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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


22 marzo 2011

Sulla comune identità italiana

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Brevi note cronologicamente infilate una dietro l'altra


L’Italia Unita

 

1861-  Il Risorgimento

L’avventura dell’Italia Unita si apre a grandi speranze di gusto romantico per via della presenza di grandi eroi ottocenteschi come Mazzini e Garibaldi. Il Regno Unitario che si costituisce e che è privo di alcune regioni si presenta come un nuovo Stato Nazionale su cui sono collocate molte speranze.

1861- 1876   La destra Storica al potere

L’Italia passa dalla poesia alla Prosa, al posto dei grandi ideali – la poesia- emerge l’evidenza di un Risorgimento tormentato e contrastato, di una Nazione giovane con grandi masse popolari e contadine povere e poverissime, di classi dirigenti insensibili alle sofferenze quotidiane dei loro amministrati e di un popolo italiano tutto da costruire  e da istruire. Intanto il brigantaggio è represso con estrema durezza e grande è la distanza fra la stragrande maggioranza degli italiani e le minoranze al potere.

1876-1887  La Sinistra Storica

La sinistra storica constatando la distanza enorme fra paese legale e paese reale, fra sudditi del Regno d’Italia e la minoranza di ricchi e di nobili che di fatto governa il paese e ha diritto di voto cerca di avvicinare le masse popolari con misure sociali e edificando monumenti agli eroi del Risorgimento e attuando titolazioni patriottiche di piazze e vie. Intanto l’emigrazione italiana verso il Nuovo Mondo si presenta come un fenomeno inedito che coinvolge milioni d’Italiani. Tuttavia per la prima volta la minoranza al potere si pone il problema di nazionalizzare le masse che costituiscono il popolo italiano.

1887-1896  L’età Crispina

L’età Crispina segna l’emergere di una minoranza politica autoritaria con forti legami con i grandi industriali del Nord e i latifondisti del Sud. Da una lato aggredisce con estrema violenza poliziesca le manifestazioni di protesta operaie e contadine dall’altro coltiva un nazionalismo aggressivo e colonialista che fa presa sui ceti medi, la formula di creazione degli italiano è combinata da riforme di carattere giuridico, amministrativo e sociale. La disfatta coloniale dell’esercito italiano ad Adua fa emergere un nazionalismo esasperato e forze socialiste diffidenti del concetto stesso di Nazione. Emerge l’impegno politico dei cattolici in quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia.

 

1898-1900  Sangue e fango sull’Italia.

L’età Crispina cessa al momento della disfatta coloniale, la protesta sociale è soffocata nel sangue anche nella civilissima e industrializzata Milano dove  spara con i cannoni contro donne e bambini in sciopero. La repressione sociale è durissima, l’idea risorgimentale di fare gli italiani s’allontana. La politica diventa aspra, per evitare la disgregazione delle libertà fondamentali l’opposizione ricorre all’ostruzionismo parlamentare. Su questo biennio di sangue e fango  cade il regicidio del 1900 per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

1901- 1913  L’Età di Giovanni Giolitti

L’età di Giovanni Giolitti segna un periodo di riforme e di progresso sociale, economico e industriale che trasforma lentamente ma inesorabilmente l’Italia in una potenza regionale dotata di una propria potenza militare e industriale anche grazie alle innovazioni della Seconda Rivoluzione Industriale e fra queste l’energia elettrica. Le proteste contadine nel sud sono represse, aperture alle forze sociali e operaie nel Centro-Nord. Emerge l’impegno politico dei cattolici fino a quel momento culturalmente  ostili alle minoranze che esercitano il potere in Italia. Il suffragio universale maschile è un fatto, c’è la possibilità di avvicinare le masse popolari alla Nazione nonostante la presenza fortissima di una cultura cattolica e socialista diffidenti verso lo Stato Nazionale e le sue classi dirigenti.

