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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


2 luglio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto - ripensare la civiltà e ripensare l'essere umano

Clara Agazzi: Aspetta, calma. Ma questi profeti, questi maestri come si collocano; che ruolo sociale hanno. Qui si ragiona di categorie umane che sembrano calare dalle nuvole o cadere dagli alberi come i frutti. Avranno un ruolo, un mestiere, un loro posto. I maestri sono insegnanti, sono istruttori, sono educatori, cosa sono?

 Franco: Forse. Mi resta difficile indicare il posto di lavoro di un maestro di vita, di un rivelatore di valori e di ragioni dello stare al mondo in un contesto come questo dove individuo, socialità, comunità d’origine, storia personale e collettiva sono realtà dissociate ma messe artificiosamente assieme quando serve dal discorso politico o dalla pubblicità. Sicuramente è un soggetto che riesce a proiettarsi oltre i limiti del proprio tempo e a comunicare delle verità, dei valori, un sapere autentico, talvolta un mestiere; perché il mestiere è anche sapere, saggezza, conoscenza accumulata nei secoli o nei decenni e  tecnica.

Stefano Bocconi: Ma qui c’è un problema, parli di società, di tradizione, di autentica comunicazione fra generazioni quando intorno a noi tutto sembra degenerare e spegnersi in un privato egoismo e in bisogni ora primari ora voluttuari. Forse è il mio mestiere che mi porta a vedere nelle tipologie di merci che popolano il tempo libero il passaggio da generazione a generazione. Fra i soldatini di plastica o di carta di quattro decenni fa e i videogiochi in 3d di oggi c’è l’abisso. Lo stesso posso dire dei dischi in vinile e dei giradischi o messi a confronto con i telefonini tuttofare che memorizzano interi  file musicali e persino uno o due film più centinaia d’immagini. Questo è un mondo nuovo che ha fatto fare un salto che in passato avveniva solo nello scorrere dei secoli.

Paolo Fantuzzi: Hai parlato bene, ma c’è anche il negativo. Mestieri che spariscono, saperi che si perdono, precariato nel mondo del lavoro, concorrenza di operai e disperati provenienti dai quattro angoli del pianeta, e poi la dispersione di risorse e di materie prime dovute al sistema di produzione e consumo. E il relativo danno all’ecosistema del pianeta. C’è da chiedersi cosa ne sia della civiltà.

Franco: Allora ecco il punto. La civiltà!, quale civiltà? Di solito si confonde lo sviluppo tipico della civiltà industriale con la civiltà propria, ossia con quella cosa che comunemente è detta nazione. Non è la stessa cosa. La civiltà è l’insieme delle forme dell’organizzazione politica, culturale e  sociale di una popolazione che ha raggiunto una stabilità, ha assunto una forma per quanto malleabile e mutevole possa essere. Ma la civiltà non è lo sviluppo industriale, non è questo o quel genere di prodotto o di merce e neanche questo o quel capo politico o fazione politica. La civiltà è un complesso, è un sistema all’interno del quale vivono esseri umani che sono una comunità organizzata, che provengono da una o più storie comuni, che discendono dai secoli e magari hanno perfino un rapporto con il territorio che abitano. Colui che appartiene alla civiltà propria sa di non essere casuale o fortuito ma di provenire dallo scorrere dei secoli, da una sedimentazione di fatti, storie, battaglie, eventi, fondazioni, dinastie familiari, alberi genealogici. Questo tipico soggetto è oggi messo in difficoltà da un modello di civiltà industriale che punta a una massificazione dei consumi, all’omologazione, all’inquadramento dell’essere umano e del suo vivere in una logica di produzione – vendita -consumo  di beni materiali che immancabilmente, in un modo o nell’altro, diventano spazzatura . Oggi qui nel Belpaese quando si parla di civiltà occidentale si parla del nulla. La civiltà occidentale nel Mediterraneo ci fu al tempo dei Cesari quando l’Impero Romano fu diviso in due l’Oriente e l’Occidente. Chi parla di civiltà Occidentale qui in Italia dovrebbe mettere il soggetto: Stati Uniti. Tuttavia proprio la vita degli esseri umani di oggi è attraversata ogni anno da decine di migliaia di messaggi pubblicitari diretti o indiretti che modificano la percezione della realtà e la percezione della società e il senso di ciò che è davvero importante. Questo processo di consumismo indotto e secolarizzazione dei costumi  ha nel corso di cinque decenni prodotto uno svuotamento di senso delle fedi laiche nello Stato, delle tradizioni religiose, delle culture popolari, operaie, perfino contadine. L’uomo della civiltà dei consumi, oggi in decadenza e scomposizione, doveva essere un consumatore e non un cittadino, un credente, un buon uomo, un soldato di chissà quale patria. Oggi nel tempo della decadenza di questa civiltà abbiamo uomini e donne spiazzati. Il passato è finito, il presente è debolissimo e precario e il futuro sembra lontano o altrove.

Clara Agazzi: In altre parole questo è un tempo funesto. Ci sarà pure qualcosa di buono: uomini e donne che s’impegnano nel sociale, gente che fa volontariato, qualche amministratore onesto, qualche politico che non sia un ladro. Non può esser un precipitare nel vuoto come tu affermi.

Franco: Questo è un discorso difficile da confutare, ma ci proverò. Ritorno indietro all’infanzia, al tempo nel quale davano Mazinga Z in televisione. Avete presente.  

Paolo Fantuzzi: Ovvio, chi non conosce i cartoni animati giapponesi di robot dei primi anni ottanta. Ma cosa c’entra. Questa è una vera e propria follia.

Stefano Bocconi: Lascialo dire. Forse sa qualcosa che non sappiamo. O forse vuole stupirci con una parabola, farci sognare con un discorso di fantasia.

Franco: Invece no. Molto meno. Avete presente la sigla italiana di Mazinga quella che fa “Quando udrai un fragor a 1.000 decibel/ veloce e distruttore come un lampo non dà scampo…”

Stefano Bocconi: Sì ricordo. Sono vaghi ricordi.

Paolo Fantuzzi: C’erano delle immagini, mostri, città in fiamme, aerei, carri armati, e Mazinga.

Franco: Appunto le immagini. Tornate indietro negli anni. Nelle immagini finali della sigla si vedeva lo schema delle parti meccaniche del Mazinga Z, giusto! E’ importante!

Clara Agazzi: Vagamente mi ricordo di qualcosa, non era il io preferito. Cosa c’entra lo schema tecnico del Mazinga superobot peraltro fatto  immaginario e prodotto dall’industria giapponese dell’animazione?

