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12 settembre 2012

Recensione - Marcione -terza parte



Il Vangelo di Marcione

Parte Terza

Marcione considerazioni personali

Limiterò le mie considerazioni personali a tre questioni che mi hanno colpito di questa vicenda di Marcione e della sua Chiesa parallela e dello studio effettuato dal teologo tedesco. La prima è che essa fu stroncata anche e soprattutto dalla conversione dell’Impero Romano d’Oriente e Occidente al cristianesimo di Stato, la seconda riguarda la ricerca di costui di un vero e autentico Vangelo che doveva emergere dallo studio e dalla selezione del materiale tramandato dalle diverse comunità cristiane e la terza il fortissimo distacco dal mondo ebraico che intendeva operare e almeno per ciò che era in suo potere portò avanti. La prima questione è una cosa che da tempo vado meditando e che mi porta a pensare il cristianesimo in quanto cattolicesimo come esito della dissoluzione dell’Impero dei Cesari che lo adottarono come fede di Stato. In questo mio convincimento mi confortano i testi di numerosi autori e una serie di considerazioni da me fatte nel corso degli anni. I marcioniti avevano l’abitudine  di cercare il martirio per mano dei pagani e dei funzionari romani a causa del grande disprezzo che avevano per questo mondo materiale. Quando l’Impero diventa cristiano si trovano nella scomoda situazione di esser eretici e perseguitati dal nuovo potere[1] che ha sposato la nuovo fede monoteista. Pare una beffa atroce del destino che gente che si caricava di rinunce durissime e faceva suo un rigore ascetico sia stata stroncata da quella che è in fondo una storia di successo politico e religioso. Eppure nel marcionismo c’è un rifiuto così forte del mondo e del male di cui pare essere intessuto che certamente il fondatore  avrebbe visto nella cristianizzazione dell’Impero qualcosa di orrendo. Il Cesare diventava cristiano e il suo potere terreno assumeva la forma e i simboli di una monarchia cristiana pur lasciando non risolti sul terreno la durezza dei rapporti sociali, la ferocia dei tempi, le pratiche brutali nella conduzione della vita pubblica  e della guerra. Von Harnack ricorda che nella parte Occidentale dell’Impero la Chiesa di Marcione fu ridimensionata[2] con relativa facilità o assorbita dalle sette gnostiche ma a Oriente ci volle più tempo e fu necessario procedere a persecuzioni e conversioni alla fede ufficiale villaggio per villaggio. In effetti una Chiesa che esprimeva un contrasto così forte con il mondo materiale contrapposto a quello spirituale non poteva diventare la forza spirituale di cui i Cesari avevano bisogno per tener assieme l’Impero minato dalla discordia interna e  dalle aggressioni esterne. Il secondo punto che è la ricerca del Vangelo vero è addirittura se possibile più inquietante considerando che in fondo l’eresia, se la si vuol chiamare così, ha costretto la Chiesa a rivedere le sue testimonianze scritte e a pensare a porsi il problema di quali Vangeli seguire. Von Harnack osserva[3] che Marcione:” Marcione ha combattuto solo contro un unico avversario- gli Pseudo-apostoli e gli evangelizzatori giudaicizzanti…” ossia ha cercato di staccare cristianesimo ed ebraismo, il suo Cristo non aveva nulla a che fare con il mondo ebraico. Mi sono fatto l’idea, ma è una mia congettura[4],, che Marcione vedesse in un messia connesso all’ebraismo qualcosa di molto materiale  e territoriale, ossia un principe d’Israele venuto a rifondare con la forza e la politica religiosa il regno davidico. Ovvio che l’accostamento fra mondo ebraico, desideroso d’affrancarsi dall’Impero e di rifondare il regno d’Israele, e il Messia[5] Salvatore Universale che salvava l’umanità da questo piano materiale in nome di un Dio straniero e mai nominato prima per Marcione era un qualcosa d’assurdo. Quindi le divinità erano: due il Dio Straniero e il Creatore di questo mondo materiale. Da qui la sua correzione meditata del Vangelo di Luca e delle Lettere di San Paolo e il giudizio negativo sul mondo ebraico. Von Harnack[6] arrivò a scrivere: “Se Marcione fosse riapparso al tempo degli ungonotti e di Cromwell, avrebbe incontrato nel mezzo della cristianità il Dio guerriero d’Israele, di cui aveva orrore”.  Un problema di fede quindi, teologico che costringe i suoi nemici a confrontarsi con i suoi testi e a pensare di dover presentare alle diverse comunità cristiane un corpo di scritti unitario, quel che diventerà il canone[7] per esser chiari. Il terzo punto è in stretto rapporto con questo secondo punto e riguarda le evidenze su cui Marcione opera per dimostrare l’incompatibilità fra Bibbia e Vangelo. Per un vivente nel XXI secolo la situazione politico-religiosa è diversa da quella di Marcione nella quale il popolo ebraico aveva visto la distruzione del Secondo Tempio e la rovina dei suoi capi religiosi e politici e la dispersione o morte delle sue popolazioni. Israele è di nuovo uno Stato[8] militarmente  potente e finora supportato dal Grande Impero Statunitense, a partire da questo dato è per me evidente che cristianesimo cattolico che fa riferimento alla Città del vaticano e al piccolo Stato della Chiesa non è lo stato d’Israele. Forse anche solo per una questione di bandiere è palese che le due fedi sono distinte e diverse. Il distacco fra mondo ebraico e mondo cristiano in atto nel II secolo è oggi un fatto di secoli lontani. Quello che rimane in comune è questo conservare il vecchio Testamento da parte delle diverse confessioni cristiane. Mi pare però che esso sia un conservare e un credere a un legame che fa a pugni con la realtà dei fatti. Cosa è davvero il cristianesimo tolto ogni riferimento di qualsiasi carattere alla Palestina al tempo della dinastia Giulio-Claudia e Flavia dalla vicenda del Messia Gesù? Mi sono dato la mia risposta: “la religione dell’Impero Romano e il fondamento culturale di quanti fra Imperi, Regni e Regimi democratici oggi esistenti ritengono di avere dei legami culturali con quella civiltà antica”. Questo è il punto. Senza il riferimento al mondo ebraico del I secolo il cristianesimo potrebbe essere la sintesi religiosa di alcune famose divinità orientali in congiunzione con i culti ispirati ai diversi messia e comparsi nei territori dell’Impero fra I e II secolo dopo cristo.  Il Cristianesimo al tempo dei Cesari pagani aveva raccolto forze d’opposizione, le speranze messianiche del periodo e il desiderio di una trasformazione radicale del mondo e un termine al disagio e al male di vivere. Ad un certo punto diventò per volontà di Costantino[9] religione lecita e favorita in molti modi dallo stesso imperatore e con i suoi successori essa divenne la religione di Stato, non subito ma poco per volta e non senza contrasti.  Fare del Cristianesimo la religione di Stato monoteista trasformò quanti erano pagani, eretici o seguaci di altre fedi nemici potenziali o palesi del potere imperiale. Ovviamente il cristianesimo doveva esser tale da poter essere la fede di tutti i popoli sottomessi ai Cesari e ai funzionari imperiali di allora, una religione universale quindi che non distingue fra popolo e popolo, fra città e città, fra umano e umano. In fondo il senso politico dell’operazione[10] di Costantino era di creare una base culturale e religiosa comune a tutti i sudditi dell’Impero, una fede che sostenesse un sistema imperiale in crisi militare e arrivato al limite delle risorse e della umana sopportazione dei suoi sudditi. Come può quindi una fede di questo tipo incontrarsi con la religione ebraica di carattere locale e nazionale[11] presente nel Vecchio Testamento, seguendo la ragione di stampo illuminista  in teoria tutto non può essere. Eppure questo è accaduto. La mia logica mi porta a ritenere la vicenda storica di Marcione estremamente istruttiva, dà infatti alla vicenda del formarsi del cristianesimo il senso di un percorso non sacro ma umano; la comprensione del sacro assume la dimensione dell’essere umano davanti ai suoi limiti più duri da comprendere e da accettare e alle prese con la difficile opera di comprendere Dio. Ossia di avvicinarsi a ciò che è oltre se stesso, ciò a cui tende con il pensiero e con l’intuizione. Spinge questo libro a pensare alle origini remote di fatti che nel quotidiano non vengono mai messi in discussione, a cercare da sé le risposte ai problemi d’identità religiosa, a confrontare la fede con il fatto storico e con lo scorrere dei secoli.  Il fatto che l’opera di Marcione sia giunta solo parzialmente e in forma frammentaria dimostra quanto opportuno e importante sia stato il libro di Adolf von Harnack che mentre ne traccia i possibili confini presenta anche al lettore i confini del proprio sapere intorno alle origini del cristianesimo.

