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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


12 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - L'ululato del lupo solitario

Franco:  Aspetta un attimo, stai ragionando di dominio in senso astratto. Da che mondo è mondo il dominio è una cosa concreta, si esercita sull’uomo e sulla natura ma non l’esercitano i marziani ma gli esseri umani.

Gaetano Linneo: Giusto, devo allora scendere nel dettaglio. Intorno alle civiltà umane ho capito questo: esse assomigliano a enti naturali in quanto hanno un loro ciclo di vita, sviluppo, degenerazione, morte. Dalle loro rovine altri progetti di civiltà prendono quel che serve per far crescere principati, regni, repubbliche, imperi. Così è stato per l’Impero Romano che ha regalato miti, simboli, cultura giuridica e artistica e tanto altro ancora ad altri imperi e regni che hanno preso nello scorrere dei secoli il suo posto. La civiltà dell’Impero Romano nell’Europa Occidentale decomponendosi ha dato degli strumenti politici e religiosi alla civiltà Medioevale. Vi invito a pensare al Sacro Romano Impero Germanico istituito dall’imperatore Medioevale Carlo Magno; nelle parole stesse è incluso il senso di un recupero del passato del mondo antico in una realtà  completamente diversa. Oggi molti imperi sono crollati e molte civiltà si sono disgregate e ricomposte in altra forma. Il caos apparente può però esser ricomposto in questi termini: esistono due blocchi instabili di potenze imperiali. Un blocco è dato da un modello di potere finanziario e commerciale egemone di fatto sul  potere politico e l’altro da un potere politico egemone rispetto ai poteri finanziari e commerciali. Il blocco dei poteri finanziari e commerciali in grado d’influenzare fortemente e di farsi egemone sulla politica è quello che fa capo agli Stati Uniti e alle Nazioni dell’Europa e dell’Ex Impero Britannico. I paesi più o meno democratici dove si vota vedono dirigenti e capi politici elettivi facilmente influenzabili e condizionabili da gruppi di pressione, finanziamenti, interessi privati e perfino corruzione; la capacità dei ricchissimi di far squadra per difendere i loro profitti e l’azione delle multinazionali e delle banche di cui possiedono le quote dei pacchetti azionari di controllo  e di mobilitare a loro vantaggio i mass-media comporta l’estrema difficoltà del potere politico democratico spesso frammentato, corrotto, rissoso e sempre bisognosi di fondi per le campagne elettorali di opporsi in senso significativo all’interesse dei pochissimi. A questo blocco di potere, che chiamerò per comodità atlantico, si contrappone un blocco che definirò asiatico composto da Russia e Cina e da paesi alleati o amici di questi due imperi. In questi imperi il potere politico per via della sua formazione storica è più forte del potere finanziario e commerciale che deve subire solitamente l’iniziativa del potere politico-militare. Questa mi pare la differenza maggiore ma è una differenza di poco conto, perché in verità entrambi i blocchi sono simili fra loro. Si tratta di civiltà industriali  armate fino ai denti che usano il capitalismo per crescere in potenza e influenza e hanno delle minoranze al potere che decidono per tutti sotto la parvenza e apparenza di un sistema politico che afferma di tutelare la totalità della popolazione. 

Stefano Bocconi: Un bel guaio, troppi galli nel pollaio.

Paolo Fantuzzi: Certo i grandi imperi ci sovrastano e la coscienza chiama. Siamo seri però! Cosa può mai sperare la gente che va a lavorare per uno stipendio? Di contare davvero qualcosa nel mondo?  Di cosa può rendersi colpevole chi è un pezzo del sistema, una rotella che gira in un meccanismo?

Clara Agazzi: Adesso siamo al piagnisteo e alla facile assoluzione da tutto e da tutti. Ma racconta Gaetano, non è certo questo il tempo di cui ragioni.

Gaetano Linneo: Infatti Questo mio discorso vuol arrivare la tempo che m’interessa; come ulteriore premessa dirò che la competizione fra il dominio Atlantico e il dominio asiatico sfocia spesso in tensioni commerciali, diplomatiche, guerre di spie e infine guerre locali e per procura. Gli esempi purtroppo si sprecano. Ma questa lotta continua aggrava le condizioni generali dello sfruttamento delle risorse del pianeta; delle sue risorse naturali. In una situazione di tensione crescente pare poco probabile che si giunga a qualche seria collaborazione per trovare una politica planetaria comune almeno a questi due blocchi. La cosa probabile è che nonostante le proclamazioni solenni e le dichiarazioni di principio le potenze imperiali si confronteranno con durezza e questo aggraverà la competizione che domina le diverse parti di quest’unica civiltà industriale che ha raggiunto quasi tutti gli angoli del pianeta. In sintesi la lotta per accaparrarsi mercati, risorse, territori e popolazione da sfruttare continuerà, è difficile pensare che forze che si combattono fra loro in modo anche aspro arrivino a un ragionevole accordo per il bene della specie umana e fissino dei limiti ai danni che subisce la flora e la fauna del pianeta limitando gli affari delle loro banche, dei loro complessi militar-industriali, del loro commercio internazionale. Se non arriverà prima una Guerra Mondiale o qualcosa di simile è da pensare che sarà la natura a scrollarsi di dosso tanta parte della razza umana, e questo avverrà per mezzo del collasso di tante risorse troppo sfruttate e di probabili cambiamenti climatici. Quando la pressione umana su un dato ambiente diventa insostenibile o collassa l’ambiente o collassa la società umana o tutte e due. Resta da capire quando avverrà questo se in tempi relativamente veloci o no.

Clara Agazzi: Che intendi? Vuoi far il profeta di sventure?