Franco: E dal maestro del genere  ovvero Go Nagai.  C’entra perché per fare barriera contro una forza ostile tremenda e le sue conseguenze non basta la volontà o la buona disposizione d’animo e meno che mai i buoni propositi. Ci vuole quello che si vedeva nel Cartone Animato in questione: organizzazione, un gruppo di tecnici e di specialisti, un team pronto a battersi composto di gente leale e coraggiosa, uomini e donne pronte allo scontro anche in situazioni di netta inferiorità e un simbolo che unisse tutti in quel caso Mazinga stesso. Oltre a questo gli eroi avevano  spirito di squadra, volontà di prevalere, capacità di sacrificarsi e, tornando all’immagine che ho evocato, i mezzi sofisticati. L’interno del Mazinga Z che si vede nella sigla è questo: ci vuole la potenza dei mezzi e i mezzi sono parti complesse di un corpo unitario. Invece cosa vedo in questa realtà. Tanta gente perbene, magari seria, ragionevole fa grandi proclami e poi davanti al male che arriva non fa gruppo, non fa squadra, non crea i mezzi, spesso rinuncia a combattere e cerca una via di fuga, magari studia per avere qualche espediente o qualche privilegio. Prendete Mazinga Z come metafora della difesa di una civiltà. Si può difendere una civiltà o affermarla senza le cose che ho detto? No. Questo è sicuro. Quelle buone azioni e buone prassi che esistono e di cui dici Clara sono di solito separate le une dalle altre. Come spesso capita non è uno più uno uguale due, ma uno e uno ossia due singolarità che non fanno coppia. L’individuo, il singolo staccato e dissociato da un corpo sociale di cui fa parte e dal quale in una pur minima misura è difeso e tutelato è azzerato davanti allo strapotere dei mezzi di oggi. Come può un singolo opporsi davanti a processi commerciali, industriali, economici che muovono miliardi e che ridefiniscono e scombinano la sua vita, le sue certezze, le sue possibilità economiche. Pensate alla crisi del 2008 e alle vite che ha travolto nel mondo. Basta il singolo, con il suo buonsenso, con i buoni propositi, con la sua carità aleatoria o perfino occasionale per fare barriera? Io dico di no.

Stefano Bocconi: Ma insomma, ci sarà pure un modo, un sistema. Voglio dire. E’ proprio necessario che le forze positive siano frammentate in mille pezzi mentre quelle negative sono esercito, sono unità.

Franco: Positive, negative. Che vuol dire. No non ci sbagliamo qui  non c’è una lotta fra il bene e il male come la si può intendere comunemente. Qui ci sono egoismi e desideri alimentati o indotti che producono per prima cosa consenso e a seguire fatti politici, culturali, azioni militari. Si tratta di un sistema di terza civiltà industriale oggi governata da un sistema finanziario capitalista. Non c’è un mondo buono di cavalieri della Tavola Rotonda che deve arrivare qui, il mondo che vedo è già questo. Piuttosto invece di aspettare l’eroe con il robot o con la spada divina perché non pensare di assumere qualche caratteristica positiva dell’eroe; che ne so: lo spirito di squadra, la speranza nel futuro,  un sano altruismo, la volontà di battersi…

Paolo Fantuzzi: Ovviamente questo discorso è assurdo. Certo l’immagine è suggestiva ma assumere su di sé un qualcosa di eroico fra il bollo auto e la dichiarazione dei redditi è una cosa da scemi anche solo il pensare una cosa del genere. 

Franco: Ma io non parlo di andar a giro con robot alti quanto una casa di dieci piani o di nascondere armi incredibili e partire alla ricerca di non si sa che cosa. Questo è qualcosa di manicomiale, una roba da ricovero coatto. No dico che per affrontare questo momento di sfascio di valori e di forme della vita sociale sommerse e spaccate da una ridefinizione dell’economia capitalista che volge al dominio su tutta la realtà umana da parte  della finanza, delle multinazionali e  di poche famiglie di supermiliardari occorre che chi per motivi umanitari o politici si oppone faccia gruppo, si dia un coordinamento, si ponga degli scopi altruistici. In una parola faccia propria l’evidenza che per combattere forze ostili organizzate, specializzate, amorali, dotate di enormi mezzi tecnici  e finanziari occorre far gruppo, creare una rete, diventare quello che si chiama un soggetto politico e sociale. Mille iniziative benefiche  separate le une alle altre non sono gruppo, non sono movimento, non sono trasformazione. Sono dei singoli che fanno cose simpatiche, divertenti, suggestive, magari perfino faticose. Ma singoli. Non quindi Mazinga Z che è una cosa unitaria ma tanti bulloni e viti che schizzano via in libertà. Prendo un fatto immaginario. La multinazionale XYZ in accordo con politicanti corrotti ha deciso di trasferire gli stabilimenti dalla provincia X allo provincia K che sta in un paese povero e governato da una dittatura e fa questo per non mettere agli stabilimenti i depuratori e pagare poche tasse. Chi ferma una cosa del genere che risulta essere un danno economico e un potenziale disastro ecologico? Il singolo?

Clara Agazzi: Vuoi dire che occorre creare qualcosa di simile ai vecchi partiti, strutture organizzate.

Franco: Non proprio. Occorre un senso diverso della cittadinanza. Occorre una popolazione che sia essa stessa responsabile e che sia in grado di stabilire la differenza fra ciò che è importante e ciò che non lo è e che se presa in giro o danneggiata dai grandi colossi finanziari o commerciali imponga dei politici capaci di stroncare i processi degenerativi. Occorre una tipologia di cittadino, o se si vuole di essere umano, che non è il consumatore. Certamente  il consumatore è nel suo piccolo un lavoratore specializzato, un tecnico, un detentore di un qualche sapere ma per certo esso non è quel soggetto che si mobilita per reagire alle forme perverse, pericolose e degenerative di questo modello di civiltà industriale.

Paolo Fantuzzi: Ma questo presuppone un riciclaggio, anzi una riqualificazione di milioni di esseri umani. Da consumatori a cittadini responsabili, questa è metamorfosi. Ma allora è vero che sei un mago, questo è un grande incantesimo, tu pensi in termini tali da credere possibile il cambiamento della realtà.

Franco: Io penso che nella vita sia ragionevole a un certo punto darsi uno scopo. Uno scopo vero, un disegno personale, uno scegliere un percorso di vita  e non il seguire come una pulce ammaestrata i modelli adulterati che passano nei programmi televisivi dove si vedono e si sentono le cose più strane e folli.