 



[1]   Interessante a questo proposito è il testo di Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo.

[2]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp.246-247

[3]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.293

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione deve aver inciso la sconfitta del messia, sedicente ricostruttore del regno d’Israele Simon Bar Kochba del 135 D.C  .”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.103.

 

[5]  Per avere una parziale visione dei problemi legati al concetto di Messia Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Messia

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.319

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.133 e cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Testamento#Canone

[8]   A questo proposito cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Israele

[9]   A questo proposito cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  pp 72-94

[10]   Occorre per correttezza dire che questa non è l’unica spiegazione possibile,  personalmente la preferisco ad altre ma questo non attribuisce ad essa alcuna pretesa di verità manifesta. A questo proposito per un giudizio diverso cfr. Franco Cardini, Cristiani, perseguitati e persecutori, Salerno Editrice , Napoli, 2011.  Pag.94

[11]   Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pag.307





5 settembre 2012

Recensione - Marcione - seconda parte




Il Vangelo di Marcione

Parte Seconda

Marcione e la sua Chiesa

Marcione è stato il fondatore di una sua chiesa, egli è stato il fondatore di una forma precisa di essere cristiani e di concepire il vangelo. Il centro della sua teologia è la separazione netta fra ebraismo e cristianesimo e una svalutazione filosofica e teologica del mondo materiale e la ricerca del Vangelo autentico liberato da ogni falsificazione. Per capire di cosa si tratta  Adolf von Harnack ricostruisce nel suo libro sulla base di quanto è arrivato dall’antichità le due opere fondanti di Marcione: le Antitesi e il Vangelo.

Occorre segnalare al lettore che gli anni nei quali scriveva e predicava Marcione vedevano la distruzione delle speranze messianiche del mondo ebraico che per tre volte aveva dato origine a grandi insurrezioni contro l’Impero dei Cesari ricavandone terribili sconfitte[1], crudeli punizioni collettive, individuali[2], e rovinato la nazione ebraica. Marcione vive ed opera in un momento storico nel quale il cristianesimo prende forma e si consuma il distacco da un mondo ebraico delle origini devastato dal peso delle sconfitte causate dalle rivolte a sfondo profetico[3]  e messianico.

Il cristianesimo passerà da elemento settario e di parte nato all’interno del mondo ebraico a religione nuova odiata e spesso stimata eversiva all’interno dell’impero a unica religione di Stato dell’Impero stesso. La fondazione della chiesa di Marcione si colloca a metà di questo percorso storico durato tre secoli. Questo fatto spiega perché le Antitesi e il Vangelo di questa Chiesa cercarono di staccare con forza e decisione il cristianesimo dall’ebraismo.

Von Harnack ricostruisce alla luce dei frammenti pervenuti a distanza di diciotto secoli queste due opere. Per far capire al lettore cosa ha scritto il teologo germanico e come lo ha scritto citerò due passi[4] caratteristici riferiti al Vangelo di Luca:” Lc 9,25: Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Incerto. Lc 9,31: Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Verosimilmente eliminato per il riferimento alla predicazione di Mosè e di Elia.

Da questa citazione si capiscono due cose la prima la faticosa ricostruzione del teologo germanico interessata a tratteggiare con la maggior precisione possibile i testi e l’altra il tentativo di Marcione di ricostruire un Vangelo assolutamente cristiano sulla base della propria logica e dello studio e non di una rivelazione sacra o di apparizioni mistiche. Nelle Antitesi questo metodo di Marcione emerge con forza, von Harnack individua trenta argomenti forti, ricavati da quel poco che è giunto spesso attraverso i suoi contestatori, che sottolineano l’alterità fra il Dio straniero del Cristianesimo e il Dio degli ebrei. Per capire l’acutezza e la precisione del teologo tedesco citerò i primi tre argomenti[5] da lui individuati e descritti sinteticamente.

I. Il Demiurgo era noto ad Adamo e alle generazioni successive, ma il Padre di Cristo è rimasto sconosciuto, come Cristo stesso ha detto di lui nelle sue parole: “Nessuno ha conosciuto il Padre oltre al figlio”. II. Il Demiurgo una volta non sapeva dove fosse Adamo e disse:” Dove sei?” ( Gn 3,9) Cristo invece conosce i pensieri dell’uomo. III. Giosuè ha conquistato la terra con violenza e crudeltà: Cristo invece ha proibito ogni violenza e  ha predicato mitezza e pace.

Trenta argomenti chiave quindi che scindono il Nuovo Testamento dal Vecchio Testamento ma che intendono anche dividere il credente in Cristo dalla realtà del mondo materiale e della concretissima società umana allora in mano all’Impero Romano. Von Harnack individua un punto nel pensiero di Marcione che fa la differenza teologica fra una concezione gnostica e la propria: il Dio Creatore del Mondo ha una sua giustizia deforme in quanto non migliora gli umani sottoposti al suo giudizio e non stronca in via definitiva il male. Questo è il punto[6], quel Dio del Vecchio Testamento non è di per sé malvagio ma la sua giustizia è debole e inadeguata, del resto la sua redenzione è una pace in terra, una vita nella prosperità e nel benessere e non un mondo altro di perfezione eterna. Dalla lettura letterale[7] della Bibbia per Marcione emergeva  proprio questo Dio Demiurgo consolatore e redentore in senso tutto terreno. Questo Dio così materiale e Creatore del Mondo è inferiore rispetto al Dio straniero, anzi la sua ignoranza del livello superiore dimostra i suoi limiti, il Dio Demiurgo si specchia nella sua opera di materia decadente e corrotta e viceversa ovviamente secondo Marcione[8] e i suoi. Il Dio Straniero e tutto buono di Marcione non ha partecipato alla creazione e alla creazione dell’uomo[9], la condizione umana è triste e disperata perché frutto della cacciata dal Paradiso e sottoposta a vivere in un mondo crudele nel quale è sottoposta a ogni tipo di disagio. Il Dio Sconosciuto che si era rivelato nel vangelo del Cristo era venuto a redimere solo l’anima. Credere e aver fede in lui comportava questa salvezza immateriale, un atto di bontà e misericordia infinita considerando che la condizione umana e il mondo materiale non erano una sua creazione, del resto come emerge dalla testimonianza del suo denigratore Tertulliano[10] questo Dio straniero non doveva essere temuto o adorato per paura di punizioni future. Colui che veniva redento non aveva bisogno di norme morali o leggi, la fede trasformava i cattivi in buoni e li elevava oltre la realtà materiale. Trattandosi di Marcione va da sé che l’apostolo Paolo di Tarso è colui che per mezzo della rivelazione divina presenta il Vangelo di Cristo e lo difende con le sue lettere, a differenza degli altri[11] dodici.

I Marcioniti come chiesa erano indifferenti al destino dell’impero e alla vita pubblica, disprezzavano il mondo materiale inclusi i piaceri di natura sessuale e alimentare ed erano pronti al martirio e alla morte in quanto questo mondo materiale dominato e plasmato dal Demiurgo  era fonte di male e di degenerazione. Circa un terzo del libro è dedicato alla storia della chiesa marcionita sulla base di quanto ci tramandano le fonti e la ricerca storica. Marcione una volta espulso per le sue opinioni dalla chiesa di Roma inizia a creare la sua chiesa che tale era per riconoscimento anche dei suoi avversari e contestatori, e con un certo successo.  La sua Chiesa era radicale, era incentrata su una contrapposizione fra il fedele e il mondo materiale e la società umana e le sue caratteristiche indicano che era presente una forte tendenza all’ascetismo. Curiosamente le donne nella chiesa di Marcione[12] erano autorizzate a battezzare e a svolgere tutte le funzioni perché l’appartenenza sessuale dei redenti non poteva giocare nessun ruolo,  l’eucarestia veniva celebrata con l’acqua al posto del vino, e i fedeli dovevano praticare la castità e nel caso sciogliere il matrimonio e vivere in povertà e nella comunità e rinunciare alla carne e al vino nell’alimentazione. Per i catecumeni la morale era meno rigida configurando così una chiesa con due tipologie di aderenti. Il martirio invece andava accettato su di sé ed era una questione di principio per questa chiesa che cercava di avvicinare e di convincere il resto della cristianità a seguirla su certe posizioni. Harnack si è chiesto perché per quasi due secoli dal 150 ai primi anni del 300 questa chiesa fosse stata così influente e avesse retto alle persecuzioni e all’ostilità del  resto del cristianesimo la sua opinione è che si fosse verificata una combinazione di elementi diversi: l’ascetismo che doveva elevare il fedele, il rifiuto radicale del mondo materiale e del sistema di potere imperiale, il rigetto dell’Antico Testamento, la fede in Cristo. I Marcioniti come chiesa declinarono ed entrarono in una condizione che li fece sparire per effetto dell’attrazione verso la chiesa Manichea e l’altro per la persecuzione imperiale volta a uniformare tutti i cristiani nella Chiesa Cattolica quale religione unica dell’Impero d’Oriente e d’Occidente. Il libro riporta le testimonianze[13] che rivelano l’attrazione verso i manichei e l’opera imperiale di persecuzione e conversione dei villaggi e delle chiese marcionite. La chiesa di Marcione era sopravvissuta alle persecuzioni pagane ma non resse quelle portate avanti da imperatori divenuti cristiani, questa sconfitta finale di una chiesa così fortemente paolina e cristiana oggi suona come un tragico paradosso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]   Cfr.  http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche

