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12 ottobre 2011

Il terzo libro delle tavole: Creare il proprio Mito Bellico


CREARE IL PROPRIO MITO BELLICO



La storia si ripete? Forse no e di sicuro identica mai, almeno il colore dei calzini di qualcuno cambia ogni tanto. Ma il vizio di creare la memoria pubblica di un popolo o di una comunità è cosa comune e praticata da quanti si trovano in mano il potere politico in congiunzione con la repressione poliziesca e il controllo di gran parte dei mezzi d’informazione.

Ho passato più di dieci anni della mia vita a studiare il caso della Firenze del primo dopoguerra e ho potuto individuare qualche meccanismo di creazione di mito politico e di costruzione della memoria pubblica e di rimozione e disgregazione delle altrui ragioni o dei ricordi scomodi. Ritengo che oggi i meccanismi di costruzione del discorso pubblico sulla guerra e sull’identità collettiva siano più blandi e più scomposti di quelli usati da nazionalisti e fascisti  ma non per questo scomparsi. Al posto di una retorica patriottica  pesante, schiacciante la coscienza e incentrata su eroi sanguinolenti e martiri della Patria oggi si usano i trucchi spesso sporchi delle società di pubbliche relazioni che costruiscono in collaborazione con i servizi segreti del caso l’immagine tremenda del nemico di turno e di riflesso la propria. Gli esempi si sprecano, in questi ultimi vent’anni il sedicente occidente è stato tempestato da notizie e informazioni su orribili mostri politici e militari tanto armati quanto  aggressivi, che si sono rivelati alla prova dei campi di battaglia e dei bombardamenti NATO dei despoti e tiranni male armati e isolati militarmente. E’ tuttavia interessante osservare come gli strumenti di propaganda solitamente impiegati per colpire il nemico esterno si rivelino efficaci anche contro quello interno. Offro quindi qualche scritto del mio duro lavoro a beneficio del lettore sperando non che ne tragga auspici ma che meditando sul passato possa circoscrivere certi fatti del presente che solo in apparenza sembrano normali o frutto del caso ma che in realtà corrispondono a calcoli e a meccanismi precisi della politica e della comunicazione fra le caste al potere e le masse di elettori o di credenti in fedi politiche o religiose. Oggi non mi sento d’invocare Dio, non è proprio il caso ma per certo è bene  augurarsi buona fortuna perché in questi anni le tenebre dell’adorazione del Dio-denaro che spezzano pietà umana e ragione sembrano farsi marea e tutta la terra appare allagata da una forza incontenibile che disgrega, corrompe e apre le porte a qualsiasi avventura. Allora è questo il tempo per non perdere la ragione, per meditare, riflettere, ascoltare perché potrebbe arrivare il momento in cui ciò che è comunemente chiamato male si presenterà e dovrà esser riconosciuto per ciò che è. Ma per vedere l’abisso che si apre quando le tenebre del Dio-denaro sommergono il mondo umano occorre conoscere qualcosa del passato, capire almeno in parte da dove si viene. Se non si sa da dove si arriva e la natura della strada da percorrere  con difficoltà si potrà sperare di arrivare alla propria destinazione.

 

 

 

La costruzione politica della memoria pubblica.

 

Le bande militari, la Martinella, la campana del Bargello e le campane di tutte le chiese di Firenze suonarono assieme il 4 novembre 1918: era  l’annuncio della fine della Grande Guerra per gli italiani.

 “Alle 18 dalla torre di Palazzo Vecchio la storica Martinella con lunghi rintocchi dà segnale alle altre campane, ed a essa risponde quasi subito la campana del Bargello e tutte le altre numerose chiese della città. Le musiche militari che sono giunte sulla piazza trascinandosi dietro una vera fiumana di popolo suonano gli inni della Patria mentre la folla applaude entusiasticamente gridando: Evviva l’Italia! Evviva l’Intesa! Evviva Trieste. W Trento

E’ un momento di vera intesa d’irresistibile commozione.”

 “Il Nuovo Giornale”, quotidiano fiorentino nazionalista e interventista, usò queste parole[1] per sottolineare l’intreccio formatosi fra rito civile e rito religioso e la gioia cittadina per la fine vittoriosa della guerra.  La conclusione del conflitto mondiale avrebbe di lì a breve costretto i fiorentini e tutti gli italiani a confrontarsi con il senso  di quel conflitto[2], con i cambiamenti  che  aveva operato nella società e nella percezione della propria identità nazionale.

A partire da quella giornata gli strumenti[3] della propaganda bellica, costruiti durante il conflitto, sarebbero stati utilizzati per creare un mito e una memoria pubblica  da parte degli appartenenti alle  forze politiche conservatrici fiorentine; essi  si erano mobilitati  per attuare numerose iniziative di carattere filantropico,  politico e culturale[4] a sostegno dello sforzo bellico. I loro interessi politici e il loro nazionalismo s’integravano nella realizzazione di manifestazioni di propaganda patriottica nelle quali il concetto del sacrificio della vita in guerra era ricorrente perché idealmente santificava la patria e attribuiva, di riflesso, alle classi dirigenti una legittimazione alta e nobile in quanto la Nazione era resa sacra dal sangue versato. Il discorso politico in Italia fin dal periodo Risorgimentale[5] trovava nei morti in battaglia per la Patria l’espressione più alta della sacralità, infatti il sacrificio e la morte in guerra erano elementi fondamentali del Nationbuilding ottocentesco. Questo senso del sacrificio era la base tradizionale sulla quale era possibile costruire una pedagogia patriottica e politica rivolta alle masse popolari.

Durante il conflitto l’Italia aveva conosciuto forme di propaganda rivolte alla totalità della popolazione, in un contesto di diffidenza e contrasto fra “paese reale” e “paese legale”. L’immane conflitto –  soprattutto per effetto della disfatta di Caporetto – aveva insegnato che la costruzione del consenso di massa era indispensabile per fare la guerra. L’esperienza avrebbe presto insegnato che era indispensabile anche per governare la pace.

Porsi il problema del cercare il consenso significava fare i conti con due pesanti condizionamenti: uno riguardava il fatto che lo Stato era stato costruito in opposizione alla Chiesa, e sotto la spinta di minoranze divise anche sul progetto generale[6], che aveva lasciato irrisolto il problema dell’identità nazionale delle masse popolari; l’altro, più grave, era il profondo divario fra le diverse classi sociali e fra città e campagna. Un divario accentuato dalla diversa velocità dei tassi di alfabetizzazione e di conoscenza della lingua nazionale.  La costruzione di una memoria pubblica della Grande Guerra a Firenze iniziò con la prima deliberazione del Comune[7] favore dei futuri decorati in guerra assunta nel novembre del 1915. Essa si concretizzò con la deliberazione di apporre di una targa commemorativa nel loggiato degli Uffizi in modo da legare i nomi dei decorati al luogo ove erano poste le statue degli uomini illustri. Con l’avanzata del conflitto e dell’ecatombe di uomini che esso produsse emersero i limiti dei riti e delle cerimonie allestite dalle classi dirigenti cittadine soprannominate anche la “consorteria”. La “consorteria” con la sua cultura e con il richiamo alle glorie Risorgimentali non riusciva a trovare gli strumenti propagandistici e politici per governare la società di massa che si era formata negli anni del conflitto nonostante si fosse impegnata in una catena d’iniziative volte a trovare un consenso popolare.