4 febbraio 2011

Il Belpaese e la scuola: Mistero Sociale



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: Mistero Sociale

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti, agli onorevoli, ai fini esperti di cose patrie&nostrane, al giornalismo più o meno militante. L’impressione che ricavo è che di scuola si parli solo quando fa comodo, quando la situazione politica esige che l’opposizione batta dei colpi sul governo, quando si muovono proteste collegate al  malessere generale, o in caso di riforme contestate siano esse radicali o parziali. Manca a quel che intendo una riflessione giornalistica e in generale dei media sulla scuola in quanto scuola, sul senso di qualcosa che deve, a mio avviso, avere uno statuto separato dal resto delle attività umane. La scuola infatti non crea profitti, è sconsigliabile che sia politicizzata, non punta a indottrinamenti, non è un parcheggio per aspiranti disoccupati, non è uno strumento di compensazione della disoccupazione intellettuale attraverso la creazione di posti di lavoro. La scuola quando è una delle cose che non è si fa carico di compiti e di pesi specifici non suoi. In generale dovrebbe avere quindi una grande abbondanza di fondi, di personale, e una credibilità a tutta prova. In realtà la scuola in un sistema di civiltà industriale, perché la scuola pubblica  e l’alfabetizzazione delle masse  sono  state una necessità della civiltà industriale, è parte del sistema di riproduzione della società umana. La scuola assolve più o meno bene a una necessità che è quella d’istruire e di formare. Questi compiti prima della civiltà industriale erano affidati alle famiglie d’origine o ai precettori o ai sacerdoti, e nel caso della formazione superiore alle Università Medioevali o alle scuole filosofiche. Quando la civiltà industriale ha travolto l’Antico Regime e disgregato le forme arcaiche e medioevali del vivere e del riprodursi della società umana e delle sue strutture giuridiche e sociali si è reso necessario da parte dei governi  Europei e poi del mondo intero creare una scuola pubblica; o provare almeno a costruirla. Quindi non una stranezza o un ente sociale di carattere previdenziale ma una concreta esigenza della civiltà industriale. Ciò che prima poteva essere ben fatto dalla Famiglia, dalla Chiesa, dalla Tradizione Contadina o Corporativa era diventato nel giro di un solo secolo inadeguato. La Civiltà industriale  necessita di competenze di cultura generale, alfabetizzazione, di calcolo che devono essere impartite da una struttura a parte, pubblica possibilmente in modo da avvicinare masse di cittadini e sudditi allo Stato Nazionale e alle sue Istituzioni. 

Oggi proprio l’entità collettiva e istituzionale promotrice della scuola pubblica ossia lo stato Nazionale è stato ferito con crudeltà dai processi economici di globalizzazione e di trasformazione in merce e in prodotti finanziari dei diversi aspetti della vita civile e sociale dei popoli e delle civiltà umane. Il potere reale, oggettivo, concreto è passato di mano. I re, i Principi, i Presidentissimi, gli Onorevoli, i demagoghi più o meno ispirati da Dio hanno lasciato in mano dei finanzieri e dei banchieri la maggior parte della loro capacità di dominio e controllo sull’umanità e sulle risorse del pianeta. Chi controlla il sistema di Banca Centrale che emette la moneta per conto degli Stati a vocazione imperiale o di "conglomerati bituminosi" di Stati come l’Unione Europea quello è il potere assoluto, vero, concreto, integro. Fa eccezione in questo panorama la Cina che ha un modello di controllo politico sulla moneta legato alle strutture politiche e ai vertici del Partito Comunista Cinese. Comunque sia il Modello Cinese e il Modello Atlantico condividono la loro dimensione di esser manovrati da parte di una minoranza ristrettissima della popolazione, in realtà proprio l’aspetto finanziario del potere è quello meno permeabile alle inchieste giornalistiche e a un dibattito aperto. Del resto dietro i giornali e le televisioni ci sono gli editori e gli editori senza le banche che finanziano le loro società semplicemente non esistono, e le banche non  potrebbero far quello che fanno se non ci fosse il meccanismo di Banca Centrale che crea moneta. Pertanto è improbabile che un giornalista possa prendersi la libertà di dar addosso al sistema finanziario e alle banche, sarebbe come chiedere la rovina del giornale e dell’editore che si vedrebbe nell’ora del bisogno sbattere le porte in faccia quando chiede dei prestiti. Cosa vuole quindi questo potere che controlla tutti i poteri? Di sicuro vuole espandere le possibilità di profitto e la privatizzazione della vita perché un sistema tutto trasformato in merce non solo crea profitto per i pochissimi, che sono ricchissimi e felicissimi e hanno i capitali ben investiti, ma crea una possibilità grandiosa di dominio per la grande finanza. Si tratta di controllare la società umana trasformandola in un grande mercato. Il mercato ha sempre bisogno di prestiti e di far profitti da collocare in nuovi affari e la Banca Centrale controllando l’emissione del denaro controlla di fatto i prestiti e di conseguenza controlla in realtà il mercato e quindi controlla la vita degli esseri umani. Una scuola calunniata, impoverita, privatizzata è utile a chi punta a scindere i destini di minoranze di ricchissimi e felicissimi e dei loro esperti e funzionari da quelli di masse enormi di popolazione impoverita, con lavori precari, con difficoltà sociali e psicologiche. Ma a fronte di questa scissione dove chi ha la ricchezza agisce in nome di un egoismo potente e assoluto emerge come strumento di dominio e controllo il denaro e il suo dominio pseudo-religioso. La scuola di tutti che ha assolto il compito di legare ciò che era diviso per origine e prospettive ora sembra un peso a queste piccolissime minoranze di potenti irresponsabili e a quanto pare dissoluti e bellicisti con il sangue altrui o di poveracci prezzolati un tanto a massacro. In realtà il sistema capitalista non premia tanto la borghesia, oggi ombra di se stessa, quanto ristrette minoranze di miliardari, esperti di rango, divi di livello globale, mediatori dei grandi affari internazionali, superburocrati, amministratori delegati di multinazionali. Queste piccole minoranze intendono conservare il sistema di privilegio che premia la loro posizione sociale e la scuola in quanto forma necessaria della riproduzione della civiltà umana è un oggetto, come tante altre entità, della manipolazione di queste caste al potere.  La scuola presenta però una non dichiarata forma di resistenza alla manipolazione pubblicitaria e propagandistica sia essa di natura commerciale o demagogica o peggio politica. Tale resistenza inconsapevole è data dal conferire strumenti, spesso infimi, allo studente di orientarsi dentro l’oscuro labirinto della realtà e delle illusioni di questo mondo umano; questo avviene con la lettura, il ragionamento, il calcolo, la scrittura, e la messa in discussione delle sue capacità nelle prove scritte e orali, l’apprendere insieme ad altri, l’osservare delle regole comuni. Lo studio offre ai più strumenti poveri ma pur sempre strumenti per iniziare un percorso di conoscenza e di auto-orientamento personale, che di certo non può esaurirsi con la scuola ma presume comunque l’acquisizione di saperi e formazione di base di carattere scolastico. Questo non piace, al nuovo potere; non interessano enti estranei alle, loro logiche e quasi per un gusto predatorio devono agganciare in qualche modo la scuola, avvicinarsi al luogo della formazione. La scuola è quindi un mistero sociale. Una sorta di figlia nobile e filantropica della rivoluzione industriale nonostante ristrettezze, errori, autoritarismi, pressioni subite da ogni direzione. Da qui il desiderio dei pochissimi di metterla sotto tutela.

