.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


15 settembre 2011

Schiavi di tutti

Schiavi di tutti, padroni di nulla Oggi un vasto mondo umano di ceti medio-bassi e quasi poveri nei paesi sedicenti ricchi e in Europa è malato di illusioni e idiozie che nascono dalla cattiva esposizione quotidiana alla pubblicità commerciale e alla propaganda di guerra e politica. Le illusioni che narrano la vita meravigliosa di gente ricca, soddisfatta, abbiente, con oggetti e beni di consumo meravigliosi è ripetuta con ossessiva intensità propagandistica migliaia di volte alla settimana attraverso film, spettacoli televisivi, pubblicità, spot televisivi, pagine e pagine di pubblicità sulle riviste di moda e sui settimanali e quotidiani d’informazione. Un ceto medio-basso è frustrato e infelice perché per decenni la felicità e il rispetto in Italia come altrove sono passati attraverso esibizione di beni e di disponibilità di denaro per consumi e piaceri offerti con relativa abbondanza e questa presa del rispetto di sé e della felicità attraverso la merce è sempre più difficile. Il mondo si è fatto piccino e nuovi imperi stanno sorgendo e competono con la vecchia Europa e l’Impero Anglo-Americano per il controllo di beni, risorse naturali, fonti energetiche, masse di consumatori e di umani disposti a lavorare per pochi soldi e perfino di governi fantoccio piazzati in punti strategici del globo. Si apre una feroce lotta competitiva e aggressiva per il diritto alla presa del potere da parte di minoranze e di caste al potere nei paesi a vocazione imperiale, ed è la paura reciproca e la consapevolezza delle conseguenze di una grande guerra fuori da ogni limite e controllo che finora ha preservato l’umanità inquieta da una catastrofe. Ma in tanti fra banchieri, finanzieri, miliardari, presidentissimi, despoti e tiranni tendono da anni una corda tesa sospesa fra un mondo di consumi e produzione sempre più fragile e l’abisso di nuovi conflitti e di grandi sciagure, intanto mentre prosegue questa lotta silenziosa milioni di umani in Europa e in Italia sono persi dietro le illusioni di una finto mondo di consumo e abbondanza e stanno perdendo il senso della realtà. L’informazione che parte dalla televisione, la cattiva informazione, il servilismo e la volgarità di tanti spettacoli televisivi creano qualcosa che è una grande illusione collettiva, allucinazione che finisce con inquinare la vita di milioni di umani, disturbare la lettura della loro quotidianità, far credere a possibilità solo ipotetiche o immaginarie come una vincita alla lotteria o un lavoro da dirigente strapagato ottenuto chissà come. Le illusioni e le finte prospettive che si formano nella mente di milioni di esseri umani li trasformano in padroni di nulla e schiavi di tutti perché perdono il loro rapporto con questa realtà, con l’evidenza dei fatti e con la concretezza dei loro limiti. Si trasformano in esseri manipolabili e condizionabili con grande facilità, diventano umani che possono essere tratti in errore da una menzogna ripetuta decine di volte o dalla distorsione dei fatti concreti data dalle forme presenti della propaganda di guerra e dalla pubblicità. Ripetere migliaia di volte che esiste un pericolo islamico e terrorista crea davvero nella mente di milioni di umani l’dea del pericolo islamico, quando un concetto del genere si è fissato nella testa è quasi impossibile disinnescarlo, se per decine di migliaia di volte si ripete con la pubblicità e gli esempi di film e telefilm che il telefonino è indispensabile allora il telefonino diventerà indispensabile, un bene che serve e se non si ha si è tagliati fuori da una parte notevole dei rapporti sociali e di lavoro, se il modello di partecipazione politica d’impronta liberale fondato su singoli personaggi, fondazione di circoli, raccolta di fondi elettorali e comitati diventa il modello dominante e quello che viene sempre e comunque esaltato dai media, proposto e riproposto sarà difficile per la maggior parte della popolazione pensare a una partecipazione alla vita democratica diversa da quella