[2]   A questo proposito invito il lettore a confrontarsi con l’Autobiografia di Giuseppe Flavio e con l’episodio dei tre amici di Flavio crocefissi per ordine di Tito e liberati troppo tardi per mezzo della supplica dello stesso Flavio . Cfr.  Giuseppe Flavio, Autobiografia, BUR, Milano, 1994, pag.205

[3]   Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/antica/cristianesimo_primitivo/messianismo.htm

[4]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.92

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp.160-161

[6]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.174

[7]   Ibidem

[8]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.177

[9]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.179

[10]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.218

[11]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pag.228

[12]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pag.236. sulla chiesa di Marcione in generale si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/Marcionismo

[13]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, ivi, Pp. 245-250

 





25 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro. Il numero Due

        Il terzo libro delle tavole


"La scoperta dell'UFO" di I. Nappini




Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Il numero due degli Xenoi

 (anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il numero due aveva suscitato in me un timore reverenziale, ero come succube del suo enorme carisma. Dovevo sforzarmi, evitare di far la figura del barbaro ignorante e cialtrone. I popoli umani della terra in fondo non hanno la lucidità di questi alieni, non vedono la loro forza, la loro comune natura e come un formicaio impazzito si ammazzano fra sé per futili motivi, per ambizioni di despoti e di tiranni, per la fame di denaro di oligarchi scellerati e corrotti.  Nel numero due osservavo la lucidità e la razionalità del potere contrapposta a l’umanità frammentata  e persa dietro mille follie e mille egoismi. I popoli umani sono una potenza impegnata a massacrarsi fra di sé, a derubarsi, a uccidersi, a donare poteri e ricchezze a despoti, demagoghi, oligarchi, capi sciagurati e chi si ribella a questa sottomissione a minoranze violente e dissolute viene chiamato oppositore, eversore, terrorista, mafioso  viene duramente punito e spesso giustiziato o recluso per anni. Questo accade perché quest’umanità deve evolversi e diventare altro. Gli Xenoi sono già ciò che devono essere; il loro problema è il dominio e controllo su parte di questa galassia.  Ormai il colloquio volgeva alla fine e i miei accompagnatori mi avrebbero riportato indietro.

Dovevo arrivare al dunque.

Così improvvisai:” Eccellenza ormai siete vicini alla conclusione dei vostri progetti. Siete qui e ben inseriti in territori che appartengono a tre continenti su cinque. Sarete parte dell’evoluzione di questa difforme umanità e delle sue ragioni di vita e di sviluppo. Dunque mi dica, se può, fin dove volete spingervi.”

Sua eccellenza così rispose:” Vicini. Non direi. Questo è un principio oscuro che cerchiamo di manipolare in associazione con i nostri locali amici devoti.     Non è facile inserirsi su un pianeta conteso da forze diverse e pieno di problemi ecologici e  ambientali. Mi figuro che lei abbia pensato a potenti strumenti tecnologici, a segreti scientifici straordinari e meravigliosi, a macchine immense e capaci di far cose straordinarie perfino di distruggere interi continenti, o al contrario di crearli. C’è questo, ma è poco. In realtà la possibilità di agganciarsi alla vicenda di questo pianeta azzurro e d’inserirsi nel destino di questa galassia dipende dagli alleati che troviamo sulla strada, dal coraggio di popoli, di famiglie, di privati decisi a sostenere la nostra volontà di potenza. Strano vero? Noi abbiamo bisogno di alleati locali e  loro hanno bisogno di noi. Siamo esterni a questo pianeta, alle sue logiche, ai suoi processi evolutivi, alla natura stessa e senza l’integrazione con i viventi locali non sarà possibile frane per noi una ragione di presenza e di potenza. I nostri pianeti, le basi e i satelliti abitati sono una sola cosa con la popolazione, integrati e coerenti. Qui è diverso. Questo è un pianeta ostile perfino per gli umani, difficile sotto tutti i punti di vista, ma è il punto dal quale è possibile per noi entrare nella periferia della galassia e non possiamo rinunziarvi. Qui in questo giardino sembra ovvia l’armonia fra umani e  natura, ma non è che illusione, questo è un pianeta in conflitto con se stesso; utile per creare esseri viventi sottoposti a processi di evoluzione forzata o accelerata. Inutile dire che questo interessa molto i nostri apparati militari e di ricerca. Tutto questo è noto.”

Risposi:” Per voi quindi questo è far esperimenti, veder fin dove potete spingervi.”

Lei: “Solo in parte, perché c’è un sincero interesse per i destini di questo pianeta. Quanto agli esperimenti mi risulta che non siamo né i primi e neanche saremo gli ultimi. So che in tanti pensano a migliorare gli umani per ragioni di produzione, sociali e  militari. I mezzi che usano gli altri per la manipolazione della cultura, della  coscienza o genetica ci sembrano rozzi e privi di un sincero approccio olistico, tuttavia comprendiamo di dover rispondere a questa sfida. Con mezzi nostri, ovviamente. In questa situazione è necessario per noi aiutare un governo amico e alleato che è sinceramente interessato a vincolarsi a noi. Paradossalmente la conflittualità violenta presente sul pianeta ci ha favorito perché così come ci portava tanti nemici ci ha donato i nemici dei nemici nella veste di alleati e di complici. Tante volte nel corso dell’ultimo conflitto una situazione difficile o pericolosa è stata salvata da una spia, da un gruppo di entusiasti, da forze locali o miste, da guerriglieri e perfino da  mercenari. L’essere umano come lo conoscete è una cosa in transizione, è un passaggio verso qualcosa di diverso di cui noi vogliamo esser parte. Per questo è stata affrontata l’ultima grande guerra. Questo non è dominio, questo è destino.“

Mi stupì il termine destino proprio quella parola  destino. Una parola singolare in bocca a un simile essere. Eppure. Dovevo conoscere meglio questi Xenoi, queste facce di plastica che non avevano esattamente del sangue nelle vene, era necessario per capire cosa stavo cercando io in questa storia.” Oso chiedere a sua eccellenza quale rapporto ha avuto con il processo e perché tanto interesse per un fatto in fondo marginale, per una resa dei conti fra gente locale; so che sua Eccellenza si è adoprata per seguire il processo, per capire di cosa si trattava. In fondo io sono qui per comprendere cosa è stato davvero, anche per voi Xenoi”.

Rimase leggermente impressionata, ho avuto la sensazione netta che riuscisse a cogliere elementi del mio pensiero e della mia memoria, come se potesse leggere i tratti somatici o i miei segreti. Forse questa domanda non era prevista, ero d’un tratto fiero di aver messo un punto a mio favore in questa intervista, ora non ero più lo stupido che faceva domande prevedibili; quello era il punto. Loro non capivano qualcosa e forse era l’unico elemento scoperto di tutto il loro gioco per il potere. Forse ero il solito illuso che credeva di far carriera con un colpo di fortuna, che si giocava la sua occasione e forse la stavo già rovinando.