IANA per Futuro Ieri




11 dicembre 2010

Il Belpaese e la scuola: l'assalto del presente a tutto il resto della scuola




                                 Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: L’assalto del presente a tutto il resto della scuola

I miei venticinque lettori credo che siano ormai disturbati dal modo quasi ossessivo con il quale prendo in considerazione questa continua invadenza del fatto pubblicitario e commerciale in ambiti impropri. Oggi emerge nel generale disinteresse della stragrande maggioranza della popolazione italiana una lenta e strisciante forma di privatizzazione e invadenza del fatto commerciale nella realtà della scuola. Non si tratta più di merendine, astucci, cartelle e quaderni con eventuale logo commerciale o personaggi dei fumetti o dei cartoni animati ma di segni inequivocabili che a fronte del disimpegno dello Stato nel finanziamento della scuola pubblica indicano l’entrata di privati nel finanziamento della scuola. Oltre ai casi dei genitori che contribuiscono alle spese scolastiche in diversi  modi, alcuni fatti nelle scuole elementari hanno avuto una risonanza sui media nazionali, c’è da osservare il pericolo di forme manifeste o coperte di penetrazione del fatto pubblicitario nella scuola. L’idea di fondo del pensiero neo-liberale tipico dei poteri tecnocratici e finanziari che determinano la politica Europea e Statunitense è che solo la minoranza dei ricchi ha diritto pagando scuole e università private ad un livello d’istruzione alto e votato all’ascesa sociale. Dietro l’indebolimento del finanziamento pubblico c’è questo profondo desiderio di una piccola minoranza di ricchi di svuotare di contenuto le forme con cui si manifesta la democrazia rappresentativa per fondare un proprio potere ampio e discrezionale che si regge sul controllo delle risorse finanziarie, culturali, organizzative delle società del sedicente “Occidente”. Di fatto è l’annientamento di ogni logica meritocratica e la disgregazione dei diritti di quella tipologia di  cittadinanza che fa parte dei regimi che praticano la democrazia rappresentativa. Se l’ideologia neo-liberale contaminerà ancora  per un decennio la politica europea l’ascesa sociale risulterà essere nei fatti un privilegio di pochi che si trasmettono posizioni di potere e grandi ricchezze di padre in figlio. Avendo di fatto gli strumenti per condizionare la grande politica e l’economia c’è da scommettere che questa nuova classe sociale di alto rango cercherà di blindare la sua posizione di privilegio con leggi, provvedimenti, cattiva informazione, controllo della politica e di parte della pubblica opinione attraverso i media e la persuasione pubblicitaria.  Di fatto le sedicenti democrazie rappresentative devono convivere con minoranze di ricchissimi che forzano tutti i giorni le regole fondamentali della pace sociale e quel poco di tranquillità che può dare un regime politico rispettoso di tutte le sue parti sociali, ma l’opera funesta di questi pochissimi si è spinta troppo avanti condizionando la politica comunitaria  e la legislazione dei singoli stati, Italia inclusa anche aldilà delle responsabilità specifiche di chi oggi esercita nel Belpaese il potere esecutivo. Del resto i nostrani retori della politica come professione e come strumento per racimolare uno stipendio e anche i ceti sociali colpiti da questa trasformazione pilotata dall’alto risultano solitamente poco capaci di comprendere il fenomeno di una scissione di fatto delle minoranza dei miliardari e dei loro super-esperti dalla realtà degli altri ceti sociali. Così la democrazia rappresentativa si divide in chi ne è parte  e deve rotolare con essa anche se il percorso finisce in un burrone  e chi apolide del denaro e delle super-specializzazioni ben remunerate può trovare la sua patria ovunque sia presente per lui un buon contratto o parte delle proprie proprietà. Risulta evidente quindi che la privatizzazione strisciante della scuola del Belpaese non possa esser staccata da questa metamorfosi morale dei ceti socialmente superprivilegiati che ha preso forma intorno agli anni ottanta del secolo appena trascorso. Può questa politica professionale e professionistica italiana riportare le lancette dell’orologio indietro di decenni se non di mezzo secolo? Credo proprio di no! Chi ha a cuore dignità e vita della scuola pubblica qui nella terra del fu Impero Romano deve pensare nel silenzio, indagare con curiosità la realtà del mondo umano  e creare quelle forme del sapere che attiveranno in tempi migliori il Risorgimento di regole autenticamente democratiche di vita sociale e civile atte a rigenerare qualcosa dei grandi ideali del passato. Tuttavia essendo stati i grandi principi democratici e di eguaglianza di fatto abiurati da una minoranza di potentissimi e dimenticati dai molti non potranno mai più essere restaurati nella loro forma originaria, neanche attraverso rivoluzioni o miracoli della politica. Solo una spinta verso il futuro, solo la visione che si slancia oltre il meschino calcolo politico del qui e ora potrà ricondurre le decadenti democrazie del vecchio mondo a forme di vita sociale e civile rispettose della dignità, della vita e dei diritti della cittadinanza tutta, fra i diritti quello alla pubblica istruzione fondamento di una decente libertà di pensiero e di parola.

IANA per FuturoIeri





7 dicembre 2010

Il Fascista Immaginario: dialogo sulla morte



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario: Dialogo sulla morte

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Non conosco questa canzone e questi accordi, forse è qualcosa che viene da un tempo lontano, molto; ma ciò di cui parla è la solita storia del potere che manda a farsi ammazzare dei giovani in cerca d’avventura e  di gloria e spesso di un salario

-          La notte entra dalla finestra e la musica e le parole sono quasi un sussurro. Si ode il ritornello della “Canzone d’Algeria” di Fausto Amodei degli anni sessanta. Le parole parlano della guerra della quarta Repubblica Francese contro le popolazioni algerine colonizzate e la degenerazione psicologica e morale dei soldati francesi costretti a combattere una guerra contro i principi del 1789.  I due si avvicinano alla finestra cercano di vedere chi canta.

-          Lazzaro: Non riesco a ricordare nulla di simile.  Non è De Andrè, non è Guccini. Proprio non so che cosa sia. Quello che canta sembra il fotografo, quel tipo strano che bazzica la facoltà di filosofia mi par di riconoscerla sua persona. Ecco è lui: “ ha i capelli bianchi”. Ho sempre pensato di volta in volta che fosse un anarchico, un tipo strano, un provocatore  o un tipo originale o forse è in verità tutte queste  cose. Non capisco è qui con quella gente e sta cantando con una chitarra scassata.

-          Sergio: Non conosco questa canzone, sembra uscita da un tempo remoto, lontanissimo.

