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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


21 gennaio 2013

Diario Precario dal 16/1 al 20/1

Data. Dal 16/1 al 20/1

Note.

Interrogazioni, lezioni.

Correzioni simulazione terza prova.

Piove, giornate nuvolose, umide, fredde.

Contratto firmato per le ore di lavoro riguardanti l’attività d’insegnamento alternativa all’ora di religione.

 

Considerazioni

Nell’ultimo scritto ho considerato come la struttura intima del sistema di produzione e consumo porti a una forma di vita incentrata sulla solitudine e sul seguire modi e costumi collettivi dettati o ispirati dalla pubblicità o dalle diverse forme di spettacolo e intrattenimento. Folle di consumatori, più o meno in grado di soddisfare i loro desideri del momento, intimamente soli sono il dato evidente del sistema. Ora la questione è come una massa di soggetti soli e in prospettiva amareggiati e disillusi possa dar luogo a qualche tipo di movimento politico o sociale. Il dato materiale non basta per smuovere la mente umana, occorre qualcosa che sostituisca nell’immaginario e  nelle speranze il posto delle promesse di potere e benessere che esprime il consumo di beni e la forza del denaro. Questo qualcosa mi par di delinearlo come una qualche forma di religione che si fa politica. Non necessariamente una religione con preti, libro sacro, alti sacerdoti, paramenti sacri e simboli e cerimonie; ma qualcosa di simile negli effetti. Si tratta di sostituire una visione del mondo e del destino dell’essere umano data dall’accettazione del presente così come appare con una forte promessa di una forma diversa e sostitutiva di civiltà e di vita. Questo può aver luogo solo con qualche forma di catastrofe materiale o di orientamento politico e culturale; troppi vivono bene come gregari, dirigenti e padroni all’interno del sistema di produzione e consumo e non è pensabile che costoro siano disposti a mettere in discussione posizioni di potere e di privilegio per qualche caso o per seguire qualche moda culturale.  Per scalzare un sistema di vita e consumo che è forma e visione del mondo per miliardi ormai di esseri umani ormai parte delle diverse tipologie di civiltà industriale occorre qualcosa di più di una filosofia politica. Ci vuole una duplice combinazione di scontro tra il sistema che pretende crescita e consumi infiniti con le risorse limitate del pianeta e una possibile alternativa psicologica e di vita in grado di trasformare il consumatore condizionato dalla pubblicità e dalle abitudini in qualcosa di diverso. La catastrofe materiale può portare la trasformazione radicale e  rapida del modo di vedere se stessi e il mondo naturale e umano, ma può anche non darsi questo caso. Semplicemente le diverse civiltà umane e le potenze imperiali incapaci di trovare ragionevoli alternative potrebbero implodere o dar luogo a guerre atroci e feroci senza venir a capo dei problemi e senza rimettere assieme progresso tecno-scientifico con la soluzione del problema del limite delle risorse. Comunque si tratta di 51 miliardi di ettari perchè tanti ne conta il pianeta azzurro, 2/3 di essi acqua perlopiù salata e del resto circa 12 usati per sostenere e collocare fisicamente nello spazio le civiltà industriali attuali.  Lo schianto probabile fra crescita infinita desiderata e perseguita da finanza, industria, grande distribuzione, oligarchie di miliardari al potere e ovvio limite delle risorse del pianeta può anche causare semplicemente una riduzione del numero di esseri umani sul pianeta e la formazione di regimi autoritari e dispotici o teocratici in seguito a guerre, proteste violentissime, carestie, pandemie…

Quindi le diverse forme di civiltà umana potrebbero subire un regresso nel numero dei viventi e nelle libertà individuali e nelle prospettive di benessere e felicità senza toccare i due nodi decisivi: la capacità di orientare la ricerca e lo sviluppo in direzioni che riducano i danni dell’impatto con i limiti del pianeta azzurro e la formazione di mentalità e di consumi compatibili con i problemi di acquisizione di risorse e di beni materiali che in questo contesto sono per forza di cose limitati. Quella condizione che può toccare questi due punti è per l’appunto la creazione di qualcosa che oggi ancora non esiste, ossia una forza di persuasione simile a una fede religiosa che trasformi la mentalità e ridefinisca senso della vita e prospettive esistenziali per questi milioni di singoli umani che vivono nelle folle anonime e un po’ tristi di consumatori.  




12 gennaio 2013

Diario Precario dal 4/1 al 10/1

Data. Dal 4/1/13 al 10/01/2013

Note.

Nuovo anno, è il 2013.

Di nuovo al lavoro, a scuola.

Lavori in corso sulle scale dell’edificio, si eseguono riparazioni.

Fine del quadrimestre vicina. Scadenze, registrazioni, voti, interrogazioni.

 

Considerazioni

Certe questioni della scuola sono ignote ai più. Ad esempio il periodo delle scadenze per i voti del quadrimestre, o trimestre a seconda dei casi, è uno dei più intensi. C’è qualcosa di meccanico in questa esigenza di arrivare al numero esatto di votazioni, e la solita questione dei ricorsi vinti per vizio di forma che volteggia invisibile sopra testa dei docenti. La cosa è comprensibile, la società italiana non è quella di trenta o quaranta anni fa e il docente nell’immaginario collettivo è una figura la cui importanza si è ridimensionata, la scuola stessa di fatto si è ridimensionata. Le figure di successo, e di conseguenza ricche e felici, che la pubblicità commerciale e il sistema d’intrattenimento e spettacolo offre al vasto pubblico non sono i docenti, gli eruditi, i filosofi. Al contrario sono ostentati e incensati professionisti dello sport, attori e attrici famose, top model, VIP vari, ereditiere giovanissime.