Gaetano Linneo: Una generazione, forse due se il cambiamento arriva veloce, forse quattro o cinque se viene rallentato; mi pare improbabile che il sistema trovi da sé un punto d’equilibrio. Considerate che siano più di sette miliardi di umani sul pianeta e fra le potenze che si stanno rapidamente industrializzando c’è in questo preciso momento l’India con  circa un miliardo e duecento milioni di esseri umani e la Cina che forse ne ha un miliardo e quattrocento milioni. Ora vi prego d’osservare questi monti immersi nella notte. Cercate di capire che queste montagne hanno avuto la loro prima sedimentazione circa cento milioni di anni fa  e hanno cominciato ad alzarsi e a formarsi quarantacinque milioni di anni fa. Il tempo delle montagne, dei fiumi, delle specie viventi che prendono forme nuove non è quello delle nostre civiltà umane, che hanno tempi brevi. La potenza industriale può allungare come accorciare il tempo di queste civiltà umane. Adesso devo fare una considerazione sulla misura del tempo : l’eone si misura in miliardi di anni, l’era in centinaia di milioni di anni, il periodo in decine di milioni di anni, l’epoca in milioni di anni, l’età in migliaia di anni; e qui siamo nell’Olocene, il nostro tempo uscito dall’ultima glaciazione che ha soltanto 11.700 anni a fronte di un tempo precedente che pare spaventoso tanto è difficile concepirlo.

Clara Agazzi: Mi ricordo di quel conto per il quale se si misura come se fosse una giornata la durata del tempo del pianeta terra da quando era una massa di non si sa bene cosa che vagava nello spazio ad oggi, l’intero periodo del Quaternario nel quale è incluso l’Olocene avrebbe la durata di 17 secondi circa. In effetti  quello che dice Gaetano ha senso. Un crollo catastrofico delle forme di vita, essere umano incluso, potrebbe esser recuperato nel volgere dei milioni di anni dalla natura di questo pianeta. Certo però c’è da chiedersi cosa sarà di quest’umanità in caso di disastro.

Franco:  Aspettate, lasciamolo finire, forse ho capito dove vuol arrivare.

Gaetano Linneo: In effetti da tempo penso che il fallimento dell’essere umano formato dalla civiltà industriale e  dal capitalismo possa determinare una catastrofe generalizzata della flora e della fauna per l’eccesso di sfruttamento, di inquinamento, di uso dissennato delle risorse e perfino di guerra generalizzata. Dal mio punto di vista un sistema capitalistico che pensa alla crescita infinita punta a qualcosa che non può raggiungere, l’unica cosa che davvero pare infinita è l’eternità delle leggi che regolano l’universo.

Vincenzo Pisani: Aggiungi pure l’infinita umana idiozia alla citata durata infinita leggi del cosmo

Gaetano Linneo: Giusto. Questo luogo comune rammentato dall’amico qui mi porta a pensare a un fatto. Ovvero che l’uomo della civiltà industriale e capitalistica è parte di un meccanismo che può esser letto come una piramide a gradoni dove dalla massa indistinta che lavora per vivere si sale verso l’alto e verso gerarchie sempre ricche  e potenti ma anche più limitate nel numero e ristrette dal punto di vista della visione della complessità. Quest’uomo parte di questa piramide sociale, dei suoi riti, dei suoi miti, dei suoi pregiudizi per smuoversi dal suo torpore dovrebbe fare senza dubbio un salto spirituale e di conoscenza per comprendere il senso del suo limite e del sistema complesso in cui vive. Va da sé che potrebbe non bastare e magari al salto culturale e politico potrebbe aggiungersi  anche la dimensione del biologico, in una parola sarebbe opportuna una rinascita dell’umanità.

Stefano Bocconi: Rinascere che idea. Sa di misticismo

Franco:  Non credo che il nostro intenda qualcosa tipo una religione asiatica, lui sta parlando di una trasformazione auspicabile. In effetti quest’uomo della civiltà industriale se si togli la luce elettrica per tre giorni vede il collasso di tutta la sua realtà. Il posto di lavoro si spenge, la distribuzione dei viveri nei supermercati finisce, le macchine si fermano, le funzioni di comando e controllo della società si paralizzano,  il caos potrebbe portare a una proliferazione incontrollata delle violenze e dei delitti. In effetti quest’uomo industrializzato e informatizzato incastrato nella roccia della sua piramide sociale è molto più vulnerabile di quanto a prima vista ci si potrebbe aspettare.

Gaetano Linneo: Concludo. La possibile disfatta dell’umanità e della piramide sociale tipica della civiltà industriale non smuoverà queste montagne. I milioni di anni possono farlo. Qui dal tempo degli antenati etruschi sui è formata, sviluppata e ha prosperato una civiltà contadina anche in altura. Ora sopra una certa quota il bosco ricopre i muretti a secco e le case in pietra di quel mondo contadino che praticando una vita economica ai limiti della sussistenza ha lasciato questi luoghi da due generazioni. Due generazioni d’abbandono sono state più che abbondanti per lasciare presso i sentieri i resti di ruderi o di muretti a secco su cui sono cresciuti alberi e roveti. Forse che la fine di quel tipo di mondo umano ha smosso di un solo metro queste montagne? Su quelle rovine semisepolte dalla vegetazione ora è tornato il capriolo, la lepre, il cinghiale e perfino il lupo. Ora che ho parlato così tanto posso provare a far intuire cosa intendo. L’ora è davvero tarda. Farò il verso del lupo tre volte e voi resterete in silenzio.

Paolo Fantuzzi: Cosa significa?

Clara Agazzi: Ci vuol far intuire l’esistenza di questi monti silenziosi nel loro essere natura, enti che non rispondono al nostro tempo ma a qualcosa di diverso di cui è difficile la percezione razionale.

Franco:  In questo modo egli interpreterà comunque una parte, anche se non può esser espressa a parole come abbiamo fatto.

Linneo fa il verso del lupo

Da lontano si sente qualcosa

Franco:  Incredibile, sembra che risponda.

Gaetano Linneo: silenzio, assoluto  silenzio. Pare un miracolo: rispondono.