proposta nel modello. Questi sono tre esempi banali di come l’essere umano sia animale politico che vive in comunità di simili e sia egli piuttosto portato a farsi manipolare lasciarsi sottomettere da modelli di comportamento, organizzazioni politiche e sociali, forme autoritarie di produzione e consumo. Gli umani di oggi devono liberarsi da se stessi e dal proprio quieto riposare nelle illusioni e nei deliri di un sistema di comunicazione e informazione espressione della pubblicità e della propaganda apertamente falso e infarcito di semplificazioni e pericolose illusioni. Il denaro seppur mezzo potente in questo sistema industriale e capitalista non è un Dio o un profeta, è un meccanismo di dominio e controllo, non è una creatura intelligente e chi cerca di trovare nel Dio-denaro e Dio-mercato si trova ad affidarsi a un meccanismo manipolato da umani senza scrupoli, da caste, da minoranze di miliardari. Il problema è che l’essere umano immette in questo nuovo Dio se stesso, ne fa un folle idolo che si moltiplica, che chiede fedeltà, che impone una credenza forte nei suoi miracoli e nella sua gloria data dalla compartecipazione o dalla partecipazione al consumo di beni e servizi di lusso destinati alle minoranze di privilegiati e di dominanti. Proprio i ceti medio-bassi sono quelli maggiormente colpiti da questa grande adorazione paganeggiante perché la loro quotidianità segnata spesso da rinunce e da sogni di consumo infranti esige una compensazione in qualche grande illusione, in qualche desiderio di rivalsa, di elevazione sociale. Questo mito del denaro qui in Europa va sgonfiato perché esso sta diventando non più legittima ambizione ma segno di follia, distorsione della realtà, accumulo di frustrazioni e di paure; un meccanismo di potere non può trasformarsi in Dio, le sue illusioni non possono diventare verità di fede, la sua pubblicità relativa ai consumi non può corrodere l’esistenza umana. Le illusioni e le allucinazioni sociali non possono essere usate per creare consenso perché questo fatto scatena in milioni di umani odio e paura e queste pulsioni prima o poi trovano sfogo in forme poco piacevoli o in fenomeni isolati o di massa di devianza criminale o di violenza sociale, di alienazione e infelicità. Questo sistema del Dio-denaro si basa sull’infelicità e sul bisogno di compensarla con masse crescenti di denaro e consumi di lusso che il privato può manipolare o consumare, esso serve a mantenere e mandar avanti il sistema di civiltà industriale capitalista e a confermare determinate gerarchie e un certo ordine del mondo. La questione del consenso di milioni di appartenenti ai ceti medi è importante per il sistema, ma se fosse difficile da mantenere non ci sarebbe da parte delle minoranze al potere, cosa che sta già avvenendo, alcuno scrupolo nell’impoverire milioni di appartenenti ai ceti medi e medio-bassi. Oggi che l’impoverimento e la conseguente espulsione dal meraviglioso mondo dei consumi e dei beni di lusso colpisce milioni di ex appartenenti al ceto medio in Europa e nell’Impero Anglo-Americano per la salute mentale collettiva è bene che in tanti si ripiglino la propria capacità di discernere il bene dal male, la follia dalla lucidità, le illusioni e le allucinazioni pubblicitarie dal dato concreto dei fatti. Un mondo umano che ha creduto, sulla base di queste pazzie già denotate, ad una crescita infinita della produzione di capitali e di beni in presenza di risorse planetarie limitate deve oggi ricredersi amaramente. Senza un balzo tecnologico e creativo incredibile per questi tempi non si può dare ai sei miliardi di esseri umani del pianeta lo stesso livello di beni e servizi di un cittadino europeo e men che mai di uno statunitense. Si apre davanti a questo mondo umano una più che probabile decrescita che s’annuncia piuttosto dura e nello stesso tempo crescono i pericoli per una diffusione e proliferazione dei nuovi conflitti che hanno per oggetto le risorse che servono a tenere alto il tenore di vita di una piccola minoranza interna ad una minoranza della popolazione umana.




