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26 ottobre 2009

Dove è finita la storia del Belpaese?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Dove è finita la storia del Belpaese?

L’Italia di oggi è lontana dal suo passato remoto, dal mondo antico. E’ lontana anche dal suo passato recente, dal Novecento appena trascorso. L’Italia di oggi vive in un mondo d’illusioni, ubriaca dallo straparlare della politica e dalla televisione-spazzatura, da un gioco del calcio che personalmente non capisco più, da due decenni almeno, e sul quale taccio. Se la forza polemica che le genti d’Italia impiegano nelle liti del calcio fosse impiegata per ragionare intorno all’università o alla scuola media superiore oggi il Belpaese avrebbe un cospicuo primato culturale in grado, forse, da garantirgli la sopravvivenza o almeno qualche possibilità in più davanti a qualche grave disgrazia. Il potere politico ed economico con un popolo solo di poco diverso dal nostro sarebbe forzato a prender qualche provvedimento, a calcolare lo sviluppo dello Stivale a partire da politiche che premiano la ricerca e lo sviluppo. Le genti del Belpaese hanno le loro precise responsabilità nei confronti di se stesse. Forse come al tempo della fine dell’Impero Romano c’è un non detto gioco al massacro: le genti del Belpaese accettano le follie dei governanti e la calata dei barbari per far sì che il  sistema vada a pezzi. L’incapacità di riformare se stessi in questo caso è mitigata da un non dichiarato senso della fine e dalla involontaria determinazione a provocare il suicidio dell’ordine costituito.

Il disprezzo per un potere politico nostrano, spesso sotto tutela di poteri più grandi di lui, è un dato di fatto in quest’Italia. Dalla maggior parte degli italiani il potere economico e politico è stato temuto e ammirato ma non amato, questo fatto apre la strada alla segreta speranza di veder un giorno tutta quest’Italia buttata via, dispersa, ridotta in cenere.

Affermo che si è fatta strada in troppi italiani l’idea che in una situazione straordinaria si possa accettare la fine di quest’ordine costituito; e questo è avvenuto non per la persuasione pubblicitaria di qualche partito o per le intemperanze di alcune minoranze di estrema destra e della sinistra libertaria ma per una grande zavorra che è dentro la testa della maggior parte della popolazione, per una sorta d’inerzia criminale che spinge a portare le situazioni all’esasperazione e a coltivare compromessi disastrosi.

Questo modo di fare con misurata e precisa scienza prepara, preparerà e ha preparato i collassi del Belpaese, e in particolare quelli più incerti e pericolosi. E’ accaduto a Caporetto nel 1917 quando l’esercito è fuggito in massa, alla città di Roma saccheggiata nel 410 dai barbari goti e dai loro seguaci, a tutto il Regno D’Italia occupato da alleati e nazisti l’8 settembre del 1943. Le amare lezioni sono numerose, ma le genti del Belpaese s’ostinano. Il passato sembra parte di un mondo umano altro e diverso da questo.

Forse, e sono molti, sperano che  non arriverà l’irreparabile che trasformerà brutalmente e radicalmente le genti del Belpaese, o forse nel fondo del loro animo i difformi italiani l’auspicano mossi da un cupo desiderio di morte, spinti da un desiderio inconfessabile che brama la fine.

Ma in tutto questo dove è mai andata a finire la storia recente e antica delle genti della Penisola? Chi ha due grammi di speranza è bene che li spenda adesso, il secolo è appena iniziato e questo è il momento di delineare, se non è troppo tardi, una via d’uscita dalle troppe follie di questi anni.