Si sente dei cuccioli, un branco  e poi isolato ma forte un lupo solitario

Ululato del Lupo solitario

 

 

Il Maestro è dedicato a tutti i maestri che ho avuto

IANA

 

 

 

 

Breve bibliografia  per comprendere alcuni contenuti dei dialoghi

Barioli Cesare, il libro del Judo, De Vecchi, Milano, 1988

Antonino Adamo, I nuovi mercenari, Medusa, Ingraf, 2003

Alain De Benoist, Sull’orlo del baratro,  il fallimento annunciato del sistema del denaro, (presentazione di Massimo Fini), Arianna editrice, Cesena, 2012

Stefano Cammelli, Ombre cinesi, indagine su una civiltà che volle farsi nazione, Einaudi, Torino, 2006

Franco Cardini, I cantori della guerra giusta, religioni, fondamentalismi, globalizzazione, (presentazione di Massimo Fini), Il Cerchio, Città di Castello, 2002

Giulietto Chiesa, Invece della catastrofe, Piemme, Milano, 2013

Noam Chomsky, Conoscenza e libertà, interpretare e cambiare il mondo, Il Saggiatore, Milano, 2004

Jared Diamond, Armi, acciaio, e malattie, Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Nuova edizione accresciuta, (introduzione di Luca e Francesco Cavalli-Sforza), Einaudi, Torino, 2006

Paul Ginsborg, la democrazia che non c’è, Einaudi, Torino, 2006

Diego Fusaro, Antonio Gramsci, La passione di essere nel tempo, Feltrinelli Milano,2015

Adolf von Harnack, Marcione, il vangelo del Dio straniero,( a cura di Federico Dal Bo),  Marietti, , Milano, 2007

Jigoro Kano, I fondamenti del Judo, (presentazione Matteo Pellicone), Luni, Milano,2003

Giovanni De Luna, Una politica senza religione, Einaudi, Torino, 2013

Pio d’Emilia, Tsunami nucleare, i trenta giorni che sconvolsero il Giappone, (con uno scritto di Randy Taguchi), Il Manifestolibri, Roma, 2011

Don Lorenzo Milani, L’obbedienza non è più una virtù, e gli altri scritti pubblici, ( a cura di Carlo Galeotti), StampaAlternativa, Roma 2003

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, soldati, burocrati, mercenari nell’epoca della guerra virtuale, Gli struzzi, Torino, 2003

Loretta Napoleoni, Economia canaglia, il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Il Saggiatore, Milano, 2008

Serge Latouche, come sopravvivere allo sviluppo, dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, Torino,2005

George Orwell, 1984, (trad.It. Stefano Manfrerotti), (Edizione Italiana ) Mondadori, Milano, 2014

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano,2006

Howard Zinn, Paul Buhle, Mike Konopachi, Storia popolare dell’Impero Americano,    ( trad.It. Annarita Baldassarre, Marina Lanzavecchia), Hazard Edizioni, Milano, 2011

 

 

 

 




7 luglio 2013

Diario Precario Dal 9/6 al 10/6/2013

 

Data. Dal 9/6/2013 al  10/6/2013

 

Note.

Notte prima dello scrutinio. Ovviamente son andato a mangiare i tortelli di Prato a Vernio.

Scrutinio alle 8.00.

Sono segretario, una cosa da fare in più; peraltro non facile.

 

Considerazioni.

Battuta personale a proposito della continuità didattica: chi presenta il foglio-ferie, chi ha il contratto scaduto.

Sto diventando sarcastico e un po’ acido, gli anni pesano.

I tortelli erano buoni, davvero una cucina raccomandabile quella della Casa del Popolo di Vernio.

Fra un bicchier di vino e una buona forchettata ho come al solito ragionato di politica e di costume con il Vincenti.

Mi rendo conto però che questo non serve. Almeno per quel che mi riguarda.

Tutto gira su se stesso: i ragionamenti, i discorsi, le analisi argute vengono pronunciate, magari criticate, anche lodate; e poi nulla accade.

Senza un potere reale e concreto le parole rimangono aria e suoni che si perdono nella notte.

Non è certo ragionando in modo amichevole, a tavola, fra una cosa e l’altra che può cambiare questa realtà umana.

La zona delle montagne rimane comunque molto bella, c’erano davvero dei bei paesaggi leggermente deturpati dai soliti capannoni.

Di notte vedendo il profilo delle montagne e delle colline a nord di Prato mi rendo conto che c’è una fisicità del territorio che va oltre i tempi ristretti della vita umana. Il profilo dei monti e delle colline di notte mostra una natura imponente, che attende la sfida dei millenni e non quella dei decenni o degli anni. Il profilo della conformazione della terra si stampa nella notte come una massa nera su un cielo scuro.

Anche viaggiando in auto la massa dei monti e delle colline colpisce l’attenzione. Ti senti un minuscolo dettaglio in una storia non umana votata a passare ancora qualche altra epoca geologica.

Tra parentesi scrivo che siamo nell’Eone Fanerozoico, l’era è il Cenozoico, il periodo è il Quaternario e l’epoca attuale è l’Olocene.

Davanti alle decine di  millenni l’essere umano singolo è maledettamente fragile, marginale, un granello di sabbia in una spiaggia.

La mia disposizione d’animo non è serena.

C’è uno scarto troppo grande fra la brevità della vita umana e la manifestazione della natura.

Questa presente forma di civiltà industriale non riesce a trovare alcun tipo d’armonia dentro le società umane, d’integrazione con la natura e la conformazione questo pianeta, di senso proprio per quello che riguarda i fini generali e collettivi. Questa civiltà è moltiplicazione di ricchezza, tecnologia e potenza senza un senso ultimo, un fine superiore. O se c’è pare inconfessabile perché non è evidente e non è pubblico.

Eppure il confronto a livello di pensiero alto, di sincera preoccupazione per il futuro dovrebbe essere non la tornata elettorale prossima ma il senso della vita umana su questo pianeta.

Il problema  che si esiste come singoli. Alla fine è il singolo che si confronta con qualcosa che rimanda all’eternità, allo scorrere dei milioni di anni.

 La collettività, e non solo in Italia, pensa al qui e ora; l’agenda delle priorità e del dibattito pubblico è legata ai tempi dello spettacolo, del commercio, della pubblicità, della finanza internazionale. C’è un oltre che non viene neanche pensato o intuito. In fondo mi piace pensare allo scorrere dei secoli e  dei millenni e delle centinaia di migliaia di anni perché mette fra parentesi questo presente, in quanto questo pensiero lo confina e lo rende incredibilmente mortale; in una parola lo svuota della sua potenza ipnotica, affabulatoria e ingannevole.

 

Osservazioni

Sono alla chiusura di un percorso scolastico. Del solito percorso, per così dire. Una specie di labirinto del precario che ogni anno si ripresenta ad ogni nuovo contratto.




14 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario


Le Tavole delle colpe di Madduwatta. Libro Secondo

Libro secondo

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro si prende una pausa, Sergio  osserva attento i suoi movimenti, le mani, il libro con il biglietto, il movimento degli occhi.