Questo mi disse: “Non capivo e non riusciamo nel complesso a capire quella situazione che viene in essere quando nelle civiltà umane crolla un regime e ne arriva uno diverso. Noi abbiamo da tempi remotissimi sistemi stabili, il nostro sovrano è simile a un  Dio Vivente e rappresenta l’unità del sistema biologico e tecnologico di cui siamo parte. Lo spettacolo di un crollo di civiltà completo visto da vicino e per gran parte da noi provocato e voluto ci ha suscitato grandi curiosità. Il passaggio fra un prima e un dopo visto il pianeta coinvolgerà anche noi, c’è ragione di credere che sarà per noi necessario diversificare la nostra forma di vita per adattare elementi della mostra popolazione al pianeta Azzurro. La distruzione del vecchio e del morto per creare il nuovo e il vivente diventerà per noi fatto comune, ordinario e questo passaggio ci riempie di timore perché è certo che non è controllabile. Proprio io quale principale  funzionario e ministro del mio sovrano ho dovuto studiare con attenzione questo esempio di resa dei conti che rivelava le dinamiche di dissoluzione e di decomposizione del potere e dell’ordine costituito. Sapere perché si tradisce, perché ci si vende, perché si corrompe, cosa si prova se si è preda di rimorsi, rimpianti, passioni violente, istinti omicidi, vendetta può essere utile. Queste pulsioni un po’ primitive possono accelerare processi di mutazione e di trasformazione. Gli umani spesso passano da una vita all’altra senza accorgersene e restando uguali nel nome e nell’aspetto. Cambia ciò che sono pur restando simili nelle forme esteriori. Capire questo processo di mutazione psicologica è per noi vitale e interessante. In fondo anche le nostre comunità qui potrebbero essere sottoposte a stress psicologico e a malattie derivate da complicate relazioni sociali o cose simili. Inoltre il processo era incentrato sui sistemi di propaganda e plagio, conoscere ciò che faceva l’altra parte e unirlo con i dati in nostro possesso completava il quadro della situazione e mi ha dato molto materiale per organizzare le nostre future attività. La fondazione di una forma di civiltà integrata con la nostra e la vittoria in guerra esigono molto studio e conoscenze, e una cosa che voi chiamate intuizione. Capire in un solo istante il legame fra fatti lontani e distinti, comprendere una cosa difficile in un solo attimo di questo parlo. Qui con questo processo di cui voi vi siete interessato  ho compreso alcune dinamiche del potere e dello sfruttamento delle passioni e delle paure umane. Ma mi dica professore  cosa avete cercato in quei fatti di giustizia  oltre a un a carriera universitaria?”

Risposi subito:” Il potere dell’uomo sull’uomo. Non c’è modo migliore di vedere l’interno di un uovo se non spaccando il guscio. Voi avete spaccato il guscio dell’Antico Ordine con la vostra violenza tecnologica e potenza militare. Così ho visto l’interno del potere, almeno qualcuno dei suoi aspetti e grande è il favore che mi avete fatto. Conoscere un processo di decadenza e fine illustra tutti i processi di decadenza e fine. Una parte della storia non si ripete mai uguale, il colore degli stivali dei soldati cambia di solito, ma conoscere una parte fino a intuirla nel profondo aiuta a capire tutta la storia o almeno a delinearla per ciò che è. Così la visione dello squallore di un potere umano marcio e  ormai infelice e deforme mi ha svelato molte cose lette e studiate ma mai davvero comprese, non ho avuto così tante intuizioni professionali come in questi pochi mesi di ricerca qui in questa terra e in questa città.”

Lei disse:” Rompere il guscio…vero. Le confido che è stata una piacevole sorpresa anche per me trovare così tanti stimoli intellettuali e di conoscenza in questo fatto marginale. C’è un pericolo grande per ogni civiltà che si stabilisca qui ed è quello della decadenza e della corruzione. Cosa di cui abbiamo orrore. La morte anche violenta è sopportabile, basta che il corpo bruci, che si dissolva in fretta che il disordine e lo squallore della decomposizione sia rapidissimo. Questo ha un suo corrispettivo nella vita sociale e politica presso di noi. Alle volte capi e ufficiali Xenoi vengono polverizzati pur di evitare disagi e problemi al sistema nel suo complesso. Marcire per decenni, secoli entro i termini di un sistema sfatto e gestito da sciagurati e pazzoidi è per noi un disordine terribile, la peggiore delle punizioni, peggio della pena di morte. Questo grande pericolo va studiato, compreso e risolto, o limitato nei danni. Sappiamo per certo che altri hanno avuto problemi simili e non ci piace ripercorrere i fallimenti altrui. Io non posso e non devo fallire e devo dar il giusto indirizzo ai miei ufficiali e  funzionari e servi; sono nel livello più alto del comando e  controllo Xenoi e dovevo capire per ben operare.  Ammetto di essermi interessata al processo personalmente e in modo inconsueto per il mio altissimo rango. Ma era necessario e utile”

Dissi con felicità: “Capisco Alta Eccellenza, capisco.




19 luglio 2012

La Guerra Limitata - note e scritti su un testo tutto da scrivere-



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Tecnica della guerra limitata degli Xenoi - considerazioni -

