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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


4 giugno 2009

MENO POTERE AI POTENTI, PIU' FORZA PER LA DEMOCRAZIA

CONSIGLI  PER  IL  VOTO:
COME IN ALTRE CIRCOSTANZE "FUTURO IERI"
NON SI SCHIERA PER ALCUNA FORZA POLITICA
LASCIANDO LA SCELTA AL SENTIRE DI OGNUNO,
TUTTAVIA CI SONO COSE CHE E' SAGGIO NON VOTARE...
...PER PRIMA COSA NON VA VOTATO UN REFERENDUM ELETTORALE
CHE SPINGE IL BIPOLARISMO VERSO UN PERICOLOSO BIPARTITISMO,
QUINDI E' BENE NON VOTARE SIA ALLE EUROPEE CHE ALLE AMMINISTRATIVE
I CANDIDATI DEL P.D.L. E DEL P.D., DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA!
 




27 febbraio 2009

TALE RENZI DA FIRENZE...

C’è un ragazzo, tale Renzi (ex parecchie cose: Margherita/Ppi/Dc), che a Firenze sta sgomitando per farsi notare. Con appoggi rilevanti ha vinto le recenti primarie del Pd a candidato sindaco, alcuni mass media vanno occupandosi di lui, forse è il caso di conoscerlo meglio. Per questo abbiamo rintracciato alcune notizie su di lui pubblicate negli ultimi anni.

 

 

“Alcuni giorni fa il presidente margheritino Matteo Renzi ha inviato tramite la sua casella di posta elettronica della Provincia di Firenze una mail a migliaia di destinatari in cui si parlava dei congressi della Margherita e del futuro Partito Democratico oltre alle primarie per la candidatura ulivista a sindaco di Rignano sull’Arno (dove peraltro è impegnato suo padre). Abbiamo per questo presentato un’interrogazione per avere spiegazioni circa il comportamento tenuto dal presidente Renzi, per sapere se, a prescindere da quanto già accaduto, ritenga corretto l’uso personalistico di strumenti istituzionali, quali la mail della Presidenza della Provincia, che dovrebbero invece servire esclusivamente per attività legate alla vita istituzionale dell’Ente che Renzi si trova a presiedere”. Questo quanto dichiarato dai Consiglieri Provinciali di Alleanza Nazionale Guido Sensi, Nicola Nascosti e Piergiuseppe Massai nell'interrogazione presentata. (13/02/2007)

 

Il consigliere dei Verdi Luca Ragazzo critica duramente “la non risposta” del presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi - esponente della Margherita - all’interrogazione discussa Lunedì scorso durante il Consiglio.
L’interrogazione del capogruppo dei Verdi riguardava l’ampia discrezionalità del presidente sulla concessione dei contributi: “Dalla fine dell’anno scorso - dichiara Ragazzo - Renzi può scavalcare la Giunta comunicando semplicemente al capo di gabinetto le proprie scelte in ordine ai contributi economici, un precedente pericoloso nella storia della Provincia. Agli altri assessori è negato un procedimento del genere. Inoltre, ad aggravare la procedura, si rileva che l’attuale capo di gabinetto è stato fino a poco tempo fa il suo segretario personale”.
“La risposta del presidente Renzi è stata elusiva e si è addirittura lamentato della maggiore autonomia che gli altri assessori hanno nei suoi confronti, forse ammettendo il suo poco carisma nei confronti della Giunta - commenta il consigliere dei Verdi”.
“Data la ‘non risposta’ del presidente - conclude Ragazzo - abbiamo chiesto il parere al Segretario Generale della Provincia sulla legittimità dell’atto. Dobbiamo riportare la politica ad un metodo trasparente e democratico, non personalistico o autoreferenziale, come invece è lo stile dell’attuale presidente. Inoltre è bene che Renzi smetta di giocare con le Istituzioni e con i soldi pubblici, è bene che inizi a confrontarsi e non a nascondersi dietro le sue prerogative, che spesso nelle sue mani diventano veri e propri privilegi”. (14/02/2007)

 

Sei giorni in America, dal 21 al 27 ottobre scorso, per il presidente Matteo Renzi (La Margherita / Pd) e una delegazione della Provincia di Firenze: questa la ‘missione’ organizzata per avviare contatti su moda e turismo.
“Dall’analisi dettagliata della determina riguardante il viaggio di Renzi e della delegazione negli Usa - dichiara Massimo Lensi di Forza Italia -, si è appurato che il costo complessivo della ‘missione’ è ammontato a ben 34.000 euro (quasi 70 milioni delle vecchie lire). Nella risposta ad una domanda d’attualità di Forza Italia in cui veniva chiesto di venire a conoscenza del costo complessivo del viaggio, il presidente Renzi aveva risposto una settimana fa, riferendosi soltanto al costo di pernottamento pari a 2.000 euro. Per quale motivo - si chiede l'esponente del centrodestra -, è stata celata la cifra complessiva nella risposta di Renzi? Guardando inoltre alla composizione della delegazione, composta addirittura da 5 persone, spuntano due nomi dello staff personale del presidente.
Ci pare incomprensibile – continua il consigliere – che su una cifra pubblica si sia cercato di minimizzare la spesa celando la cifra complessiva e rendendo note solo le spese relative al pernottamento. Mentre si parla di aumentare le tasse ai cittadini, il presidente Renzi organizza girate in America. Per Renzi – conclude l'esponente di Fi – i soldi spesi per la ‘missione’ americana porteranno a grandi risultati, per noi sono più semplicemente soldi pubblici sprecati”. (18/02/2007)

 

Al Presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, che gli faceva affettuosamente cenno di accomodarsi sulla sua poltrona per la firma di alcuni documenti, il Senatore a vita Giulio Andreotti ha risposto con una delle sue celebri battute: “Posso darle un consiglio? Non ceda mai la sua poltrona, nemmeno in affitto”. E’ iniziata così la visita a Palazzo Medici Riccardi di Andreotti, giunto a Firenze per presiedere il convegno “Le Autonomie Locali in Toscana. Comune, Provincia, Regione: Le idee dei geni fiorentini”. All’iniziativa hanno partecipato anche il Sindaco di Firenze e Presidente dell’ANCI Leonardo Domenici, ed un parterre di ottuagenari fra i quali il Presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze Edoardo Speranza, il Pro Rettore dell’Università di Firenze, Sandro Rogari, Pier Luigi Ballini dell’Università degli Studi di Firenze, Giulio Conticelli dell’Università degli Studi di Firenze. “Era il 1937 – ha ricordato Giulio Andreotti – quando per la prima volta partecipai ad un convegno a Firenze”. Questo Convegno fa parte delle iniziative previste dal Comitato Nazionale «Le Autonomie Locali nella Repubblica», promosso dalla Fondazione Alcide De Gasperi e presieduto dal Senatore Giulio Andreotti, che è stato costituito con decreto del 27 aprile 2006 del Ministro per i Beni e le Attività Culturali. (19/05/2008)