-          Lazzaro: Forza. Parli di forza. Ma quale? Guarda questo Belpaese per ciò che è davvero. Una pletora di anziani terrorizzati dall’idea di perdere la pensione, di finti docenti, di falsi profeti della politica, di apprendisti stregoni che vivono di pubbliche relazioni e di politica professionale. Tutti quanti campano al di sopra della realtà e dei propri mezzi grazie alle loro frodi, ai loro inganni, alle loro mistificazioni. No il potere è nelle mani della grande finanza, delle pochissime famiglie di miliardari in euro, dei generali stranieri che sono in relazione con i complessi militar-industriali dei loro imperi di riferimento, dei grandi burocrati, dei livelli alti della politica e della diplomazia. Questi sono i forti. Ceti sociali o se si vuole caste formate da minoranze piccolissime che sono al potere o ne controllano delle frazioni. Un messia politico che trascina il popolo dalla sua o è espressione di questi poteri oppure è morto o carcerato prima ancora d’iniziare. No non c’è nessun Messia o Redentore sul piano politico ed economico. C’è solo lo squallore di un mondo senescente pieno di paure e terrorizzato dall’idea di perdere quel poco che ha strappato con la frode, il lavoro, la disonestà alla malvagità del mondo e all’iniquo sistema sociale della Repubblica. La forza dell’Italia. Ma quale? Quella dei migranti poveri che lavorano per pochi euro l’ora, dei nuovi poveri, di quelli che s’arrangiano, delle famiglie con madre e padre con lavori saltuari e precari e le famiglie d’origine dissolte. Ma di che si parla? Oggi un turbine di anziani terrorizzati brama solo ed esclusivamente di divorare le residuali risorse pensionistiche e sociali con ingordigia ed egoismo ignoti a tutta la storia precedente di queste nostre sfortunate genti d’Italia. Mai è capitato che l’egoismo sociale degli anziani si sviluppasse al punto di determinare politiche così miopi, distruttive, disgregatrici della solidarietà fra generazioni. E’ evidente anche a un cretino che se intere generazioni svolgono lavori malpagati e saltuari non potranno dare i contributi pensionistici ad una massa di anziani bisognosi di cure sanitarie costose, di supporto sociale, di sussidi e ovviamente di pensioni. Quanto può dare un precario della Scuola, un assunto dal Comune per tre mesi, un  migrante che lavora in nero e senza permesso di soggiorno, un disoccupato  o uno sbandato.  Il disinteresse per noi, per coloro che vogliono insegnare, educare, costruire un Belpaese meno osceno, irreligioso, empio corrotto, degenerato ha una dimensione suicida. Forse c’è una pulsione di morte in Italia, una spinta interna che sta puntando alla dissoluzione dello Stato e alla rovina estrema del nostro popolo.

-          Sergio: Credi nelle stelle? Non è una presa in giro… Vedi io credo che sia vero che questo è un tempo di passaggio fra ere, fra modi d’essere umani qui nel pianeta azzurro.

-          Lazzaro: Cosa cerchi di dire? Sei uno di quelli che va dietro  la New Age e la teoria che stiamo entrando nell’Età dell’Acquario. Sei fuori di testa fino a questo punto?

-          Sergio: No. Credo in ciò che è reale e il reale muta, degenera, rinasce, si scompone  e ricompone per azione dell’uomo e della natura. Se sia una nuova Era che apre le porte a una nuova forma d’esistere della razza umana non lo so, e non lo posso sapere. Ma è evidente che i forti possono sopravvivere al male e  non c’è solo la forza del soldato o del poliziotto che si basa sulle armi. C’è l’intelligenza di chi conosce i fatti e sa cosa sia reale e cosa sia illusione, c’è la forza di chi ha fede e prega, la forza di chi vuol costruire e non distruggere. Forse alcuni nemici sono comuni. Ma tu dai un forte valore sociale e di ceto a quel che è una natura morale e antropologica. Ci sono umani che sono malvagi e nascono malvagi e vanno in alcuni momenti del corso storico messi in condizione di non nuocere con tutti i mezzi. Ordinariamente la loro funzione è di distruggere i deboli annientando e razziando le risorse economiche e disgregando la solidarietà fra simili per aumentare il caos, la paura, il disordine, la follia. Quando la misura è colma arriva poi la purificazione necessaria, legittima, santa. Quel che rimane una volta purificato è più forte, più saldo, più elevato. Il salto spirituale e antropologico di chi studia magia e astronomia è una realtà naturale, un fatto quotidiano, privato che ha una sua dimensione collettiva e perfino ecologica. Cambia la natura distruggendo le mutazioni naturali o indotte incapaci di relazionarsi al meccanismo complesso della vita sul pianeta azzurro; così è per gli esseri umani. Il meccanismo sociale e civile del capitalismo di questo terzo millennio è fatto per stroncare ogni forma di vita singola o associata che si riveli incapace di relazionarsi ad esso. E’ una macchina artificiale  che completa e rafforza il meccanismo di selezione naturale. Forse è più della natura è un nuovo Dio creato però dagli esseri umani per gli esseri umani. Per me è il segno che è possibile mutare con la forza la natura dell’umanità e dare ad essa una forma, un segno, una vita ordinata secondo una volontà dominate impersonale in grado di muovere forze collettive.

-          Lazzaro: Incredibile! Astrologia, New Age e Darwinismo sociale tutto mischiato assieme. Forse abbiamo dei nemici comuni, ma la confusione è tanta in questa stanza. Di tutti i fascisti che ho ascoltato finora tu sei il più strano, il più originale.




8 ottobre 2010

La recita a soggetto

 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Dove lo zio Marco trova Francesco sul divano degli ospiti in corridoio con il cellulare acceso, i due ragionano della casa e del nipote Vincenzo dove son ritornati a distanza di  anni.

Francesco: Eccolo, si pensa al demonio e subito c’è l’odore dello zolfo; anzi della sigaretta. Ora spengo e son subito da te.

Marco: Non ho fatto qualche migliaio di chilometri per sentire le lamentele di un fratello maggiore, semmai la signora come sta; in fin dei conti siamo in casa sua  e essendo fratelli del tale dal quale è divorziata è di cattivo gusto star in casa sua senza presentarsi. Piuttosto è in casa?