-          Lazzaro: Sì è proprio il fotografo, sta suonando per quei tre o quattro extracomunitari per quei due tre compagni che sono qui a fare la lotta dura, ma… Finchè stanno nel cortile e non entrano nel fabbricato non c’è problema. Certo che è proprio funereo ricordarle guerre del remoto passato  oggi che il sedicente Occidente va a fare una nuova guerra nella terra dell’Antica Babilonia. La guerra presso  gli esseri umani sembra essere una costante, l’unica certezza in un mondo umano che muta e si altera. Questa canzone mi pare parli della decolonizzazione, di una parte della storia che precede la guerra del Viet-Nam. Direi che è pacifista parla di un soldato francese mandato dalla Repubblica  a morire in una terra non sua per qualcosa che non sa e che non capisce, di cui non sa nulla, decisa da altri che lo usano.

-          Sergio: Si fa presto qui in Italia a ragionare di cose che non si conoscono affatto, qui tutti hanno opinioni e nessuno studio vero e nessuna esperienza vera e nessuna voglia di capire, di rendersi conto. Nel Belpaese si parla di guerra come se fosse una partita di calcio o il commento del lunedì nella pagina dello sport sulla squadra del cuore  e solo quando ha vinto. Che ne sa la nostra gente o quei beduini là sotto di cosa è successo a quanti in queste nuove guerre hanno perso un amico, un figlio, un padre, uno zio. Nulla! Solo qui abbiamo un pacifismo imbelle e dissoluto pronto a cavalcare tutte le cause perse per pavoneggiarsi allo specchio,  come se la viltà mascherata da saggezza fosse una cosa buona e giusta di cui vantarsi.

-          Lazzaro: Che ne sai te delle guerre nuove e dei pacifisti, sei come quelli che disprezzi non sai e commenti, non sai e critichi. Poi chissà, magari qualcuno di quelli di sotto dall’Algeria e sa bene che cosa la guerra e il terrorismo.

-          Sergio: Non è così, non per me, io so. So qualcosa più degli altri. Vedi, non è facile…ma avevo un amico, un grande amico uno di quelli con cui dividi di tutto e di più; una specie di fratello maggiore. Uno di quelli con cui dividi un pezzo di vita. Un giorno firma per restare nell’esercito, va a farsi le guerre nei Balcani a seguito degli eserciti della Nato. Stipendio, indennità, un paio di mostrine e poi la promozione. Poi si ammala, una cosa rapida e inspiegabile per uno che era forte e robusto. Mi ricordo che aveva un nome scientifico incomprensibile, io queste cose non le conosco pare si chiamasse ”linfonoda” o qualcosa di simile. Comunque sono convinto che  era una cosa sicuramente presa laggiù che lentamente ha iniziato a distruggerlo, a spezzarlo a fargli pagare ogni errore della vita con espiazione lenta e dolorosa. Viene congedato, il corpo e la mente vanno a pezzi e mi tocca salutare il cadavere con la madre sua in lacrime, chiese di farsi seppellire con il berretto messo di fianco nella bara; soldato fino in fondo. No mio caro sovversivo della domenica mattina; so bene come funziona e nessuno può dire che non conosco i fatti. Solo una cosa non accetto:”che si muoia per gli altri che sono estranei alla nostra cultura e alla storia e alla vita delle genti nostre”. Non può avere senso il subire gli oltraggi della morte e del dolore per una causa non propria, non ha senso chiedere la vita di ragazzi e uomini buoni e giusti per interessi e scopi di genti lontane, per il tornaconto di minoranze di apolidi, di finanzieri, di banchieri, di speculatori. Noi come popolo dobbiamo morire in guerra solo per noi stessi.

-          Lazzaro: Ora ragioni e dici cose giuste e vere, queste son le parole buone e non quel maschilismo militaristico cialtrone e cazzaro che rintrona da destra e per mille vie si ferma  a sinistra causando danni infiniti.  Tremenda è stata la disgrazia e la sciagura che si è scagliata su quelli dai buoni sentimenti e dal cuore a sinistra in quelle abiette guerre balcaniche. La guerra del Kossovo del 1999 ha rovinato quelli che volevano restare a sinistra e restar puliti dalle guerre a Stelle e Strisce e dagli interessi diabolici e sacrileghi che son dietro le nuove guerre dove comandanti politici improvvisati mettono mine potenti sul futuro di tutta l’umanità chiamando Dio quale garante dei loro conflitti e giudice implacabile dei loro nemici del momento. Quella guerra scellerata ha aperto il vaso di Pandora e ha dato via a una serie di guerre ora arrivate nella terra dell’antica Babilonia. La solita storia  di sempre che si ripete dal tempo dei faraoni egiziani: i ricchi e i re del mondo si fanno la guerra mandando i disgraziati e i poveri a morire in massa nelle loro campagne militari, nei loro assedi, nelle loro razzie di guerra, nelle battaglie campali e nei massacri. La guerra è decisa dai pochi ma sono i molti a soffrire e  a morire, e così è per le ricchezze che si conquistano con le guerre o le frodi della politica che l’accompagnano. Solo un pugno d’individui trae dalle guerre il grande profitto e diventa ricca e felice e onorata dalla stragrande maggioranza dell’umanità invidiosa del loro benessere e del loro fasto. I pochi che controllano la finanza, le strutture dirigenziali delle multinazionali, quote azionarie importanti, i rapporti fra politica e affari di fatto orientano il potere legittimo che è democratico  o repubblicano altro ancora. Così un potere reale e concreto indirizza e determina le scelte dei poteri legittimi, dei rappresentanti del popolo, di chi per legittimità, sacralità e diritto dovrebbe essere il garante delle libertà di tutti. Esiste un potere dentro il potere, e prima o poi verrà stanato, la verità dell’ingerenza dei grandi poteri finanziari e bancari emergerà.

-          Sergio: E secondo te il popolo, ammesso che esiste nei termini tuoi, si dovrebbe sollevare, alzare, cambiare natura per la propria libertà, quale poi? La libertà che interessa ai molti, di cui parli, è la carta di credito gonfia al momento di far acquisti ai grandi magazzini. Ma io so che lui non è morto per questo. Aveva qualcosa dentro. Un tempo si chiamava onore.

Lazzaro: Mi dispiace, davvero. Ma …Credimi per me sbagli e non riesci a vedere che dietro la cortina delle illusioni c’è una piramide di poteri che si nascondono, sotto di loro la politica e l’intrattenimento televisivo che contagia anche le trasmissioni dedicate alla politica, e quando serve la grande informazione parla di cose ridicole o strane così il popolo che vota alle elezioni si distrae e non pensa.

Sergio: Tu sbagli! Non vedi che la guerra è la prosecuzione della vita civile con altri mezzi. Nella guerra esistono le false notizie, le alterazioni della verità, la propaganda di guerra, il plagio delle coscienze, la censura, la banalizzazione dei fatti, la criminalizzazione del nemico. Io posso vedere tutto questo e pensare che sia normale e ordinario e trovare un senso a questo stato di cose. Tu no.