Fin dal novembre del 1915 la giunta del sindaco Orazio Bacci[8] organizzò la mobilitazione cittadina e l’attività di propaganda bellica. Le prime iniziative come la celebrazione per Battisti nel 1916 con la prima targa posta in suo ricordo, la deposizione di fiori freschi a spese del comune nel cimitero di Trespiano o le letture rituali dei nomi dei caduti in Consiglio comunale, appaiono ancora prive di un indirizzo politico capace di trasformarle in una pedagogia politica di massa. Toni nuovi, comunque, emersero con chiarezza nel novembre 1916 nel modo in cui fu progettato l’evento della riconsacrazione dell’arco dello Jadot in Piazza della Libertà. La solenne festa del compleanno del Re fu l’occasione nella quale il Comune fece partecipare alla cerimonia le scolaresche e le associazioni patriottiche con l’intenzione di creare un disciplinato seguito[9] di massa.  Questo sforzo continuò anche nel 1917 ma la mancanza di un rapporto di carattere continuativo e non occasionale con le masse pesava sulla qualità degli eventi; il problema certo non poteva essere “superato” e risolto continuando nella politica delle targhe dedicate a singoli personaggi o agganciando le vicende di quel conflitto agli eroi risorgimentali o ad una lettura della guerra in corso in chiave di “Quarta Guerra d’Indipendenza”. Nell’ultimo anno di guerra a Firenze lo sforzo propagandistico si intensificò e diede i massimi risultati, grazie anche all’impegno del Comune. Esso ebbe due denominatori comuni: l’uso delle forme della ritualità mutuata dai riti cattolici anche attraverso l’appoggio e la mobilitazione del clero[10] e la volontà, e forse la necessità, di far apparire salda l’alleanza e l’integrazione con le altre potenze dell’Intesa attraverso la presenza di loro rappresentanze nelle iniziative più importanti. Nel corso del conflitto nella vita sociale italiana e cittadina la pietà per i morti con il necrologio funebre prese  forme che rispecchiavano la società di massa e la serialità della produzione industriale con foto di volti e storie congelate in poche righe così simili le une alle altre da sembrare sempre uguali. La loro ossessiva presenza[11]  si sarebbe protratta, del resto, anche dopo la  fine della guerra.

Come i  resti di  un  naufragio che arrivano  dopo  giorni sulle spiagge, alcuni di questi necrologi continuarono, infatti, ad essere pubblicati, ben oltre l’armistizio, via via che i corpi dei caduti al fronte venivano riconosciuti e ritrovati.



[1]Il Nuovo Giornale”, 5 novembre 1918. Ai reparti in linea la notizia della fine del conflitto  fu comunicata alle tre di notte del 4 novembre 1918, mentre, fu di pubblica ragione a Firenze nella mattinata. Cfr. “La Nazione”, 5 novembre 1918. 

 

[2] Sul nesso Grande Guerra e identità italiana cfr: Oliver Janz e Oliver Klinkhammer (a cura di), La morte per la patria, La celebrazioni dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli, Roma, 2008 e Mario Isnenghi (a cura di) , I luoghi della memoria. Strutture ed eventi dell’Italia unita, Laterza, Bari, 1997.

 

[3] Sulla propaganda bellica in Italia durante la Grande Guerra. Cfr. Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani, 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 240 – 246.

 

[4] Sul valore dato dalle classi dirigenti cittadine alla cultura attraverso le diverse espressioni con cui si manifestava e al particolare accento nazionalistico che esse assunsero nel periodo della guerra e in quello del decennio precedente: cfr. Laura Cerasi, Gli Ateniesi d’Italia, Associazioni di cultura a Firenze nel primo Novecento, Angeli, Milano, 2000,. pp. 206 - 224.

 

[5] Cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, pp.IX-XI.

 

[6] Antonio Gibelli, La Guerra degli Italiani 1915-1918, Sansoni, Milano, 1998, pp. 92-93

 

[7] ASCFi, f. 4445,  doc. 114

 

[8] Uno degli elementi che distinsero la politica della giunta Bacci fin dall’inizio fu l’attività del Comune indirizzata ad onorare ufficialmente i caduti in guerra. Per ciò che concerne le onoranze funebri: cfr. ASCFi, f. 4445, doc. 119; sul l’impegno della municipalità in occasione scopertura della targa a Battisti: cfr. ASCFi, f. 4445,  doc. 112

 

[9] Questa cerimonia in particolare è studiata nel secondo capitolo. Essa fu articolata e complessa e segnò uno dei massimi risultati propagandistici della giunta Bacci. Cfr. Bargellini, III, p. 145. ASCFi, f. 4445, doc. 114; Bullettino, CFi, Novembre 1916; “Il Nuovo Giornale”, 12 novembre 1916.  Per quello che riguarda la mentalità e la sensibilità comune una simile messa inscena deve esser sembrata abbastanza ragionevole in quanto:” La pedagogia patriottica del periodo dell’Italia liberale ha usato il concetto di sacrificio per la Patria. Si ritrova l’idea di ,morte per la Patria anche nel libro Cuore e in generale nella letteratura scolastica…” cfr. Oliver Janz, Lutz Klinkhammer ( a cura di), La Morte per la patria, La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Donzelli Editore, Roma, 2008, Pag.XIV.

 

[10] Cfr. Simonetta Soldani, La Grande Guerra lontano dal fronte, in Storia d’Italia, Le regioni dall’Unità ad oggi, La Toscana, Giorgio Mori (a cura di), Einaudi, Torino, 1986,  pp. 414 – 415, dove l’autrice osserva come tale atteggiamento patriottico nel clero si generi durante la guerra e verso la fine subisca una svolta; in particolare: “nella primavera del 1918 (…) si sarebbe giunti a chiedere esplicitamente al clero di farsi carico in prima persona e in modo diretto della propaganda in favore della continuazione della guerra fino alla vittoria delle armi italiane, in un crescendo che avrebbe fatto la gioia dei moderati toscani della cerchia di Lambruschini, e che era la più evidente riprova dell’inettitudine dello Stato e dei suoi terminali periferici a gestire una politica che si caratterizzava per una inusitata intensità e minuziosità prescrittiva in campo sociale, e che poneva con urgenza problemi di coinvolgimento e di consenso di grandi masse popolari”.

 

[11] Cfr. “La Nazione”, 10 – 15 marzo 1918, 30 luglio, 19 novembre 1918. Cfr. “Il Nuovo Giornale” 14 - 17 settembre 1918,  7 - 16 novembre 1918.