Nei pressi dei muri della scuola c’è la tipica scritta pseudo-anarchica in nero fatta con lo spray. Essa recita: “Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere”. La mia impressione è la seguente: chi scrive queste cose non ha idea di cosa sia la condizione delle scolaresche di oggi a livello di grandi numeri. La politica è quasi scomparsa dalle scuole a livello di organizzazione, creazione ideologica, studio politico della società e dei massimi sistemi. Certo che quando la politica si fa spettacolo, va in televisione, entra nella rete allora diventa fatto pubblico anche per i giovanissimi e adolescenti. Ma il fatto che si parli di argomenti più o meno politici non vuol dire che vi sia dietro esperienza, preparazione, studio dei fatti notevoli della civiltà industriale, capacità di far attivismo per questa o quella causa. Questo è avvenuto non per inesistenti repressioni del corpo docenti, presidi o chissà cosa. Semplicemente la comunicazione, lo spettacolo televisivo, i personaggi di successo proposti dai format televisivi o in generale i VIP non sono politici o non si pongono come soggetti politici portatori di speranze rivoluzionarie, riformiste, innovatrici dell’esistente. La politica di partiti e movimenti di una certa consistenza numerica entrando nel meccanismo dell’intrattenimento spettacolare e del palinsesto televisivo ha privilegiato non la formazione e la preparazione dell’attivista o dell’elettore ma il consenso dello spettatore più o meno orientato. Fa eccezione la rete, ma solo in alcuni ambiti e in alcuni casi; il più famoso è quello dei gruppi vicini a Beppe Grillo. La mia impressione è che la maggior parte della comunicazione e dell’intrattenimento che occupa tanta parte dell’immaginario collettivo degli adolescenti non sia riconducibile all’impegno politico, a istanze di trasformazione della società, a forme di auto-formazione in ambito di scienze politiche o umanistiche. Quello che viene imputato comunemente alla politicizzazione come scioperi, occupazioni, manifestazioni è spesso una reazione o un ovvio agire tipico dell’adolescenza quando emergono i contrasti con l’ordine delle cose esistente. Paradossalmente è proprio la scuola l’ambito nel quale è meno influente l’opera di omologazione culturale attuata dalla diverse forme di pubblicità commerciale e di spettacolo televisivo o peggio si spettacolo a sfondo giornalistico. La relativa autonomia da certi processi pervasivi del sistema di produzione e consumo ne fa una sorta di territorio di confine, un limite.  Credo quindi che si consumi volutamente una sorta di auto-inganno, di frode contro se stessi quando s’appiccicano sugli studenti adolescenti e sul mondo umano della scuola speranze rivoluzionarie, insurrezionali, sovversive. L’essere confine della scuola fra stagioni diverse della vita e fra generazioni crea la possibilità del fraintendere, dell’attribuire strumentalmente e ideologicamente a fatti iscritti dentro  l’ovvio andare delle cose un valore e un senso falso. La scuola in Italia resta confine fra mondi umani, linguaggi, materie, insegnamenti, generazioni. L’attivismo riformatore in materia scolastica manifestato dal potere politico, e non solo, negli ultimi due decenni dimostra quanto questo essere confine risulti indigesto, fastidioso, e cosa notevole non sempre riconducibile a questo o a quello. Chi vuole vedere il mondo con le lenti dell’ideologia o del proprio esercizio del potere su esseri umani, denari e beni è tendenzialmente infastidito dall’essere confine della scuola sia essa elementare, media o superiore. Leggo quindi l’accanimento ideologico sulla scuola, tanto di chi ha il potere e lo esercita quanto di chi non lo ha e lo vorrebbe, come il fastidio per la natura di limite e di confine interno allo stesso fare scuola.




17 ottobre 2012

Diario Precario dal 13/10 al 15/10

Precario

Data. 13 e 14/10/2012

 

Note.

Dopo lo sciopero ho fatto riflessioni personali. Sto mettendo via in cantina e buttando via oggetti, fogli e  riviste. Mi sono passati davanti trenta lunghi anni di vita dall’infanzia a questa maturità acerba. Piccoli problemi domestici resi amari dalle questioni personali.

Fatto alla segreteria una telefonata per questioni di contratto.

Domenica ho partecipato all’ assemblea del movimento dei precari. Il linguaggio politico e sindacale di alcuni degli intervenuti non mi era gradito. Capisco che davanti alle grandi questioni politiche e alle vertenze  ognuno porta la sua personalità e la sua cultura politica. Non ho perso la mia capacità di parlare in pubblico. Unico segno buono della giornata di domenica.

Considerazioni.

Mi sono reso conto nel mettere via, nel  buttare che l’identità personale oggi passa per gli oggetti, per le cose. Nel mondo materiale l’individuo lascia tracce di sé materiali di cui parlano la burocrazia, opuscoli, carte, gli oggetti e le cose possedute e anche  le cose scartate. Sei stato ciò che hai posseduto, sei stato ciò che hanno certificato di te, sei stato ciò che i tuoi oggetti, abiti, attestati, registrazioni, accessori dicono di te. C’è poco da fare tutto porta a questa conclusione la materialità del passaggio in vita del singolo è integralmente materiale, concreta, fisica e finisce spesso nella pattumiera o in cantina.

Il linguaggio di alcuni intervenuti nell’assemblea dei precari alla SMS di Rifredi mi è dispiaciuto perché vi ho trovato dei residui ideologici indicativamente orientati a sinistra. Forse è un mio difetto ma per vedere il mito politico e l’idea del futuro devo vedere la concretezza degli atti materiali. E quel che tocco, osservo, considero oggi mi urla che il Novecento è finito e che questo è un secolo nuovo che si sta liberando del tutto dei miti del precedente secolo.  In un mondo umano segnato dalla decadenza della società dei consumi e dall’emergere di nuove potenze globali le minoranze al potere delineano orizzonti ideologici e anche di dominio dell’uomo sull’uomo di nuovo tipo. Il controllo oggi è la fantascienza dei modelli di dominio e controllo della prima metà del Novecento, un esempio della moltiplicazione della potenza di dominio e controllo sulle masse e sui singoli lo ricavo da questo paragone: le schede forate dell’IBM degli anni quaranta del Novecento stanno a internet come la clava sta alla pistola.  Tanta parte degli italiani  davanti alla globalizzazione e al pensiero neo-liberale, e alla nascita dei nuovi imperi globali e problemi globali si presentano con culture politiche di diverso orientamento pesantemente condizionate dai  residui di un passato novecentesco. Questo passato del Novecento serve a delimitare i punti di partenza di questo presente, ma solo la partenza e non gli anni presenti, che vanno altrove.

 

Ricordare

Nella storia e nello correre dei secoli può sembrare che molte cose siano uguali invece cambia almeno il colore dei calzini dei soldati.

 

Precario

Data. 15/10/2012

 

Note.

Giornata di lavoro, sento il peso degli anni passati.

Molto dell’entusiasmo per la vita e per il lavoro dei primi anni è dissolto. La mia camera è oggi diversa. Mi è divenuto chiaro nelle operazioni di pulizia e trasformazione che questa vita è una serie di passaggi, di percorsi, di cose andate e venute, di storie e di persone. Tutto cambia e cambiando si dissolve. Questo è oggettivo. La mia mente in queste settimane è andata più volte ai luoghi dell’infanzia e della pre-adolescenza, con questo esercizio di memoria la trasformazione della mia realtà mi è sembrata ancora più certa. Ciò che era è stato, ma oggi non è più. In fondo far l’insegnante è un mestiere, è un lavoro di tipo impiegatizio con una propria natura e con conseguenze sociali del tutto particolari e non riconducibili ad altre attività impiegatizie. Ma come lavoro è una cosa di contratti, di password, di Istanze On Line, di firme su fogli, di orari, verbali, di relazioni con colleghi, dirigenti, famiglie e allievi. Un mestiere dove è quotidiana la burocrazia piccole e grandi dosi.

Considerazioni.

