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5 marzo 2014

Una scelta obbligata: i moniti contro la prossima guerra

Una scelta obbligata: i moniti contro la prossima guerra

 

 Da tre anni con i pochi amici di Futuroieri ragionavo di dipingere e presentare dei moniti contro la guerra. Si trattava di cose semplici. Il progetto è arrivato a 49 tavole di “moniti contro la prossima guerra”, di cui una doppia, e a un racconto di fantascienza che viene pubblicato a puntate nella rubrica foto di Futuroieri.

Questo si è reso necessario perché negli ultimi tre anni il cannone non ha cessato di tuonare anche vicino al Belpaese e alle sue coste. Non avendo strumenti di grande rilievo o pulpiti con migliaia di uditori e telespettatori come hanno politici e opinionisti il disegno, la didascalia, il simbolo, il monito, la facile profezia sono diventati i miei mezzi. Da qui l’impegno a far un percorso di ragionamento e di esercizio della meditazione intorno al problema della guerra e alla natura imprevedibile e pericolosa dei nuovi conflitti. Il male grande dei nuovi conflitti è che nella cronaca sono incastrati fra la cronaca mondana e scandalistica, i risultati del campionato di calcio, la cronaca giudiziaria che concerne banche e politica, scandali cittadini, segnalazioni sul traffico. In altre parole anche i massacri, la fuga di popoli interi, i colossali interessi che son nascosti dietro le guerre, il mercato delle armi, gli eserciti in lotta diventano fatti indistinti dalle altre notizie; nella quotidianità del consumo di notizie in modo frenetico e veloce è comune che si perda il senso delle informazioni stesse. Invece, questa è la natura di questo piccolo impegno così singolare, chi scrive ritiene che sia bene  riflettere sulle nuove guerre e sul fatto che nel XXI secolo la guerra è ancora lo strumento delle risoluzioni dei conflitti e delle vertenze fra grandi interessi finanziari e commerciali e  fra potenze imperiali. L’auspicio è che i moniti ispirino i fruitori a considerare l’idea di far da sé un proprio studio, un percorso personale di riflessione sui nuovi conflitti e sulle nuove guerre.

Ciò detto…

Buona fortuna a tutti.

IANA


http://foto.libero.it/amici.futuroieri/




23 febbraio 2010

Sky Crawlers e la rappresentazione della guerra


De Reditu Suo - Secondo Libro

                       Sky Crawlers e la rappresentazione della guerra 

 Sky Crawlers (Sukai Kurora) è un lungometraggio d’animazione giapponese, lento, lungo 121 minuti, esteticamente impressionante e racconta una curiosissima storia di guerra. L’opera  stata presentata alla 65° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il regista è Mamoru Oshii e il soggetto è di Hiroshi Mori. La Trama è quella di un conflitto globale gestito da multinazionali dell’industria bellica che impiegano dei cloni di ragazzini i “Kildren” per combattere con degli aerei  che sembrano ispirati a certi prototipi della Seconda Guerra Mondiale. La vita di questi disgraziati è la conseguenza di un esperimento dovuto agli appalti dell’industria bellica, essi vengono programmati con le memorie di altri combattenti deceduti e mandati sui veicoli a combattere un conflitto che è anche uno spettacolo televisivo. I combattenti in questione fanno parte di una multinazionale della guerra che lavora per un ipotetico Super-Stato Europeo. Quello che impressiona del lungometraggio è  come esso riprenda alcune evidenze oggi drammatiche di nuovi conflitti e li volga nel contesto di una visione estetica complessiva suggestiva. Oggi che il Belpaese è arrivato al nono anno di conflitto afgano con spese crescenti, votate spesso in modo bipartisan come risulta ai redattori di molti siti italiani sull’argomento, le nuove guerre pongono delle domande e costringono a delle riflessioni. In particolare c’è da chiedersi quale sia per il Belpaese, solito vaso di coccio fra vasi di ferro, il prezzo da pagare a queste nuove guerre in termini di denari che non prendono la via della spesa sociale. Le cifre che gli Stati nazionali spendono per l’impresa afgana sono cospicue e nello specifico italiano il sito PeaceReporter presenta dei dati piuttosto inquietanti   sull’aumento dei costi e le modalità Bipartisan del rifinanziamento delle missioni all’estero. Quello che colpisce di questa realtà concreta è il ruolo di spettatori paganti che hanno i cittadini comuni nella vicenda del conflitto afgano, esattamente il ruolo dei civili telespettatori che in Sky Crawlers guardano al televisore del pub la telecronaca dell’incursione aerea sui centri industriali del nemico.  Queste guerre nuove oltre a preparare una svolta nelle armi e negli equipaggiamenti, da anni si parla del soldato tecnologico, vedono la cittadinanza dei paesi “democratici” in una condizione sostanziale di spettatori di un dramma che si svolge altrove e  che essi pagano con i denari delle loro tasse che vanno a foraggiare le industrie militari e di servizi legati al fatto bellico e anche quella finanza internazionale che fa il suolucro sui conflitti.  Di fatto la guerra diventa un processo “democraticamente” incontrollabile essendo una faccenda pubblica per i costi finanziarie umani  e nello stesso tempo estremamente privata per quel che riguarda la gestione di alcune risorse militari, dei rifornimenti e della ricostruzione dei territori devastati dal conflitto. Su Youtube sono presenti numerosi video sul conflitto afgano, di fatto la guerra è forse l’evento  più inquietante e spettacolare della rete.

IANA  per FuturoIeri



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