 

“La squadra di calcio della Fiorentina, da quando ha conquistato la scena internazionale accedendo alla Champions League e diventando squadra di alto livello, è diventata una vetrina niente male per i politici fiorentini “dell’apparire a tutti i costi” – fanno notare il capogruppo dei Verdi in Provincia, Luca Ragazzo ed i portavoce provinciali dei Verdi, Annalisa Pratesi e Tommaso Grassi – Certamente il Presidente Renzi non ha potuto sottrarsi alla possibilità di farsi un po’ di campagna elettorale personale in vista della scadenza elettorale del 2009”.
“Durante l’estate abbiamo assistito alla prima mossa sospetta: sui cartelloni pubblicitari, davanti ai quali sono stati intervistati i giocatori della Fiorentina in ritiro a San Piero a Sieve, è apparso il logo della Provincia di Firenze – ricordano gli esponenti del Sole che ride  – Per questo i Verdi hanno presentato una interrogazione per chiedere in virtù di quale accordo sui cartelloni pubblicitari è presente il logo della Provincia e se questo abbia comportato un costo per la collettività”.
“Nel mese di agosto sulla stampa locale è apparsa la notizia dell’acquisto da parte della Provincia di 80 mila euro di spazi pubblicitari all’Artemio Franchi per le partite di campionato di Serie A per trasmettere alcuni video sui corsi di avviamento al lavoro, sulle iniziative culturali e sugli appuntamenti di vario genere sul territorio - annunciano i Verdi -. La trattativa prevede il pagamento di circa 4mila euro alla società dei Della Valle per ogni partita in casa, che Renzi ha già annunciato derivare dagli stanziamenti che l’ente ha già comunque accantonato per spese di pubblicità. La trattativa si è conclusa  con un atto di Giunta Deliberazione di Giunta n° 189 del 2008”.
“Ebbene non ci sarebbe stato nessun problema a discutere in aula dell’opportunità politica di sponsorizzare la squadra della città attraverso l’acquisto degli spazi pubblicitari ma non possiamo condividere l’operato di Renzi nei confronti della società e nutriamo forti dubbi sulle modalità seguite da Florence Multimedia, società su cui abbiamo già espresso opinioni in passato, e che è divenuta apparato ad esclusivo servizio della comunicazione del Presidente Renzi – dichiarano  Ragazzo, Grassi e Pratesi – Con l’interrogazione presentata chiediamo se l’accordo con la Fiorentina è classificabile come sponsorizzazione economica concessa a terzi, quali sono i dettagli dell’accordo e la procedura con cui si è proceduto a definirlo con la società calcistica e se l’accordo si è o si intende sottoporlo al parere di certificazione della spesa da parte della Corte dei Conti”.
“La trasparenza della politica e dell’amministrazione di Renzi per l’ennesima volta è stata compromessa da un atteggiamento che,  in questo caso specialmente, pur di apparire e di accattivarsi i tifosi della Fiorentina abusa dei fondi economici della Provincia – concludono Ragazzo, Grassi e Pratesi  – Ribadiamo che non avemmo avuto problemi a discuterne apertamente in Consiglio, e speriamo sinceramente che nei video proiettati non vi sia l’immagine del Presidente Renzi, perché visto il vantaggio elettorale che ne potrebbe trarre in vista delle elezioni del 2009, si può configurare come abuso della propria posizione”. (06/10/2008)

 

Roma, (Apcom) - Complimenti dal ministro Pdl Gianfranco Rotondi a Matteo Renzi, vincitore delle primarie a Firenze per il candidato sindaco di centrosinistra. "Gira e rigira - dice Rotondi- vince sempre la Dc. Occhio al ragazzo che non si ferma a Firenze: altro che le velleità di Soru...". (16/02/2009)




24 febbraio 2009

Primarie ed elettori: gioie e dolori

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Primarie ed elettori: gioie e dolori

Da tempo sono abituato ai finti drammi della politica nostrana, al diluvio di chiacchere, alle scemenze su cose strane e pazze ripetute decine di volte tanto per far qualcosa e distrarre gli elettori. Stavolta in casa della fu opposizione la musica è cambiata con l’elezione di Matteo Renzi, gli elettori del fu Partito Comunista sono stati implacabili: cambiate mestiere!. Si è preferito un conservatore, un cattolico ai vecchi arnesi che avevano iniziato la carriera troppi anni or sono e che oggi canuti e logorati son stati congedati con quello schiaffo potente che si chiama primarie. Chi scrive è sempre stato ostile alle primarie e ha sempre visto la cosa come un grottesco e fantozziano imitare la civiltà Statunitense, che è diversissima dalla nostra. Un tafazzismo, un volersi far del male, un volersi torturare è a mio avviso la vera natura di questa cosa nata male e inseminata dalle fantasie di trans-comunisti passati dalla mattina alla sera dalla devozione per Mosca a quella per New York. E’ successo quello che succede dovunque si tengano le primarie chi mette assieme più soldi, pubblicità, potenza nel promuovere la sua immagine vince. Il più americano è il più forte, il consenso è stregato dai metodi della pubblicità. La patetica processione ai piedi del vincitore il giorno dopo l’evidenza della sua vittoria rivela quanto smisurata sia la distanza fra l’originale delle primarie statunitensi e questa cosa falsa e rozza gabellata ai più come cosa degna. Inoltre subito dopo la proclamazione dei risultati dello scrutinio, e la cosa inutile dirlo mi provoca un piacere intenso, sia i Verdi nella persona di Gianni Varrasi sia l’UDC nella persona di Razzanelli hanno sottolineato come la vittoria del Renzi sia data dalla magia bellissima di 3.500 voti di elettori del centrodestra che dalla mattina alla sera han sottoscritto di votare il PD partecipando alla consultazione. Mi scappa da ridere!. Si son acconciati, i devotissimi elettori del cavalier Berlusconi a presentarsi alle primarie altrui per votare il nostro. Se conosco qualcosa del Mario Rossi che vota per Berlusconi e per la PDL questo qualcosa mi dice che la stima nei confronti del Berlusconi non è solo devozione ma un vero e proprio “culto”: gli elettori di Berlusconi in un certo senso lo amano e hanno fede nel Presidente del Consiglio, è certissimo quindi che quei voti torneranno da dove son venuti al momento vero della consultazione elettorale. Come interpretare le vicende politiche nazionali e fiorentine? Mi è venuto in mente questo: essere democratici, onesti, giusti è cosa percepita dall’elettorato come debolezza; anzi è una ferita aperta perché l’avversario politico potrebbe infiltrare il partito ostile e usare i legittimi strumenti democratici per disgregare con gente prezzolata la linea politica dei suoi nemici. Le primarie non salveranno la poca democrazia che è rimasta in Italia, nella migliore delle ipotesi saranno l’ennesima tragica mascherata per fuggire dalla realtà e per fingere di non capire che le diverse genti del Belpaese, da decenni offese da una corruzione e degenerazione politica oscena, si sono da tempo allontanate da questa Repubblica e dai suoi vuoti rituali. Aggiungere un rito falso e rozzamente copiato ai troppi già presenti nella Penisola può solo aggravare la situazione.