27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





27 giugno 2010

Note sul tempo altro e sui giovani


per approfondire



De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sul tempo altro e sui giovani

 Il vecchio mondo umano con i suoi costumi, le sue illusioni, la sua forza civile, le sue speranze è ormai polvere di cose morte dispersa nel vento. Quello nuovo che sta prendendo forma e che muta e si altera è un tempo altro e diverso. Esso è tale perché si dibatte in una grave crisi di senso delle ragioni intime del suo sviluppo tecnologico ed economico in questi anni di crisi, è diverso perché le grandi creazioni ideologiche novecentesche sono da tre decenni in disarmo e il suo posto è stato preso dalla spettacolarizzazione della politica, è altro perché le grandi speranze del passato in Europa e nell’Impero Anglo-Americano hanno lasciato il posto alle inquietudini e a un vivere intristito tutto ripiegato sul presente. Chi fa il facile gioco retorico di proiettare il suo passato, recente o antico che sia, su questi che hanno fra i diciotto e i venticinque anni d’età commette un grave torto verso la sua intelligenza. Non è una questione di cattiveria o di condizione di minorità: i giovani semplicemente vivono in un tempo altro e diverso rispetto a quello dei padri e dei nonni di conseguenza vanno forzatamente verso prospettive diverse di lotta sociale e politica. I profeti della domenica mattina che vedono miracolose resurrezioni di ideologie fasciste o comunistoidi proiettano il loro passato, o i finti ricordi, su questo concretissimo presente. L’Italia è un Belpaese anziano e quindi milioni di anziani temono il futuro che smentirà e sbugiarderà le loro pietose menzogne e i loro tristi egoismi per anni mascherati rozzamente e falsamente da ragioni politiche o moralistiche. Il vizio antidemocratico di mascherare i propri comodi e i propri egoismi sociali con ragioni politiche altisonanti e fumigazioni retoriche è stato per troppo tempo coltivato dai vecchi partiti politici e dalle organizzazioni sociali e di categoria; oggi le vecchie invenzioni e le furberie da ciarlatani del mercato rionale si collocano in un tempo non loro dove creano confusione e dividono fra chi capisce di che cosa si tratta, chi riesce a comprendere la loro natura di cose morte e chi diffidente li prende come cose strane e pazze. Il discorso sui giovani nel Belpaese cade dall’alto, il giovane non è oggetto di comprensione o di studio ma di giudizio e a seconda della passione politica che anima il giudicante il giudicato è trattato bene o male a seconda del caso e dell’opportunità. Nel discorso che comunemente sento sui giovani manca  l’umiltà di capire da quale tempo arrivano, come vivono qui e ora e dove andranno. Odo di solito giudizi pesantissimi o lusinghieri su di loro in nome di stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni, per fortuna l’interesse per i giovani è poco e i giudici dalla parola facile  non vengono quasi messi davanti ai loro pesanti condizionamenti ideologici e alle discutibili certezze.

IANA per FuturoIeri




1 febbraio 2010

La guerra ieri, oggi, domani



De Reditu Suo - Secondo Libro

 La guerra ieri oggi e domani

Lo so che ragionare di guerra e conflitti non piace alla maggior parte degli italiani ma è un fatto che dal 1991 il Belpaese si è trovato coinvolto nelle nuove guerre, si è passati da una spedizione militare all’altra seguendo al bandiera del fu Impero britannico e le insegne degli Stati Uniti D’America. Nei fatti la famosa e strapazzata egida dell’ONU arriva di solito a cose fatte dopo che sono passate le milizie, i bombardamenti, i massacri e le truppe delle varie coalizioni atlantiche. Nel trapassato remoto quando l’unica fonte di legittimazione del fatto militare era lo Stato era quasi facile dare una parvenza di nobiltà e giusta causa a un conflitto. Perfino le avventure coloniali dello stramorto Regno d’Italia erano, almeno fino ai fatti della repressione mussoliniana in Libia, coperte da un velo di patriottismo e di necessità e perfino di utile politico. Di questi tempi è difficile pensare la Patria quando l’unico metro di giudizio è il Dio-quattrino  e quando i ricchissimi con la loro corte dei miracoli ostentano una vita beata e felice, talvolta ai confini della morale e delle leggi.

