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25 luglio 2010

La feccia che risale il pozo - considerazioni di Franco Allegri

Certo di far cosa gradita pubblico le recenti considerazioni sulla politica e l'informazione nostrana dell'amico Franco Allegri.


23 Lug, 2010

La feccia che risale il pozzo

Scritto da: F. Allegri

 
Il Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano

La feccia che risale il pozzo
17/07/2010
Di F. Allegri

Dopo qualche settimana di pausa torno a commentare gli scritti del blog di Corrias, Gomez, Travaglio perché non vorrei che qualcuno avesse pensato che avevo interrotto questo appuntamento ricorrente. Oggi rifletterò su uno scritto intrigante, del 22 marzo 2010 e titolato: “La feccia che risale il pozzo”.
Questo scritto consiste nella trascrizione del discorso settimanale di Marco Travaglio e in particolare parlo di quello che precedette e si occupò delle elezioni regionali. Il tema del trascritto è quello delle liste elettorali sporche ovvero con candidati inquisiti e/o condannati.
La denuncia di Travaglio fu netta: “LE LISTE ERANO COSI’ SPORCHE DA BATTERE QUALSIASI RECORD PRECEDENTE”.
Qui prendo subito le distanze e rovescio il bicchiere, per me negli ultimi 15 anni la magistratura ha indagato meglio e questo ha permesso di ridurre il numero degli intoccabili e anche di scoprire una quantità maggiore dei reati.
Per questo dico che lo scandalo non è nel numero dei candidati ma nel fatto che si scelgano le stesse persone.
Qui va aggiunto il dato che un inquisito di partito spesso fa parte di una rete di relazioni, di affari inconfessabili e di connivenze sempre difficili da disvelare anche se no si tratta di organizzazioni segrete.
Travaglio ci disse:” I due maggiori partiti, ovviamente PD e PDL, sono infarciti di inquisiti, di condannati, di imputati, di pregiudicati, il record ovviamente spetta al PDL, il PD insegue con un buon numero, l’Udc naturalmente tiene fede alla sua tradizione”. Questa frase iniziale venne sviluppato nel video trascritto: Travaglio criticò anche i partiti minori, a partire dall’Udeur ma introdusse una distinzione tra la feccia del nord, la feccia del centro e quella del sud.
Il punto più interessante di questo scritto è nella parte centrale, laddove Travaglio constatò una moralizzazione delle liste del PDL nel sud!
Quando lessi questo scritto constatai che Travaglio non sapeva del litigio tra Berlusconi e Fini avvenuto nel luglio del 2009.
Questa era la causa vera che aveva portato a certe candidature e non ad altre, a quello che potremmo chiamare un rinnovamento della destra.
Premesso questo, torno al testo di Travaglio. Egli partì dal Piemonte e denunciò vari personaggi che a me non sono noti. Per ognuno di loro Travaglio elencò crimini e misfatti, sia a destra che al centro come a sinistra. Questo punto mi fa venire a mente il paradosso della stampa italiana che è quello del ragazzino GRADASSO il quale esclama frignando: “Lui me n’ha date tante, ma io gliene ho dette di più!”
La stampa italica, settantacinquesima al mondo, è malmessa non solo perché omette molte notizie importanti, ma soprattutto non lavora mai per migliorare questo povero paese.
Talvolta sembrano dei marziani caduto sul fatto per caso e due soldi! Se volete sapere come si dovrebbe fare leggete l’ultimo scritto di Moore e il successivo che pubblicherò nei prossimi giorni. Parlo della critica a Stupak e dell’attacco ai repubblicani americani.
Torniamo a Travaglio e ricordando che secondo lui era meglio se perdeva Cota (io invece sono indifferente) ci trasferiamo in Lombardia. La prima considerazione non mi piace, si tratta di una critica al figlio di Bossi. A me pare persecutoria, gli altri figli di mister x (molti in parlamento da anni) non furono e non sono trattati così e sicuramente non hanno ottenuto il seggio parlamentare dopo un dottorato ad Oxford o una laurea alla Sorbona. Nello specifico non si può parlare nemmeno di nepotismo in senso stretto: questo scatterebbe nel caso in cui il figlio del Senatur acquisisse cariche nel partito e magari sostituisse il padre. Anche se abbiamo liste bloccate nessun medico ordina di votare un partito per forza.
Passando oltre Renzo Bossi e la Lega non si può parlare di nepotismo nemmeno per certi candidati PDL, qui non siamo nel sud Italia degli anni cinquanta, ma nel Messico di oggi, ieri e domani. Tutti dietro al capo indiscusso, tutti famigli o servi fedeli e fidati!
Il Veneto, secondo le informazioni di Travaglio parrebbe pulito, anche le piccole critiche che fece a Brunetta e Zaia sono state superate dai risultati elettorali che in questo caso mi erano noti.
Travaglio criticò anche le candidature di Formigoni ed Errani, lo fece accomunando i 2 storici presidenti di regione.