IANA per FuturoIeri




19 febbraio 2009

Dove sei Italia gentile?

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Dove sei Italia gentile?

Ho perduto di vista da anni il meglio del Belpaese. Il senso dell’osceno e del deforme e del criminogeno mi sembra tale da essere respirabile ad ogni angolo di strada di questa penisola ormai da diversi anni. Mi chiedo cosa sia successo, perché alla fine ciò che è il peggio dal punto di vista psicologico e ciò che è deforme in archittetura hanno vinto e si è costruito un presente a sua immagine e somiglianza. Forse ha ragione il celebre giornalista Marco Travaglio: questa è davvero una Seconda Repubblica, una cosa nuova, per certi aspetti inedita, qualcosa che è emerso dalle oscurità dopo che le diverse genti del Belpaese han dovuto assistere al crollo indecente dei partiti della Prima Repubblica sommersi dalle inchieste sulle malversazioni e sulle tangenti al tempo di Mani Pulite. Solo che la Seconda Repubblica appare qualcosa di malfatto, qualcosa d’incertissimo. Una cosa strana nel suo darsi e in continuità con il peggio della precedente: non è più la vecchia Repubblica vilipesa e screditata e non è neanche un nuovo inizio, oggi questo strano sistema deve traghettare le nostre sfortunate genti attraverso un periodo difficile di guerre e di crisi. Per certo le recenti primarie di Firenze confermano che si sta manifestando una trasformazione epocale nel campo della fu sinistra e del fu partito comunista italiano. La vittoria di Renzi il candidato più spostato su posizioni conservatrici e di chiara ispirazione cattolica rivela che ormai ci avviamo ad avere due grandi partiti di destra: la PDL e il PD. I pariti minori, le liste civiche, le organizzazioni dei puri e belli di spirito rischieranno di diventare dei soggetti politici irrilevanti se non elementi decorativi del sistema elettorale e politico. La trasmutazione del Belpaese verso una copia minuscola e deforme del peggio degli Stati Uniti pare procedere a grande velocità. Della civiltà statunitense ci manca però tutto: i valori, la concezione della Nazione come Seconda Israele per i colonizzatori benetti da Dio, la capacità di rischiare nel bene e nel male, lo spirito del pionere, il coraggio dei suoi soldati e dei suoi cittadini, la volontà di potenza, l’alta opinione presso tutti delle libertà civili e della Costituzione. Conosco questo comportamento italico, esso è una brutta costante delle genti del Belpaese: è lo scimmiottare grottescamente e rozzamente i costumi dei padroni del momento. Al tempo del dominio spagnolo in Italia, il Manzoni stesso lo ricorda, i nostri piccoli despoti al soldo e al servizio degli stranieri parlavano il castigliano, la lingua degli occupanti. Si tratta del solito travestimento, è un po’ come la pecora che si mette il mascherone del leone per intimotire il lupo, poi al momento del dunque al posto del ruggito esce dalla maschera un belato che rivela il trucco. Posso avere questa fiducia: l’Italia rivelerà ciò che è nel bene come nel male, a Firenze come altrove, quando sarà forzata ad disfarsi delle troppe maschere trasformistiche che indossa a seconda delle occasioni e a rivelare a sé stessa e agli altri se è una pecora travestita da leone o al contrario un leone che per troppo tempo ha fatto finta d’esser pecora e ha pure iniziato a brucar l’erba e a seguir il cane pastore. Aspetto di vedere la reazione al momento del dunque: la tosatura della bestia.

IANA per FuturoIeri




5 febbraio 2009

A proposito di legge elettorale: parla come mangi

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

A proposito di legge elettorale: parla come mangi

Alla fine, in questo piovoso inizio di febbraio, dalla triste commediaccia rozza e mal recitata è uscito fuori il proposito politico del PD-PDL: farla finita con i partiti minori e governare le cose della politica italiana con circa il 70% degli elettori. Liste civiche, partitini minori di destra e di sinistra non sono una banda di casinisti ma una parte della popolazione italiana che esprime in quei termini politici la sua lettura della realtà e le sue speranze. Certamente si possono trovare molte magagne e cose strane in queste piccole realtà politiche ma l’obbiettivo della nuovissima legge elettorale è farle fuori togliendo loro visibilità, potere politico, finanziamenti. E’ davvero una cosa ai limiti estremi della democrazia pensare di cambiare una legge elettorale in questo senso nell’imminenza delle prossime elezioni europee; anzi più che una ripetizione dell’inciucio è una vera e propria imboscata, è una legge contro dei soggetti politici deboli fatta da soggeti politici forti. Quanto può reggere una democrazia se i soggetti politici forti lavorarono per far queste imboscate parlamentari ai soggetti politici deboli. Patrono e regista dell’operazione è Veltroni in accordo con Berlusconi, cosa auspicare per lui se non un bel contrappasso dantesco e di ritrovarsi un bel giorno nelle stesse condizioni delle sue vittime di oggi. Sarebbe anche ora che almeno quella parte d’Italia che sta per essere deufraudata della rappresentanza politica aprisse gli occhi su cosa è diventato oggi il Belpaese e su quanto esso sia ormai  logorato e sconvolto fino all’inverosimile. Basta un Beppe Grillo qualunque per mettere in allarme il sistema della politica e del giornalismo, da questa semplice constatazione è evidente che questa legge non è frutto della forza ma della debolezza di quel che resta dei partiti e delle istituzioni nel Belpaese. Post-fascisti e post-comunisti dovrebbero seppellire per un poco l’ascia di guerra e far conto di dover affrontare le vere forze totalitarie di questo inizio di nuovo millennio che sono l’irresponsabilità del potere e il dominio dell’economia su tutti gli aspetti della vita umana. A questo punto di fronte alla certissima sparizione o trasformazione delle vecchie identità politiche che cosa augurarsi se non di andare fino in fondo. Il tempo delle mediazioni è finito, il progetto politico in Italia è certissimo e ben delineato: creare due grandi partiti alla maniera democristiana che governano in alternanza il potere. Proprio il concetto della presa del potere politico è centrale per rendere stabili questi grandi contenitori di singoli personaggi e di gruppi che rivendicano i loro particolari interessi. E’ ora che i molti che fanno politica abbandonino per onestà e chiarezza il solito, logoro, disgustoso, indegno linguaggio politico retorico, roboante e falso.