Francesco: Sì era molto stanca, così è andata a dormire del resto è notte son passate le dieci e mezzo, son rimasto con lei per un paio d’ore e me ne ha raccontate di storie. Comunque il tale come lo chiami è il nostro fratellino,  e il problema è il di lui figlio, ossia  nostro nipote. Lo sai che adesso il villino di famiglia è una specie di albergo, guarda attorno quel matto del Vince ha trasformato il salotto buono della zia in un ufficio ricevimento e cassa, ha tirato su due o tre muri e messo porte e finestre nuove e non è finita.

Marco: Fammi capire… La casa di famiglia è un albergo e questo divano nel corridoio è la stanza comune degli ospiti? Ecco spiegata la macchinetta a gettoni del caffè! Incredibile. Ma cosa è girato in quella testa matta.

Francesco: Tasse, tasse comunali, Acqua, Luce, Gas, tasse  sulla spazzatura. Hai bisogno di altri motivi per spazzar via il passato della famiglia? Del resto cosa rimane a questa generazione di giovanotti se non un delirio di debiti passati, di cose incompiute, di stranezze create da classi dirigenti improvvisate che non sono né classi, né dirigenti. Io sarei partito subito dopo la divisione dell’eredità della zia se fossi stato al suo posto. Del resto mettere in mano al ragazzo la casa e i debiti che ci sono sopra per non caricarceli addosso giustifica una cosa del genere. Del resto chi ha detto che in famiglia la torta debba esser divisa fra parti uguali, i vecchi come noi hanno più diritti; siamo stati coerenti in fin dei conti con la nostra generazione che lascerà a figli e nipoti il debito pubblico più grande d’Europa, discariche a  cielo aperto, un sistema sociale morto, un mondo politico deforme e osceno tanto criminale quanto criminogeno. Dimenticavo l’esempio: una generazione di appartenenti a una  finta classe dirigente, di finti politici, di finti credenti, di finti comunisti, di finti imprenditori; oggi tutti allegramente in fuga dalla realtà e da questo paese con la cassa o senza.

Marco: Sei sempre il solito estremista, moralista, forse ex comunista. Parli, straparli ma poi… Fra noi in confidenza ammettiamolo: ma che ce frega degli altri e di questi giovani con l’I-Pad e i calzoni strappati e le scarpine firmate. Cosa hanno fatto per noi. La storia della nostra generazione e di chi ci rappresenta è semplice c’è il denaro e c’è il nulla. Se hai il denaro sei se no sei il nulla e il nulla è la morte civile e morale. Il nulla di chi non ha è la morte morale e spirituale di tutto il proprio mondo umano perché tutto si fa nero e oscuro e sei già morto e decomposto in vita.  L’essere umano è un microcosmo di sentimenti, di valori, di spiritualità e se gli togli i soldi lo fai sparire perché è il denaro che circola la vita della vita. Se non c’è il potere che viene dal denaro tutti ti abbandonano: amici, banche, operai, figli, figlie, parenti. Tutto è una relazione di costi e ricavi nella vita del singolo come nei sette miliardi d’infelici che vivono sul pianeta azzurro. Come faceva dire il tuo amato Pasolini a Totò il povero nel Belpaese “muore due volte” il ricco una sola e solo per restituire una parte quello che ha avuto in più dalla vita. Solo un pazzo o un uomo malvagio non riconosce la follia di quanti non si approfittano del qui e ora strappando con ogni mezzo qualcosa alla malvagità dell’esistenza. Io rifarei quel che ho fatto perché anche se talvolta è riuscito male la natura del mio operare è perfetta perché coerente con questo sistema. Comunque tu non hai fatto cose diverse, mi risulta…

Francesco: La tua filosofia di vita mi fa vomitare, e non vedi la differenza. Io ho subito questo male che tu a tuo modo ami perché ti assolve da tutto e da tutti e ti giustifica. Ciò che tu hai fatto nel lavoro e nel commercio e nella produzione con gioia distruttiva io l’ho compiuto nel dispiacere e nel rimorso. Prova ne sia che la mia salute ne ha risentito, ho somatizzato il mio tradire gli ideali.

Marco: Un ideale che non trova campioni, martiri e forze materiali per la sua difesa non è una cosa seria e meno che mai un ideale. Forse può essere uno squallido alibi, una truffa morale fatta contro se stessi. Ammetti piuttosto che ciò che è stato fatto era necessario, perfetto nella coerenza e meschino nel suo darsi perché i nostri rimorsi e le nostre paure l’hanno corrotto. Se si lascia il passato dietro di sé occorre andar fino in fondo e in questa cosa entrambi abbiamo fallito. Ciò che è stato ci ha colpito alle spalle e ora siamo qui uno di fronte all’altro.






30 luglio 2010

La natura seconda e le nostrane pietose finzioni



De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e le nostrane pietose finzioni