 


IANA




17 settembre 2011

Il terzo libro delle tavole



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il terzo libro delle tavole

L’Italia e la ricostruzione della memoria pubblica

Tempo fa avviai una riflessione sulla costruzione dell’identità italiana, oggi in tempi di crisi del sistema di produzione e consumo In Europa e USA, di guerre non più episodiche ma integrate nel sistema finanziario e dei complessi militar-industriali delle grandi potenze a vocazione imperiale emerge la fragilità politica e di sistema del Belpaese. Questo terzo libro delle tavole vuole dare un contributo intorno alla complessità dei processi che definiscono la propria memoria pubblica e l’appartenenza di un privato a una comunità umana. Presento, quale primo contributo, qui uno schema storico per iniziare una riflessione su quanto sia frantumata e complicata la memoria pubblica a partire dai 150 anni dell’Unità d’Italia. Il terzo libro sarà anche dedicato a quella parte della cronaca e dei fatti clamorosi del quotidiano che esigono una meditazione e una considerazione.

1861-  Il Risorgimento

L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce, e che è privo di alcune regioni del nord-est, si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze non solo italiane.

1861- 1876   La destra Storica al potere

L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire  e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la stragrande maggioranza degli italiani e le minoranze al potere.

1876-1887  La Sinistra Storica

La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha i diritti politici cerca di avvicinare le masse popolari con riforme sociali ed edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare e istruire  le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887-1896  L’età Crispina

L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la nuova formula di creazione degli italiani fa leva su riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere un nazionalismo esasperato e forze socialiste diffidenti e ostili al concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia.

 

1898-1900  Sangue e fango sull’Italia.

L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove  spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani è di fatto spento. La politica diventa terreno di terribili contrasti, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango  cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901- 1913  L’Età di Giovanni Giolitti

L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, aperture alle forze sociali e operaie nel Centro-Nord. Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914  L’Italia del Dubbio.

L’Italia è l’unico paese  fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e  industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto che comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria-Ungheria, il parlamento è contrario  alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti borghesi impauriti.  Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole per spirito d’avventura; la Corona per motivi di prestigio internazionale e  di potere è orientata a stracciare l’alleanza e a dichiarare la guerra.  

1915-1918  L’Italia della Grande Guerra.

L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza di nazionalisti politicizzata e organizzata e di estremisti politici di destra a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei debiti contrati e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

 

1919-1920  Il Biennio rosso

L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale con accenni rivoluzionari che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi identità patriottica. Emerge la reazione quadristica,  armata e terroristica  fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di patria  e di Stato.

 

1922-1924  Il Fascismo al potere

Mussolini riesce a trasformare i fasci di combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato che segue la “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico principale.

1925-1935  Il  Regime fascista

Il fascismo cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica.  L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo.

1935-1939  Anni Ruggenti

Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista. Tuttavia le vittorie in Etiopia  e Spagna spengono il dissenso. Intanto Hitler e il suo Terzo Reich iniziano la seconda guerra mondiale.

 

 

1940-1943  La guerra Fascista

Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE.  Le disfatte del 1942  del 1943 in Russia e  Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia nel settembre del 1943.

1943-1945  La Resistenza

Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale.

1946-1947  Il Dopoguerra

L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a  Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo ela Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto , Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica.

1948-1953 L’Italia Democristiana

L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e  comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico.

 1954-1963 Il Miracolo economico

L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e  di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e  monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica e sociale  nel Mezzogiorno d’Italia.

1963-1968 Il primo Centro-Sinistra

L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori.

1969-1976 L’Italia della Strategia della tensione

L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976-1990  L’Italia di Craxi

Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito la distanza fra masse popolari e  potere politico, il famoso Palazzo si riduce, aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo il PCI viene ridimensionato l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore social o umano non di natura mercantile, pesante indebitamento  dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991-1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico  riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994-2000 L’Italia della Globalizzazione

Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata  negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001-2011 L’Italia della crisi globale

Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane, gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e  terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia vi partecipa con sue forze. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.




11 settembre 2011

11/9 il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'umanità

 


11/9 Il golpe in Cile del 1973 e la presente tragedia dell'Umanità


11 settembre 1973 alcune multinazionali bene introdotte fanno fare un golpe in Cile a generali traditori e corrotti capitanati dal despota cileno Pinochet. La mancanza di vigilanza da parte degli Stati sedicenti democtratici sui centri di comando e controllo delle multinazionali e della grande finanza, denunciata dal presidente cileno legittimo Salvador Allende in un discorso alle Nazioni Unite poco prima d’essere spodestato e ammazzato, si trasformava in quel giorno funesto in una tragica realtà.
Oggi che cade la ricorrenza è bene non dimenticare il pericolo terribile e presentissimo costituito da poteri economici e finanziari che si credono in diritto di rovesciare governi legittimi o di distruggere vite, ecosistemi, economie, pianificare guerre, determinare le scelte economiche di governi legittimi, far battere moneta a sistemi di banca centrale controllati da associazioni di banche private. La sovranità presa in custodia o in ostaggio da poteri illegittimi o criminali o peggio ancora tende a trasformare il mondo umano in una discesa verso condizioni sociali e culturali tendenti all’autodistruzione, alla guerra, all’empietà, alla degenerazione fisica e morale. C’è una dimensione nel sistema della multinazionale che non ha natura umana e che tende a distruggere l’umano. La multinazionale infatti dalla fine dell’Ottocento ha personalità giuridica; è come se fosse un soggetto umano per quel che riguarda gli affari e il commercio. Un sistema di società per azioni con un logo e una struttura può comprare, vendere, stipulare contratti, come se fosse un essere umano. Nei fatti per le loro gravi violazioni della legge le multinazionali vengono spesso multate ma quasi mai sciolte e spesso gli amministratori delegati non vengono condannati se non in presenza di crimini pesantissimi e di prove schiaccianti e definitive. Se venisse tolta alla multinazionale la personalità giuridica e gli azionisti rispondessero loro in prima persona dei danni e delle violazioni dellla legge con multe pesantissime e condanne a decine di anni di galera o anche peggio la natura distruttiva di questi poteri economici risulterebbe ridimensionata.

http://www.youtube.com/watch?v=cBJfZJoN5Uk
http://it.wikipedia.org/wiki/Golpe_cileno_del_1973




