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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


2 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla della Madre-natura

Clara Agazzi: Su Adesso sta a Stefano Bocconi. Da tempo vuol parlare. Poi sta a me e  se vuole parlare anche Linneo abbiamo davvero  finito.

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire pure io.

Franco:  Sono curioso. Di cosa parlerà il nostro mercante di provincia?

Stefano Bocconi: Sarò il culto della madre-terra, l’unico culto serio che merita di ritornare dal passato ancestrale.

Paolo Fantuzzi: Questo è uno scherzo idiota. Il mercante che fa il mistico.

Stefano Bocconi: Invece no. Caro mio di recente hanno scoperto forze il più antico tempio del mondo in Turchia a Göbekli Tepe, si parla di un santuario monumentale megalitico mai visto prima e forse è datato 12.000 anni fa prima dell’invenzione dell’agricoltura. Sì è così. Questa scoperta rovescia lo’antica credenza che prima i primitivi son diventati stanziali e poi hanno creato l’agricoltura, i villaggi e si son dati alla religione. Qui il tempio megalitico precede l’agricoltura, quindi prima sono nati riti e credenze, questa cultura primitiva è diventata un fatto religioso e la concezione religiosa ha favorito lo stanziamento e quindi l’agricoltura e l’addomesticamento.   La religione e la credenza in un mondo spirituale o comunque sia altro da questo sono le basi per portare famiglie di umani a diventare stanziali ed evitare  d’ammazzarsi e magari  perfino a non divorarsi fra di sé. A quel punto con umani che condividono sul piano culturale qualche parola e degli spazi comuni diventa possibile il commercio magari nella forma di baratto magari anche solo cedere qualcosa che ne so un pezzo di carne per un frutto fresco. Del resto come può l’essere umano elevarsi se non dà alle sue strutture sociali un senso che va oltre il qui e ora, l’immediato bisogno.

Paolo Fantuzzi: Il mercante che deve al sacro le basi della convivenza fra umani su cui impianta l’organizzazione per fare il lucro, sacro e profano direi proprio che si toccano.

Vincenzo Pisani: Chi può stupirsi di una cosa del genere, mi par ovvio che senza uno spazio condiviso e qualche regola è impossibile tener assieme una comunità umana, anche la più piccola. Ovvio che quando l’essere umano si è dato delle regole e dei riti e dei simboli per tener assieme gruppi di famiglie  e poi una tribù e poi unioni di tribù ha cercato qualcosa che fosse segno di continuità nello spazio e nel tempo, qualcosa che desse un senso al suo passaggio in questa vita e che consentisse di onorare i defunti, qualcosa che permettesse di distinguere le forze negative e le forze positive della natura.

Stefano Bocconi: Esatto. Dal momento che delle religioni inventate, scritte , rivelate di oggi non c’è da fidarsi perché son umane e fin troppo umane, ecco che da tempo medito che la miglior forma di rapporto con il sacro sia l’avvicinarsi alla natura pensandola non come corpo astratto e concetto ambiguo ma come potente forza spirituale. Tutto diventa santo se la natura è sacra. Ma l’umano ha bisogno di una storia sacra, di un feticcio, di un culto per capire il suo legame con la vita sul pianeta. Quindi ecco la necessità di un culto della madre terra, della vecchia divinità preistorica che in molte forme è passata all’antichità come incarnazione della vita e della natura.

Clara Agazzi: In effetti perfino Comte il fondatore del positivismo, una filosofia incentrata sulla razionalità e la scienza che voleva imporre alla civiltà industriale la tecnocrazia a un certo punto della sua vita cominciò a pensare a un culto laico, a una religione inventata di sana pianta. Se si pensa al presente immediato si può osservare come la religione in tante parti del mondo sia una forza politica prima ancora che culturale o morale. Comunque sia il culto della Dea Madre è un culto legato al matriarcato delle origini, prima che l’umanità diventasse stanziale, almeno a quel che se ne sa.

Vincenzo Pisani: Inoltre, scusa l’interruzione, dove non si manifesta una fede si manifesta il culto del Dio-denaro che è il Dio che sostituisce tutti i monoteismi. Lui è il Dio perché è l’unico potere dentro un mondo desacralizzato e privo di senso. Un mondo umano  che rifiuta il confronto con la vecchiaia la malattia  e la morte.