Lazzaro: Forse è così ma io sento di dovermi concedere una speranza e di far la mia piccola crociata personale contro un sistema accademico che giudico ingiusto, una politica da farabutti e gaglioffi,  e un sistema di produzione e consumo scellerato e forse senza futuro.

Sergio: Il futuro è nella forza.





29 ottobre 2010

Il Fascista Immaginario

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003

-    Sergio: Debiti, banche, speculatori, politicanti al soldo, ignoranza. Queste le piaghe di questa nostra gente. In realtà siamo un popolo difforme e disperso e i partiti politici della Prima e della Seconda Repubblica per calcolo e interesse elettorale hanno sfruttato cinicamente la tendenza delle genti nostre a dividersi e  a spezzarsi in tifoserie rincretinite  per poter far passare qualunque cosa nei due rami del parlamento. Per questo gli onorevoli hanno tutti quei privilegi e la pensione dopo una sola legislatura e un ricco stipendio. Se questo popolo italiano avesse avuto qualcosa che lo teneva davvero unito questa politica disgraziata non avrebbe fatto questi danni.

-    Lazzaro: Di  nuovo ti sbagli. Qualcosa che unisce gli italiani esiste davvero: i centri commerciali all’americana. Il consumo di beni e servizi e segnatamente di quelli di lusso è la forma unica di sostanziale uniformità e unità delle genti del Belpaese. L’Italia non si è mai compiuta e solo le merci e i servizi venduti dalla COOP, dall’Esselunga, dalla Metro, dalla Standa, dall’Ikea, hanno messo assieme sotto l’insegna del “io ho e quindi compro e quindi possiedo” un popolo privo di qualsiasi altro punto di riferimento.  Questo è il nuovo potere, la nuova fede assoluta e perfetta a cui le nostre genti tributano una fede mercenaria e dubbia. Il denaro che circola crea le ragioni di vita e le ragioni di vita sono la merce che entra nella vita dei molti e si trasforma nelle varie forme di spazzatura dopo che ha finito il suo ciclo. Per questo la vita dei non ricchi, dei non privilegiati, dei non miracolati, dei non protetti dalla politica o da qualche parente ricco è meschina agli occhi dei molti. La vita di tanta gente assomiglia alla merce che comunemente si  produce: costa, viene comprata e usata,  ha un suo ciclo d’utilizzo  e poi finisce con il trasformarsi in spazzatura.

-    Sergio: Sei cattivo ma dici cose vere  e giuste e fin qui son d’accordo con te; ma attenzione esiste sempre una dignità umana che non coincide con la realtà materiale. Chiamala anima, chiamalo spirito, chiamala fede. Fai te. Io so che è così.

-    Lazzaro: Qui in segreto, in confidenza fra noi due  parliamo di coloro che hanno il vero potere, della loro natura, dei loro scopi, di che cosa sono per quelli come noi.

-    Sergio: Sei molto cattivo e forse so dove vuoi arrivare.

-    Lazzaro: Chi è felice oggi? Chi si sente in pace con se stesso e  con gli altri esseri umani? Chi può dire di amare davvero la natura in un mondo nel quale gli ecologisti come tutti quanti  finiscono con usare automobili, a consumare beni che producono spazzatura? La verità è che questo sistema deve produrre infelicità e insoddisfazione, deve spingere gli esseri umani a pensare ai consumi, ai guadagni, al potere, al dominio. Un sistema che parla a tutti gli esseri umani del pianeta azzurro  di competizione, concorrenza, adattabilità, guadagno deve produrre un mondo umano in conflitto al suo interno e all’esterno, non può essere altrimenti. Senza conflitto e senza saccheggio dei beni naturali e sfruttamento dell’uomo sull’uomo la civiltà industriale si ferma, senza produzione e consumo di beni inquinanti il mercato si ferma. Se si ferma muore. Il sistema è fatto per accelerare le capacità intellettuali e  produttive degli esseri umani, per moltiplicare i manufatti tecnologici, per creare una scienza non libera ma integrata alle esigenze dell’industria militare e della ricerca sovvenzionata dalle multinazionali, per comandare, per sfruttare, per produrre, per vendere, per inquinare fregandosene di tutto e di tutti. Non è una legge di Dio, non è la volontà di Dei malvagi o degli alieni o di qualche setta diabolica. Si chiama civiltà industriale, fa da sé le sue regole, le cambia, le adatta. Chi vive in questo tempo deve far i conti con questo, sia esso un cinese, uno statunitense, un italiano o un iracheno travolto da questa guerra.  La delinquenza, la corruzione di massa, la pornografia, le perversioni morali, le distorsioni sociali, la guerra non sono cosa strane sono l’evidenza di questo sistema, che ha i suoi pregi certo e non pochi. Ma ha un prezzo altissimo che pagano spesso i più poveri, gli umili, la gente ignorante, i tapini che vivono in territori ricchi di materie prime e petrolio e  vengono travolti dalle guerre. Guerre mosse dai paesi ricchi ai paesi poveri e non tutte si combattono con le armi, spesso la guerra è finanziaria o politica. Come ai tempi del colonialismo e dell’economia da negrieri si paga poco il lavoro e le materie prime di chi vive nei paesi poveri o in via di sviluppo e si vende beni come medicinali, prodotti industriali, abiti, armi a carissimo prezzo. Quando l’indigeno s’arrabbia e cerca altri colonialisti più generosi o  meno avidi ecco l’opzione della guerra, arrivano gli eserciti mercenari e  le giunte dei colonnelli e dei generali come è capitato al Cile di Allende che osò nazionalizzare le miniere di rame di proprietà delle multinazionali. Al vertice di questa piramide d’infelicità c’è una minoranza di ricchissimi, di pochi che sono tecnocrati, finanzieri, grandi detentori di capitale azionario, super-esperti al soldo. Una ristretta minoranza di esseri umani gode del sistema ed è felice, gli altri devono cercare la felicità altrove perché il sistema è fatto dai pochissimi per i pochissimi, è ancora più ristretto delle antiche aristocrazie e oligarchie. Ora tutto questo si sta di nuovo sfasciando:  il debito pubblico statunitense è fuori controllo, emergono nuovi imperi in Asia con il loro capitalismo spesso di Stato, e le nuove guerre ridefiniscono gli spazi egemonici e finanziari degli imperi; questa guerra nuova ne è la dimostrazione. Nessuna notte è per sempre, neanche quella più lunga, neanche questa.