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

La mia ricerca sui fatti del processo era incentrata in particolare sulla politica e sulla società. A questo punto della narrazione è necessario presentare qualche appunto su quel conflitto sulla base di quanto da me scoperto con ricerche d’archivio, con interviste, con la documentazione da me rinvenuta o concessa in visione dalle autorità. Quello che ha pesato nei fatti da me descritti era l’interesse politico degli Xenoi di creare forze di guerriglia e questo ben aldilà dell’interesse militare. Il controllo della penisola era per loro un fatto simbolico e l’occasione per inserirsi sul pianeta ed esercitare un contrasto forte con altre tipologie di popolazione aliena e umana. La guerriglia aveva grosse quantità di denaro contante ottenuto dagli Xenoi, i quali se lo sono procurato in mille modi perlopiù disonesti. Le forze insurrezionali e sovversive avevano accesso al fiorente mercato nero delle armi e delle merci della malavita e del contrabbando internazionale mentre un peso minore, a livello di quantità, hanno avuto lanci o trasporti di armi Xenoi. L’attività sovversiva era integrata da qualche agente infiltrato e da qualche missione militare per istruire e organizzare gli attacchi più difficili e coordinare i bombardamenti orbitali e quelli tattici. Quindi secondo verità gli Xenoi presenti erano relativamente pochi, il loro merito fu di saper ben organizzare una rete sovversiva e insurrezionale con agenti e forze locali. Riuscirono a federare la maggior parte delle opposizioni all’Antico Ordine presenti nel Belpaese con promesse, elargizioni di soldi, invio di armi e presentandosi come liberatori da un ordine di cose indecente e da poteri forestieri e domestici criminali e criminogeni. Eppure c’era qualcosa nella storia di questa penisola che rimandava ad altri momenti nei quali i regnanti e despoti avevano trovato forze locali ostili pronte a darsi al banditismo, alla guerriglia, all’insurrezione. Ancora una volta in questo studio mi trovavo davanti a un potente impasto di novità e d’antichità. Gli Xenoi appoggiavano capi ambiziosi e demagoghi locali di talento pronti alla clandestinità e alla vita da banditi e da guerriglieri, creavano intorno alle persone selezionate un nucleo di comando attraverso il quale veniva formata una rete di individui pronti alla sovversione politica. In un certo senso operavano una sorta di attacco di tipo biologico, immettevano nel corpo di una società minata dalla corruzione, dal militarismo  e dal dispotismo quelli che erano delle cellule cancerogene. Il sovversivo e l’attivista umano degli Xenoi operava come una cellula tumorale, cercava di colpire il potere riproducendosi in modo mirato in alcuni settori e punti della società con l’intento di devastare il suo ordinario operare a favore degli alieni e dei loro alleati. I livelli dell’attacco Xenoi attraverso le forze umane erano quattro: contestazione politica e contro-informazione, attività di sabotaggio e creazione di dissenso nella società, attività di guerriglia, insurrezione armata delle popolazioni contro le minoranze al potere e le organizzazioni militari e spionistiche forestiere. Tutti e quattro i livelli dovevano esser foraggiati con soldi, appoggi, aiuti di ogni tipo e più forte era la componente terroristica e militare e maggiore era l’impiego di risorse. Il primo livello era facilissimo da costituire con un poco di soldi e di risorse era facile trovare degli eroi  che stavano ben lontani dai campi di battaglia. Un provocatore o un agitatore politico sulla rete internet o sulle strade di periferia di una grande città era un tipo di umano facile da trovare, anche gente poco interessata alle ragioni politiche poteva essere avvicinata con una busta piena di contanti a corso legale o con dei beni di un qualche valore. Il primo livello di solito effettuava  azioni come una comunicazione in rete sotto falso nome e con un computer rubato o di contrabbando, un manifesto provocatorio affisso nelle periferie, dei volantini minacciosi sparsi di notte nelle piazze o messi in luoghi pubblici, un murales inquietante  o scritte offensive contro il potere sui muri di case e magazzini, diffusione con qualsiasi mezzo di notizie false o tendenziose. Il secondo livello  richiedeva e ha richiesto gente formata politicamente, convinta a suo modo delle ragioni del confronto militare e di potere in atto, la manovalanza pronta a rischiare una bastonatura o qualche settimana di carcere per soldi, per un portatile nuovo, per una cassa di superalcolici non era adatta al secondo livello. Nel secondo livello si poteva sparire, esser sparati da uno squadrone della morte, presi in casa da una banda di miliziani e stroncati con coltelli e manganelli. Chi praticava il sabotaggio spesso aveva una seconda vita e uno o due punti dove collocare abiti di ricambio, soldi, documenti falsi, armi, esplosivi, rivelatori di posizione. Quando passava all’azione in modo clandestino operava per provocare detonazioni e incendi in luoghi di un qualche interesse militare o politico, per collocare segnalatori di posizione utili alle forze aereospaziali, avvelenava derrate alimentari e altro ancora. Rischiava la fucilazione sul posto o peggio se veniva preso vivo. Chi faceva questo era gente che aveva poco da perdere o piena di odio per l’ordine costituito, pronta quindi a infilarsi in posizioni scomode o pericolose, se voleva soldi era pagato bene e in segreto. Chi si occupava di condizionare la pubblica opinione era spesso un militante politico di qualche gruppo o partito sciolto o minoritario e passato alla nuova causa, doveva muoversi sotto la copertura di associazioni umanitarie, di attività sociali, di attività commerciali al dettaglio in modo da aver rapporti con centinaia di persone la settimana e diffondere tra un discorso e l’altro frasi inquietanti, riconoscere eventuali sostenitori del regime. Questo secondo tipo di partigiano Xenoi intendeva  creare piccole realtà di copertura per azioni di disturbo nella vita politica o civile sotto forma di comitati civici, liste elettorali, gruppi informali di cittadini indignati per qualche motivo, gruppi d’informazione alternativa e perfino associazioni sportive o pseudo-religiose. Si trattava di far penetrare nella società umana o nel gruppo di umani presi in considerazione da questo tipo d’attivista dubbi e perplessità sull’ordine costituito e creare le condizioni per avere molti gruppi di umani disposti ad accettare o a tollerare gli Xenoi. Quando vennero messe in rete e coordinate fra loro le centinaia di piccole organizzazioni diventarono  un fattore di disturbo e di disagio per il potere politico e per l’organizzazione militare. Il terzo livello la guerriglia necessitava di gente già perseguitata, schedata dalla polizia, messa all’indice, desiderosa di rischiare la pelle, uomini  e donne ormai fuori dai normali legami della società, oppure convinta a livello fanatico o con forti ragioni di vendetta. Si trattava in fondo di creare azioni di carattere sovversivo, militare e di guerriglia volte a disorganizzare la vita civile e l’apparato militare, talvolta lo scopo era creare zone controllate dalle forze partigiane ove far arrivare materiali militari e rifornimenti di vario tipo dall’esterno. Qui i candidati erano pochi e ancor meno quelli con esperienze militari o di polizia, il guadagno poteva alla fine del conflitto essere notevole ma arrivare vivi alla fine era una cosa da virtuosi o da fortunati. Così i guerriglieri erano relativamente pochi ma motivati e grazie ai denari e ai beni che arrivavano le loro file erano alimentate da nuove reclute, e più l’Antico Ordine perdeva consenso e accumulava sconfitte militari e politiche maggiore era l’afflusso di nuovi guerriglieri. La capacità di reclutare era compromessa da eventuali sconfitte negli scontri contro mercenari, polizia, esercito, da azioni fallite contro obiettivi protetti, da delazioni o rilevamenti che comportavano bombardamenti o incursioni mirate delle forze speciali. Questo si verificava con una certa frequenza e ciò spiega l’aiuto costante degli Xenoi in materiali e invio di consiglieri, esperti e missioni militari. L’ultimo livello o preparazione e attuazione di un’insurrezione di una città o una provincia esigeva la creazione di forze coordinate e vittoriose sui tre livelli già detti e una rete di agenti in grado di agire in città e di avvicinare capi politici e religiosi per ottenere da loro almeno la passività davanti alla conquista definitiva o temporanea del territorio urbano o rurale preso di mira. Questo livello necessitava inoltre di una serie di dotazioni militari e finanziarie cospicue trovate in loco o fatte arrivare dall’esterno. Il primo e il secondo livello dovevano già aver scosso la fiducia della popolazione locale nei capi militari e politici con sabotaggi, omicidi, provocazioni, false notizie, manipolazione dell’opinione pubblica. La guerriglia doveva già aver tagliato le linee di comunicazione via terra e per via d’acqua e aver impegnato sul territorio le forze di polizia e militari o mercenarie.  
Dopo aver disorganizzato e diviso le forze in grado d’opporsi le forze sovversive iniziavano i combattimenti urbani o nei punti sensibili con lo scopo di distruggere le forze ostili, i centri di comando e  controllo e d’impadronirsi dei depositi di armi e dei magazzini. A questo punto dovevano emergere fra le fila di coloro che erano insorti non tanto i capibanda, i demagoghi, gli esaltati quanto piuttosto i capi politici rimasti in ombra, i dirigenti, i capitani e i comandanti delle squadre armate. In breve si trattava di formare un nucleo di capi e dirigenti con competenze e coraggio in grado di trasformare una sovversione alimentata dall’esterno in un fatto politico serio e responsabile a suo modo. Una volta vittoriosi sui nemici e sicuri nel territorio conquistato i sovversivi e i rivoltosi davano vita a una qualche forma di autogoverno locale e chiamavano gli Xenoi a penetrare nel territorio con spedizioni di soccorso, infrastrutture, basi militari e civili, forze armate. A quel punto un governo locale si era formato e a suo modo organizzato e supportato. Il pericolo rappresentato da questa forma di guerra limitata esigeva da parte delle forze dell’Antico Ordine una reazione bilanciata fra l’aspetto poliziesco e militare in senso stretto e la creazione di un consenso prezzolato e mercenario fra gli strati privilegiati della popolazione e fra alcuni gruppi disagiati pronti a ogni delazione in cambio di elargizioni di cibo e denaro. Inutile dire che questo modo di far la guerra comportava migliaia di attentati, incendi, stragi, esecuzioni sommarie, omicidi mirati e linciaggi selvaggi dovuti alle vendette e ai regolamenti di conti e all’odio di parte che si sommavano alla durezza del conflitto iper-tecnologico degli eserciti alieni, umani e Xenoi.




17 luglio 2012

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Libro abbandonato


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Devo provare a ragionare sul male di vivere di questi anni. Avendo avuto in sorte di trascorre l’infanzia fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento posso oggi nel 2012 affermare senza troppi problemi che la mia vecchia Italia non esiste più sotto quasi tutti i profili. Perfino la popolazione è diversa perché è stata fortemente condizionata dalla pubblicità commerciale e dal materialismo consumistico, spesso di pessima lega, che la televisione e il sistema dei mass-media proponevano alle genti del Belpaese. L’immigrazione di popoli e genti con culture diversissime ha fatto poi il resto. Ha concluso un percorso di auto-dissoluzione delle forme di vita e pensiero delle genti del Belpaese semplicemente manifestando la propria diversità, ora per milioni d’italiani di vecchio e nuovo conio il centro della vita sociale è il centro commerciale o il discount  alimentare e non più la piazza o il bar del quartiere, la casa del popolo o la parrocchia.  Questo è avvenuto fra gli anni ottanta e gli anni novanta del Novecento. Ciò che rimane del passato deve ritrovare un senso spesso  anche nella cattiva forma dell’attrazione turistica o della curiosità antropologica o sociale, altrimenti si vota ad essere parte di miti morti e di ideologie e forme di vita disfatte dallo scorrere del tempo. Quando ritorno nei luoghi d’infanzia o della pre-adolescenza mi accorgo della distanza che il tempo ha posto; ciò che è stato non è più. Cosa è quindi l’Italia di oggi? Dove sta andando, ammesso che vada da qualche parte? Recentemente mi sono chiesto da dove parte tutto questo, mi sono risposto che in fondo proprio quel mondo dell’infanzia era tutt’altro che saldo, col senno di poi e con la giusta distanza che offre lo scorrere dei decenni ho capito che quel mondo italiano era una piccola parte del Belpaese, fondata su visioni del mondo precarie o ideologiche, già inserito in una logica di consumismo dove l’appartenenza ideologica dei singoli era spesso intessuta con concretissimi interessi professionali, materiali o con questioni private, magari di famiglia. Questo presente così scisso fra concreta realtà e possibili visioni ideali del mondo e del futuro coltivate da minoranze politicizzate o impegnate socialmente viene in realtà da lontano, da decenni di cinismo politico, di privati interessi trasformati in necessità collettive, di conflitti d’interesse a tutti i livelli irrisolti e lasciati marcire, di una nazione di fatto a sovranità limitata in politica internazionale,  di pratiche di corruzione quotidiana e di trasmissione del posto di lavoro di padre in figlio come da antica tradizione corporativa e familistica, di disagio del cittadino davanti alla macchina della burocrazia e della giustizia. Basta osservare con spirito libero molti film italiani di satira o di denuncia dei mali della corruzione politica e sociale e sul malcostume nazionale fra gli anni settanta e gli anni ottanta. L’Italia di allora era una realtà fragile tenuta assieme da troppi compromessi, perdite di memoria, finzioni, ideologie che coprivano la realtà senza trasformarla.