Questa combinazione della burocrazia e della riflessione sulle mie vicende mi porta alla seguente osservazione: di solito il professore alle prese con verbali e registri non compare in film o telefilm o cartoni animati. Che sia un tema deprimente secondo  gli sceneggiatori?




13 ottobre 2012

Diario Precario dal 3/10 al 12/10

Precario

Data. Dal 03 al 04 /10/2012

 

Note.

Insegnata storia Medioevale, Storia dell’Italia nell’età Contemporanea, Filosofia ellenica. Non sono soddisfatto, occorre una verifica per capire il buon effetto delle mie lezioni. Devo capire quanto sono state efficaci le mie lezioni. Gli studenti dell’ultimo anno sono una cosa a parte.

Come devono sapere gli studenti ciò che è importante e significativo in modo che il docente riesca ad accorgersene in una verifica? Forse che essi hanno conoscenze affini o riconducibili alla materia in oggetto e che il sottoscritto non riesce a vedere o registrare? Una domanda importante questa qui. Perché non provare a capire se hanno delle conoscenze proprie e vedere se sono frammenti sparsi presi da fonti diverse o qualcosa di più sicuro? Devo pensarci.

 

Considerazioni.

La strada che ho fatto giovedì a piedi per raggiungere l’auto dei colleghi che mi davano un passaggio fino all’istituto è stata la fonte di una riflessione. Alcuni negozi nel corso degli anni sono diventati appartamenti, perfino un discount è diventato parte di un condominio, il marciapiede mi ha comunicato un senso di cattiva manutenzione, l’aria era umida e il cielo nuvoloso. Di nuovo la sensazione di vivere come in un tempo sospeso, fra l’urgenza di un qui e ora pieno di problemi materiali concreti  e un tempo altro lontano, che arriverà chissà quando e come. Curioso. Il passato sembra essere lì da qualche parte, il presente è ora, ma è il senso di ciò che sarà nel futuro che manca nella vita quotidiana. Forse ci mancano l’equivalente dei profeti del mondo antico.

 

 

 Precario

Data. Dal 05 al 07 /10/2012

 

Note.

I fatti notevoli di questi tre giorni sono legati alla burocrazia e alle attività mie non di lavoro. Incredibile quanto scuota il mio animo la burocrazia scolastica e quanto riesca a turbare la mia vita quotidiana; di fatto è un  fattore di destabilizzazione della mia vita. Una visita al nonno e a Firenze-gioca la fiera ludica, attività sociale come presentatore dell’esibizione del Judo-club al Centro Commerciale, cena con Alessio e due studenti universitari russi di passaggio. Molto materiale su cui riflettere.

 

Considerazioni.

Questa vita banale passa da esperienze diverse nel volgere della stessa giornata, talmente diverse da sembrare incompatibili o difficilmente accostabili, sembra di vivere staccati da un senso unico  e dalla logica delle cose che lega le parti del vissuto quotidiano, un po’ come nei sogni.

La visita al nonno e alla fiera ludica fiorentina mi ha ripresentato sotto i miei occhi luoghi noti e arcinoti, appartenenti alla memoria dell’infanzia, della pre-adolescenza, dell’adolescenza. Tutto è cambiato. E’ come se la realtà della memoria mi raccontasse una storia di cui si trova qua e là qualche traccia, qualche residuo, dei simboli, delle case, dei fabbricati. Il tempo di prima si è dissolto, un nuovo mondo umano ha preso il posto di ciò che era prima.

Precario

Data. 8 e 9/10/2012

 

Note.

Lezioni di storia e filosofia. I tempi annunciano i primi scioperi. Noto come una tensione che s’infila nel quotidiano. Le circolari su scioperi e assemblee sindacali convivono con il lavoro ordinario, con la lezione frontale e perfino con l’uso della LIM.  L’attività del docente è stata messa in pausa più volte in questi giorni per la lettura di circolari su questi temi, che avvisano studenti e famiglie di eventuali disservizi. 

Considerazioni.

Questa attività di circolari che annunciano disservizi fanno segnare al “barometro della scuola” la possibilità d’improvvisi scioperi degli studenti e del personale o perfino occupazioni. Questo porterà problemi sul programma, lo so. Si tratta di qualcosa che ho già visto, però è anche vero che va accolto un tempo difficile per quello che è. Forse anche operare nelle difficoltà può aiutare a capire meglio l’ordinario, o forse è l’ordinario che esiste solo nella mia mante e in realtà la realtà del mondo umano e  naturale è dominata dalla differenza, dal conflitto e dalla precarietà

Ricordare.

Il modo di dire del vecchio maestro di Judo : la vita passa tra momenti di gioia intervallati da dolori e dispiaceri, occorre cogliere l’attimo felice.

E’ morto da anni ma aveva per tempo espresso la sua saggezza.

Precario

Data. Dal 11/10/2012

 

Note.

Assemblea sindacale in orario di lavoro, riuscitissima, partecipata, con voci diverse.  Da anni non vedevo cose del genere e il personale femminile della scuola era la maggioranza. Ovviamente c’ero. Quelle che solo dieci anni fa erano forze sindacali collocabili a sinistra e in area “progressista” sono spiazzati dai fatti degli ultimi anni, dove di fatto le maggioranze parlamentari hanno espresso politiche neoliberali aggressive e non le solite politiche tradizionalmente conservatrici. Ho notato nelle parole di tanti intervenuti e anche in quelle dei sindacalisti la difficoltà a convivere con i tempi presenti e il disagio forte per una situazione spiacevolissima sul piano economico e sindacale. Per non parlare della condizione presente della società italiana e di quella che un tempo era denominata “questione morale”.  Di fatto nella riunione siamo stato chiamati allo sciopero che cade stavolta in una giornata nella quale io non lavoro. Dopo è probabile anche uno sciopero generale.

 

Considerazioni.

Questa situazione è per me una cosa paradossale. Da anni scrivevo su questioni di cultura, società e perfino di politica, cercando di agganciare il meglio che circola in Italia, ovviamente nei miei limiti. Quindi l’aggressività dei modelli di società e d’azione politica del neo-liberalismo  era nota e per quasi dieci anni in occasione di discussioni o assemblee sindacali avevo espresso le mie posizioni e le mie considerazioni. Spesso mi scambiavano per un tipo singolare se non peggio. Col senno di poi ho la soddisfazione personale di vedere tanti che vedono quello che io analizzavo e osservavo nei ritagli di tempo alla luce di studi e letture mie. Si tratta di una tipica soddisfazione amara. Ho avuto ragione su alcune cose ma tanto non serve, i molti si sono mobilitati dopo, a partire da una situazione di difesa delle proprie condizioni di lavoro quando le controparti hanno già completato lo schieramento e posto in essere la loro strategia. Quella che una volta era denominata, con più o meno precisione filosofica,  “Egemonia Culturale” è al livello di classi sociali benestanti o ricche in mano alle diverse forme dell’ideologia politica neo-liberale, e la conseguenza è la creazione dell’agenda politica sulla base delle idee forti di carattere neo-liberale. Da qui viene quello che è il calare il peso tragico della crisi finanziaria mondiale in atto  sui ceti che lavorano in modo precario o con uno stipendio medio o basso.