1914  L’Italia del Dubbio.

L’Italia è l’unico paese  fra le potenze d’Europa che evidenzia una massa popolare ostile all’entrata nella Grande Guerra, il grande massacro scientifico e  industrializzato che riscriverà la storia del pianeta e della civiltà industriale. Giolitti è ostile al conflitto coche comporterebbe il rovesciamento dell’alleanza con il Secondo Reich e l’Impero d’Austria-Ungheria, il parlamento è contrario  alla guerra, il popolo freddo e diffidente, i ceti popolari impauriti.  Solo una minoranza di nazionalisti di varia origine è favorevole e la Corona per motivi di prestigio internazionale e  di potere.  

1915-1918  L’Italia della Grande Guerra.

L’Italia in tutte le sue articolazioni sociali paga un prezzo spaventoso al conflitto mondiale imposto da una minoranza di nazionalisti politicizzata e organizzata e di estremisti politici di destra politicizzata e organizzata a tutto il resto della popolazione della penisola. I morti sono più di Seicentomila, tutta l’Italia è coinvolta, lo sforzo è enorme e ipoteca il futuro del paese a causa dei debiti contrati e delle perdite umane, quasi tutte le famiglie italiane direttamente o indirettamente sono toccate dal conflitto.

 

1919-1920  Il Biennio rosso

L’influenza della rivoluzione d’Ottobre e della presa del potere Comunista in Russia determina e la resa dei conti fra le forze politiche e sociali dopo la Grande Guerra determina un periodo di forte scontro sociale che porta all’occupazione delle fabbriche e di alcuni latifondi incolti da parte delle masse popolari arrabbiate e impoverite. Il mito della rivoluzione Bolscevica e la disillusione per la Vittoria Mutilata sembra spegnere qualsiasi identità patriottica. Emerge la reazione quadristica,  armata e terroristica  fascista che intende imporre all’Italia intera la sua concezione di patria  e di Stato.

 

1922-1924  Il Fascismo al potere

Mussolini riesce a trasformare i fasci di combattimento in una forza politica autorevole che ha rapporti con il Vaticano, con la Corona, con l’Esercito e con la grande industria italiana. Nell’Ottobre del 1922 con un finto colpo di Stato che segue la “Marcia su Roma” comincia a costituire un modello di Stato che deve sostituire quello liberale e giolittiano attraverso un governo di coalizione che trova ampio consenso in parlamento. L’idea è usare il fascismo per creare lo Stato fascista che deve a sua volta creare l’italiano nuovo. Il fascismo manipola la scuola, lo Stato, i riti pubblici per arrivare al suo scopo politico.

1925-1935  Il  Regime fascista

Il fascismo cerca di creare il suo italiano ideale militarizzando la scuola pubblica, determinando riforme sociali, trasformando il partito in istituzione, plagiando al gioventù e distorcendo la vita quotidiana sulla base della sua demagogia patriottica.  L’Italiano del futuro dovrebbe essere l’italiano del fascismo.

1935-1939  Anni Ruggenti

Il fascismo appare vincente. Crea l’Impero a danno delle popolazioni dell’Etiopia che vengono aggredite e conquistate, sfida i grandi imperi coloniali d’Europa e la Società della Nazioni. Il prezzo per questa operazione è il legarsi ai destini del nuovo regime nazista che ha proclamato al fine della Repubblica di Weimar e la nascita del Terzo Reich. Hitler e Mussolini s’impegna nella guerra di Spagna, emerge una diffidenza fra gli italiani e il regime, stavolta la guerra del regime è ideologica e non nazionalista e colonialista. Tuttavia le vittorie in Etiopia e Spagna spengono il dissenso. Intanto Hitler con il suo Terzo Reich inizia la seconda guerra mondiale, è il 1 settembre del 1939.