Parlino lorsignori come mangiano: Siamo qui per il potere.

Le anime belle e gli spiriti puri s’arrangino!

IANA per FuturoIeri




28 novembre 2008

SOTTO IL GIGLIO DI FIRENZE LA SCRITTA: A FRA' CHE TE SERVE?

La frase poetica “A Fra’ che te serve” era diventata una sorta di slogan della tangentopoli in stile Prima Repubblica, dove Fra’ era Franco Evangelisti uno dei luogotenenti più maneggioni di Andreotti.

Oggi l’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze porta alla luce una nuova tangentopoli, stavolta alla corte dei Medici, dove l’epiteto suddetto rischia di diventare un emblema e al tempo stesso un epitaffio per la classe politica che negli ultimi dieci anni ha governato la città.

Ciò che emerge dagli atti processuali è un sistema di potere incancrenito e oramai in via di putrefazione. La cosa migliore per spiegarlo e capirlo fino in fondo è far parlare i diretti protagonisti. I virgolettati sono tratti dai verbali pubblicati sugli organi di informazione.

 

 

Andrea Bottinelli, presidente del CdA del Consorzio Castello, commentando la notizia del nuovo stadio di calcio con l'architetto Vittorio Savi (uno degli indagati assieme a Biagi, Cioni, Ligresti, Rapisarda, Casamonti e Giombini) manifesta la sua perplessità circa la compatibilità urbanistica del progetto.
Bottinelli: «Mi sembrano matti tutti... non so come fa ad andare lì la Provincia, la Regione, l'aeroporto, lo stadio, 1.500 famiglie e le scuole... boh... io penso che ci metteranno sul giornale perché mai vista una discarica più intasata di quella che state facendo lì... dai... ma poi solo i flussi di traffico di trasporti... quindi per vincere le elezioni si parla dello stadio a Castello, ma ti pare? Vicino alla Provincia magari... vicino alle scuole. Chi abita lì ha il rumore dell'aeroporto... il rumore del traffico... il rumore dello stadio... cazzo e mandiamo lì 1.500 appartamenti... »

 

Conversazione dello scorso 20 settembre, tra il Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ad oggi estraneo all'inchiesta, e il suo Assessore all’Urbanistica Gianni Biagi:

Domenici: «Quanta cubatura è»?
Biagi: «Senti per darti un'idea è 1.400.000 metri cubi complessivi»
D: «Ma hanno già deciso cosa farci?»
B: «Aspetta... 1.400.000 è compreso la sede della Regione e la scuola sottufficiali, eccetera »
D: «Va beh... va beh»

B: «Circa, però loro aspetta... però loro ultimamente ci hanno chiesto di cambiare questa variante che faremo... una quota delle destinazioni finali di residenza... perché»
D: «Vogliono fare più case quindi»
B: «Sì è su questa quota che si cambierà... se il Consiglio comunale sarà d'accordo... si applicherà la norma del 20 per cento dell'affitto»

 

Conversazione tra Biagi e il Capogruppo del PD in Consiglio Alberto Formigli. Si parla del parco di Castello.
Biagi: «Allora... loro vendono le aree alla Regione e alla Provincia... e sarebbero disponibili a farlo a questo punto... noi... e poi... per fare la sede degli uffici regionali e provinciali e regalano al Comune di Firenze l'area per fare la scuola della Provincia»
Formigli: «Mmm...»
B: «In cambio noi gli si... noi gli si considerano le quote dell'edilizia nuova della Provincia e delle scuole... nel computo complessivo... o meglio gli si aumenta l'edificabilità pubblica di 25 mila metri quadrati... (si corregge) di 65 mila metri quadrati... cioè praticamente gli si lascia inalterata la loro quota di edilizia privata... va bene?... »

F: «Ricordati che io voglio 10 ettari... no 10... ho detto bene 10 ettari... sì»

B: «Quello si vede dopo raga... se no... Il problema è che lì c'è una questione collegata... Perché con gli oneri di urbanizzazione che si è aumentato loro ci fanno anche il parco... tutto... se poi noi gli si dice da una parte il parco non ce lo fate datecelo ci si fa case, si discuterà dopo... io questa cosa non la vorrei mettere in discussione perché se no si riblocca tutto un'altra volta. Perché se tu vuoi invece del parco farci le case bisogna cambiare la convenzione»

 

Il 20 settembre scorso. Domenici dice a Biagi: «Smitizzare l'idea del parco e dire che quindi che questo è tutto contro un certa sinistra, eccetera, e dire che non, non è che fare il parco di per sé sia una garanzia se poi il parco e può essere molto meglio farci quello che ha proposto ieri Della Valle... questo è il punto»
Biagi: «Tieni conto comunque Leonardo che tutto quello che c'è previsto nel progetto Della Valle più tutto quello che c'è previsto nel piano di Castello non ci sta... Bisogna che sia dato un ridimensionamento all'ipotesi di Della Valle in termini di dimensioni, come s'era detto. Loro bisogna che da 80-90 arrivino a 40 ettari»

D: «Non è un problema di quantità, è chiaro che dobbiamo cominciare a dire che il parco così come è concepito non è...»
B: «Può essere oggetto di una rivisitazione »
D: «Non è... non è una roba fondamentale, ecco diciamo così: questo il punto»
B: «C'è tutta la parte commerciale... e tutta la parte della logistica alberghiera potrebbe benissimo essere realizzata all'interno delle previsioni già esistenti se Ligresti gli vendesse quella parte a Della Valle»

 

L’Assessore alla Sicurezza Sociale Graziano Cioni e l’avvocato Fausto Rapisarda (dirigente della società Europrogetti, Gruppo Ligresti) parlano del parco nel settembre scorso e l’uomo di Fondiaria dice all’Assessore: «l’unica collocazione (per lo stadio ndr) è il parco. Quindi o si fa il parco o si fa lo stadio». E Cioni replica: «ma lui (Domenici ndr) ha già detto che il parco fa cagare e che quindi si può fare...»