 

Ricordare.

Queste cose sul pensiero neo-liberale io le avevo dette in pubblico per tempo. Svuotando la mia stanza in questi giorni ho ritrovato il volantino del gruppo  Quinto Alto, un sodalizio informale di filosofi e di studiosi, era una tre giorni di studi sulla scuola di cui io ero il più giovane promotore. S’ intitolava “ pensare la scuola” e mi ero riservato la conferenza che parlava delle politiche di carattere neo-liberale sulla scuola alla luce di una serie di testi che avevo studiato. Sono passati sei anni da allora.

 

Precario

Data. 12/10/2012

 

Note.

Sciopero della scuola. Ci siamo arrivati. Ci sono arrivato. La prima impressione è venuta dal treno dei pendolari. Studenti, venditori ambulanti di colore, lavoratori, impiegati dei ceti medio-bassi. Ho visto una fatica di vivere in quei volti e nei gesti che da sola giustifica qualsiasi sciopero. Poi la pioggia, la folla nel luogo del raduno, le vecchie conoscenze, qualche battuta, qualche discorso, le bandiere con il rosso come colore tipico, i megafoni e via per la sfilata nel centro cittadino. Cosa notevole di questo corteo: studenti e personale ATA e insegnati assieme, tutti nello stesso scorrere.  Il corteo si ferma e poi il gesto di consegnare le richieste scritte alle autorità e la chiusura della manifestazione. Per il resto della giornata problemi in casa, preoccupazioni varie, lavori di spostamento di mobilia, lezione di Judo.

Risultato: stanco.

 

Considerazioni.

Questa manifestazione è ben riuscita, il problema è il dopo. Infatti sono rimasto in quei luoghi dopo lo scioglimento del corteo e la vita cittadina è tornata a scorrere, come se non fosse successo nulla, come se fosse passata una qualche specie d’interruzione. Sciopero, corteo, discorsi, volantini, passaggio nelle vie cittadine sono passati per le strade e le piazze. Queste poi hanno ripreso il loro corso ordinario. Il quotidiano sembra fatto di fango. Un lago intero di fango. Riesce ad assorbire tutto, a sporcare tutto, a rimanere se stesso qualsiasi cosa cada sulla sua superfice. Il punto è questo. Come è possibile nel XXI secolo incidere sul quotidiano, far in modo che questo ordinario scorrere delle cose si fermi?

Forse lo sciopero generale?

Ci deve essere un modo per determinare una mobilitazione che incida nel quotidiano della società del XXI secolo. Per ora però non riesco a vedere gli strumenti di rivendicazione e protesta del XX secolo come la soluzione al problema della trasformazione della mentalità e dell’immaginario collettivo di milioni di esseri umani che vivono nel Belpaese. La propaganda politica, la pubblicità commerciale, l’inquadramento nella vita lavorativa o nelle diverse categorie di consumatori ad oggi sono più forti del richiamo ai simboli sindacali e di contestazione e alla fisicità degli scioperi e delle manifestazioni. Ci vuole una strategia comunicativa che spiazzi quelli che volontariamente o involontariamente sono strumenti e forze di controllo dei sentimenti e delle idee di milioni di umani. Questi strumenti sono di fatto in mano a una minoranza di ricchissimi di orientamento politico neo-liberale fortemente interessati a creare una società di individui separati, soli e facilmente condizionabili e possibilmente poveri o indebitati e con reti sociali d’assistenza nulle o ridotte nell’efficacia. Tanta parte delle aspirazioni e delle prospettive immaginarie di milioni di singoli sono il prodotto delle impressioni della pubblicità commerciale  e dei prodotti d’intrattenimento sul vissuto quotidiano. Questo è il punto da trasformare, occorrono modelli e visioni del mondo altre e diverse.

 




13 ottobre 2012

Diario Precario dal 3/10 al 12/10

Precario

Data. Dal 03 al 04 /10/2012

 

Note.

Insegnata storia Medioevale, Storia dell’Italia nell’età Contemporanea, Filosofia ellenica. Non sono soddisfatto, occorre una verifica per capire il buon effetto delle mie lezioni. Devo capire quanto sono state efficaci le mie lezioni. Gli studenti dell’ultimo anno sono una cosa a parte.

Come devono sapere gli studenti ciò che è importante e significativo in modo che il docente riesca ad accorgersene in una verifica? Forse che essi hanno conoscenze affini o riconducibili alla materia in oggetto e che il sottoscritto non riesce a vedere o registrare? Una domanda importante questa qui. Perché non provare a capire se hanno delle conoscenze proprie e vedere se sono frammenti sparsi presi da fonti diverse o qualcosa di più sicuro? Devo pensarci.

 

Considerazioni.

La strada che ho fatto giovedì a piedi per raggiungere l’auto dei colleghi che mi davano un passaggio fino all’istituto è stata la fonte di una riflessione. Alcuni negozi nel corso degli anni sono diventati appartamenti, perfino un discount è diventato parte di un condominio, il marciapiede mi ha comunicato un senso di cattiva manutenzione, l’aria era umida e il cielo nuvoloso. Di nuovo la sensazione di vivere come in un tempo sospeso, fra l’urgenza di un qui e ora pieno di problemi materiali concreti  e un tempo altro lontano, che arriverà chissà quando e come. Curioso. Il passato sembra essere lì da qualche parte, il presente è ora, ma è il senso di ciò che sarà nel futuro che manca nella vita quotidiana. Forse ci mancano l’equivalente dei profeti del mondo antico.

 

 

 Precario

Data. Dal 05 al 07 /10/2012

 

Note.

I fatti notevoli di questi tre giorni sono legati alla burocrazia e alle attività mie non di lavoro. Incredibile quanto scuota il mio animo la burocrazia scolastica e quanto riesca a turbare la mia vita quotidiana; di fatto è un  fattore di destabilizzazione della mia vita. Una visita al nonno e a Firenze-gioca la fiera ludica, attività sociale come presentatore dell’esibizione del Judo-club al Centro Commerciale, cena con Alessio e due studenti universitari russi di passaggio. Molto materiale su cui riflettere.

 

Considerazioni.

Questa vita banale passa da esperienze diverse nel volgere della stessa giornata, talmente diverse da sembrare incompatibili o difficilmente accostabili, sembra di vivere staccati da un senso unico  e dalla logica delle cose che lega le parti del vissuto quotidiano, un po’ come nei sogni.