 

 

1940-1943  La guerra Fascista

Il fascismo e il suo Duce Mussolini s’impegnano nella guerra mondiale al fianco del Giappone e del Terzo Reich ma le forze armate italiane son mal equipaggiate, peggio comandate e in generale il morale è basso. L’Italia fascista e monarchica dimostra di non essere in grado di sostenere il conflitto pur essendo una delle tre potenze principali dell’ASSE.  Le disfatte del 1942  del 1943 in Russia e  Africa e l’invasione del territorio italiano da parte degli Anglo-Americani nel luglio del 1943 determinano la caduta del fascismo e la resa incondizionata del Regno d’Italia resa di pubblico dominio  il giorno otto settembre 1943. L’esercito si dissolve nel giro di pochi giorni e la truppa scappa, si arrende o viene catturata dalle  forze germaniche.

1943-1945  La Resistenza

Si formano due stati in Italia, uno monarchico a Sud e uno Nazi-fascista a Nord. Uno controllato da Hitler e denominato Repubblica Sociale di cui è leader Mussolini appoggiato da una schiera di fanatici fascisti e l’altro sotto il controllo degli alleati. Si formano nell’Italia Centro-Settentrionale le forze armate partigiane antifasciste malviste dagli alleati per via della componente comunista e socialista. L’Italia diventa così un campo di battaglia, l’unità nazionale è dissolta, gli italiani si dividono e si combattono fra loro. Il futuro è incerto e legato alla prossima spartizione dell’Europa e del mondo che sarà fatta dai vincitori del Conflitto mondiale.

1946-1947  Il Dopoguerra

L’Italia dopo una difficile e contrastata votazione diventa Repubblica e s’inizia a pensare alla sua ricostruzione. Intanto nel 1947 a  Parigi le speranze italiane sono deluse, il trattato di pace è punitivo la Resistenza non viene valorizzata dai vincitori che ne hanno dopotutto tratto profitto , Alcide De Gasperi si trova a dover liquidare la pesante eredità fascista e monarchica.

1948-1953 L’Italia Democristiana

L’Italia diventa democristiana, nell’aprile del 1948 il responso elettorale punisce socialisti e  comunisti e premia i democristiani legati agli Stati Uniti e al Vaticano. L’Italia della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi fra molte contraddizioni e tanti limiti cerca di legare l’economia all’Europa del Nord e la politica estera agli Stati Uniti impegnati nella lotta contro il comunismo. Si forma una Repubblica Italiana che esce dalle emergenze e comincia a ritagliarsi un suo ruolo economico e politico.

 

 1954-1963 Il Miracolo economico

L’Italia si trasforma in civiltà industriale, le antiche culture contadine, rionali, cittadine, popolari iniziano a dissolversi. Quanto di antico e  di remoto aveva fino ad allora limitato l’azione propagandistica dei nazionalismi fascisti e  monarchici si dissolve. L’Italia si trasforma rapidamente e aldilà della volontà delle classi dirigenti timorose di non controllare più la mutazione sociale ed economica in atto. La criminalità organizzata intanto diventa una potenza economica nel Mezzogiorno d’Italia.

1963-1968 Il primo Centro-Sinistra

L’Italia è governata con il contributo del Psi, inizia una stagione di riforme volta ad aiutare i ceti popolari, a riequilibrare le differenze sociali, a migliorare la scuola pubblica, nasce la scuola media. Ma i tempi sono aspri, il contrasto fra comunismo sovietico e regimi capitalisti è durissimo e il riflesso in Italia è pesantissimo. Intanto la televisione inizia a rideterminare e a formare la comune lingua italiana. Emerge la distanza enorme fra cultura alta e fra le masse popolari avviate al consumismo acritico e una ridefinizione di sé sulla base degli stimoli pubblicitari della società mercantile. Pasolini denunzia la trasformazione degli italiani da cittadini a consumatori.

1969-1976 L’Italia della Strategia della tensione

L’Italia paga un prezzo spropositato alla miopia politica delle minoranze al potere e alle mire politiche degli stranieri, la contestazione di carattere sociale diventa durissima emerge un terrorismo italiano di destra e di sinistra inserito nelle logiche degli ultimi anni della guerra fredda. Per l’Italiano contano due sole identità quella derivata dall’appartenenza politica e quella data dalla propria collocazione entro i parametri della società dei consumi. Pasolini muore atrocemente in circostanze non chiare il 2 novembre 1975.

