato. Essa aggiunge alla normale dimensione del male di vivere quello del male di vivere in una società connessa e artificiale che bilancia i molti benefici che offre  sul piano del benessere e del soddisfacimento dei bisogni primari con una forte pressione psicologica e col senso di una dimensione precaria dell’esistere; come se tutta la solida realtà e della vita sociale faticosamente e aspramente costruita potesse dissolversi nell’aria per uno di quei grandi accidenti che sempre capitano nella storia delle civiltà umane. La pizza così fatta accompagnata da vino comune o da una buona birra è il tipico pasto per le solitudini quando senza radio, televisione cellulare il singolo rimane solo con se stesso sul tavolo di cucina e può farsi in silenzio una severa analisi ci coscienza. Ripensare la sua vita e scorgere il bene e il male che è in lui., le occasioni del tempo passato, i peccati d’omissione, le scelte fatte e perfino i successi ottenuti anche  con dedizione e sacrificio. Alle volte basta poco. Basta staccare u attimo per veder passare avanti a sé tutto il film della propria vita vissuto i prima persona. Una pizza agli avanzi di peperonata unita a un decoroso raccoglimento interiore può essere strumento di coscienza.

Basta volerlo





13 giugno 2009

La nostra civiltà: per tutti e per nessuno

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

La nostra civiltà: per tutti e per nessuno.

Questa nostra civiltà italiana oggi come oggi è difficile osservarla, la si può percepire o attraverso i ruderi che riportano la mente a trapassati remoti o intuire per i silenzi delle nostre colline e dei nostri monti a tarda notte, sui tramonti del sole osservati dalle spiagge, sulle periferie deserte a certe ore della notte o in certi pomeriggi afosi di luglio e agosto.

Una civiltà nascosta, una civiltà per tutti e per nessuno che ad oggi non trova la sua espressione genuina, il suo essere forma del vivere, estetica del quotidiano aldilà delle esigenze del mercato e della società dei consumi.

Adesso la nostra civiltà si trova inespressa, polverizzata come le genti del belpaese divise per ogni sorta di ragione politica, culturale,sociale, di linguaggio. Tuttavia essa per così dire è smontata, inespressa come del materiale da costruzione che deve diventare qualcosa, è ancora lì anche se silente, immobile e non compiuta. I tempi non consentono alcun ottimismo, l’affermazione della Lega Nord alle elezioni ultime scorse rivela il fallimento dell’idea di Patria comune come concetto e come idea unificante delle molte realtà  della penisola. C’è poco da aggiungere dal momento che il punto di riferimento di quel partito è un’entità collettiva detta Padania, si tratta di una Nazione virtuale alternativa all’Italia ed oggi coloro che si riconoscono, a ragione o a torto, in questa alternativa sono il potere politico.  Sia detto per inciso il ministro degli interni che ha un  potere enorme sulla polizia è il leader politico emergente di quella formazione politica. All’estero in generale non godiamo di buona fama, la civiltà italiana sembra ridursi a luoghi comuni che hanno a che fare con la mafia, la pizza, la pasta, il melodramma, e qualche altra scemenza. A questa vicenda disgrazia aggiungo anche che per maggior celia  la nostra lingua è usata dagli stranieri per dare nomi di fantasia a improbabili prodotti dell’industria alimentare forestiera.  

L’Italia ad oggi non è, e per molto tempo ancora non sarà, non è solo un problema di considerazione dei forestieri, che lascia il tempo che trova, è che non è per gli stessi italiani.

La paura dell’altro, del diverso, dello straniero sono anche  l’esito della mancanza di punti di riferimento collettivi, sono l’evidenza della fumosità di un concetto di Patria ufficiale limitato e angusto, leso nella sua dignità da sessanta lunghi anni di governo dei partiti politici e delle loro correnti e da un popolo che si è sempre riconosciuto con difficoltà nelle istituzioni e in una storia comune, in un discorso collettivo-quale che sia- che dalla Sicilia arriva fino alle alpi.

Così vanno le cose sul pianeta azzurro e su un piccolo suo giardino a forma di penisola piazzato su un mare interno chiamato Mediterraneo e inserito nel più piccolo dei continenti. Questa piccola parte del pianeta è detta comunemente Italia.

IANA per FuturoIeri



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