Per poi chiudere così la conversazione, Cioni: «Un abbraccio per ora, io sono a lavorare come sempre per voi»

 

Lo scorso primo ottobre da un dialogo tra Gualtiero Giombini e Fausto Rapisarda, due uomini di Ligresti, si capisce quanto importanti siano proprio quei «documenti». Significativo, in tal senso, è un passaggio laddove Rapisarda dice: «Ti dico la mia opinione, anche se ti arrabbi. Dobbiamo portare a casa tutte le licenze... tutte quelle che ci danno ce le dobbiamo prendere, senza perdere tempo perché noi con le licenze in mano... comandiamo noi... »

 

Rapisarda dice a l'ufficio relazioni esterne del gruppo Fondiaria Pier Luigi Berdonini: «Gli devo dire una cosa importante. Ieri sono stato da Biagi per vedere come vanno le cose e poi sono andato soprattutto per la questione Provincia... perché io avevo già incontrato Renzi, però, questo... Io voglio sapere chiaro se ci vanno o non ci vanno, anche perché la variante che stanno facendo insieme a noi è una variante che è fatta per la Provincia». Rapisarsa sa sempre tutto e anche in anticipo: lo scorso 13 marzo il suo addetto stampa lo informa che Regione e Provincia hanno dichiarato che sono disposte a comprare le aree e gli chiede se deve preparare una dichiarazione per i giornalisti. La risposta di Rapisarda è inequivocabile: «Cerchi di essere freddo, noi non sappiamo niente, capisce? Noi quand'è che sapremo qualcosa? Quando verrà fuori il comunicato (emesso poi da Regione e Provincia, ndr). Ma noi non sappiamo niente perché non abbiamo mai partecipato alla riunione. Manco sapevamo che c'era, quindi che vado a dirgli io? Sono d'accordo? Allora si capisce che siamo d'accordo veramente»

 

Il 19 febbraio 2008 Fabrizio Bartaloni del Consorzio Etruria chiama Biagi per il bando di Castello.
Biagi: «ma guarda hai visto la Repubblica di domenica dove c’era un accenno al fatto che Ligresti è disponibile a vendere»
Bartaloni: «sì sì»
Biagi: «e che noi ora stiamo cercando di convincere... la Regione ci ha già scritto che è disponibile a comprare»
Bartaloni: mmh»
Biagi: «ora dobbiamo parlare con...»
Bartaloni: «cioè comprano l´area e poi fanno le gare..»
Biagi: «esattamente»
Bartaloni: «ah e va bene...»
Biagi: «siccome il prezzo di esproprio è stato ormai equiparato al prezzo di vendita»
Bartaloni: «sì è il 75%»
Biagi: «no no, la finanziaria di quest’anno dice esplicitamente che ormai il prezzo di esproprio è uguale al prezzo di vendita punto... e quindi a questo punto non c’è più differenza tra espropriare e comprare... a questo punto abbiamo proposto a Ligresti di vendere le aree per fare la Regione»
Bartaloni: «Certo»

Così, dicono i magistrati, si spiega anche l’imbarazzo dimostrato da Biagi quando il 16 febbraio un giornalista della Repubblica gli chiede se è vero che Ligresti è disposto ad accettare che la realizzazione degli uffici di Regione e Provincia sia affidata a mezzo asta pubblica.
Il giornalista: «Allora accetta la gara Ligresti»
Biagi: «Non è che accetta... si è dichiarato disponibile a trattare l’operazione, perché chi ti ha dato questa notizia? Via raccontami cosa sai? Cosa vuoi scrivere?

Giornalista: «No no...»
Biagi: «Questa cosa deve uscire bene perché è importante... quindi non può essere sputtanata per il volere di qualche testa di cazzo che ti passa mezza notizia... oggi si parla di tram... è inutile mettere in mezzo altre cose... bisogna chiarirsi un attimo perché c’è una reale possibilità di chiudere la vicenda in modo tranquillo per tutti»

 

Il 20 febbraio Biagi parla con Rapisarda:
«La mia paura... è che io ho detto ai miei che nessuno deve fiatare... è che non voglio bruciare ‘sta cosa... perché questa, questa è l´ultima spiaggia... tra me e te capisci...»


Il comportamento di Biagi sembra strano persino a Gaetano Di Benedetto, ex Direttore dell’Urbanistica del Comune di Firenze, che il 22 dicembre 2007 parla di lui ad Andrea Bottinelli, presidente del Consorzio Castello.
Di Benedetto: «...allora Gianni aveva preso la decisione di andare a trovare Ligresti... ieri...»
Bottinelli: «me lo ha detto, però non è potuto andare»
Di Benedetto: «Mi ha fatto lavorare in questi giorni che sono quello che sono... Mezza giornata per preparare un promemoria»
Bottinelli: «Gli devi preparare il copione...»
Di Benedetto: «... comunque la situazione ovviamente è ridicola»
Bottinelli: «Secondo me lui non la recupera più, eh?»
Di Benedetto: «... no lui... non può essere lui a recuperarla»
Bottinelli: «Bravo esattamente, infatti per certi versi lo stimo ma...»
Di Benedetto: «è una conclusione ovvia»
Bottinelli: «Lui non può più»
Di Benedetto: «Lui si è giocato per niente, veramente per... un’elemosina delle posizioni molto forti che poteva avere»
Bottinelli: «Sicuramente»
Di Benedetto: «Ma qui ormai ci vuole il nuovo assessore per recuperare qualcosa»
Bottinelli: «Credo anche io perché anche al sindaco non gliene frega niente»

Sempre il 21 agosto scorso Graziano Cioni al telefono con Fausto Rapisarda: «Duecentomila nuclei familiari devono ricevere a casa il regolamento di polizia municipale, quello contro il degrado, contro... insomma una cosa seria, una cosa per la tutela e il decoro di Firenze, che poi sono i cavalli di battaglia che ho scelto io, si può contare su di voi per un po’?»

Rapisarda: «Graziano, ma quant’è il costo totale?»

Cioni: «... eh, il costo totale è una cifra esagerata, lascialo fare, il costo totale è una cifra esagerata perché mi ci vuole, solamente di posta, centomila euro, quindi il costo totale lascialo fare, poi c’ho la stampa, eh, i grafici»

Rapisarda: «... certo, certo, dimmi tu, Graziano»

Cioni: «... no no no, dimmelo te, io non ti voglio mettere in difficoltà, perché questo non ti deve mettere in difficoltà... te hai una tua autonomia piccola, no?»

Rapisarda: «... sì». Cioni: «Questa autonomia piccola quant’è?»

Rapisarda: «... 20, 30...»

Cioni: «... 30! ... aggiudicato vai!! ...gli altri li trovo io...»

Il responsabile della comunicazione di Fondiaria, Pierluigi Berdondini, teme però che la sponsorizzazione possa recare un danno, più che un vantaggio, di immagine. «La mia paura è di guastare un rapporto che ho costruito in 5 anni, capisce?», dice Rapisarda a Berdondini il 28 agosto. «Un rapporto che ha dato i suoi frutti, su questo non c’è dubbio...», dice ancora l’avvocato. Alla fine i 30 mila euro vengono dati.

