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15 luglio 2013

Diario Precario Dal 11/6 al 13/6/2013

Data. Dal 11/6/2013 al  13/6/2013

 

Note.

Scrutinio alle 8.00.

Sono segretario.

 Tocca a me scrivere i nomi degli ammessi e dei non ammessi all’esame di maturità con le motivazioni e le registrazioni del caso.

Dopo le due quinte, altri scrutini di classi prime, seconde e terze a vario titolo come professore di materia alternativa o di storia e filosofia.

Rinnovo del contratto separato come professore di materia alternativa per poter effettuare gli scrutini del caso fino al giorno 13/6.

 

Considerazioni.

La mia disposizione d’animo non è serena.

Durante lo scrutinio dovrò esser scrupoloso più del solito.

Sono il segretario che redigerà il verbale di scrutinio nella 5B.

Intanto un dispiacere personale: il numero di non ammessi all’esame di Stato nella quinta dove facevo lezione e nell’altra dove avevo la cattedra di materia alternativa è stato relativamente alto.

 

Osservazioni

Sono portato a mettere i fatti e quel che conosco in discussione da più punti di vista, eppure lo scrutinio finale mi appare sempre difficile.

La principale preoccupazione dei docenti è il ricorso.

 Il discorso comune fra i docenti indica che il  ricorso di solito viene vinto per vizio di forma. Quindi attenzione estrema alla forma in sede di scrutinio e va da sé in quella di Esame di Stato.

Come tante altre volte c’è stata la relazione della docente coordinatrice, i diversi interventi, poi le decisioni all’unanimità o a maggioranza.

 Lo scrutinio è simile nella procedura a tanti altri scrutini finali cui ho avuto modo di partecipare, ma cambiano sempre i nomi, i casi, le situazioni, i docenti, il quadro generale.

Non ci sono mai due classi uguali, non ci sono due scrutini uguali se non per qualche dettaglio numerico.

Tuttavia quest’anno mi trovo a dover fare più scrutini del solito per via dell’ora della materia alternativa.

Così ho avuto modo di vedere tutto il ciclo del Liceo e non solo il triennio.

Ho capito questo: il sistema ha bisogno di due cose: una riforma seria che parta dalla realtà quotidiana della scuola e dal corpo insegnanti e non da fantasticherie elettorali o favole della politica e poi occorrono molti soldi.

Occorre che il potere politico accetti di mettere soldi nella scuola e nel sistema della formazione, ossia occorre investire bene quelle cifre del bilancio dello Stato che servono e che oggi vanno nelle cose più strane e bizzarre. Occorrono dei fini generali, occorre una civiltà propria che giustifichi uno sforzo mai fatto prima per costruire il senso dello stare assieme di genti e comunità così diverse nel Belpaese, anche passando dalla scuola e dal suo rinnovo in termini di risorse, personale, dotazioni tecnologiche, strutture.

La scuola ha poi bisogno di un Belpaese con qualche sana ambizione. Le diverse genti d’Italia non possono esser solo una massa informe di singoli consumatori, debitori, lavoratori e contribuenti verso il fisco. Questa pluralità infelice deve darsi delle mete, dei fini, degli scopi di uno star assieme di carattere collettivo.

Ad esempio perché questo popolo non si dà l’ambizione di trasformare il suo enorme patrimonio di carattere ARCHEOLOGICO E CULTURALE in uno strumento di soft power volto a condizionare in senso buono della parola il sistema di vita, produzione e consumo in Europa e non solo in Europa. Ma l’Italia del 2013 appare lontana da tutto questo, le ambizioni della maggioranza sono clamorosamente egoistiche e individuali, perfino i politici sembrano incapaci di far squadra. Non può darsi in questa situazione una volontà collettiva, il senso di una civiltà propria che propone ad altri sue specifiche qualità.

Tutto il passato sembra disgregato e morto e nulla sembra cambiato.

Intanto in questi giorni di scrutinio e di chiusura dei registri personali ripasso a mente quanto ho fatto in quest’anno scolastico, rivedo le scelte, i successi, le delusioni, i casi personali di allieve e allievi.

Alla fine ci penso sempre e mi chiedo spesso se potevo far diversamente, se altre scelte avrebbero inciso in maniera diversa.

Finisco con il ritornare all’altro tempo, nell’altro secolo quando ero sui banchi e non in cattedra.

La mia esperienza scolastica diventa uno dei tanti elementi in gioco per giudicare me stesso e il lavoro, e quindi il mio tempo.

Cosa c’è di così diverso in questa nuova generazione?

Perché è evidente che questi ragazzi e ragazze non sembrano associabili o sovrapponibili  a quelli di due decenni fa!

Una domanda difficile, forse le nuove tecnologie informatiche hanno inciso in profondità sui comportamenti quotidiani, più di quanto comunemente non si voglia ammettere.

In fondo far il mio mestiere è anche porsi domande, creare e ricostruire di continuo dei percorsi educativi e d’insegnamento.

In fondo esser docente non è esattamente un mestiere come un altro.



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