1976-1990  L’Italia di Craxi

Craxi diventa il leader indiscusso del PSI e l’ago della bilancia della Repubblica, con la presidenza Pertini avviene un fatto inaudito la distanza fra masse popolari e  potere politico, il famoso Palazzo, si riduce e aumenta il consenso per il PSI e per i partiti di governo il PCI viene ridimensionato l’Italia ascende al rango di potenza globale. Questo ha però un rovescio della medaglia: corruzione, clientelismo, disgregazione di ogni morale e di ogni valore social o umano non di natura mercantile, pesante indebitamento  dello Stato, ingerenza di poteri illegali nella vita pubblica del paese. Il Craxismo dominate esprime una labile forma di nazionalismo garibaldino che cerca di collegarsi alle antiche glorie risorgimentali.

1991-1994 L’agonia della Prima Repubblica

L’Italia di Craxi si decompone, la crisi politica e morale della Repubblica italiana è evidentissima e le inchieste giudiziarie travolgono, disfano e umiliano i grandi partiti di massa che cambiano nome e ragioni ideologiche o si dissolvono. le novità internazionali successive alla Prima Guerra del Golfo del 1991 tendono a determinare il governo mondiale di una sola grande potenza gli USA e lo spostamento dei grandi affari internazionali verso l’Asia e l’Oceano Pacifico  riducono l’importanza dell’Italia e del Mediterraneo. La confusione fra gli italiani è enorme perché i vecchi punti di riferimento si dissolvono.

1994-2000 L’Italia della Globalizzazione

Berlusconi e il suo schieramento di centro-destra e i raggruppamenti eterogenei di centro-sinistra sono i protagonisti della vicenda politica italiana. L’identità italiana malamente formata  negli anni della Repubblica attraverso il mutuo riconoscimento dei partiti usciti dalla realtà della Resistenza e della creazione della Repubblica inizia a dissolversi. Lentamente si forma un quadro politico fra due grandi raggruppamenti politici contrapposti che sconfessa la molteplicità della identità politiche di parte e la crisi sociale creata dai processi di globalizzazione dissolve le identità legate al benessere e al facile consumismo. L’identità italiana sembra disgregata in una miriade di suggestioni pubblicitarie e demagogiche. Intanto la situazione internazionale peggiora partire dalla guerra del 1999, si determinano nuove potenze imperiali che contrastano gli Stati Uniti.

2001-2011 L’Italia della crisi globale

Il progetto di creare un Nuovo Secolo Americano pare dissolversi fra le dune irachene e le montagne afgane, gli USA sono impegnanti in due guerre logoranti contro insorti e  terroristi in Medio Oriente e Asia, l’Italia vi partecipa con sue forze. La globalizzazione rallenta, le logiche imperiali sembrano più forti dei grandi interessi commerciali e finanziari, intanto emergono i guasti politici e sociali legati ai processi di globalizzazione. L’Identità italiana è oggetto di dibattito pubblico segno della sua difficoltà a collocarsi in questi anni difficili con le proprie ragioni e la propria autonomia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




9 novembre 2010

La recita a soggetto-Amor di Patria

Monachella su spine e ramo



Le Tavole delle colpe di Madduwatta
La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Parliamo di affari, sul serio. Nello specifico i tuoi. Perché sei andato su e giù tra i Balcani e l’Ucraina a mendicare un posto di direttore o di controllore della qualità da certi gentiluomini? Il fatto di essere il fratello maggiore non conta, il denaro vale e vale tanto. Qualifica la persona, la rende degna agli occhi degli esseri umani e delle donne.
Francesco si allontana, apre la porta di una camera vuota e indica la finestra che dà sul giardino

Francesco:  Parli di denaro che qualifica per umiliarmi. Ipocrita! Osserva che cosa fa questo desiderio smodato, quanto ridicolo produce. Guarda il giardino!
Marco: Cosa ci fanno due tende nel giardino tra il pino e il fico? Che pazzia è questa? Vincenzo ha forse perso il lume della ragione? Si prepara alla terza guerra mondiale?