 

Un passo indietro, il primo aprile, c’è una telefonata tra i due che si chiude così. Cioni: «... ti dico, siamo ad aprile, ricordati del ragazzo». Entra dunque nell’indagine la figura di Emiliano Cioni. Rapisarda si informa in azienda sulla sua situazione. Il 29 telefona a Domenico Castelli di Fondiaria per informarsi prima di un incontro con l’assessore. Rapisarda: «il figlio di quel mio amico... poi lei... ha insomma... gli ha dato il premio... cos’è che mi diceva lei...?». Castelli: «... no glielo diamo appena partiamo con gli altri perché non becca niente nessuno». Il 10 luglio un’altra conversazione. Castelli: «Volevo dire... allora per Cioni». Rapisarda: «Ah?». Castelli: «Siccome già prende una sbaraccata di soldi... avevo pensato ad una unatantum». Infine la vicenda dell’appartamento di viale Matteotti, preso in affitto da Cioni per un’amica particolare. Fatto penalmente irrilevante (anche se per 6 vani e mezzo il canone è di soli 600 euro al mese), ma secondo la Procura della Repubblica di Firenze si inserisce nel contesto dei rapporti con Fondiaria. Cioni non esita a chiamare Rapisarda anche per fatti di minima rilevanza, come l’installazione di una parabola. E l’alto dirigente di Fondiaria si fa in quattro per accontentarlo. Cioni: «ascolta, per salire sul tetto di viale Matteotti a chi si deve rivolgere per mettere Sky?». Rapisarda: «...ci penso io. Adesso chiamo subito i miei». Segue telefonata al ragioniere di Fondiaria, che pone alcuni problemi formali. Rapisarda: «... va bè ragioniere non facciamo i fiscali... Sia gentile, se non era importante non gli rompevo l’anima... ma lei sa quant’è importante...»

 

L’assessore Biagi, va dato atto, sul tema Castello è esplicito. E a Rapisarda dice: «Quanto si farà emergere sui giornali (e in particolare che vi saranno gare pubbliche) è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica in quanto le vere decisioni sono di segno completamente diverso e saranno in linea con gli interessi del gruppo Fondiaria»

 

E’ una lettura illuminante quella delle intercettazioni. Soprattutto perché gli indagati sbeffeggiano anche le loro dichiarazioni pubbliche, scherzano sulle gare d’appalto obbligatorie per legge, ridisegnano quel parco da 80 ettari che dovrebbe costare 10 milioni tutti a carico del privato, e piazzano al suo posto qualunque cosa. Dietro il sequestro dell’area di Castello, eseguito dai carabinieri del Ros l’altro giorno e dietro quelle 140 pagine di decreto, emergono altri passaggi essenziali del teorema dell’accusa di corruzione. Il giudice attribuisce un ruolo fondamentale proprio all'assessore Biagi che - si legge nell'ordinanza di sequestro di 144 pagine firmata dal Giudice per le indagini preliminari - «fa dei doveri di fedeltà, imparzialità e onestà del pubblico ufficiale meno di un vuoto simulacro » al punto da diventare un «grimaldello» nelle mani di Fondiaria. Scrive ancora il Gip, riferendosi ai permessi di costruzione rilasciati da Palazzo Vecchio a Ligresti l'estate scorsa, che questa «è l'anomalia più macroscopica in questa vicenda, che pure di anomalie ne presenta parecchie; insomma, l'interesse pubblico, questo “sconosciuto”, è lasciato in un angolino asservito ora a logiche di guadagno, ora a logiche di competizione politica che mal si adattano ai compiti istituzionali al cui servizio l'opera di Biagi dovrebbe essere finalizzata».

Gianni Biagi è formalmente dirigente dell'urbanistica (sic!) della Regione Toscana, a quando una sua sospensione dai ruoli organici dell’Ente???

 

 

In conclusione, chiedendo venia per una inevitabile prolissità, due considerazioni.

La prima concerne l’amarezza di osservare che ancora una volta la politica non ha saputo fare pulizia da sola, c’è stata la necessità di un potere terzo, la solita, benemerita, magistratura, per disvelare un intreccio perverso politici/imprenditori che da tempo soffocava le condizioni minime di democrazia e legalità.

La seconda è che forse tutti sapevamo, se non proprio i cittadini esterni al Palazzo, chi ha occasione a vario titolo di occuparsene, da una decina di anni avvertiva odore di bruciato. Non tanto nella “notitia criminis”, ovviamente ben occultata dagli interessati, quanto nei modi e nei metodi della gestione del potere. Con un’asticella dell’etica pubblica ogni giorno alzata sempre più a tollerare liceità volte all’interesse personale. Come scrisse Pier Paolo Pasolini in un’efficacissima arringa contro la corruzione del potere degli anni ’70:

«Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe".

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato.

Io so i nomi del gruppo di potenti.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero».

Ecco, anche noi, pur non essendo intellettuali del calibro di Pasolini, sapevamo. Adesso che qualcuno ce lo ha ricordato, vediamo di farne tesoro.
A Fra' che te serve? Nun me serve niente!

 

Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm )




15 luglio 2008

CHI SONO COSTORO?

 

Capita di leggere in questi giorni del 15 luglio 2008 dell’arresto del leader PD Ottaviano Del Turco, i giornali scrivono a questo proposito di associazione a delinquere e truffa. La vicenda per come si è sviluppa è stata recepita non senza qualche stupore. In particolare i titoli e i commenti imbarazzati dell’Unità del 15 luglio 2008 rivelano la difficoltà da parte del principale partito d’opposizione a gestire la cosa e il suo sviluppo politico inaspettato, ossia quella dichiazione del Presidente del Cosiglio a proposito dei teoremi accusatori dei giudici, sinceramente molti si sarebbero aspettati un durissimo affondo da parte del leader della PDL. Questo poteva essere il momento per stroncare l’opposizione sui mass-media come nelle piazze da parte della maggioranza di governo. Tutto questo non sembra sia accaduto.

Io comunque non li riconosco più i nostri rappresentanti del popolo, come non so più cosa siano diventati oggi gli italiani, ossia  la gente mia. Dove è finita l’Italia che conoscevo? Dove sono quei comunisti che facevano sempre la morale, che pretendevano d’avere l’ultima parola e indicavano con fare accusatorio le malefatte di socialisti e democristiani. Avevano addirittura un inserto dell’Unità chiamato Tango con il quale attraverso la durezza della satira sbeffeggiavano crudelmente il pentapartito e la società italiana tutta, i ministri gaudenti e la borghesia degli affari e delle professioni, e soprattutto“l’invincibile” alleato americano. Lo stesso gigante americano che poi hanno seguito in quella guerra sciagurata e triste del Kossovo del 1999, conflitto che fra le molte cose negative ha trasformato la NATO da patto difensivo a patto offensivo.