13 giugno 2010

Dibattere, discutere, pensare, trovare, capire

12 Giu, 2010

Impero, Oligarchia e Democrazia

Una traduzione di Franco Allegri per Empolitica su Nader

 


Impero, Oligarchia e Democrazia
01/03/2010
Di Ralph Nader
I 2 principi gonfiati di Impero e di Oligarchia portano il nostro paese verso uno stato profondamente corporativo, di fatto non compatibile con democrazia e regno della legge.
Ancora una volta il New York Times offre ai suoi lettori l’evidenza.
Nel suo numero del 25 Febbraio 2010, 2 pagine di fatti confermano questo deterioramento implacabile a spese di tanta gente innocente.
La storia principale dimostra che il tipo di speculazione massiccia – il capitalismo da casino una volta detto Business Week – in derivati complessi è ancora forte e sfrutta il debole e il senza potere che paga il conto finale.
Titolato “Banks Bet Greece Defaults on Debt They helped Hide”, l’articolo scuote anche i lettori induriti dai racconti dell’avarizia e dell’abuso di potere.
Ecco l’inizio dello scritto: “Le scommesse di alcune banche che aiutarono la Grecia a coprire i suoi debiti crescenti ora spingerebbero velocemente la nazione alla rovina finanziaria”.
“Ripetendo il tipo di commerci che rovesciarono da vicino l’American Insurance International Group /AIG/, l’assicurazione a popolarità crescente contro il rischio del default greco rende più duro per Atene la raccolta del denaro che le serve per pagare i suoi debiti: secondo i mercanti e gli amministratori del denaro”.
“Tali contratti, detti credit-default swaps, di fatto permettono a banche ed hedge funds di lucrare sull’equivalente finanziario di un allarme incendio di tipo 4: il crollo di un’impresa, o nel caso della Grecia, un paese.
Se la Grecia non onorasse i debiti, i titolari questi swaps faranno profitto.”
“E’ come fare un’assicurazione anti incendio sulla casa del vicino – create un incentivo ad incendiare la casa”, disse P. Gisdakis, capo della strategia del credito all’UniCredit di Monaco.
Questi credit-default swaps incrementano “il rischio sistemico” temuto che prolifera finché non tocca le spalle di contribuenti, lavoratori e risparmiatori che pagano il conto.
E se la Grecia cadesse, Spagna, Portogallo o Italia potrebbero essere il prossimo e la globalizzazione porterebbe gli effetti rapaci della speculazione avventata sulle nostre rive.
La Grecia entrò nel guaio finanziario per una varietà di ragioni, ma è stato dimostrato che Goldman Sachs e altre grandi banche le insegnarono, per onorari generosi, come nascondere la vera condizione finanziaria statale. L’avarizia al lavoro.
Notate due punti.
Questi derivati sono contratti che riguardano centinaia di miliardi di dollari ed essenzialmente non sono regolamentati. Di fatto tali transazioni non sono tassate, diversamente dalla tassa sul valore aggiunto europea su manufatti, acquisti all’ingrosso e al dettaglio.
L’assenza di restrizioni governative produce la depredazione illimitata.
Come dissero gli investitori astuti nell’economia reale: “quando il denaro per la speculazione sostituisce quello per l’investimento, l’economia reale soffre insieme alla gente”.
Ricordate il collasso di Wall Street del 2008 e chi paga per il grande aiuto di Washington.

L’altra storia dimostra che la Presidenza è divenuta un Imperio regolato fuori dalla legge e dalla responsabilità verso i cittadini.
Il Times riferisce “quanto lontano la C.I.A. abbia esteso la sua guerra segreta straordinaria oltre la cintura tribale montagnosa e in profondità nelle città periferiche del Pakistan”.
Lavorando con la controparte segreta pachistana, la C.I.A ha avuto qualche copertura per fare quello che voleva nel realizzare “dozzine di raid attraverso tutto il Pakistan l’anno passato”, secondo il NY Times.
“Guerra Segreta” è stata una frase applicata molte volte in tutta la storia della C.I.A., anche se all’inizio l’agenzia era stata creata dal Congresso, proprio dopo la 2° Guerra Mondiale, per riunire i servizi, non per impegnarsi in operazioni letali in tutto il mondo.
Senza il freno congressuale o delle corti federali, i Presidenti dicono che possono dare e danno l’ordine ai subordinati di andare ovunque nel mondo, penetrare in ogni paese: se solo dicono che è necessario sequestrare e distruggere per quella che credono sia la sicurezza nazionale.
I cittadini americani all’estero non sono esclusi.
Sopra la legge e oltre la norma spiega il tipo di illegalità che i padri della nostra costituzione aborrirono in Re Giorgio e limitarono nella separazione dei poteri del nostro paese.
Poiché i fondatori non avrebbero tollerato che il Presidente fosse accusatore, giudice, giuria e carnefice, misero la dichiarazione di guerra e le autorità delle assegnazioni nel Congresso.
Sia il Presidente G. W. Bush che Barack Obama credono di avere una discrezione sfrenata per impegnarsi in qualsiasi atto coperto o palese.
Questa è una definizione d’Impero che disprezza la legge internazionale e più di un trattato che gli Stati Uniti aiutarono a scrivere e firmarono.
“Forniti” con lontani e mortali tecnologie come i droni che volano sopra Pakistan e Afganistan grazie ad operatori in Nevada, molti civili sono stati uccisi, inclusi quelli alle feste matrimoniali e nelle case.
Nondimeno, ha portato 15.000 soldati (USA e Afgani) con gli armamenti più moderni ad occuparsi di trecento guerrieri Talebani a Marja i quali con molti altri Afgani, per varie motivazioni, ci vogliono fuori dalla loro nazione.
L’ex Marine Combat Captain Matthew Hoh descrisse queste ragioni nella sua dettagliata lettera di dimissioni lo scorso autunno. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Il consigliere alla sicurezza nazionale di Obama, il generale in pensione J. Jones stimò in circa 100 gli uomini di Al Qaeda in Afganistan, gli altri sarebbe migrati in altri paesi.
Ed uno potrebbe aggiungere, quelli la cui migrazione ha incrementato i loro numeri perché si considerano come combattenti per espellere gli invasori stranieri.
Perciò molti osservatori capaci hanno fatto questa riflessione: l’occupazione militare alimenta le insurrezioni e crea le condizioni per maggiori arruolamenti e mutilazioni
Persino la gente della sicurezza nazionale e militare di Bush ha concluso questo.
La gente americana deve capire che il suo governo avventato e i contrattisti aziendali depositano quantità di vendetta nelle regioni occupate che potrebbe tornare a perseguitarci.
Abbiamo più da perdere dal disprezzo della legge internazionale che dai terroristi suicidi che reagiscono a quello che credono sia il terrorismo statale occidentale contro il loro popolo e il passato storico dell’occidente fatto di dittature che opprimono la loro popolazione.
L’Americano non fu scelto per i Re e le loro attività militari fuggiasche.
Quanto è tragico che noi siamo arrivati a questo impero fortificato così detestato dai padri fondatori e previsto in anticipo dal duraturo discorso di commiato di George Washington.
Dove è il “We the People”?
—-
Tradotto il 6 giugno 2010 da F. Allegri per Futuroieri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare anche il suo diario sulla crisi.
TESTO IN INGLESE
Empire, Oligarchy and Democracy
01/03/2010
By Ralph Nader
The twin swelling heads of Empire and Oligarchy are driving our country into an ever-deepening corporate state, wholly incompatible with democracy and the rule of law.
Once again the New York Times offers its readers the evidence.
In its February 25, 2010 issue, two page-one stories confirm this relentless deterioration at the expense of so many innocent people.
The lead story illustrates that the type of massive speculation - casino capitalism, Business Week once called it - in complex derivatives is still going strong and exploiting the weak and powerless who pay the ultimate bill.
Titled “Banks Bet Greece Defaults on Debt They Helped Hide,” the article shocks even readers hardened to tales of greed and abuse of power.
Here are the opening paragraphs: “Bets by some of the same banks that helped Greece shroud its mounting debts may actually now be pushing the nation closer to the brink of financial ruin.”
“Echoing the kind of trades that nearly toppled the American Insurance International Group /AIG/, the increasingly popular insurance against the risk of a Greek default is making it harder for Athens to raise the money it needs to pay its bills, according to traders and money managers.”
“These contracts, known as credit-default swaps, effectively let banks and hedge funds wager on the financial equivalent of a four-alarm fire: a default by a company, or in the case of Greece, an entire country.
If Greece reneges on its debts, traders who own these swaps stand to profit.”
“It’s like buying fire insurance on your neighbor’s house - you create an incentive to burn down the house,” said Philip Gisdakis, head of credit strategy at UniCredit in Munich.
These credit-default swaps increase the dreaded “systemic risk” that proliferates until it lands on the backs of taxpayers, workers and savers who pay the price.
And if Greece goes, Spain or Portugal or Italy may be next and globalization will eventually bring the rapacious effects of mindless speculation to our shores.
Greece got into financial trouble for a variety of reasons, but it was widely reported that Goldman Sachs and other big banks showed them, for generous fees, how to hide the country’s true financial condition. Avarice at work.
Note two points.
These derivatives are contracts involving hundreds of billions of dollars and are essentially unregulated. These transactions are also essentially untaxed, unlike Europe’s value added tax on manufacturing, wholesale and retail purchases.
The absence of government restraints produces unlimited predation.
As astute investors in the real economy have said, when money for speculation replaces money for investment, the real economy suffers and so do real people.
Remember the Wall Street collapse of 2008 and who is paying for the huge Washington bailout.