Francesco: No!  Per guadagnare qualche euro in più ha piazzato delle tende che vende a turisti squattrinati i quali non avendo da pagare l’ostello o giù di lì  e s’arrangiano;  il nostro nipotino li alloggia per pochi euro al giorno.

Marco: Il giardino di famiglia trasformato in un accampamento, robe che non vedi neanche in Ucraina! Il tutto per pochi euro, il vicinato ci avrà preso per disgraziati! 

Francesco: Questo è il prezzo dei tempi, tutto viene bruciato dall’avidità, la guerra e il conflitto di tutti contro tutti producono la distruzione di ciò che ci è caro e di ciò che è bello. Cosa ha mai fatto di diverso il nostro da noi due che ci siamo disinteressati di questa casa e abbiamo consigliato il nipotino di svendere la roba vecchia di cantina al mercatino dell’usato e del riciclo? In fin dei conti gli è stato detto la casa è tua e devi arrangiarti con l’ipoteca.
Marco: Che mondo cane! Certo che questa crisi ha spezzato le gambe a tanta gente chi prima andava in albergo ora s’accontenta di una camera pulciosa o delle tende. Questa economia di mercato  è la prosecuzione della guerra con altri mezzi, altro che storie. A proposito di guerra sei ancora convinto di essere una vittima della NATO. O hai smesso finalmente con quella storia?

Francesco: Storia! Voglio dirti qualcosa di guerre, mercato e del maledetto 1999 quando ho perso la mia fabbrica in Serbia. Persa nei bombardamenti della NATO e della nostra lodevole e meravigliosa aviazione della Repubblica Italiana. La nostra amata democrazia mi ha ben servito e per gradire  nell’occasione ha messo la mordacchia ai nostri giornalisti perché non stava bene dire che le bombe che venivano giù dal cielo erano le nostre.  
Marco: Ancora con questa storia della fabbrica italiana di qualità spianata dalla NATO, ma quando la smetterai!  Non sei il solo che ci ha rimesso, e gli altri sono ancora in piedi. Piuttosto ammetti con te stesso di essere stato il solito cialtrone, l’impareggiabile venditore di fumo, un triste millantatore.

Francesco: Mi sarei inventato io i ponti di Belgrado spianati, le fabbriche dove lavorava la gente bruciate dai proiettili, la gente ammazzata, scuole, case, magazzini tirati giù con bombe da trecento chili. No caro il mio fratellone!  Io c’ero e ti giuro sul mio onore che tutto ciò che puoi aver visto in televisione sono idiozie o nella migliore delle ipotesi veline degli uffici di propaganda e d’informazione dei nostri alleati, o forse dovrei dire padroni dal momento che quella guerra è avvenuta contro la nostra  pubblica opinione e mesi di martellamento propagandistico anti-serbo e anti-slavo non hanno smosso la diffidenza e il sospetto. In questo l’Italia è migliore delle altre genti dell’Europa del nord. Uomini e donne dei popoli del nord amano la guerra, i massacri ,sono masse di sanguinari disinformati pronte ad eccitarsi davanti mezzibusti televisivi che li spingono a lodare bombardamenti e massacri in nome dei diritti umani e altre scemenze simili. Mostri! Come può un bombardamento all’uranio impoverito o con bombe di precisione creare i diritti umani? Non conoscono nulla dell’umanità e pretendono d’insegnarla  a noi che siamo i creatori del diritto e abbiamo portato il cristianesimo e la parola di Dio nelle loro fredde terre dove i loro infelici e barbari antenati sacrificavano agli Deì oscuri. Chi sono questi stranieri ricchi e bianchi che parlano dialetti germanici se non i discendenti dei goti, degli angli, dei sassoni, e degli ostrogoti. I  loro demagoghi oggi siedono sulle cattedre di Gesù, di Cesare, di Cicerone, di Seneca e pretendono d’insegnare non solo a noi ma al mondo intero. E chi non ci sta, chi non accetta il diritto , il commercio, la morale dei civilissimi  signori della guerra in giacca e cravatta di seta allora su di lui cadono le  bombe come se fosse pioggia. Questi uomini del nord conoscono una e una sola legge: la legge del pugno. Il forte vince e domina e impone agli altri che sono deboli la sua giustizia e la sua verità. Non sono cambiati di una virgola dai  tempi di Attila e di Alarico.