IANA per FuturoIeri




28 agosto 2009

L'impossibile apologia dell'utopia nel Belpaese

La valigia dei sogni e delle illusioni

                            L’impossibile apologia dell’utopia nel Belpaese

Ad oggi non c’è una civiltà per le genti diverse del Belpaese, anzi proprio l’enorme potere che ha preso negli ultimi vent’anni la Lega Nord fa pensare di essere davanti a una situazione nella quale i vecchi valori sono trapassati e i nuovi non trovano ancora la forma politica per esprimersi pienamente. L’assenza di una civiltà italiana, e quindi di un modello culturale di riferimento per tutte le diversissime popolazioni della penisola, comporta di dover  subire tutte le mode e tutti i riferimenti politici stranieri dominanti. Se in questa parte di mondo, in questa penisola  l’egemonia statunitense sarà sostituita da quella russa o cinese, il Belpaese mancando di propri punti di riferimento si piegherà ai nuovi dominatori, alla loro morale, alle loro parole e visioni del mondo. Come nel nostro seicento le sedicenti classi dirigenti del Belpaese finiranno col fare il lavoro sporco per i nuovi padroni, in generale si occuperanno di garantire la tutela dei loro interessi in cambio della protezione delle armi altrui e del godimento dei loro patrimoni. Nulla che non si sia già visto al tempo della Repubblica con gli ambasciatori made in USA che erano la versione aggiornata all’anno 1945 dei vicerè di Spagna. Se il Belpaese, nonostante tutto, fosse in grado di darsi una civiltà con punti di riferimento certi e non negoziabili se abiurasse la retorica roboante della politica nostrana, il perseguimento idiota di vane illusioni allora potrebbe in qualche modo far fronte alla malvagità e alla violenza del mondo umano. Potrebbe mettere dei punti fermi, darsi degli obiettivi ragionevoli in politica estera, costruire il proprio modello di vita civile e morale da mostrare al mondo, passare dall’essere uno strano problema per l’Europa ad una realtà che offre soluzioni e ha voce in capitolo. I fatti dovrebbero essere noti: Il Belpaese è popolato dall’1% della razza umana, le risorse sul territorio nazionale sono limitate, l’amministrazione della cosa pubblica è percepita come carente quando non pessima, parte della popolazione è di recente immigrazione e non si è abituata alla realtà culturale del Belpaese e tende a rinchiudersi in comunità, ereditiamo in quanto “alleati” con gli statunitensi e gli inglesi i loro nemici, inoltre non ci sono valori comuni riconosciuti da tutta la popolazione. Vi sono però dei valori dominanti, di solito quelli graditi a coloro che esercitano il potere e trasmessi dall’alto alla maggior parte della popolazione con risultati più o meno ridicoli. Oggi i valori dominanti della maggior parte del pubblico televisivo, l’unico popolo italiano di cui è facile dir qualcosa, sono legati al perseguimento di notorietà, ricchezza, influenza. Si tratta non di valori veri e propri ma di rozzi concetti derivati dall’aspetto visibile, materiale e aggressivo di coloro che esercitano un potere reale e ovviamente dalla martellante pubblicità commerciale che fa di ogni privilegiato il modello ideale. Sono concetti che derivano dalle immagini cristallizzate nella testa della maggioranza della popolazione che rimandano ai riti laici e religiosi delle minoranze di ricchissimi e alle cerimonie presiedute dalle autorità dello Stato, alla cronaca della vita mondana dei divi del cinema e del piccolo schermo, alle spese folli di presidenti, campioni sportivi, ereditiere, miliardari e affini.

Chi si ostina a credere in un Belpaese possibile va quasi sempre incontro a docce fredde o alla pubblica derisione, eppure la lucida follia dell’utopia è necessaria per non essere travolti da questa tenebra che dissolve tutto in un nero unico e sepolcrale.

 

IANA per FuturoIeri




2 febbraio 2009

Terza nota dal fu Regno di Francia

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

Terza nota dal fu Regno di Francia

La Francia conosce da almeno due decenni quei processi di questa globalizzazione del mercato che portano alla creazione dei centri commerciali e alla circolazione di esseri umani provenienti da altre culture altre e da diverse forme di civiltà. Un mondo umano incentrato sul centro commerciale, sulle periferie senza nome né volto, sulla persuasione pubblicitaria, sul relativismo morale provoca una crisi della dimensione dello Stato Ottocentesco, dello Stato che pretende d’essere qualcosa che rimanda a forti identità collettive. La differenza forte col Belpaese è che la Francia Repubblicana riesce a mantenere una certa solidità grazie alla costruzione dello Stato, a quel grande vincolo, per quanto possa essere oggi fortemente indebolito, che mette insieme milioni di differenze. Il Belpaese soffre molto la mancanza di quella cosa elementare che è una comune identità, e per identità intendo qualcosa di vivo e forte che vada oltre la nazionale di calcio, i modi di dire estrapolati dalla televisione-spazzatura, il rozzo chiacchericcio sulle riviste patinate che parlano di VIP veri o presunti tali. Non è eccessivo parlare di una comune identità scritta sulla sabbia, segnata da un Risorgimento elitario e alle volte massonico visto con sospetto dalla maggioranza cattolica della Penisola, di un concetto di Patria devastato dalle due guerre mondiali e per quello che rigurada le libertà dell’individuo esse sono ormai presso i più associate alle amare delusioni della vita politica sotto queste due Repubbliche. I grandi scandali non hanno messo in crisi un concetto d’identità nazionale e di Stato nel Belpaese per il più idiota dei motivi: non c’è identità fra cittadino e Stato. Questo almeno nella stragrande maggioranza dei casi. E' un fatto di questi giorni che uno sciopero inglese dalle sfumature anti-italiane ha acquistato rilevanza internazionale e ha aperto gli occhi ai molti intorno al fatto che per gli altri gli italiani fanno parte di un paese impresentabile. Ci vuole l'arrogante provocazione dello straniero per costringere i nostri ad andare oltre una comune identità fondata sulla nazionale di calcio e a farsi qualche domanda su cosa siamo oggi.