8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale




8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale




4 settembre 2011

Le due piramidi del potere





  • La piramide del potere è quella rappresentazione simbolica che mostra i livelli di ricchezza e di potere in una società umana. In alto sulla punta chi ha un grande potere e in basso verso la base i miserabili e i poveri e chi lavora in modo servile.
  • In antico sulla punta c'erano i re o l'imperatore che governavano in nome di Dio e sotto di loro i nobili o i discendenti di famiglie patrizie che tradizionalmente venivano nominati dal sovrano in posti di responsabilità. Sotto la nobiltà era collocato il clero e quella parte di uomini di cultura legati alla chiesa, sotto questa componente intellettuale erano posti in pericolosa vicinanza con la base i primi soggetti riconducibili alla borghesia allora in formazione, sotto di loro i servi della gleba, i salariati, e i popolani che dovevano lavorare per vivere. Questo schema semplificato e rozzo descrive la struttura di un mondo di Antico Regime dove il diritto era diritto divino e i nobili, il clero e  la famiglia regnante esercitavano il potere su mandato di Dio.
  • Nella piramide del potere attuale il potere non è legittimato da Dio ma dal denaro che è oggi il tutto da cui si forma ogni realtà delle presenti e sedicenti "Democrazie" .
  • Il sistema di banca centrale nelle presenti  democrazie è un sistema di banche private che associate sulla base di quote  emettono moneta in accordo con gli Stati o le confederazioni di Stati, così è per l'EURO e per il Dollaro. Poichè tutto è denaro e il denaro è tutto in questo sistema chi emette moneta è il potere e il resto è al suo servizio.
  • La piramide del potere è quindi siffatta: al vertice ci sono le grandi famiglie di supericchi, i grandi dirigenti delle multinazionali, delle banche, della finanza. Loro sono quel potere che prima era stato concesso da Dio alle famiglie regnanti. Fra loro e i livelli di potere e di ceto successivi c'è uno stacco enorme che sospende il vertice della piramide dalla struttura, di fatto sono oltre e tutto il resto del corpo sociale. Sotto questa piccola oligarchia, forse 300 umani in tutto il mondo, ci sono i grandi capimafia, i faccendieri internazionali e i leader politici. I capimafia hanno la capacità di riciclare le enormi masse di denaro della criminalità organizzata nella finanza e nell'economia globale e anche se non sono al vertice del potere possono pesare non poco pur essendo soggetti perseguitati dalla legge. I faccendieri di livello internazionale sono mediatori di enormi interessi e custodiscono segreti inconcepibili per l'uomo comune e hanno un potere di ricatto non piccolo, il politico è forse il livello più basso di questo pezzo della piramide, di fatto media fra plebi di consumatori e feccia  elettorale e i veri poteri di natura oligarchica. Sotto il capomafia, il politico e il faccendiere ci sono delle figure ben pagate di esperti quali: generali, ammiragli, vertici dei servizi segreti, alti burocrati, direttori di giornali, di riviste, di televisioni, industriali, direttori generali, produttori di servizi. Sotto questi una rete di specialisti ben pagati ma solo un  pò meno di loro che sono manager, esperti di settori, specialisti della comunicazione, opinionisti, senatori, deputati, ministri, gente del mondo dello spettacolo che deve fare ciò che vogliono i produttori, demagoghi, direttori di agenzie di pubblicità e di società di pubbliche relazioni. Sotto questo livello arriva la base, grande dei consumatori divisi per fasce di reddito, sono questi la base del consenso al sistema e a questi poteri, contrariamente a quel che si dice di solito essi sono nella maggior parte dei casi perfettamente consapevoli dell'esistenza di questa gerarchia sociale; prova ne sia il gusto per l'esibizione di prodotti firmati, per l'apparenza, per il sembrare socialmente di più di quel che si è. Molti di questi consumatori non credono alla democrazia, hanno capito come funziona il sistema e vanno a votare solo se hanno un tornaconto personale breve e immediato. Non si pongono neanche questioni di convivenza civile o di morale, ciò che è ed esiste è reale, ciò che è reale  in quanto tale è il denaro prodotto dal meccanismo di banca centrale il resto è cosa per pazzi e  per poeti.
  • Sotto i consumatori ci sono una massa di tapini che vorrebbe diventare come loro essi sono immigrati, disoccupati, precari, feccia umana. Sono la massa miserabile del mondo quella di cui di solito si occupava la chiesa delle origini ai tempi dei Cesari; oggi queste masse sono lasciate alle illusioni del DIO-DENARO e a quel poco di carità che questo sistema permette. 
  • Queste le due piramidi del potere. Le guerre di oggi non partono mai dal potere politico ma dal vertice staccato della piramide che  poi sono le pochissime famiglie di supericchi e i massimi dirigenti del potere corporativo e finanziario. Per mutare le cose occorre che lo Stato in quanto Stato emetta moneta senza intrusioni o concessioni alle banche private o alla grande finanza. Occorre una moneta espressione di un popolo, di uno Stato e di un governo libero da condizionamenti oligarchici. Una moneta garantita da qualcosa che sia più della consuetudine, delle carte firmate,  e della finanza globale; un tempo era l'oro che garantiva il denaro, oggi non c'è più nulla di materiale e concreto dietro le banconote.
  • Come si possa arrivare  a questo non so, ma per certo se è venuta giù la grande piramide del potere feudale e del principe rinascimentale prima o poi anche questo bivacco di oligarchi sulla sacralità del mondo umano è destinato a cessare. Forse si butteranno in guerra incontrollabile che spazzerà via tanta parte della loro civiltà, o forse le condizioni per nutrire e alimentare sei miliardi di umani sul pianeta verranno meno e allora il loro potere crollerà quando non potranno più promettere quel paradiso in terra che mostrano a tutti ma tengono solo per sè.