The other story shows that the Presidency has become a self-driven Empire outside the law and unaccountable to its citizens.
The Times reports “how far the C.I.A. has extended its extraordinary secret war beyond the mountainous tribal belt and deep into Pakistan’s sprawling cities.”
Working with Pakistan’s counterpart agency, the C.I.A. has had some cover to do what it wants in carrying out “dozens of raids throughout Pakistan over the past year,” according to the Times.
“Secret War” has been a phrase applied numerous times throughout the C.I.A’s history, even though the agency was initially created by Congress right after World War II to gather intelligence, not engage in lethal operations worldwide.
Unrestrained by either Congress or the federal courts, Presidents say they can and do order their subordinates to go anywhere in the world, penetrate into any country, if they alone say it is necessary to seize and destroy for what they believe is the national security.
American citizens abroad are not excluded.
Above the law and beyond the law spells the kind of lawlessness that the framers of our constitution abhorred in King George and limited in our country’s separation of powers.
Because our founders would not tolerate the President being prosecutor, judge, jury and executioner, they placed the war-declaration and appropriations authorities in the Congress.
Both Presidents George W. Bush and Barack Obama believe they have unbridled discretion to engage in almost any overt or covert acts.
That is a definition of Empire that flouts international law and more than one treaty which the United States helped shape and sign.
Equipped with remote and deadly technologies like drones flying over Pakistan and Afghanistan by operators in Nevada, many civilians have been slain, including those in wedding parties and homes.
Still, it is taking 15,000 soldiers (U.S. and Afghan) with the most modern armaments to deal with three hundred Taliban fighters in Marja who with many other Afghans, for various motivations, want us out of their country.
Former Marine Combat Captain Matthew Hoh described these reasons in his detailed resignation letter last fall. (http://www.huffingtonpost.com/2009/10/26/matthew-hoh-resigns-state_n_334840.html)
Mr. Obama’s national security advisor, Ret. General James Jones estimated that there are about 100 Al Qaeda in Afghanistan with the rest migrating to other countries.
And one might add, those whose migrate are increasing their numbers because they cast themselves as fighting to expel the foreign invaders.
So many capable observers have made this point: occupation by our military fuels insurgencies and creates the conditions for more recruits and more mayhem.
Even Bush’s military and national security people have made this point.
The American people must realize that their reckless government and corporate contractors are banking lots of revenge among the occupied regions that may come back to haunt.
We have much more to lose by flouting international law than the suicidal terrorists reacting to what they believe is the West’s state terrorism against their people and the West’s historical backing of dictatorships which oppress their own population.
American was not designed for Kings and their runaway military pursuits.
How tragic that we have now come to this entrenched imperium so loathed by the founding fathers and so forewarned by George Washington’s enduring farewell address.
Where are “We the People”?

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2 Commenti a "Impero, Oligarchia e Democrazia"

1 | iacopo nappini

Giugno 13th, 2010 at 13:26

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Il difensore dei consumatori statunitensi usa termini e fa afffermazioni che nel Belpaese hanno cittadinanza solo presso alcune minoranze politiche e sociali. Temo che l’immagine che ci viene offerta degli Stati Uniti sia perlopiù propaganda quando non invenzione giornalistica o visione parziale e faziosa. Perchè di Nader non parlano i telegiornali o le riviste del Belpaese? Dove sono gli articoli critici e analitici sul sistema made in USA? Cosa si sa davvero in Italia di quel che succede nella Nazione-Impero che regge il sistema attuale di produzione e consumo?

2 | F. Allegri

Giugno 13th, 2010 at 14:34

Avatar

Caro professore, ho capito 3 anni fa che era nader il nostro pensatore vietato, la sua esistenza era negata ai più distorta agli altri.
Perché?
E’ difficile dirlo, ma è mia opinione che la sua forza di innovazione dia noia a conservatori di destra e di sinistra che si sono innamorati del bipolarismo con 60 anni di ritardo e per giunta in modo distorto.
Nel nostro piccolo colmiamo la lacuna.
nei prossimi giorni posterò anche uno scritto di Kucinich sulla guerra e uno di Moore sulla politica interna che somiglia in modo incredibile agli scritti di grillo.
Oggi comincio a lavorare ad un nuovo scritto di nader sulla povertà a Washington!



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