La visita al nonno e alla fiera ludica fiorentina mi ha ripresentato sotto i miei occhi luoghi noti e arcinoti, appartenenti alla memoria dell’infanzia, della pre-adolescenza, dell’adolescenza. Tutto è cambiato. E’ come se la realtà della memoria mi raccontasse una storia di cui si trova qua e là qualche traccia, qualche residuo, dei simboli, delle case, dei fabbricati. Il tempo di prima si è dissolto, un nuovo mondo umano ha preso il posto di ciò che era prima.

Precario

Data. 8 e 9/10/2012

 

Note.

Lezioni di storia e filosofia. I tempi annunciano i primi scioperi. Noto come una tensione che s’infila nel quotidiano. Le circolari su scioperi e assemblee sindacali convivono con il lavoro ordinario, con la lezione frontale e perfino con l’uso della LIM.  L’attività del docente è stata messa in pausa più volte in questi giorni per la lettura di circolari su questi temi, che avvisano studenti e famiglie di eventuali disservizi. 

Considerazioni.

Questa attività di circolari che annunciano disservizi fanno segnare al “barometro della scuola” la possibilità d’improvvisi scioperi degli studenti e del personale o perfino occupazioni. Questo porterà problemi sul programma, lo so. Si tratta di qualcosa che ho già visto, però è anche vero che va accolto un tempo difficile per quello che è. Forse anche operare nelle difficoltà può aiutare a capire meglio l’ordinario, o forse è l’ordinario che esiste solo nella mia mante e in realtà la realtà del mondo umano e  naturale è dominata dalla differenza, dal conflitto e dalla precarietà

Ricordare.

Il modo di dire del vecchio maestro di Judo : la vita passa tra momenti di gioia intervallati da dolori e dispiaceri, occorre cogliere l’attimo felice.

E’ morto da anni ma aveva per tempo espresso la sua saggezza.

Precario

Data. Dal 11/10/2012

 

Note.

Assemblea sindacale in orario di lavoro, riuscitissima, partecipata, con voci diverse.  Da anni non vedevo cose del genere e il personale femminile della scuola era la maggioranza. Ovviamente c’ero. Quelle che solo dieci anni fa erano forze sindacali collocabili a sinistra e in area “progressista” sono spiazzati dai fatti degli ultimi anni, dove di fatto le maggioranze parlamentari hanno espresso politiche neoliberali aggressive e non le solite politiche tradizionalmente conservatrici. Ho notato nelle parole di tanti intervenuti e anche in quelle dei sindacalisti la difficoltà a convivere con i tempi presenti e il disagio forte per una situazione spiacevolissima sul piano economico e sindacale. Per non parlare della condizione presente della società italiana e di quella che un tempo era denominata “questione morale”.  Di fatto nella riunione siamo stato chiamati allo sciopero che cade stavolta in una giornata nella quale io non lavoro. Dopo è probabile anche uno sciopero generale.

 

Considerazioni.

Questa situazione è per me una cosa paradossale. Da anni scrivevo su questioni di cultura, società e perfino di politica, cercando di agganciare il meglio che circola in Italia, ovviamente nei miei limiti. Quindi l’aggressività dei modelli di società e d’azione politica del neo-liberalismo  era nota e per quasi dieci anni in occasione di discussioni o assemblee sindacali avevo espresso le mie posizioni e le mie considerazioni. Spesso mi scambiavano per un tipo singolare se non peggio. Col senno di poi ho la soddisfazione personale di vedere tanti che vedono quello che io analizzavo e osservavo nei ritagli di tempo alla luce di studi e letture mie. Si tratta di una tipica soddisfazione amara. Ho avuto ragione su alcune cose ma tanto non serve, i molti si sono mobilitati dopo, a partire da una situazione di difesa delle proprie condizioni di lavoro quando le controparti hanno già completato lo schieramento e posto in essere la loro strategia. Quella che una volta era denominata, con più o meno precisione filosofica,  “Egemonia Culturale” è al livello di classi sociali benestanti o ricche in mano alle diverse forme dell’ideologia politica neo-liberale, e la conseguenza è la creazione dell’agenda politica sulla base delle idee forti di carattere neo-liberale. Da qui viene quello che è il calare il peso tragico della crisi finanziaria mondiale in atto  sui ceti che lavorano in modo precario o con uno stipendio medio o basso.

 

Ricordare.

Queste cose sul pensiero neo-liberale io le avevo dette in pubblico per tempo. Svuotando la mia stanza in questi giorni ho ritrovato il volantino del gruppo  Quinto Alto, un sodalizio informale di filosofi e di studiosi, era una tre giorni di studi sulla scuola di cui io ero il più giovane promotore. S’ intitolava “ pensare la scuola” e mi ero riservato la conferenza che parlava delle politiche di carattere neo-liberale sulla scuola alla luce di una serie di testi che avevo studiato. Sono passati sei anni da allora.

 

Precario

Data. 12/10/2012

 

Note.

Sciopero della scuola. Ci siamo arrivati. Ci sono arrivato. La prima impressione è venuta dal treno dei pendolari. Studenti, venditori ambulanti di colore, lavoratori, impiegati dei ceti medio-bassi. Ho visto una fatica di vivere in quei volti e nei gesti che da sola giustifica qualsiasi sciopero. Poi la pioggia, la folla nel luogo del raduno, le vecchie conoscenze, qualche battuta, qualche discorso, le bandiere con il rosso come colore tipico, i megafoni e via per la sfilata nel centro cittadino. Cosa notevole di questo corteo: studenti e personale ATA e insegnati assieme, tutti nello stesso scorrere.  Il corteo si ferma e poi il gesto di consegnare le richieste scritte alle autorità e la chiusura della manifestazione. Per il resto della giornata problemi in casa, preoccupazioni varie, lavori di spostamento di mobilia, lezione di Judo.

Risultato: stanco.

 

Considerazioni.

Questa manifestazione è ben riuscita, il problema è il dopo. Infatti sono rimasto in quei luoghi dopo lo scioglimento del corteo e la vita cittadina è tornata a scorrere, come se non fosse successo nulla, come se fosse passata una qualche specie d’interruzione. Sciopero, corteo, discorsi, volantini, passaggio nelle vie cittadine sono passati per le strade e le piazze. Queste poi hanno ripreso il loro corso ordinario. Il quotidiano sembra fatto di fango. Un lago intero di fango. Riesce ad assorbire tutto, a sporcare tutto, a rimanere se stesso qualsiasi cosa cada sulla sua superfice. Il punto è questo. Come è possibile nel XXI secolo incidere sul quotidiano, far in modo che questo ordinario scorrere delle cose si fermi?

Forse lo sciopero generale?