Questo mondo umano fragile è passato dal fracasso ideologico e settario al silenzio degli anni ottanta, della Milano da bere, del Craxismo, delle sfilate di moda e della borghesia italiana in ascesa. Il mondo umano italiano di oggi è il portato di questo passaggio fra una finta restaurazione borghese infelice e da tristi benpensanti degli anni ottanta e l’inizio di una trasformazione in senso imperiale delle potenze mondiali. Con lo smantellamento del comunismo dopo il 1989  lentamente ma fatalmente è emersa la realtà di poteri imperiali in Cina, Russia, Francia, Inghilterra e
Stati Uniti cresciuti all’ombra delle opposte ideologie e ora finalmente in grado di rivelarsi per ciò che sono diventati nel corso degli anni novanta: imperi a vocazione imperiale  e capitalista. Oggi questi imperi che hanno potenti multinazionali,  grandi apparati spionistici e complessi militar-industriali si stanno ritagliando le rispettive fette di mondo dove sono dominanti i loro interessi strategici o peggio vitali e questo accade con una logica da politica delle cannoniere dell’Ottocento mascherata sotto ONG, investimenti di multinazionali, interventi umanitari, guerre a favore dei diritti umani. Questa è la realtà che oggi milioni d’italiani esorcizzano fingendo di vivere in un altro tempo e in altro Belpaese. Come se questi anni fossero il  1945, il 1948, il 1968, il 1977. Il 2012 è il 2012 e non può essere altro da sé.

Credo per molte prove che in Italia oggi sia presente  una realtà dove si è dissolta la ragione, dove minoranze spesso politicizzate cercano di tener la testa lucida mentre milioni di umani delle genti nostre seguono ragionamenti frammentati, istinti opportunistici, paure irrazionali e possono esser con facilità manipolati da demagoghi televisivi o costruiti ad arte con i milioni elargiti a professionisti della comunicazione e della politica. Il consumatore ha il suo pensiero frammentato da desideri indotti e necessità concrete e formato da milioni di messaggi pubblicitari dei giornali, della televisione, delle riviste patinate. Egli è oggi la forma base dell’umano italiano su cui poi s’appiccicano altri optional come l’appartenenza a una tifoseria, a un ceto sociale, a una città, a un gruppo e altre cose del genere. Un po’ come le auto quando sul modello di base vengono aggiunte le diverse componenti tipo l’autoradio o i cerchi in lega. Il primo strato è comunque il consumatore creato dal sistema dei consumi e della pubblicità commerciale.

Oggi che la situazione lavorativa e  di capacità di spesa è sfavorevole per milioni d’Italiani vecchi e nuovi a causa della recessione e dei disastri economici nell’Occidente politico - ossia Europa Occidentale, Israele, Stati Uniti, ex Impero Inglese - i limiti di questa base su cui si è fondata tanta parte del popolo italiano emergono. In particolare nella cronaca spesso faziosa e politicamente orientata dei quotidiani e dei settimanali emergono masse di popolazione avvilite, talvolta impoverite, incapaci di dare uno sviluppo positivo alla loro frustrazione umana e professionale. Se si sommano i pezzi di cronaca con i discorsi delle minoranze politicamente agguerrite che comunicano in modo alternativo, ad esempio il movimento No-Tav o quello delle CinqueStelle, emerge un Belpaese che sta perdendo i nuovi punti di riferimento legati al mondo dei consumi e della pubblicità commerciale e ha dissolto le antiche e vecchie ragioni di vita. In realtà questo tempo è una terra di nessuno, un passaggio; e questo passare non si è risolto in una ragionevole sintesi perché milioni d’italiani e tanta parte dei ceti agiati e di coloro che vivono di politica ha interesse ha protrarre avanti nel tempo questa incertezza che comunque li vede socialmente premiati in un contesto di disagio e d’impoverimento. Il mondo umano in Italia sembra scisso fra i molti che vivono in mezzi ai detriti di miti perduti e ideologie morte o marcite e i pochi che cercano di veder oltre questo tempo, di capire cosa può portare l’egoistico dominio globale delle cinque potenze imperiali, va da sé superpotenze nucleari, con diritto di veto all’ONU.

Mancano  gli Dei e gli Eroi del cinema, dei fumetti e delle favole in grado di mettere ordine in un mondo umano caduto della scelleratezza, nell’empietà  e nella follia. Quindi senza possibilità di miracoli da fumetto o da cinema rimane l’ordinario sforzo dare un senso di giustizia ed equità a un mondo umano che deve formarsi essendo quello antico disfatto dallo scorrere del tempo e dal darsi un mondo scisso non più in due blocchi ideologici ma in concretissimi interessi imperiali e in grandi concentrazioni finanziarie. L’incapacità di leggere in chiave di quotidiano questa trasformazione del grande potere su scala mondiale da parte di tanta parte della popolazione italiana è il segno della dissoluzione della ragione. Ciò che appare è più forte di ciò che è nascosto, ciò che è presentato platealmente dai media diventa l’unica realtà, lo spettacolo continuo avvolge le notizie, l’abitudine cementa il pregiudizio e la cattiva conoscenza. Occorre ammettere da parte mia che la mente umana che vuol fare dei ragionamenti sensati deve selezionare ogni giorno quel che serve davvero a capire, ossia deve fare uno sforzo  alimentato con l’abitudine  e l’esercizio critico. Nella pigrizia intellettuale e nell’abitudine derivata dal conformismo vedo il primo perdersi della ragione da parte di troppi abitanti del Belpaese.




15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  




27 novembre 2010

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

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Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco:  Mentre ero qui ho curiosato nel quaderno delle prenotazioni del nostro nipotino. Aspetta ora ti faccio vedere.

Francesco si sposta e si dirige verso un bancone, prende un quaderno verde, lo sfoglia e poi torna dal fratello presentando una pagina.

Marco: Cosa fai? T’impicci degli affari altrui, che cosa vuoi suscitarmi. Compassione, pietà  rimorso?

Francesco: No!  Leggo e ti mostro ciò che è qui.” 29 luglio 2010, fatto sconto alla famiglia inglese si son portati perfino i panini da casa. Quattro letti di cui uno a Castello per tre notti a quaranta euro, fatto 90 , 7 ragazze spagnole capacità di spesa 20 euro a testa per due giorni, 5 euro per la tenda, 15 seconda notte per lo stanzone-camerata, totale 140 neuro, scontato a 110, 30 luglio 2010 stavo per chiamare la polizia, l’operaio che mi ha occupatola stanza piccola  a prezzo scontato la camera per due settimane non aveva i soldi, maledetto. Il padrone del cantiere non ha liquidato i suoi arretrati. Stabilito prezzo di favore 280 euro. 30 luglio 2010 una telefonata dall’agenzia statunitense delle prenotazioni  questo mese non pagano, è da tre mesi che aspetto il saldo ma a loro che frega delle tasse e del mutuo. Canaglie! Arrivata famiglia brasiliana, un cinese di Singapore, due russi. Hanno pagato in anticipo e senza storie. 300 Euro fatti bene. Da sei mesi non arrivano più statunitensi. Meglio così, è da sei mesi che l’agenzia Americana non paga gli arretrati. 31 luglio, niente. Controllare rate mutuo,  le bollette e le tasse comunali prima del 7 agosto”. Questo è il nostro nipotino. Tasse pesanti, Stati Uniti in crisi nera, mutuo oneroso, clienti impoveriti e nuovi ricchi che vengono dai paesi emergenti, e qui nel Belpaese una politica morta che finge di essere viva, un’economia allo sfascio e poteri imperiali con le pezze al culo che ci porteranno giù fino in fondo al pozzo. Questa follia che ha messo in piedi è lo specchio deformante di un sistema impazzito e decomposto che aspetta di trovare la sua fine. Forse sarà una liberazione quando su tutto questo qualche forza esterna metterà sopra  la parola ” Fine”.