Il Belpaese è sgretolato in tanti piccolissimi interessi quanti sono gli abitanti che lo popolano, l’essere italiani oggi non va oltre se stessi e il proprio possesso personale di beni o affetti. La popolazione sembra rimasta allo stesso livello del fascismo, persiste ancora quel popolo bambino incapace di capire che esistono gli altri, che tutto ciò che esiste non si esaurisce nel concetto di ciò che è mio, e si badi “mio” nel senso fisico che i bambini piccoli attribuiscono a questa parola. Un popolo quindi incapace di assumersi responsabilità perché non è né popolo, né Nazione, né Stato, né diritto. Si può senza esagerare paragonare la nostra gente a una massa informe di pulsioni elementari ed egoistiche, a un turbinare di egoismi individuali che non hanno nessun punto in comune fra loro se non due o tre cose assolutamente banali e superficiali che nel resto del consorzio umano non saprebbero tener assieme un’associazione ludica. Lo Stato in Italia non è debole, lo Stato è la grande finzione, è il palcoscenico dove va in scena il canovaccio vecchio e logoro di una Democrazia creata per tutti, esaltata come il bene incarnato e accettata da nessuno. Una democrazia solitamente truffata nelle sue profonde ragioni o disattesa nelle sue regole non appena l’interesse particolare del privato, che può permetterselo, reclama una correzione ad personam alla legge.

Da anni mi chiedo come andrà a finire, temo fortemente che accadrà questo: un grande sbadiglio di noia e il pubblico che reclama un nuovo spettacolo.

IANA per FuturoIeri




21 gennaio 2009

Contro l’idolatria della famiglia fai da me

 

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

4-Contro l’idolatria della famiglia fai da me

Un tempo le famiglia era sacra, proprio nel senso stretto della parola era qualcosa d’inviolabile, qualcosa su cui non si poteva scherzare. L’esaltazione di certe donne famose e felici con figli a carico e senza marito è una cosa ripugnante quando vengono proposte come modelli di donna emancipata. Quella non è emancipazione: è semplicemente seguire il proprio egoismo e dirottare una parte dei profitti verso la prole, è la via che possono permettersi solo donne agiate di un ceto spessore economico. Per le comuni mortali anche un solo figlio e un solo reddito è una trappola se non si ha una famiglia che paga alle spalle o un reddito molto alto. Sì è con scienza massacrato e deriso un modello di famiglia per sostituirla con l’illusione, con l’allucinazione, con le false speranze. Una società di donne che reggono da sole tutto il carico della famiglia, come dicono di fare certe attrici e presentatrici, è possibile solo se tutta la civiltà è orientata e piegata a questa esigenza primaria del difendere la maternità. Questo non è quel che si ha nei paesi industrializzati o avanzati e non è la condizione del Belpaese. L’idolatria della famiglia fai da me rivela il profondo disprezzo per la vita e per la dignità umana che è insito in questo modello sociale ed economico. Contano le menzogne, le allucinazioni, i fantasmi di libertà e di ricchezze impossibili per la maggior parte della popolazione umana, quel che possono far i pochi non si adatta ai molti che s’alzano la mattina presto per andare a lavorare, o che rispondono di persona di ogni ritardo e di ogni piccolo errore sul posto di lavoro. Il massacro morale della famiglia italiana si compie anche con l’uso antitaliano del lavoro precario, con l’impossibilità per i molti di arrivare al bene casa, con la distruzione delle politiche vere e sane a favore della famiglia come il creare case popolari per calmierare i prezzi da tempo fuori da ogni comune senso della realtà.

Queste genti d’Italia sono un qualcosa che deve sopravvivere alla violenza di pochi gruppi finanziari e di palazzinari senza scupoli, i quali sono estranei da sempre alla storia e alla vita della Nazione. Come certe cellule tumorali che distruggono la vita e si autodistruggono con l’annientamento della loro vittima. Deve questa popolazione italiana anche sopravvivere alla criminosa messe di messaggi scellerati e socialmente distruttivi. La politica è assente o connivente con i pochi malvagi e la popolazione prostrata dalla crisi e offesa da troppe delusioni si è lasciata andare. Coloro che traggono profitto da tutto questo dovrebbero però far mente locale che un male così grande e malvagio finisce sempre per andare fuori controllo e rivoltarsi contro gli apprendisti stregoni che l’hanno voluto e imposto con le arti della frode e con vero odio contro l’essere umano.

IANA per FuturoIeri



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