Stefano Bocconi: Qualcuno che mi ha capito. Quando qualcosa in natura cresce in modo illimitato e senza restrizioni prima o poi salta per aria. Senza dei limiti, delle regole, delle proibizioni anche il sistema del Dio-denaro rischia di fare uno schianto clamoroso. Quindi stimo, opino e credo che riprendere in mano una divinità arcaica che fa sacra la terra sia una cosa opportuna

Paolo Fantuzzi: Il mercante qui non è che ha idea di farsi sacerdote  spillar quattrini ai grulli e ai poveracci.

Stefano Bocconi: Ora sta a me. Silenzio prego. Io sono il culto della Grande Dea Madre personificazione del pianeta terra. Dal paleolitico delle statuette di divinità femminili grasse arrivo. Sono il culto dell’umanità vincolata a questo pianeta e ai suoi cicli naturali e alla forza degli elementi. Sono le fasi della luna e il passare delle stagioni e prima di ogni cosa il seme che si spegne per diventare frutto e rivelare così una nuova vita. Sono il culto della vera morte e della vera rinascita, quella del qui e ora, quella del secco e dell’umido , quella concretissima di ogni giorno. Nel volgere dei millenni sono stato il culto di divinità particolari con un mito e un nome, ma sempre qualcosa dell’origine oscura e profonda si è sempre salvato, perché il culto dell’aspetto materno e femminile del divino. Sono stato fra le tante parte del il rito e del mito di Ishtar, di   Astarte , di  Afrodite, di   Venere, di Lada, di Ecate , di Artemide ,di Diana, di Demetra, di   Cerere,  Persefone, Proserpina, Mater Matuta e Bona Dea e tante altre divinità di cui ora non so dire il nome e la provenienza. Per millenni  le sacerdotesse  sono state la guida dei popoli più antichi prima dell’affermazione dei primi regni e dei primi imperi che hanno portato a un mondo divino tutto patriarcale, il quale si è congiunto con il monoteismo e i suoi miti staccando l’essere umano dal suo destino incentrato sull’essere frutto e seme della terra. La religione è diventata così strumento di potere in  due direzioni: potere dell’uomo sull’uomo e potere dell’uomo sulla natura; l’intenzione di fondo di questo potere fu schiavistica e le forme in cui si manifestò furono  tendenzialmente dispotiche e violente. Io sono il culto più antico, ho più di 30.000 anni e sono in assoluto la fede che finora è durata di più nel tempo. Sotto traccia, nel silenzio, proprio  oggi in tempi disgraziatissimi cerco di risorgere. La civiltà industriale ha rotto il sacro e lo spirituale,  la natura è diventata un problema di chimica  e questa rivoluzione dello spirito si è alimentata con l’idea monoteistica di un umano collocato da in condizione di dominio aldilà e oltre i cicli naturali. Ora che la civiltà industriale sta occupando tutto il pianeta emergono i limiti di questo modello di sviluppo che procedendo in modo sostenuto e accelerato rischia di soffocare ogni cosa e di creare nuovi e più gravi conflitti.  La Dea Madre intesa come forza pacificatrice e di rispetto di un pianeta azzurro notoriamente instabile deve esser di nuovo onorata e io suo culto devo trovare le forme con le quali qui e ora e per il prossimo futuro  possa esprimermi. Non mi serviranno capibanda e politici in doppiopetto in prima fila alle cerimonie e nemmeno inaugurazioni solenni di cementificazioni e complessi industriali con turiboli e libroni  aperti e benedizioni solenni con cori osannanti per lodar imprenditori, ministri, faccendieri, mediatori e così via. Siano il mare, la foresta, la roccia, la montagna, la nuda terra, sia il mio tempio; il ciclo delle stagioni e le fasi della luna le mie preghiere. Io sono tutte le fonti pure, tutte le foreste che ricrescono con la flora e la fauna dove la civiltà industriale si ritira, io sono i cieli nel loro mutare, sono la tempesta e sono la quiete, sono tutto ciò che è cielo e terra.  L’essere umano che mi onorerà  lo farà per la sua vita, per mantenerla nella semplicità, nella purezza, nella salute e non per la gloria mondana o per la speranza di diventar ricco e potente. Per salvare l’umanità ammalata di pazzia occorre prima purificarla ma quanti intendono mettersi in discussione e ritrovare l’istinto di sopravvivenza. Per curare chi si è avvelenato occorre prima togliere il veleno dalle sue mani prima di passare all’antidoto e alle cure, ma quanti sono disposti a ridurre i consumi, a vivere in armonia con le risorse grandi ma limitate del pianeta. Così è quest’umanità che non controlla più la sua civiltà industriale che ormai procede per un suo destino extraumano o postumano, essa ha bisogno di me per curarsi ma non mi cerca, e se mi cerca non mi trova perché non riesce a pensare una vita diversa da questa. Un giorno quando tutto questo sarà collassato perché impuro e insostenibile presso i pochi che diventeranno molti risorgerò come il seme nella terra arida che per un tempo grande deve conservarsi per aver una speranza di germogliare nel futuro. Io sono stato, io sono e io sarò ancora; perché ciò che è imperituro può sprofondare nelle tenebre , ma poi è destinato a risorgere dall’oscurità dopo che son cessate le forze che lo hanno aggredito. Risorgerò in una nuova forma  e con nuovi miti e nuove sacerdotesse, ma sarò sempre io il culto che lega l’essere umano al pianeta, sono il grande rito della Dea-madre.