Concordo con Travaglio, ma a differenza di lui io spiego queste ricandidature con la natura della repubblica di Berlusconi. Viviamo nel regno del personalismo e della politica come rappresentazione. L’uomo, il volto, l’essere il simbolo di qualcosa hanno sostituito l’ideologia e il programma di riforme o di governo. A sinistra si vota il signor Rossi, a destri il Neri e al centro il Bianchi. Siamo alla semplificazione (banalizzazione) del messaggio politico, siamo schiavi del marketing e della politica da bere.
Non è questione di corruzione penale, siamo allo snaturamento dei valori, alla metamorfosi e all’illusione.
Un cavillo senza il sostegno del sentimento popolare può poco contro queste armi moderne di distrazione di massa e non cito, per carità di patria, la penuria di candidati credibili e positivi. Ops, l’ho fatto!
Accolsi con fastidio la notizia che molti candidati toscani erano inquisiti, ma io sostengo dal 1994 che la Toscana è la regione evitata dalle inchieste. Non vedo e non vedevo grandi vecchi, ma tanti piccoli comitati d’affari e invito il lettore a constatare che tutti i grandi appalti italiani di questi 15 anni sono passati di qui, la terra dove la magistratura ha avuto qualche miopia e timidezza di troppo.
Tutte le regioni del centro avevano i suoi inquisiti, ma fra queste il Lazio spiccava per qualità e quantità anche se non c’era la lista del PDL.
Anche questa esclusione era dovuta ai litigi del centro destra, ma questo fatto era noto a pochi e non è del tutto dimostrabile. Quando mi raccontarono lo svolgimento dei fatti io non pensai alle sbadatezze e ai dilettantismi, io vidi i dispetti trasversali, ma non ho le prove. In ogni caso delle due tesi, una è prevalente!
Travaglio fece un discorso a parte per la Puglia, criticò la candidatura dell’ex onorevole Cosimo Mele, ma sorvolò su Vendola e sulla sua vecchia giunta decimata dalle inchieste. Questa è la parte che mi piace meno. Trovo strano anche il fatto che per parlare di Feccia del Sud Travaglio si sia concentrato solo su 2 regioni: Calabria e Campania.
Travaglio fa intendere che queste sono regioni più corrotte, ma io penso il contrario: sono zone dove si è indagato meglio, in primis e subito dopo aggiungo che si tratta di zone che ricevono più finanziamenti pubblici per ragioni storiche, economiche e geografiche. Non trascurate questi fattori.
Per spiegare la corruzione io voglio introdurre qui una variante del nepotismo, una figura che è figlia di un millennio e mezzo di medio evo e di dominio culturale e politico cattolico, quella del capo popolo. Il sud elegge sempre un capo, un don, un porta voce, un pastore di votanti! Certe tradizioni sono attenuabili solo con l’urbanizzazione. Questi personaggi che a noi sembrano bislacchi e impresentabili vengono da un mondo che non muta e non segue le regole della politica spettacolare e televisiva. I motivi del degrado campano e calabrese vengono da lontano, ma deve concordare con Travaglio quando dimostra che ad oggi queste terre sono messe male.
Da notare e ricordare il fatto che Travaglio considerò come facce nuove e pulite i due nuovi presidenti di regione del centro destra, Caldoro e Scopelliti.
Io posso concordare e riscontro che si tratta di prescelti da Fini il quale sicuramente contesto qualche importante comitato d’affari: non tutti e vedremo per quanto.
Il consiglio della Calabria che abbiamo sostituito non è da rimpiangere, 35 consiglieri su 50 erano stati imputati e qualcuno già condannato. Qui cito anche un nostro video girato l’anno scorso a Certaldo dove un Fassino indignato disse che lui non si sarebbe mai iscritto al PD della Calabria. Ad oggi non mi risulta che tale partito sia stato commissionato e spero che il congresso abbia rinnovato le cariche, devo dubitare.
La Campania è un buon laboratorio per sperimentare il nepotismo politico soprattutto negli ambienti legati agli affari e alla corruzione, Travaglio ci dona qualche spunto, ma servirebbe l’approfondimento di qualche politologo preparato e coraggioso. In ogni caso si può sperare di avere una Calabria leggermente meglio della precedente, senza dimenticare che siamo nel regno del trasformismo e di quelli che seguono sempre la scia del presunto vincitore e del favorito!
Mi avvio alla conclusione. Nel complesso considero importante questo scritto e nel complesso mi sento di dire che la gente ha votato il meglio che c’era con la bella sorpresa degli eletti a 5 stelle nel nord. Non si poteva fare molto meglio!
Credo che Travaglio abbia fatto bene a denunciare i candidati del centro sinistra al Sud, (io avrei aggiunto un nome da tenere in quarantena, lo sapete) lo fece anche al convegno di Avane che si tenne nella casa del popolo locale. Ammirai allora il suo coraggio che traspare anche nel nostro video e concordo con lui, del resto se avessi dei contrasti forti con lui non chiuderei il pezzo invitandosi ancora una volta a leggere il Fatto Quotidiano, se leggete i giornali. Alla prossima!
——-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




2 giugno 2010

Ecco IANA che predica nel deserto

02 Giu, 2010

De Reditu Suo - 2° Libro: Antichi incubi e nuove paure

 