Ci deve essere un modo per determinare una mobilitazione che incida nel quotidiano della società del XXI secolo. Per ora però non riesco a vedere gli strumenti di rivendicazione e protesta del XX secolo come la soluzione al problema della trasformazione della mentalità e dell’immaginario collettivo di milioni di esseri umani che vivono nel Belpaese. La propaganda politica, la pubblicità commerciale, l’inquadramento nella vita lavorativa o nelle diverse categorie di consumatori ad oggi sono più forti del richiamo ai simboli sindacali e di contestazione e alla fisicità degli scioperi e delle manifestazioni. Ci vuole una strategia comunicativa che spiazzi quelli che volontariamente o involontariamente sono strumenti e forze di controllo dei sentimenti e delle idee di milioni di umani. Questi strumenti sono di fatto in mano a una minoranza di ricchissimi di orientamento politico neo-liberale fortemente interessati a creare una società di individui separati, soli e facilmente condizionabili e possibilmente poveri o indebitati e con reti sociali d’assistenza nulle o ridotte nell’efficacia. Tanta parte delle aspirazioni e delle prospettive immaginarie di milioni di singoli sono il prodotto delle impressioni della pubblicità commerciale  e dei prodotti d’intrattenimento sul vissuto quotidiano. Questo è il punto da trasformare, occorrono modelli e visioni del mondo altre e diverse.

 




3 ottobre 2012

Diario Precario 2/10

Precario

Data. 02/10/2012

 

Note.

Giornata  così e così. Fatte due ore e una supplenza, la supplenza per una questione di sostituzione temporanea del docente. Le prime impressioni dell’anno scolastico confermano quanto la civiltà dei consumi e il linguaggio della pubblicità commerciale sia dominante nella mentalità e nel pensiero degli adolescenti. Quello è il loro primo linguaggio, il punto di riferimento oltre e aldilà la realtà scolastica.  Alla ricerca delle quattro ore che mancano al completamento del mio orario. Che dovrebbe essere di 18 ore e non di 14. Forse la soluzione è in arrivo… forse né sì né no…forse no. Chissà.

 Ci vuole pazienza il caso e la burocrazia devono far il loro corso. In particolare mi sembra meccanico il senso della cosa, e l’attesa. Fatta corsa e arrivato in ritardo alla riunione dei docenti. Oggetti in esame la programmazione e le varie ed eventuali. Così è volato via il pomeriggio.

Comunque l’importante di oggi non è la cronaca del lavoro ma il sogno che ho fatto poco prima del risveglio. Strano ricordare i sogni all’alba.

 

Note.

Quel sogno è la cosa più inquietante di oggi . Poco prima del risveglio ho sognato che era arrivata la guerra, nel sogno era una cosa attesa, ovvia. Attacco di due droni o qualcosa del genere su una base NATO sulla costa, lampi aerei, incendio, fumo. Mi ricordo che nel sogno mi sono arrampicato sulla casa di Tarzan, alta circa cinque metri, del campeggio dove avevo trascorso infanzia e  adolescenza. Si staccavano dei pezzi ma alla fine riuscivo a salire e a vedere il fumo in lontananza fra la foresta e la costa. Sotto la gente commentava, stavano come in villeggiatura, come se fosse tutto normale. Poi il risveglio con la nota che questo sogno era una cosa strampalata. Come tutti i sogni. Eppure la casualità onirica mi riporta a una grande verità di oggi ed è la convivenza della normale vita dei molti con il fatto militare, con guerre lontane, con politiche belliciste e imperiali oggi dominanti e malamente nascoste dal rumore quotidiano delle cronache dal Palazzo dei capi politici e da quello dei VIP da rivista scandalistica o di cronaca.

 

Considerazioni.

La guerra è un tema, una questione che non interessa molto la maggior parte della popolazione.  La maggior parte degli italiani ha troppi problemi banalissimi e quotidiani per pensare a ciò che è oltre, a quel che è aldilà del proprio orizzonte, lontano dal personale spazio di vita quotidiana. La maggior parte degli adolescenti, inoltre,  ha un mondo di riferimenti e di valori collegato agli stimoli che ricevono continuamente dalla pubblicità commerciale e della televisione e dai nuovi media; spesso e volentieri la questione del fatto militare è rimossa, oscurata, cancellata. La guerra che oggi si esprime in forme diverse da quelle del primo Novecento causa di solito un calo dei consumi, preoccupazioni, difficoltà politiche, inquietudini. Allora viene rimossa, quasi cancellata dalla presenza ordinaria, dalla banalità del quotidiano. Non se ne parla, non la si fa vedere se non in casi e in circostanze specifiche, non è normalmente osservabile. L’ordinario agire sociale deve muoversi secondo percorsi noti, semplici, costruiti per un sistema che crea bisogni, consumi, spazzatura, linguaggi piegati alle esigenze del commercio e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco che nel sogno compare quest’inquietante presenza rimossa dal quotidiano.  L’oggetto di tanti anni di studi di storia e di formazione universitaria compare in forme casuali e confusamente ricordate.

Aveva qualcosa di familiare la scena del sogno dove mi arrampicavo sulla casa di Tarzan, una costruzione in legno a forma di capanna sospesa su un pilone di cemento di circa cinque metri. C’era il ricordo dell’infanzia e della pre-adolescenza e la cronaca seminascosta dei nostri giorni; la banale mattanza delle nuove guerre  si era fusa con i ricordi del passato, come se i due tempi fossero fra loro in collegamento, come se un filo a me ignoto di causa-effetto collegasse gli anni ottanta del Novecento al duemiladodici. Si noti non i massimi sistemi, le ideologie, le armi. Proprio la vita personale. Come se l’adolescente degli anni ottanta al campeggio fosse in collegamento con l’uomo del 2012 che cerca di capire i conflitti del presente alla luce di quel che arriva dalla televisione, da internet, dalle riviste, dalla carta stampata. Forse è proprio così. Certi aspetti tragici e inquietanti del presente possono essere solo immaginati con spirito adolescenziale, osservati allo stesso modo con cui un ragazzo scruta l’orizzonte dalla capanna di Tarzan in lontani pomeriggi d’agosto. Immaginando quel che non vede e non sente.




30 settembre 2012

Diario Precario 27/09








Precario

Data. 27/09/2012

 

Note.

Sono al punto. Nuovo incarico, stessa scuola. Per fortuna ho ritrovato la stessa segreteria, i colleghi e la vicepreside dell’anno prima. Almeno posso già orientarmi.  Mi preoccupa la maturità di quest’anno, sarò molto probabilmente membro interno.

Comunque per ora inizio morbido: una supplenza, una lezione. Eppure la sensazione è che mi aspetta un periodo di lavoro difficile.

 

Considerazioni.