  • IANA per FuturoIeri





28 agosto 2011

Si fa presto a spezzare l'idea di Democrazia


Spezzare la Democrazia alla maniera degli svaporati


Da tempo mi sono chiesto se era il caso di scrivere intorno alle  vicende di Tripoli e di questa nuova guerra di una parte della NATO contro quel che resta della Libia del Gheddafi. In un certo senso questi momenti mettendo in discussione una falsa identità italiana schiacciata su un finto occidente mi forzano a pensare al dopo, ma non al dopo dei libici. Ecco che mi pongo delle semplici domande e le risposte sono facili da intuire.  Dovè quest’Occidente quando sono i nostri grandi interessi nazionali in gioco? Chi è il suo capo, qual’è la sua lingua, come si chiama la sua religione? dover sono le sue leggi e la sua Costituzione? Come si chiamano i suoi eroi e i suoi fondatori? In base a quale diritto tale presunto Occidente decide o finge di decidere per miliardi di esseri umani che vivono in luoghi che evidente, mentre Occidente non sono? E se esistono queste leggi sono esse universali o sono piuttosto la volontà di poteri politico-militari specifici, sono universali o ristrette ai desideri e alla volontà di minoranze di miliardari, banchieri e finanzieri che gestiscono i complessi militar-industriali delle principali potenze con diritto di veto all’ONU?
Questa nuova vicenda libica nel centenario della sua occupazione coloniale del 1911 ci resterà appicicata addosso come popolo italiano con un cartellino tremendo: Traditori. Non si può preparare per il dittatore festeggiamenti da Re a Roma, voto solenne sul trattato di amicizia in parlamento, perfino il baciamano e poi in capo a 24 ore per via della decisione d’intervenire militarmente di Francia, Regno Unito e Stati Uniti rovesciare decenni di politica estera! Non so come, non so perchè, ma sento che questa cosa la pagheremo pesante e una parte del contrappasso sarà a carico dei nostri “alleati”. Sempre che essi si considerino tali e non piuttosto padroni di questa penisola e delle genti tapine che l’abitano. Non è profezia, è la mia percezione personale di carattere metafisico che mi fa pensare che questo male accaduto sarà pagato duramente. E voglio aggiungere una parabola: Dei signori decidono di punire un predone del deserto che si crede re di qualche oasi e decine di pozzi di petrolio. Invece di dichiaralo fuorilegge e attivare le procedure del caso lo corteggiano, lo armano, ci mercanteggiano. Acquisita una certa familiarità con i luoghi e il territorio cercano di farlo tradire e poi accoppare dai suoi con grande spargimento di sangue. Quei signori distinti non si sono forse messi allo stesso livello del predone che hanno giudicato e tradito? Se questo Gheddafi e i suoi meritano il tribunale internazionale che dire delle superpotenze che hanno lucrato sulle commesse che egli offriva alle compagnie straniere? O del petrolio dei libici che il tiranno vendeva a mezzo mondo! Perchè i leader e i CEO dei grandi sistemi del complesso petrolifero,  finanziario e militar-industriale non trovano mai un giudice di un tribunale internazionale sulla loro strada! Eppure a Noriberga il signor Krupp finì sul banco degli imputati! Non ci sono forse oggi migliaia di Krupp e diverse decine di piccoli Hitler? Se ciò che oggi è nominato diritto universale viene trasformato in arbitrio gli umani penseranno che esso è sempre stato arbitrio e nessuno crederà più trovandosi davanti a un giudice di trovarsi davanti a un potere legittimo. Se crolla l’idea di un diritto equo e uguale per tutti le democrazie sono impossibili, dovunque e non solo in Medio-Oriente. Il danno di giustificare la guerra in nome di mitici “diritti umani” è quello di associare pesantemente e sempre e comunque il concetto di diritto umano all’intervento armato, ai bombardamenti, alle guerre civili, alle operazioni contro ribelli, insorti e terroristi. Questo fatto comporterà la sparizione o la criminalizzazione dei diritti umani nel caso la guerra si spingesse oltre coinvolgendo le grandi potenze nucleari o in caso di una sconfitta militare sul campo e di riflesso politica della NATO. Da lì alla crisi radicale di ogni diritto fondato sull’individuo il passo è brevissimo, a quel punto c’è da chiedersi quanto tempo resti alle democrazie così come le conosciamo. Infatti fra i fattori che mettono in ridicolo la democrazia e la sua pretesa di rappresentare ogni opinione  e di lasciar il governo al popolo sovrano c'è  proprio la paura e il disagio che viene dalla combinazione fra guerra e crisi economica; proprio l'idea di diventare poveri e aggrediti in tempi di libertà allontana  la libertà dalle cose che gli esseri umani considerano dsiderabili. Se uno è povero in un mondo d'illusioni pubblicitarie il suo problema è tornare a far soldi per spenderli, se uno teme nemici o criminali il suo problema sarà il delinquente, il terrorista, la pallottola vagante. Così la paura del nemico, della morte e della povertà divorano l'immaginario collettivo che può diventare un terreno fertile per paranoia, isteria, volontà di mettere le proprie vite in mano a choi promette il pugno di ferro, soluzioni semplici, anche la violenza. Il ricorso alle armi non aiuta i diritti delle masse ma piccole minoranze di ricchissimi a diventare ancora più ricchi lucrando sulle miserie dei conflitti e sulla ricostruzione di città distrutte e arsenali svuotati e i  politici senza scrupoli supportati da campagne eletorali costosissime. Questa combinazione fra complesso militar-industriale, grande finanza, grandi partiti politici e servizi segreti  delinea all'interno delle democrazie presenze di minoranze di ricchissimi e specialisti che indirizzano l'opera del potere politico verso scopi e progetti che poco hanno a che fare con la maggioranza della cittadinanza delinando così il costituirsi di poteri nel potere e di oligarchie in grado di condizionare la volontà del popolo  sovrano. Questo interferire ha luogo  anche all'interno di regimi politici dove esiste la libertà di parola e di pensiero, attività politica e regolari elezioni. Quando la cosa è  trasparente può esser almeno prevista e sottoposta al vaglio della pubblica opinione ma se riguarda cose come l'azione di servizi segreti, l'acquisizione di dati riservati su interessi nazionali strategici, interventi militari, preparazione a eventuali conflitti la trasparenza pare a mio avviso poco probabile o addirittura masochista. Per questo la credibilità e forse la tenuta delle democrazie è messa a dura prova da questi tempi disgraziati e da questi grandi poteri che spero inconsapevolmente stanno segando l'abero democratico sul quale  sono appollaiati.


IANA per FuturoIeri




23 luglio 2011

Il Fascista Immaginario: dedica e bibliografia

Per comprendere i temi del “Fascista Immaginario” presento una breve bibliografia utile per capire i temi e i problemi che sono connessi al mio scritto.

Nel caso qualcuno dopo il confronto con quanto ho elaborato volesse intraprendere un personale percorso per comprendere questo presente o per capire da dove arrivano una parte di certe mie considerazioni  può iniziare da qualcuno di questi testi.

 

Dedico il “Fascista Immaginario” al filosofo Stefano Boninsegni.

 

 

 

Bibliografia Breve

 

 

Balducci  Ernesto, L’insegnamento di Don Lorenzo Milani,  Laterza, Bari, 2002

Bakan Joel, (trad.it Andrea Grechi), The Corporation, La patologica ricerca del profitto e del potere, Fandango Libri, Roma, 2004

Stefano Boninsegni, Dai diritti dell’Uomo ai doveri del Manager, verso un immaginario in frantumi, in Diorama Letterario, n.256

Stefano Boninsegni, New Economy, Settimo Sigillo, Castello, 2003

Stefano Boninsegni  (a cura di),Dove va la Destra?Dove va la sinistra? , Settimo Sigillo, Roma, 2004

Noam Chomski, Democrazia e istruzione, EDUP, Roma.2004

Emidio Diodato (a cura di), La toscana  e la globalizzazione dal basso, Libreria Chiari, Firenze, 2004

Cardini Franco, L’invenzione dell’Occidente, Il Cerchio, Rimini, 2004

Carlo Galeotti (a cura di), Don Lorenzo Milani, L’Obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici, Stampa Alternativa, Roma, 2004

Grandi Aldo, Gli Eroi di Mussolini, Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista, BUR, Milano, 2004

Alessandro Galante Garrone, L’Italia corrotta 1895-1996, cento anni di malcostume politico, Editori Riuniti, Roma, 1986

Emilio Gentile, Il culto del littorio, La sacralizzazione  della politica nell’Italia fascista, Laterza, Roma, 1995

Emilio Gentile, Contro Cesare, Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi, Feltrinelli Milano, 2010

Naomi Klein, No-Logo, Baldini & Castoldi, Milano, 2001

Serge Latouche, Come sopravvivere allo sviluppo, dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, Torino, 2004

Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto Del partito Comunista, Editori Riuniti, Roma, 1962

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Gli Struzzi, Torino, 2003

Hayao Nakamura, Il paese del Sol Calante, Sperling & Kupfer, Milano, 1993

Piero Ottone, Saremo colonia?, o forse lo siamo già, Longanesi, Bergamo, 1997

Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, il declino della forza lavoro globale e l’avvento dell’era post-mercato, Baldini&Castoldi, Milano, 2000

Elena Romanello, Capitan Harlock, avventure ai confini dell’Universo, Iacobelli, Roma, 2009

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano, 2005

Veltri Elio, Il topino intrappolato, legalità, questione morale e centrosinistra, Editori Riuniti, 2005,Roma

Zygmunt Bauman, Dentro la Globalizzazione, le conseguenze sulle persone, Laterza, Bari, 1999

 




19 luglio 2011

Lotte per l'acqua nel pensiero di Franco Allegri


Con piacere pubblico questa riflessione un pò datata di Franco Allegri intorno alle lotte per l'acqua pubblica. Mi pare un punto di vista nuovo, per certi aspetti provocatorio. Ai lettori il giudizio.


UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO




UN VERO SUCCESSO NELLE LOTTE PER L’ACQUA – NEL MONDO
12/07/2011
Di F. Allegri
Oggi colgo l’occasione regalatami da un notizia che ricevetti il 26 gennaio per fare alcuni riflessioni sul tema dell’acqua pubblica e degli acquedotti in cerca dei vecchi municipi che non esistono più.
Il 26 gennaio ricevetti un articolo intitolato: “Vittoria per i Boscimani del Kalahari: il tribunale riconosce il loro diritto all’acqua”.
Quel giorno decisi di conservarlo e di usarlo in questi giorni per riparlare della crisi della politica italiana e per concentrarmi su quella della sua parte sinistra che sfugge ai più in questo disastro generalizzato.
Al tempo pensavo che avrei parlato di una valanga di SI ai referendum, ma non sufficienti a raggiungere il 51% degli italiani.
Qui mi sbagliavo, la mentalità boscimana è diffusa tra il 51% degli italiani, anzi i boscimani sono più avanti perché hanno maggiori ragioni per motivare il loro diritto naturale all’acqua e forse hanno maggiori consapevolezze quando pensano ai loro bisogni quotidiani.
W i boscimani, preoccupiamoci di questa Italia di destra e di sinistra che vive i diritti con la stessa coscienza di questa gloriosa civiltà africana.
L’effetto di trascinamento che vedo nel risultato referendario appartiene infatti alle civiltà antiche e basate sul diritto naturale.

Il tribunale del Botswana (a livello di corte d’appello) giudicò il suo governo colpevole di “trattamento umiliante” e con una sentenza esemplare annullò il divieto posto ai Boscimani del Kalahari che negava loro l’accesso all’acqua.
Questa sentenza ricorda i nostri referenda anche per un altro aspetto: sia la sentenza che i 2 quesiti sono interlocutori.
Da un lato la sentenza non permise ai boscimani di riaprire i loro pozzi (serve un atto normativo di quel governo) dall’altro qui in Italia non si sa cosa accadrà ai nostri acquedotti e pare certo solo il fatto che avremo soluzioni diversificate.
In quell’articolo del 26 gennaio si diceva: “Ci auguriamo che il governo decida finalmente di rispettare la legge e permetta loro di riaprire il pozzo. Per i diritti dei popoli indigeni – e anche per il Botswana – è una grande vittoria resa possibile dai sostenitori di Survival in tutto il mondo. I Boscimani ci chiedono di fare avere i loro più calorosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno sostenuto la loro battaglia”.
Survival è un’associazione importante nel campo delle lotte per le difese dei popoli a rischio di estinzione, una luce nel buio delle nuove forme di colonizzazione che caratterizzano i nostri tempi.
Anche l’Italia vive uno strano tipo di estinzione: quello dei diritti, si perdono nella quotidianità e svanisce anche la capacità di immaginarli e identificarli.
Ci vorrebbe un Survival per la difesa dei diritti di quegli italiani che non solo ne hanno persi tanti, ma non sanno più nemmeno cosa fossero i diritti.

Da gennaio c’è felicità tra i boscimani: “Siamo veramente felici che, alla fine, siano stati riconosciuti i nostri diritti” dichiarò un portavoce dei Boscimani festeggiando la decisione.
Secondo l’articolo egli proseguì: “Abbiamo atteso a lungo per questo. Come qualunque altro essere umano, anche noi abbiamo bisogno d’acqua per vivere. E abbiamo bisogno della nostra terra. Ora preghiamo perché il governo ci tratti con il rispetto che meritiamo”.
Qui la guerra per l’acqua è apparsa all’improvviso.
Qualche anno fa nacque un piccolo movimento in un’oscura casa del popolo di Firenze, ma presto tutta la questione fu presa in mano da una sinistra alla ricerca di se stessa e senza punti di riferimento. La fame di potere (forse dovrei dire l’ambizione) ha fatto il resto.
C’era da costruire un nuovo partitello e la via più breve era di farlo sulla base di un diritto diffuso solo tra i popoli primitivi!
I boscimani festeggiarono la sentenza del tribunale, noi non abbiamo motivi per festeggiare i referenda sull’acqua!
I boscimani hanno davanti una nuova minaccia certa, quella della multinazionale dei diamanti che cerca nuove miniere.
Anche gli italiani hanno un nemico oscuro: il perpetuarsi della casta che è di destra e di sinistra.
Il nostro problema è più grosso del loro.





17 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: La recita è finita , applaudite lo spettacolo




La recita a soggetto: La Recita è finita, applaudite lo spettacolo

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco: Ecco una nuova pazzia in questa casa. Ora mio fratello si offre di pagare il debito del nipote, così…

I tre si alzano, Marco si mette vicino alla finestra con i soldi in mano, Francesco s’accosta all’ingegnere che è a due metri da Marco.

Ingegnere: Metta via quei soldi. Farò in qualche modo e poi non ho la ricevuta del ristorante come faccio…

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Così senza una garanzia, uno scritto, una telefonata o che so…

Marco: Mi fido. Da molto tempo sui soldi non mi fido più di nessuno, ma oggi voglio far diversamente. Prenda per cortesia questi soldi.

Ingegnere: Ma non ho uno scontrino, o una ricevuta da darle, lei dovrebbe fidarsi sulla parola.

Marco: Pago sulla parola!

Francesco: Questi discorsi non si sentivano più in questa casa dai mitici anni ottanta

Ingegnere: Anche voi alle prese con la nostalgia del vecchio passato di venticinque anni fa?