Dove sono i socialisti che pensavano di mettere assieme con il loro sciagurato riformismo pezzi della borghesia  affidandosi al sistema malato dello Stato Italiano e alle sue corrotte classi dirigenti? Dove i fascisti che difendevano sempre la magistratura e avevano fede nella Patria e nel Duce? Chi si ricorda più della Democrazia Cristiana? E i partiti minori di destra, di centro, di sinistra chi tramanda più la loro memoria, le loro speranze, la loro storia?

Chi sono costoro che si dice comunente siano gli eredi o i successori di quelli che erano al potere nel passato. Formalmente lo stesso Del Turco era uno dei leader di quel passato, non di primo piano ma comunque c’era anche lui; oggi chi è costui? Fa le stesse cose? E’ la stessa persona?

Non è che per caso è avvenuto qualcosa che ha dissolto il passato, una metamorfosi che ha disgregato la nostra realtà in un funesto presente? Quanto è cambiato questo Belpaese se io non vedo più la gente sua, quella che credevo di conoscere? Che fin ha fatto tutto il passato che pure ho visto, ho toccato con mano, ho respirato?

Qui mi è stato sottratto tutto il mio paese, lentamente, giorno per giorno è diventato qualcosa d’irriconoscibile e non solo per questa storia, vera o falsa che sia di truffe, ma per qualcosa di più grave. Questo Belpaese non sa più chi è. Per fare un paragone vagamente platonico le sedicenti classi dirigenti hanno lasciato andare la barca dello Stato al capriccio dei venti e delle onde e ora la nave è giunta a un punto fra mare e terra ignoto, non segnato dalle carte, dove non si conosce l’approdo e meno che mai quale sia la natura delle genti che vi dimorano. Fuori dal racconto filosofico si vede come anni di follie e di faciloneria, di fughe con la cassa e di totale irresponsabilità verso la cosa pubblica hanno agevolato questo caotico vagare, questo trovare una strada per tutti fidandosi del caos primordiale dei propri piaceri e del proprio privatissimo tornaconto. Ma è questo un dirigersi verso il futuro cieco e irresponsabile, a tratti delinquenziale per ruberie e spirito criminale. Quindi in questo cammino appena iniziato e non voluto si pone la domanda: NOI ADESSO CHI SIAMO?

IANA per Futuroieri

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




22 maggio 2008

UNA CONDIVISIONE IMBARAZZANTE

UNA CONDIVISIONE IMBARAZZANTE.

Quando mi capita di condividere un’opinione espressa da un leader politico di cui penso solo male scritta su di un giornale da me letto ma non amato mi chiedo sempre cosa non va.   Questo è il caso nel quale mi trovo, poiché in linea generale mi capita di condividere l’opinione  di Marco Pannella sulla recente novità politica, il che per me è fonte d’inquietudine e d’imbarazzo.  Intervistato dal quotidiano “La Nazione”del 20 maggio 2008 il noto politico afferma fra l’altro:”In fondo cosa accadde dopo la vittoria referendari sul divorzio del 74?  Che cosa significava  l’unione del PCI con buona parte della destra?  Oggi c’è un monopartitismo imperfetto camuffato, meglio: gabellato, da bipartitismo…” .   Con mio stupore osservo una convergenza, effettivamente le cose dal mio punto di vista stanno proprio così, con una distinzione, che non so se il politico fa.  Dal mio punto di vista c’è fra i due campi politici  una convergenza di fini e di visioni  della società.  Non si sa o non si vuole in quel partito centrista, ultima inusitata mutazione del fu PCI, proporre una società e una Nazione diversa da quella presente, il benessere al tempo della precarietà e della crisi del modello di produzione e sviluppo può solo essere illusione e finzione pubblicitaria; è ovvio che nel confronto vinca sempre chi ha vera fede in questo modello e lo rappresenta al massimo livello: Il Cavalier Silvio Berlusconi.  Perché il distinguo vero fra maggioranza e opposizione, dato un modello unico di produzione sviluppo e consumo, è fra il proporre, anche nell’utopia, modi diversi di vivere o accettare questo sistema che è in crisi.  E’ in crisi per un fatto tanto banale quanto cretino: le risorse del pianeta terra sono enormi ma limitate, il modello prevede una crescita infinita.  Fra la crescita infinita e le risorse grandi ma limitate si darà per forza un momento in cui la tensione fra i due fattori  provoca disastri, violenze e infine si spezza l’equilibrio con chissà quali conseguenze.  Il modello va cambiato, occorre però la forza dell’utopia, la volontà di far scendere dall’Empireo dei sogni sulla nuda terra le conseguenze di una visione alta e altra di vivere e produrre, quindi occorre l’esercizio della verità e dire che questo modello e le regole finanziarie e di potere che segue sono ora diventate pericolose.  Pericolose perché con centinaia di nuovi milioni di consumatori ci sono problemi anche per il cibo e l’acqua sul pianeta azzurro, perché l’inquinamento è internazionale e devastante, perché la rapida industrializzazione e motorizzazione di intere nazioni in Asia sta alterando gli equilibri di potere mondiali, perché la situazione economica sta portando al potere gruppi criminali che rompono i confini fra economia legale e illegale, perchè  il riarmo mondiale è un dato di fatto, e perché il senso della vita si è perso e ogni tentazione è possibile per chi può esercitare un potere.  Il confine è fra l’accettazione con qualche correzione del caso di questo sistema e l’utopia del possibile è una questione di ruolo, c’è chi fa politica ed è parte del sistema di potere e di consumo di beni e servizi di lusso e chi no, “chi no” si può permettere di coltivare l’utopia anche perché non è parte del regno del “bengodi” o supposto tale. Quindi perché stupirsi di una convergenza Maggioranza-Opposizione qui nel Belpaese, sarebbe stato ben strano il contrario, il tentativo di correggere il sistema va dopotutto nel senso di conservarlo non di superarlo con qualcosa di diverso.  Quel che è simile spesso s’incontra, per questo temo la convergenza di sensibilità che ho con dispiacere osservato, spero si limiti solo a questa specifica considerazione.

