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3 gennaio 2014

Sintesi: L'invincibile capitano vince ma non convince

L’invincibile capitano vince ma non convince.

 

Alla fine ci sono arrivato. Ho visto il film su Harlock.

L’invincibile capitano, qui quasi semidio vendicatore, è il protagonista di una nuova edizione delle sue imprese.  I temi tipici delle sue storie sono rifatti  e riconfigurati per adeguarsi al gusto di generazioni di giocatori usi da anni a smanettare con la playstation e il PC. Un Harlock in 3D quindi, messo a nuovo. Molti personaggi delle sue imprese sono assenti e il cast, per così dire, dell’Arcadia è ridotto al minimo; giusto il suo seguito più stretto ha una parte in questo film. La trama mi ha lasciato molto freddo, e così i colpi di scena. Il  capitano oscilla fra il semidio e l’eroe romantico che si lascia andare al suo destino; si fa persino tradire e catturare in una scena. Molto bene invece la critica ferocissima alla dittatura morbida, ma anche no, della solita sediziosa banda di vecchi cinici, abietti,  strapotenti e  prepotenti che con illusioni, inganni della politica e manipolazioni di ogni genere tiene in suo potere la solita umanità rimbecillita e sottomessa. Contro una simile abissale feccia il nostro scatenerà l’arma della verità nuda e pura aldilà di ogni possibile menzogna o falsificazione tecnologica. Tuttavia questa che è la parte che manda il messaggio più forte non è il punto di svolta della narrazione.  Il punto forte della trama si aggroviglia fra i grandi misteri della vita e della morte e dell’infinito, dove è il senso della vita e della vita come esseri umani a costituire il concetto narrativo trainante. Infatti è osservabile nel film un difficile bilanciamento fra la profondità dei concetti e la necessità di fare un prodotto  per un vasto pubblico.

Harlock eroe gotico e romantico mantiene l’aspetto da quadro dell’Ottocento dove la forza della natura e del cosmo è meditata con sofferenza e intensità dall’essere umano, dove la libertà diventa assoluta e diventa la ragione d’’essere di una vita assunta a simbolo universale.  Un classico del capitano bendato, peraltro. Eppure questa volta il capitano mi è sembrato combattere bene una battaglia grande, ossia  essere di nuovo una bandiera dell’animazione giapponese, con un film animato in 3D però non adeguato all’impresa. Sinceramente avrei preferito una riduzione della serie classica, anche perché il capitano da quando non mettono più in scena la Regina Raflesia non ha contro l’antagonista. A mio avviso da anni gli sceneggiatori non trovano l’antagonista adatto per lui. Per far risaltare il capitano orbo come il Dio Odino, e la similitudine non credo sia un caso, ci vuole il classico antagonista che lo rovescia come un calzino, come era nella serie classica -1978- . In quella serie era ottimo il duello fra due concezioni diverse semplicemente dell’esistere fra la regina aliena e il capitano bendato simbolo in questo caso di una coscienza umana libera e forte nonostante tutto e tutti. Qui è sacrificato a far la guerra a un pur dignitoso leader militare ma anche  paralitico, pieno di problemi psicologici e perdipiù assoldato da una cricca di vecchi malvissuti e a far da maestro di vita al giovane di turno. Giovane che deve decidere chi è davvero e giocarsi la vita per riuscire a distinguere il bene dal male, il vero dal falso. Forse l’aspetto del romanzo di formazione è quello che ha mantenuto uno stretto legame con le produzioni precedenti.

Ma del resto  come si può chiedere al capitano un’impresa al botteghino superiore alle potenzialità della trama?

Harlock vince anche stavolta perché è lui, e da solo può far il quasi- miracolo,  ma non convince qui in questa nuova impresa.

Degli effetti 3D non  dico nulla perché profano delle questioni e non so se esse siano in grado di sfidare la potenza degli effetti speciali  delle produzioni made in USA.

In conclusione un buon film d’animazione, ben confezionato, pieno di citazioni per quel che riguarda astronavi, divise, ambienti, situazioni. Le citazioni sono prese con grande eclettismo dall’immaginario del cinema, dei videogiochi e dei fumetti e abilmente confezionate per il pubblico dei nostri anni.  L’Harlock della serie classica capace di far il salto oltre la sua ombra e trasformare una serie televisiva in arte, come ritengo accadde nel 1978,  a mio avviso è lontano. Anche perché manca l’antagonista che gli fa fare il salto, che deve essere una figura opposta e  più grande di lui, proprio per ingigantire e rendere leggendaria l’impresa. Finora Raflesia rimane insuperata in questo ruolo.

Alla prossima capitano.

 

IaNa



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