Marco: Ancora storie. Sono i padroni, certo! Negare sarebbe follia. Ma dimmi da dove viene questa tua rabbia, questo tuo risentimento, questa farneticazione. Adesso te lo rivelo. Sei ancora comunista. Sissignore, sei un muso rosso. Sei infelice perché hai misurato chi sono i tuoi amici e compagni d’avventura, gli ex di sinistra subito passati dalle manifestazioni fumose e deliranti contro la CIA e la NATO alla sistematica obbedienza alla legge del pugno. Io ho frequentato altra gente, gente patriottica, gente  rispettabile. Mi hanno insegnato l’amore per la patria e, cosa buona e giusta, il rispetto per il più forte. I vincitori della Seconda Guerra Mondiale sono i forti ed è giusto che qui siano collocate più di cento basi NATO e Statunitensi, è giusto che la lira sia sparita per far spazio a una valuta Europea che è regolata da una banca centrale che a sede in Kaiserstrasse a Francoforte, è giusto che i militari dei dominanti siano processati da loro tribunali e assolti qui come in Iraq. È giusto e buono perché noi gente dispersa e difforme del Belpaese al loro posto faremo questo e molto peggio di questo. Con buona pace di Cesare, Virgilio, Cicerone e compagnia cantando e favoleggiando tutto questo è cosa buona e giusta. Dimmi ora. Non sei forse stato un padrone, non hai forse avuto proprietà, non era per te giusto che ci fosse un padrone e dei salariati. Evidentemente sì. Allora come si può negare a costoro di far proprio il diritto, di trasformare le leggi presunte universali nella manifestazione della loro volontà particolare, l’unico metro della legge nazionale  e del diritto internazionale è la volontà del più forte. Oggi la forza sono le bombe, le armi di distruzione di massa, la guerra economica usata e programmata,  il commercio, le svalutazioni delle monete, l’uso politico dei fondi sovrani, la creazione di forze terroristiche, separatiste, rivoluzionarie, la distrazione, la  propaganda e la disinformazione di massa.

Francesco: Io sarò anche un comunista pazzo ma tu sei un visionario che crede ai complotti e ai marziani. Parli come un predicatore di sciagure. La legge del pugno poi… ma chi credi di convincere? Io ho letto dei libri, perfino uno di un generale: un certo Mini. Non cambio idea a prescindere dal fatto che ci fosse o meno un governo di centro-sinistra e che fosse la prima volta di un premier ex-comunista italiano. Quella guerra era sbagliata e iniqua di per sé e perché mi ha rovinato. Uno dei migliori calzaturifici dell’est, una maestranza femminile e maschile bellissima, ottima merce e la tomaia poi… roba fina e a basso prezzo. Potevo perfino far concorrenza ai cinesi. Tutto spianato a suon di bombe, ma che credevano di trovare quei minorati mentali: il gran diavolo o perché no il generale Mladic!