Marco: Il mondo è malato e i ricchi e  potenti di ieri sono alla corda pressati da nuovi poteri insidiosi. Malato è il sistema economico, forse il nostro Paolo è stato una vittima e suo figlio Vincenzo anche. Del resto ti ricordi le sue traversie e questioni l’avevamo ribattezzato fra noi Paolo di Tarso l’apostolo che non aveva conosciuto personalmente Gesù. Anche lui non aveva conosciuto il Signore celeste  che aveva inseguito, pregato e lodato ma come tanti che non erano riusciti ad afferrare il successo e la grande ricchezza si era dovuto accontentare della conversione e dei disagi del corpo, della passione sacra e del martirio prossimo venturo.  Del resto il fariseo Paolo o Saul di Tarso è stato perseguitato, raggiunto dalla rivelazione divina, cacciato da Efeso per aver istigato a bruciare i libri di magia nera e aver distolto i pagani dalla venerazione per Artemide di Efeso da cui tutta la città cavava lucro, cacciato dalle sinagoghe, processato per sedizione, condannato, costretto  alla fuga nascosto in una cesta, frustato tre volte e tutte le volte trentanove colpi e battuto con le verghe, punito e infine lapidato e lasciato come morto, incarcerato e poi forse decapitato. Ecco ogni imprenditore italiano oggi è una sorta di Saul di Tarso che insegue il Signore Celeste e predica la sua buona Novella fra nemici, pagani e genti nomadi che vivono nel deserto del cinismo, della sfiducia, della miseria. La nostra da anni non è più economia, o volontà, o fiducia nel futuro. Si tratta di cieca fede in qualcosa che non è né qui e né ora   e, forse, se continua così non sarà mai. C’è follia e c’è potenza nel cercare la ricchezza e nel provare a produrla, noi siamo forti perché mistici, perché crediamo. Altrimenti siamo condannati a trasformarci in visionari, in cialtroni, in venditori di fumo; per questo dobbiamo predicare la nostra fede nel sistema dei consumi, del denaro, del potere e dell’egoismo sociale ai pagani, ai miscredenti, ai demagoghi rossi che devono aprire gli occhi. Chi può vedere il progresso se non noi? Chi ci può credere fino in fondo?  Chi può andare fino alla fine del tunnel per vedere le sorti magnifiche e progressive?  Solo noi, siamo un nuovo apostolato laico e serviamo una potenza ormai oltreumana. Questa è la forza del capitalismo e del denaro, la fede dell’essere umano nelle sue opere e nella sue forze animate da un puro egoismo.

Francesco: Ateo, pagano, demagogo, blasfemo! Ecco cosa sei. Comunque è vero siamo credenti e siamo apostoli. Ma più che far bruciare i libri dei sortilegi da cinquantamila pezzi d’argento ai pagani di Efeso in tanti nella nostra categoria  truccano i bilanci e mandano in fumo i denari investiti da soci e piccoli azionisti, e non scacciamo i demoni ma al contrario ne portiamo dei nuovi sotto forma delle illusioni della pubblicità, dell’egoismo sociale e dell’irresponsabilità creata ad arte per vendere carte di credito e prodotti finanziari per il credito al consumo. Questa povertà che sta disgregando il nostro mondo è il frutto dell’egoismo e dello spirito di rapina, la crisi nasce nelle teste dei pochi che sono ricchissimi e si sparge su tutto il resto dell’umanità. E poi che ne sappiamo noi, cosa possiamo capire del nostro nipote visto che è anni che non lo vediamo di persona.

Marco: Giusto. L’ultima volta è stato in quel ristorante di quel tale Angelo dalle parti di Vernio. Bella cosa tortelli di patate,ragù di  cinghiale, bistecca, tiramisù, vino, dolce, caffè e amaro. Si spese poco e si mangiò bene.

Francesco: Già Vernio, avrei da dire qualcosa. Ti ricordi quell’assaggio che ci fu portato all’inizio del pasto.

Marco: Una cosa tipica, mi pare. Polenta di castagne dalle parti di Vernio e poi quel pesce.

Francesco: Ti ricordi bene era polenta dolce e quel pesce buono ma puzzolente era aringa. E’ una cosa che si ripete da secoli è un piatto di tradizione di Vernio Comune disperso sulla dorsale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Capitò questo:” era il 1512 e la Repubblica di Firenze affida al Machiavelli la difesa dello Stato Fiorentino , il quale disgraziato lui cerca di creare arruolando dei contadini e dei montanari delle milizie di Stato per sostituire i mercenari infidi e traditori. Questa gente di Vernio montanari e pastori si trovava fra Prato, che era controllata da Firenze, e gli eserciti papalini e imperiali scesi dal nord per restaurare i Medici e spazzar via la Repubblica. Così questo popolo delle montagne pratesi che non sapeva nulla del re Francesco I, dell’Imperatore Carlo V, del Papa, del Machiavelli, del Piero Soderini, delle trame dei Medici si trovò travolto da uno degli eserciti più potenti del mondo, quello spagnolo-imperiale, che doveva disperdere le milizie del segretario fiorentino e saccheggiare e devastare Prato per indurre gli oligarchi fiorentini alla resa. La gente di Vernio ridotta alla fame e devastata da questi spagnoli, tedeschi, italiani che militavano negli eserciti mercenari di allora fu salvata da dei nobili locali che distribuirono polenta di castagne e aringhe.  Da allora è una tradizione ricordare quei fatti con una festa e con il piatto di polenta dolce e  aringhe.”

Marco: Che vuoi dire con questa storia?

Francesco: Ci sono guerre che fanno i grandi e i grandissimi padroni del mondo umano e pagano gli altri che non c’entrano assolutamente nulla. Anzi i poveri e i poverissimi soffrono per tutti.  Figuriamoci, per quel che riguarda il caso storico in questione,  se gente terrorizzata da una gelata che gli bruciava l’orto o da un lupo che gli scannava una pecora poteva pensare d’essere sulla strada di uno degli eserciti più potenti del mondo di allora, mostri umani che non solo misero a ferro e fuoco l’Europa e l’Africa e perfino l’America.

Marco: Dove vuoi arrivare, cerca di esser chiaro!

Francesco: Oggi ci sono solo vittime, vittime  e ancora vittime di un sistema di creazione di valuta, produzione e consumo e inquinamento fuori controllo. Come in guerra i pochi vincono e i molti soffrono e devono sperare nella pietà o nell’interesse altrui per sopravvivere. Non c’è colpa, non c’è responsabilità nei molti ma solo nei pochi e nei pochissimi che sono ricchi. Perché cercare in noi difetti, è ingiusto! Male  è attribuirsi una colpa e una pena iniqua dove c’è semmai bisogno di comprensivo e onestà intellettuale.

Marco: Siamo alle solite, cerchi di scaricare le responsabilità, sei come le aziende che fingi di criticare: profitti privati per uno, perdite ai soci, inquinamento alla collettività e falso in bilancio per il fisco. No! Se siamo dentro questo sistema non siamo vittime ma complici a livelli diversi del male che esso produce.