    IANA per Futuroieri




19 aprile 2008

E ALLA FINE DELLA GIOSTRA ELETTORALE UN PUGNO DI MOSCHE

C'è da domandarsi, alla luce del risultato delle recenti elezioni, che bisogno c'era di fare tutto 'sto puzzo con Barak Obama ("No, We can't"), il modernismo fine a se stesso, i sondaggi, la rimonta, l'avversario infantilmente innominabile, il maanchismo inciucista, e le mille menate di questi mesi, quando il Partito sedicente Democratico ha preso due punticini percentuali in più del prodiano Ulivo (Ds+Margherita), due punticini peraltro sottratti a sinistra. Neanche l'ombra di un cosiddetto moderato. Per tacere delle figuracce dei Caleari, Colannini etc, che dove si son candidati non hanno raccattato neanche il voto dei loro sottoposti/dipendenti. Ma tant'è.
Quanto alla sinistra, l'arcobaleno viene dopo la tempesta che - ci auguriamo - spazzi via un'intera classe dirigente fallimentare. Se così fosse, il risultato elettorale sarebbe stato, di per sé, eccezionale. In realtà non ne siamo affatto sicuri, quindi prendiamo intanto atto che tantissima gente di sinistra, ha optato per l'astensione (cresciuta del 4%), ascoltando l'indicazione di Beppe Grillo, ed in parte combattendo la globalizzazione, vero grande pericolo di questi tempi, affidando il proprio consenso alla Lega.
Questo il dato oggettivo. Non ci piove.
Cosa ci aspetta adesso non è facile prevederlo, neppure per chi sa scrutare la sfera di vetro. Di certo c'è solo un Berlusconi mai così forte e premiato nelle urne, che non indugerà e non indulgerà nella gestione delle leve di potere. Non è mica coglione come altri…
Dal Parlamento dobbiamo attenderci poco o nulla per quanto riguarda la funzione di contrappeso che la Costituzione affiderebbe all'opposizione, viste le persone che dovrebbero rappresentarla.
Fuori dal Palazzo, ci sarà chi sarà tentato dal riempire le piazze, legittimissimo perché temerlo?, chi dal tornare con umiltà a stare fra la gente, ascoltarla e capirla. Come dovrebbero fare, ad esempio, i Verdi. Forza potenzialmente nuova e genuina, vera vincitrice nell'emergente sensibilità ambientale delle persone, ma quasi estinta da organismi dirigenti irresponsabili. Ricominciando dalle loro origini, ripartendo dalle periferie e dalle campagne per arrivare nei centri e nelle città, dall'agricoltura piuttosto che dall'industria, dalla legalità piuttosto che dall'indulto. Infine dalla messa in discussione dell'immigrazione come fattore di arricchimento per i datori di lavoro più rapaci, ma di crisi per i diritti dei lavoratori (manodopera a poco prezzo e non sindacalizzata che espelle o indebolisce quella italiana) e di incompatibilità con l'ambiente (all'immigrato, spesso edile, cosa gliene frega del territorio non suo e dei limiti alla cementificazione)!
Solo ripensando tutto questo, con umiltà e spirito di servizio, affidando il timone a Beppe Grillo, unico capace di parlare in modo semplice di cose complesse, potrà rinascere dalle ceneri del 13 e 14 aprile qualcosa di veramente nuovo in questo disgraziato Paese alla vigilia di una crisi economica epocale.

Amici di Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nove.htm





15 marzo 2008

WAL-VIO VELTR-USCONI

Qualcuno dei nostri affezionati lettori o degli amici di Futuro Ieri avrà notato che da qualche giorno, in calce ad ogni pezzo inserito su questo forum, aggiungiamo una specie di postilla: IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTRUSCONI!
Come già accennato nella lista di discussione dal presidio di Empoli, noi non vogliamo esplicitamente schierarci in una campagna elettorale noiosa e fasulla come quella che ci attende fino al 13-14 aprile. Troppo grossi gli inganni e gli interessi in ballo per considerarla una partita seria, nella quale profondere energie, tempo e impegno. Tuttavia un piccolo contributo vogliamo darlo. Riteniamo che se un senso può avere questa scadenza prematura (l’ennesima in Italia) è quella di dire un grande e forte NO al tentativo di uccidere la politica, peraltro già molto malconcia. Il bipartitismo, in verità monopartitismo, è infatti il colpo di grazia che il Partito (pseudo) Democratico e il Popolo della (sedicente) Libertà vogliono dare, appunto, a Democrazia e Libertà. La soluzione, forse pianificata a tavolino dai poteri forti di questo Paese, per cui si narcotizza ogni dissenso, ogni visione “altra” della società, dell’economia, della vita, e chiunque vinca, vince sempre il banco!
Dovesse passare questa concezione privatistica della politica siamo tutti fottuti, E per tutti intendiamo, la gente vera, che vive del proprio lavoro, che fa fatica spesso a mettere insieme il pane col companatico, che agogna Istituzioni più trasparenti e legittime, maggiore partecipazione alla cosa pubblica, più equità sociale, più legalità, più tutela ambientale, insomma una migliore qualità della vita.
Da una parte, invece, il solito Berlusca che conosciamo, forse un po’ migliorato invecchiando (nonostante il reimpianto tricologico), con i suoi Dell’Utri (non più Previti perché interdetto dai pubblici uffici), Formigoni, Micciché, etc.
Dall’altra il vacuo Wòlter Camomilla Veltroni, coi soliti D’Alema (a proposito, perché De Mita no e D’Alema sì, solo per cinque legislature sul groppone piuttosto che quattro?), Fassino, Marini etc. Ma, dirà qualcuno, il Pd candida anche volti nuovi: sì, il figlio di papà Matteo Colannino, vuoto pneumatico; il parùn dalle belle braghe bianche Massimo Caimano Calearo che vorrebbe un fisco stile Slovacchia dove i controlli - dietro eventuale ricompensa - sono avvisati con qualche giorno di anticipo; tale Marianna Maida, altra figlia di papà, (ex?) fidanzata del figlio di Napolitano; il cosiddetto economista Pietro Ichino, quello che blatera per allargare la Legge Biagi sul precariato, lui barone universitario che non potrebbe esser cacciato dalla sua seggiola neanche con le cannonate; Daniela Cardinale figlia dell’ex ministro Salvatore Cardinale di cui ha simpaticamente raccolto in eredità il seggio; Martina Mondadori e Alessandro Benetton, dai cognomi ignoti ai più; per finire con le umane deroghe, per esempio quella offerta al condannato per associazione mafiosa Vladimiro Crisafulli;  Insomma più che un “nuovo che avanza”, un vecchio, stravecchio, che tarocca la carta di identità…
Tacendo dell’uso della carta carbone nella redazione dei programmi del Pd e del Pdl, nonché dell’uso della “foglia di fico” per parare le impudicizie: il logoro Di Pietro da una parte e il fantasma di Bossi dall’altra. Sorvolando anche sul fatto che questi due moloch rappresentano un’anomalia in tutto panorama europeo, non avendo alcuna radice storica, nessun riferimento ideale o progettuale di respiro europeo, puro marketing tranne una pallida e tristanzuola imitazione degli Stati Uniti.
Per tutto questo noi fino al 14 aprile scriveremo sotto ogni “post”: IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A WAL-VIO VELTR-USCONI!

P.S.  Qualcuno dica a Wòlter Camomilla che restituisca la chiave con cui tiene segregato un certo Romano Prodi, non si fa così… neanche fosse un cane appestato.

Associazione Futuro Ieri  http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/greppia.htm


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IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTR-USCONI !



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