La natura intima di questa terza rivoluzione industriale sta mostrando il suo volto aggressivo e duro con questa aspra e lunga crisi e con le nuove guerre. E’ una rivoluzione industriale come le altre due precedenti  proprio come le sue sorelle cambia il mondo umano distruggendo ciò che è stato prima e rimodellando il presente. Si tratta di un fenomeno noto  per certi aspetti scontato nella sua brutalità. Questa terza rivoluzione però ha un elemento di novità perché colpisce con puntualità e brutalità il vissuto quotidiano e la cultura rimodellandola secondo le sue esclusive necessità di profitto e di creazione della propria potenza. Chi è ai vertici del processo ovvero gli esecutivi delle potenze imperiali, i dirigenti massimi delle grandi compagnie finanziarie, delle multinazionali, delle banche, la ristretta minoranza di miliardari con interessi in decine di grandi compagnie è davvero felice perchè vede l’‘opera che crede propria mentre prende forma nello spazio e in questo tempo, il resto degli umani è materia vivente atta ad attuare o ad assistere  questo titanico esperimento di ingegneria sociale e di creazione di profitto e tecnologia. Questo esiste e si forma in anni nei quali il Belpaese sembra impazzito, qui si ragiona di comunismo, fascismo, antifascismo, e liberalismo come se il 2010 fosse il 1970. Oggi 21 maggio 2010  i giornali rendono conto del fatto che la ricerca genetica è vicina alla creazione di forme di vita artificiale, l’annuncio della avvenuta  manipolazione genetica con DNA artificiale di alcuni batteri viene dagli Stati Uniti ed è nello spirito dei tempi. Questa rivoluzione industriale cambia addirittura non solo il concetto di uomo e natura ma proprio la natura e l’essere umano nel suo essere concreta realtà materiale dotata di vita propria. Davanti a quel che è enorme e clamoroso vedo un dibattito politico stanco e infelice legato a cose squallide e brutte come il coltivare antichi dissapori e miti perduti per tenersi fette di elettorato pieno di idee confuse e nostalgiche da usare strumentalmente come forza ausiliaria per vincere per qualche punto percentuale lo schieramento politico avversario. La politica italiana degli onorevoli, dei cavalieri al merito e dei commendatori da tempo non pensa più il  tempo di tutti e si accontenta di amministrare il suo tempo e se stessa e i suoi piccoli e grandi interessi; la grande finanza non può per sua natura trasformarsi in un soggetto politico in grado di sostituire i vigenti ordinamenti democratici e si accontenta di manipolare e indirizzare la grande politica nazionale e internazionale. Le enormi masse di umani che sono cittadini di Stati democratici devono cimentarsi con il problema di una condizione di civile libertà ferita ripetutamente dalla crisi globale e dalle diverse forme di autoritarismo che emergono in queste nuove guerre. Di fatto non c’è indirizzo e controllo nella crescita del potenziale tecnologico, le mutazioni anche notevoli e invasive come i telefonini tuttofare, internet o l’E-book arrivano, si consolidano, mutano i rapporti umani e sociali e solo dopo che la trasformazione è già irreversibile arriva il legislatore, il moralista, il giornalista, il commento dell’uomo della strada. Non ci sono forze in grado di determinare lo sviluppo di questa natura seconda ed essa stessa non ha una coscienza o uno scopo: diviene ciò che può essere nel mondo degli umani che abitano il pianeta azzurro e occupa tutti gli spazi vuoti.


IANA




15 febbraio 2010

La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini


De Reditu Suo - Secondo Libro

                              La grande fortuna di Pier Paolo Pasolini

Il poeta e regista forse non se rendeva conto, o forse sì, ma la sua era una vera e propria fortuna: i suoi persecutori che lo trascinavano in tribunale  erano veri e c’era davvero gente capace  di provare odio e disgusto. La sua lotta civile e culturale s’integrava nei termini di qualcosa che era ancora vivo anche se profondamente malato di corruzione, ignavia e cinismo. Oggi tutto è merce, perfino la critica dura e impietosa si trasforma in prodotto, tutto è divorato dal sistema di produzione, spettacolo e consumo anche l’urlo del predicatore nel deserto e il monito dell’intellettuale impegnato assumono senso se entrano nelle logiche e nei percorsi dei sistemi di comunicazione di massa. L’odio è un sentimento forte e oggi è ormai merce rara in una civiltà a metà strada fra il centro commerciale e la catastrofe ecologica planetaria.   Al disprezzo e al contrasto si preferisce il silenzio per malvagità, per incapacità di comprendere e per la folle e assoluta volontà di portare a buon fine interessi privati manipolando le leggi, gli appalti e  i piani regolatori. Non dico niente di nuovo su tutto questo, il lettore pensi a tangentopoli. La cultura alta e profonda è estranea alle logiche del potere di oggi che è solo l’estensione della volontà di finanzieri, manager, banchieri, sceicchi, e trafficanti di ogni specie. A queste caste al potere interessa solo  un minimo di Stato che tuteli in qualche modo la proprietà privata e la libertà di commercio. Non credo che esista un centro di potere malvagio, quel che è avvenuto è stato un percorso segnato dal collegarsi e svilupparsi di più volontà, di più progetti di dominio e controllo e  dalla volontà di potenza di realtà imperiali globali. Quindi più attori pubblici e privati di dimensioni imperiali con interessi assolutamente egoistici e cinici hanno condotto le vicende planetarie negli ultimi decenni e ormai tocca vedere una terza rivoluzione industriale che sta smentendo tutte le ragionevoli aspettative di progresso e benessere. Alle rovine della vecchia Italia e dei suoi antichi poteri si sommano le rovine di tangentopoli e un giorno potrebbero sommarsi quelle del Berlusconismo. Una massa informe di cose morte e miti perduti e svergognati non può creare odio, rabbia, lotta e  martirio ma solo diserzione, fuga e furberie da strapazzo. Forse l’Italia di Pasolini era quella della fine di modi di vivere e di essere di natura arcaica e a loro modo tradizionali. Questa di oggi è l’Italia dove i nuovi miti e i nuovi spettacoli rivelano la loro natura assolutamente strumentale e volta a calmare un popolo di tapini, di impoveriti e di popolazioni piene di problemi non risolti. Il mondo umano dell’Italia di oggi è qualcosa di talmente deforme e inesprimibile che anche l’odio di parte cessa di essere un fatto assoluto per diventare o un problema privato o una stramba continuazione dello spettacolo permanente nel quale è immersa la politica e il sedicente “mondo dell’informazione”.

Sui processi di P. Pasolini umilmente rimando al sito http://www.pasolini.net/processi_cronologia.htm

IANA  per FuturoIeri




9 febbraio 2010

Vecchie e nuove tenebre

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Vecchie e nuove tenebre

A parte qualche ateo, qualche anticlericale e qualche filosofo per professione o presunto tale chi ricorda più Giordano Bruno e la sua testimonianza della libertà di pensiero portata avanti anche i fronte a sette anni di carcere, alla tortura e al rogo voluto dalla Santa Inquisizione Romana?

