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18 gennaio 2010

Comunità straniere e pietose finzioni

De Reditu Suo

Comunità straniere e pietose finzioni

Il Belpaese è ad oggi una somma di egoismi sociali e di differenze, quindi ad un esame superficiale non dovrebbe esser così difficile includere le molte comunità straniere di recente immigrazione in questa massa di gente difforme incattivita e piena di rancore che forma la stragrande maggioranza degli italiani. Eppure c’è una banalità assoluta che rende complicato riconoscere il diritto di voto  e la cittadinanza agli stranieri: la consapevolezza che riconoscere ciò in questa situazione vuol dire mettersi in discussione. Quando andati distrutti i grandi partiti di massa, morte le ideologie del Novecento, cancellati o ridicolizzati i principi della politica propri delle origini della Repubblica  è emersa una politica italiana dalle basi incerte, di fatto ridotte alla sola propaganda politica che ricalca quella della pubblicità commerciale o della campagna elettorale permanente di alcuni privati diventati dei leader. Quindi l’inserimento della forza lavoro che forma i livelli più bassi del sistema non vuol dire solo per l’Italia politica il farsi carico di problemi sociali che son stati rimossi e  lasciati incancrenire ma affrontare un problema di ordine civile enorme: come ricostruire l’Italia. Nel momento in cui verranno dati i diritti politici le nostrane sedicenti classi dirigenti  dovranno spiegare alla stragrande maggioranza di Italiani-Italiani che cosa è il loro Belpaese che fino a ieri essi consideravano il loro e, per così dire, la casa privata dove fissare regole proprie al riparo dagli altri e dai diversi. L’immissione di nuovi soggetti politici legati alle comunità di nuova immigrazione inizierà a ridefinire le diverse identità degli italiani, dovranno gli abitanti del Belpaese far conto che il loro municipalismo e provincialismo da strapazzo verrà distrutto rimettendo in discussione i poteri  locali che dovranno far i conti con consiglieri comunali e imprenditori cinesi, egiziani, nord-africani, albanesi e chissà forse perfino rumeni. Lo straniero che si fa, mi spiace per lui, italiano porterà qualcosa in più e di diverso che metterà in crisi quell’ultima barricata che è la convinzione di poter fare gli affari propri con le regole scritte in casa almeno a livello locale. Al posto del coraggio che impone di considerare il problema e costruire una civiltà italiana che sostituisca questo casino criminogeno e deforme ereditato dalle precedenti generazioni si è preferita la strada della finzione, dell’ipocrisia, del fingere che il problema sia solo di natura delinquenziale e possa esser risolto con i soldati che presidiano qualche piazza e qualche viale. A parziale discolpa del presente governo, che in quanto governo è comunque responsabile per lo stato delle cose, devo dire che nella maggior parte dei casi le diverse genti del Belpaese hanno infilato la testa sotto la sabbia e non hanno voluto mettersi in discussione. Tutto ciò che rompeva la banalità dei propri affari e del proprio piccolo lavoro o interesse era lo sporco da rimuovere o da far sparire, l’altro era l’altro e alla fine il suo inquadramento rientrava nella vecchia categoria del barbaro invasore o nel saraceno predatore ereditata dal medioevo più cupo. Al posto delle soluzioni necessarie son venute fuori pietose finzioni, falsi moralismi, invocazioni del fantasma della civiltà italiana verso il quale queste nuove genti dovrebbero ostentare una sottomessa devozione. Si son avute troppe fantasie della retorica giornalistica e della politica e non l’autentico tentativo di rispettare e d’includere sapendo che la diversità è importante e che essa non è solo un valore culturale ma quando viene accolta in un sistema complesso e turbolento come il nostro è una messa in discussione di salari, posizioni dominanti, carriere politiche, ordinamenti sociali costituiti. O  forse son ancora tanti i folli che credono che i figli di un raccoglitore di frutta da grandi si faranno sfruttare per 25 euro al giorno? Perché se così è consiglio di recarsi dal medico perché questa non è cultura o politica italiana ma follia e delirio. Quando la pietosa finzione diventa delirio è tempo di affrontare la realtà per ciò che è ed essere ciò che si dovrebbe essere.

IANA per FuturoIeri



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