Franco:  Bravo. Davvero un bella prova. Proprio non credevo che in te ci fosse il mestiere dell’affabulatore, del retore. Devi aver imparato a furia di ragionar coi clienti.




16 marzo 2010

La civiltà italiana come costruirla (VIII)




La civiltà italiana come ricostruirla (VIII)

 La possibile civiltà italiana civiltà del futuro che è ben oltre l’orizzonte ha bisogno fin da ora di quanti intendono resistere al disfacimento senza fine dei valori, dei miti e delle speranze delle diversissime genti d’Italia.  Chi non intende affidare qualcosa d’indefinito al capriccio dei tempi o peggio dei nuovi imperi in formazione deve cominciare a costituirsi in qualcosa che ad oggi non ha mai avuto peso, importanza o senso in Italia ossia una pubblica opinione. Per decenni i Partiti della Prima Repubblica e poi dei singoli leader nella Seconda hanno deciso che cosa era bene e male per i loro seguaci, mantenuti, satelliti, amici degli amici, ed elettori. Adesso è necessario che si formino delle forze che dal basso sono in grado di ragionare sul mondo reale, magari su un piccolo frammento del mondo umano, e offrire ai loro simili una visione delle cose e dei ragionamenti non inquinati da opportunismi, spirito di parte, e pessime intenzioni. In altre parole occorre che si formi quel minimo di opinione pubblica atta a mantener vivo uno spirito critico di natura collettiva  e diffuso sul territorio nazionale. L’aspetto decisivo della formazione di milioni di soggetti in grado di prendere le distanze almeno dalle forme più marcate di propaganda e dalla pubblicità televisiva è la possibilità di sostenere con finanziamento o con la partecipazione delle buone cause, quello che altrove è l’impegno civile o politico qui nel Belpaese è inquinato da decenni di cultura partitocratica e dalle strumentalizzazioni di parte per fini elettorali. Finora è mancata in Italia la possibilità di collegare le aspirazioni di milioni d’Italiani a forze culturali e sociali in grado di far sentire il loro peso sulla politica in modo non settario, non corporativo e non fazioso. Centinaia di esigenze e di necessità particolari espresse da categorie sociali o professionali organizzate e talvolta politicamente ben definite non formano una civiltà. La civiltà è un qualcosa dove istituti politici, orientamenti culturali, forze sociali, tradizioni e altro ancora trovano una loro armonia e riconoscono il loro esser parte di un tutto. In Italia la natura dei nostri schieramenti politici e dei gruppi sociali e professionali organizzati non trova mai una sintesi e non si riconosce in qualcosa di superiore, la civiltà italiana è un fatto retorico ed è spesso volutamente confusa con nebulosi riferimenti allo Stato o a sue particolari articolazioni istituzionali che non sono la stessa cosa di una civiltà. Nella Prima Repubblica i vecchi partiti di massa per alcuni decenni sia pur in modo maldestro, interessato e talvolta truffaldino hanno messo assieme i problemi e la cultura particolare di intere parti della popolazione con la vita politica o con le grandi scelte di una Nazione.   Oggi questo non è possibile e proprio nella Seconda Repubblica è necessario che i partiti, ormai altro da ciò che erano nel passato, siano forzati a confrontarsi con forze già organizzate sul territorio e già culturalmente strutturate che non hanno bisogno del protettore politico o di qualche altro soggetto mosso da interessi di pessima natura. Si deve formare una cittadinanza conforme ai tempi e  non una plebe. La civiltà per essere ha bisogno di chi si riconosce in essa e la sostiene e non di masse informi di gente diversa.