Perfino chi muore per principi come il libero esame o la libertà di ricerca e di pensiero deve subire la violenza di esser oggetto del discorso di parte in Italia. Comunque per i pochi miei lettori che non conoscono la vicenda mi limiterò a dire che il filosofo, scienziato, erudito ed ex frate Giordano Bruno fu incarcerato, interrogato, processato, torturato dalla Santa Inquisizione per le sue affermazioni e i suoi scritti e infine venne bruciato vivo a Roma in Piazza Campo dei Fiori nel 1600. Almeno il vecchio potere inquisitorio aveva il coraggio di entrare nel merito degli argomenti, di verificare e forse perfino di capire le questioni portate dai nemici della fede e dei re per Diritto Divino. Oggi i nuovi poteri sono inquinati da un potere che è per sua natura illegittimo quando ha a che fare con la politica ed è il potere della finanza.  Questo nuovo potere  non può entrare nel merito e deve difendersi con il silenzio, con la frode e con la calunnia. Nessun regime politico, con la sola eccezione di qualche signore della guerra o di qualche bandito un po’ meglio organizzato rispetto ad altri può pretendere di governare in nome della finanza, ci vuole una foglia di fico sui genitali del potere, occorre qualche scusa religiosa o patriottica. Il potere che cede alla logica di servire le piccolissime minoranze di ricchi si candida a non essere ubbidito  nel momento del bisogno o della disgrazia, è quindi un potere debole che spesso trova pessimi campioni e pessimi capi e nessuna autentica fedeltà che è a pensarci bene il primo degli ingredienti per creare la civiltà e per dare senso ad una realtà collettiva di natura politica. Le nuove tenebre sono peggiori di quelle passate perché ignorano i loro limiti e la loro natura, l’ignoranza che viene dal servire in politica l’egoismo dei pochissimi è ancor vile e distruttiva del dogma e dei valori aristocratici. Il suo non conoscere limiti rende illimitata al sua portata distruttiva, la sua capacità di demolire ciò che era prima certo e di creare al suo posto cose fragili e incerte disgrega ogni valore morale o di convivenza civile che non sia una trovata pubblicitaria o l’esaltazione di sentimenti egoistici e auto-distruttivi. La censura avviene semplicemente oscurando i microfoni e le telecamere e pagando esperti di comunicazione e della politica perché rovinino la reputazione e l’opera dell’eretico di turno sia esso un contestatore professionale come Beppe Grillo o il leader di qualche associazione di  consumatori truffati. Talvolta dove non può arrivare l’arbitrio del silenzio arriva lo studio legale con  le querele e  le diffide non appena si presenta il minimo appiglio legale o anche meno. Il nuovo potere non ha un livello morale perché è per sua natura estraneo alla morale, esso  è  l’estensione brutale del potere meccanico del Dio-denaro e delle potenze scatenate dalla terza rivoluzione industriale. Si tratta di una macchina titanica senza guida e senza meta;  chi pensa dominarla è ancor più pazzo di chi finge d’ignorarla, come la morte alla fin travolgerà tutti dai re ai mendicanti.

IANA per Futuroieri




26 gennaio 2010

Questo grande spettacolo scellerato

De Reditu Suo - Secondo Libro

Questo grande spettacolo scellerato

Certo che è difficile pensare a questi anni cercando indietro nel tempo per capire se era stato previsto tutto questo dominio nella vita di  ogni giorno della pubblicità e del mondo dello spettacolo. I segnali erano tanti ma ciò che sorprende  è la forza con cui questi fenomeni son venuti in essere: di fatto l’immagine del mondo e il vissuto quotidiano del singolo son condizionati dalla pressione enorme di questo modo di comunicare. Milioni d’immagini, di suoni, di scene animate e affini spingono a comprare qualcosa o a star sul  mercato vendendo capacità professionali e non solo, si tratta di un condizionamento incessante e continuo.  Dentro il condizionamento c’è tuttavia una novità e si tratta dell’assorbimento delle categorie che vivono di politica dentro le logiche della presente civiltà dello spettacolo.  Il potere politico deve rappresentare se stesso con mezzi e logiche non dissimili dai divi e dalle dive del piccolo e del grande schermo, deve esserci; ossia deve  esser presente la mattina, il pomeriggio e la sera nelle fasce orarie utili quando  il potenziale elettore ha il video acceso.  Talvolta esagerano e occupano anche le fasce orarie notturne , così  il potenziale elettore si trova circondato a meno che non accenda la scatola magica solo a notte fonda.   Forse Don Milani  e Pierpaolo Pasolini con certe loro prese di posizione allora da molti ritenute eccentriche, per non dir di peggio, avevano intuito la natura intima della televisione e della pubblicità commerciale e la sua capacità di essere rappresentazione di tutto  e di essere forza in grado di sedurre e condizionare. Purtroppo quei due personaggi paralleli e opposti sono un ricordo del remoto passato, ben poco è rimasto dell’antica spinta  all’impegno civile o religioso a favore della popolazione italiana.  Tuttavia oggi, a mio modesto avviso, c’è una novità: tutto ciò che fa spettacolo diventa anche atto politico in quanto diffonde con studiata scienza stili di vita, modelli di consumo, comportamenti, e talvolta modi di pensare e di agire. La politica arriva dopo e constatata la mutazione in atto nelle parole e nelle logiche dominanti si adegua di conseguenza; il momento politico è successivo al fatto spettacolare e commerciale. Mi permetto di aggiungere che la dimensione  dei grandi valori di origine laica e religiosa,  inclusi anche quelli più inquietanti, viene comunemente inserita entro i termini di logiche commerciali. Prova ne sia che perfino certe produzioni del regista statunitense M. Moore   sono state dei successi commerciali e come tali hanno prodotto ciò di cui il sistema attuale di produzione e consumo ha bisogno: profitto.  Tutto si può riportare all’essenza che permette al capitalismo senza regole che è venuto in essere di esistere.  Il Dio-Denaro è il sangue di questo modello di produzione e consumo dove  l’umano  crea la forza vitale del sistema. Ciò che permette all’umano di far bene il lavoro senza troppe domande è da una parte necessario e  dall’altra comodo per chi è nei livelli superiori della società. Lo spettacolare in politica è quindi parte di un tutto che non riesce a darsi limiti e tabù.