De Reditu Suo - Secondo Libro
Antichi incubi e nuove paure

14/02/2010
Del Prof. I. Nappini

Ormai tre generazioni o forse quattro dividono questo tempo dalla Seconda Guerra Mondiale e dai suoi orrori e dalla sua dimensione totale.
I massacri di intere popolazioni inermi, i bombardamenti a tappeto, le città distrutte o ridotte a torce che prendono fuoco nella notte si sono semplicemente spostate.
La guerra con il suo potenziale distruttivo e tecnologico ha lasciato alcune zone dell’Asia e dell’Europa per trasferirsi altrove dove grande è la miseria e dove molti sono gli interessi economici e commerciali.
Le banche fanno affari con le industrie belliche e i cittadini buoni, onesti e democratici mettono i soldi nel sistema bancario che lucra sulla guerra e sulla povertà e perfino sui bisogni di milioni d’esseri umani.
Ultimamente i poteri finanziari stanno cercando, fra l’altro, di cavar lucro dalla privatizzazione dell’acqua e dalle speculazioni nel mercato dei generi alimentari e tutto è considerato dal perbenismo dominate cosa buona e giusta.
I BUONI DEMOCRATICI D’ITALIA E D’EUROPA SONO TROPPO PREOCCUPATI DAL LORO PRIVATISSIMO TORNACONTO PER CONCEPIRE O COMPRENDERE I FATTI CHE SONO EVIDENTI.

Talvolta ho il sospetto che si parli e si ragioni di cose futili per evitare il confronto aspro e duro con la banalità di questo presente.
Comunque sia i bombardieri Anglo-Americani non trasformano più le città d’Europa in torce accese con le tempeste di fuoco, i giapponesi non massacrano più i cinesi a decine di migliaia, l’Armata Rossa non impone più il regime staliniano ai territori “liberati”, la Gestapo di Hitler non terrorizza più i popoli vinti, e anche la Wermacht non esiste più.
L’esercito tedesco ha infatti cambiato nome si chiama Bundeswehr ed è al fronte in Afganistan con l’alleato italiano, con i marines statunitensi e con i reparti speciali inglesi e combatte la nuova guerra a bassa intensità contro i nuovi nemici: insorti, terroristi e talebani.
Proprio come capita agli italiani anche i tedeschi ogni tanto riportano a casa qualche “eroico caduto” con gli onori militari. La bara fa la sua scena assieme ai soldati schierati con le divise stirate e l’immancabile elmetto accompagnata dalla bandiera nera, gialla e rossa con l’aquila germanica bene in vista sul coperchio.
Nel Belpaese si ragiona spesso di fantasmi con la svastica nera, eppure le nuove guerre e i nuovi caduti sono lì, se arriverà un disastro sociale e militare per i regimi democratici arriverà in conseguenza dei nuovi conflitti e non di ciò che ha lasciato un passato ormai remoto.
Inoltre le conseguenze della spartizione del mondo operata dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale sono messe in discussione dalla presenza di più potenze imperiali in competizione fra loro.
Avanzo l’ipotesi che dentro il Belpaese ci sia la volontà ferrea di scappare dalla realtà, di fuggire in mondi di fantasia, di creare mostri immaginari per non pensare alle mostruosità reali; la fuga dalla realtà è come la peste medioevale può contagiare tutti dal popolano miserabile al principe.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

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1 Commento a "De Reditu Suo - 2° Libro: Antichi incubi e nuove paure"

1 | iacopo nappini

Giugno 2nd, 2010 at 18:13

Avatar

Il senso di qusto mio scritto è di non fuggire da questa realtà ma di provare a interpretarla e di non lasciarsi andare alla comoda soluzione proposta dai venditori di fumo e dagli stregoni di morte ideologie. C’è un senso alto nella conoscenza del passato e del presente che va distinto nettamente dal tifo da stadio di una certa mala politica italiana che cerca di negare il fatto che tutto è cambiato e che il 2010 è molto lontano dalla società italiana del 1948 uscita dal conflitto mondiale e in moto per la ricostruzione di quanto era andato distrutto. Sento il bisogno
di dire che certe forme cadaveriche e impazzite di far politica richiamandosi acriticamente alla storia dei padri o dei nonni come se non fosse mai cambiato nulla in sessantadue anni di storia oggi sono nostalgia o peggio una fuga dalla realtà. Se si vuol parlare di libertà e Costituzione si ragioni delle centinaia di migliaia di giovani disoccupati o precari, dell’egoismo sociale delle minoranze al potere, di uno Stato che pretende di far le nuove guerre con i tedeschi e gli Statunitensi e non riesce a far pagar le tasse a tutti e propone condoni fiscali e non solo. Si giudichino personaggi e partiti sulle risposte che danno in merito alla guerra, alla povertà, alla corruzione dei colletti bianchi e della politica e non ad ancestrali appartenenze di cui, e è bene dirlo, quando si tratta di piani regolatori, appalti, poltrone da occupare, dirigenti da collocare a lorsignori “non gliene può fregar de meno”.
La politica deve occuparsi del qui e ora e non di cause strane e metafisiche, se lo fa sta evidentemente rifilando una fregatura agli elettori e ai cittadini.



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