19 giugno 2010

Note sulla morte del vecchio mondo umano e sul nuovo

per approfondire


De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sulla morte del vecchio mondo umano e sul nuovo

 Il vecchio mondo umano nel Belpaese, e non solo, è morto; perfino il consumismo che ha stroncato ciò che era d’origine antica soffre tanto e può dare meno e offrire  a tanti esseri umani finzioni e  illusioni al posto di cose concrete. Il vecchio mondo umano era pieno di cose sbagliate e di palesi iniquità, tuttavia aveva un pregio: veniva da un passato anche comune, da una serie di vicende storiche e umane note, sofferte, comprensibili. Questo mondo umano nuovo non si può dire che sia proprio cosa delle genti disperse e infelici del Belpaese, esso è stato creato e delineato a partire dall’impero made in USA e dai suoi soci imperiali: russi, cinesi, inglesi, indiani. Tuttavia voglio dedicare questo scritto  a uno degli elementi chimici che hanno decomposto la vecchia Italia ossia i Partiti Politici della Prima Repubblica. Nella Costituzione attualmente vigente e precisamente nell’Art.49 è scritto che:”Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. I partiti politici dovrebbero assolvere la funzione di organizzare la vita politica, di associare i cittadini intorno a delle proposte concrete e motivate che propongono quelle scelte che ordinariamente un regime politico democratico deve assumere. Questo almeno secondo la Costituzione. In realtà fra gli anni ottanta e questo inizio di millennio si sono trasformati in realtà che assolvono la funzione di trasformarsi in ascensori sociali, in realtà dove si contrattano carriere o peggio si  riesce a perorare la riparazione di un torto subito grazie a qualche candidato in cerca di facile consenso o in centri di collocamento paralleli a quelli dello Stato e dei servizi sociali. Mi riferisco all’evidenza che riguarda i grandi partiti travolti da Tangentopoli, essi  si erano trasformati in centri per la promozione sociale di amici degli amici, raccomandati, appaltatori, procacciatori d’affari; questo in un Belpaese dove l’ascesa sociale è di fatto bloccata si trasforma in una possibilità aperta non solo per i mascalzoni ma anche per chi non è più disposto a vedere inetti e truffatori  premiati da un sistema-Italia che è per sua intima natura estraneo al merito e alla moralità. Ora questo meccanismo immorale di promozione sociale e ascesa delle gerarchie ha decomposto il senso morale e  civile della vita politica che milioni di abitanti del Belpaese non distinguono più dalla delinquenza e  dal piccolo malaffare. La politica ufficiale si è progressivamente privata del contributo di milioni di cittadini indignati o diffidenti verso la funzione che hanno assunto i partiti politici, tale massa di cittadini mormora, non partecipa, si ritira diffidente dalle questioni pubbliche; milioni d’italiani si sono auto-esclusi dalla vita politica, questo aiuta la decomposizione.

IANA per FuturoIeri




2 giugno 2010

Il mio mondo antico è solo un ricordo lontano





De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mio mondo antico è solo un ricordo lontano

Molti anni fa, credo poco meno di trenta mi capitava da bambino di usare la bicicletta e osservare gli operai che allestivano gli stand in metallo della, Festa dell’Unità. Credo fossero volontari ossia operai entusiasti del Partito Comunista o qualcosa del genere. Mi ricordo di una volta che montavano, era caldo sarà stato in tarda primavera o estate, a dorso nudo l’impalcatura più grande quella della lotteria. Trasmettevano un senso di propria forza e di potenza che s’esprimeva con il lavoro manuale. Oggi a distanza di così tanto tempo quel lontano ricordo dell’infanzia mi dà il senso della  distanza, dello scorrere del tempo e della mutazione che è avvenuta nella Seconda Repubblica dove far politica in fondo è solo un mestiere e chi fa politica può passare da uno schieramento all’altro, da una posizione etica e culturale all’altra a seconda delle opportunità o del guadagno. Ho recentemente trovato un piccolo libello da compagnia edito dalla Casa Editrice gli Scipioni sulla fenomenologia italiana del politico voltagabbana e impresario di se stesso e dei propri ripensamenti e ricollocamenti politici, emerge un quadro che rende l’idea di un ceto di politici che assumono modelli comportamentali dei giocatori di calcio o dei divi della televisione. L’immagine, l’occasione contrattuale migliore, il far carriera dominano le loro scelte, nei fatti le sedicenti classi dirigenti politiche sono composte da un congruo numero di  liberi professionisti della politica che si prestano a quello o quel leader per un compenso adeguato e proporzionato alla fama, al consenso che controllano, alle loro risorse professionali. Il mio mondo antico con le sue ideologie già in crisi, con il suo ordine ereditato da generazioni di sconfitti e di delusi, con il suo senso delle tradizioni, del lavoro  e della famiglia non esiste più da almeno vent’anni e queste carriere politiche eccellenti all’insegna dell’ingaggio giusto rendono palese e aperto questo dato di fatto. Forse dietro il presente opportunismo e carrierismo c’è una non voluta operazione di verità e di smascheramento condizioni reali del Belpaese: il ricco vive felice e muore pagando il conto alla vita, qui il povero passa dall’infelicità in questa vita alla morte. Di fatto in Italia il povero muore due volte una in vita perché è stato infelice, il ricco nella morte quando il suo corpo si decompone compensa la disgregazione fisica con il piacere e la gioia che ha preso dalla vita. Alla fine morto il vecchio mondo di valori rimane solo la logica del Dio-denaro e l’universo simbolico della pubblicità commerciale. L’esistenza è segnata da due poli estremi: ricchezza e povertà. Questo mondo umano nuovo che è stato forgiato e infine raffinato dalla Seconda Repubblica vede come metro riconosciuto e universale dell’essere umano la sua capacità di consumare beni  e servizi.

IANA per FuturoIeri




11 febbraio 2010

Dove sei Italia, antica terra gentile?

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Dove sei Italia, antica terra gentile?

La mia persuasione da alcuni anni a questa parte è che le difformi genti del Belpaese siano in fuga dalla realtà e forse dalla propria libertà. Per libertà intendo libero esercizio di un pensiero critico intorno alla realtà del mondo umano.  Qualcosa è cambiato negli ultimi quindici anni, l’Italia degli italiani è diventata qualcosa di molto diverso, è un cantiere sempre aperto dove viene demolito il passato e sostituito con qualcosa di temporaneo e incerto. Ciò che prima era saldo come la  centralità della famiglia nell’educazione, i partiti politici, i principi alti e solenni, il valore della parola data ora è debole e incerto. Le popolazioni del Belpaese da un lato hanno demolito le antiche forme arcaiche e tradizionali del vivere con gli altri e nella continuità di una storia vissuta dai padri e dai nonni e dall’altro hanno inserito, più o  meno volontariamente elementi di cultura e civiltà consumistica statunitense nel loro quotidiano. L’Italia di oggi è un mostro orrendo, una cosa informe perché la somma di pezzi confusamente inseriti di macerie delle forme di vita nostrane e cose strane e nuove che vengono dalla civiltà Anglo-Americana. Non sarebbe stato male a livello di banale consapevolezza diffusa fra le genti d’Italia avere una comprensione ampia della civiltà statunitense e inglese che hanno delle cose importanti da insegnare alle popolazioni italiane e penso alla durezza dei rapporti fra cittadino e rappresentanza politica, all’amore per la guerra e le armi da fuoco, al senso alto della paternità, alla devota fede verso la Patria e la sua civiltà, alla volontà di potenza che struttura la politica interna ed estera. Penso, fra l’altro, alla determinazione con la quale il governo Blair ha portato il fu Impero Inglese nella guerra dell’Iraq e alla potenza militare e alla  disciplina delle forze armate di sua Maestà la Regina. La civiltà Anglo-Americana sa fare la guerra e sa portarla avanti perché è parte della sua intima natura e questo dona a quella civiltà tanta parte della sua gloria e della sua influenza nel mondo. L’Italia invece non so dove sia, da buon vaso di coccio fra vasi di ferro non è abbastanza bellicista e determinata da strappare con la forza bruta ciò che l’avidità del mondo nega ad essa e nello stesso tempo è troppo dispersa, infelice e  deforme per conquistare influenza e potere attraverso l’arte, la cultura, la diplomazia. L’Italia di oggi è un qualcosa che non è pieno di rancori, impedimenti, paure. Un mondo umano di vecchi italiani e italiane dominati dalla cattiveria che viene dalla senescenza e dalle paure dello scoprirsi deboli fisicamente e mentalmente guarda con crescente timori ai segni di decomposizione e morte che dominano il vissuto quotidiano e fa di tutto per tenersi strette pensioni e piccoli privilegi. Forse l’Italia gentile è morta da secoli e si è polverizzata e le sue ossa son concime per la nera terra ma si fa finta che sia viva e forse nascosta chissà dove. Io credo che ciò che è onorevolmente morto merita un funerale, una sepoltura  e una lapide.

Così, tanto per far chiarezza.

IANA per Futuroieri



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