IANA per Futuroieri




24 novembre 2009

La Resurrezione

De Reditu Suo

La Resurrezione

L’Italia anche solo di venticinque anni fa è stramorta negli esiti, nelle speranze, nelle ragioni, nei costumi e nelle visioni del mondo e della società. Questo fatto, da anni non più tragico ma banale constatazione e comune ovvietà, merita una considerazione in positivo: dalla decomposizione del mondo umano precedente non può che formarsi un nuovo mondo umano con le sue regole e le sue ragioni. Questo non è necessariamente una cosa buona  e positiva per coloro che subiscono il cambiamento sulla loro pelle, oso scrivere che è quasi un fenomeno naturale come le alluvioni, i terremoti, le estinzioni di massa dovute ai cambiamenti climatici e le grandi catastrofi che talvolta avvengono in natura. Scrivo queste cose mentre nel Belpaese si consuma l’ennesima mini-crisi parlamentare dovuta al solito conflitto fra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la magistratura. Questa cosa disgraziata di fatto produce leggi contestatissime e peraltro, a quel che mi consta, infelici. Ormai cerco d’ignorare il fatto che il Berlusconi il quale da anni è stato di fatto trasformato nel problema del Belpaese, è anche un trucco per nascondere dietro costui tutti i problemi e i torti che si porta dietro questa Repubblica. Quando la vicenda umana e terrena, del resto a quanto pare ne è consapevole dal momento che da anni si parla dell’opera che deve dargli la sua sepoltura monumentale, del Cavaliere avrà termine solo allora si potrà constatare cosa è davvero rimasto in Italia di ciò che era presente nella vita pubblica prima della sua “discesa” in politica.  Gli anni passano inesorabili per me come per tutti gli umani che vivono su questa nera terra. I protagonisti politici e culturali di questa Seconda Repubblica stanno invecchiando, i capelli diventano grigi, gli occhi spenti, la dialettica e la retorica di un tempo ha perso la sua forza. L’intera sedicente classe dirigente italiana tradisce i segni della vecchiaia e dell’appartenenza a un tempo morto, alle stagioni che sono parte di anni lontani e persi. Non è poi così grave: stagioni ben più tragiche, sanguinarie e nobili hanno preceduto questa qui della Seconda Repubblica. Un mondo umano sta lentamente finendo, si sta spegnendo nelle squallore della cronaca scandalistica e giudiziaria, nelle polemiche sterili e nei rancori; chi verrà dopo questi anni dovrà raccogliere i pezzi del vaso di coccio che, come al solito, è, è stato e sarà costretto o forzato a star assieme ai vasi di ferro nel suo lento scivolare attraverso il tempo che scorre su questo pianeta azzurro. Questo secondo tempo della Repubblica Italiana ha, ha avuto e avrà un sapore amaro e un vago e nauseabondo odore di marcio.    Forse, questa è la mia certezza, la fine di questo tempo può essere vicina e avverrà indipendentemente da fattori che oggi sembrano deboli o potenti a seconda dei casi o delle circostanze; semplicemente stanno finendo le condizioni che rendevano stabile questa Seconda Repubblica. Vanno ad esaurirsi gli esseri umani che hanno costruito questo sistema politico e sociale, la stessa popolazione italiana è diversa da quella di vent’anni fa è cambiata in profondità e ha al suo interno ormai una percentuale di comunità straniere che hanno assunto un peso economico e sociale rilevante e che presto si prenderanno un ruolo politico adeguato. Mi spiace che debba finire così senza eroismi, senza gesti nobili. Tutto si dissolve come una candela che lentamente si consuma: un fatto banale, semplice.

IANA per FuturoIeri




7 febbraio 2008

IL SESTO CONTINENTE

Ancora una volta uno dei nostri scritti si apre prendendo in considerazione il quotidiano City fra i tanti che, ad onor del vero, hanno dato risalto alla notizia. L’edizione del 6/02/08 si presenta con le immagini dei 100 milioni di tonnelati di scarti, perlopiù composti di plastica, che galleggiano nell’Oceano Pacifico e che hanno formato una massa immane di rifiuti. Questa quantità di pattume galleggiante è stata definita nel titolo “un continente di plastica”, termine centrato, forse non sarebbe sbagliato pensarlo come sesto continente del nostro pianeta. Questa nuova non-terra, che non sostiene la vita ma la schiaccia si presenta come un minestrone di scarti della società dei consumi e a suo modo aumenta ed esiste, quasi che fosse una creatura viva. In realtà questo modello di produzione e commercio è stato pensato per massimizzare i profitti e accrescere il potere di alcune minoranze di privilegiati, per creare consenso attraverso i consumi e il divertimento per il vigente ordine costituito, e per aumentare la volontà di potenza di alcune minoranze di ambiziosi quando non addirittura di singoli personaggi. E’evidente che le conseguenze ambientali sono in questo contesto marginali, anche nella prospettiva di una catastrofe o di uno stravolgimento del sistema sociale. Non c’è bisogno di avere l’animo poetico o romantico per capire che questa “creatura” generata inconsapevolmente è la manifestazione di un sistema che sta mostrando i suoi limiti e che forse tra poco li conoscerà da vicino dato il ripetersi dei problemi economici e delle crisi militari e politiche legate all’approvvigionamento di energia e materie prime. Oggi più che mai si rivela la necessità di avere cittadini pronti a mettere in discussione le piccole certezze e sicurezze ereditate dai padri e dai nonni per avventurarsi in una rischiosa terra di nessuno generata dallo scatenamento di tutte queste forze uscite dai cattivi esperimenti dei troppi apprendisti stregoni. La situazione che si sta formando imporrebbe leader politici ed economici di natura morale fortissima e di carattere straordinario supportati da funzionari fedeli e disinteressati e da una popolazione pronta a seguirli anche nelle difficoltà. Questo non è possibile perché non si può per decenni promettere il Paradiso dei consumi alle masse con gli annunci elettorali e il lavaggio del cervello pubblicitario e poi imporre ad esse le fatiche e le espiazioni del Purgatorio; quindi a quanto pare solo la durezza dello schianto con la realtà più amara ed aspra imporrà per forza ciò che con intelligenza e onestà si può far con minor danno o con sofferenze equamente ripartite. Del resto come può una umanità così vasta, egoista, difforme e violenta procedere secondo decenza e calcolo . L’impulso, la paura, il desiderio del possesso e del potere sono i motori delle decisioni e de la volontà in questi tempi e in questo modello industriale, oltre ad essere il naturale terreno di fondazione delle scelte politiche come di quelle individuali. Forse il Sesto Continente è apparso in questo momento per ricordare ai pochi che si sforzano di riflettere che quando ogni limite è superato solo la nudità della sopravvivenza conta. Come singoli e come realtà collettive.

IANA per FuturoIeri



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