Marco: Ancora con questa storia della fabbrica bombardata, no caro! Tu sei la tua rovina e le tue idee sbagliate.
Accetta la verità e la realtà. Il mondo è dei forti e a loro e  soltanto a loro spetta decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato, così come quando siamo padroni in fabbrica o nel  negozio o in magazzino stabiliamo ruoli e gerarchie così i forti devono dominare i popoli deboli e coloro che fra i deboli sono forti devono porsi alla testa di coloro che devono servire. Così è giusto che sia. Io in Ucraina sono uno che comanda sopra cinquanta maestranze per conto di soci che hanno messo i capitali e neanche sanno cosa sia una fabbrica. I forti dominano i deboli nel  mondo degli affari, in guerra, in pace, in natura e soprattutto in amore perché è sempre vera e giusta quella sentenza  che afferma che  le donne amano i ricchi e gli altri  amanti  sono i ripieghi: ovvero quelli che vengono dopo i forti che esercitano il potere e il dominio. Le donne capiscono ciò che è bene ed è giusto nella vita umana e  per questo amano gli euro e i dollari e ciò che con essi si compra. Il denaro che gira e che corre santifica ogni giorno il sistema e le sue guerre. A me va bene così.




6 maggio 2009

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi, in confidenza, parliamo di civiltà italiana…

E’ un fatto. Esiste una civiltà giapponese che, anche se caduta da oltre dieci anni in un periodo di gravi difficoltà, esporta ai quattro angoli del mondo i suoi prodotti culturali e la sua cucina, c’è una civiltà russa e pure una cinese che oggi sperano di diventare egemoni nel pianeta visto che il grande impero statunitense sta cadendo in disgrazia. Perfino la Germania e la Francia e anche nel suo  piccolo l’Irlanda si danno il tono e l’importanza che compete a chi si propone come modello di vita e di cultura. Inoltre il fu Impero Inglese sfida il senso del ridicolo e si pone come il centro del mondo civile in virtù dell’enorme importanza della sua lingua a livello mondiale. Dov’è l’Italia?  L’Italia non c’è, ad oggi non è né Stato- che sarebbe comunque qualcosa – né civiltà.

La Repubblica si è sempre pensata in termini di partito politico, di fazione, di sudditanza a poteri stranieri o confessionali. A turno, e a seconda dei tempi e dei luoghi e dei ceti sociali d'appartenenza, la popolazione del Belpaese è stata comunista filo-sovietica, post-fascista e conservatrice, clericale e pseudo-democristiana, socialista senza socialismo, individualista senza la libertà di pensiero e senza la cultura, liberale senza saper nulla di cosa sia la liberal-democrazia, in alcune zone del Mezzogiorno, per un buon decennio almeno, è stata perfino monarchica in tempi di Repubblica. In breve il Belpaese in queste due Repubbliche è stato il palcoscenico di ogni rozzo travestimento, di ogni bizzarro trasformismo politico, di ogni scatenato individualismo, di ogni estensione di qualsiasi interesse particolare inquinante e tossico. Quindi non fu né civiltà, né Stato. Il nostro Stato si riduce infatti a una serie di elementi spesso mal funzionanti ereditati dalla Monarchia, dal fascismo, o creati nelle due Repubbliche per far finta di essere un popolo libero, tollerante e democratico. Pezzi, frammenti di Stato dunque.  Non un progetto unitario, non l’estensione della volontà democratica di un popolo libero, non l’atto creativo di genti diversissime che dopo l’esperienza della Resistenza e la Guerra Mondiale si danno un nuovo modo di vivere. La civiltà italiana non c’è, se c’è è invisibile sepolta da eccessivi particolarismi, dalla fede nei miracoli, dall’espressione di volontà di singoli, dalla presuntuosa ingerenza degli stranieri che dall’alto dei loro pulpiti ci giudicano, pretendono di dirci come vivere, come pensare, come vestire. Adesso che si delinea la decomposizione morale e civile di questa Seconda Repubblica è tempo che i buoni e i giusti pensino di nuovo a cosa potrà essere la civiltà italiana. La sofferenza attuale della scuola italiana concepita dalle caste al potere come una spesa sociale da tagliare rivela quanto inconsistente sia la dimensione della civiltà italiana presso i ceti privilegiati della penisola. I componenti delle sedicenti classi dirigenti  amano mandare i loro figli in costosi master o in università estere, si travestono da cosmopoliti, da statunitensi, e prima o poi li vedremo nei panni dei russi e dei cinesi. Non è possibile pensare alla ricostruzione della civiltà italiana ad opera di questi ceti sociali, se mai sarà verrà dalla rovina morale, patrimoniale e forse anche fisica delle minoranze che oggi dominano le genti della penisola. A che prezzo accadrà questo non so dire…sul serio non lo so.

