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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


24 novembre 2013

Un muro...un mondo morto.

Mi è capitato domenica di passare dal quartiere della mia infanzia. Ho ritrovato un vecchio muro, dalle parti della  scuola elementare. Nel muro c'era del muschio. Il muro  aveva un non so che di vecchio. Ho capito che era per me quel muro era il segno di una ovvia evidenza: il mio vecchio mondo è morto. Ciò che era venti o trenta anni fa è cessato perchè il senso di quel mondo umano e politico non ha più posto o senso nell'Italia del qui e ora. Mi sono fermato a pensare di esser vivo mentre i miei vecchi mondi umani che ho attraversato hanno cessato d'essere. Quindi sono un viandante che da un passato finito attraversa questo presente che mi pare mostruoso e ripugnante in  molte delle sue manifestazioni; il buonsenso mi porta a pensare che dal momento che il mondo di ieri è finito anche questo tempo dovrà prima o poi cessare e ciò che è stato potrà esser pesato e giudicato come tutte le cose finite e inerti. Finchè questo presente esiste, finchè le sue logiche e il suo culto del DIO-DENARO sono viventi e in sviluppo non si può pesare e giudicare se non in  modo approssimativo e sull'onda delle emozioni o dello spirito di parte. In fondo se il passato si è dissolto nel presente e si è suicidato perchè ciò che davvero aveva da dire non si è compiuto o si è trasformato nel suo opposto o è altro da sè perchè questo tempo non dovrebbe a sua volta subire lo stesso processo? Davvero questo mondo umano incentrato sul dio-quattrino è l'ultima civiltà? Sinceramente non mi pare possibile. Il problema è come il presente del qui e ora s'avvia a tramontare e a diventare una delle epoche finite del passato? Un mondo umano può morire e lasciare delle eredità culturali, morali, di convivenza civile, di tradizioni, perfino di bellezza estetica. Sinceramente spero che questo presente lasci il meno possibile. Non ha a mio avviso la dignità di star assieme con le epoche del passato siano esse nostrane o forestiere. Mi pare evidente che tutto lo strapotere tecnico e intellettuale dei grandi imperi di oggi perlopiù degenera o si mette al servizio dell'egoismo più sfrenato e delirante di pochi potentissimi individui o si fa servo dei complessi militar-industriali. Inoltre  le nazioni  che per dignità e cultura potrebbero cercare delle ragionevoli alternative all'antica legge del pugno - dominio del più forte-  e del dio-quattrino - tutto è in vendita- s'accodano o si fanno servi dei potenti del momento. No, questo tempo è il regno dell'esser avidi ma in  una forma patologica e potenzialmente suicida  e tendente all'infinito perchè pensa una crescita infinita del modello di produzione, consumi e creazione di ricchezza in presenza di un pianeta dalle risorse grandi ma limitate. Io attraverso un tempo e un mondo umano che disapprovo e al quale auguro di esser pesato e giudicato con una severità pari alla durezza delle recenti guerre combattute per denaro e per il possesso illegittimo di beni altrui.




25 settembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: il confronto con la Quinta Repubblica

 



Le Tavole delle colpe di Madduwatta


I miei viaggi di ieri, oggi, domani

La Francia mostra al viaggiatore italiano l’evidenza della bontà di avere uno Stato degno di questo nome: una forza in grado di organizzare forze altrimenti disperse, di sostenere con giuste leggi le famiglie e la pubblica istruzione, di attivare politiche che vengono applicate con serietà e lealtà e che  non si disperdono in proclami roboanti e in diluvi di parole prive di senso.
Nonostante certe durezze e la palese evidenza di un divario crescente fra pochi ricchi e tanti poveri e la tanta gente che mostra i segni della disillusione è evidente che nella terra degli antichi re cristianissimi lo Stato è una potenza che aiuta la popolazione a vivere seguendo delle regole che hanno valore universale e non particolare. La Francia è ciò che l’Italia non riesce ad essere: uno Stato, una civiltà, una potenza economica, una forza politica, una realtà militare. L’Italia è troppe cose assieme e queste cose sono interessi di partiti, risentimenti di campanile, capi ambiziosi che vedono solo il loro interesse particolare, cordate di personaggi fortemente interessati a speculazioni edilizie o a procacciarsi affari o appalti, plebi elettorali terrorizzate dal perdere il piccolo privilegio o eccitate dall’idea di trovare dei protettori generosi sotto le elezioni. La natura politica dell’Italia della Seconda Repubblica è la polverizzazione della vita politica in un circo mediatico che ostenta cose strane e pazze e personaggi incredibili e talvolta eccentrici mischiati a atti politici discutibili all’insegna dello scontro fra i poteri che regolano la vita pubblica ovvero il giudiziario, l’esecutivo, il  legislativo. Perfino le esternazioni sopra le righe di tal cantante dal nome d’arte “Morgan” son state parte del della grande finzione del pubblico dibattito dimostrando l’intreccio fittissimo fra spettacolo, televisione, politica. La Repubblica ha smarrito le sue ragioni più profonde e non ha la forza di darsi una nuova Costituzione perché i poteri politici sono troppo deboli e troppo legati alla cura di miti morti e terrorizzati da questo presente  e dalle sue inquietudini che racconta una storia molto diversa da quella solitamente narrata: Il mondo umano non ha bisogno delle nostre minoranze al potere, esse dominano in Italia per un disgraziato caso della storia nostrana.
IANA per FuturoIeri