Francesco: Lo può ben dire e forte, perfino i cartoni animati giapponesi allora erano migliori di questi qui, oggi questi anime del Sol Levante son roba che serve solo a vendere bambolotti e carte collezionabili. Tutte cose strane ed esagerate e  senza arte, gusto, estetica e spesso senza una storia degna di questo nome. Mi capita di ascoltare la musica di allora, anche quella leggera e la trovo straordinaria. Non è un caso che spesso la radio mette in onda la musica di vent’anni fa.

Marco: Sì è vero, se guardo al passato tutto sembra diverso, che tempi. Venticinque anni fa ero una potenza della natura, ma era un mondo diverso, oggi tutto si è decomposto.

Ingegnere: Forse perché osservate il passato attraverso la memoria, i ricordi le suggestioni, il tempo del ricordo è diverso dal tempo meccanico degli orologi o dei calendari. Nel tempo del ricordo passato, presente e futuro si confondono, si modificano a vicenda; ciò che è altro e lontano sembra qui e ora e viceversa cose presenti e concrete nel ricordo sono pallide ombre che fanno da cornice a cose che non esistono più. Invece se si resta al tempo meccanico, scientifico i fatti sono distinti, gli attimi scorrono assieme ai giorni, ai mesi, agli anni. Capisco, anche per me gli anni ottanta erano meglio di questo presente, l’informatica diventava di massa, il comunismo finiva, sembrava scoppiata la pace, c’era crescita e ricchezza e molti soldi a giro. Ma i problemi gravissimi di oggi vengono anche da quel passato, dalle occasioni di pace e di sviluppo perdute, dal perseverare di logiche imperiali, dallo scadimento della cultura, dall’indifferenza dei ricchissimi per qualsiasi patto sociale, nazionale o di fede tradizionale, dalla spaventosa corruzione del potere politico. Eppure certo se si guarda a quel passato recente si vedono cose di cui oggi si sente la mancanza, piccole cose del quotidiano sembrano magiche, le suggestioni e le parole di una canzone, di un film, di un momento felice raccontano un mondo umano diverso.

Marco: DECOMPOSIZIONE. Ecco cosa è avvenuto

Francesco: Piano cavolo! Vuoi svegliare la signora?

Marco rimette i soldi in tasca e fa un gesto che indica che pagherà lui il debito del nipote.

Ingegnere: In effetti ha ragione. La corruzione era spaventosa e il disastro di oggi parte da lì. Avete presente la Ma madre di tutte le tangenti l’Enimont che è costata la vita a Gardini. Ecco lì per quella super corruzione fu comprato tutto il parlamento italiano e tutti i partiti, furono tutti pagati sulla base del peso e dell’importanza. Pare fossero 140 i miliardi di quella gigantesca corruzione, o forse vendita un tanto al chilo di tutto il parlamento. Poi arrivò mani pulite, la dissoluzione o trasformazione dei vecchi partiti di massa e dopo questa Seconda Repubblica.

Marco: Peggio della precedente. Un regime sedicente democratico che deve far a mezzo con tutti: confessioni religiose, mafie, politica, servizi segreti, interessi stranieri, banche, Nato sindacati e chi più ne ha più ne metta.

Francesco: Ti sei scordato le comunità straniere e gli extracomunitari. Comunque non sta scritto da nessuna parte che i partiti politici sono lo Stato. Per il nostro ordinamento costituzionale ancora vigente i partiti sono soggetti privati e non istituzioni. Quando hanno dato l’assalto alle istituzioni deviandole e spogliandole hanno fatto la loro prima privatizzazione, le altre sono conseguenze. Da buoni soci si son divisi le parti del sacco delle casse pubbliche e delle cariche lucrose e come una compagnia d’attori che recita a soggetto si son divisi le parti. Chi ha fatto l’opposizione, chi quello che era contro ma anche no, il moderato, il fascista, il liberale, l’amico degli americani, il rivoluzionario, chi il buon amministratore, chi il cattivo, chi il cattolico, chi l’illuminato dalla fede. Una fiera delle pulci ammaestrate insomma. Ma recitata con talento, finta convinzione, malafede, astuzia e certezza di farla franca. Si son scritti da sé le leggi apposta per non finir in galera. Si regalano stipendi, auto blu, gettoni di presenza, e come se non bastasse si fanno rimborsare con profitto le spese elettorali nonostante la contrarietà di quasi tutto l’elettorato italiano. Va da sé che nel 1993 con il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il popolo italiano ha espresso un volontà precisa, di cui i signori della casta se ne sono fregati. Hanno cambiato nome alle cose, invece di finanziamento lo hanno chiamato rimborso. Gabbato il popolo coglione e sovrano son tornati a far i comodi loro, protetti dalle loro leggi, dalla loro polizia, dai loro giornali, dai loro finti intellettuali e sindacalisti.

Marco: Questi son discorsi fascisti, o forse anarchici. Dimentichi altre cose ad esempio le fondazioni, i giornali di partito che leggono solo loro finanziati con le nostre tasse attraverso i rimborsi, gli incarichi di prestigio agli amici degli amici, la pratica corrente del clientelismo, del nepotismo, del premiare la feccia, del prostrarsi davanti ad ogni generale, banchiere o fiduciario di qualche potenza imperiale. Questa politica che dobbiamo subire qui e ora è la negazione assoluta e perfetta dio ciò che potrebbe essere e sarà in un lontano futuro questo Belpaese.

Francesco: Tutto giusto, ma va detto anche che queste cose non si fanno da soli. Per il proprio interesse o comodo una parte delle genti del Belpaese va dietro ai politici corrotti, dissoluti, svaporati, mafiosi, camorristi o semplicemente sciagurati e delinquenti.

Ingegnere: Io tanto tempo va ho aiutato quelli del referendum del 1993, allora ero giovane e sconvolto dalle ruberie della politica. Erano tempi diversi Di Pietro era il PM più famoso d’Italia, i politici finivano in galera, i loro complici anche  e in tanti credevano di poter cambiare qualcosa. Prima hanno ignorato il risultato delle urne e poi con la legge del 1997 intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, hanno reintrodotto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. Pensavano di trovare la caverna di Ali Babà invece questi disgraziati con la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti si son trovati alla canna del gas. Nessuno voleva spendere per loro al buio, a dimostrazione del disprezzo profondissimo nel quale son cadute le caste che si barattano il potere  politico che abbiamo ereditato dalla guerra fredda. Allora hanno usato altri mezzi e altre leggi, ed io che credo nelle regole, nei numeri, nel senso intimo delle cose mi son dissociato dalla politica; come molti altri mi son dato agli affari, alla carriera e non lo nego ho cercato una via d’uscita all’estero. Fuori da qui, da questa prigione dello spirito e dell’anima le cose sono diverse. Una Nazione non può infrangere sistematicamente le regole che si dà. Questo è caos, è energia distruttiva, è disintegrazione di ogni regole di convivenza civile e di ogni legge, e anche del diritto a tenersi al propria proprietà privata che a questo punto può essere violata da chiunque. Questo chiunque può essere un giudice, un delinquente, un camorrista, un mafioso, un politico, perfino il vicino di casa o un parente; senza leggi certe tutto finisce con il riposare sull’arbitrio, sulla distorsione delle leggi, sulla violenza privata, e talvolta sull’impresa criminale.