C’è la cattiva abitudine in Italia di sostituire troppo spesso il mondo reale e concreto con un mondo di fantasia, finto, sfacciatamente falso o ideologico. La condizione reale delle scuole superiori non coincide con la fantasia delle cose che devono essere in un certo modo, magari per finta o magari per forza. Così è per molte manifestazioni della vita in Italia. La fantasia e l’immaginazione tendono a sostituire le realtà scomode. Penso ad alcuni esempi:” La squadra del cuore perde di brutto allora l’arbitro è corrotto o l’allenatore un cretino. La realtà politica è spiacevole ecco che arrivano opposizioni politiche pronte a regalare alle plebi elettorali il sogno della rivolta, dell’insurrezione o dell’albero della cuccagna per tutti e senza fatica.  I figli sono vagabondi e arroganti e ignoranti, la colpa è dei docenti che non li valorizzano e delle cattive compagnie. La sfortuna colpisce la famiglia allora c’è il malocchio, qualche invidioso ha fatto fare la fattura malvagia al mago o a una qualche stregona di provincia”. Manca l’assunzione delle proprie responsabilità, del resto quasi impossibile in un sistema sociale e morale dove “ognuno è per se stesso, tutti sono contro Dio e Dio è contro tutti”. Solo un santo, un profeta, un visionario o chi ne possiede la potenza creativa e la chiaroveggenza può trovare le colpe proprie e altrui e non negarle nella finzione comune e nell’autoinganno. Poi si apre l’abisso del che cosa fare. Sembra di rivedere il mito della caverna di Platone con il filosofo illuminato che deve ritornare nelle tenebre cavernose per aiutare umani schiacciati da false verità e da visioni distorte e fallaci. L’opposizione a un sistema di cose sentito come malvagio e ingiusto credo sia simile a un sentimento di quelli forti, a suo modo è un fatto oggettivo, concreto, reale; talvolta perfino più del denaro o del conto in banca. Quanti sono disposti a cedere fino in fondo ai loro sentimenti, a farne una malattia, una mania, una persecuzione di se stessi operata con le proprie mani?

 

Ricordare.

Si vive una volta sola.

 Forse!

Questo è il limite d’importanza della propria esistenza e proprio questa dimensione oggettiva impone all’esistere qui e ora di trovare il senso del proprio stare al mondo. C’è qualcosa che è proprio del singolo nel decidere sul senso della propria vita e in modo ordinario, banale e stupido.  Cosa è per te la tua vita? Questa è la  domanda da farsi davanti alle difficoltà e al male di vivere. Poi arrivano le risposte. Magari sgradevoli, ma arrivano da sé anche se non volute o richieste.




29 settembre 2012

Diario Precario 26/09

Precario

Data. 26/09/2012

 

Note.

Giorno della convocazione. Ore 9. Aula grande per le conferenze di un noto istituto di periferia dove ho a suo tempo prestato servizio.

Prima impressione: cancelli chiusi, professori precari fuori e personale istituto e allievi dentro assieme ai responsabili della convocazione. Immagine mistica: il dentro e il fuori dal Tempio, iniziati e profani, fedeli e catecumeni.

Curiosa visione di carattere sacro con abbondanza di citazioni fantozziane. Poi il fastidio dell’attesa, battute di umor nero, al cancello un volantinaggio di offerte per corsi di specializzazione, uno striscione dei precari, molte insegnanti donne, squilli di cellulare. La commissione che inizia i lavori e chiama secondo la procedura e le classi d’insegnamento dalle liste delle graduatorie. Considerazioni e battute per ingannare il fastidio e l’attesa. Dopo tre ore arriva il mio turno, uno spezzone di quattordici ore, andare a restituire la chiave, andare nella nuova scuola, prendere servizio. Come ogni anno, ma ogni anno sempre peggio per me. Sempre più fastidio davanti a questa procedura, quasi un rito della burocrazia. Così vola il primo pomeriggio fra la scuola che devo lasciare per la cattedra del CSA e quella nuova, dove avevo la supplenza fino ad avente diritto, per le formalità del caso. Nuovo anno scolastico, nuovo lavoro, vecchi problemi, rifare i programmi.

 

Considerazioni.

Questa volta mi è capitata la conferma di quanto sia clamorosa in termini numerici la presenza femminile nella scuola. Alcune professoresse sono entrate nel bagno dei maschi. Non entravano più nel loro, del resto noi non eravamo la maggioranza. Sulle prime ho avuto una sorta d’espressione di sorpresa, mi ero chiesto se non avessi sbagliato porta ed ero corso a vedere, tutto a posto. Poi ho capito che la necessità fisiologica fa saltare le convenzioni, e la realtà parla di una larga maggioranza di donne nella scuola. Questo mi fa pensare al fatto che in fondo ci deve essere una sorta di pregiudizio nella scuola, infatti via via che si sale d’importanza nella gerarchia dell’insegnamento la presenza femminile si fa più rara. Tante le donne maestre, molte le professoresse delle scuole medie e dei licei ma molte meno fra i professori universitari. Di fatto è una gerarchia non scritta, qualcosa di tacito, di noto e nello stesso tempo di non formalizzato. Il sotto della gerarchia a prevalenza femminile, il sopra a prevalenza maschile. Mi piacerebbe avere un po’ di statistiche per provare o smentire questo mio pensiero. Per ora ci pensano i giornali a donare alla pubblica opinione le percentuali sulla prevalenza della docenza femminile.

(http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/09/04/ciao-maestro-le-donne-in-cattedra.html)

Ricordare.

Il mestiere

Restituire le chiavi. Un gesto comune per supplenti e precari; rendere al bidello le chiavi del cassetto del docente. Mi ricordo di una volta dove quasi mi commossi. Una scena da libro d’infanzia. Un custode con la barba bianca e il grembiule da lavoro blu mi si fa avanti e con tono cortese e amichevole prende in mano le chiavi del cassetto. La supplenza finiva poco prima delle vacanze di natale, ovvio che sarei rimasto senza stipendio per le feste,  e avrei in mancanza di certezza della durata della  cattedra accettato una nuova supplenza in un diverso istituto che dai primi di gennaio sarebbe arrivata a giugno. Mi ricordo quest’immagine quasi consolatoria di questo custode che con un fare da primo Novecento salutava rispettosamente, s’informava del fatto  e cordialmente mi augurava buona fortuna. Ne doveva aver visti tanti e viste tante di queste storie banali. Di solito la restituzione delle chiavi è una formalità,  un gesto così rozzo e ordinario da sembrare una faccenda di bassa burocrazia. Invece quell’episodio mi aprì la mente all’evidenza che era il segno concreto del passaggio. Il tuo cassetto è l’appartenere in quel momento al corpo docenti dell’istituto, il tuo lasciare il cassetto è l’uscita dal corpo docenti. Nel Judo c’è l’inchino come segno di rispetto, come formalità, come saluto. La restituzione delle chiavi è l’assolutamente informale inchino del supplente all’organigramma dell’istituto, alla continuità della scuola, alla materialità dell’essere docente con tanto di cassetto, registro cartaceo, eventuali compiti e libri ben stipati. Una chiave di banalissima fattura diventa il simbolo di una presenza, di un percorso lavorativo, di un pezzo di vita. Più della matita Rosso-Blu  o del registro personale la chiave dell’armadietto o del cassetto è il simbolo del docente in cattedra.