IANA per FuturoIeri





24 febbraio 2009

Chi siamo, chi saremo?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi siamo, chi saremo?

Se le sciagurate genti del Belpaese avessero due lire di dignità umana avrebbero da tempo tempestato i loro politici di critiche e sollecitazioni ai confini della violenza per chiedere lumi su cosa intendono fare delle nostre genti. I processi di globalizzazione, una violenta colonizzazione Statunitense mascherata rozzamente e malamente da arrivo della civiltà nelle terre dei selvaggi, disgregano quello che l’unico collante che tiene assieme le difformi genti d’Italia: ossia la cultura e la memoria del proprio passato remoto. Mentre scrivo si fa un gran farneticare sui giornali sui figli degli extracomunitari e sul fatto che in prospettiva le comunità straniere nel Belpaese saranno sempre più numerose. Il seguito è facile da capire queste genti diverse vorranno riconosciuta la loro diversità, chiederanno di far parte delle caste al potere, i loro figli vorranno essere non solo lavavetri e muratori ma anche notai, avvocati, dirigenti, deputati e senatori e forse ministri. Un paese indebolito dalla globalizzazione, disgregato nella stabilità della famiglia dalla miseria e da modelli televisivi di finte dive con figlio e senza marito, privo di una solida civiltà, frantumato in tante fazioni politiche e sociali rissose e contrapposte si avvia alla disgregazione e alla morte. E’ certissimo che dietro i troppi deliranti e patetici proclami della politica nostrana c’è un vero, anche se inconscio, desiderio di morte. Si brama nell’intimo dei pochi che economicamente e politicamente ci governano la distruzione delle basi civili e culturali delle genti del Belpaese, la disgregazione dei popoli italiani della penisola in fazioni e in plebi pronte a servire il più osceno dei padroni in cambio di una mancia. L’odio di tutti contro tutti, la disperazione sociale e la paura del diverso e dello straniero favorisce i pochi ricchi e i loro disegni di dominio sui molti che sono poveri. Ecco allora che all’allarme per lo straniero delinquente s’aggiunge quella dello straniero in quanto tale, si presume che l’uomo onesto debba aver paura perfino dei figli piccoli di costui. Se gli stranieri sono così temuti è solo perché nel Belpaese si è persa la capacità di pensare le nostre genti come popolo, come civiltà e come cultura. Non bastano certo i miracoli a dare ai molti il senso di essere qualcosa tutti assieme. Le comunità straniere sono spesso più forti di tutta una città italiana, quando sono comunità e non disperati che vivono in un ghetto, perché sanno chi sono, cosa vogliono e dove andare. I disordini milanesi di qualche tempo fa con la comunità cinese hanno dimostrato al mondo che una comunità coesa può imporre il suo punto di vista e diventare un soggetto politico in grado di segnare il destino di una delle nostre metropoli. Noi no. C’è differenza fra  chi sostiene sia pur fra mille difficoltà le ragioni di una cultura e di una civiltà e chi al contrario ha per capi e dominatori soggetti estranei alla propria civiltà desiderosi di spezzare e dividere la Nazione per trarre un miserabile profitto assolutamente personale. L’Italia non sarà se non comprenderà le sue ragioni d’essere come civiltà. La crisi ha rivelato al mondo la malvagità, le frodi e i troppi inganni che erano l’essenza intima degli imperi Inglese e Statunitense, adesso che i dominatori e i vincitori di ieri sono in disgrazia è tempo di capire che esite una Nazione Italiana e far valere la nostra diversità nelle sedi opportune. L’alternativa è quella tracciata inconsapevolmente dai tirannucci domestici di oggi: la morte della nostra civiltà e cultura e la disgregazione delle diverse genti del Belpaese.

IANA per FuturoIeri



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