 Francesco: Amaro ma vero. Le persone oneste oggi sono tradite dalla politica ed emarginate dalla società che conta. Ormai la politica è pubblicità commerciale, trae dal modo con cui si vendono televisori e  formaggini le forme della propaganda e della persuasione, non è un caso che oggi nel 2010 siamo al quindicesimo anno di berlusconismo, un fenomeno politico e sociale impensabile senza il mercato pubblicitario e la televisione commerciale. L’immagine è la sostanza, il logo, il marchio è più importante del contenuto, dei programmi, dei futuri amministratori, della vita delle persone.

Marco: La politica è come una banda di lanzichenecchi che fa il suo sporco mestiere dove l’imperatore o il re che paga comanda. Proprio come quelli che misero a sacco Roma nel Rinascimento e sul loro percorso massacravano e rapinavano tutti i civili che trovavano. Se al tempo di Machiavelli i denari di Carlo Quinto l’imperatore erano prestati da famiglie di banchieri tedeschi e genovesi oggi sono le banche centrali a decidere cosa deve fare la politica. Di fatto è la BCE sono loro a decidere quanto gli Stati Europei possono spendere, come e perché. Emettono la nostra moneta del resto. Cosa rimane alla politica se non strane meditazioni sui diritti del cane e del gatto, sulla bioetica, sui tagli allo stato sociale, e sui diritti universali proprio quelli che esistono solo sulla carta. La guerra poi, ci tornano le bare con i nostri dai confini del mondo e neanche c’è la decenza di emettere un bollettino ufficiale da far trasmettere ai telegiornali. Almeno il Duce aveva la decenza di far scrivere e trasmettere bollettini falsi quando si ritrovò in guerra. Noi neanche ai bollettini di guerra falsi abbiamo diritto, siamo peggio dei sudditi dei nostri antichi sovrani, siamo schiavi di forze senza nome né volto. Sapessi almeno perché si fanno le guerre o si tagliano i fondi pubblici; quale disegno vero spinge i governi a portar avanti certe iniziative, a distruggere interi pezzi di società umana.

Ingegnere: In effetti siamo agli stracci che volano. La politica si tinge di commedia e di farsa tragica, i diritti universali sono negati da come si fanno queste nuove guerre con campi di prigionia dove la tortura è usata e comprovata e confessata dalle stesse forze armate USA in quel di Guantanamo e Bagram. Certe foto e notizie che son trapelate mi hanno sconvolto e non sono il solo. Questi diritti universali, i frutti di questo progresso messi in mano ad apprendisti stregoni della politica, ai banchieri, ai finanzieri apolidi si trasformano in carta straccia, in un pugno d’insetti morti, in deliri malati. Ma ora che ci penso perché siete qui, quale motivazione vi ha spinto?

Marco: Il nipote ha comunicato ai parenti uno strano annuncio.

Francesco: Ha scritto SMS che si sposa, a breve. Da non crederci.

Marco: Che matto, sono sicuro che ci ha contattato per rabbia, risentimento e per farci avere la lista di nozze. Così siam costretti per la tradizione a rendergli qualcosa, sa c’era un dare e un avere un po’ burrascoso nella famiglia. In fondo è la quadratura del cerchio, il nostro mondo muore e si dissolve nella guerra, nella decomposizione, morale e nella vergogna pubblica. Siamo stati incapaci di vedere la realtà per quel che è, ci siamo affidati a illusioni frutto della propaganda imperiale, politica, della pubblicità commerciale; siamo stati predati dai falsi alleati, dagli stranieri, da politiche diaboliche organizzate da esperti, burocratici, colossi finanziari, dai Boss dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha vincolato l’Italia e l’Europa a un neoliberismo acritico e meccanico e ha un commercio globale che ci ha mezzi rovinati. Così ecco il vero perché siamo qui. Aspettiamo di sentire da quella jena d’un nipote che a modo suo, con calma, con lucida serenità, con la forza della sua incoscienza ci annunzia la prossima fine del nostro mondo e l’inizio di uno nuovo che forse verrà o anche no. Comunque quel ceto medio un tempo borghese di cui eravamo parte è morto. Manca solo il becchino che seppellisce le nostre illusioni, le nostre pazzie, i nostri errori, la nostra arroganza. Magari è il possibile nascituro, o forse è direttamente lui il Vincenzo detto “ Vince” che farà nella nostra famiglia l’opera pietosa di seppellire un mondo fallito e morto.

Ingegnere: La soluzione per tutto quanto finora si è detto. Noi morti, altri arrivano e sono vivi. Nel bilancio di ciò che si perde e di ciò che s’acquista c’è un bilancio, forse un pareggio dei conti, o forse no il passivo che lascerà ai posteri quest’Italia della Repubblica sarà così pesante e duro da scatenare l’abiura dei posteri e l’oscurità  per tutte le nostre opere cattive o buone che fossero. Felicitazioni allora. Spero che questo metta pace in questa casa, sul serio il giardino lascia a desiderare e un tocco femminile aiuterebbe senza dubbio i rapporti fra il vostro nipote e il vicinato. Poi è naturale che sia così.

Marco: A furia di credere a quei ciarlatani nostrani che fanno politica  ci siamo corrotti  ecco le ragioni profonde della nostra infelicità e decadenza.  Abbiamo creduto alla loro recita, ai travestimenti e ai trucchi di scena della politica. Alla fine anche noi ci siam messi a recitare pure noi del ceto medio la nostra parte, la nostra tragica finzione. A declamare le virtù di mondi umani morti, di simboli finiti da decenni, a fingere onestà, fiducia nel sistema, decenza, rispetto per le leggi e il pudore. L’Italia si è trasformata negli ultimi decenni in grande palcoscenico pieno di figuranti e ciarlatani da strada che si fingevano eroi, gran signori, professori, dottori, imprenditori. Fra i peggiori sul palcoscenico i politici che fingevano di essere davvero politici ed invece era una massa di gente che cercava uno stipendio, una truffa, una raccomandazione. Siamo come popolo vittime del nostro stesso inganno, una frode di massa dove tutti sono colpevoli e  quindi nessuno è responsabile.  Una grande, immensa, assurda recita a soggetto di un popolo intero che guidato dalle sue sedicenti classi dirigenti ha finto di vivere altrove, di essere altro, di possedere quel che non ha e forse non ha mai avuto.

 Aspettate! Sento un rumore, forse è lui! Del resto è quasi l’alba, alla fine dovrà rientrare. Francesco, dottor Campi guardate se è la sua macchina.

Ingegnere: Non vedo bene, ma mi par di sì

Francesco: Ci siamo, è lui.

Marco: Bene, mettiamo a posto la bottiglia, c’è poco da dire adesso e tanto da ascoltare.

La porta si aprì e la famiglia fu di nuovo riunita per un breve momento fra la fine della notte e l’alba del nuovo giorno.

FINE



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