Del resto a conferma dello spirito dei tempi ricordo ai gentili lettori che Wikipedia l’enciclopedia multimediale riporta la seguente dichiarazione di una top Model icona degli anni novanta:“In tempi più recenti Linda Evangelista ha dichiarato "We don't wake up for less than $10,000 a day" (in italiano: "Noi non ci alziamo neppure dal letto, per meno di 10000 dollari al giorno").

Prendo questa frase attribuita la top model come indicativa di un certo universo mentale consumistico ed edonistico che dalla fine degli anni novanta è arrivato fino a questo 2010, solo che mi pare incompatibile con la crisi e le spese militari correnti nel fu Impero Inglese, negli USA, e nei paesi Europei sotto l’egida della NATO. Quale temerario oserebbe mettere in forse la sua vita o gettarsi nel pericolo che è presente nella guerra quando i valori dominanti sono di questa natura? Per far la guerra per bene occorre accettare l’idea di dover morire, di essere nel punto estremo della propria vita e di rischiare tutto. L’essere umano in guerra è davanti alla prospettiva di trasformarsi da un momento all’altro in un corpo in decomposizione talvolta smembrato o sfigurato. La morte livella ogni cosa e il corpo del ricco e quello del povero finiscono con il decomporsi nella fossa comune come nel sepolcro di marmo. Il ricco perde il suo paradiso in terra, il povero lascia la sua valle di lacrime, sangue e duro fango. Vivere per il Dio-denaro non aiuta a sacrificarsi per una causa che va oltre se stessi. Proprio in questi giorni l’amico Franco Allegri ha tradotto una lettera aperta al Presidente Obama di M. Moore il famoso scrittore e regista statunitense che ha per argomento le sofferenze delle famiglie statunitensi alle prese con la guerra afgana e la crisi economica. La lettera è pubblicata tradotta in italiano sul sito di Futuro Ieri nella rubrica Mondo Piccino e si tratta di uno scritto per certi versi commovente che getta una luce assolutamente positiva sul suo coraggioso autore e il seme del dubbio sulla presente amministrazione a stelle e strisce.

  

IANA per Futuroieri






4 ottobre 2009

Le genti d'Italia fra Impero, Immobilità e rassegnazione

La valigia dei sogni e delle illusioni

Le genti d’Italia fra Impero, immobilità e rassegnazione

 

Il Belpaese assiste a un fatto curioso. Questo concretissimo mondo umano è entrato in crisi e non  è una crisi leggera; sembra una specie di nemesi, di vendetta primitiva o antica contro quella cosa strana e malvagia che i nostri per anni ci hanno venduto come “Civiltà Occidentale”. Per certo il concetto d’Occidente indica un concetto geografico relativo: a occidente di qualcosa. L’unica realtà politica degna di chiamarsi Occidente è stato nel mondo antico quella metà dell’Impero romano che corrisponde ad alcuni territori dell’Europa e del Nord - Africa.  Si trattò dell’Impero Romano d’Occidente. Una cosa finita da oltre quindici  secoli.

Ciò che oggi viene dai nostri imbonitori e ciarlatani denominato Occidente è una cosa strana e pazza, inesistente assolutamente nella realtà, e perfino a geografia variabile. A seconda dei casi è Europa con Giappone e Stati  Uniti, altre volte è solo Stati Uniti più ex Impero Inglese, o gli Stati Uniti punto e basta; infine talvolta questo concetto comprende anche Australia in quanto governata perlopiù dai discendenti dei coloni inglesi. Sarebbe più onesto parlare di Impero-Americano o degli USA più i loro alleati, per così dire, storici; non una civiltà quindi ma una serie di forze militari e di persuasione propagandistica legate alla volontà politica statunitense.

Ma l’Italia fugge dal reale, evita il contatto con qualsiasi tipo di riflessione che riguardi i suoi interessi legittimi; le genti del Belpaese si accontentano della televisiva retorica patriottica post-risorgimentale e post-resistenziale, fanno finta di crederci e tirano a campare.