IANA per FuturoIeri







16 marzo 2010

La civiltà italiana come costruirla (VIII)




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 La possibile civiltà italiana civiltà del futuro che è ben oltre l’orizzonte ha bisogno fin da ora di quanti intendono resistere al disfacimento senza fine dei valori, dei miti e delle speranze delle diversissime genti d’Italia.  Chi non intende affidare qualcosa d’indefinito al capriccio dei tempi o peggio dei nuovi imperi in formazione deve cominciare a costituirsi in qualcosa che ad oggi non ha mai avuto peso, importanza o senso in Italia ossia una pubblica opinione. Per decenni i Partiti della Prima Repubblica e poi dei singoli leader nella Seconda hanno deciso che cosa era bene e male per i loro seguaci, mantenuti, satelliti, amici degli amici, ed elettori. Adesso è necessario che si formino delle forze che dal basso sono in grado di ragionare sul mondo reale, magari su un piccolo frammento del mondo umano, e offrire ai loro simili una visione delle cose e dei ragionamenti non inquinati da opportunismi, spirito di parte, e pessime intenzioni. In altre parole occorre che si formi quel minimo di opinione pubblica atta a mantener vivo uno spirito critico di natura collettiva  e diffuso sul territorio nazionale. L’aspetto decisivo della formazione di milioni di soggetti in grado di prendere le distanze almeno dalle forme più marcate di propaganda e dalla pubblicità televisiva è la possibilità di sostenere con finanziamento o con la partecipazione delle buone cause, quello che altrove è l’impegno civile o politico qui nel Belpaese è inquinato da decenni di cultura partitocratica e dalle strumentalizzazioni di parte per fini elettorali. Finora è mancata in Italia la possibilità di collegare le aspirazioni di milioni d’Italiani a forze culturali e sociali in grado di far sentire il loro peso sulla politica in modo non settario, non corporativo e non fazioso. Centinaia di esigenze e di necessità particolari espresse da categorie sociali o professionali organizzate e talvolta politicamente ben definite non formano una civiltà. La civiltà è un qualcosa dove istituti politici, orientamenti culturali, forze sociali, tradizioni e altro ancora trovano una loro armonia e riconoscono il loro esser parte di un tutto. In Italia la natura dei nostri schieramenti politici e dei gruppi sociali e professionali organizzati non trova mai una sintesi e non si riconosce in qualcosa di superiore, la civiltà italiana è un fatto retorico ed è spesso volutamente confusa con nebulosi riferimenti allo Stato o a sue particolari articolazioni istituzionali che non sono la stessa cosa di una civiltà. Nella Prima Repubblica i vecchi partiti di massa per alcuni decenni sia pur in modo maldestro, interessato e talvolta truffaldino hanno messo assieme i problemi e la cultura particolare di intere parti della popolazione con la vita politica o con le grandi scelte di una Nazione.   Oggi questo non è possibile e proprio nella Seconda Repubblica è necessario che i partiti, ormai altro da ciò che erano nel passato, siano forzati a confrontarsi con forze già organizzate sul territorio e già culturalmente strutturate che non hanno bisogno del protettore politico o di qualche altro soggetto mosso da interessi di pessima natura. Si deve formare una cittadinanza conforme ai tempi e  non una plebe. La civiltà per essere ha bisogno di chi si riconosce in essa e la sostiene e non di masse informi di gente diversa.

IANA per FuturoIeri






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