23 aprile 2010

L'articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana presenta una Repubblica fondata sul lavoro. Precisamente:L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il lavoro è il fondamento riconosciuto della vita civile e sociale della Repubblica Italiana, il problema è: che cosa è oggi per milioni d’italiani il lavoro?

Il lavoro oggi è precario, instabile e spesso pagato poco e questa realtà è aggravata dalla crisi e dall’emergere di nuovi imperi globali con nuove minoranze al potere che vogliono trasformarsi in una sorta di nuova aristocrazia della finanza e del potere in grado di condizionare la vita di milioni d’esseri umani. Del resto l’India la Cina, il Brasile, la Russia post-sovietica e altre potenze minori sono pressate da milioni di esseri umani ormai parte di una nuova piccola e media borghesia  che esige di consumare petrolio, energia, beni voluttuari, e di godere di qualche briciola del benessere delle classi dirigenti e dei ceti sociali ricchi. Il quieto vivere delle classi dirigenti nei nuovi imperi e negli Stati a vocazione imperiale dipende dalla soddisfazione delle aspirazioni di potere e di consumo di questa massa di umani che è il vero motore del successo politico ed economico delle nuove potenze medie e grandi che stanno ridimensionando gli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati storici. Senza i milioni di colletti bianchi, professionisti, quadri di partito, mediatori, commercianti, ingegneri la potenza Brasiliana, Cinese, Indiana e Russa sarebbero delle chimere e non delle realtà concrete, sono le centinaia di milioni di Indiani e Cinesi che vivono un po’ meglio dei loro padri e nonni a spingere i loro governi verso politiche volte a favorire il proprio commercio e le industrie estrattive. Alcune risorse strategiche e certamente il petrolio si trovano in Africa, nel Medio-Oriente e in alcune zone dell’Asia, il grande interesse per l’Africa dei nostri anni è dettato dal fatto che c’è un bisogno estremo delle risorse del sottosuolo africano che gli imprenditori e i governi locali non sanno sfruttare e usare per alleviare le sofferenze delle popolazioni locali. Il lavoro, il suo senso, i suoi costi sono una variabile non più del mercato, cosa che avrebbe un senso, ma di colossali interessi geopolitici collegati a quello che è un grande Risiko giocato dai potenti del mondo con regole truccate, mezzi sporchi e talvolta guerre per procura. Il lavoro nel Belpaese oggi è un calcolo, è l’elemento di progetti e investimenti finanziari di banche o Fondi sovrani, è lo studio di gruppi ristretti di manager e progettisti, è un prestito della grande finanza per avviare una certa attività o per trasferirla altrove;  in sintesi è qualcosa di estraneo al singolo e al suo progetto di vita. La crisi della Prima Repubblica si sarebbe comunque verificata aldilà del disastro sociale e politico di Tangentopoli di cui sono stati protagonisti i vecchi partiti della Prima Repubblica, proprio la questione del primo articolo e la sua perdita di senso in questa realtà di delocalizzazione a livello globale del lavoro dimostra come in crisi fossero i valori e i miti che avevano sorretto lo sviluppo economico e sociale della Prima Repubblica. I vecchi partiti dei ladri, dei retori con le pensioni dorate, le correnti politiche dei cattivi maestri e dei venditori d’illusioni hanno solo accelerato una decomposizione in atto, Berlusconi ha liquidato a modo suo l’ingombro delle rovine e delle carcasse puzzolenti morte da tempo. Fra le cose rotte del passato oggi rimosse c’è l’antico mito del lavoro.  