Siamo molto lontani, nel bene e nel male, dalle asprezze nazionaliste di Statunitensi e  Inglesi, e in generale dal feroce egoismo propagandato dalla miscela del protestantesimo più sciovinismo, più dottrine sociali neo-liberali. Proprio la profonda estraneità dell’Italia e delle geni del Belpaese a simili culture deve far riflettere sul fatto che esse sono lontane da noi come dall’Europa. L’occidente si cui si favoleggia nelle televisioni del Belpaese è un miscuglio scomposto di pubblicità da centro commerciale  e propaganda di guerra: i miracoli del cinema americano e del fare acquisti nel centro di Londra convivono con le presunte vittorie degli eserciti di sua Maestà la Regina e degli invincibili marines statunitensi in Oriente e in Asia.  

Le genti del Belpaese devono creare la loro civiltà e non fare il tifo da stadio per quella altrui per ignavia, spirito servile, cialtroneria. Forse una disfatta dell’unico Occidente che esiste quello delle forze armate Anglo-Americane potrebbe svegliare le disperse genti nostre e far capire la necessità di costruire una propria civiltà.

IANA per FuturoIeri




28 ottobre 2008

SI FA PRESTO A DIRE POVERTA’

I fatti sono arcinoti al punto che i principali quotidiani nazionali hanno in data 22 ottobre grande risalto a questi dati: la forbice sociale fra ricchi e poveri è aumentata in Italia e per maggior scorno la mobilità sociale è una chimera. Di fatto in Italia si eredita il mestiere quando non il posto di lavoro del padre, la società italiana è fatta per congelare la mobilità sociale e riprodurre le stratificazioni sociali delle generazioni precedenti. Non c’è da meravigliarsi se in questi tempi di crisi gli amari risentimenti che marciscono nel Belpaese si rivelanno sempre più aspri e sempre più politicizzati. Non si può martellare per decenni il popolo italiano con il calcio e la pubblicità mostrando il paese del bengodi e delle meraviglie e poi auspicare che s’accontenti della fatica e dello squallore di tutti i giorni, di una società fatta a immagine e somiglianza dei mediocri e dei privilegiati, dei furbi da tre soldi e dei raccomandati di lusso. Come puo’ questo popolo chiedere di star alla pari con gli altri paesi che sono più grandi, più forti, o semplicemente privilegiano il talento e il valore rispetto alle raccomandazioni e alla delinquenza? Le ragioni del nostro essere un vaso di coccio fra vasi di ferro dipende dal fatto che l’Italia è lo strumento del privilegio dei pochi, in queste condizioni per i molti è difficile identificarsi con qualcosa di più grande e ampio, la conseguenza è quella di trovarsi con un Belpaese il cui popolo è ridotto alla consistenza di un turbine di polvere, o se si preferisce ad una manciata di sabbia. In tanta disgrazia questa crisi straordinaria e nuovissima sta creando le condizioni per creare un grande risentimento fra i ceti medi che già da diverso tempo in difficoltà e ora si ritrovano pure impoveriti. Ci sono tutte le condizioni perché quella parte della società che erano i ceti intermedi fra i ricchi e poveri sia forzata a sostenere scelte politiche radicali, a mettere in discussione i privilegi delle minoranze al potere. detto in una frase potrebbe dismettere quel ruolo che aveva avuto di guardia nei confronti dell’ordine costituito dalla società dei consumi e della sceneggiata parlamentar-democratica per andare a far ben altro. Per intendersi il rovesciamento dell’ordine e dei poteri potrebbe partire non tanto dai ceti poveri e tapini ma da quelli medi che subiranno il rovescio della fortuna come una sfida mortale portata contro di loro da non si sa bene quale nemico. Questo vale per l’Italia come per l’Europa.

Quale follia può aver spinto le sedicenti classi dirigenti del Vecchio Mondo a subire questo grande pericolo che minaccia di disgregare le basi del loro potere? Forse negli umani c’è una natura auto-distruttiva che colpisce i singoli come i grandi enti collettivi.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



sfoglia     agosto        ottobre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email