28 settembre 2012

Diario Precario







Precario

 

Data. Dal 17/9 al 20/9

 

Note.

Settimana difficile aperta sotto il segno dell’incerto. Trovata supplenza fino ad avente diritto. Quanto? Forse una settimana, forse un mese. Dipende. Ma non da me.

 

Considerazioni.

Questa condizione ricorda i fili tirati dai burattinai nel film di Pasolini “Cosa sono le nuvole”. Su Youtube è visibile a pezzi il film pasoliniano, ormai i grandi del passato ritornano artificialmente  nel mondo del virtuale. Il mio essere al lavoro dipende da variabili di cui non sono né responsabile e neppure parte della soluzione. La precarietà attraverso il reclutamento del corpo docente entra nell’educazione, nella scuola. Non avevo mai pensato a una cosa del genere, ma in effetti il sistema scolastico è riflesso della società in generale e quindi anche della sua precarietà spalmata su tutti i livelli di vita e lavoro.

 

Ricordare.

Il docente non è solo un lavoratore, è anche educatore e insegnante. Un po’ difficile continuare a pensarla così in una società dove prevale l’interesse personale, la competizione individuale aldilà e contro le regole della civile convivenza fra umani, la comunicazione della pubblicità commerciale, il possesso di beni materiali e di denari come senso unico e ultimo della vita. Il docente è forzato ad essere filosofo nel senso meno simpatico del termine ossia di quello del pensiero critico e della saggezza marginale al reale in quanto reale. Tuttavia questa considerazione può essere facilmente  impugnata. LA CIVILTA’ INDUSTRIALE tende a trasformare ogni tipologia di attività umana in un lavoro salariato, in un fatto di produzione stipendiato. Tutto ciò che di concreto, reale, ordinato, integrato avviene in una civiltà industriale necessita di burocrazia, di controllo, di regolamenti, di leggi, di strutturazione in un sistema di produzione, sviluppo e consumo e manco a dirlo di obsolescenza, sostituzione, trasformazione in spazzatura forse riciclabile. Un Socrate che teneva le sue “lezioni” con dialoghi tenuti in piazza, nelle vie di Atene, nelle case di privati in occasioni più o meno festose oggi non potrebbe essere collocato nel numero dei docenti. La docenza esige l’integrazione in un sistema, in regole, in un lavoro stipendiato, in un sistema di organizzazione burocratica e amministrativa complessa. Tutto deve entrare in una qualche logica amministrativa, produttiva, organizzativa; lo spirito libero socratico è troppo intellettuale per l’ordinario, troppo eccentrico per il banale, troppo intellettualmente sovversivo per il quotidiano. Risponde a qualcosa d’interiore e completamente svincolato dalla realtà ordinata e civile. In effetti il Socrate era figlio di una civiltà pre-industriale e per molti aspetti ancora arcaica. Questa civiltà è il nuovo tempo, un tempo diverso da quello naturale delle stagioni, dei mesi, del sorgere e tramontare del sole. La civiltà industriale è una natura altra e seconda e  sta creando al sua  umanità, la sua gente, perfino il suo mondo.

 

Precario

 

Data. 24/09/2012

Note.

Ieri notte vista comunicazione convocazioni del Centro Servizi Amministrativi. In arrivo nuovo probabile posto di lavoro. Non mi piace. La cosa mi fa star male. Questo prendere e lasciare mi dà fastidio, mi dà il senso delle cose fatte a metà, imperfette. Perché questo mio mestiere viene trattato in questo modo? Tutte le volte provo un fastidio. E’ il senso del dover rincominciare da capo, rifare di nuovo un percorso di lavoro, di studio, educazione, di banale quotidianità.

Considerazioni.

Questa è l’ennesima volta che succede.

Dieci anni di lavoro nel settore fanno pensare al trascorrere delle cose nella vita umana.  Oggi qui, domani là. Forse… Il tempo che scorre mi nuoce. Mi fa pensare e mi costringe a rivivere i passaggi più importanti della mia vita. Sono sicuro di sognarli in forma contorta di notte, ma per fortuna queste cose sfumano e si dissolvono all’alba. Sono sogni. Forse.

Ricordare.

Il mestiere presuppone di dover ripercorrere in modo diverso strade simili, esperienze già osservate, fatti noti. Continuità e discontinuità si formano nel capriccio di qualcosa su cui non si ha potere. Vietato crollare di testa.




21 ottobre 2008

LONTANI DAGLI DEI DAGLI EROI 9

Le grandi utopie provenienti dai remoti anni settanta che auspicavano un mondo umano più libero, creativo e giusto si sono disfatte, sono state travolte dalla loro calata nel mondo reale e concreto.

Con una simile disfatta alle spalle è chiaro che le speranze dei molti si sono per i trent’anni successivi schiacciate sul qui e ora, sui beni materiali, sul denaro, sui piccoli affari da condurre nel quotidiano e sempre più spesso sul cercare qualche raccomandazione o qualche sistemazione molto prosaica. La mancanza di utopie, di grandi ideali ha portato una carenza di progetti e mancanza di possibilità di pensare il futuro, di agire nel qui e ora del presente per trasformare la realtà attraverso una progettualità di ampio respiro. Alle vecchie utopie che camminavano sulle gambe di padri oggi invecchiati non se ne sono sostituite di più credibili, di più forti, di più elavate. Spesso, nel Belpaese ma non solo, nei momenti in cui scoppia la contestazione del sistema e dell’ordine costituito si sente l’eco flebile della sconfitta dei padri e per gli ultimi contestatori da poco sulla scena politica addirittura quella dei padri ormai nonni. Sembra una maledizione questa specie di legge del padre: “Tu ritornerai sui miei errori e sui miei fallimenti, perché anche questa è la mia eredità”. In mezzo a tanta disgrazia le nostre italiche e sedicenti classi dirigenti si sono rivelate per quel che eranno davvero: una stramba accozzaglia d’improvvisati tribuni della plebe, di delinquenti di bassa lega e di avventurieri senza Dio, senza famiglia e senza Patria. C’è bisogno di grandi utopie, perché il quotidiano è troppo squallido, troppo deforme, troppo dissoluto e irresponsabile. Le crisi economiche, ambientali, di civiltà che stanno arrivando minacciano troppo da vicino l’Europa e le sue genti. La fuga nel passato e nei ricordi può uccidere ogni speranza, chi non vuole subire la grande violenza che s’annuncia con questa teribile crisi deve trovare le sue ragioni e la sua piccola grande speranza d’utopia. So che può apparire stupido quel che scrivo ma ora deve venir fuori quel coraggio che è a risposta dell’intelligenza davanti al pericolo.  Occorre aiutarsi da soli per aiutare gli altri, occorre trovare dentro di sé la volontà di reagire e non la disperazione che viene in essere quando una grande disgrazia sembra far crollare tutte le speranze e tutti i progetti.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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