                                                                                IANA per FuturoIeri




28 marzo 2010

Il cadavere della vecchia borghesia



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                  Il cadavere della vecchia borghesia

La vecchia borghesia con la quale hanno litigato un po’ tutti e che in troppi, anche i borghesi, hanno maledetto e condannato alle fiamme dell’Inferno è morta. Il cadavere è rimasto esposto più o meno per  tre decenni ma solo in questo XXI secolo si riesce a cogliere il suo esser già polvere che s dissolve al vento. Ormai si è  concluso il suo processo di decomposizione. I poteri di oggi sono poteri post-borghesi, hanno della borghesia antica e morta solo le forme esteriori perché nessuno ha imposto nuove forme in materia di abiti professionali o di forme esteriori della ricchezza e del prestigio sociale. Mi permetto di scrivere che sarebbe anche l’ora di far qualche cambiamento in questo senso perché anche se nessuno ha tolto la cravatta di seta ai professionisti, o la giacca ai banchieri, o la camicia ai quadri dirigenti, o le barche di lusso ai miliardari è doveroso ammettere che si tratta di nuovi miliardari, di nuovi colletti bianchi, di nuovi professionisti, di nuovi banchieri. Se si tolgono questi segni esteriori si vede come in fin dei conti la vecchia borghesia sia sparita, mutata, disgregata e la nuova non sia più se stessa ma una sua mutazione o peggio qualcosa che di essa ha solo alcune forme. I nuovi poteri non hanno le sue ragioni, e sue paure, la sua durezza e nemmeno al sua serietà davanti alle grandi tragedie della storia umana. Quindi il nemico dei nuovi poteri post-borghesi non è esterno come il comunismo che si è storicamente dato nel Novecento, il grande pericolo è in realtà interno e si tratta dell’incapacità del sistema di estrazione dei materiali, di produzione di beni, del commercio e consumo e dello smaltimento dei rifiuti di riconoscere i suoi limiti.  I limiti sono banalissimi un sistema di produzione e consumo fondato sulla crescita infinita che si trova alle prese con  un pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi se non intervengono miracoli scientifici e tecnologici il sistema non può reggere e prima o poi troverà i suoi limiti e si schianterà davanti alle nuove guerre o alle nuove crisi. Il sistema economico e finanziario globale produce un mondo umano di minoranze al potere fatto a sua immagine e somiglianza, ossia borghesie che non sono borghesie, esperti  e miliardari che non si assumono nessuna di quelle responsabilità di carattere collettivo che le antiche borghesie si assumevano, poteri politici che non sono più interpreti del corso storico ma realtà di mediazione fra i grandi interessi finanziari internazionali e i diversi gruppi sociali che compongono uno Stato o una qualsiasi Unione di Stati a vocazione imperiale. Poteri quindi che come il denaro che li produce hanno due autentiche ispirazioni: la prima è diventare sempre più potenti ed efficaci e la seconda è sopravvivere a tutto salvando se stessi. Il denaro è la merce che non serve a nulla se non a vendere e a comprare altra merce quindi è l’oggetto senza qualità che assume rilievo solo in virtù del suo accumulo e del suo passaggio di mano in mano, è ovvio che i nuovo poteri siano senza qualità umane e senza interpretazione della realtà del mondo umano e della natura, la loro dipendenza dallo scorrere dei soldi produce affinità profonda fra gli esseri umani dominanti e il loro strumento di vita e di prestigio sociale.  L’antica borghesia aveva dei valori tradizionali spesso trattabili o discutibili ma li aveva, questi ceti dominanti sono l’estensione della forza del denaro e di regole meccaniche di accumulo di potenza e di ricchezza;  forse sono essi il segno che si è aperta oggi la possibilità di una post-umanità, della fondazione di umani altri scientificamente e tecnologicamente determinati e condizionati. Requiem e Amen per ciò che un tempo è stata cosa malvagia ma non priva di valori, potenza, carisma e fascino e oggi è solo un mito morto. 

IANA per FuturoIeri




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